Sky-Watcher 150 F/5 e Geoptik 100 F/10: così simili, così diversi

Questo è il giudizio che ho tratto, esaminando i due rifrattori oggetto di questo articolo di così differente lunghezza focale, la mia di conseguenza non potrà essere una prova comparativa ma solo un’analisi delle differenti prestazioni ottenibili dai due strumenti.
Il primo telescopio è una novità del mercato (anno 2005), l’azienda veneta Geoptik che li commercializza ha messo, infatti, a mia disposizione e in anteprima, il prototipo di un interessante rifrattore acromatico di 100 mm.
Il secondo strumento invece è il noto rifrattore di 150 mm, prodotto dalla Sky-Watcher, un modello in grado di rappresentare al meglio l’odierno settore dei rifrattori a corta focale.

Nota dell’autore, questo articolo fu scritto nell’anno 2005, per questo motivo possono essere state modificate le caratteristiche tecniche dei prodotti ivi citati.

Il doppietto acromatico

In un telescopio rifrazione dotato di un’unica lente, è ben noto che per il fenomeno della dispersione, il punto di messa a fuoco varia al variare della lunghezza d’onda: al crescere di questa, il fuoco si allontana dalla lente. Si può parzialmente ovviare a questo inconveniente, lavorando con sistemi di lunghezza focale molto elevate in relazione al diametro, ad esempio 1800 mm per un obiettivo di 100 mm. Adottando un doppietto acromatico, però la situazione migliora sensibilmente.

Questo sistema ottico è composto da due lenti di vetro con differente composizione e quindi caratterizzate da un diverso indice di rifrazione. Di solito la lente frontale è convergente, di tipo Crown e composta di silice, ossido di calcio e di potassio, mentre la lente interna divergente è in vetro Flint, contenente anche ossido di piombo. Il funzionamento è molto semplice, almeno in linea di principio: le due lenti, caratterizzate da dispersioni diverse, se opportunamente lavorate, operano nel senso di neutralizzare ciascuna l’aberrazione cromatica dell’altra. In genere, il disegno delle due lenti per un buon rifrattore per l’osservazione visuale è tale da portare allo stesso fuoco le righe H-alpha e H-beta dell’idrogeno, rispettivamente a 656 nm e a 486 nm, purtroppo ciò non garantisce che anche le altre lunghezze d’onda vadano a cadere tutte nel medesimo punto.
L’aberrazione residua che ne consegue si definisce “spettro secondario” e la sua entità e ben inferiore a quella che si registra con la lente singola. La lunghezza focale ideale per ridurre al minimo lo spettro secondario si può anche calcolare  matematicamente: posso confermare che è un obiettivo acromatico di 100 mm dovrebbe essere aperto almeno a F/ 11,1 un 150 mm a F/17 e così via. E’ tuttavia pleonastico ricordare che le prestazioni di un rifrattore acromatico dipendono non solo della sua lunghezza focale, ma anche, e propriamente, dalla qualità ottica del doppietto che lo compone e da altri innumerevoli fattori secondari, quali l’intubazione, il posizionamento ottimale di diaframmi, il trattamento anti -riflesso etc., etc.. Per questo motivo, un rifrattore F/10 ma lavorato male, può presentare uno spettro secondario di entità maggiore di quello di un buon obiettivo aperto F/8.

 

 

 

Geoptik 100

Avendo avuto per le mani il prototipo (anno 2005) di quello che sarà il modello finale del Geoptik 100, alcune caratteristiche potrebbero variare, soprattutto per ciò che riguarda le finiture esterne, per esempio il colore rosso Ferrari dello scafo ottico, compreso il paraluce. Il focheggiatore Crayford, nero e dorato, di due pollici è apprezzato per la dolcezza e la precisione. La sua estrazione è di 63 mm, dotato di raccordo svitabile per oculari di 31,8 mm, dà un tocco di eleganza a tutta all’intubazione con quel contrasto visivo così piacevole.
Lo spostamento del tubo di alluminio avviene tramite scorrimento: Quindi, quando il peso è eccessivo, ad esempio per l’utilizzo di accessori molto pesanti, è necessario serrare con forza la vite di bloccaggio, onde evitare pericolosi spostamenti. Il tubo ottico senza diagonale è lungo 98 cm, compreso il paraluce. La parte interna e opacizzata è dotata di tre diaframmi dal bordo tagliente: un anello di rinforzo situato nei pressi del focheggiatore è utile sia per irrobustire lo scafo ottico con la parte finale, sia per dare alloggio al generoso “supporto cercatore” di 50 mm di diametro. La messa a fuoco del cercatore avviene tramite l’estrazione del oculare: un sistema di blocco elimina il rischio di una caduta rovinosa di quest’ultimo. L’unica nota negativa… il crocicchio molto sottile che può essere utile nell’osservazione di stelle e galassie ma svanisce quando si prova a puntare oggetti molto luminosi, come Giove.

Geoptik 100
Un primo piano sul rifrattore acromatico Geoptik 100

Il cuore del sistema è un classico doppietto di Fraunhofer spaziato in aria con tre spessori, poco  intrusivi, posti a 120 °. l’ottica, a una semplice analisi visiva, mi è parsa perfetta, senza striature, bolle e anelli di Newton. Pregevole anche il trattamento antiriflesso multistrato. Il costruttore ha confermato che la cella è collimabile attraverso il sistema push pull.
Lo spettro secondario, durante l’osservazione lunare, mi è parso contenuto, di poco inferiore a quello di un rifrattore semi apocromatico, testato mesi fa indice che anche doppietti acromatici a lunga focale possono donare delle belle immagini , tuttavia la colorazione della superficie lunare tende al giallo, ciò potrebbe essere dovuto al trattamento della lente Flint. Questa è una caratteristica molto comune negli obiettivi prodotti nell’Europa dell’Est, come ad esempio il russo TAL 100RS (Infatti mi pare sia stato utilizzata proprio questo doppietto n.d.a.)

