Sfida: sei telescopi per l’osservatore lunare

In questi ultimi mesi dell’anno molti astrofili alle prime armi mi hanno chiesto quale configurazione ottica fosse più adatta alle osservazioni lunari.
Dopo qualche indugio ho deciso di scrivere questo articolo, pur consapevole di dover, per forza di cose, addentrarmi in un settore alquanto delicato.
Già il mero titolo potrebbe destare perplessità: a rigor di logica, infatti, sembrerebbe oltremodo presuntuoso consigliare quale sia il migliore strumento per l’osservazione del nostro satellite naturale poiché esistono molti fattori che influenzano la scelta e le potenzialità di un telescopio come il costo, la bontà dell’ottica, il sito osservativo, il seeing, l’acuità visiva, gli oculari, l’esperienza ed altro.

Oltre ai sopraccitati, sussistono inoltre dei limiti di budget soggettivi: non tutti, infatti, possono concedersi l’acquisto di un rifrattore apocromatico da quindici centimetri o di un Cassegrain da quaranta centimetri, per questo ed altri motivi ho deciso di testare degli strumenti compresi in una fascia di prezzo che considero adeguata sia per l’astrofilo alle prime armi che per quello esperto.

 

Quale strumento scegliere?

Trentacinque anni or sono l’appassionato osservatore lunare, al momento dell’acquisto, poteva scegliere tra poche configurazioni ottiche. Usualmente, dopo aver considerato il rapporto prezzo- prestazioni la scelta pendeva verso il classico strumento a lente da sei centimetri .
A quei tempi, dove le Web Cam, le camere CCD, il GPS ed altre tecnologie erano un mero sogno, i possessori di un rifrattore acromatico da dieci centimetri o di uno Schmidt Cassegrain da venti centimetri erano invidiati e assediati da amici “meno otticamente dotati” per assaporare le potenzialità dei loro strumenti di lusso.
Attualmente il contenimento dei costi di produzione (del made in China) e la meccanizzazione delle fasi costruttive, hanno concesso la creazione di strumenti dalle varie configurazioni e dagli ampi diametri a un prezzo accessibile seppur contro un lieve sacrificio. Purtroppo o per fortuna i nostri fratelli d’oltreoceano posso ancora godere di prezzi inferiori a quelli stabiliti sul mercato italiano, ma questi sono problemi che dovrebbe trattare un economista ed ahimè io non lo sono.

Tralasciando le velate polemiche consiglierei all’astrofilo prima di acquistare il suo primo strumento di verificare, oltre al prezzo di acquisto, anche la configurazione che reputa ottimale per le sue osservazioni.

In questa fotografia sono visibili due esemplari del noto rifrattore apocromatico alla fluorite Takahashi FS128, uno è di mia proprietà, l’altro è dell’amico Federico Caro. Per molti astrofili sono considerati, ancora adesso, tra i migliori strumenti per l’osservazione lunare e planetaria

Sfatare i luoghi comuni

La fama dei rifrattori apocromatici può essere vera solo se la si giudica in base ad esigenze che reputo soggettive: l’alto costo, infatti, non permette a tutti gli astrofili l’acquisto di uno di questi stupendi strumenti ed eccettuando i “piccoli rifrattori compatti, un apocromatico da quindici centimetri è trasportabile con alcune difficoltà: se amate le immagini contrastate e la loro purezza vi consiglio di acquistare senza indugio uno di questi telescopi a lente, ma a volte uno strumento più compatto e ostruito può darvi delle grandi soddisfazioni, offrendovi al contempo un’ottima trasportabilità e un notevole risparmio economico.
Oltretutto l’alto contrasto della superficie lunare concede l’utilizzo di strumenti che presentino anche un’ ostruzione alquanto pronunciata, similmente ai classici Schmidt Cassegrain commerciali.
Durante il corso degli anni ho avuto la possibilità di confrontare molti telescopi, dalle configurazioni completamente diverse l’uno dall’altra e la conclusione alla quale sono giunto è che le prestazioni sono direttamente proporzionali alla qualità ottica e non alla mera configurazione ma soprattutto dipendono dall’acuità visiva dell’osservatore.
Un telescopio riflettore con delle ottiche lavorate in maniera eccelsa sarà migliore di un rifrattore commerciale, ma non dimentichiamo che un astrofilo esperto sarà in grado di discernere i domi a basso profilo anche in un telescopio da otto centimetri, un neofita, invece, incontrerà enormi difficoltà pur osservando con un Netwon a bassa ostruzione da venti centimetri. Consiglio sempre più’ alle “giovani leve” che si dedicano soltanto all’astrofotografia di migliorare la loro esperienza visiva perché è un valore aggiunto anche per conoscere, molto bene, ciò’ che fotografano….inutile stupire con foto mozzafiato della superficie lunare se non si conosce il nome, le caratteristiche e l’origine geologica delle strutture fotografate.

Mia moglie e un telescopio che ho amato e che avrei voluto potesse partecipare alla prova: Il Maksutov Meade da 7″, nella versione solo OTA e senza contrappeso interno. Peccato averlo venduto cinque anni fa.

Nessuno sa meglio di voi quale strumento possa soddisfarvi: non fatevi influenzare dagli improbabili slogan pubblicitari che garantiscono i mille ingrandimenti per un centoquattordici millimetri o dalle enfatiche e logorroiche discussioni che intercorrono spesso fra astrofili, al massimo ponderate le varie scelte e tenetevi informati leggendo articoli sulle riviste specializzate e magari qui su astrotest.it e binomania.it

Ritengo, oltretutto, che la miglior scelta sia di confrontare alcuni telescopi durante una stessa sessione osservativa, similmente ai test oggetto di questo articolo organizzato proprio per non dare adito ad incertezze. Di fatto un newtoniano da venticinque centimetri potrebbe dare prestazioni più brillanti rispetto ai rifrattori apocromatici sopraccitati in una serata dal seeing perfetto ma se non potessimo confrontarli nello stesso istante, sarebbe azzardato giudicare le loro peculiarità.
Se un nostro conoscente avesse osservato all’interno di uno Schmidt Cassegrain da ventitré centimetri in una serata vellutata di due anni fa forse non avrebbe mai acquistato il suo rifrattore da dieci centimetri e se io avessi tentato l’osservazione della Luna con un Cassegrain da trenta centimetri in una serata dal seeing pessimo, mi sarei senza dubbio orientato verso un rifrattore da otto centimetri.

La sfida

Dopo una lunga premessa, sono finalmente giunto a descrivere la prova comparativa effettuata. Ho analizzato sei telescopi in due serate diverse: una dal seeing ottimale e una con un seeing alquanto pessimo.

Gli strumenti

Gli strumenti oggetto della sfida sono: due Schmidt Cassegrain corrispettivamente di venti e di ventitré centimetri. (C8 e C9 1/4) un Maksutov Cassegrain da quindici centimetri, un rifrattore acromatico da dieci centimetri, un vetusto ma ancora performante Maksutov Netwon da quindici centimetri e un blasonato rifrattore apocromatico da 128 mm di diametro. La prova riguarderà unicamente le prestazioni ottenute osservando in visuale: non saranno oggetto di questa prova la montatura , la motorizzazione ed altro. Ho utilizzato per tutti gli strumenti gli stessi accessori ( oculari ortoscopici Baader, Takahashi, Circle-T e Oculare Docter 12.5 mm UWA)

Gli strumenti sono stati collimati nell’arco della sessione osservativa per trarre da essi il massimo delle prestazioni. Analizzerò’ solo la resa ottica con la speranza di aver osservato in strumenti che rappresentano la media della produzione commerciale attuale.

Il vecchio ma tutt'oggi performante Maksutov Cassegrain Intes MK-66, è un valido strumento per l'osservazione lunare
Il vecchio ma tutt’oggi performante Maksutov Cassegrain Intes MK-66, è un valido strumento per l’osservazione lunare

La location

Il sito scelto per l’osservazione è posto a 510 metri sul livello del mare. Hanno partecipato un paio di amici esperti visualisti e un ristretto gruppo di “curiosi”.

