Sfida: sei telescopi per l’osservatore lunare

In questi ultimi mesi dell’anno molti astrofili alle prime armi mi hanno chiesto quale configurazione ottica fosse più adatta alle osservazioni lunari.
Dopo qualche indugio ho deciso di scrivere questo articolo, pur consapevole di dover, per forza di cose, addentrarmi in un settore alquanto delicato.
Già il mero titolo potrebbe destare perplessità: a rigor di logica, infatti, sembrerebbe oltremodo presuntuoso consigliare quale sia il migliore strumento per l’osservazione del nostro satellite naturale poiché esistono molti fattori che influenzano la scelta e le potenzialità di un telescopio come il costo, la bontà dell’ottica, il sito osservativo, il seeing, l’acuità visiva, gli oculari, l’esperienza ed altro.

Oltre ai sopraccitati, sussistono inoltre dei limiti di budget soggettivi: non tutti, infatti, possono concedersi l’acquisto di un rifrattore apocromatico da quindici centimetri o di un Cassegrain da quaranta centimetri, per questo ed altri motivi ho deciso di testare degli strumenti compresi in una fascia di prezzo che considero adeguata sia per l’astrofilo alle prime armi che per quello esperto.

 

Quale strumento scegliere?

Trentacinque anni or sono l’appassionato osservatore lunare, al momento dell’acquisto, poteva scegliere tra poche configurazioni ottiche. Usualmente, dopo aver considerato il rapporto prezzo- prestazioni la scelta pendeva verso il classico strumento a lente da sei centimetri .
A quei tempi, dove le Web Cam, le camere CCD, il GPS ed altre tecnologie erano un mero sogno, i possessori di un rifrattore acromatico da dieci centimetri o di uno Schmidt Cassegrain da venti centimetri erano invidiati e assediati da amici “meno otticamente dotati” per assaporare le potenzialità dei loro strumenti di lusso.
Attualmente il contenimento dei costi di produzione (del made in China) e la meccanizzazione delle fasi costruttive, hanno concesso la creazione di strumenti dalle varie configurazioni e dagli ampi diametri a un prezzo accessibile seppur contro un lieve sacrificio. Purtroppo o per fortuna i nostri fratelli d’oltreoceano posso ancora godere di prezzi inferiori a quelli stabiliti sul mercato italiano, ma questi sono problemi che dovrebbe trattare un economista ed ahimè io non lo sono.

Tralasciando le velate polemiche consiglierei all’astrofilo prima di acquistare il suo primo strumento di verificare, oltre al prezzo di acquisto, anche la configurazione che reputa ottimale per le sue osservazioni.

In questa fotografia sono visibili due esemplari del noto rifrattore apocromatico alla fluorite Takahashi FS128, uno è di mia proprietà, l’altro è dell’amico Federico Caro. Per molti astrofili sono considerati, ancora adesso, tra i migliori strumenti per l’osservazione lunare e planetaria

Sfatare i luoghi comuni

La fama dei rifrattori apocromatici può essere vera solo se la si giudica in base ad esigenze che reputo soggettive: l’alto costo, infatti, non permette a tutti gli astrofili l’acquisto di uno di questi stupendi strumenti ed eccettuando i “piccoli rifrattori compatti, un apocromatico da quindici centimetri è trasportabile con alcune difficoltà: se amate le immagini contrastate e la loro purezza vi consiglio di acquistare senza indugio uno di questi telescopi a lente, ma a volte uno strumento più compatto e ostruito può darvi delle grandi soddisfazioni, offrendovi al contempo un’ottima trasportabilità e un notevole risparmio economico.
Oltretutto l’alto contrasto della superficie lunare concede l’utilizzo di strumenti che presentino anche un’ ostruzione alquanto pronunciata, similmente ai classici Schmidt Cassegrain commerciali.
Durante il corso degli anni ho avuto la possibilità di confrontare molti telescopi, dalle configurazioni completamente diverse l’uno dall’altra e la conclusione alla quale sono giunto è che le prestazioni sono direttamente proporzionali alla qualità ottica e non alla mera configurazione ma soprattutto dipendono dall’acuità visiva dell’osservatore.
Un telescopio riflettore con delle ottiche lavorate in maniera eccelsa sarà migliore di un rifrattore commerciale, ma non dimentichiamo che un astrofilo esperto sarà in grado di discernere i domi a basso profilo anche in un telescopio da otto centimetri, un neofita, invece, incontrerà enormi difficoltà pur osservando con un Netwon a bassa ostruzione da venti centimetri. Consiglio sempre più’ alle “giovani leve” che si dedicano soltanto all’astrofotografia di migliorare la loro esperienza visiva perché è un valore aggiunto anche per conoscere, molto bene, ciò’ che fotografano….inutile stupire con foto mozzafiato della superficie lunare se non si conosce il nome, le caratteristiche e l’origine geologica delle strutture fotografate.

Mia moglie e un telescopio che ho amato e che avrei voluto potesse partecipare alla prova: Il Maksutov Meade da 7″, nella versione solo OTA e senza contrappeso interno. Peccato averlo venduto cinque anni fa.

