Comparativa oculari ortoscopici T-Japan: Volcano Top VS Meade S. 2

Una bella comparativa tra oculari ortoscopici firmata da Giuliano Tallone

 

Gli ortoscopici “Tani” o “T-Japan” sono tra I più conosciuti oculari di questo genere, anche se ormai non più in produzione: per molti anni sono stati un “must” per gli osservatori planetari, e considerati poco sotto I migliori oculari ortoscopici come gli Zeiss. Approfittando della mia abbondante dotazione di ortoscopici di varie tipologie, ho deciso di mettere a confronto diretto due serie “cugine”, entrambe di fattura “T-Japan”: da una parte i classici Volcano Top” che erano venduti sotto diversi marchi tra i quali University Optics negli USA e Unitron in Italia, e dall’altra gli ormai attempati Meade Series 2 OR venduti negli anni ’70 e ’80.

Ero curioso di vedere se la notoria qualità costruttiva e soprattutto ottica giapponese si era mantenuta identica negli anni, o se ci fossero differenze tra le due serie. Dei Meade Series 2 possedevo ed ho potuto provare il 4, 6, 9, 12.5 e 25 mm, mentre dei Volcano Top i 4, 6, 7, 9 e 12.5 mm. Ho deciso quindi di confrontare le focali identiche, mettendo fianco a fianco i 4, 6, 9 e 12.5 mm dei due tipi, in modo di avere una verifica diretta. Per la prova ho utilizzato il Carl Zeiss Jena C110/750, quindi aperto ad F/6,8, e come “target”, considerando la vocazione planetaria di questi oculari, la Luna e Giove che tra l’altro sono soggetti particolarmente ostici per un doppietto Fraunhofer così aperto.

Ecco la visione di insieme delle due serie, dei Meade dovrebbe esistere anche un 18 mm e dei Volcano Top anche il 18 mm e il 25 mm.

Costruzione e meccanica
Entrambe le serie sono ben costruite, ma i Series 2 sono più “massicci” e di apparenza più solida. I Volcano sono più leggeri, ma costruiti sempre con ottimi materiali. I Meade hanno anche una parte del corpo dell’oculare zigrinata, che rende comoda l’impugnatura. E’ da rilevare che nell’adattatore William Optics 2”/1,25” che uso sul fuocheggiatore Zeiss M52 i Series 2 entrano perfettamente “a filo”, mentre i Volcano Top sono leggermente più stretti e quindi “ballano” un po’, e costringono a stringere abbastanza la vite di serraggio, con il rischio di inclinare l’asse dell’oculare, con potenziale peggioramento dell’allineamento degli assi ottici e quindi della resa finale. Ciò nonostante nella prova non mi è parso che i Volcano soffrissero di un peggioramento dell’immagine a causa di questo fatto. Ho notato però che in alcune focali (in particolare nel 12,5 mm) il campo visivo risultava “spostato” rispetto quello inquadrato dal Meade, in particolare questo effetto è visibile o comunque si nota osservando la Luna. Le focali più lunghe che ho confrontato delle due serie non sono assolutamente parafocali, mentre il 9 mm e il 6 mm non richiedono che minimi spostamenti di fuoco alternandoli, essendo quasi parafocali.

 

Le scritte paiono piuttosto resistenti in entrambe le tipologie, anche se va valutato che i Meade hanno probabilmente 30-40 anni e le scritte non sono incise sul corpo del barilotto ma stampate. Nonostante ciò esse sono quasi tutte ben conservate. Nei Volcano – che però ho comprato nuovi in un “fine serie” e quindi sono molto più “giovani” – le scritte sono incise sul corpo dell’oculare e quindi presumibilmente sono maggiormente resistenti. Il barilotto è liscio nei Meade mentre alcuni dei Volcano (da ciò che si legge sono queste le versioni più recenti) hanno incisa sul barilotto una scanalatura per evitare che sfuggano dal porta oculari, all’altezza della vite di fissaggio di quest’ultimo.

Ovviamente la molto maggiore età media delle due serie gioca a sfavore dei Meade nella prova, in quanto si tratta di oculari molto usati e con molti anni, mentre i Volcano sono quasi nuovi come detto. Di ciò bisogna tener conto nel valutare i risultati osservativi.

