Comparativa oculari ortoscopici T-Japan: Volcano Top VS Meade S. 2

Una bella comparativa tra oculari ortoscopici firmata da Giuliano Tallone

 

Gli ortoscopici “Tani” o “T-Japan” sono tra I più conosciuti oculari di questo genere, anche se ormai non più in produzione: per molti anni sono stati un “must” per gli osservatori planetari, e considerati poco sotto I migliori oculari ortoscopici come gli Zeiss. Approfittando della mia abbondante dotazione di ortoscopici di varie tipologie, ho deciso di mettere a confronto diretto due serie “cugine”, entrambe di fattura “T-Japan”: da una parte i classici Volcano Top” che erano venduti sotto diversi marchi tra i quali University Optics negli USA e Unitron in Italia, e dall’altra gli ormai attempati Meade Series 2 OR venduti negli anni ’70 e ’80.

Ero curioso di vedere se la notoria qualità costruttiva e soprattutto ottica giapponese si era mantenuta identica negli anni, o se ci fossero differenze tra le due serie. Dei Meade Series 2 possedevo ed ho potuto provare il 4, 6, 9, 12.5 e 25 mm, mentre dei Volcano Top i 4, 6, 7, 9 e 12.5 mm. Ho deciso quindi di confrontare le focali identiche, mettendo fianco a fianco i 4, 6, 9 e 12.5 mm dei due tipi, in modo di avere una verifica diretta. Per la prova ho utilizzato il Carl Zeiss Jena C110/750, quindi aperto ad F/6,8, e come “target”, considerando la vocazione planetaria di questi oculari, la Luna e Giove che tra l’altro sono soggetti particolarmente ostici per un doppietto Fraunhofer così aperto.

Ecco la visione di insieme delle due serie, dei Meade dovrebbe esistere anche un 18 mm e dei Volcano Top anche il 18 mm e il 25 mm.

Costruzione e meccanica
Entrambe le serie sono ben costruite, ma i Series 2 sono più “massicci” e di apparenza più solida. I Volcano sono più leggeri, ma costruiti sempre con ottimi materiali. I Meade hanno anche una parte del corpo dell’oculare zigrinata, che rende comoda l’impugnatura. E’ da rilevare che nell’adattatore William Optics 2”/1,25” che uso sul fuocheggiatore Zeiss M52 i Series 2 entrano perfettamente “a filo”, mentre i Volcano Top sono leggermente più stretti e quindi “ballano” un po’, e costringono a stringere abbastanza la vite di serraggio, con il rischio di inclinare l’asse dell’oculare, con potenziale peggioramento dell’allineamento degli assi ottici e quindi della resa finale. Ciò nonostante nella prova non mi è parso che i Volcano soffrissero di un peggioramento dell’immagine a causa di questo fatto. Ho notato però che in alcune focali (in particolare nel 12,5 mm) il campo visivo risultava “spostato” rispetto quello inquadrato dal Meade, in particolare questo effetto è visibile o comunque si nota osservando la Luna. Le focali più lunghe che ho confrontato delle due serie non sono assolutamente parafocali, mentre il 9 mm e il 6 mm non richiedono che minimi spostamenti di fuoco alternandoli, essendo quasi parafocali.

 

Le scritte paiono piuttosto resistenti in entrambe le tipologie, anche se va valutato che i Meade hanno probabilmente 30-40 anni e le scritte non sono incise sul corpo del barilotto ma stampate. Nonostante ciò esse sono quasi tutte ben conservate. Nei Volcano – che però ho comprato nuovi in un “fine serie” e quindi sono molto più “giovani” – le scritte sono incise sul corpo dell’oculare e quindi presumibilmente sono maggiormente resistenti. Il barilotto è liscio nei Meade mentre alcuni dei Volcano (da ciò che si legge sono queste le versioni più recenti) hanno incisa sul barilotto una scanalatura per evitare che sfuggano dal porta oculari, all’altezza della vite di fissaggio di quest’ultimo.

Ovviamente la molto maggiore età media delle due serie gioca a sfavore dei Meade nella prova, in quanto si tratta di oculari molto usati e con molti anni, mentre i Volcano sono quasi nuovi come detto. Di ciò bisogna tener conto nel valutare i risultati osservativi.