La preparazione

La serata presentava un seeing ottimo che ho stimato per tutta la durata dell’osservazione del secondo grado della scala di Antoniadi. Ho subito notato come gli inesperti stimassero le prestazioni dei telescopi dalla grandezza dei loro tubi: se avessi fatto vedere loro un Dobson lavorato ad un lambda ed aperto ad f/4 avrebbero sicuramente predetto delle prestazioni eccezionali.
Gli astrofili esperti, invece, stavano pregustando mentalmente le prestazioni del Takahashi FS 128 mentre il proprietario del Makustov Newton velava sorrisini di soddisfazione per l’interesse destato da alcuni astrofili verso questa configurazione ottica.

Le prime impressioni

Il Takahashi FS 128 alla fluorite ha mostrato immagini da manuale: la superficie lunare era contrastatissima e le differenze di albedo incredibilmente incise. Il fondo cielo appariva di un nero cupo e non ho avuto problemi di perdita nella definizione dell’immagine pur raggiungendo i quattrocento ingrandimenti ( solo un ovvio calo di luminosità).
I due Schmidt Cassegrain, teoricamente, avrebbero dovuto fornire delle prestazioni quasi identiche, ma il ventitré centimetri (che spesso mi ha stupito nel corso degli anni) forse grazie alla sua famosa configurazione del primario ha rivelato un contrasto superiore rispetto allo strumento da otto pollici. L’ottima serata e il seeing perfetto mi hanno concesso di osservare micro-dettagli non presenti nel seppur ottimo Atlas of the Moon di Antonin Rukl e non visibili nell’apocromatico da tredici centimetri.

La mia secondogenita Ester e il rifrattore Takahashi FS 128, perfetto per le osservazioni in alta risoluzione

In alcuni istanti agli osservatori esperti è parso di sorvolare letteralmente i crateri piroclastici di Alphonsus , lo spettacolo era accompagnato da una micro turbolenza che rendeva ancor più suggestiva l’immagine. Sarebbe stato interessante testare lo Schmidt Cassegrain da ventitré centimetri con il Meade Maksutov 178: purtroppo l’ho venduto anni fa all’amico Guido De Gaetano, magari quando testeremo altri strumenti, si potrà fare questa sfida.

Per ciò che concerne i due telescopi russi (ormai fuori produzione) devo confermare la ormai nota bontà delle loro ottiche: il Maksutov Newton da quindici centimetri era in grado di rivaleggiare con l’apocromatico, lo Schmidt Cassegrain da venti, favorito anche dalla calma atmosferica svelava qualche dettaglio in più rispetto al Maksutov Cassegrain da quindici centimetri ma i dettagli lunare erano meno nitidi e contrastati. Le considerazioni appena esposte possono valere in linea generale per le impressioni avute tra gli osservatori esperti.

I “curiosi” invece, hanno mostrato una difficoltà maggiore soprattutto nell’ osservazione dei micro-dettagli e nella capacità di percepire particolari fini quando il seeing degenerava per qualche minuto. Mediamente, hanno apprezzato molto di più il contrasto dei rifrattori che non la maggior risoluzione degli specchi. Durante il corso della serata , insegnando loro una valida metodologia, sono stati in grado di migliorare la loro capacità di osservativa. Come ben sapete,però, osservatori si diventa dopo ore ed ore al telescopio e non basta di certo un rifrattore apocromatico da tredici centimetri a trasformare un osservatore occasionale in un cacciatore di domi e di impercettibili rime lunari.

Telescopi misti o a rifrazione? Beh, io prediligerò’ sempre le lenti, poi esistono, ovviamente, i compromessi, e il Celestron C8 è un ottimo compromesso, almeno per le osservazioni lunari

Seconda serata osservativa con seeing scarso

Ho voluto testare gli strumenti in una serata dal seeing pessimo, proprio per verificare le prestazioni degli strumenti in condizione al limite.
I problemi principali che sono immediatamente balzati all’occhio degli osservatori sono stati i seguenti:
Difficoltà di ambientamento dei due Maksutov russi con un punto a sfavore per il Maksutov Newton che, seppur provvisto di ventola, ci ha costretto a posticipare le osservazione di un’altra mezz’ora. Lo Schmidt Cassegrain da ventitré centimetri si è ambientato quasi un’ora prima. Avrei ovviamente potuto usare il sistema di raffreddamento Geoptik che possiedo da anni, ma volevo essere sportivo e non usare trucchetti.

Impossibilità di percepire i dettagli più fini con i due Schmidt Cassegrain a causa della turbolenza che inficiava le immagini.
Questa circostanza mi permette di aprire una breve parentesi riguardo alla ormai datata diatriba fra rifrattoristi e possessori di strumenti a specchio. Solitamente il proprietario di un rifrattore da dieci o da tredici centimetri afferma di aver optato per l’acquisto di uno strumento a lente proprio per la sua capacità di essere utilizzato anche sotto pessime condizioni di seeing. Cercherò’ ora di porre alcune precisazioni teoriche ma soprattutto pratiche:, è risaputo che un ottimo rifrattore possieda un contrasto migliore degli strumenti a specchio , oltretutto in un rifrattore ad esempio da dieci centimetri in presenza di forte turbolenza si vedrà meglio ma non si vedrà affatto di più. La questione quindi è meramente soggettiva: se ambite a percepire i più’ fini micro-dettagli lunari, investite sul diametro, se amate percepire una immagine poetica e contrasta come un filo d’acciaio adagiato sopra un velluto nero, acquistate uno strumento a rifrazione.

Le prestazioni con cattivo seeing

Dopo aver risolto il problema dell’ambientamento termico ho cominciato a porre l’occhio all’oculare per stabilire quale tra gli strumenti oggetto della prova fornisse la miglior immagine:anche in questo caso il Takahashi FS 128 risultava nuovamente il vincitore sia per il contrasto, sia per la tranquillità dell’immagine, in più la minuziosa lavorazione dell’ intubazione e i diaframmi interni mostravano una scarsa sensibilità alle variazioni termiche avvenute con il passare del tempo. Il costo proibitivo però rafforzato dall’ingombro e dall’obbligatoria presenza di una montatura pesante ed impegnativa mi ha anche fatto apprezzare il vecchio acromatico da 10 centimetri rilevatosi molto più pratico da ambientare e da utilizzare. Chi potesse spendere una cifra superiore potrebbe vagliare l’acquisto di un apocromatico da dieci centimetri, che manterrebbe le doti appena citata intensificate dall’ottima bontà ottica.

Tra gli strumenti a specchio quello che risentiva meno degli effetti della turbolenza è stato il Maksutov Cassegrain. un perfetto mix tra diametro, contrasto e ostruzione.
Soprattutto in queste condizioni meteorologiche l’esperienza è stata fondamentale: gli osservatori più abili sfruttando i rari momenti di calma sono stati in grado di percepire dettagli impossibili agli occhi degli osservatori inesperti, (es: dettagli superficiali dei domi nei pressi di Birt, micro-crateri all’interno di Plato) anche quando utilizzavano strumenti teoricamente più performanti ed insensibili alla turbolenza( rifrattore da 128 mm e 102 mm)

Gli astrofili negli “Anta” come me, si ricorderanno senz’altro dei Maksutov Newton della Intes Micro che- ambientazione termica a parte – si è dimostrato in grado di rivaleggiare con rifrattori apocromatico dal diametro di poco inferiore

 

 

 

 

 

 

Suggerimenti per il futuro osservatore lunare

Dovendo giungere a una conclusione posso affermare che:
l’osservatore esperto è in grado di ottenere il meglio dal proprio strumento qualunque esso sia con un seeing ottimo che scadente rispetto a un osservatore poco pratico,ergo: meno ore davanti a Notebook e CCD e osservate, osservate, osservate!

In linea generale quindi a parità di strumentazione, conta tantissimo l’esperienza e l’aquità visiva.