Ottica e trattamenti antiriflesso
Questi oculari dovrebbero essere tutti Ortoscopici di Abbe con design di quatto lenti in due gruppi (1-3). Non avendoli però mai smontati (per il momento) non posso esserne certissimo.
Il campo visivo apparente dichiarato dai costruttori è di 45° per i Meade Series 2, che nelle pubblicità del 1979 sono definiti “excellent 4-element high resolution optics … razor sharp 45° field”. Per i T-Japan Volcano Top dovrebbe essere all’incirca uguale. E’ curioso che i Meade “Series 1” ortoscopici commercializzati negli anni precedenti (catalogo del 1975 e 1977) sono somigliantissimi ai “Volcano Top”…

I trattamenti sono definiti come “Multi-Coated” per i Meade Series 2. Per i T-Jap VT il 12,5 mm che ho riporta la sigla “MC”.

Confronto al telescopio
Le osservazioni sono state effettuate in una sera di seeing medio, intorno a III della scala Antoniadi, (5/10 con momenti di 6/10), e trasparenza elevata.
Partiamo dai 12,5 mm, le focali più lunghe tra quelle considerate nella prova, che sullo Zeiss forniscono 60 ingrandimenti. Per entrambi l’estrazione oculare è dignitosa, quasi comoda considerando il genere di oculare, ma non faccio testo perché non porto occhiali e non patisco neanche gli oculari più “estremi”, che non mi infastidiscono. Il campo apparente è leggermente superiore nel Meade Series 2, circa 2-3° direi, anche se non l’ho misurato precisamente.

L’apparenza iniziale, il “colpo d’occhio”, dà l’impressione che il Volcano sia decisamente più nitido ed inciso sulla Luna, mentre il Series 2 ha un aspetto più “slavato”. Il colore è di un bianco puro sul Volcano, mentre l’altro sembra essere più avorio-crema. Il cromatismo, che sugli oggetti luminosi non può mancare col doppietto acromatico, è quasi assente nel Volcano, appena percepibile sul bordo esterno del nostro satellite. Più rilevante è invece, sempre nella stessa area, nel Meade, e una notevole areola violetta si stacca dalla Luna verso il cielo. Giove appare in entrambi molto simile, anche qui con un bell’aloncino violetto… Il cielo appare più scuro, direi proprio nero, nel Volcano, un po’ meno contrastato nell’altro.

Dal punto di vista dell’incisione, che poi è il vero discrimine per gli ortoscopici, parlando della resa al centro del campo visivo, il Volcano dà una impressione di maggiore contrasto sulla Luna, davvero “razor sharp” come si dice, anche se con il basso numero di ingrandimenti forniti sul telescopio della prova – che ha una focale di soli 750 mm – è difficile arrivare a distinguere le differenze tra i due oculari su dettagli che comunque appaiono molto piccoli. Su Giove i due oculari sembrano ancora più simili, e già mostrano diversi dettagli sulla SEB e sulla NEB,  il seeing solo discreto.

Ho verificato la correzione ai bordi dei due oculari, che è pressoché perfetta, nitidissima fino al limite del campo, per il Volcano che mi è sembrato da questo punto di vista decisamente notevole. Sulla Luna questa qualità è particolarmente apprezzabile perché tutto il campo è perfettamente corretto. Non altrettanto si può dire per il Meade, che a partire da circa l’80% del campo vede l’immagine degradare notevolmente fino ad essere completamente “impastata”. in questa parte del campo visivo il fuoco non si riesce a raggiungere in alcun modo, l’immagine è completamente inintellegibile. Si paga quindi in questo modo (e caro!) il maggior campo apparente, che di fatto per questa ragione non ha alcuna utilità.

Nel Volcano non sono visibili immagini fantasma o riflessi particolari. Nel Meade invece osservando Giove appare in alcune posizioni dell’occhio una immagine fantasma di dimensioni circa doppie rispetto a quelle del pianeta, dovuta forse al differente trattamento antiriflesso o a una peggiore opacizzazione dell’interno.

Passiamo ora ad esaminare i 9 mm. Il campo apparente è identico in entrambi, e dovrebbe corrispondere ai 45° dichiarati. Per entrambi l’estrazione oculare è ancora accettabile e pari a doversi millimetri. Anche qui l’impressione iniziale sulla Luna è che il Volcano sia più nitido ed inciso, con il concorrente che presenta un aspetto sempre un po’ “slavato”. Il colore è di nuovo bianco sul Volcano, e più avorio-panna per il Meade. Il cromatismo pare identico nei due oculari, con un aloncino violetto sul solo bordo esterno del nostro satellite, che però per il maggiore ingrandimento rispetto ai precedenti (83x) disturba meno in quanto spesso osservando il bordo è fuori campo. Guardando Giove i due oculari si somigliano molto come resa, e presentano all’incirca la stessa aberrazione cromatica e lo stesso aspetto generale. Anche qui il cielo appare più scuro nel Volcano.