Ottica e trattamenti antiriflesso
Questi oculari dovrebbero essere tutti Ortoscopici di Abbe con design di quatto lenti in due gruppi (1-3). Non avendoli però mai smontati (per il momento) non posso esserne certissimo.
Il campo visivo apparente dichiarato dai costruttori è di 45° per i Meade Series 2, che nelle pubblicità del 1979 sono definiti “excellent 4-element high resolution optics … razor sharp 45° field”. Per i T-Japan Volcano Top dovrebbe essere all’incirca uguale. E’ curioso che i Meade “Series 1” ortoscopici commercializzati negli anni precedenti (catalogo del 1975 e 1977) sono somigliantissimi ai “Volcano Top”…

I trattamenti sono definiti come “Multi-Coated” per i Meade Series 2. Per i T-Jap VT il 12,5 mm che ho riporta la sigla “MC”.

Confronto al telescopio
Le osservazioni sono state effettuate in una sera di seeing medio, intorno a III della scala Antoniadi, (5/10 con momenti di 6/10), e trasparenza elevata.
Partiamo dai 12,5 mm, le focali più lunghe tra quelle considerate nella prova, che sullo Zeiss forniscono 60 ingrandimenti. Per entrambi l’estrazione oculare è dignitosa, quasi comoda considerando il genere di oculare, ma non faccio testo perché non porto occhiali e non patisco neanche gli oculari più “estremi”, che non mi infastidiscono. Il campo apparente è leggermente superiore nel Meade Series 2, circa 2-3° direi, anche se non l’ho misurato precisamente.

L’apparenza iniziale, il “colpo d’occhio”, dà l’impressione che il Volcano sia decisamente più nitido ed inciso sulla Luna, mentre il Series 2 ha un aspetto più “slavato”. Il colore è di un bianco puro sul Volcano, mentre l’altro sembra essere più avorio-crema. Il cromatismo, che sugli oggetti luminosi non può mancare col doppietto acromatico, è quasi assente nel Volcano, appena percepibile sul bordo esterno del nostro satellite. Più rilevante è invece, sempre nella stessa area, nel Meade, e una notevole areola violetta si stacca dalla Luna verso il cielo. Giove appare in entrambi molto simile, anche qui con un bell’aloncino violetto… Il cielo appare più scuro, direi proprio nero, nel Volcano, un po’ meno contrastato nell’altro.

Dal punto di vista dell’incisione, che poi è il vero discrimine per gli ortoscopici, parlando della resa al centro del campo visivo, il Volcano dà una impressione di maggiore contrasto sulla Luna, davvero “razor sharp” come si dice, anche se con il basso numero di ingrandimenti forniti sul telescopio della prova – che ha una focale di soli 750 mm – è difficile arrivare a distinguere le differenze tra i due oculari su dettagli che comunque appaiono molto piccoli. Su Giove i due oculari sembrano ancora più simili, e già mostrano diversi dettagli sulla SEB e sulla NEB,  il seeing solo discreto.

Ho verificato la correzione ai bordi dei due oculari, che è pressoché perfetta, nitidissima fino al limite del campo, per il Volcano che mi è sembrato da questo punto di vista decisamente notevole. Sulla Luna questa qualità è particolarmente apprezzabile perché tutto il campo è perfettamente corretto. Non altrettanto si può dire per il Meade, che a partire da circa l’80% del campo vede l’immagine degradare notevolmente fino ad essere completamente “impastata”. in questa parte del campo visivo il fuoco non si riesce a raggiungere in alcun modo, l’immagine è completamente inintellegibile. Si paga quindi in questo modo (e caro!) il maggior campo apparente, che di fatto per questa ragione non ha alcuna utilità.

Nel Volcano non sono visibili immagini fantasma o riflessi particolari. Nel Meade invece osservando Giove appare in alcune posizioni dell’occhio una immagine fantasma di dimensioni circa doppie rispetto a quelle del pianeta, dovuta forse al differente trattamento antiriflesso o a una peggiore opacizzazione dell’interno.