Da un punto di vista prettamente strumentale, consiglio come primo acquisto, un rifrattore acromatico da dieci centimetri o il classico Sky-Watcher 120 ED. I rifrattori da 4 e 5 pollici sono degli strumenti tutto-sommato economici ma che grazie alla loro grande capacità di ambientarsi rapidamente, di essere poco sensibili alla turbolenza offrono quasi sempre immagini contrastati e riposanti. Ponete in questo caso un occhio di riguardo alla casa produttrice e all’aberrazione cromatica. Anche un Maksutov Cassegrain da 150 – 180 mm potrebbe essere un ottimo compromesso tra la compattezza del tubo e il contrasto delle immagini, soprattutto se si osserva da zone di campagna o in pianura dove la turbolenza è limitata rispetto alle zone montane o in riva al mare.
Per chi potesse investire qualche centinaia di euro in più, consiglierei un Newton artigianale con una ostruzione del venti percento oppure un bel Maksutov Netwon da 150 mm – 178 mm , (da reperire sul mercato dell’usato) limitato unicamente dalla sua scarsa propensione all’adattamento termico in condizione critiche.

Forse i vecchi acromatici Vixen 102, saranno un po' anacronistici e surclassati dai nuovi Ed cinesi, tuttavia, la loro costruzione e lavorazione è ancora eccellente e seppur presentino un po' di aberrazione cromatica sono dei grab and go, perfetti per l'osservazione lunare.
Forse i vecchi acromatici Vixen 102, saranno un po’ anacronistici e surclassati dai nuovi Ed cinesi, tuttavia, la loro costruzione e lavorazione è ancora eccellente e seppur presentino un po’ di aberrazione cromatica sono dei grab and go, perfetti per l’osservazione lunare.

Gli Schmidt Cassegrain oggetto della comparazione sono, invece, utili all’astrofilo che desidera affrontare anche le osservazioni del cielo profondo, il loro maggior pregio è la compattezza unita alla discreta capacità risolutiva, i loro maggior difetti, sono la forte ostruzione (0.34 in media) e lo spostamento dello specchio primario in fase di messa a fuoco. In loro aiuto vengono, però, le più’ recenti torrette binoculari che offrono delle immagini meravigliose della superficie lunare, aiutando anche il sistema occhio-cervello a percepire dettagli nel mare agitato della turbolenza atmosferica.

Due mie esemplari di Celestron C8 che usato spesso negli anni passati per osservare la luna
Due mie esemplari di Celestron C8 che usato spesso negli anni passati per osservare la luna

Ricordo, inoltre, che avendo osservato con strumenti commerciali prodotti in larga scala, le singole prestazioni potrebbero discostarsi lievemente dallo standard ottico-costruttivo, è sempre consigliata, quando possibile, una prova prima dell’acquisto.
Come vedete i fattori di scelta sono notevoli, spero quindi di avervi fornito qualche indicazioni in più.

La prossima volta vi parlerò’ della mia esperienza riguardante l’osservazione di Giove con il Takahashi FS 128 e un classico Celestron C8.

BOX :consigli generali per l’osservazione lunare

In primis, con strumenti da almeno 20 cm è vivamente consigliato non osservare la luna piena a bassi ingrandimenti e per molto tempo senza un apposito filtro, la luce riflessa non possiede l’intensità di quella emanata direttamente dal sole però è sempre meglio essere cauti, per evitare irritazioni.
Se non possedete un filtro polarizzatore oppure un filtro denso potete fare uso in concerto con il telescopio di oculari dalla corte focale che sviluppando alti ingrandimenti (150X – 200X) vi concederanno di osservare solo una parte del lembo lunare, diminuendo nel contempo la luminosità.
Il secondo suggerimento che vi consiglio di seguire è di utilizzare l’ingrandimento più adatto al seeing riscontrato durante la sessione osservativa.
Molte persone per un motivo puramente psicologico utilizzano alti ingrandimenti convinti di poter discernere maggiori dettagli, ma nelle serate dal seeing scadente sarà meglio osservare con un oculare dalla media focale o utilizzare un diaframma; é risaputo , infatti, che la turbolenza agisce presso i bordi dello specchio e della lente in questo modo diaframmando nel centro oppure ai lati dell’ostruzione si potrà sfruttare l’ottica come se si possedesse uno strumento dall’apertura inferiore, migliorando anche la correzione cromatica nei rifrattori acromatici.

Il caro amico Vincenzo Rizza con il suo amato Takahashi FS 102 e il sottoscritto, in una foto di qualche anno fa, in compagnia del FS 128. Sono strumenti stupendi per osservare la luna
Il caro amico Vincenzo Rizza con il suo amato Takahashi FS 102 e il sottoscritto, in una foto di qualche anno fa, in compagnia del FS 128. Sono strumenti stupendi per osservare la luna

E’ ovviamente risaputa l’infruttuosità di utilizzare oculari che diano come risultato ingrandimenti oltre il doppio dell’apertura espressa in millimetri, ad esempio quattrocento ingrandimenti per un venti centimetri a meno che la serata non sia eccezionale e non sia abbia fra le mani uno strumento dall’eccellente bontà ottica.
Devo ricordarvi, infine, di attrezzare i vostri strumenti con un bel paraluce meglio se artigianale, poiché, attualmente, quelli originali non giustificano il loro alto prezzo e danno prestazioni inferiori rispetto un paraluce auto-costruito e foderato di velluto o di velcro nero.
Se questo sistema non dovesse bastare sarebbe utile l’acquisto di una resistenza elettrica che permetta di condensare il vetro oppure un piccolo ventilatore ad aria fredda. Non utilizzate l’aria calda perché compromettereste l’adattamento termico delle ottiche.
Per finire delle sedie comode ed un parco oculari ben fornito.

Il visore binoculare Baader MaxBright II (oggetto a breve di una videorecensione) è eccellente per osservare la superficie lunare
Il visore binoculare Baader MaxBright II (oggetto a breve di una videorecensione) è eccellente per osservare la superficie lunare

Non è necessario orientarsi su configurazioni ottiche costosissime, per l’osservazione lunare, sono sufficienti degli oculari ortoscopici Plossl o Abbe presenti sul mercato da molti anni. Per chi indossasse gli occhiali è consigliato l’utilizzo degli oculari sopraccitati dai venticinque ai diciotto millimetri di estrazione pupillare, affiancati da una buona barlow per raddoppiare gli ingrandimenti.

Recensione del rifrattore Tecnosky 130 LT APO

L’opinione di Roberto Porta (Photallica) riguardo il rifrattore Tecnosky 130 LT APO. Sarà in grado di soddisfare le esigenze degli astrofili?

Introduzione

Tecnosky è una nota azienda di import/export di materiale astronomico, lo strumento che tratteremo oggi è un rifrattore apocromatico da 130mm f/7 dalle interessanti caratteristiche ottiche e meccaniche.

 

Fig. 1 – Il rifrattore del test installato su una montatura EQ6

 

A corredo del tubo ottico vi sono 2 anelli di sostegno, una barra a coda di rondine di tipo Vixen, un adattatore autocentrante da 2” a 1 ¼”  e una valigia in alluminio con imbottitura in espanso; non sono presenti accessori ottici quali cercatore e oculari.

Nota: L’esemplare in oggetto è un modello costruito nel 2017 ed in mio possesso da allora, a partire dal 2019 Tecnosky ha rinominato il modello in 130 SLD Apo, mantenendolo invariato nelle caratteristiche.

 

Aspetto esterno

Il tubo ottico finemente verniciato di bianco perlato mostra un aspetto curato e massiccio: il paraluce è di tipo retrattile e la resistenza all’avanzamento è regolabile tramite 3 viti a brugola incassate nello stesso.

Posteriormente spicca l’imponente focheggiatore che ricorda alla lontana il leggendario Feathertouch Giant da 4” di diametro. Sul corpo del focheggiatore è montato di serie un attacco per cercatori con standard Sky Watcher/GSO

Fig. 2 - L’imponente focheggiatore con montato un diagonale a specchio da 2”

Fig. 2 – L’imponente focheggiatore con montato un diagonale a specchio da 2”

 

 Appunti di tecnica

Il Tecnosky 130 LT Apo è un telescopio rifrattore apocromatico da 130mm di diametro e 910mm di focale (f/7). Lo schema ottico si fonda su un tripletto spaziato in aria ed è formato da una lente in vetro Crown, una in fluorite sintetica Ohara FPL51 e una terza in vetro al Lantanio.

La cella presenta 3 serie di viti push-pull per la collimazione dell’obiettivo che però sono posizionate a scomparsa e per accedervi è necessario lo smontaggio del paraluce.