Il contrasto e il livello di dettaglio sulla Luna sembra molto simile in entrambi i casi. Su Giove i due oculari sembrano ancora più simili, con una leggera prevalenza del contrasto e del livello di dettaglio sul Meade. Ho provato a confrontarli in questo caso anche con il Series 2 Meade MA 9 mm, sempre T-Japan ma di diverso disegno ottico (Modified Achromat, con solo tre lenti in due gruppi, 1-2), che contro ogni mia aspettativa ha una resa molto simile agli altri due. Ne ho tre diverse versioni (di cui ho parlato in un precedente post), che si equivalgono nell’osservazione.

Anche in questo caso ho confrontato la correzione ai bordi dei due oculari OR, che non perde qualità fino a circa il 90% del campo per il Volcano che lascia qualcosa solo proprio nella vicinanza del bordo campo. In questo caso sembrerebbe essere una aberrazione sferica, perché focheggiando leggermente questa parte estrema del campo va a fuoco, ma diversamente dal resto. Molto peggio performa il Meade, che già a partire da circa il 60% del campo vede l’immagine degradare fino ad essere completamente fuori fuoco a partire da 3/4 del campo visibile. Anche qui cambia la messa a fuoco, ma si riesce a raggiungere anche se ai limiti del campo è molto lontana da quella del centro campo (probabilmente aberrazione sferica). In entrambi i “9 mm” non sono visibili immagini fantasma o riflessi particolari né osservando la Luna né osservando Giove.

Salendo ancora di ingrandimenti troviamo la coppia di 6 mm, che hanno un campo pressoché identico e che sono tra l’altro sostanzialmente parafocali. In questo caso le differenze tra i due oculari sono minime, un po’ in tutte le prove. L’aspetto generale è simile, meno nitido e “razor sharp” che con le focali inferiori – probabilmente a causa del seeing della serata non certo ottimale. Il solito cromatismo del doppietto acromatico è leggermente meno evidente nel Volcano Top, ma a queste focali non infastidisce assolutamente.

Il dettaglio all’osservazione sulla Luna (ci ho perso parecchio tempo, cercando particolari diversi come rime, ombre e piccoli crateri, paragonando “in parallelo” i due oculari) sembra assolutamente paragonabile nei due, che a volte sembrano essere proprio lo stesso oculare (e forse…). Ho paragonato questi due al Baader Genuine Ortho 6 mme al TS OR 6 mm, per quanto riguarda la risoluzione sulla Luna e su Giove. Il Baader stacca in pulizia dell’immagine e contrasto entrambi (Volcano e Meade Series 2), mentre il TS è leggermente inferiore a tutti gli altri tre. Si tratta comunque di ottimi oculari in tutti e quattro i casi, le differenze sono minime anche se percepibili.

 

 

 

 

 

 

Su Giove a sud della SEB ho osservato altre due bande sottili, meglio osservabili con il Volcano che le “stacca” meglio dalle zone circostanti. Il limite del seeing della serata non permetteva di andare oltre, ma nei momenti migliori il Volcano sembrava far distinguere meglio contrasti di intensità e colore tra le diverse parti delle bande. Il cromatismo non sembra influenzare molto la risoluzione del telescopio, che sembra notevole soprattutto considerando il diametro di soli 11 cm! In questo caso il Baader non sembrava così superiore come sulla Luna.
Il Meade OR 6 mm mostra una immagine fantasma guardando Giove simile a quella osservata anche in altre focali. Il Volcano non mostra nessuna, e il fondo cielo è nettamente più scuro, segno di ottima opacizzaz one interna.

Infine i 4 mm, che sullo Zeiss C 110/750 arrivano a 187 ingrandimenti. Ho provato anche a “forzare” anche se con seeing non eccezionale, con le barlow Meade 2x Acro #140 Series 4000 e la barlow Baader della Q-Turret 2,25x (che arriva a 420 ingrandimenti, quasi quattro volte il diametro del telescopio…), approfittando dei pochi momenti di maggiore stabilità dell’immagine.

Del Meade 4 mm avevo sottomano due esemplari, che stranamente avevano campo apparente leggermente diverso (circa 2-3° direi, ma percepibile), con uno dei due avente campo pressoché identico al Volcano, e l’altro campo un poco inferiore. Nel confronto a parte questo particolare non ho trovato quasi nessuna differenza tra i due Meade, esteticamente identici (anche se uno ha perso l’etichetta… ed è quasi venduto).