Passiamo ora ad esaminare i 9 mm. Il campo apparente è identico in entrambi, e dovrebbe corrispondere ai 45° dichiarati. Per entrambi l’estrazione oculare è ancora accettabile e pari a doversi millimetri. Anche qui l’impressione iniziale sulla Luna è che il Volcano sia più nitido ed inciso, con il concorrente che presenta un aspetto sempre un po’ “slavato”. Il colore è di nuovo bianco sul Volcano, e più avorio-panna per il Meade. Il cromatismo pare identico nei due oculari, con un aloncino violetto sul solo bordo esterno del nostro satellite, che però per il maggiore ingrandimento rispetto ai precedenti (83x) disturba meno in quanto spesso osservando il bordo è fuori campo. Guardando Giove i due oculari si somigliano molto come resa, e presentano all’incirca la stessa aberrazione cromatica e lo stesso aspetto generale. Anche qui il cielo appare più scuro nel Volcano.

Il contrasto e il livello di dettaglio sulla Luna sembra molto simile in entrambi i casi. Su Giove i due oculari sembrano ancora più simili, con una leggera prevalenza del contrasto e del livello di dettaglio sul Meade. Ho provato a confrontarli in questo caso anche con il Series 2 Meade MA 9 mm, sempre T-Japan ma di diverso disegno ottico (Modified Achromat, con solo tre lenti in due gruppi, 1-2), che contro ogni mia aspettativa ha una resa molto simile agli altri due. Ne ho tre diverse versioni (di cui ho parlato in un precedente post), che si equivalgono nell’osservazione.

Anche in questo caso ho confrontato la correzione ai bordi dei due oculari OR, che non perde qualità fino a circa il 90% del campo per il Volcano che lascia qualcosa solo proprio nella vicinanza del bordo campo. In questo caso sembrerebbe essere una aberrazione sferica, perché focheggiando leggermente questa parte estrema del campo va a fuoco, ma diversamente dal resto. Molto peggio performa il Meade, che già a partire da circa il 60% del campo vede l’immagine degradare fino ad essere completamente fuori fuoco a partire da 3/4 del campo visibile. Anche qui cambia la messa a fuoco, ma si riesce a raggiungere anche se ai limiti del campo è molto lontana da quella del centro campo (probabilmente aberrazione sferica). In entrambi i “9 mm” non sono visibili immagini fantasma o riflessi particolari né osservando la Luna né osservando Giove.

Salendo ancora di ingrandimenti troviamo la coppia di 6 mm, che hanno un campo pressoché identico e che sono tra l’altro sostanzialmente parafocali. In questo caso le differenze tra i due oculari sono minime, un po’ in tutte le prove. L’aspetto generale è simile, meno nitido e “razor sharp” che con le focali inferiori – probabilmente a causa del seeing della serata non certo ottimale. Il solito cromatismo del doppietto acromatico è leggermente meno evidente nel Volcano Top, ma a queste focali non infastidisce assolutamente.

Il dettaglio all’osservazione sulla Luna (ci ho perso parecchio tempo, cercando particolari diversi come rime, ombre e piccoli crateri, paragonando “in parallelo” i due oculari) sembra assolutamente paragonabile nei due, che a volte sembrano essere proprio lo stesso oculare (e forse…). Ho paragonato questi due al Baader Genuine Ortho 6 mme al TS OR 6 mm, per quanto riguarda la risoluzione sulla Luna e su Giove. Il Baader stacca in pulizia dell’immagine e contrasto entrambi (Volcano e Meade Series 2), mentre il TS è leggermente inferiore a tutti gli altri tre. Si tratta comunque di ottimi oculari in tutti e quattro i casi, le differenze sono minime anche se percepibili.

 

 

 

 

 

 

Su Giove a sud della SEB ho osservato altre due bande sottili, meglio osservabili con il Volcano che le “stacca” meglio dalle zone circostanti. Il limite del seeing della serata non permetteva di andare oltre, ma nei momenti migliori il Volcano sembrava far distinguere meglio contrasti di intensità e colore tra le diverse parti delle bande. Il cromatismo non sembra influenzare molto la risoluzione del telescopio, che sembra notevole soprattutto considerando il diametro di soli 11 cm! In questo caso il Baader non sembrava così superiore come sulla Luna.
Il Meade OR 6 mm mostra una immagine fantasma guardando Giove simile a quella osservata anche in altre focali. Il Volcano non mostra nessuna, e il fondo cielo è nettamente più scuro, segno di ottima opacizzaz one interna.