Fig. 3 – La cella del tripletto: all’interno del tubo sono visibili i diaframmi di contrasto

 

L’interno del tubo ottico presenta una serie di diaframmi a lama di rasoio.

La messa a fuoco è del tipo a pignone e cremagliera su supporti radenti con comandi bipasso (diretto e riduzione 1 a 10).

Il tubo focheggiatore ha un diametro esterno di 102mm per un’escursione di 100mm, può montare accessori quali riduttori/spianatori di campo 3 diverse filettature (M100x1, M92x1 ed M68x1). Naturalmente presenta gli attacchi standard per barilotti da 2” e 31.75mm. Il costruttore garantisce un carico massimo di 7kg.

 

Fig. 4 - La cella del tripletto con il paraluce completamente retratto
Fig. 4 – La cella del tripletto con il paraluce completamente retratto

 

 

 

Il test in pratica

Lo strumento è utilizzato su una montatura NEQ6 Pro dotata di slitta portaccessori Geoptik; per bilanciarlo a dovere servono  2 contrappesi da 5.2kg. Ho preferito utilizzare una barra di tipo Losmandy per il montaggio sulla montatura, posizionando superiormente la Vixen, così da utilizzarla come maniglia.

Fin dal momento della messa in opera sulla montatura ci si stupisce per il peso, nel senso che me lo aspettavo ben più leggero! 11kg a secco per un rifrattore da 13cm a corta focale non sono pochi.

Una volta ben saldo alla montatura emerge il problema del bilanciamento: questo tubo ha un obiettivo a tripletto molto pesante e, se lo si dispone sulla montatura rispettandone la metà geometrica, tende a cadere in avanti. Non è una questione solo estetica (un tubo montato così è veramente brutto da vedere…) ma anche funzionale, dal momento che osservando oggetti alti sull’orizzonte ci si ritrova con l’oculare molto in basso, pertanto scomodo.

Per ovviare al problema ho montato sulle 2 barre a coda di rondine 2 morsetti con altrettanti contrappesi da 1kg, cosicché il baricentro del tubo ottico torni favorevole.

Il paraluce retrattile è una chicca che permette di contrarre la lunghezza del tubo di ben 200mm; personalmente però avrei preferito delle viti a pomello in luogo dei grani a brugola, così da poterle azionare a mano senza il bisogno di attrezzi.

Un’ultima cosa (che non mi è piaciuta) è l’assenza totale di accessori; non si pretendeva una dotazione “alla giapponese” anni 80 con intere serie di oculari/adattatori/Barlow o quant’altro, ma almeno il cercatore sì!

Una particolarità molto piacevole di questo 5” Apo Tecnosky è la velocità di messa in opera in quanto non mi ha mai dato problemi di termostabilizzazione.

Lo strumento mi è stato consegnato collimato e non ha mai richiesto interventi a tal scopo, tuttavia ho avuto qualche grattacapo dalla vite di blocco della derotazione del focheggiatore: azionandola il focheggiatore di disallineava leggermente. Il focheggiatore è fissato a una flangia con 5 viti di carico disposte a pentagono con la vite di blocco posta in corrispondenza dell’apotema: è bastato invertirla con la vite di carico prelevata dalla posizione opposta e problema è scomparso. Per controllare la corretta assialità del focheggiatore ho utilizzato un collimatore laser che si usa solitamente per i riflettori (Baader laser Colli), verificando che il punto del laser si posizionasse al centro delle lenti.

Sempre parlando di focheggiatore, le manopole principali sono precise ma un po’ dure ma la riduzione 1:10 della terza manopola fa eccellentemente il suo lavoro e la cosa non pesa. Il generoso backfocus si è dimostrato sufficiente per tutti gli accessori foto-visuali del caso, ad eccezione della torretta binoculare che necessita dell’estrattore di fuoco; se invece si pretende di osservare direttamente senza il diagonale è necessario un tubo di prolunga da 50mm di lunghezza.

Un plauso al dispositivo di serraggio per gli accessori da 2”, a ghiera e bloccaggio radiale semplicemente perfetto!

Lo star test ha dimostrato la bontà dell’ottica in quanto non ha mostrato alcuna traccia di aberrazioni degne di nota; il cromatismo è assente anche osservando oggetti da stress test come Venere, Vega o le cuspidi della Luna crescente. Le immagini stellari in intra ed extrafocale sono pressoché identiche, segno di una buona correzione dell’aberrazione sferica mentre non vi sono tracce di astigmatismo. In ogni caso la puntiformità delle stelle è a livelli d’eccellenza così come la figura di Airy.

E’ presente, in un quantitativo fisiologico per un rifrattore aperto a f/7, un accenno di curvatura di campo, che potrebbe essere avvertibile fotografando con grandi sensori (reflex full frame); guarda caso però il costruttore prevede ben 3 spianatori di campo/riduttori di focale (1x, 0.79x e 0.72X, acquistabili a parte) per soddisfare al meglio le possibilità astrofotografiche dello strumento.

 

Venere

Se osservata di giorno Venere appare incisa anche a forte ingrandimento (una volta sono riuscito a ricavare un’osservazione redditizia a 300x in combinazione con un oculare ES da 3 mm), talvolta svelando delle leggere disuniformità di albedo, specie utilizzando filtri verdi. In presenza di cielo notturno Venere abbaglia e sarebbe necessaria una filtratura più consistente; in ogni caso l’osservazione di Venere non ha mai presentato alcun residuo cromatico

 

Luna

Tredici centimetri di diametro possono sembrare pochi ma non lo sono affatto se l’oggetto del contendere è il nostro satellite naturale. Il limite resta il cielo e per discernere i dettagli più impegnativi è richiesto che il seeing sia a livelli d’eccellenza, esattamente come quando si osserva con grandi diametri. Tuttavia un rifrattore da 5” è sempre gestibile (al contrario di riflettori e catadiottrici che pretendono sempre un buon seeing e un acclimatamento senza compromessi) e raramente si resta insoddisfatti dopo un’osservazione lunare.

Iniziamo con la classica osservazione che mostra l’intero disco lunare, con una focale di soli 910 mm lo si ottiene a 113x unitamente a un oculare Vixen LVW-8 che ha un campo apparente di 65°; l’immagine è in assoluto poco utile ma di grande effetto. Per ottenere ingrandimenti maggiori che realmente sono utili per l’osservazione di particolari molto fini mi servo prevalentemente di schemi classici (ortoscopici Abbe, Ploessl e SP) con focali che vanno da 4 a 6.4 mm, oppure unisco focali più lunghe ad una buona Barlow.

In ottime condizioni di seeing si separano i 4 micro – crateri principali all’interno di Plato (il più piccolo ha un diametro inferiore a 2km), la “raffica” di 7 crateri all’interno della piana Deslandres, si separano in microcrateri le “porosità” all’interno di Fracastorus e Beaumont. L’elevato contrasto rende parecchio redditizia l’osservazione delle rimae; escludendo la difficilissima Sheepshanks (che non ho mai neppure cercato con questo strumento) ho individuato qualsiasi rima che ho voluto osservare: Jansen (all’interno nell’omonimo cratere), Hypatia, Burg (insidiosa ma bellissima) Cauchy rima e rupes, Bradley, Hadley, Alphonsuse e Arzachel (queste 2 sono all’interno dei crateri omonimi) la “ragnatela” di Triesnacker, Birt con il domo spaccato, Gartner… Le grandi rimae sebbene non siano traguardi di risoluzione sono fantastiche e ricche di dettagli, in Ariadeus e Hyginus si osserva il fondo, così come nella Vallis Schroeteri e nella rima Petavius. Insomma se si parla di dettagli lunari si potrebbe andare avanti all’infinito!

 

Fig. 5 - Eclisse totale di Luna del Luglio 2018 ripresa al fuoco diretto con una DSLR formato DX
Fig. 5 – Eclisse totale di Luna del Luglio 2018 ripresa al fuoco diretto con una DSLR formato DX

 

 Sole

Per le osservazioni solari sono ricorso a un filtro auto – costruito con apertura 120 mm con elemento filtrante in Astrosolar densità 5. Da sempre il Sole è il terreno di caccia preferito per i rifrattori e anche questo Tecnosky non fa certamente eccezione: la granulazione e sempre osservabile mentre in presenza di macchie solari la finezza dei dettagli è mozzafiato.