Nessuno sa meglio di voi quale strumento possa soddisfarvi: non fatevi influenzare dagli improbabili slogan pubblicitari che garantiscono i mille ingrandimenti per un centoquattordici millimetri o dalle enfatiche e logorroiche discussioni che intercorrono spesso fra astrofili, al massimo ponderate le varie scelte e tenetevi informati leggendo articoli sulle riviste specializzate e magari qui su astrotest.it e binomania.it

Ritengo, oltretutto, che la miglior scelta sia di confrontare alcuni telescopi durante una stessa sessione osservativa, similmente ai test oggetto di questo articolo organizzato proprio per non dare adito ad incertezze. Di fatto un newtoniano da venticinque centimetri potrebbe dare prestazioni più brillanti rispetto ai rifrattori apocromatici sopraccitati in una serata dal seeing perfetto ma se non potessimo confrontarli nello stesso istante, sarebbe azzardato giudicare le loro peculiarità.
Se un nostro conoscente avesse osservato all’interno di uno Schmidt Cassegrain da ventitré centimetri in una serata vellutata di due anni fa forse non avrebbe mai acquistato il suo rifrattore da dieci centimetri e se io avessi tentato l’osservazione della Luna con un Cassegrain da trenta centimetri in una serata dal seeing pessimo, mi sarei senza dubbio orientato verso un rifrattore da otto centimetri.

La sfida

Dopo una lunga premessa, sono finalmente giunto a descrivere la prova comparativa effettuata. Ho analizzato sei telescopi in due serate diverse: una dal seeing ottimale e una con un seeing alquanto pessimo.

Gli strumenti

Gli strumenti oggetto della sfida sono: due Schmidt Cassegrain corrispettivamente di venti e di ventitré centimetri. (C8 e C9 1/4) un Maksutov Cassegrain da quindici centimetri, un rifrattore acromatico da dieci centimetri, un vetusto ma ancora performante Maksutov Netwon da quindici centimetri e un blasonato rifrattore apocromatico da 128 mm di diametro. La prova riguarderà unicamente le prestazioni ottenute osservando in visuale: non saranno oggetto di questa prova la montatura , la motorizzazione ed altro. Ho utilizzato per tutti gli strumenti gli stessi accessori ( oculari ortoscopici Baader, Takahashi, Circle-T e Oculare Docter 12.5 mm UWA)

Gli strumenti sono stati collimati nell’arco della sessione osservativa per trarre da essi il massimo delle prestazioni. Analizzerò’ solo la resa ottica con la speranza di aver osservato in strumenti che rappresentano la media della produzione commerciale attuale.

Il vecchio ma tutt'oggi performante Maksutov Cassegrain Intes MK-66, è un valido strumento per l'osservazione lunare
Il vecchio ma tutt’oggi performante Maksutov Cassegrain Intes MK-66, è un valido strumento per l’osservazione lunare

La location

Il sito scelto per l’osservazione è posto a 510 metri sul livello del mare. Hanno partecipato un paio di amici esperti visualisti e un ristretto gruppo di “curiosi”.

La preparazione

La serata presentava un seeing ottimo che ho stimato per tutta la durata dell’osservazione del secondo grado della scala di Antoniadi. Ho subito notato come gli inesperti stimassero le prestazioni dei telescopi dalla grandezza dei loro tubi: se avessi fatto vedere loro un Dobson lavorato ad un lambda ed aperto ad f/4 avrebbero sicuramente predetto delle prestazioni eccezionali.
Gli astrofili esperti, invece, stavano pregustando mentalmente le prestazioni del Takahashi FS 128 mentre il proprietario del Makustov Newton velava sorrisini di soddisfazione per l’interesse destato da alcuni astrofili verso questa configurazione ottica.

Le prime impressioni

Il Takahashi FS 128 alla fluorite ha mostrato immagini da manuale: la superficie lunare era contrastatissima e le differenze di albedo incredibilmente incise. Il fondo cielo appariva di un nero cupo e non ho avuto problemi di perdita nella definizione dell’immagine pur raggiungendo i quattrocento ingrandimenti ( solo un ovvio calo di luminosità).
I due Schmidt Cassegrain, teoricamente, avrebbero dovuto fornire delle prestazioni quasi identiche, ma il ventitré centimetri (che spesso mi ha stupito nel corso degli anni) forse grazie alla sua famosa configurazione del primario ha rivelato un contrasto superiore rispetto allo strumento da otto pollici. L’ottima serata e il seeing perfetto mi hanno concesso di osservare micro-dettagli non presenti nel seppur ottimo Atlas of the Moon di Antonin Rukl e non visibili nell’apocromatico da tredici centimetri.

La mia secondogenita Ester e il rifrattore Takahashi FS 128, perfetto per le osservazioni in alta risoluzione

In alcuni istanti agli osservatori esperti è parso di sorvolare letteralmente i crateri piroclastici di Alphonsus , lo spettacolo era accompagnato da una micro turbolenza che rendeva ancor più suggestiva l’immagine. Sarebbe stato interessante testare lo Schmidt Cassegrain da ventitré centimetri con il Meade Maksutov 178: purtroppo l’ho venduto anni fa all’amico Guido De Gaetano, magari quando testeremo altri strumenti, si potrà fare questa sfida.

Per ciò che concerne i due telescopi russi (ormai fuori produzione) devo confermare la ormai nota bontà delle loro ottiche: il Maksutov Newton da quindici centimetri era in grado di rivaleggiare con l’apocromatico, lo Schmidt Cassegrain da venti, favorito anche dalla calma atmosferica svelava qualche dettaglio in più rispetto al Maksutov Cassegrain da quindici centimetri ma i dettagli lunare erano meno nitidi e contrastati. Le considerazioni appena esposte possono valere in linea generale per le impressioni avute tra gli osservatori esperti.

