Recensione del rifrattore TS – Tecnosky 115/800 APO Triplet Fpl 51

Lo strumento che sto attualmente impiegando per le mie osservazioni visuali e fotografiche è un tripletto dichiarato APO e commercializzato da vari brand tra i quali Teleskope Service serie TS photoline e Tecnosky serie V1 e V2 (quest’ultima analoga alla serie attuale TS Photoline ).
Lo strumento è uscito sul mercato oramai qualche anno fa, ho analizzato sia la recente versione della TS Optics sia la prima versione della Tecnosky conosciuta come V1. Per raggiungere l’apocromaticità utilizza un vetro a bassa dispersione FPL51 accoppiato ad altri due vetri di non pervenuta caratteristica chimica.
E’ doveroso segnalare come la correzione cromatica non sia sempre dipendente dall’impiego di tre lenti o due, o dall’impiego del vetro FPL51 o FPL53, ma piuttosto questa è la risultante di una molteplicità di fattori e scelte ottiche. Ho testato ad esempio tripletti in FPL51 nettamente più corretti di tripletti o doppietti ED in Fpl53.
Esaminando alcuni esemplari di questa versione TS/TEcnosky ho trovato differenze qualitative in termini di ottica e di meccaniche sinceramente abbastanza evidenti.

 

 

Costruzione:

Lo strumento oggetto di questa recensione tecnica è un rifrattore da 115mm di apertura libera e 800 di focale (F6,95), dichiarato APO ed all’uscita sul mercato pare che esistesse una versione fotografica ed una visuale ma, onestamente per cosa si distinguessero non ne ho attualmente idea poiché ottiche  e meccaniche sembrano essere le medesime. C’è chi sostiene che la versione fotografica disponga di un campo meglio corretto in termini di curvatura, mentre quella visuale una puntiformità di immagine superiore.

Sulla carta è un rifrattore con un’apertura che consente ottime prestazioni visuali e fotografiche grazie al contenimento del cromatismo e la lunghezza focale non eccessiva, caratteristiche unite ad una correzione cromatica di livello e superiore secondo il costruttore ai doppietti in FPL53.

Le prime versioni TS e Tecnosky  (provenienti da una delle tante OEM Cinesi ) montavano una cella ottica a compensazione di temperatura , come ho potuto verificare personalmente, di dubbia qualità e stabilità.

Le versioni successive e più recenti montano sempre una cella a compensazione, ma meglio progettata e come ho riscontrato negli esemplari esaminati, non vi sono stress e/o tensionamenti ottici.

Il focheggiatore gigante da 3”  che equipaggiava le prime versioni è stato sostituito attualmente da uno più rubusto e accurato con meccanismo misto crayford e pignone.  Rispetto al primo modello quello attuale ha una messa a fuoco molto precisa e anche se il movimento è più duro, questo modello regge meglio i carichi fotografici mantenendo il consueto meccanismo di rotazione a 360°. Il focheggiatore appartenente alle prime versioni ho notato come nel tempo perdesse di fluidità e soprattutto come la demoltiplica diventasse più rigida con la tendenza a ruotare a scatti, i cuscinetti a sfera non mi son piaciuti per niente, molto meglio il fok attuale.

L’ottimo focheggiatore che equipaggia il 115/800 TS photoline.
L’ottimo focheggiatore che equipaggia il 115/800 TS photoline.
L’obiettivo del 115 TS Photoline, esente da qualunque imperfezione estetica.
L’obiettivo del 115 TS Photoline, esente da qualunque imperfezione estetica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mentre l’ultima versione presenta una bella verniciatura bianca in stile William Optics, leggermente martellata, le prime versioni di cui possiedo un esemplare Tecnosky che ho completamente rivisto, hanno una verniciatura a dir poco agghiacciante per i miei gusti e a quanto pare numerosi astrofili se ne sono lamentati. Il tubo bianco presenta gocciolature enormi che creano un effetto rugiada o condensa..come se lo strumento  fosse stato tenuto all’esterno in una fredda notte invernale, in pratica a me sembra più uno strumento che è stato rovinato da un maldestro verniciatore, peccato siano stati prodotti in serie numerosissimi esemplari con questa finish cosmetica

Mentre l’ultima versione presenta una bella verniciatura bianca in stile William Optics, leggermente martellata, le prime versioni di cui possiedo un esemplare Tecnosky che ho completamente rivisto, hanno una verniciatura a dir poco agghiacciante per i miei gusti e a quanto pare numerosi astrofili se ne sono lamentati. Il tubo bianco presenta gocciolature enormi che creano un effetto rugiada o condensa..come se lo strumento  fosse stato tenuto all’esterno in una fredda notte invernale, in pratica a me sembra più uno strumento che è stato rovinato da un maldestro verniciatore, peccato siano stati prodotti in serie numerosissimi esemplari con questa finish cosmetica.

L’attuale versione TS Photoline con accanto uno Skywatcher  80ED.
L’attuale versione TS Photoline con accanto uno Skywatcher 80ED.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’interno del tubo è ben annerito e presenta tre diaframmi ben calibrati e correttamente montati. Paraluce retrattile e tappo metallico. Ben concepiti gli anelli montati sulla classica barra standard in stile Vixen.

Il peso si attesta attorno ai 7kg con cercatore anelli e diagonale mentre risulta estremamente compatto con paraluce retratto e quindi estremamente trasportabile anche con una comoda borsa imbottita, nel mio caso una Geoptik. Lo tiene bene per osservazioni visuali anche una comune eq5 mentre per le riprese serve almeno una Heq5.

L’Obiettivo e lo Star Test:  si tratta di un tripletto prodotto dalla Kunming Optical in Cina. Ad una prima ispezione in entrambe le versioni le lenti ed i trattamenti sono perfetti, con la differenza che la versione V1 Tecnosky monta uno strano sistema di compensazione della temperatura. Il tripletto che dispone di numerose triadi di grani per la collimazione degli elementi poggia su di una ghiera circolare con tre punti di appoggio metallici a 120° per compensare in teoria le dilatazioni termiche, ben visibile nella foto il sistema di compensazione. I grani che agiscono sui tre elementi sono invece affogati con una colla siliconica. Insomma o avete la fortuna di averlo collimato bene o sono dolori poiché sarà molto difficile poter agire sul sistema.

 

In foto: la ghiera metallica su cui poggia il tripletto della prima versione.
In foto: la ghiera metallica su cui poggia il tripletto della prima versione.
Il tripletto del 115 prima versione e la cella ottica su cui sono dovuto intervenire per ripristinare una adeguata collimazione.
Il tripletto del 115 prima versione e la cella ottica su cui sono dovuto intervenire per ripristinare una adeguata collimazione.
Il tripletto alla fine del mio intervento.
Il tripletto alla fine del mio intervento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La versione TS più recente monta il tripletto in modo più intelligente e standard, tanto è vero che non ho avuto problemi di collimazione e stress ottici.