Infine i 4 mm, che sullo Zeiss C 110/750 arrivano a 187 ingrandimenti. Ho provato anche a “forzare” anche se con seeing non eccezionale, con le barlow Meade 2x Acro #140 Series 4000 e la barlow Baader della Q-Turret 2,25x (che arriva a 420 ingrandimenti, quasi quattro volte il diametro del telescopio…), approfittando dei pochi momenti di maggiore stabilità dell’immagine.

Del Meade 4 mm avevo sottomano due esemplari, che stranamente avevano campo apparente leggermente diverso (circa 2-3° direi, ma percepibile), con uno dei due avente campo pressoché identico al Volcano, e l’altro campo un poco inferiore. Nel confronto a parte questo particolare non ho trovato quasi nessuna differenza tra i due Meade, esteticamente identici (anche se uno ha perso l’etichetta… ed è quasi venduto).

La estrazione oculare è limitata ma ancora accettabile, ovviamente se non si portano occhiali, e non “estrema”, soprattutto nel Volcano che è percepibilmente più comodo.
Come al solito il Volcano Top dà una impressione generale di maggiore nitidezza (che non ho osservato solo nel 6 mm come detto, che pare identico al “cugino” più vintage) e un colore della Luna più bianco, mentre i Meade sembrano più “panna”. Il cromatismo in questo caso è poco percepibile, anche su Giove, e leggermente maggiore nel Meade. Il Meade ha solo un accenno di immagine fantasma su Giove, che si nota solo in poche posizioni dell’occhio e tende a scomparire immediatamente (nelle altre focali, dove segnalata, è più persistente).



Il livello di risoluzione anche in questo caso è pressoché identico, sia sulla Luna sia su Giove, e le differenze sono poco evidenti e non a senso unico (qualche volta sembra meglio l’uno, qualche volta l’altro). Su Giove il Meade sembra rendere qualcosa di più in termini di contrasto. Per “mettere alla corda” queste focali più corte probabilmente serve una serata con seeing decisamente migliore, e forse in quel caso le eventuali differenze potrebbero emergere con maggiore chiarezza.

 

Per curiosità ho provato insieme a questi due anche un Bushnell OR 4 mm Japan vintage, che è risultato avere un campo apparente più ampio e sembrerebbe anche in termini di risoluzione di essere addirittura migliore degli altri due… Anche qui approfondimenti e prove in serate di seeing migliore vanno assolutamente effettuati, ma la cosa è molto promettente. Ne ho anche un altro da 24,5 mm di diametro degli anni ’60 o forse anche addirittura ‘50, si preannuncia una ulteriore serata decisamente interessante…

Come detto nonostante il seeing non certo ottimo ho provato a tirare un po’ gli ingrandimenti sulla Luna, nei momenti (pochi) migliori. Bè…. WOW! Nonostante il limiti dell’atmosfera l’immagine resta nei pochi momenti di calma moooolto dettagliata, non perde nulla in termini di risoluzione, e si capisce che l’ottica è davvero di grande qualità! Penso che in condizioni più favorevoli ci si potrà davvero divertire. Anche in questo caso i due T-Japan cugini da 4 mm (e anche quelli da 6 mm) sono del tutto paragonabili.

Prezzi
A proposito di prezzi, i Volcano Top mantengono un valore elevato sull’usato, anche perché chi li ha se li tiene, e si vedono poco nei mercatini, direi tra i 55 e i 90 euro (anche se un buon affare è sempre possibile). I miei li ho trovati pochi anni fa  nuovi da un ottico svizzero che aveva penso gli ultimi disponibili del mondo… E mi ha scucito più di 100 euro l’uno.  I Meade Series 2 si vedono pochissimo in giro (se ne trova ogni tanto qualcuno su Ebay negli USA), ma come gli altri ortoscopici di altre marche mantengono comunque un buon valore nell’usato.