Un particolare sul cercatore da due pollici

Per apprezzare al meglio i dettagli lunari, il miglior compromesso tra luminosità, contrasto  e contenimento della turbolenza l’ho avuto a 200 ingrandimenti, mentre nelle rare serate vellutate che il mese di Maggio mi ha concesso mi sono spinto fino a 300 ingrandimenti. Anche le prestazioni sui pianeti sono state soddisfacenti: Saturno, purtroppo prossimo  a svanire nella foschia dell’orizzonte Ovest, ha mostrato solo la divisione di Cassini e l’ombreggiatura ai poli . Del resto, non si poteva pretendere molto di più, vista la basta altezza. meglio puntare Giove, dove, nelle serate dall’ottimo seeing, è stato possibile percepire alcune strutture all’interno delle bande temperate equatoriali, per esempio un paio di evidenti ovali bianchi, nonché la Grande Macchia Rossa. Ho trovato non male in questo genere d’osservazioni, l’accoppiata lente di barlow 2X con oculare ortoscopico di 12 mm per poi preferire, nelle serate dal seeing  mediocre, l’utilizzo di un oculare ortoscopico di 9 mm. Devo però rilevare che il mio esemplare di Geoptik 100, ha mostrato un residuo di spettro verde nella posizione intrafocale e una notevole dispersione cromatica tra gli anelli di diffrazione nella posizione extrafocale. Le osservazioni degli oggetti del cielo profondo a questi diametri e a questa lunghezza focale non possono ovviamente essere molto soddisfacenti, tuttavia, la buona puntiformità delle immagini e il discreto potere risolutivo hanno permesso di risolvere alcuni ammassi stellari. Sempre molto piacevole osservare le stelle doppie con uno strumento a rifrazione anche se nelle coppie molto sbilanciate e in quelle molto luminose, lo spettro secondario rovina l’estetica della visione.
In sintesi il Geoptik 100 è un buon telescopio con una particolare vocazione per l’osservazione degli oggetti del sistema solare
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Sky-Watcher 150 F/5

Lo Sky-Watcher 150 F/5 pronto per le osservazioni
Lo Sky-Watcher 150 F/5 pronto per le osservazioni

Si tratta di un rifrattore di corta focale ma di grande diametro , aperto a F/5. L’ottica è composta da un doppietto acromatico spaziato in aria che è parso privo di di striature e bolle. Il trattamento antiriflesso è uniforme mentre la cella che ospita il Finte e il Crown, spaziati da tre piccoli spessori, non è collimabile a differenza della versione con 1200 mm di focale. Questo strumento si fa apprezzare per l’estrema compattezza, soprattutto senza paraluce. L’ho utilizzato solamente con una vecchia montatura Vixen GP modificate in altazimutale per la ricerca e l’osservazione delle comete, campo d’ elezione per uno strumento del genere.
E’ dotato di un focheggiatore da 50,8 mm, si presta in modo ottimale all’uso di oculari a grande campo ^che forniscono campi di vista reali prossi a 3 °, 5°, maggiori, quindi, dei campi inquadrati dai binocoli di 100 mm di diametro. Di notevole interesse la filettatura di serie M 42 x 1 per la macchina fotografica, che è compresa nel riduttore per gli oculari di 31,8 mm. Il focheggiatore è nella media di quelli in dotazione sui telescopi della stessa marca, se si eccettuano le versioni : quindi non è molto scorrevole a causa del pessimo grasso che viene utilizzato nella fase di assemblaggio dei componenti. Vi si rimedia facilmente rimuovendo il  tutto e lubrificando con un grasso più scorrevole. M;olto luminoso e di buona fattura il cercatore di 50 mm fornito di serie, con la regolazione affidata a due viti e un comodissimo e preciso sistema a molla.

Lo Sky-Watcher 150 F/5

Osservando in uno strumento di tale lunghezza focale è ovvio aspettarci un notevole residuo cromatico e molta aberrazione sferica. Tuttavia, è possibile utilizzarlo con soddisfazione a patto di non esagerare con ingrandimenti. Nella visione di ammassi Stellari e di ampi scorci della Via Lattea, meglio se a bassi ingrandimenti, è impareggiabile: le stelle sono puntiformi, tranne quelle più luminose  che presentano evidenti segni di astigmatismo; la curvatura di campo puo’ essere presente, ma dipende dallo schema ottico degli oculari utilizzati.
Lo spettro secondario rovina un poco la visione soltanto in presenza di stelle più brillanti della terza magnitudine. ovviamente, il vantaggio dell’ampio diametro dell’obiettivo è in qualche misura sprecato se si utilizzano oculari che forniscono una pupilla d’uscita superiore a quella dei nostri occhi. Per esempio, con un oculare di 30 mm si ottiene la pupilla di uscita pari a 6 mm 750 / 30 = 25 ingrandimenti 150 / 25 = 6 mm  che è eccessiva se osserviamo dai siti inquinati. In questo casi le nostre pupille non raggiungono la massima dilatazione e quindi non intercettano tutta la luce raccolta dal telescopio di fatto a parità di ingrandimento, un binocolo 25×100, con una pupilla d’uscita di soli 4 mm nelle stesse serate osservative ha mostarto galassie e ammassi stellari piu’ facilmente, seppure con un campo reale inferiore. Sotto un cielo terso di alta montagna, invece, è possibile sfruttare con profitto anche oculari da 30- 25 mm, esibendo un’ immagine molto luminosa in un campo realmente ampio che non ci farà rimpiangere il classico Newton di 200 mm. aperto a F/4. Per inciso, lo Skywater 150 installato su una montatura altazimutale è il non plus ultra della comodità.

Il fuocheggiatore è  senza demoltiplica, tuttavia, mi è parso funzionale per le mere osservazioni visuali
Il fuocheggiatore è senza demoltiplica, tuttavia, mi è parso funzionale per le mere osservazioni visuali

Nota dell’autore. Nel 2020, dopo 15 anni dalla stesura di questo articolo, sono disponibili decine di oculari ultra – grandangolari che potrebbero ovviare al problema della pupilla d’uscita. Ergo: più’ ingrandimenti, ma un campo reale ampio, simile a quello fornito dai classici binocoli. Grazie anche alle nuove torrette a specchi (tipo Tecnosky Horizon, per intedere) sarà anche possibile sfruttare rifrattori cosi’ aperti a bassissimi ingrandimenti, trasformando un telescopio da 150 mm in un binocolo da 100-110 mm di diametro.