Nella mia versione Tecnosky,  ho notato come su una stella artificiale ,ingrandita 300x e poi su Antares e Regolo, gli anelli di diffrazione fossero fuori asse a segnalare coma e stress meccanico, oltre che ad un astigmatismo deciso. A fuoco le immagini stellari presentavano due anelli di diffrazione parziali e tutti su di un lato a conferma di quanto evidenziato.

Il cromatismo per fortuna ben corretto e praticamente non rilevabile se non su stelle bianche molto luminose e fuori  fuoco!

La versione TS invece ha mostrato una collimazione perfetta, una totale assenza di stress meccanici ed un ottima correzione sferica, ma un cromatismo residuo molto più evidente anche a fuoco. Non so se abbiano cambiato la tipologia di vetri  o la spaziatura degli elementi.

Purtroppo agendo anche sui grani di collimazione non sono riuscito a collimare lo strumento poiché questi in gran parte erano incollati e la ghiera di blocco era così serrata da impedire qualsiasi spostamento e regolazione degli elementi ottici.

Per ovviare al problema di stress ottico del mio 115 Tecnosky V1 ho dovuto quindi smontare tutto. La ghiera di blocco era affogata nella colla e per poter svitare il tutto ho dovuto impiegare un solvente scolla tutto e addirittura qualche colpo deciso di martello sulla ghiera, operazione rischiosa ma l’unica per rendere poi operativo il tripletto. I grani affogati nella colla siliconica sono stati difatti un altro grosso problema, per poterli togliere alcuni erano letteralmente spanati complicando ancora di più il tutto.

In poche parole un disastro di cella. Dopo un paio di giorni son riuscito ad accedere al tripletto senza danni. Ho potuto detergere gli elementi, controllare la spaziatura, annerire a dovere i bordi lente come si vede in foto e poi rimontare il tutto invertendo quella stupida ghiera metallica deformabile e facendo poggiare le lenti su tre spaziatori di velluto a 120°.

Le prove eseguite poi sul cielo mi hanno dato la possibilità di collimare finalmente alla perfezione il tripletto.

Lo star Test con tripletto montato a dovere ha evidenziato un’ottima correzione sferica e cromatica, confrontandolo con un WO FLT 110 TMB (uno dei migliori apo prodotti  in  questo diametro) è emerso praticamente  lo stesso grado di correzione cromatica e sorprendentemente una migliore correzione sferica con anelli di diffrazioni bene evidenti e regolari anche in extra focale dove invece il TMB perdeva un po’…

Al reticolo di Ronchi, di cui allego la foto di uno scatto eseguito sulla stella Antares , emerge un’ottima lavorazione con frange ben dritte e regolari, giusto un lieve residuo di sferica si può dedurre da una lieve quasi impercettibile convergenza delle frange.

 

Nella foto  accanto si vedono vari star test tra cui è presente anche quello del 115 per gentile cortesia di Teleskope Austria.com
Nella foto seguente  si vedono vari star test tra cui è presente anche quello del 115 per gentile cortesia di Teleskope Austria.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prova sul Cielo:  Ho iniziato utilizzando una diagonale da 2” e dei grandangolari da 34 e 28mm. Scorrazzando nel cielo estivo devo ammettere che raramente ho avuto una visione così bella. Le stelle si presentano dotate di una puntiformità esemplare, mai viste così neanche col mio vecchio FLT TMB design della William Optics. Sembrano punte di spillo, gioielli incastonati in un cielo nero come la pece, totale assenza di luci diffuse, contrasto altissimo. Anche stelle brillanti come Vega e Altair non evidenziavano residui cromatici.

Le stelle doppie sono meravigliose da osservare. Immagini nettamente superiori a quelle offerte da un equinox 120 (un cliente scomodo per qualsiasi rifrattore con cui lo si confronti)  che avevo in contemporanea.

Su pianeti come Giove  e Saturno ho utilizzato oculari ortoscopici di qualità ed ho avuto immagini che parevano disegnate su un libro di Astronomia.

Dettagli impressionanti per un’apertura così piccola! La macchia rossa appariva ben definita e di colore arancio mattone. Numerose le bande visibili e anche su Saturno performance davvero elevate.

Divisione di Cassini visibile su tutto l’anello, bande nette, variazioni di colore evidenti, incupimento della regione polare ecc  ecc….sembrava di osservare con un 20cm a specchio in una fortunata serata di calma atmosferica con la differenza che io ho osservato dal balcone di casa in periferia Fiorentina.

La Luna che è uno spettacolo con tutti i telescopi qui lo è ancora di più.

Rime difficili, craterini, faglie, tutto ciò di più fine si osserva senza problemi con una profondità notevole.

Lo strumento ha retto senza problemi i 300x.  Giusto a questi poteri di ingrandimenti rispetto a strumenti a specchio si nota una lieve dominante giallo ocracea.

 L’osservazione del cielo profondo grazie alla puntiformità delle stelle ed alla saturazione dei colori è davvero emozionante. Nebulose  diffuse, ammassi stellari, globulari sono il pane quotidiano per questo strumento nonostante  siano solo i 115mm di apertura. Ho risolto globulari luminosi nel Sagittario con poteri di ingrandimento attorno ai 150x.

Nel periodo del test avevo un CPC11 xlt, beh sulla Luna il CPC vinceva grazie ai 28cm di diametro ma nella globalità il 115 era vincente su tutto il resto:  puntiformità, contrasto, saturazione, potere risolutivo, stabilità di immagine.

La versione TS è ovviamente più fotografica e mostra un residuo di cromatismo più evidente, ma è anche intubata meglio delle prime versioni.

Nel mio ho impiegato un moonlite ed ho riverniciato il tubo in carrozzeria di un bel nero lucido, motivo per cui è attualmente uno strumento totalmente customizzato.

In foto la versione V1 da me totalmente rivista ed equipaggiata con focheggiatore moonlite.
In foto la versione V1 da me totalmente rivista ed equipaggiata con focheggiatore moonlite.

 

 

 

 

 

 

 

 

Astrofotografia col 115/800

Uno strumento del genere però è un cavallo nato per correre sui campi delle riprese fotografiche deep sky grazie al rapporto focale ancora veloce, all’alto contrasto ed alla generosa apertura unita all’assenza di ostruzione centrale, prerogativa dei rifrattori che li rende a mio parere imbattibili. E’ necessario però per sfruttare appieno le sue qualità un riduttore spianatore. Allego qualche foto eseguita con il TS 115 Photoline eseguita dal bravo astrofotografo e amico Stefano Tognaccini, per rendersi conto delle potenzialità di questo strumento.