Conclusioni
In conclusione, i Volcano Top sembrano in media primeggiare sui parenti più vintage, ma le differenze non sono così grandi – soprattutto nelle focali corte – e anche i secondi rimangono ottimi oculari. Vista l’età ultradecennale va considerato sempre che anche la conservazione più o meno attenta e lo stato d’uso contano. Le pochissime impressioni pubblicate anche negli USA su questi oculari Meade ormai “storici” dicono più o meno le stesse cose, anche se i giudizi a volte sono contrastanti (difficile dire se per effettive differenze di qualità nella produzione o piuttosto nella conservazione delle ottiche), ma comunque in genere vengono valutati positivamente. Non tutto ciò che è vintage è di buona qualità, ma in questo caso si tratta di oculari certamente consigliati, e il marchio T-Japan non mente! Almeno questa è la mia opinione, e comunque mi sono divertito a provarli


Alla prossima…

Recensione degli oculari Takahashi ABBE

L’opinione di Piergiovanni Salimbeni sui nuovi oculari Takahashi: perfetti per gli appassionati dell’alta risoluzione

 

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Premessa

L’oculare ortoscopico è uno dei progetti ottici che ha goduto e gode di  rilevante longevità: se gli oculari più semplici come gli Huygens e i Ramsden sono oggi caduti quasi completamente in disuso, l’ortoscopico sopravvive,  ancora caparbiamente, nell’era degli oculari grandangolari e ultra grandangolari, nonostante l’imperversare del Plössl in tutte le sue varianti.

L’invenzione di questo schema ottico è attribuita a Moritz Mittenzwey  (1836-1889 ) negli anni ’80 del XIX secolo, quando aggiunse a un tripletto ingranditore di Steinheil una singola lente convergente, dalla parte dell’occhio, in vetro crown. L’oculare così ottenuto regalava un ampio campo corretto (50°) ed una buona estrazione pupillare. In seguito, ma ancora in quegli anni, il fisico tedesco Ernst Abbe (1840-1905), presso la Zeiss, perfezionò l’oculare di Mittenzewey dandogli le caratteristiche (e il nome) che ancora oggi conserva. Rammentiamo che proprio Abbe, nel 1884, insieme ad Otto Schott, Carl Zeiss e Roderich Zeiss, creò il famoso laboratorio Schott & Genossen. Schott è un nome ben conosciuto nel settore dell’astrofilia dato che molti rifrattori di alta qualità sono dotati di elementi nell’ononimo vetro.

L’ortoscopico è composto da 4 lenti disposte in due gruppi, un tripletto di lenti cementate (convergente-divergente-convergente) con funzione di lente di campo che corregge le aberrazioni di una singola lente convergente dalla parte dell’occhio dell’osservatore. La sua principale caratteristica, che è anche il significato del termine “ortoscopico”, è l’assenza di distorsione lineare.

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La distorsione si può manifestare in due modi: come distorsione angolare se gli oggetti inquadrati cambiano forma e dimensione portandoli dal centro verso il bordo del campo e come distorsione lineare se linee rette nel piano focale, ad esempio nell’immagine di un palo o della parete di un edificio, diventano incurvate nell’immagine finale fornita dall’oculare. L’intenzione originaria di Abbe era quella di realizzare un oculare che permettesse la misura degli oggetti al microscopio tramite un reticolo posto nel fuoco dell’oculare stesso: per consentire misure accurate l’immagine del reticolo e dell’oggetto doveva rimanere inalterata per gran parte del campo visivo e occorreva perciò un oculare ben corretto per la distorsione lineare, l’ortoscopico appunto. Questo progetto si è poi rivelato di grande interesse anche per l’osservazione astronomica permettendo di realizzare oculari di elevate prestazioni soprattutto coi rifrattori acromatici che andavano per la maggiore fino agli anni ’80 del secolo scorso.