Nell’osservazione della Luna e dei Pianeti non ho preferito diaframmare il telescopio per non perdere il potere risolutivo concesso dal grande diametro di sei pollici.
Mi sono quindi avvalso di filtri specifici (frange Killer, fra tutti) per diminuire la percezione dell’aberrazione cromatica.
Posso confermare  che lo Sky-Watcher 150 mm F/5, mi ha permesso  di osservare quasi tutti i dettagli presenti sulle tavole dell’Atlas of the Moon di Antonin Rukl. Saturno, invece, ha sempre svelato la Divisione di Cassini e Giove la Grande Macchia Rossa e qualche ovale.
La qualità della visione migliora lievemente diaframmando l’obiettivo a circa 11 cm, un’operazione che si effettua togliendo il tappo presente sul coperchio in plastica che protegge l’obiettivo.

Il tappo sul coperchio dell'obiettivo, consente di portare l'apertura  a 11 cm
Il tappo sul coperchio dell’obiettivo, consente di portare l’apertura a 11 cm

Ovviamente con uno strumento del genere, non sarà possibile fare stime dei colori delle bande atmosferiche del Gigante Gassoso, in quanto i colori risultano falsati da residuo cromatico.
Qualora non si esageri troppo con gli ingrandimenti, pur non essendo lo strumento specifico per questo genere di osservazioni, devo ammettere che non delude anche se il suo utilizzo prediletto è l’osservazione degli oggetti del cielo profondo.

 

Recensione del rifrattore Sky-Watcher Esprit 150 ED

Lo Sky-Watcher 150 ED ESPRIT presenta un design moderno ed essenziale. Il tubo è bianco, in alluminio, con finiture nere. Il peso dell’ottica intubata, comprensiva di anelli, barra tipo Losmandy, diagonale e cercatore angolato 8×50, è pari a circa 16kg

Nell’estate del 2011, Auriga, distributore italiano dei prodotti Skywatcher, mi informò dell’arrivo di un rifrattore ED da 150mm di diametro. Da quel giorno in avanti, attesi, buono buono, la presentazione ufficiale nell’ottobre 2011 in occasione della fiera autunnale dell’astronomia di Erba.

 

Il rifrattore Skywatcher ESPRIT 150ED F/7

Tale data fu anche un’ occasione per riunire diversi collaboratori di Astrotest: il sottoscritto, Raffaello Braga, e Federico Caro. Tuttavia un conto era ammirare il nuovo rifrattore “Made in China” all’interno di uno stand, un conto era puntarlo verso il cielo stellato.


La mattina del mio arrivo ad Erba chiamai immediatamente Valerio Zuffi di Auriga chiedendogli se potevamo avere la possibilità di provarlo in anteprima.
”Piergiovanni – mi disse – abbiamo quell’unico esemplare che è già molto richiesto dalle riviste e da clienti di lunga data. Ad ogni modo concedimi qualche settimana e ti prometto che lo darò in pasto ai tester di Astrotest.it”.

Detto fatto! Passo ora ad esporre le mie impressioni.

 

TUBO OTTICO

Lo Sky-Watcher 150 ED ESPRIT presenta un design moderno ed essenziale. Il tubo è bianco, in alluminio, con finiture nere. Il peso dell’ottica intubata, comprensiva di anelli, barra tipo Losmandy, diagonale e cercatore angolato 8×50, è pari a circa 16 kg: un peso notevole dovuto in parte anche al grosso tripletto da 150mm di diametro che rappresenta il cuore del sistema

Con il focheggiatore ed il paraluce estratti la lunghezza del telescopio è di 1130mm, quando si richiude per custodirlo nella grande valigia di alluminio, la lunghezza si ridimensiona a un valore più accettabile, 920mm. In definitiva il telescopio è facilmente trasportabile anche in autovetture di media grandezza.

 

un primo piano sul focheggiatore

L’obiettivo è montato in una cella di alluminio nero anodizzata che viene fissata al tubo ottico tramite una filettatura. Una ghiera trattiene la prima lente frontale nella cella
L’obiettivo è un tripletto definito ED che presenta un rapporto focale pari ad F/7 e quindi una corrispondente lunghezza focale di 1050mm. Un’analisi con il metodo del cartoncino ha mostrato un’ottica centrata e sia le lenti che i trattamenti antiriflesso sono apparsi omogenei e puliti, senza anelli di Newton, spesso presenti in strumenti di fattura più economica.

Ben visibile la cella del tripletto da 150mm

Il modello da noi testato è da considerarsi un prototipo, i produttori cinesi sono infatti usi a cambiare frequentemente le specifiche dei loro prodotti e questo modello in particolare sarà presentato al pubblico nei prossimi mesi con un focheggiatore più performante di quello in dotazione. In ogni caso anche il modello del prototipo si è rilevato affidabile, recando un sistema di tipo Crayford da 3 pollici dotato di demoltiplica 1:10.

Personalmente non ho molto apprezzato il sistema di blocco a “timone” visibile nella immagine qui sotto,che non mi è sembrata la soluzione più rapida per un corretto bloccaggio. Oltretutto, a livello estetico, rovina l’armonia dell’insieme.

particolare sul serraggio ” a timone”
Il diagonale a specchio da due pollici fornito in dotazione

Il tubo mobile ha una escursione di 100mm. Per chi volesse osservare in visione diretta, senza l’interposizione del diagonale, è necessario acquistare un tubo di prolunga, meglio se da 2 pollici di diametro per evitare qualsiasi vignettatura. Nella fornitura è compreso un raccordo/riduttore da 2” a 31.8mm per fare uso della maggior parte degli accessori presenti sul mercato.