Nebulosa Testa di cavallo col TS 115/800. Camera Sbig st7xme L8x480sec rgb 60+60+80min. Stefano Tognaccini Courtesy.
Nebulosa Testa di cavallo col TS 115/800. Camera Sbig st7xme L8x480sec rgb 60+60+80min. Stefano Tognaccini Courtesy.
M57 col TS 115/800: rgb 2h  con asi 224mc H-alpha camera Sbig st7xme 1h. Stefano Tognaccini Courtesy.
M57 col TS 115/800: rgb 2h con asi 224mc H-alpha camera Sbig st7xme 1h. Stefano Tognaccini Courtesy.
Mineral  Moon  TS115/800 somma di 90scatti 250 ms. iso 160 Canon 40D. Stefano Tognaccini Courtesy.
Mineral Moon TS115/800 somma di 90scatti 250 ms. iso 160 Canon 40D. Stefano Tognaccini Courtesy.
Galassia nel Leone: TS115/800 Camera Sbig st7xme L8x480sec rgb 60+60+80min. Stefano Tognaccini Courtesy.
Galassia nel Leone: TS115/800 Camera Sbig st7xme L8x480sec rgb 60+60+80min. Stefano Tognaccini Courtesy.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Concludendo:  Le prime versioni mostrano una qualità ottica ed un livello di collimazione molto variabile da strumento a strumento, ma se ben collimati sembrano essere superiori e meglio corretti delle versioni attuali che sono meglio intubate e più idonee per le riprese fotografiche.  Globalmente promuovo a pieni voti questo tripletto, uno strumento che se ben collimato e intubato è in grado di rivaleggiare con APO ben più costosi, ma ad una frazione di costo degli stessi. L’imprevedibilità però delle produzioni cinesi nel bene e nel male si fa sentire.

Cosa mi è piaciuto di più: L’elevata qualità ottica e nitidezza di questo tripletto.

Cosa mi è piaciuto di meno: L’orrenda verniciatura delle prime versioni e la cella ottica a compensazione di temperatura.

Per chi fosse interessato resto a disposizione per migliorie sulle prime versioni  TS e Tecnosky.

Il costo attuale della sola ottica intubata con anelli, barra vixen e riduttore a 31.8 è di circa 1300-1500 euro a seconda delle promozioni in corso.

 

 

Recensione Barlow Tecnosky 2x e 3x

Roberta Porta descrive la sue opinione dopo aver utilizzato le barlow Tecnosky 2x e 3x. Pregi e difetti e una bella comparativa sul campo…

Tecnosky è una nota azienda di import/export di materiale astronomico.

Oggi tratteremo il test di 2 lenti di Barlow da 2x e 3x entrambe con barilotto da 31.8 mm.

 

Aspetto esterno e caratteristiche

 L’aspetto di entrambe è molto rassicurante, la realizzazione è monolitica in alluminio e i porta oculari presentano la linguetta in ottone e il serraggio a singola vite.

Fig. 1 – Le due Barlow Tecnosky oggetto del test
Fig. 1 – Le due Barlow Tecnosky oggetto del test

 

La 2x ha una lunghezza complessiva di 80 mm, un pescaggio di 35 mm  con barilotto liscio.

La 3x è invece lunga 100 mm, ha un pescaggio di 30 mm e il naso presenta la scanalatura di sicurezza. 

Le 2 Barlow si differenziano anche nell’ottica: 3 elementi in 2 gruppi per la 2x, 4 elementi in 2 gruppi per la 3x; naturalmente ottiche fully multi coated.

L’opacizzazione interna è molto ben curata in entrambe, la 3x presenta un diaframma lungo il cammino ottico. Entrambe possono montare filtri da 31.8mm

 

 Qualche premessa

Le lenti di Barlow sono sistemi tele-negativi atti ad allungare (solitamente si va dal raddoppio in su) le focali native degli strumenti principali, senza apportare aumenti di ingombro degli di nota. Grazie a questo accessorio gli osservatori visualisti possono ottenere alti ingrandimenti pur utilizzando oculari di focale intermedia mentre gli astroimager otterranno il rapporto di riproduzione desiderato per le loro camere planetarie.

Le lenti di Barlow otticamente sono in genere molto semplici: per ottenere un’acromaticità più che decorosa sono solitamente sufficienti 2 elementi.

Purtroppo la storia insegna che se l’intubazione non è effettuata a regola d’arte e la progettazione presenta qualche lacuna, il risultato finale sarà non del tutto soddisfacente. Proprio a tal scopo i progettisti ricorrono sempre più spesso all’utilizzo di 3 o più elementi e/o all’utilizzo di un elemento in vetro ED inseguendo risultati prossimi alla perfezione, dal momento che non sarebbe contemplabile compromettere l’immagine eccellente offerta da un telescopio di alto bordo con una Barlow perfettibile.

Oltre l capitolo ottica non è trascurabile l’intubazione, con particolare attenzione al contenimento dei riflessi interni, specie se si osserva la Luna o altri astri luminosi; troppe volte mi sono imbattuto in lenti di Barlow otticamente indiscutibili ma complessivamente poco performanti proprio per via della generazione di riflessi interni dovuti ad un’opacizzazione migliorabile. Per decenni le uniche Barlow 2x commerciali che gli astrofili consideravano soddisfacenti da tutti i punti di vista sono state la Tele Vue, la Celestron Ultima e la Meade 140 Apo (le prime 2 le ho provate, la terza l’ho avuta) mentre al giorno d’oggi per fortuna abbiamo una scelta ben maggiore. Un vero peccato che nessuna delle 2 consenta lo smontaggio dell’intero gruppo ottico, vuoi per operazioni di pulizia che per poterlo avvitare al naso di una torretta binoculare utilizzandolo come OCS di gran pregio.

Figg. 2 e 3 – Check riflessi interni ottimamente contenuti, considerando che la parte iniziale accoglie l’oculare
Figg. 2 e 3 – Check riflessi interni ottimamente contenuti, considerando che la parte iniziale accoglie l’oculare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il test in pratica

 Le 2 Barlow in prova sono state utilizzate con un rifrattore Tecnosky 130 LT Apo. Entrambe superano brillantemente sia lo star test che lo snap test, anche se volendo essere pignoli la 3x presenta immagini in intra ed extrafocale con dominanti cromatiche differenti, nonostante che l’immagine a fuoco sia ottima e correttamente acromatica.

Per osservazioni impegnate ho sempre utilizzato oculari con schema semplice, come ortoscopici di Abbe, Ploessl o SP; è bene – quando si utilizza la Barlow – evitare oculari con molte lenti, pena attenuazioni eccessive delle immagini e/o introduzione di qualche flare indesiderato. Tuttavia utilizzo sovente la 3x abbinata a un oculare Antares Speers-Waler da 13.4mm per riprese video in afocale effettuate con lo smartphone che utilizzo a scopo divulgativo e nonostante l’estrema complessità del treno ottico l’immagine è soddisfacente.