I “curiosi” invece, hanno mostrato una difficoltà maggiore soprattutto nell’ osservazione dei micro-dettagli e nella capacità di percepire particolari fini quando il seeing degenerava per qualche minuto. Mediamente, hanno apprezzato molto di più il contrasto dei rifrattori che non la maggior risoluzione degli specchi. Durante il corso della serata , insegnando loro una valida metodologia, sono stati in grado di migliorare la loro capacità di osservativa. Come ben sapete,però, osservatori si diventa dopo ore ed ore al telescopio e non basta di certo un rifrattore apocromatico da tredici centimetri a trasformare un osservatore occasionale in un cacciatore di domi e di impercettibili rime lunari.

Telescopi misti o a rifrazione? Beh, io prediligerò’ sempre le lenti, poi esistono, ovviamente, i compromessi, e il Celestron C8 è un ottimo compromesso, almeno per le osservazioni lunari

Seconda serata osservativa con seeing scarso

Ho voluto testare gli strumenti in una serata dal seeing pessimo, proprio per verificare le prestazioni degli strumenti in condizione al limite.
I problemi principali che sono immediatamente balzati all’occhio degli osservatori sono stati i seguenti:
Difficoltà di ambientamento dei due Maksutov russi con un punto a sfavore per il Maksutov Newton che, seppur provvisto di ventola, ci ha costretto a posticipare le osservazione di un’altra mezz’ora. Lo Schmidt Cassegrain da ventitré centimetri si è ambientato quasi un’ora prima. Avrei ovviamente potuto usare il sistema di raffreddamento Geoptik che possiedo da anni, ma volevo essere sportivo e non usare trucchetti.

Impossibilità di percepire i dettagli più fini con i due Schmidt Cassegrain a causa della turbolenza che inficiava le immagini.
Questa circostanza mi permette di aprire una breve parentesi riguardo alla ormai datata diatriba fra rifrattoristi e possessori di strumenti a specchio. Solitamente il proprietario di un rifrattore da dieci o da tredici centimetri afferma di aver optato per l’acquisto di uno strumento a lente proprio per la sua capacità di essere utilizzato anche sotto pessime condizioni di seeing. Cercherò’ ora di porre alcune precisazioni teoriche ma soprattutto pratiche:, è risaputo che un ottimo rifrattore possieda un contrasto migliore degli strumenti a specchio , oltretutto in un rifrattore ad esempio da dieci centimetri in presenza di forte turbolenza si vedrà meglio ma non si vedrà affatto di più. La questione quindi è meramente soggettiva: se ambite a percepire i più’ fini micro-dettagli lunari, investite sul diametro, se amate percepire una immagine poetica e contrasta come un filo d’acciaio adagiato sopra un velluto nero, acquistate uno strumento a rifrazione.

Le prestazioni con cattivo seeing

Dopo aver risolto il problema dell’ambientamento termico ho cominciato a porre l’occhio all’oculare per stabilire quale tra gli strumenti oggetto della prova fornisse la miglior immagine:anche in questo caso il Takahashi FS 128 risultava nuovamente il vincitore sia per il contrasto, sia per la tranquillità dell’immagine, in più la minuziosa lavorazione dell’ intubazione e i diaframmi interni mostravano una scarsa sensibilità alle variazioni termiche avvenute con il passare del tempo. Il costo proibitivo però rafforzato dall’ingombro e dall’obbligatoria presenza di una montatura pesante ed impegnativa mi ha anche fatto apprezzare il vecchio acromatico da 10 centimetri rilevatosi molto più pratico da ambientare e da utilizzare. Chi potesse spendere una cifra superiore potrebbe vagliare l’acquisto di un apocromatico da dieci centimetri, che manterrebbe le doti appena citata intensificate dall’ottima bontà ottica.

Tra gli strumenti a specchio quello che risentiva meno degli effetti della turbolenza è stato il Maksutov Cassegrain. un perfetto mix tra diametro, contrasto e ostruzione.
Soprattutto in queste condizioni meteorologiche l’esperienza è stata fondamentale: gli osservatori più abili sfruttando i rari momenti di calma sono stati in grado di percepire dettagli impossibili agli occhi degli osservatori inesperti, (es: dettagli superficiali dei domi nei pressi di Birt, micro-crateri all’interno di Plato) anche quando utilizzavano strumenti teoricamente più performanti ed insensibili alla turbolenza( rifrattore da 128 mm e 102 mm)

Gli astrofili negli “Anta” come me, si ricorderanno senz’altro dei Maksutov Newton della Intes Micro che- ambientazione termica a parte – si è dimostrato in grado di rivaleggiare con rifrattori apocromatico dal diametro di poco inferiore

 

 

 

 

 

 

Suggerimenti per il futuro osservatore lunare

Dovendo giungere a una conclusione posso affermare che:
l’osservatore esperto è in grado di ottenere il meglio dal proprio strumento qualunque esso sia con un seeing ottimo che scadente rispetto a un osservatore poco pratico,ergo: meno ore davanti a Notebook e CCD e osservate, osservate, osservate!

In linea generale quindi a parità di strumentazione, conta tantissimo l’esperienza e l’aquità visiva.