Il blocco è effettuato tramite due classiche viti di fermo, una soluzione più consona a strumenti di basso costo. Di serie è inoltre presente un diagonale a specchio da due pollici. L’accessorio è identico a quelli in dotazione a tutti i telescopi della serie Black Diamond ED. La collimazione del diagonale è risultata soddisfacente e durante la osservazioni degli oggetti del cielo profondo ha dimostrato di mantenere una ottima luminosità senza indurre astigmatismo rispetto alla visione diretta e questo è sintomo di una buona lavorazione degli specchi.
Oltre al diagonale da due pollici viene fornito un cercatore 9×50 dotato di 4 viti di collimazione. La sua estrazione pupillare è buona ma personalmente ritengo più immediato il classico sistema di collimazione a tre viti. Il lato positivo consiste nella maggior capacità di mantenere l’allineamento anche con urti accidentali, grazie ai molteplici punti di fissaggio

Sulla destra E’ visibile il cercatore a 90° dotato di 4 viti di collimazione

Concludono la gamma di accessori presenti nella scatola un oculare da due pollici e da 26mm di focale e il doppietto che funge da spianatore di campo, che merita un maggior approfondimento.

L’interno del tubo ottico è ben annerito, sono presenti vari diaframmi interni che si sono rivelati efficaci durante il test su campo. I diaframmi interni sono perfettamente circolari, migliori di quelli presenti sugli esemplari 120ED Black Diamond e in definitiva la cura proferita nella realizzazione pare decisamente superiore. Interessante la soluzione di dotare l’interno del paraluce di un materiale scuro opaco, che pare garantisca maggiore durata rispetto alla comune verniciatura.

 

OBIETTIVO

Usualmente i progettisti cinesi sono alquanto restii a fornire le caratteristiche tecniche delle proprie realizzazioni, sia per i telescopi che per i binocoli. Non mi è dato di sapere, infatti, quale sia la linearità nei rapporti di dispersione dei vetri che compongono questo obiettivo. L’unica informazione abbastanza sicura è che l’obiettivo a tripletto fa uso di un vetro a bassa dispersione Ohara FLP-53 e di due elementi in vetro Schott. Rispetto ai classici doppietti mostra, come è ovvio, una correzione cromatica decisamente più spinta rispetto agli ED a doppietto, visibile soprattutto nella ripresa fotografica. Lo schema a tripletto migliora anche le aberrazioni geometriche in asse e fuori asse e lo sferocromatismo. Di contro a parità di lavorazione ottica i doppietti risultano leggermente più luminosi.

Anche se diversi progetti di apocromatici a tripletto hanno utilizzato e utilizzano l’olio come mezzo rifrangente interposto tra le lenti dell’obiettivo (serie Zeiss APQ, Starfire di Astro Physics, TEC, GPU), una scelta ispirata all’impiego dell’olio da immersione in microscopia, in questo caso il costruttore ha optato per una semplice spaziatura in aria che riduce i problemi di realizzazione della cella anche se aumenta i tempi di cool-down.

 

Il trattamento anti-riflesso dell’obiettivo esibisce lo stesso colore verde presente anche nella serie Black Diamond, ma con un’intensità leggermente diversa dovuta forse a una differente formulazione.

Lo spianatore di campo in dotazione allo Sky-Watcher 150ED

Data la vocazione fotografica dello strumento è presente uno spianatore di campo che si avvita alla culatta del telescopio. Il fissaggio avviene svitando l’anello di raccordo del porta-oculari che va sostituito con un anello dotato di filettatura. Non ho avuto la possibilità di fare un test fotografico approfondito, tuttavia, come visibile nelle immagini della Nebulosa di Orione e delle Pleaidi, la resa ai bordi è ottima e pare svolgere molto bene la sua funzione.

Lo spianatore montato sul tubo del fuocheggiatore con il raccordo di prolunga con filettatura T

Avvalendomi di una reflex Canon 5D MARK II ho scattato qualche fotografia al cielo diurno. In fase di controllo dei file raw ho notato soltanto una lievissima vignettatura, eliminabile rapidamente in posto produzione, che mostra, la quasi perfetta illuminazione del formato fotografico 24x36mm. Nessun problema, quindi, con le più comuni Reflex APS-C o APS-Nikon.

Visibile ai bordi soltanto una lievissima vignettatura, scattando con reflex digitale da 35mm ( formato leica 24x36mm )
un scatto singolo, non elaborato, della Nebuolosa di Orione-
uno scatto singolo delle Pleaidi- vedesi dati a fine articolo
Da notare l’ottima correzione dell’aberrazione acromatica

E’ proprio nella ripresa fotografica che avre,i però, apprezzato un sistema diverso di blocco del focheggiatore.

 

Scatto originale, foto non elaborata, la sfocatura in primo piano è data da un ramo

 

PROVA SUL CIELO

Per questa prova mi sono avvalso della collaborazione di Federico Caro, ottimo ed esperto osservatore che fa parte dello staff di Astrotest e ha osservato per anni con un esemplare di Zeiss Apq 130. Federico, inoltre, è molto esigente per ciò che concerne la qualità delle immagini planetarie fornite da uno strumento, e quindi il suo apporto “critico” è stato molto prezioso.

Per utilizzare a fuoco diretto gli oculari è necessario fare uso di un tubo di prolunga

Il telescopio è stato montato su una montatura N-EQ6, ottimizzata con piastra e barra in acciaio marca Geoptik. Il treppiede è un pesante e robusto Berlebach Planetary: a 200 ingrandimenti colpendo il treppiede le vibrazioni si assestano in 2 secondi, colpendo il tubo ottico le vibrazioni si smorzano in circa 3.5-4 secondi.
La prestazione variava naturalmente al variare degli accessori montati. Tra le altre cose Federico ha portato con sé per il test il cofanetto degli oculari ortoscopici ABBE ZEISS prima serie. Nel corso degli anni, infatti, ho imparato che durante la fase dello star testing e nell’osservazione planetaria è preferibile fare uso di oculari di ottima qualità e dotati di pochi elementi. Per tale motivo, seppur con un po’ di scomodità, come visibile nelle Figure 13 e 14, abbiamo preferito osservare in visione diretta Procione e Gamma Orionis e successivamente vari pianeti: Venere, Giove, Marte e nei giorni successivi anche la Luna.