Tornando in tema di osservazioni ho provato a confrontare oculari singoli con combinazioni oculare più Barlow, nella fattispecie:

 

1 – LER 3 Explore Scientific vs. OR7 Baader GO+ Barlow 2x (300x)

2 – OR4 Fujiyama vs. K12 T-Japan+Barlow 3x (227x)

3 – OR4 Fujiyama vs. SP12.4 Meade+Barlow 3x (227x)

4 – LER 4.5 Explore Scientific vs. OR9 Unitron+ Barlow 2x (200x)

5 – PL5 Meade vs. OR16.8 University+Barlow 3x (182x)

6 – SP6.4 Meade vs. SWA13.8 Meade+Barlow 2x (145x

 

Fig. 4 – Solisti… e complessi
Fig. 4 – Solisti… e complessi

 

 

 

 

 

 

 

1 – Ho trovato più gradevole l’immagine offerta dal singolo LER 3mm osservando la falce di Venere e un Saturno con seeing in stato di grazia, tuttavia la combinazione OR+Barlow si è ripresa la rivincita sulla Luna offrendo un’immagine più secca e priva di distorsione che invece perseguita marcatamente l’Explore Scientific 3.

2 e 3 – L’ortoscopico Fujiyama HD non si batte, poche storie! Il glorioso Kellner T-Japan tiene bene la scia su Venere, sulla Luna e sulle doppie deboli ma se l’oggetto è un pianeta il Fuji prende il largo in quanto il K12 vintage è trattato monostrato e i riflessi sono una piaga. Anche l’SP 12.4 Meade serie 4000 sfoggia prestazioni di tutto rispetto e con una buona comodità osservativa.

4 – Una lotta durissima combattuta colpo su colpo! L’OR9 con Barlow 2x costituisce da sempre un’accoppiata azzeccatissima in tutti i frangenti ma non si resta insensibili alla comodità osservativa del LER 4.5. L’Explore Scientific tiene bene anche nelle osservazioni lunari con dettagli al limite, tipo la rima Burg.

Giove è pari.

 5 – Prevale di un soffio il PL5 che sfoggia un campo un poco superiore e immagini secchissime sia sulla Luna che si Giove e Saturno. L’accoppiata Super Ortho 16.7 e Barlow 3x presenta una colorazione più neutra rispetto al Meade PL 3000 la cui serie soffre storicamente di una leggera dominante magenta.

6 – I soli 145x che la focale da 900mm garantisce a entrambe le combinazioni sono l’unico fattore che non rende loro giustizia nell’osservazione planetaria. Sia il Meade SP 6.4 (prima serie a 5 lenti) che l’SWA sempre di casa Meade ma “anni 90”, per l’occasione accoppiato alla Tecnosky 2x, dispensano nitidezze estreme. Campi lunari superlativi.

 

La prova in pillole

Pregi

  • Prestazioni ottiche ineccepibili
  • Robustezza
  • Prezzo molto concorrenziale
  • Compattezza (2x)

 

Difetti

  • Manca la scanalatura di sicurezza (2x)
  • Ottica non smontabile

 

Conclusioni

 Si trattano 2 pezzi decisamente ben realizzati e con prestazioni globali decisamente elevate. Il prezzo particolarmente invitante (75€ la 2x, 80€ la 3x) le rende pressoché irrinunciabili

 

Recensione del rifrattore Tecnosky 130 LT APO

L’opinione di Roberto Porta (Photallica) riguardo il rifrattore Tecnosky 130 LT APO. Sarà in grado di soddisfare le esigenze degli astrofili?

Introduzione

Tecnosky è una nota azienda di import/export di materiale astronomico, lo strumento che tratteremo oggi è un rifrattore apocromatico da 130mm f/7 dalle interessanti caratteristiche ottiche e meccaniche.

 

Fig. 1 – Il rifrattore del test installato su una montatura EQ6

 

A corredo del tubo ottico vi sono 2 anelli di sostegno, una barra a coda di rondine di tipo Vixen, un adattatore autocentrante da 2” a 1 ¼”  e una valigia in alluminio con imbottitura in espanso; non sono presenti accessori ottici quali cercatore e oculari.

Nota: L’esemplare in oggetto è un modello costruito nel 2017 ed in mio possesso da allora, a partire dal 2019 Tecnosky ha rinominato il modello in 130 SLD Apo, mantenendolo invariato nelle caratteristiche.

 

Aspetto esterno

Il tubo ottico finemente verniciato di bianco perlato mostra un aspetto curato e massiccio: il paraluce è di tipo retrattile e la resistenza all’avanzamento è regolabile tramite 3 viti a brugola incassate nello stesso.

Posteriormente spicca l’imponente focheggiatore che ricorda alla lontana il leggendario Feathertouch Giant da 4” di diametro. Sul corpo del focheggiatore è montato di serie un attacco per cercatori con standard Sky Watcher/GSO

Fig. 2 - L’imponente focheggiatore con montato un diagonale a specchio da 2”

Fig. 2 – L’imponente focheggiatore con montato un diagonale a specchio da 2”

 

 Appunti di tecnica

Il Tecnosky 130 LT Apo è un telescopio rifrattore apocromatico da 130mm di diametro e 910mm di focale (f/7). Lo schema ottico si fonda su un tripletto spaziato in aria ed è formato da una lente in vetro Crown, una in fluorite sintetica Ohara FPL51 e una terza in vetro al Lantanio.

La cella presenta 3 serie di viti push-pull per la collimazione dell’obiettivo che però sono posizionate a scomparsa e per accedervi è necessario lo smontaggio del paraluce.

Fig. 3 – La cella del tripletto: all’interno del tubo sono visibili i diaframmi di contrasto

 

L’interno del tubo ottico presenta una serie di diaframmi a lama di rasoio.

La messa a fuoco è del tipo a pignone e cremagliera su supporti radenti con comandi bipasso (diretto e riduzione 1 a 10).

Il tubo focheggiatore ha un diametro esterno di 102mm per un’escursione di 100mm, può montare accessori quali riduttori/spianatori di campo 3 diverse filettature (M100x1, M92x1 ed M68x1). Naturalmente presenta gli attacchi standard per barilotti da 2” e 31.75mm. Il costruttore garantisce un carico massimo di 7kg.

 

Fig. 4 - La cella del tripletto con il paraluce completamente retratto
Fig. 4 – La cella del tripletto con il paraluce completamente retratto

 

 

 

Il test in pratica

Lo strumento è utilizzato su una montatura NEQ6 Pro dotata di slitta portaccessori Geoptik; per bilanciarlo a dovere servono  2 contrappesi da 5.2kg. Ho preferito utilizzare una barra di tipo Losmandy per il montaggio sulla montatura, posizionando superiormente la Vixen, così da utilizzarla come maniglia.