Da un punto di vista prettamente strumentale, consiglio come primo acquisto, un rifrattore acromatico da dieci centimetri o il classico Sky-Watcher 120 ED. I rifrattori da 4 e 5 pollici sono degli strumenti tutto-sommato economici ma che grazie alla loro grande capacità di ambientarsi rapidamente, di essere poco sensibili alla turbolenza offrono quasi sempre immagini contrastati e riposanti. Ponete in questo caso un occhio di riguardo alla casa produttrice e all’aberrazione cromatica. Anche un Maksutov Cassegrain da 150 – 180 mm potrebbe essere un ottimo compromesso tra la compattezza del tubo e il contrasto delle immagini, soprattutto se si osserva da zone di campagna o in pianura dove la turbolenza è limitata rispetto alle zone montane o in riva al mare.
Per chi potesse investire qualche centinaia di euro in più, consiglierei un Newton artigianale con una ostruzione del venti percento oppure un bel Maksutov Netwon da 150 mm – 178 mm , (da reperire sul mercato dell’usato) limitato unicamente dalla sua scarsa propensione all’adattamento termico in condizione critiche.

Forse i vecchi acromatici Vixen 102, saranno un po' anacronistici e surclassati dai nuovi Ed cinesi, tuttavia, la loro costruzione e lavorazione è ancora eccellente e seppur presentino un po' di aberrazione cromatica sono dei grab and go, perfetti per l'osservazione lunare.
Forse i vecchi acromatici Vixen 102, saranno un po’ anacronistici e surclassati dai nuovi Ed cinesi, tuttavia, la loro costruzione e lavorazione è ancora eccellente e seppur presentino un po’ di aberrazione cromatica sono dei grab and go, perfetti per l’osservazione lunare.

Gli Schmidt Cassegrain oggetto della comparazione sono, invece, utili all’astrofilo che desidera affrontare anche le osservazioni del cielo profondo, il loro maggior pregio è la compattezza unita alla discreta capacità risolutiva, i loro maggior difetti, sono la forte ostruzione (0.34 in media) e lo spostamento dello specchio primario in fase di messa a fuoco. In loro aiuto vengono, però, le più’ recenti torrette binoculari che offrono delle immagini meravigliose della superficie lunare, aiutando anche il sistema occhio-cervello a percepire dettagli nel mare agitato della turbolenza atmosferica.

Due mie esemplari di Celestron C8 che usato spesso negli anni passati per osservare la luna
Due mie esemplari di Celestron C8 che usato spesso negli anni passati per osservare la luna

Ricordo, inoltre, che avendo osservato con strumenti commerciali prodotti in larga scala, le singole prestazioni potrebbero discostarsi lievemente dallo standard ottico-costruttivo, è sempre consigliata, quando possibile, una prova prima dell’acquisto.
Come vedete i fattori di scelta sono notevoli, spero quindi di avervi fornito qualche indicazioni in più.

La prossima volta vi parlerò’ della mia esperienza riguardante l’osservazione di Giove con il Takahashi FS 128 e un classico Celestron C8.

BOX :consigli generali per l’osservazione lunare

In primis, con strumenti da almeno 20 cm è vivamente consigliato non osservare la luna piena a bassi ingrandimenti e per molto tempo senza un apposito filtro, la luce riflessa non possiede l’intensità di quella emanata direttamente dal sole però è sempre meglio essere cauti, per evitare irritazioni.
Se non possedete un filtro polarizzatore oppure un filtro denso potete fare uso in concerto con il telescopio di oculari dalla corte focale che sviluppando alti ingrandimenti (150X – 200X) vi concederanno di osservare solo una parte del lembo lunare, diminuendo nel contempo la luminosità.
Il secondo suggerimento che vi consiglio di seguire è di utilizzare l’ingrandimento più adatto al seeing riscontrato durante la sessione osservativa.
Molte persone per un motivo puramente psicologico utilizzano alti ingrandimenti convinti di poter discernere maggiori dettagli, ma nelle serate dal seeing scadente sarà meglio osservare con un oculare dalla media focale o utilizzare un diaframma; é risaputo , infatti, che la turbolenza agisce presso i bordi dello specchio e della lente in questo modo diaframmando nel centro oppure ai lati dell’ostruzione si potrà sfruttare l’ottica come se si possedesse uno strumento dall’apertura inferiore, migliorando anche la correzione cromatica nei rifrattori acromatici.

Il caro amico Vincenzo Rizza con il suo amato Takahashi FS 102 e il sottoscritto, in una foto di qualche anno fa, in compagnia del FS 128. Sono strumenti stupendi per osservare la luna
Il caro amico Vincenzo Rizza con il suo amato Takahashi FS 102 e il sottoscritto, in una foto di qualche anno fa, in compagnia del FS 128. Sono strumenti stupendi per osservare la luna

E’ ovviamente risaputa l’infruttuosità di utilizzare oculari che diano come risultato ingrandimenti oltre il doppio dell’apertura espressa in millimetri, ad esempio quattrocento ingrandimenti per un venti centimetri a meno che la serata non sia eccezionale e non sia abbia fra le mani uno strumento dall’eccellente bontà ottica.
Devo ricordarvi, infine, di attrezzare i vostri strumenti con un bel paraluce meglio se artigianale, poiché, attualmente, quelli originali non giustificano il loro alto prezzo e danno prestazioni inferiori rispetto un paraluce auto-costruito e foderato di velluto o di velcro nero.
Se questo sistema non dovesse bastare sarebbe utile l’acquisto di una resistenza elettrica che permetta di condensare il vetro oppure un piccolo ventilatore ad aria fredda. Non utilizzate l’aria calda perché compromettereste l’adattamento termico delle ottiche.
Per finire delle sedie comode ed un parco oculari ben fornito.