Federico Caro durante una fase dello Star Test

Gli oculari utilizzati sono stati un TMB monocentrico Made in Germany da 6mm (175X) e un oculare Abbe Zeiss da 4mm (262X) . In entrambi i casi la figura di diffrazione in intra-focale è risultata rotonda con anelli nitidi e ben definiti, insomma, la classica immagine che si definisce “da manuale”. In extrafocale compariva una zona centrale di luminosità uniforme e con l’oculare da 4mm, osservando Procione, si percepiva un evanescente colore spurio verdastro sull’ultimo anello. Nulla di trascendentale e forse dovuto oltre che allo schema ottico ed al rapporto focale anche alla turbolenza ed alla posizione della stella, ancora piuttosto bassa.

durante il test è stato anche possibile fare una comparativa con un esemplare di Sky-Watcher ED 120 Black Diamond

L’osservazione del pianeta Venere ha mostrato una perfetta apocromaticità visuale, ovviamente facendo uso di oculari di pregio. Provando ad utilizzare degli oculari cosiddetti “Planetary” a schema complesso abbiano notato la presenza, ad alti ingrandimenti, di colori spuri non imputabili al telescopio né all’atmosfera. Venere alle 16.30 di pomeriggio ha mostrato delle ombreggiature e un disco planetario netto, un’immagine veramente affascinante.

GIOVE: abbiamo osservato il pianeta Giove sia in visione diretta che facendo uso di un visore binoculare Baader. Il gigante gassoso ha mostrato vari dettagli: SEB, STB, NEB, NTB, NNTB, la Grande Macchia Rossa, vari festoni e barges. Una comparazione veloce fianco a fianco con il mio esemplare di rifrattore Skywatcher 120ED ha mostrato che i dettagli più flebili, come ad esempio i barges nella NEBn, molto impalliditi in questi ultimi mesi, erano visibili con maggior facilità nel tripletto da 150mm. Laddove il piccolo rifrattore mostrava delle ombreggiature, nel 150ED si notavano delle sottili bande. Se dovessi quantificare rapidamente e matematicamente, direi che nell’Esprit 150 si vedeva almeno il 15-20% di dettagli in più.

Utilizzando un oculare Abbe Zeiss da 4 mm col 120ED (225X) e un Baader Genuine Ortho col 150 (210X) abbiano notato entrambi che il fondo cielo era più scuro nello SkyWatcher ED 150 nonostante l’ingrandimento leggermente minore. Il pianeta Giove, inoltre, ci è parso mostrare bordi più netti e con una presenza meno invasiva di luce diffusa.

Nei giorni successivi l’utilizzo del visore binoculare unito all’ottimo diametro mi ha consentito di ottenere delle immagini del pianeta davvero entusiasmanti. Se dovessi esemplificare direi che il 150 mostrava gli stessi dettagli visibili nel mio Celestron C9.25 ma con il maggior contrasto derivante dal sistema a rifrazione. Immagino che si sarebbe potuto ottenere di più usando un visore binoculare più pregiato tipo il Baader Zeiss Mark IV.

Il visore binoculare della Baader ha fornito interessanti visioni degli oggetti del sistema solare

MARTE: All’una del mattino del 1 di Marzo 2012, Marte mostrava vari dettagli, una immagine, piccola, luminosa, ma molto definita..

SATURNO : una levataccia all’alba mi ha consentito di ammirare Saturno, sempre affascinante. La facilità con cui si vedevano la Cassini, gli anelli A e B, la NEB, il passaggio dell’anello sul pianeta e l’ombra del pianeta sugli anelli era davvero considerevole. La grande luminosità dello strumento e il buon potere risolutivo ci hanno permesso di vedere, oltre alle classiche ombreggiature ai poli anche degli evanescenti dettagli nella zona tropicale, una visione incantevole che abbiamo dovuto interrompere per far fronte ai nostri impegni lavorativi. Il rifrattore ha retto alla perfezione un oculare Televue Nagler da 4mm ed un più economico TS Planetary da 3.2mm (328X), seppur l’immagine nel TMB da 6mm fosse decisamente più “secca” e realistica.

LUNA : anche in questo caso lo Skywatcher 150 ED Esprit ha mostrato tutte le sue potenzialità: ben visibile la doppia rima all’interno del Cratere Petavius, visibile senza difficoltà la rima in Alphonsus, Ptolemaues era costellato da una miriade di micro-crateri, anche nei pressi del Ghost Crater e non presenti nell’atlante di Antonin Rukl. Durante l’osservazione non ho notato alcun colore spurio, neppure ad alti ingrandimenti e su strutture che presentano un albedo elevato. Ancora una volta ho apprezzato la resa del telescopio con il visore binoculare, col quale a tratti pareva di sorvolare la Luna con un deltaplano a pochi chilometri di altezza.

Il contrasto esibito nell’osservazione lunare era decisamente superiore alle immagini fornite dal mio ottimo esemplare di C9.25. Il problema è che sulla luna tale fatto si evidenzia solo in poche circostanze e per pochissimi dettagli, come ad esempio delle rimae ostiche come la Sheephanks o per le formazioni di alcuni domi lunari al terminatore, dove il contrasto conta più della risoluzione.

Piergiovanni Salimbeni durante la prova pratica

CIELO PROFONDO: riferire le prestazioni del rifrattore da 150mm nel deep sky è un po’ problematico perché a parte una comparazione con il catadiottrico di casa Celestron non ho potuto compiere confronti significativi. Quanto riportato nel seguito deriva perciò unicamente da impressioni, ricordi ed annotazioni ottenute in passato avute utilizzando vari telescopi a riflessione di medio diametro. Una cosa che posso confermare in tutta sicurezza, però, è che le galassie M81 ed M82 erano più luminose e contrastate nel rifrattore rispetto al C9.25: le galassie erano come intagliate nel cielo ed apparivano anche più luminose. A dispetto della norma per tali prove mi avvalgo sempre degli ortoscopici che ritengo più contrastati degli oculari multi-lente: spesso ciò che si vede chiaramente in un TMB Mono o in uno ZEISS Abbe si percepisce soltanto in un oculare grandangolare, provare per credere.