La estrazione oculare è limitata ma ancora accettabile, ovviamente se non si portano occhiali, e non “estrema”, soprattutto nel Volcano che è percepibilmente più comodo.
Come al solito il Volcano Top dà una impressione generale di maggiore nitidezza (che non ho osservato solo nel 6 mm come detto, che pare identico al “cugino” più vintage) e un colore della Luna più bianco, mentre i Meade sembrano più “panna”. Il cromatismo in questo caso è poco percepibile, anche su Giove, e leggermente maggiore nel Meade. Il Meade ha solo un accenno di immagine fantasma su Giove, che si nota solo in poche posizioni dell’occhio e tende a scomparire immediatamente (nelle altre focali, dove segnalata, è più persistente).



Il livello di risoluzione anche in questo caso è pressoché identico, sia sulla Luna sia su Giove, e le differenze sono poco evidenti e non a senso unico (qualche volta sembra meglio l’uno, qualche volta l’altro). Su Giove il Meade sembra rendere qualcosa di più in termini di contrasto. Per “mettere alla corda” queste focali più corte probabilmente serve una serata con seeing decisamente migliore, e forse in quel caso le eventuali differenze potrebbero emergere con maggiore chiarezza.

 

Per curiosità ho provato insieme a questi due anche un Bushnell OR 4 mm Japan vintage, che è risultato avere un campo apparente più ampio e sembrerebbe anche in termini di risoluzione di essere addirittura migliore degli altri due… Anche qui approfondimenti e prove in serate di seeing migliore vanno assolutamente effettuati, ma la cosa è molto promettente. Ne ho anche un altro da 24,5 mm di diametro degli anni ’60 o forse anche addirittura ‘50, si preannuncia una ulteriore serata decisamente interessante…

Come detto nonostante il seeing non certo ottimo ho provato a tirare un po’ gli ingrandimenti sulla Luna, nei momenti (pochi) migliori. Bè…. WOW! Nonostante il limiti dell’atmosfera l’immagine resta nei pochi momenti di calma moooolto dettagliata, non perde nulla in termini di risoluzione, e si capisce che l’ottica è davvero di grande qualità! Penso che in condizioni più favorevoli ci si potrà davvero divertire. Anche in questo caso i due T-Japan cugini da 4 mm (e anche quelli da 6 mm) sono del tutto paragonabili.

Prezzi
A proposito di prezzi, i Volcano Top mantengono un valore elevato sull’usato, anche perché chi li ha se li tiene, e si vedono poco nei mercatini, direi tra i 55 e i 90 euro (anche se un buon affare è sempre possibile). I miei li ho trovati pochi anni fa  nuovi da un ottico svizzero che aveva penso gli ultimi disponibili del mondo… E mi ha scucito più di 100 euro l’uno.  I Meade Series 2 si vedono pochissimo in giro (se ne trova ogni tanto qualcuno su Ebay negli USA), ma come gli altri ortoscopici di altre marche mantengono comunque un buon valore nell’usato.

Conclusioni
In conclusione, i Volcano Top sembrano in media primeggiare sui parenti più vintage, ma le differenze non sono così grandi – soprattutto nelle focali corte – e anche i secondi rimangono ottimi oculari. Vista l’età ultradecennale va considerato sempre che anche la conservazione più o meno attenta e lo stato d’uso contano. Le pochissime impressioni pubblicate anche negli USA su questi oculari Meade ormai “storici” dicono più o meno le stesse cose, anche se i giudizi a volte sono contrastanti (difficile dire se per effettive differenze di qualità nella produzione o piuttosto nella conservazione delle ottiche), ma comunque in genere vengono valutati positivamente. Non tutto ciò che è vintage è di buona qualità, ma in questo caso si tratta di oculari certamente consigliati, e il marchio T-Japan non mente! Almeno questa è la mia opinione, e comunque mi sono divertito a provarli


Alla prossima…

Recensione del telescopio Maksutov Cassegrain Meade 178

L’opinione di Piergiovanni Salimbeni sul Maksutov Cassegrain da sette pollici di casa Meade

(pubblicato sulla rivista LE STELLE Anno 2005 – gennaio 2005)

Un primo piano del Meade Maksutov Cassegrain 178

Lo scopo di questa recensione è di analizzare le prestazioni della configurazione ottica del Meade Maksutov-Cassegrain 178, di 178 mm di diametro prodotta dall’azienda americana Meade.

L’occasione è ghiotta per sollevare un problema che molti hanno affrontato durante la fase di reperimento di informazioni. Cercando notizie sullo strumento fra astrofili o nei gruppi di discussione presenti su internet si può verificare come oltre l’ottanta per cento di chi discute delle prestazioni di un telescopio non lo ha mai realmente posseduto o addirittura non lo hai mai utilizzato, neppure per qualche minuto. Mentre chi l’ha provato, di frequente tende ad essere prevenuto, non approfondendo personalmente dei fatti che gli paiono già inconfutabili perchè influenzati  dai giudizi di altre persone che  preannunciano, in meglio o in peggio, le reali prestazioni. Così nascono delle classiche “leggende metropolitane” che sono dure a morire.