Il visore binoculare Baader MaxBright II (oggetto a breve di una videorecensione) è eccellente per osservare la superficie lunare
Il visore binoculare Baader MaxBright II (oggetto a breve di una videorecensione) è eccellente per osservare la superficie lunare

Non è necessario orientarsi su configurazioni ottiche costosissime, per l’osservazione lunare, sono sufficienti degli oculari ortoscopici Plossl o Abbe presenti sul mercato da molti anni. Per chi indossasse gli occhiali è consigliato l’utilizzo degli oculari sopraccitati dai venticinque ai diciotto millimetri di estrazione pupillare, affiancati da una buona barlow per raddoppiare gli ingrandimenti.

Recensione degli oculari Takahashi ABBE

L’opinione di Piergiovanni Salimbeni sui nuovi oculari Takahashi: perfetti per gli appassionati dell’alta risoluzione

 

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Premessa

L’oculare ortoscopico è uno dei progetti ottici che ha goduto e gode di  rilevante longevità: se gli oculari più semplici come gli Huygens e i Ramsden sono oggi caduti quasi completamente in disuso, l’ortoscopico sopravvive,  ancora caparbiamente, nell’era degli oculari grandangolari e ultra grandangolari, nonostante l’imperversare del Plössl in tutte le sue varianti.

L’invenzione di questo schema ottico è attribuita a Moritz Mittenzwey  (1836-1889 ) negli anni ’80 del XIX secolo, quando aggiunse a un tripletto ingranditore di Steinheil una singola lente convergente, dalla parte dell’occhio, in vetro crown. L’oculare così ottenuto regalava un ampio campo corretto (50°) ed una buona estrazione pupillare. In seguito, ma ancora in quegli anni, il fisico tedesco Ernst Abbe (1840-1905), presso la Zeiss, perfezionò l’oculare di Mittenzewey dandogli le caratteristiche (e il nome) che ancora oggi conserva. Rammentiamo che proprio Abbe, nel 1884, insieme ad Otto Schott, Carl Zeiss e Roderich Zeiss, creò il famoso laboratorio Schott & Genossen. Schott è un nome ben conosciuto nel settore dell’astrofilia dato che molti rifrattori di alta qualità sono dotati di elementi nell’ononimo vetro.

L’ortoscopico è composto da 4 lenti disposte in due gruppi, un tripletto di lenti cementate (convergente-divergente-convergente) con funzione di lente di campo che corregge le aberrazioni di una singola lente convergente dalla parte dell’occhio dell’osservatore. La sua principale caratteristica, che è anche il significato del termine “ortoscopico”, è l’assenza di distorsione lineare.

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La distorsione si può manifestare in due modi: come distorsione angolare se gli oggetti inquadrati cambiano forma e dimensione portandoli dal centro verso il bordo del campo e come distorsione lineare se linee rette nel piano focale, ad esempio nell’immagine di un palo o della parete di un edificio, diventano incurvate nell’immagine finale fornita dall’oculare. L’intenzione originaria di Abbe era quella di realizzare un oculare che permettesse la misura degli oggetti al microscopio tramite un reticolo posto nel fuoco dell’oculare stesso: per consentire misure accurate l’immagine del reticolo e dell’oggetto doveva rimanere inalterata per gran parte del campo visivo e occorreva perciò un oculare ben corretto per la distorsione lineare, l’ortoscopico appunto. Questo progetto si è poi rivelato di grande interesse anche per l’osservazione astronomica permettendo di realizzare oculari di elevate prestazioni soprattutto coi rifrattori acromatici che andavano per la maggiore fino agli anni ’80 del secolo scorso.

L’ortoscopico di Abbe – così detto per distinguerlo dal Kellner e dal Plössl, anch’essi a pieno diritto ortoscopici – è caratterizzato da un campo modesto, attorno a 40° – 45° apparenti, ottima correzione dell’aberrazione sferica e cromatica e da un’estrazione pupillare appena inferiore alla lunghezza focale ma comunque superiore a quella del Plössl, ciò che rende l’Abbe preferibile al primo per le osservazioni ad alto ingrandimento con strumenti di focale modesta. L’aberrazione extrassiale prevalente nell’Abbe è l’astigmatismo, introdotto di proposito per contenere la curvatura di campo che altrimenti obbligherebbe l’osservatore a variare la messa a sfuoco spostando la visione dal centro verso la periferia del campo. Anche se la fama dell’ortoscopico di Abbe è legata prevalentemente alle ottime prestazioni con telescopi di rapporto focale elevato, come i rifrattori acromatici classici, i progetti moderni di questo oculare forniscono immagini ben corrette sull’asse ottico anche con telescopi a f/6 e persino f/4. Anche se forse un po’ meno nitido dell’oculare monocentrico – un tripletto cementato basato sul progetto di Steinheil del 1884 e ancora oggi considerato il miglior oculare per l’osservazione planetaria – l’Abbe offre però un campo più corretto e una maggiore versatilità e se dotato di efficaci trattamenti antiriflesso la differenza in asse col monocentrico diventa quasi impercettibile.

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Date queste premesse eravamo quindi molto curiosi di testare la resa ottica dei nuovi prodotti Takahashi. Questi nuovi oculari ortoscopici di Abbe sono disponibili in 6 focali, come visibile nella tabella n.1. Vista l’alta qualità dei prodotti della nota azienda giapponese e la conferma ufficiale che questi nuovi accessori sono stati ottimizzati per lavorare al meglio sia  con i rifrattori della casa che con la barlow Takahashi, abbiamo deciso di testarli avvalendoci di un rifrattore Takahashi FS128 e di una barlow 2x omonima.