Giganti gassosi

Le osservazioni visuali dei principali pianeti del Sistema Solare sono sempre fonte di soddisfazioni; Giove mostra senza problemi le 2 bande equatoriali fittamente perturbate, la Grande Macchia Rossa e le bande temperate non certo senza dettaglio. Saturno addirittura non fa rimpiangere riflettori grandi circa il doppio arrivando a mostrare l’anello A suddiviso in 2 grigi, l’anello B con le componenti outer (bianco) e inner (grigio) e l’anello Velo; di rilievo anche il livello di dettaglio che appare sul disco del pianeta. Gli ingrandimenti più redditizi sono compresi fra 150 e 250x per entrambi i pianeti

 

La prova in pillole

Pregi

  • Prestazioni ottiche elevate
  • Qualità costruttiva
  • Trasportabilità
  • Prezzo concorrenziale

Difetti

  • Peso e bilanciamento
  • Nessun accessorio a corredo

Conclusioni

2500 euro (ai quali va aggiunto un esborso per una montatura adeguata) e ci si porta a casa un apocromatico da 5” decisamente prestante e ben costruito. Se lo ricomprerei? Assolutamente si.

Recensione del rifrattore Tecnosky 130 APO Triplet

Le opinioni di Piergiovanni Salimbeni sul telescopio Tecnosky 130 APO TRIPLET, dotato di un nuovo obiettivo apocromatico. Sarà l’ideale per fotografi e visualisti

Durante l’estate 2010 ho avuto la possibilità di utilizzare questo nuovo rifrattore disponibile sul mercato italiano e nel seguito espongo le mie impressioni sull’uso pratico.

Molto bello il design del nuovo telescopio Tecnosky 130 apo triplet

INTUBAZIONE

Questo telescopio Made in Taiwan è stato realizzato secondo lo schema ottico  di un rifrattore della nota azienda americana TMB. L’ottica è composta da un tripletto che fa uso della fluorite sintetica FK-61, quindi di prestazioni leggermente inferiori al vetro FPL-53 utilizzato nei rifrattori TMB.

Il tubo ottico è d’alluminio, l’opacizzazione interna è buona e si possono notare vari diaframmi, perfettamente circolari, posizionati con molta cura. Il peso si attesta sugli 8kg e per tale motivo consiglio, per lo meno, di utilizzarlo con una EQ6 o simili.

Ho provato ad osservare il cielo di mezzogiorno, guardando da un oculare privo di lenti e ho notato un buon abbattimento delle luci parassite e dei riflessi. Con il metodo del cartoncino, in prima analisi, l’ottica si è rilevata ben collimata.

Il tubo ottico è custodito in una valigetta metallica all’interno della quale ho trovato una coppia di anelli ed un puntatore red dot. Purtroppo gli anelli, seppur robusti e ben dimensionati, non fanno uso di un sistema a sgancio rapido. Ciò crea due problemi: in primis, si dovrà sempre utilizzare  una chiave a brugola per allentare gli anelli e bilanciare il tubo quando si fa uso di accessori pesanti e qualora non si riesca a bilanciare il tubo giocando solo con la lunghezza della barra a coda di rondine tipo Vixen.

Oltre a ciò, ogni volta che si dovrà riporre lo strumento all’interno della valigia col paraluce totalmente ritratto, si dovranno svitare gli anelli per posizionarli vicini al fuocheggiatore. Questa è una piccola svista che suggerirei di eliminare nelle produzioni successive.

Il fuocheggiatore è un valido Crayford da 3 pollici, rotabile di 360° e dotato di varie viti di regolazione, non ho notato blocchi o tensioni e la demoltiplica nell’esemplare da me testato ha svolto egregiamente il proprio dovere sia nelle osservazioni astronomiche ad alto ingrandimento sia nella fase di messa a fuoco fotografica.

STAR TEST

Durante una serata di ottimo seeing ho osservato ad alti ingrandimenti la stella Deneb. Per non interporre un diagonale ho fatto uso di un tubo di prolunga  e mi sono avvalso di un oculare Zeiss Abbe di 4 mm di focale. L’immagine di diffrazione in intra-focale si è rilevata buona, gli anelli erano netti e si poteva notare poca luce diffusa. In extra-focale, la situazione non cambiava, se si eccettua una maggior luce diffusa fra gli anelli.  Riprovando a sfuocare una stella bianca  in una serata contraddistinta da turbolenza, si percepiva una leggerissima tonalità violacea degli anelli  di diffrazione.
Il telescopio mi è parso ben corretto per ciò che concerne l’aberrazione sferica. Anche il punto di fuoco, in proporzione al suo rapporto focale, si è rilevato univoco e sempre facilmente raggiungibile. L’ottica, come già detto, è risultata ben collimata.

OSSERVAZIONE DIURNA

Osservando il panorama terrestre il Tecnosky 130 ha fornito delle immagini nitide e mi è parso anche dotato di un buon contrasto, di poco inferiore a quello che si poteva osservare in un vecchio Takahashi 128 utilizzato per confronto. Ovviamente tale prestazione può variare in base agli oculari utilizzati. Osservando dei fili ad alta tensione a circa 150X non ho  notato alcun residuo cromatico.

La montatura Neq6 si è rilevata adeguata a sostenerne il peso

OSSERVAZIONE ASTRONOMICA

Per questo genere di osservazioni non ho fatto uso di diagonali ma solo di un tubo di prolunga da 31.8 mm e di vari oculari ortoscopici: Zeiss Abbe, Baader Genuine e dei Japan Optik.

Cratere Plato: Ho osservato all’interno 5 craterini interni

Cratere Gassendi: 
con oculare ortoscopico Zeiss Abbe di 4 mm si vedevano le due rime nei pressi del cratere M. Visibile, con difficoltà la parte della rima centrale nei pressi del cratere P.

Rupes Recta: visibile la rima Birt e la bisecazione del domo omonimo, un soggetto abbastanza ostico con i più piccoli rifrattori di 10 cm.

Vallis Alpes: in una notte contraddistinta da una perfetta calma atmosferica ma da condizioni di illuminazione non ottimali, con oculare Baader Genuine di 7mm e Barlow apo 2X si percepiva “a tratti” la difficilissima rima interna.

Residuo cromatico: ad alti ingrandimenti si nota un “impercettibile” alone bluastro. Di fatto, nel mero uso visuale, potrei definire tale strumento come apocromatico. Un confronto con uno Skywatcher 120 Ed Black Diamond ha mostrato una maggior luminosità del telescopio Tecnosky che, a tratti, esibiva nei pressi del Plateau di Tolomeo alcuni micro-dettagli in più, grazie al maggior potere risolutivo. Queste sono tuttavia differenze molto difficili da notare.

Saturno. Ho sempre percepito, durante le varie sessioni osservative la SPR (South Polar Region), le bande temperate e l’ombreggiatura degli anelli sul pianeta. Per gli amanti dei confronti posso confermare che durante una osservazione effettuata anche in presenza del Celestron C9.25, il catadriottico offriva una immagine più luminosa e meno netta, ma grazie al maggior potere risolutivo mostrava alle estremità degli anelli (quasi di taglio) la divisione di Cassini.

Marte: Durante il test il pianeta aveva un diametro di circa 6”. Tuttavia si sono sempre rese visibili le calotte polari ed in certe sere ho potuto spingere gli ingrandimenti fino  a 400x, ottenendo una immagine ancora “ben leggibile” rispetto al C9.25 che mostrava il bordo planetario meno netto, più luminoso e vibrante.

Un confronto con un 120 ED Black Diamond di proprietà dell’amico Federico Caro, ha mostrato, sul pianeta rosso e facendo uso degli stessi oculari (due ortoscopici Baader Genuine Ortho che uso con il mio visore binoculare) una contrasto lievemente maggiore nel telescopio della Sky-Watcher. Questa prestazione potrebbe dipendere, inoltre dalla maggior luminosità  offerta dall’obiettivo di  130mm che pareva affogare un poco i dettagli. Purtroppo non mi è stato possibile fare uso di un filtro ND e non  ho potuto quindi verificare tale supposizione.