Fin dal momento della messa in opera sulla montatura ci si stupisce per il peso, nel senso che me lo aspettavo ben più leggero! 11kg a secco per un rifrattore da 13cm a corta focale non sono pochi.

Una volta ben saldo alla montatura emerge il problema del bilanciamento: questo tubo ha un obiettivo a tripletto molto pesante e, se lo si dispone sulla montatura rispettandone la metà geometrica, tende a cadere in avanti. Non è una questione solo estetica (un tubo montato così è veramente brutto da vedere…) ma anche funzionale, dal momento che osservando oggetti alti sull’orizzonte ci si ritrova con l’oculare molto in basso, pertanto scomodo.

Per ovviare al problema ho montato sulle 2 barre a coda di rondine 2 morsetti con altrettanti contrappesi da 1kg, cosicché il baricentro del tubo ottico torni favorevole.

Il paraluce retrattile è una chicca che permette di contrarre la lunghezza del tubo di ben 200mm; personalmente però avrei preferito delle viti a pomello in luogo dei grani a brugola, così da poterle azionare a mano senza il bisogno di attrezzi.

Un’ultima cosa (che non mi è piaciuta) è l’assenza totale di accessori; non si pretendeva una dotazione “alla giapponese” anni 80 con intere serie di oculari/adattatori/Barlow o quant’altro, ma almeno il cercatore sì!

Una particolarità molto piacevole di questo 5” Apo Tecnosky è la velocità di messa in opera in quanto non mi ha mai dato problemi di termostabilizzazione.

Lo strumento mi è stato consegnato collimato e non ha mai richiesto interventi a tal scopo, tuttavia ho avuto qualche grattacapo dalla vite di blocco della derotazione del focheggiatore: azionandola il focheggiatore di disallineava leggermente. Il focheggiatore è fissato a una flangia con 5 viti di carico disposte a pentagono con la vite di blocco posta in corrispondenza dell’apotema: è bastato invertirla con la vite di carico prelevata dalla posizione opposta e problema è scomparso. Per controllare la corretta assialità del focheggiatore ho utilizzato un collimatore laser che si usa solitamente per i riflettori (Baader laser Colli), verificando che il punto del laser si posizionasse al centro delle lenti.

Sempre parlando di focheggiatore, le manopole principali sono precise ma un po’ dure ma la riduzione 1:10 della terza manopola fa eccellentemente il suo lavoro e la cosa non pesa. Il generoso backfocus si è dimostrato sufficiente per tutti gli accessori foto-visuali del caso, ad eccezione della torretta binoculare che necessita dell’estrattore di fuoco; se invece si pretende di osservare direttamente senza il diagonale è necessario un tubo di prolunga da 50mm di lunghezza.

Un plauso al dispositivo di serraggio per gli accessori da 2”, a ghiera e bloccaggio radiale semplicemente perfetto!

Lo star test ha dimostrato la bontà dell’ottica in quanto non ha mostrato alcuna traccia di aberrazioni degne di nota; il cromatismo è assente anche osservando oggetti da stress test come Venere, Vega o le cuspidi della Luna crescente. Le immagini stellari in intra ed extrafocale sono pressoché identiche, segno di una buona correzione dell’aberrazione sferica mentre non vi sono tracce di astigmatismo. In ogni caso la puntiformità delle stelle è a livelli d’eccellenza così come la figura di Airy.

E’ presente, in un quantitativo fisiologico per un rifrattore aperto a f/7, un accenno di curvatura di campo, che potrebbe essere avvertibile fotografando con grandi sensori (reflex full frame); guarda caso però il costruttore prevede ben 3 spianatori di campo/riduttori di focale (1x, 0.79x e 0.72X, acquistabili a parte) per soddisfare al meglio le possibilità astrofotografiche dello strumento.

 

Venere

Se osservata di giorno Venere appare incisa anche a forte ingrandimento (una volta sono riuscito a ricavare un’osservazione redditizia a 300x in combinazione con un oculare ES da 3 mm), talvolta svelando delle leggere disuniformità di albedo, specie utilizzando filtri verdi. In presenza di cielo notturno Venere abbaglia e sarebbe necessaria una filtratura più consistente; in ogni caso l’osservazione di Venere non ha mai presentato alcun residuo cromatico

 

Luna

Tredici centimetri di diametro possono sembrare pochi ma non lo sono affatto se l’oggetto del contendere è il nostro satellite naturale. Il limite resta il cielo e per discernere i dettagli più impegnativi è richiesto che il seeing sia a livelli d’eccellenza, esattamente come quando si osserva con grandi diametri. Tuttavia un rifrattore da 5” è sempre gestibile (al contrario di riflettori e catadiottrici che pretendono sempre un buon seeing e un acclimatamento senza compromessi) e raramente si resta insoddisfatti dopo un’osservazione lunare.

Iniziamo con la classica osservazione che mostra l’intero disco lunare, con una focale di soli 910 mm lo si ottiene a 113x unitamente a un oculare Vixen LVW-8 che ha un campo apparente di 65°; l’immagine è in assoluto poco utile ma di grande effetto. Per ottenere ingrandimenti maggiori che realmente sono utili per l’osservazione di particolari molto fini mi servo prevalentemente di schemi classici (ortoscopici Abbe, Ploessl e SP) con focali che vanno da 4 a 6.4 mm, oppure unisco focali più lunghe ad una buona Barlow.

In ottime condizioni di seeing si separano i 4 micro – crateri principali all’interno di Plato (il più piccolo ha un diametro inferiore a 2km), la “raffica” di 7 crateri all’interno della piana Deslandres, si separano in microcrateri le “porosità” all’interno di Fracastorus e Beaumont. L’elevato contrasto rende parecchio redditizia l’osservazione delle rimae; escludendo la difficilissima Sheepshanks (che non ho mai neppure cercato con questo strumento) ho individuato qualsiasi rima che ho voluto osservare: Jansen (all’interno nell’omonimo cratere), Hypatia, Burg (insidiosa ma bellissima) Cauchy rima e rupes, Bradley, Hadley, Alphonsuse e Arzachel (queste 2 sono all’interno dei crateri omonimi) la “ragnatela” di Triesnacker, Birt con il domo spaccato, Gartner… Le grandi rimae sebbene non siano traguardi di risoluzione sono fantastiche e ricche di dettagli, in Ariadeus e Hyginus si osserva il fondo, così come nella Vallis Schroeteri e nella rima Petavius. Insomma se si parla di dettagli lunari si potrebbe andare avanti all’infinito!