L’ortoscopico di Abbe – così detto per distinguerlo dal Kellner e dal Plössl, anch’essi a pieno diritto ortoscopici – è caratterizzato da un campo modesto, attorno a 40° – 45° apparenti, ottima correzione dell’aberrazione sferica e cromatica e da un’estrazione pupillare appena inferiore alla lunghezza focale ma comunque superiore a quella del Plössl, ciò che rende l’Abbe preferibile al primo per le osservazioni ad alto ingrandimento con strumenti di focale modesta. L’aberrazione extrassiale prevalente nell’Abbe è l’astigmatismo, introdotto di proposito per contenere la curvatura di campo che altrimenti obbligherebbe l’osservatore a variare la messa a sfuoco spostando la visione dal centro verso la periferia del campo. Anche se la fama dell’ortoscopico di Abbe è legata prevalentemente alle ottime prestazioni con telescopi di rapporto focale elevato, come i rifrattori acromatici classici, i progetti moderni di questo oculare forniscono immagini ben corrette sull’asse ottico anche con telescopi a f/6 e persino f/4. Anche se forse un po’ meno nitido dell’oculare monocentrico – un tripletto cementato basato sul progetto di Steinheil del 1884 e ancora oggi considerato il miglior oculare per l’osservazione planetaria – l’Abbe offre però un campo più corretto e una maggiore versatilità e se dotato di efficaci trattamenti antiriflesso la differenza in asse col monocentrico diventa quasi impercettibile.

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Date queste premesse eravamo quindi molto curiosi di testare la resa ottica dei nuovi prodotti Takahashi. Questi nuovi oculari ortoscopici di Abbe sono disponibili in 6 focali, come visibile nella tabella n.1. Vista l’alta qualità dei prodotti della nota azienda giapponese e la conferma ufficiale che questi nuovi accessori sono stati ottimizzati per lavorare al meglio sia  con i rifrattori della casa che con la barlow Takahashi, abbiamo deciso di testarli avvalendoci di un rifrattore Takahashi FS128 e di una barlow 2x omonima.

 

 

 

Tab.1

Focali Estrazione pupillare Campo di vista apparente.
6mm 4.8mm 44°
9mm 7.5mm 44°
12.5mm 10mm 44°
18mm 15mm 44°
25mm 22mm 44°
32mm 28mm 44°

 

La  loro costruzione è ben curata, simile a quella di soluzioni multi-lente decisamente più costose. Non vi sono parti in plastica, il paraluce  in gomma è ben sagomato e morbido, l’interno del barilotto perfettamente opacizzato. Avvalendoci di un microscopio stereoscopico con venti ingrandimenti non abbiamo notato residui di vernice, graffi o disomogeneità nel trattamento antiriflesso.
Gli oculari da 32mm e da 25mm sono decisamente comodi, la loro ampia estrazione pupillare, consente un eccellente utilizzo ai portatori di occhiali, mentre, scendendo di focale, si dovrà necessariamente abbassare il paraluce gommato per consentire alla lente degli occhiali da vista di avvicinarsi il più possibile alla prima lente del percorso ottico. (lente dell’occhio).

 

Nell’uso invernale si utilNuovo_Orione_2.jpgizzano spesso i guanti o si cambiano gli oculari con le dita fredde, per tale motivo e utile avvalersi di oculari ben bilanciati e con un buon grip. La conformazione di questi oculari prevede nelle focali più alte la presenza di un sistema anti-scivolo che ne garantisce la presa. A partire dal 12.5 mm, invece, gli appassionati apprezzeranno l’ampio scafo ottico che si aggancia al più stretto barilotto e che  consente di sostenere gli oculari in tutta sicurezza.

La spessa gomma del paraluce evita inoltre al viso caldo di appoggiarsi e di appannare la lente, di fatto , è stato uno degli ortoscopici più facili da usare, durante la comparativa invernale che abbiamo attuato.

 

 

Osservando Giove.

Durante il mese di Gennaio,  vi sono state alcune serate contraddistinte da un ottimo seeing che hanno concesso di utilizzare il potere risolutivo del Takahashi FS 128 alla fluorite minerale che, coadiuvato da questi nuovi accessori,  ha fornito delle immagini stupefacenti ed esteticamente impareggiabili.

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Il bersaglio prediletto è stato il pianeta Giove, in opposizione, durante il periodo dei nostri test.

Abbiamo avuto modo di comparare i nuovissimi Takahashi Abbe con altri antagonisti; i classici ortoscopici giapponesi, T-Circle, i Baader  Genuine Ortho e dei pregiati oculari monocentrici TMB SuperMono. Questi accessori sono ormai fuori produzione ma hanno rappresentato per anni alcune fra le migliori soluzioni per gli appassionati della Luna e dei pianeti.