 

CIELO PROFONDO

Non sto analizzando certamente un dobson da 40 cm ma pur sempre di un telescopio dotato di un obiettivo da 13 cm. Tuttavia, quando utilizzato sotto cieli poco inquinati, questo telescopio, corredato da un buon diagonale dielettrico da due pollici ed un paio di oculari a grande campo, ha fornito delle piacevoli immagini a grande campo del profondo cielo.

Paragonato ad un vecchio Newton Vixen 150, grazie al contrasto maggiore fornito dal tripletto, il TEcnosky 130 ha  sempre mostrato gli oggetti celesti in maniera più netta. Ho un piacevole ricordo di M57 che appariva come “staccata” dal fondo del cielo. Quando arriveranno in Italia i primi rifrattori da 20 cm a corto fuoco penso che saranno graditi da molti appassionati di questo genere d’osservazioni

un primo piano sul focheggiatore dotato di sistema di demoltiplica

 

USO FOTOGRAFICO

Non posso dare una mia personale considerazione sulle capacità di questo strumento, in primis perché il risultati ottenibili sono direttamente proporzionali alle condizioni del cielo ed alla esperienza del fotografo. Oltre a ciò, non avendo avuto la possibilità di testare lo spianatore di campo mi sono limitato a scattare alcune foto al disco lunare con la mia Canon 5D Mark II, che essendo una reflex digitale da 35mm non consentiva di ottenere foto prive di vignettatura.

Ribadisco che, per il genere di foto che ho scattato, il fuocheggiatore ha dimostrato di reggere alla perfezione il corpo macchina Canon e, assistito dal comodo Live-View 10x, di trovare una messa a fuoco ottimale.

CONCLUSIONI

Ritengo il Tecnosky un valido telescopio per chi non possa ambire ad acquistare strumenti più costosi e performanti. Il buon diametro, il medio rapporto focale e la costruzione meccanica lo rendono adatto sia all’osservazione visuale che alla ripresa fotografica.  Da considerare anche il modello da 115 m, disponibile a una cifra ben inferiore. Consiglio al costruttore di dotare lo strumento di anelli a sgancio rapido.

Recensione del rifrattore Vixen 81 ED

Solo tre lustri or sono gli astrofili alle prime armi intraprendevano le proprie osservazioni con un piccolo rifrattore da 60 mm, talvolta i più fortunati lo rimpiazzavano con un riflettore newtoniano da 114 mm. Il passo successivo era quello di acquistare un rifrattore a lunga focale da 80 mm: il classico 80-1200.

Soltanto gli appassionati più esigenti potevano ambire a uno stupendo rifrattore acromatico da 100 mm, un Newton da 200 mm o uno Schmidt Cassegrain da 203 mm: il classico e insormontabile C8.

In questo periodo, invece, grazie alla commercializzazione di prodotti economici “Made in China” ma anche a causa della totale indifferenza per le osservazioni visuali, i neofiti ambiscono a diametri ben superiori che spesso collegano a sistemi di ripresa digitale sempre più performanti ottenendo delle immagini spettacolari da condividere con i propri amici sul Web.

Osservazione_Solare_9.jpg

Anche in Italia pare sia in atto ciò che gli americani definiscono “aperture fever”, ossia la febbre dell’apertura che convince molti appassionati ad acquistare degli strumenti sempre più grandi per tentare di vedere sempre di più.

Sembrerebbe quindi anacronistico descrivere le prestazioni, nell’uso visuale, di un piccolo rifrattore da poco più di tre pollici di apertura. In realtà questo piccolo telescopio presenta molti lati positivi.

 

Caratteristiche tecniche dichiarate

Sistema ottico

Doppietto ED apocromatico, con trattamento multistrato

Apertura

81mm

Lunghezza focale

625mm

Rapporto Focale

F 7.7

Magnitudine limite

11.3

Potere separatore

1.43″

Diametro del tubo

90mm

Lunghezza del tubo

583

Peso

2.3kg

Diametro focheggiatore

60mm

Dotazione di serie

· Porta oculari 50,8 mm (NOTA: per la messa a fuoco degli oculari da 2″ è necessario l’utilizzo di un diagonale o del tubo di prolunga- accessori opzionali).

· Focheggiatore a doppia velocità

· Anelli

 

Il Vixen ED81S, come tutti i prodotti Made in Japan, presenta una linea classica, essenziale e molto professionale, grazie anche al tubo verniciato di bianco e protetto da un discreto strato di trasparente. Il diametro del tubo ottico è leggermente sovradimensionato rispetto al diametro della lente, l’interno è ben opacizzato e costellato da vari diaframmi (baffling). Non ho notato irregolarità nella loro installazione o difetti nella verniciatura. La cura nell’assemblaggio è alta, sia per i particolari interni sia esternamente.

Il telescopio è abbastanza compatto e il peso del solo tubo ottico si attesta sui 2,3 kg. Installando un Red Dot, un diagonale da 31,8 mm e un oculare ortoscopico non si superano i 2,7 kg.  Il porta oculari accetta accessori da 2” (50.8 mm) anche se in tal caso è necessario sia l’utilizzo di un diagonale che di un tubo prolunga.  Presente di serie  un sistema di anelli con una slitta Vixen integrata.

Osservazione_Solare_10.jpg

Il cercatore è opzionale e, come anticipato, ho deciso di utilizzare un Red Dot Vixen che mi è parso perfetto per uno “strumentino” del genere.

Il sistema di focalizzazione si avvale di un focheggiatore da ben 60 mm dotato di demoltiplica (doppia velocità). Gli appassionati della fotografia potranno eventualmente dotare il Vixen ED81S anche di un riduttore di focale che trasforma il sistema in un F 5.2 (419 mm) un valore certamente più utile nella ripresa astronomica.

Questo rifrattore utilizza dei vetri ED (a bassa dispersione) ed essendo la lunghezza focale pari a 725 mm il rapporto focale risulta pari a F/7.7, un valore che ben si presta all’osservazione visuale e che dovrebbe fornir, grazie al doppietto ED,  un contenimento dell’aberrazione cromatica migliore di quello di un lungo rifrattore acromatico F/15.  Controllando la sua collimazione con il Cheshire l’obiettivo è risultato perfettamente centrato.

Star Test

Lo star test ha confermato le buone prestazioni di questo rifrattore giapponese. Le immagini di diffrazione intrafocali ed extrafocale sono apparse quasi identiche, con il disco Airy circolare e circondato da un paio di anelli con una luminosità ben uniforme. Ottimo anche lo snap test.

Prova sul campo

Osservazione lunare

Nel mese di maggio ho osservato spesso la superficie lunare, traendone ottime impressioni. In proporzione al suo diametro le immagini sono nitide, contrastate e senza aberrazione cromatica. La Rima Birt, una struttura lunare che molti autori suggeriscono di osservare con uno strumento di almeno dieci centimetri, è visibile senza particolari problemi. Anche la Rima Alphonsus si nota con facilità nelle serate contraddistinte da un ottimo seeing, lo stesso dicasi per i vari DHC (Dark Halo Craters presenti sul fondo dell’omonimo cratere. 
I domi di Hortensius, invece, formano un bel quadretto: grazie ad un seeing favorevole sono stato in grado di percepire, a trecento ingrandimenti, il cono vulcanico di queste strutture geologiche molto affascinanti.
Uno fra i miei crateri preferiti è il cratere Gassendi, che nel corso degli anni ho osservato con vari telescopi, grazie al Vixen ED 81 ho potuto constatare che anche un semplice rifrattore da ottanta millimetri mostra la maggior parte delle strutture interne comprese le diramazioni principali delle rime lunari. Come appassionato dello studio dei domi lunari ho provato a osservare quello situato nei pressi del cratere Cassini, riuscendo nell’impresa.

Quest’oculare ha mostrato di funzionare molto bene con i miei oculari Takahashi LE e HI-LE senza mostrare evidenti cromatismi.

 Osservazione_Solare_11.jpg

Per ciò che concerne l’osservazione planetaria è ovvio attendersi prestazioni limitate al suo piccolo diametro, tuttavia, grazie all’alto contrasto fornito da questa lente ED e all’assenza di ostruzione le immagini del pianeta Giove si sono rilevate spesso ben leggibili, oltre che esteticamente gradevoli.