 

Fig. 5 - Eclisse totale di Luna del Luglio 2018 ripresa al fuoco diretto con una DSLR formato DX
Fig. 5 – Eclisse totale di Luna del Luglio 2018 ripresa al fuoco diretto con una DSLR formato DX

 

 Sole

Per le osservazioni solari sono ricorso a un filtro auto – costruito con apertura 120 mm con elemento filtrante in Astrosolar densità 5. Da sempre il Sole è il terreno di caccia preferito per i rifrattori e anche questo Tecnosky non fa certamente eccezione: la granulazione e sempre osservabile mentre in presenza di macchie solari la finezza dei dettagli è mozzafiato.

Giganti gassosi

Le osservazioni visuali dei principali pianeti del Sistema Solare sono sempre fonte di soddisfazioni; Giove mostra senza problemi le 2 bande equatoriali fittamente perturbate, la Grande Macchia Rossa e le bande temperate non certo senza dettaglio. Saturno addirittura non fa rimpiangere riflettori grandi circa il doppio arrivando a mostrare l’anello A suddiviso in 2 grigi, l’anello B con le componenti outer (bianco) e inner (grigio) e l’anello Velo; di rilievo anche il livello di dettaglio che appare sul disco del pianeta. Gli ingrandimenti più redditizi sono compresi fra 150 e 250x per entrambi i pianeti

 

La prova in pillole

Pregi

  • Prestazioni ottiche elevate
  • Qualità costruttiva
  • Trasportabilità
  • Prezzo concorrenziale

Difetti

  • Peso e bilanciamento
  • Nessun accessorio a corredo

Conclusioni

2500 euro (ai quali va aggiunto un esborso per una montatura adeguata) e ci si porta a casa un apocromatico da 5” decisamente prestante e ben costruito. Se lo ricomprerei? Assolutamente si.

Comparativa torrette binoculari: William Optics contro Tecnosky

Premessa

In questi ultimi anni le torrette binoculari sono divenute accessori quasi irrinunciabili per gli astrofili visualisti. La visione a 2 occhi, oltre che infinitamente più comoda regala visioni spettacolari dei panorami lunari e dei dettagli planetari in maniera decisamente più gratificante rispetto alla classica osservazione monoculare e spesso è molto redditizia anche nel deep sky.

Le due contendenti

La William Optics Binoviewer Type I è una vecchia conoscenza nel mio corredo astronomico: comprai la prima nell’oramai lontano 2007 che andò letteralmente distrutta a causa di una rovinosissima caduta l’anno successivo… Ricomprata nel 2008 l’ho tenuta fino al 2013, anno in cui l’ho venduta e sostituita con una Tecnosky che posseggo tuttora. Nel Marzo 2015 dopo 2 anni dalla cessione mi sono ricomprato la stessa Binoviewer ceduta in precedenza e oggi ho entrambe le torrette.La William Optics viene unicamente commercializzata in bundle con 2 oculari da 20 mm WA66 e un estrattore di fuoco 1.6x mentre la Tecnosky si può acquistare sia in confezione singola con estrattore di fuoco 2x che in abbinamento a una o due coppie di oculari; l’esemplare in mio possesso è stato acquistato senza oculari e successivamente ho comprato una coppia di Tecnosky BST Flatfield 12 mm. Oltre all’estrattore 2x è disponibile anche un 1.6x che però va acquistato a parte.

Strutturalmente le due torrette sono molto simili, completamente realizzate in metallo con naso da 31.8 mm permettono sia la regolazione diottrica per entrambi gli oculari che la regolazione della distanza interpupillare per la quale la William Optics sfoggia una pratica scala.

Sebbene non sia una pratica attuabile da chiunque è opportuno ricordare che le due torrette permettono operazioni di collimazione.

Entrambe le torrette presentano parti ottiche trattate multistrato (STM coated la William Optics e FMC la Tecnosky).

Differenze sostanziali ce ne sono, sia ottiche che meccaniche.

Otticamente parlando la Tecnosky presenta un’apertura libera sui prismi di 22 mm, un valore ragguardevole che permette l’utilizzo anche di oculari di generosa focale e con un campo apparente tutt’altro che risicato. Più modestamente la William Optics ha prismi con apertura libera di 20,2 mm, un particolare che ne indica l’uso a chi non pretende osservazioni a largo campo.

Meccanicamente invece la differenza più evidente la si incontra nei portaoculari; la Tecnosky presenta due ghiere coassiali per ogni oculare: la prima dal basso pratica la regolazione diottrica mentre azionando la seconda si blocca in sede l’oculare.

La William Optics presenta un sistema meno raffinato con classici portaoculari con vite di bloccaggio che praticano la regolazione diottrica con la semplice rotazione. Entrambe le torrette hanno i portaoculari con delle linguette di bloccaggio in ottone. Anche per il montaggio dell’estrattore di fuoco le torrette presentano la classica filettatura filtri all’interno del naso da 31.8 mm.

Osservazioni pratiche

Entrambe le torrette sono state utilizzate prevalentemente in abbinamento a un OTA Meade Schmidt-Cassegrain 10” f/6,3 e in misura minore con un rifrattore William Optics Zenithstar 66ED.

Lo Schmidt-Cassegrain commerciale è infatti uno schema ottico particolarmente indicato per l’uso con la torretta binoculare per via del suo dispositivo di messa a fuoco basato sulla traslazione dello specchio primario, soluzione spesso criticata perché non è esente da inconvenienti ma che genera un backfocus generosissimo, più che sufficiente per soddisfare anche la richiesta di accessori particolarmente esigenti come le torrette binoculari. Naturalmente se si decidesse di ricorrere agli OCS non si incontra alcun problema. Problemi di raggiungimento del fuoco ne ho incontrati invece utilizzando il rifrattore Zenithstar accreditato di soli 400 mm di focale; impossibile andare a fuoco utilizzando le torrette in maniera convenzionale. Lo stratagemma che ha avuto successo è consistito nell’avvitare l’OCS 1.6x al barilotto di un diagonale a prisma da 31.8 mm che presentava la filettatura filtri; inutile dire che il potere di amplificazione era molto elevato, al punto che è stato impossibile abbracciare completamente la Luna o il Sole nel campo degli oculari da 12 mm.

Come ho già accennato la torretta William Optics la uso da parecchio tempo e di conseguenza è stata utilizzata con molteplici combinazioni di oculari ed estrattori; sono passato dagli oculari 20 mm WA66 offerti a corredo a una coppia di Tele Vue PL 15 mm raggiungendo un abbinamento quasi definitivo con una coppia di Tecnosky Super Ortho 16.8 mm con i quali sviluppavo 120x senza OCS e 170x con OCS 1.6x, combinazione con la quale la torretta è stata venduta. Al riacquisto la torretta lavora in abbinamento a una coppia di Tecnosky Flatfield 12mm con 60° di campo apparente con i quali si esprime a 166x senza OCS e 220x con OCS 1.6x.