 

 

 

Tab.1

Focali Estrazione pupillare Campo di vista apparente.
6mm 4.8mm 44°
9mm 7.5mm 44°
12.5mm 10mm 44°
18mm 15mm 44°
25mm 22mm 44°
32mm 28mm 44°

 

La  loro costruzione è ben curata, simile a quella di soluzioni multi-lente decisamente più costose. Non vi sono parti in plastica, il paraluce  in gomma è ben sagomato e morbido, l’interno del barilotto perfettamente opacizzato. Avvalendoci di un microscopio stereoscopico con venti ingrandimenti non abbiamo notato residui di vernice, graffi o disomogeneità nel trattamento antiriflesso.
Gli oculari da 32mm e da 25mm sono decisamente comodi, la loro ampia estrazione pupillare, consente un eccellente utilizzo ai portatori di occhiali, mentre, scendendo di focale, si dovrà necessariamente abbassare il paraluce gommato per consentire alla lente degli occhiali da vista di avvicinarsi il più possibile alla prima lente del percorso ottico. (lente dell’occhio).

 

Nell’uso invernale si utilNuovo_Orione_2.jpgizzano spesso i guanti o si cambiano gli oculari con le dita fredde, per tale motivo e utile avvalersi di oculari ben bilanciati e con un buon grip. La conformazione di questi oculari prevede nelle focali più alte la presenza di un sistema anti-scivolo che ne garantisce la presa. A partire dal 12.5 mm, invece, gli appassionati apprezzeranno l’ampio scafo ottico che si aggancia al più stretto barilotto e che  consente di sostenere gli oculari in tutta sicurezza.

La spessa gomma del paraluce evita inoltre al viso caldo di appoggiarsi e di appannare la lente, di fatto , è stato uno degli ortoscopici più facili da usare, durante la comparativa invernale che abbiamo attuato.

 

 

Osservando Giove.

Durante il mese di Gennaio,  vi sono state alcune serate contraddistinte da un ottimo seeing che hanno concesso di utilizzare il potere risolutivo del Takahashi FS 128 alla fluorite minerale che, coadiuvato da questi nuovi accessori,  ha fornito delle immagini stupefacenti ed esteticamente impareggiabili.

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Il bersaglio prediletto è stato il pianeta Giove, in opposizione, durante il periodo dei nostri test.

Abbiamo avuto modo di comparare i nuovissimi Takahashi Abbe con altri antagonisti; i classici ortoscopici giapponesi, T-Circle, i Baader  Genuine Ortho e dei pregiati oculari monocentrici TMB SuperMono. Questi accessori sono ormai fuori produzione ma hanno rappresentato per anni alcune fra le migliori soluzioni per gli appassionati della Luna e dei pianeti.

Durante il mese di Gennaio  abbiamo  talvolta beneficiato di un  ottimo seeing che ci ha concesso di analizzare, con calma, la superficie atmosferica di Giove, facendo uso di varie focali da 6mm. (circa 175x).

Osservando con l’oculare T-Circle 6, il pianeta Giove mostrava maggior luce diffusa, rispetto agli altri antagonisti ed una resa più calda. Il Baader Genuine Ortho da 6 mm, era migliore in tale frangente, ma non raggiungeva, secondo la nostra opinione, la resa del Takahashi Abbe da 6 mm che ci è parso fornisse un maggior contenimento della luce diffusa, una tonalità più neutra del pianeta, nonché una superiore nitidezza in asse.

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La prova più interessante, però, l’abbiamo compiuta comparando l’esemplare Takahashi 6 mm con l’oculare monocentrico TMB SuperMono di pari focale, un oculare, che sul mercato dell’usato si riesce ad acquistare a cifre comprese fra i 250 ed i 400 euro.

Grazie alla presenza di sole due passaggi aria-vetro il numero delle riflessioni interne è ridotto al minimo. Per tale motivo, sia le immagini fantasma che i bagliori intorno ai pianeti sono sempre ben corretti. Inoltre, grazie alla presenza di sole tre lenti fornisce delle immagini molto nitide e luminose al centro del campo. Di contro, gli oculari monocentrici, presentano un campo apparente di soli 30° ed un notevole coma ai bordi. Nel corso di questi anni, il monocentrico da 6mm, presente nella nostra piccola dotazione, è stato l’unico a tenere testa ai pregiatissimi Oculare Abbe Zeiss Serie I.

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Sfruttando la presenza della Grande Macchia Rossa e di innumerevoli dettagli atmosferici, abbiamo potuto notare come le differenze di nitidezza fossero realmente minime. Il  TMB monocentrico, ad essere, pignoli pareva mostrare una nitidezza ed una lieve propensione a far apparire il globo tridimensionale. In realtà le differenze erano cosi lievi che ci risultavano spesso invisibili o comparabili. Di contro la percezione dei dettagli era identica, le  protuberanze e le baie, le condensazioni, gli ovali, i festoni che si vedevano nel monocentrico si apprezzavano anche nell’oculare Takahashi.

Siamo rimasti molto impressionati dalla resa dei nuovi oculari Takahashi, dato che hanno saputo tenere testa al formidabile schema monocentrico. Un altro punto a favore degli Abbe Takahashi, oltre al prezzo di acquisto, è stata la minore propensione ad appannarsi, di fatto, il TMB SuperMono ci ha reso la vita alquanto difficile, obbligandoci spesso e volentieri a interrompere la sessione osservativa.

Una rapida analisi stellare ha anche mostrato come l’astigmatismo e il coma siano quasi perfettamente corretti, si nota, unicamente, un piccolo degrado, ai bordi estremi del campo di vista. Nella osservazione della superficie lunare, invece, non si nota alcun degrado dell’immagine.
Grazie all’ottimo trattamento multi-strato antiriflesso e allo schema ottico composto da sole 4 lenti questi oculari hanno fornito delle eccellenti visioni della Nebulosa M42 che pareva scolpita nel buio cielo invernale.