E’ stato anche molto divertente navigare senza motori, inquadrando velocemente vari ammassi stellari: M35, M3, M37, M38, il doppio ammasso di Perseo, facendoli poi “esplodere” aumentando repentinamente gli ingrandimenti con un oculare Baader Zoom 8-24 Mark III. Uno spettacolo che bisognerebbe senz’altro ripetere sotto un cielo scuro d’alta montagna.

In sintesi posso confermare che in linea di massima questo rifrattore da 150mm potrebbe fornire la medesima soddisfazione, nella percezione degli oggetti del cielo profondo, di quella ottenibile con uno specchio da 25 cm, circa, usufruendo però di un contrasto significativamente superiore.

 

CONCLUSIONI

Il telescopio SkyWatcher 150 ED ESPRIT ha dimostrato nelle prove sul cielo una qualità ottica decisamente buona e anche una buona intubazione, seppur migliorabile. Nella ripresa fotografica, inoltre, lo spianatore svolge alla perfezione il suo lavoro. Ancora trasportabile, il tubo ottico si installa su montature alla portata dell’amatore medio: è dunque uno splendido strumento tuttofare. Purtroppo, essendo il prezzo ancora in fase di definizione non ci possiamo esporre per ciò che concerne il suo rapporto prezzo-prestazioni.

 

Le impressioni di Federico Caro

“Lo strumento, grazie al paraluce retrattile ed all’ampio back focus di cui dispone si presenta estremamente compatto; mi ha dato inoltre l’impressione di essere realizzato con notevole cura dei particolari. La diffusa montatura EQ6 si è dimostrata più che all’altezza per un uso visuale del telescopio con un tempo di smorzamento delle vibrazioni di circa due secondi o poco più.

L’immagine di Giove, rispetto a quella fornita dal 120ED, è parsa più nitida, luminosa e ricca di dettagli (circa un 10-15% in più), ma anche più nervosetta e caratterizzata da una dominante cromatica più freddina, nonché bisognosa di continui aggiustamenti della messa a fuoco. Anche il background si è mostrato più scuro rispetto al 120ED. Lo star test ha evidenziato un’ottica ben corretta, con buona somiglianza tra le immagini intra- ed extrafocale. Solo in extra focale si è potuta rilevare la presenza di luce diffusa tra gli anelli, laddove in intrafocale si mostravano più netti e divisi ciascuno da uno spazio ben scuro. Sempre in extra focale si è notato cero residuo di cromatismo non corretto, soprattutto in prossimità dell’anello più esterno. In ultimo, sempre relativamente allo star test, mi è parso di notare un impercettibile allungamento dell’immagine di diffrazione fuori fuoco con l’asse maggiore che, da intra ad extra focale, si invertiva.”

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata il 15 Giugno del 2012 . Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Astrotest in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Astrotest non vende telescopi. Per tale motivo, per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, si prega di contattare direttamente il  distributore ufficiale Auriga Srl.

Recensione del rifrattore Sky-Watcher 120 ED Black Diamond

Un rifrattore ED di produzione cinese che fornisce delle ottime prestazioni nell’uso visuale

Volgendo la mente al passato ricordo il periodo in cui gli appassionati di osservazione lunare e planetaria, desideravano acquistare un rifrattore  acromatico da 100mm per ammirare i dettagli più ostici del suolo lunare o le strutture delle bande giovane. Tale strumento era considerato come “definitivo.”

l’amico Federico Caro durante una delle varie osservazioni effettuate con lo Skywatcher 120 ED Black Diamond


Ancor meno erano i  fortunati in grado di acquistare, a prezzi molto elevati,  i  rifrattori apocromatici che rimanevano, per lo più,  fra i desideri concepiti, sfogliando e risfogliando i cataloghi aziendali o le riviste di settore.

Attualmente, grazie alla produzione cinese, la situazione è migliorata:  un amatore è in grado di acquistare dei validi strumenti, senza dover sostenere una spesa elevata.
Uno fra essi è  il rifrattore  Skywatcher Black Diamond 120ED che attualmente è proposto ad un prezzo pari ad euro 1660 euro, ossia  un costo paragonabile a quello proferito per acquistare un rifrattore acromatico di 10cm, negli anni 90.

Della  linea Black Diamond  fanno parte  tre telescopi a rifrazione: un 80mm con una lunghezza focale pari a 600mm, un 100mm con un lunghezza focale pari a 900mm e lo strumento oggetto di questa recensione, un 120mm dotato di una lunghezza focale pari a 900mm, che presenta quindi un rapporto focale pari ad F/7.5. A partire dal 2011 saranno disponibili anche in Italia, i nuovi astrografi da 150mm dotati di 5 lenti (tripletto +  doppietto che funge da spianatore di campo)

Lo strumento è custodito in una valigia di materiale metallico, dotato di una  sagomatura interna in materiale espanso  per proteggero da eventuali urti.

La dotazione di serie prevede una coppia di anelli, un cercatore 8×50, un diagonale da 2 pollici ed un oculare di due pollici da 28mm di focale.

OTTICA

Lo Skywatcher 120 ED Black Diamond è dotato di un doppietto spaziato in aria. L’elemento positivo Crown è prodotto da SCHOTT, una fra le più note produttrici di strumenti ottici per uso medicale.
Il sistema di lenti è ottimizzato con un rivestimento  anti-riflesso MHC  “Metallic High-Transmission Coatings”. Il costruttore ne dichiara una trasmissione della luce prossima al 99.5%. Questa asserzione è impossibile da verificare attraverso una mera osservazione visuale. Visto il modesto costo di produzione, questo dato mi pare molto ottimistica. In ogni modo, posso confermare che questo rifrattore  ha dimostrato di fornire una più che buona luminosità consentendomi di osservare Marte ad oltre 300 ingrandimenti e fornendo una immagine tutto sommato, ancora luminosa.

V’è da dire che ho quasi sempre fatto uso di oculari monocentrici (3 lenti )o al massimo ortoscopici, come sarebbe utile fare per questo genere di osservazioni planetarie.