La Tecnosky si è sempre trovata perfettamente a suo agio con gli oculari William Optics con i quali sviluppa 100x senza OCS, 180x con l’OCS 2x e 230x con l’OCS 2,7x acquistato separatamente. Spesso ho avuto l’impressione che l’acuità degli oculari migliora con l’uso dell’OCS in dotazione mentre ho trovato tutt’altro che irresistibile l’OCS 2.7x che non è altro che il gruppo ottico della Barlow acromatica 2x Telescope Service da 65 euro! Oltre che a perdere leggermente definizione soffre anche di un leggero cromatismo che diviene evidente durante le osservazioni di Venere.

Nonostante gli ingrandimenti non siano elevatissimi e comunque ben inferiore a quelli che solitamente si utilizzano nella visione monoculare a parità di seeing, raramente si sente il bisogno di ingrandimenti superiori; la visione streoscopica infatti esalta la sensazione di ingrandimento e la percezione dei dettagli maggiormente immediata ne completa il quadretto. Anche al di sotto dei 200x è facile percepire dettagli lunari particolarmente minuti come alcuni microcrateri all’interno di Plato, le rimae Bradley, Hadley, Alphonsus e Cauchy. Anche dettagli più sfuggenti come i domi lunari sono più immediati.

Durante l’osservazione lunare entrambe le torrette producono un riflesso parassita che si genera nel treno ottico destro e con gli occhi in certe posizioni diviene fastidioso.

L’osservazione planetaria è quella maggiormente gratificante anche se occorre precisare che non è vero che in binoculare si osserva sempre di più. In condizioni di seeing eccellenti l’osservazione monoculare ad elevato ingrandimento è spesso più produttiva ma si sta parlando di condizioni di calma atmosferica che quando va bene si verificano 3 volte l’anno! In tutte le altre situazione il binoculare vince facile, specie in condizioni di seeing sufficiente/discreto ossia quando osservando in monoculare si ha sempre l’impressione che qualcosa non va… Giove mostra praticamente sempre le 2 bande equatoriali dense di dettagli e la stessa cosa vale per le bande temperate. Anche parlando di Saturno e Marte l’osservazione binoculare ha il suo perché ma è osservando il Sole che la visione streoscopica esprime tutto il suo potenziale. La granulazione è evidente anche osservando con piccole aperture (66 mm per il rifrattore e 78 mm decentrati per il catadiottrico) e se oltre all’Astrosolar si monta anche un filtro colorato l’immagine è ancora di maggiore effetto e la messa a fuoco la si fa direttamente sulla granulazione!

Noie ed inconvenienti

Tecnosky:

  • La filettatura filtri all’interno del naso da 31.8 mm ha una rifinitura insufficiente in quanto qualsiasi accessorio diverso dall’OCS di serie non si avvita completamente fino in fondo.
  • I portaoculari non stringono in maniera univoca gli oculari che presentano la classica scanalatura di sicurezza sul barilotto come nel caso dei Tecnosky Flatfield in mio possesso col risultato che azzeccare il perfetto allineamento è una scommessa. Nessun problema invece se gli oculari hanno barilotti conici o lisci.
  • Lo sdoppiamento del fascio ottico non è perfettamente uguale ma propende verso l’oculare destro in maniera non fastidiosa ma apprezzabile.
  • I portaoculari presentano parti interne intrise di grasso.

William Optics

  • La vite di collimazione è originariamente bloccata da una colata di ceralacca; lo sblocco della stessa è stato praticato dalla precedente proprietaria che si è rivolta ad un professionista di materiale ottico.
  • Le viti di blocco dei portaoculari vanno azionate con cautela per non causare disallineamenti.
  • I portaoculari presentano parti interne intrise di grasso.
  • La scala che indica la distanza interpupillare non è precisissima.
 

William Optics Binoviewer

Tecnosky torretta binoculare

Peso

520g

525g

Prismi diametro

20.2mm

22mm

Materiale prismi

BaK4

Non dichiarata

Trattamento prismi

Multistrato

Multistrato

Regolazioni diottriche

Si

Si

Regolazione interpupillare

Si

Si

Portaoculari

31.8mm

31.8mm

Naso

31.8mm

31.8mm

Accessori in dotazione

2 oculari 20mm WA66, estrattore di fuoco 1.6x, scatola

Estrattore di fuoco 2x, valigetta in alluminio

Prezzo

240 euro

185 euro

Recensione del rifrattore Tecnosky 130 APO Triplet

Le opinioni di Piergiovanni Salimbeni sul telescopio Tecnosky 130 APO TRIPLET, dotato di un nuovo obiettivo apocromatico. Sarà l’ideale per fotografi e visualisti

Durante l’estate 2010 ho avuto la possibilità di utilizzare questo nuovo rifrattore disponibile sul mercato italiano e nel seguito espongo le mie impressioni sull’uso pratico.

Molto bello il design del nuovo telescopio Tecnosky 130 apo triplet

INTUBAZIONE

Questo telescopio Made in Taiwan è stato realizzato secondo lo schema ottico  di un rifrattore della nota azienda americana TMB. L’ottica è composta da un tripletto che fa uso della fluorite sintetica FK-61, quindi di prestazioni leggermente inferiori al vetro FPL-53 utilizzato nei rifrattori TMB.

Il tubo ottico è d’alluminio, l’opacizzazione interna è buona e si possono notare vari diaframmi, perfettamente circolari, posizionati con molta cura. Il peso si attesta sugli 8kg e per tale motivo consiglio, per lo meno, di utilizzarlo con una EQ6 o simili.

Ho provato ad osservare il cielo di mezzogiorno, guardando da un oculare privo di lenti e ho notato un buon abbattimento delle luci parassite e dei riflessi. Con il metodo del cartoncino, in prima analisi, l’ottica si è rilevata ben collimata.

Il tubo ottico è custodito in una valigetta metallica all’interno della quale ho trovato una coppia di anelli ed un puntatore red dot. Purtroppo gli anelli, seppur robusti e ben dimensionati, non fanno uso di un sistema a sgancio rapido. Ciò crea due problemi: in primis, si dovrà sempre utilizzare  una chiave a brugola per allentare gli anelli e bilanciare il tubo quando si fa uso di accessori pesanti e qualora non si riesca a bilanciare il tubo giocando solo con la lunghezza della barra a coda di rondine tipo Vixen.

Oltre a ciò, ogni volta che si dovrà riporre lo strumento all’interno della valigia col paraluce totalmente ritratto, si dovranno svitare gli anelli per posizionarli vicini al fuocheggiatore. Questa è una piccola svista che suggerirei di eliminare nelle produzioni successive.