Il pianeta gassoso ha mostrato la maggior parte delle strutture atmosferiche, NEB, SEB, STB, NTB, NTTB, SPR, GRM e qualche festone. Ovviamente non fornisce le prestazioni di un performante telescopio a rifrazione da 130 mm, tuttavia, ritengo sia in grado di rivaleggiare con uno strumento ostruito da 120 – 130 mm di diametro.

Un altro campo dove questi piccoli rifrattori eccellono è proprio l’osservazione solare, sia in luce bianca sia in H-alpha. Durante il mese di giugno 2014 ho osservato la nostra stella avvalendomi di un prisma di Herschel e in seguito dei nuovi oculari DayStar Quark. Inutile dire che tutte le strutture visibili sono tranquillamente osservabili in questo performante rifrattore, dalla granulazione, alle facole, alle macchie solari, ai pori sino ai ponti di luce e alle protuberanze.

Osservazione terrestre

Amando le osservazioni terrestri e il birdwatching ho utilizzato il Vixen ED 81 anche in questi campi. Tralasciando il peso e l’ingombro, superiore a un classico fieldscope da 80-85 mm, mi sono divertito a compararlo con un performante Kowa -883. Seppur il Kowa possedesse una nitidezza e un contrasto maggiore, il rifrattore Vixen ha dimostrato di fornire immagini molto particolareggiate sia del piumaggio dei rapaci sia del paesaggio. La tonalità dei colori non è perfettamente neutra ma calda, ed è possibile superare agevolmente il “muro” dei cento ingrandimenti quando il seeing lo consente, grazie alla possibilità di utilizzare gli oculari astronomici.

 Lo zoom Vixen 8-24 al Lantanio, seppur possieda uno scarso campo di vista, è valido anche in questo genere di osservazioni.

In sintesi

Il Vixen 81ED mi è parso un eccellente rifrattore per gli osservatori visuali che magari già possiedono uno strumento di maggiore diametro a cui vogliono affiancare uno strumento meno impegnativo ma di buona fattura, oppure un eccellente telescopio per chi vuole addentrarsi nel mondo dell’osservazione astronomica con uno strumento piccolo ma di alta qualità. Le immagini mantengono una buona nitidezza sino a duecento ingrandimenti, forse qualcosa in più osservando la superficie lunare, mentre il residuo cromatico è in sostanza invisibile nella maggior parte delle condizioni osservative.

 Ringrazio SkyPoint srl (www.skypoint.it)per aver fornito l’esemplare oggetto di questo test.

Recensione del rifrattore TAL 125 APOLAR

Un telescopio con uno schema ottico molto caratteristico, dotati di ben sei elementi acromatici che fornisce una resa visuale apocromatica

Sino al 2010 la nota azienda russa Novosibirsk Instrument proponeva in listino due sistemi a rifrazione acromatici: il Tal 100RS ed il Tal 125 R. Successivamente fu presentato il rifrattore TAL APOLAR 125 APO che sin dall’inizio pareva presentare delle caratteristiche tecniche molto interessanti. Personalmente, avendo posseduto tre esemplari di rifrattori russi nel corso degli anni ero molto, molto curioso di vagliarne le reali potenzialità.

Caratteristiche tecniche dichiarati dalla Casa Madre

Diametro della lente 125mm
Lunghezza focale 940mm
Rapporto focale 7.5
Potere risolutivo 1″
Magnitudine stellare 12
Focheggiatore Crayford (2″ e 31.8)
Lunghezza del tubo 1150mm
Peso OTA Kg.8
Costruttore Novosibirsk Instrument -www.npzoptics.ru
Prezzo (Ottobre 2012) 1790 euro- Promozione Tecnosky 1650 euro
Il Tal APOLar 125 APO

 

TUBO OTTICO

visibile il sistema di sgancio rapido degli anelli: spartano ma efficace.
Ecco l’ ottimo cercatore 6×30, nell’esemplare oggetto del test non era presente il piccolo paraluce nero estraibile.

I progettisti russi hanno badato molto alla sostanza e poco ai vezzi estetici. il tubo del TAL APOLAR 125 APO è in comunissimo ferro come ho potuto appurare utilizzando una semplice calamita. Il peso dell’ottica intubata è pari a circa 8kg. Il paraluce, anch’esso dotato di micro-diaframmi, è composto di materiale metallico. E’ estraibile con facilità grazie a delle piccole viti che ne agevolano il fissaggio.

Il rifrattore è lungo alla minima estensione 115mm, per semplificarne il trasporto gli anelli che sostengono il tubo alla montatura hanno integrata una comoda maniglia per il trasporto e per tutte le operazioni di installazione.

Non è presente, di serie, una slitta per l’aggancio alle teste astronomiche, personalmente ho utilizzato una comune slitta Geoptik con passo Vixen.. Il sistema di aggangio e sgancio, in stile vintage è molto valido: due manopole con integrata una vite per un fissaggio ancora più efficace.

Il cercatore 6×30 possiede una buona qualità ottica. L’interno del tubo è composto da vari diaframmi ed è, oltretutto, perfettamente opacizzato. Quella del TAL APOLAR 120 APO e’ una delle migliori opacizzazioni che io abbia visto in un telescopio in tale fascia di prezzo.

All’interno della robusta cassa di legno del telescopio oggetto del test non ho trovato altri accessori, non so quindi se anche per il TAL APOLAR 125 APOl’azienda russa abbia previsto un paio di oculari ed un diagonale a specchio da 31.8mm similmente al TAL 100RS e al TAL 125R.

un particolare sul focheggiatore del Tal 125 Apolar

Il focheggiatore Crayford è privo di demoltiplicazione, lo definirei un sistema di focalizzazione senza infamia ne lode. Svolge il suo compito nelle mere osservazioni visuali (diagonale da 31.8mm + oculare ortoscopico) mostra, talvolta, i suoi limiti nella ripresa fotografica o quando si fa uso di accessori molto pesanti. Esistono ovviamente dei grani di regolazioni e due viti per il fissaggio del punto di messa a fuoco. In parte è possibile raggiungere una buona taratura, tuttavia o si sente spesso l’esigenza di equipaggiarlo con un focheggiatore di più alto pregio.

Il diagonale a specchio e l’oculare 25mm TAL

SCHEMA OTTICO

Un primo piano sulla lente frontale del TAL 125 APOLAR

Lo schema ottico del TAL APOLAR 125 APO è molto interessante. E’stato registrato nel Giugno del 2006 con il seguente numero (nr PCT/RU2007/000305) ed il suo brevetto è visibile su Patentscope. I suoi inventori sono Lev Valterovich, Anatoliy Stepanovich, Sergey Urevich. Viene espressamente definito come ” APOCHROMATIC OBJECTIVE LENS”

L’idea di creare un telescopio apocromatico facendo uso di comuni vetri acromatici non è nuova. Se ne discuteva già negli anni 50, tuttavia, negli Anni 70 McCarthy and Wynne, crearono uno schema simile, anche se, ad onor del vero, non era totalmente scevro da tracce di aberrazione cromatica.

Disponibile in rete è anche presente un interessante lavoro firmato da Roman Duplov che descrive un sistema apocromatico molto simile a quello che compone il TAL APOLAR 125 APO: I più curiosi fra i lettori potranno leggere maggiori informazioni qui 

Lo schema ottico è composto, come visibile nel disegno qui sopra, da 6 elementi, tutti acromatici. Non è utilizzato infatti, nessu elemento “a bassa dispersione” Questi sono i fattori di dispersione degli elementi citati nel brevetto registrato. 1.45 1<1.55, 1.65 2<1.75, 50< F(1)<60, 30<F(2)<40 .
Presumo sia stato utilizzato del semplice e comune vetro crown BK7 e flint F2.

Il TAL APOLAR 125 APO è composto, frontalmente, da una lente singola bincovessa, a circa metà del percorso ottico è presente un tripletto (lente biconvessa+ lente concava+ menisco positivo) dalle dimensioni contenute, infine, nei pressi del focheggiatore, è stato inserito un doppietto (lente concava e convessa)che dovrebbe fungere da spianatore di campo.

Nei pressi della lente frontale sono presenti delle viti di regolazione con sistema push and pull.

La sua apertura è pari a 125mm, la lunghezza focale è di 940mm. Possiede quindi un rapporto focale pari a F 7.5.