 

MECCANICA

Per contenere il prezzo di acquisto il costruttore ha dovuto economizzare sulla meccanica; infatti, il rifrattore Skywatcher 120ED Black Diamond, se paragonato a concorrenti ben più costosi non si distingue di certo  per le sue finiture.

il paraluce, purtroppo, è solo svitabile e non estraibile, alcuni  diaframmi interni , inoltre, non mi sono parsi perfettamente circolari,  il tubo ottico è d’acciaio, mentre la vernice, mi è parsa abbastanza sottile oltre che priva di uno strato di  smalto trasparente.  Fortunatamente l’interno del tubo ottico è ben opacizzato e non mi è parso di notare alcun riflesso neppure analizzandone l’interno  durante le ore pomeridiane.  Gli anelli , invece, sono  sotto-dimensionati e ad essi imputo parte delle vibrazioni rilevabili nell’uso pratico.

Il fuocheggiatore in dotazione è un  Crayford a pignone da due pollici. Nelle mere osservazioni visuali possiede una buona precisione, anche quando si utilizzano accessori astronomici pesanti  come un diagonale da due pollici ed il  visore binoculare. Giudico sufficiente la fluidità e molto utile il pomello della demoltiplica  che permette  di diminuire le vibrazioni e di correggere con sufficienza il fuoco anche ad ingrandimenti medio-alti.

La montatura Vixen GPDX ha dimostrato di sostenere egregiamente il modesto peso di questo tubo ottico

Per ciò che concerne l’uso fotografico attraverso questo rifrattore, la mia esperienza si fonda unicamente su una serie di alcuni scatti ottenuti, a fuoco diretto, collegando un corpo macchina Canon 5D MARK II. Grazie anche alla presenza del comodo live view 10x della Reflex, non ho avuto particolari problemi nel fotografare il disco lunare.

Il cercatore 7×50, di sufficiente qualità ottica,  mi è parso utile, soprattutto per  la ricerca degli oggetti deboli sotto i cieli inquinati, rispetto al classico 6×30, anche se, ormai, la maggior parte degli appassionati fa uso di montature con puntamento automatico.

La vite di serraggio che fissa il supporto del cercatore al tubo ottico è   sottodimensionata. Potrebbero capitare degli sganci improvvisi,  se non si ha l’accortezza di controllarne, talvolta, la tensione ,soprattutto quando il telescopio è puntato allo zenit.
E’ possibile rimediare, con una nuova filettatura ed una vite dal passo più grande.

Non avendo un paraluce estraibile, questo rifrattore risulta abbastanza lungo, circa un metro, mentre il suo peso supera di poco i 5kg.

Ho utilizzato questo strumento sulla mia montatura equatoriale NEQ6 e  su una GPDX e  ritengo possa essere supportato anche da montature dal carico inferiore. Aggiornerò, a breve, questa recensione con le mie impressioni relative all’uso con una montatura altazimutale di casa Sky-Watcher: la HADZ

Nell’uso pratico, sulla montatura NEQ6, dotata di colonna deep Sky, l’assestamento delle vibrazioni   a 200x si attesta su  3 secondi, mentre con una Vixen GPDX,  dotata di treppiede Baader AHT, le vibrazioni scendono a 2 secondi: merito dell’ottimo lavoro svolto dal teutonico treppiede in legno.

Ricordo ai lettori che tali prestazioni possono variare anche  in base tipo di terreno su cui è installato il telescopio, nonché al peso degli accessori utilizzati.

 

STAR TEST

Ho eseguito,  sulla stella Deneb, in una serata contraddistinta da un buon seeing lo star test. La mia postazione è sub-urbana, si trova sulle Prealpi Lombarde a 520m slm. Mi sono avvalso di un eccellente oculare  ortoscopico Zeiss ABBE di 4mm , senza l’interposizione di un diagonale.

Le figure di  diffrazione apparivano abbastanza simili, anche se mi è sembrato di notare un po’  di aberrazione sferica.  Aumentando gli ingrandimenti, con la interposizione di una  lente di Barlow Zeiss 2X, si notava anche una leggera tonalità verde degli anelli, che non era visibile con la stella a fuoco.
Questo doppietto mi è parso molto buono, soprattutto se lo  si analizza in base al prezzo di acquisto.
Lo Snap Test ha dimostrato un punto di fuoco abbastanza univoco, sia a medi ingrandimenti che ad ingrandimenti superiori ai 300X.

Un particolare sul focheggiatore dotato di demoltiplica.

 

LUNA E PIANETI

La superfici lunare, sempre a fuoco diretto ed attraverso un oculare Zeiss Abbe  da 12mm è risultata secca ed incisa. Durante le varie sere, in cui ho usato questo rifrattore, ho cercato, attraverso un oculare Zeiss Abbe di 4mm, dei dettagli lunari che ritengo, oltre che molto interessanti anche abbastanza ostici da osservare con strumenti di tale diametro.

Cratere TOLOMEO:  al suo interno erano visibil,i con estrema facilità, tutti i craterini interni DA, DB M il Ghots Crater B e il cratere A (Ammonius) . In un momento di calma atmosferica, facendo uso di una lente di barlow  2X  ho percepito  l’hummocky material, (materiale depositato dagli impatti meteorici) nella zona nei pressi del microcratere S.

La qualità di questo doppietto concede, nella osservazione lunare, di fare uso di ingrandimenti superiori alla classica formula che suggerisce l’uso di un ingrandimento massimo pari a 2.5 volte  il diametro dell’obbiettivo espresso  in millimetri.

Cratere ALPHONSUS: ho osservato il micro-cratere M  e buona parte della rima centrale, seppur le condizioni di illuminazione non fossero  particolarmente favorevoli.

Ho anche interposto una “datata” lente di barlow  Celestro Ultima 2X al visore binoculare William Optics sul quale erano montati gli oculari “economici” della  dotazione standard. L’immagine era ovviamente tridimensionale e poco “affaticante per gli occhi”.