Il fuocheggiatore è un valido Crayford da 3 pollici, rotabile di 360° e dotato di varie viti di regolazione, non ho notato blocchi o tensioni e la demoltiplica nell’esemplare da me testato ha svolto egregiamente il proprio dovere sia nelle osservazioni astronomiche ad alto ingrandimento sia nella fase di messa a fuoco fotografica.

STAR TEST

Durante una serata di ottimo seeing ho osservato ad alti ingrandimenti la stella Deneb. Per non interporre un diagonale ho fatto uso di un tubo di prolunga  e mi sono avvalso di un oculare Zeiss Abbe di 4 mm di focale. L’immagine di diffrazione in intra-focale si è rilevata buona, gli anelli erano netti e si poteva notare poca luce diffusa. In extra-focale, la situazione non cambiava, se si eccettua una maggior luce diffusa fra gli anelli.  Riprovando a sfuocare una stella bianca  in una serata contraddistinta da turbolenza, si percepiva una leggerissima tonalità violacea degli anelli  di diffrazione.
Il telescopio mi è parso ben corretto per ciò che concerne l’aberrazione sferica. Anche il punto di fuoco, in proporzione al suo rapporto focale, si è rilevato univoco e sempre facilmente raggiungibile. L’ottica, come già detto, è risultata ben collimata.

OSSERVAZIONE DIURNA

Osservando il panorama terrestre il Tecnosky 130 ha fornito delle immagini nitide e mi è parso anche dotato di un buon contrasto, di poco inferiore a quello che si poteva osservare in un vecchio Takahashi 128 utilizzato per confronto. Ovviamente tale prestazione può variare in base agli oculari utilizzati. Osservando dei fili ad alta tensione a circa 150X non ho  notato alcun residuo cromatico.

La montatura Neq6 si è rilevata adeguata a sostenerne il peso

OSSERVAZIONE ASTRONOMICA

Per questo genere di osservazioni non ho fatto uso di diagonali ma solo di un tubo di prolunga da 31.8 mm e di vari oculari ortoscopici: Zeiss Abbe, Baader Genuine e dei Japan Optik.

Cratere Plato: Ho osservato all’interno 5 craterini interni

Cratere Gassendi: 
con oculare ortoscopico Zeiss Abbe di 4 mm si vedevano le due rime nei pressi del cratere M. Visibile, con difficoltà la parte della rima centrale nei pressi del cratere P.

Rupes Recta: visibile la rima Birt e la bisecazione del domo omonimo, un soggetto abbastanza ostico con i più piccoli rifrattori di 10 cm.

Vallis Alpes: in una notte contraddistinta da una perfetta calma atmosferica ma da condizioni di illuminazione non ottimali, con oculare Baader Genuine di 7mm e Barlow apo 2X si percepiva “a tratti” la difficilissima rima interna.

Residuo cromatico: ad alti ingrandimenti si nota un “impercettibile” alone bluastro. Di fatto, nel mero uso visuale, potrei definire tale strumento come apocromatico. Un confronto con uno Skywatcher 120 Ed Black Diamond ha mostrato una maggior luminosità del telescopio Tecnosky che, a tratti, esibiva nei pressi del Plateau di Tolomeo alcuni micro-dettagli in più, grazie al maggior potere risolutivo. Queste sono tuttavia differenze molto difficili da notare.

Saturno. Ho sempre percepito, durante le varie sessioni osservative la SPR (South Polar Region), le bande temperate e l’ombreggiatura degli anelli sul pianeta. Per gli amanti dei confronti posso confermare che durante una osservazione effettuata anche in presenza del Celestron C9.25, il catadriottico offriva una immagine più luminosa e meno netta, ma grazie al maggior potere risolutivo mostrava alle estremità degli anelli (quasi di taglio) la divisione di Cassini.

Marte: Durante il test il pianeta aveva un diametro di circa 6”. Tuttavia si sono sempre rese visibili le calotte polari ed in certe sere ho potuto spingere gli ingrandimenti fino  a 400x, ottenendo una immagine ancora “ben leggibile” rispetto al C9.25 che mostrava il bordo planetario meno netto, più luminoso e vibrante.

Un confronto con un 120 ED Black Diamond di proprietà dell’amico Federico Caro, ha mostrato, sul pianeta rosso e facendo uso degli stessi oculari (due ortoscopici Baader Genuine Ortho che uso con il mio visore binoculare) una contrasto lievemente maggiore nel telescopio della Sky-Watcher. Questa prestazione potrebbe dipendere, inoltre dalla maggior luminosità  offerta dall’obiettivo di  130mm che pareva affogare un poco i dettagli. Purtroppo non mi è stato possibile fare uso di un filtro ND e non  ho potuto quindi verificare tale supposizione.

 

CIELO PROFONDO

Non sto analizzando certamente un dobson da 40 cm ma pur sempre di un telescopio dotato di un obiettivo da 13 cm. Tuttavia, quando utilizzato sotto cieli poco inquinati, questo telescopio, corredato da un buon diagonale dielettrico da due pollici ed un paio di oculari a grande campo, ha fornito delle piacevoli immagini a grande campo del profondo cielo.

Paragonato ad un vecchio Newton Vixen 150, grazie al contrasto maggiore fornito dal tripletto, il TEcnosky 130 ha  sempre mostrato gli oggetti celesti in maniera più netta. Ho un piacevole ricordo di M57 che appariva come “staccata” dal fondo del cielo. Quando arriveranno in Italia i primi rifrattori da 20 cm a corto fuoco penso che saranno graditi da molti appassionati di questo genere d’osservazioni

un primo piano sul focheggiatore dotato di sistema di demoltiplica

 

USO FOTOGRAFICO

Non posso dare una mia personale considerazione sulle capacità di questo strumento, in primis perché il risultati ottenibili sono direttamente proporzionali alle condizioni del cielo ed alla esperienza del fotografo. Oltre a ciò, non avendo avuto la possibilità di testare lo spianatore di campo mi sono limitato a scattare alcune foto al disco lunare con la mia Canon 5D Mark II, che essendo una reflex digitale da 35mm non consentiva di ottenere foto prive di vignettatura.

Ribadisco che, per il genere di foto che ho scattato, il fuocheggiatore ha dimostrato di reggere alla perfezione il corpo macchina Canon e, assistito dal comodo Live-View 10x, di trovare una messa a fuoco ottimale.

CONCLUSIONI

Ritengo il Tecnosky un valido telescopio per chi non possa ambire ad acquistare strumenti più costosi e performanti. Il buon diametro, il medio rapporto focale e la costruzione meccanica lo rendono adatto sia all’osservazione visuale che alla ripresa fotografica.  Da considerare anche il modello da 115 m, disponibile a una cifra ben inferiore. Consiglio al costruttore di dotare lo strumento di anelli a sgancio rapido.