Durante il mese di Gennaio  abbiamo  talvolta beneficiato di un  ottimo seeing che ci ha concesso di analizzare, con calma, la superficie atmosferica di Giove, facendo uso di varie focali da 6mm. (circa 175x).

Osservando con l’oculare T-Circle 6, il pianeta Giove mostrava maggior luce diffusa, rispetto agli altri antagonisti ed una resa più calda. Il Baader Genuine Ortho da 6 mm, era migliore in tale frangente, ma non raggiungeva, secondo la nostra opinione, la resa del Takahashi Abbe da 6 mm che ci è parso fornisse un maggior contenimento della luce diffusa, una tonalità più neutra del pianeta, nonché una superiore nitidezza in asse.

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La prova più interessante, però, l’abbiamo compiuta comparando l’esemplare Takahashi 6 mm con l’oculare monocentrico TMB SuperMono di pari focale, un oculare, che sul mercato dell’usato si riesce ad acquistare a cifre comprese fra i 250 ed i 400 euro.

Grazie alla presenza di sole due passaggi aria-vetro il numero delle riflessioni interne è ridotto al minimo. Per tale motivo, sia le immagini fantasma che i bagliori intorno ai pianeti sono sempre ben corretti. Inoltre, grazie alla presenza di sole tre lenti fornisce delle immagini molto nitide e luminose al centro del campo. Di contro, gli oculari monocentrici, presentano un campo apparente di soli 30° ed un notevole coma ai bordi. Nel corso di questi anni, il monocentrico da 6mm, presente nella nostra piccola dotazione, è stato l’unico a tenere testa ai pregiatissimi Oculare Abbe Zeiss Serie I.

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Sfruttando la presenza della Grande Macchia Rossa e di innumerevoli dettagli atmosferici, abbiamo potuto notare come le differenze di nitidezza fossero realmente minime. Il  TMB monocentrico, ad essere, pignoli pareva mostrare una nitidezza ed una lieve propensione a far apparire il globo tridimensionale. In realtà le differenze erano cosi lievi che ci risultavano spesso invisibili o comparabili. Di contro la percezione dei dettagli era identica, le  protuberanze e le baie, le condensazioni, gli ovali, i festoni che si vedevano nel monocentrico si apprezzavano anche nell’oculare Takahashi.

Siamo rimasti molto impressionati dalla resa dei nuovi oculari Takahashi, dato che hanno saputo tenere testa al formidabile schema monocentrico. Un altro punto a favore degli Abbe Takahashi, oltre al prezzo di acquisto, è stata la minore propensione ad appannarsi, di fatto, il TMB SuperMono ci ha reso la vita alquanto difficile, obbligandoci spesso e volentieri a interrompere la sessione osservativa.

Una rapida analisi stellare ha anche mostrato come l’astigmatismo e il coma siano quasi perfettamente corretti, si nota, unicamente, un piccolo degrado, ai bordi estremi del campo di vista. Nella osservazione della superficie lunare, invece, non si nota alcun degrado dell’immagine.
Grazie all’ottimo trattamento multi-strato antiriflesso e allo schema ottico composto da sole 4 lenti questi oculari hanno fornito delle eccellenti visioni della Nebulosa M42 che pareva scolpita nel buio cielo invernale.

In sintesi. I nuovi oculari Takahashi Abbe ci sono parsi la scelta ideale per gli amanti delle osservazioni lunari e planetarie, possiedono una ottima costruzione, un ottimo contenimento della luce diffusa, una resa neutra ed un’ottima nitidezza. Il prezzo contenuto consente di acquistare tutta la serie al costo di un pregiato oculare a grande campo. Anche gli appassionati del cielo profondo, seppur non possiedano un ampio campo apparente, apprezzeranno la loro capacità di far risaltare i soggetti rispetto al fondo del cielo.

 Prezzi IVA INCLUSA (Marzo 2014)
6 mm, 9 mm, 12.5 mm – 137 Euro (l’uno)
18 mm, 25 mm -151 Euro (l’uno)
32 mm – 200 Euro (l’uno)

Si ringrazia la SKyPoint Srl per aver fornito gli oculari oggetti del test.