Data l’economicità degli oculari,  e le varie superfici ottiche coinvolte, l’immagine possedeva un contrasto inferiore  alla visione ottenuta soltanto  con un oculare ortoscopico della Zeiss (in visione diretta)  Spesso chi fa uso di un visore, si limita a chiudere un occhio per verificare la differenza, ma questo è un procedimento errato e fuorviante delle reali differenze.
Farò un aggiornamento a breve, dato che ho da poco acquistato un visore binoculare più performante.

Pianeti

I rifrattore di buona fattura sono in grado di mostrare i dettagli planetari, nei limiti del loro potere risolutivo, molto più agevolmente, rispetto ad un telescopio a riflessione o misto anche dal diametro superiore. Ciò sta a significare che  quel poco che si vede, si vede quasi sempre bene!

Per questo genere di osservazioni la  mia regola aurea prevede  di interporre fra il pianeta ed il sottoscritto, meno lenti possibili. Per tale motivo, anche questa prova è stata effettuata facendo uso di oculari monocentrici TMB , ortoscopici Genuine Baader e Zeiss Abbe.

Nella maggior parte delle serate, osservando Marte, ho beneficiato di  una immagine molto nitida,  luminosa, di un fondo cielo scuro, e di nessun residuo cromatico, se si eccettua un lieve colorazione calda, che faceva la vera differenza fra questo strumento ed un telescopio rifrattore dal prezzo di molto superiore.

Spesso i risultati forniti da uno strumento possono essere “Offuscati” dalla qualità e dallo schema ottico degli oculari utilizzati, per non parlare poi di chi usa diagonali prismatici di bassa qualità.
Di fatto facendo uso di schemi recenti, come ad esempio gli oculari planetary della William Optics,
Ho potuto notare, confrontandoli con gli Zeiss abbe o i genuine ortho, la presenza di un lieve alone intorno ai pianeti, soprattutto intorno a Marte ed a Venere nonché  una minor capacità di mostrare i dettagli planetari   con maggiore nitidezza. Sto parlando di osservazioni fatte per ore e non di impressioni scaturite dopo 10 minuti o durante uno star party.

Anche  in questo caso, il visore binoculare, seppur mi abbia fatto  apprezzare un’ottima tridimensionalità,  non ha mai potuto fornire il contrasto ottenuto con un solo  caro e classico oculare ortoscopico. Le mie impressioni sono però ben differenti  quando  utilizzo  i telescopi ostruiti di medio-grande diametro, ma avrò modo di scriverne in un’altra circostanza.

Saturno: il 22 marzo del 2010, seppure questo pianeta non mi  abbia consentito di osservare il sistema di  anelli in maniera favorevole, dato che la loro apertura era compresa soltanto fra i 2.7° e i 1.9° ho sfruttato la sua opposizione.

Con ingrandimenti compresi fra i 200 ed i 300X ho sempre percepito la SPR  (regione polare sud) e la SEB (banda equatoriale sud anche in presenza di turbolenza.

Una lente non richiede grandi periodi di assestamento termico, risente pochissimo della turbolenza focale, consentendo anche di osservare  in quelle serate in qui, il pianeta fa, all’improvviso, capolino fra le nuvole.

Questa, ad esempio, è una  situazione molto ostica per il mio C9.25 che richiede parecchio tempo per ambientarsi e risente dei rapidi cambi di temperatura durante le sessioni osservative ma che, mostra, ovviamente maggiori dettagli e sfumature di colore.

Marte: durante  il mese di aprile a causa del  suo diametro, compreso fra i 9.2” ai 6.9”  ho mostrato il pianeta ad un paio di amici, poco avvezzi all’osservazione planetaria. Sono stati in grado di percepire ciò che da un esperto era identificabile come la  Sirtis Major ed il Mare Acidalium

Nei giorni successivi, osservando con il mio amico Federico Caro, abbiamo più volte notato  alcune  sfumature sotto la calotta polare sud e la struttura ramificata nei pressi di Solis Lacus.

Venere: nello stesso periodo primaverile, il pianeta mostrava  una fase quasi totalmente piena ed un diametro di circa 11”. La sera dell‘8 di aprile, ho seguito con interesse la congiunzione con il pianeta Mercurio che presentava un diametro di 7.4”  ed era situato a soli 3° di distanza dal pianeta Rosso. A 250X, ,  ho osservato la sua piccola falce, che era inficiata da un cromatismo imputabile alla rifrazione atmosferica.

Nella stessa sera lo Schmidt Cassegrain di 235mm , usato come paragone, non era in grado di mostrare con incisione la fase, dato che la turbolenza generava una immagine sfuocata e tremolante.

Per chi fosse curioso di sapere le differenze nell’uso visuale con un telescopio a rifrazione giapponese di pare diametro ma dal costo superiore, (FS 128) posso dire che lo Sky-Watcher 120ED presenta una lieve tonalità giallina, visibile soltanto durante una comparazione, un fondo cielo leggermente meno scuro e, in determinate situazioni, un piccolo alone intorno ai pianeti più luminosi, visibile unicamente con la visione distolta.

I telescopi dal costo superiore hanno maggiori pregi soprattutto per ciò che concerne la meccanica, spesso sopraffina, precisa e raffinata che consente con maggiore facilità e precisione la ripresa fotografica e con camere CCD.

In ogni modo per chi volesse iniziare a fotografare con un rifrattore di 120mm con poca spesa, l’importatore  è disponibile un  riduttore spianatore dedicato agli strumenti ED Skywatcher
Non avendo avuto la possibilità di testarlo non posso dare maggiori indicazioni sulla sua resa, nonché  la tolleranza fornita da questo accessorio.

 

CONCLUSIONI

Ritengo questo rifrattore, un valido strumento per l’appassionato osservatore lunare e planetario che vive in un luogo poco adatto ai telescopi a riflessioni di medio-grande diametro.  Il suo miglior pregio è senza dubbio il doppietto a corredo.

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata il 16 Agosto del 2011 . Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Astrotest in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Astrotest non vende telescopi. Per tale motivo, per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, si prega di contattare direttamente il  distributore ufficiale ,Auriga Srl.