In sintesi. I nuovi oculari Takahashi Abbe ci sono parsi la scelta ideale per gli amanti delle osservazioni lunari e planetarie, possiedono una ottima costruzione, un ottimo contenimento della luce diffusa, una resa neutra ed un’ottima nitidezza. Il prezzo contenuto consente di acquistare tutta la serie al costo di un pregiato oculare a grande campo. Anche gli appassionati del cielo profondo, seppur non possiedano un ampio campo apparente, apprezzeranno la loro capacità di far risaltare i soggetti rispetto al fondo del cielo.

 Prezzi IVA INCLUSA (Marzo 2014)
6 mm, 9 mm, 12.5 mm – 137 Euro (l’uno)
18 mm, 25 mm -151 Euro (l’uno)
32 mm – 200 Euro (l’uno)

Si ringrazia la SKyPoint Srl per aver fornito gli oculari oggetti del test.

Recensione degli oculari William Optics SPL (Super Planetary)

L’opinione di Piergiovanni Salimbeni sui nuovi oculari planetari di William Optics

Anni or sono, gli oculari più ambiti dagli appassionati delle osservazioni lunari e planetarie erano, senza alcun dubbio, quelli dotati di uno schema a 3-4 lenti, Kellner ed ortoscopici di Abbe e di Ploss.
Questi accessori possiedono uno schema semplice in grado di fornire una immagine molto nitida, l’assenza di aberrazioni e distorsioni, a discapito, ovviamente, di un campo apparente molto piccolo, spesso inferiore ai 45°. Da amante e convinto possessore di oculari ortoscopici e monocentrici ero molto incuriosito da questi nuovi oculari di casa William Optics.

L’atlante “RUKL” e gli oculari Super Planetary SPL William Optics: perfetti compagni d’osservazione

Di questa serie, sono prodotti,  l’SPL 12.5, l’SPL 6 e l’SPL 3 ,i numeri rappresentano la loro lunghezza focale. La sigla SPL dovrebbe essere un acronimo atto ad indicare “Super Planetary”.

Questi oculari possiedono uno schema ottica composto da 7 lenti disposte in 4 gruppi (7/4), il campo apparente è superiore ai comuni ortoscopici per le osservazioni planetarie, ossia pari a 55°, mentre il peso, varia dai 150gr dell’oculare di 12.5mm ai 200gr del 3mm.
Il barilotto è  composto dal passo standard di  31.8mm, mentre l’estrazione pupillare di 20mm consente un ottimo uso anche ai portatori di occhiali. è ampia, 20mm, cosi come il loro diametro ed evita spesso anche l’appannamento delle lenti.

Il trattamento antiriflesso è un FMC – Fully Multi Coated, ossia un trattamento multi-strato su tutte le superfici ottiche.
Il design è moderno e le dimensioni importanti. Il 3 mm, ad esempio raggiunge gli 11 centimetri di altezza e i 44 mm nella parte più ampia dello scafo ottico. I particolari sono molto curati, comoda l’ampia sagomatura anti-scivolo ed il vezzo argentato alle sue estremità.

Le superfici interne sono perfettamente annerite cosi come il barilotto, che mostra una vernice ben opaca e corredata da piccoli diaframmi in grado di contenere, nel limite del loro schema ottico, i riflessi.

una comparativa con i “comuni” oculari Ortoscopici di Abbe

Prova pratica

Ho utilizzato questi oculari con vari   telescopi , un rifrattore  Sky-Watcher Black Diamond 120ED PRO, un Celestron C9.25 del 2010, un Tal 100RS , ho fatto, uso, inoltre, di un rifrattore  TS IN1021  di 102mm e del Rifrattore Tecnosky 130 APO TRIPLET.

Senza badare al prezzo di acquisto, ho utilizzato vari oculari oculari come confronto: glli eccellenti Zeiss di Abbe, prima serie, i Baader  Planetarium Genuine Ortho e gli ortoscopici T-Japan. Ovviamente tengo a precisare che come rapporto prezzo-prestazioni i Baader Planetarium  erano quelli che si ponevano sulla stessa fascia di prezzo, dato che gli Abbe Zeiss, oltre ad essere  molto pregiati, sono anche molto costosi, mentre i T-Japan,  risultano i più economici del gruppo.

Con essi ho osservato, nel corso dei mesi, i  i pianeti Marte, Venere,Saturno,  la Luna  e qualche stella doppia. Non ho fatto uso di un diagonale  e, ove necessario, mi sono avvalso di un tubo di prolunga,  dato, che per questo genere di prove, preferisco utilizzare  i telescopi in visione diretta.

 

Il 12.5mm montato sul robusto focheggiatore Steel Track della Baader Planetarium.

 

Osservazione terrestre

Nell’uso diurno, osservando il panorama terrestre, i William Optics  SPL hanno dimostrato una buona trasmissione luminosa, anche al crepuscolo,  ed una distorsione di campo molto contenuta. A causa della ampia estrazione pupillare, per chi dovesse abbassare le conchiglie paraluce, potrebbero evidenziarsi dei lievi riflessi quando si osserva con il sole posto ai lati dell’osservatore o nei pressi della scena inquadrata.