Personalmente vista la solidità del tubo ottico è la relativa semplicità e compattezza degli elementi interni coinvolti, dovrebbe essere alquanto improbabile scollimare le componenti più piccole.

I tecnici della Novosibirsk hanno deciso di creare uno schema molto interessato, molto più economico da realizzare che è in grado di consentire sia la ripresa fotografica che l’osservazione visuale.

Il logo TAL è stato creato facendo uso di un semplice adesivo, posto prima dello strato di vernice neutra.

Utilizzo fotografico

Una prova un po’ estrema: sole laterale e forte riflesso sull’antenna televisiva. Questo è un test molto selettivo anche per le ottiche più pregiate. Lo scatto e’ stato effettuato con una Canon 5 D MARK II. Essendo un sensore da 35mm si nota un poco di vignettatura ai bordi del fotogramma. L’immagine e’originale ed e’stata solo ridimensionata a 1000 px.

Un fattore di scelta verso tale strumento potrebbe essere la sua vocazione fotografica. Di fatto, grazie al suo schema ottico il TAL 125 APOLAR APO entra di diritto nel settore dei rifrattor a campo spianato. Pur consapevole che la sua resa sia migliore con un classico formato APS-C o APS-N. ho voluto testare la sua resa ottica con la mia reflex digitale 35mm Canon 5D MARK II. Le immagini non hanno alcuna velleità estetica. Sono dei semplici fotogrammi singoli, scattati con il mero scopo di mostrare la resa di questo telescopio

un ritaglio del formato originale del fotogramma ottenuto con la canon 5d Mark Ii. Si nota, in questa situazione “al limite” un poco di aberrazione cromatica. Il frame e’originale, senza elaborazione .

In tale frangente ho anche appurato una minima vignettatura con il sensore Full Frame che è oltretutto facilmente correggibile in post-produzione cosi come un quel poco di aberrazione cromatica che talvolta si evidenzia nelle situazione più estreme.

Un’altra ripresa in condizioni di illuminazione più favorevoli. Si nota al centro del fotogramma, una buona correzione cromatica.
Ritaglio del fotogramma originale. In questo caso l’aberrazione cromatica e ‘quasi impercettibile.
scatto singolo. Canon 5 D MARK II 1/200 400 ISO _ fotogramma originale senza elaborazione
Scatto singolo, Canon 5 D MARK II a 6400 ISO 4 secondi di posa -Fotogramma originale senza elaborazione
fotogramma originale. E’ stato solo ridimensionato a 1000 px.

SCARICA IL FILE ORIGINALE DELLE PLEAIDI FORMATO RAW

Nota bene. Per visualizzare il file in formato RAW è necessario possedere Canon Digital Photo Professional, oppure la versione di Camera Raw per Photoshop CS che è compatibile con i files generati dalla Canon 5 D MARK II.

OSSERVAZIONE ASTRONOMICA

Ho utilizzato il TAL APOLAR 125 su due supporti differenti: una Vixen Great Polaris con treppiede in legno, ove le vibrazioni, a 200X, si assestano in meno di tre secondi, una Synta NEQ6 con treppiede Berlebach ove le vibrazioni sono praticamente irrisorie.

Durante il test ho fatto uso di oculari ortoscopi Baader Genuine Ortho, degli Zeiss Abbe prima serie e di qualche oculare moncentrico TMB. Mi sono principalmente occupato delle osservazioni lunari e planetarie. Spesso ho utilizzato un visore binoculare Baader.

Le immagini stellari a fuoco, a oltre 200X, sono perfette, con un bellissimo disco di Airy, anche le immagini intra ed extra focale lasciano trasparire la buona qualità di questo schema ottico. Il telescopio è risultato perfettamente centrato, grazie anche all’intervento del proprietario di Tecnosky che ha provveduto a controllarlo al banco ottico prima della spedizione.

una semplice Vixen Great Polaris e’ in grado di svolgere il proprio compito alla perfezione

Venere: Durante il mese di Ottobre, all’alba, ho avuto modo di osservare il pianeta Venere. Utilizzando gli oculari monocentrici TMB il TAL APOLAR 125APOha mostrato una perfetta apocromaticità visuale. Attraverso un oculare multi-lente cinese definito “Planetary” si potevano notare un po’ di colore spuro. Ciò era imputabile agli oculari di fattura economica che spesso possono falsare le reali prestazioni di uno strumento.

Giove: Il pianeta gassoso durante una favorevole settima durante il mese di Ottobre ha mostrato decine di dettagli. SEB, STB, NEB, NTB, NNTB, la Grande Macchia Rossa, vari festoni, barges e la proiezione delle ombre dei satelli medicei sull’atmosfera. La resa era tutto sommato paragonabile a quella dello Sky Watcher 120ED che uso come riferimento, lieve luminosità a parte.
Ritenevo che uno schema ottico con tutti questi elementi mostrasse un evidente calo di nitidezza, rispetto ad un semplice doppietto. in realtà, il pregio del campo piatto è superiore alla minima differenza di luminosità e contrasto che si nota paragonandolo con il classico doppietto ED Cinese che non è cosi performante nella ripresa fotografica.

Luna: ho avuto modo, nell’arco dei vari mesi di osservare spesso la luna attraverso il TAL APOLAR 125 APO. Posso confermare che, nei limiti del suo potere risolutivo, fornisce delle immagini lunari molto contrastate con una buona resa cromatica della superficie selenica. Sempre visibili le rime di Alphonsus, o la rima Birt con i suoi tre domi bisecati. Ho osservato spesso e con piacere anche l’hummocky material all’interno del cratere Ptolemaus e dei micro-crateri che costellavano il plateau di Fracastorius, 4-5 crateri all’interno di Plato, la sommita craterica dei vari domi di Hortensius e cosi via.

Cielo profondo. 

Il campo spianato è utile non solo nella ripresa fotografica, ma anche nell ‘osservazioni del cielo profondo dove fornisce delle immagini degli ammassi stellari molto puntiformi con un campo corretto sino al bordo. Molto bello il Doppio Ammasso di Perseo, cosi come i molteplici ammassi stellari presenti in Cassiopea ed Auriga.

 

SUGGERIMENTI E CRITICHE

Un telescopio con velleità principalmente da astrografo dovrebbe badare maggiormente al sistema di focalizzazione. Mi auguro che i russi, provvederanno a tale problema. In ogni modo, visto il modico prezzo per uno schema similel non penso sia una particolare esborso per un eventuale acquirente l’acquisto di un focheggiatore più performante. Non sarebbe male se, i russi badassero maggiormente alla qualità delle rifiniture, la concorrenza è molto agguerrita e molti appassionati scelgono, spesso e volentieri, lo strumento anche per il fascino estetico che esso emana. C’è da dire, in ogni modo che la linea del TAL , cosi pura e spartana potrebbe accendere i cuori di molti appassionati.

IN SINTESI 

Ad una cifra simile a quella proferita per acquistare un semplice rifrattore da 120mm con doppietto ED e campo curvo, si è in grado di acquistare un buon astrografo, che consente, grazie alla buona qualità ottica di sfoderare delle ottime immagini anche nella osservazioni di luna, pianeti e del cielo profondo.

Il telescopio ha dimostrato una perfetta apocromaticità nell’osservazione visuale, si nota, in fase di ripresa fotografica, una lieve aberrazione cromatica, tale da non farmi giudicare perfettamente apocromatico questo schema atipico composto da sei lenti acromatiche.

Ricordo, in ogni modo, che un pregiato un astrografo da 120mm è solitamente compreso in una fascia di prezzo che parte dai 2500-3000 sino a raggiungere, spesso cifre proibitive. Un plauso quindi all’azienda russa che ha commercializzato questo rifrattore.

 

NOTE

Si ringrazia Tecnosky srl (Felizzano – AL) per aver messo a disposizione l’esemplare testato.

Per un approfondimento consiglio di leggere i seguenti testi

C. G. Wynne, “Secondary spectrum correction with normal glasses,” Opt. Commun.
21, 419–424 (1977).
3. C. G. Wynne, “A comprehensive first-order theory of chromatic aberration Secondary
spectrum correction without special glasses,” Opt. Acta 25, 627–636 (1978)