Facendo uso del rifrattore Tecnosky 130 F/7 APO TRIPLET, osservando l’immagine di Arturo, attraverso questi oculari  non ho rilevato astigmatismo.Nessuna abberazione cromatica al centro del campo, visibile invece, una lieve residuo cromatico laterale maggiormente evidente, sul bordo lunare con il 3mm, fattore incentivato,quindi anche dagli alti ingrandimenti.

Nella pratica, la già presagita comodità osservativa fornita dalla estrazione pupillare di  22mm è ben evidente, anche il paraluce di gomma morbida  mi è parso confortevole.

Osservando  la luna

Il maggiore  campo apparente, pari a 55°. fornito dagli oculari William Optics  fa senz’altro perdonare una  lievissima differenza di nitidezza che si ha, nei confronto dei Baader Planetarium e degli Abbe di casa Zeiss.
A parte dettagli molto ostici, come la rima  che biseca la Vallis Alpes, decisamente più visibile all’interno degli  Zeiss, , posso asserire  che  gli oculari SPL della William Optics consentono  di ottenere delle buone visioni della superficie selenica, soprattutto con molta comodità e senza il rischio di appannare le lenti durante le notti più fredde , nonché di consentire le osservazioni agli astigmatici senza dover rinunciare ai propri occhiali.

Osservando l’intricato paesaggio lunare ho notato  che la maggior parte dei dettagli concessi dal potere risolutivo del telescopio utilizzato, sono  visibili anche in una schema a 7 lenti, fattore spesso non considerato dai puristi tout court che amano utilizzare meno lenti possibile fra loro e l’oggetto celeste osservato.

Nel corso della lunazione ho osservato con lo Sky-Watcher Black Diamond 120ED PRO la rima di Birt i domi nei pressi del cratere Hortensius e la rima posta all’interno del cratere Petavius.
In una serata  contraddistinta da un ottimo seeing erano anche visibili cinque craterini all’interno di Palto e decine di micro-crateri che costellavano il plateau di Fracastorius che mi hanno costretto a cambiare l’atlante RUkl per la più dettagliata mappa del LAC ( Lunar Aeronautical Charts.
Anche le rime all’interno del cratere Gassendi, sempre abbastanza difficili da ammirare,erano facilmente visibili.

Comparando i Planetaru con gli altri oculari , non ritengo non vi sia, nella osservazione lunare, una differenza di prestazioni cosi netta da far propendere nell’acquisto di un oculare ortoscopico con un inferiore campo reale.

 

Marte, Saturno Venere

Nella mera osservazione planetaria, ho notato alcune differenze.
In primis un lieve calo di luminosità degli SPL rispetto agli altri oculari, che posso citare per ordine di maggior luminosità: Abbe Zeiss, Baader Planetarium G.O e  Ploss Celestron Ultima ed ortoscopici T-Japan,

Per osservare  i pianeti ho fatto uso del rifrattore 120Ed che possiede un buon contenimento dell’aberrazione cromatica in proporzione al prezzo di acquisto.

Consapevole della impossibilità di vagliare le prestazioni degli oculari con un Venere, prossimo a tramontare, ho deciso di cercarlo ancora con il sole al crepuscolo.. In tale frangente non ho notato alcuna differenza rispetto agli altri oculari presi come confronto, seppur lo Zeiss Abbe fornisse, ancora una volta, un maggior contrasto, fra il fondo del cielo ed il bordo del pianeta.

Rcordo ai lettori che tale oculare costa, nella versione II, circa 450 euro, ossia ben 5 volte il costo proferito per comprare tutte e tre le focali dei William Optics e magari un filtro planetario o lunare.

La prima differenza che si è evinta era dato dalla presenza di un lieve alone intorno al pianeta, leggermente inferiore nel Baader G.O, e   quasi invisibile attraverso gli Zeiss. Queste prestazioni, ovviamente,  variano molto al variare di vari fattori, trasparenza del cielo, presenza della luna vicino al pianeta, luci parassite, ingrandimenti,  ed ovviamente schema ottico e qualità del telescopio utilizzato.

Il pianeta Saturno, ha mostrato  tutto sommato, gli stessi dettagli ed a tratti sembrava indistinguibile la visione fornita dai William OPtics , a 7 lenti con i più specifici ortoscopici a 4 lenti., che ovviamente mostravano un campo inferiore di circa 10°

In questa comparativa le differenze dei dettagli planetari non erano cosi nette da far preferire la scomodità d’uso del piccolo ortoscopico giapponese.

La focale di 3mm, sembra palesare, una lieve aberrazione .cromatica che va oltre il minimo residuo del rifrattore della Sky-Watcher, ma che in ogni caso, soprattutto per le osservazioni si fa perdonare grazie all’ampia superficie selenica che è possibile osservare.

 

Conclusione

Ritengo questi oculari, molto performanti e comodi per le osservazioni lunari. Il prezzo di acquisto, in proporzione alla qualità costruttiva ed alla loro resa, mi è parso pienamente giustificato.

Nel campo planetario, soprattutto con strumenti a rifrazione di 120mm, 100mm, mostrano una lieve differenza di luminosità rispetto ai comuni ortoscopici, ma anche in questo caso, la loro ampia estrazione pupillare, 4 volte superiore, ad esempio ai Baader Genuine Ortho,, potrebbe essere la scelta ideale per chi preferisce una osservazione comoda rispetto ad una leggermente più nitida e contrasta ma inficiata dalle caratteristiche proprie degli oculari ortoscopici a corta focale.

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata il 16 di Novembre 2010. Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Astrotest in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Astrotest non vende telescopi. Per tale motivo, per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, si prega di contattare direttamente il  distributore ufficiale ,Auriga Srl.