Potrà sembrare strano ma ogni strumento è un caso a sé stante, e le impressioni che ne derivano dipendono direttamente, oltre che dall’esperienza dell’osservatore, anche dal campo d’utilizzo a lui più congeniale.
Per questo motivo, lo ribadisco,  è molto difficile, eccetto rari casi di indubbia qualità, trovare uno strumento in grado di  fornire le medesime prestazioni o di presentare le stesse identiche aberrazioni rispetto ad  un altro esemplare.

Questa sorta di, oserei dire,  “dipendenza psicologica” è ben evidente in molti astrofili che tendono ad osannare o a condannare un telescopio, esclusivamente in base a quanto appreso per “sentito dire”, rimanendo successivamente influenzati nel corso delle loro analisi.
Per questo motivo, chi scrive, essendo uomo  ed in primis appassionato, si è sforzato di cancellare totalmente il know-out raccolto nel corso degli anni  nei confronti di questo strumento, per valutarlo in modo il più possibile imparziale e obiettivo.

 

CONFIGURAZIONE OTTICA

Sin dalla sua prima uscita il Maksutov Meade fece parlare molto di sé. Giunto sul mercato durante il regno degli Schmidt Cassegrain, questo strumento pareva un compromesso fra questi ed i più costosi rifrattori semi apocromatici venduti dalla stessa casa. Molti astrofili, però,  non vedevano di buon occhio un sistema catadriottico così spinto, ben 2670 mm di focale, dotato di un campo ridotto, anche se la Meade lo garantiva come capace di prestazioni paragonabili a quelle di un rifrattore apocromatico dal diametro di poco inferiore.

L’ottica di questo strumento è formata da un menisco leggermente divergente, da uno specchio primario asferico con rapporto focale pari ad f/2.5 e da uno specchio secondario sferico ottenuto alluminando la parte interna del menisco correttore. Quest’ultimo specchio è in grado di moltiplicare la focale dello specchio primario di un fattore pari a sei raggiungendo cosi un rapporto focale spinto, pari ad F/15.

 

Il sistema LX 200GPS sul quale è montata l’ottica da 178mm di diametro

Lo specchio primario possiede un diametro di  218 mm: questo permette di evitare la vignettatura che si verifica altri Maksutov-Cassegrain che invece  possiedono un primario sottodimensionato che non è in grado di intercettare tutto il fascio ottico proveniente dal menisco.

Sono presenti, come visibili nello schema esposto qui di seguito,  anche  una serie di diaframmi interni al paraluce dello specchio primario in  grado di bloccare i raggi luminosi parassiti prima che possano raggiungere il fuoco primario. In questo modo è possibile ottenere immagini più contrastate ed un fondo cielo scuro, privo di fastidiosi riflessi.
L’ostruzione dello specchio secondario è pari a 0.28, ma il paraluce conico, avendo un diametro che ho misurato essere pari a 68 mm, porta il rapporto d’ostruzione a 0.38, un valore simile a quello di un comune Schimdt Cassegrain.

I trattamenti anti-riflesso sugli elementi ottici sono differenti: è presente un trattamento con MgF2 sulla lente corretrice, un trattamento “standard” di alluminatura sullo specchio primario, mentre sul secondario è disponibile come opzionale un trattamento più efficace che fa parte del sistema “Ultra High Trasmission Coating” e che dovrebbe fornire una maggiore riflessione e luminosità dell’intero sistema.

Il menisco è  decisamente spesso e composto di vetro BK7. La cella è dotata di un sistema di visti push and pull, ma la collimazione non è banale in quanto il secondario non è seaprato dal menisco. Per questo la Casa madre consiglia in caso di necessità di rinviarlo presso il loro laboratorio. Sconsiglio quindi l’astrofilo alle prime armi di procedere da solo alla collimazione, che necessità di una buona dose di pazienza e di esperienza rispetto ai M-C con il secondario a sé stante.

Per l’intubazione è stato utilizzato il medesimo diametro del cugino Schmidt-Cassegrain da 203 mm, allungando unicamente il tubo in fase di lavorazione. Di fatto, quando montato sulla forcella, non è possibile metterlo in posizione verticale. si sarebbero forse potuti allungare i bracci della forcella ma a scapito della stabilità dell’insieme.

Inizio ora a rispondere per punti  ad una lunga serie di quesiti come già anticipato nella premessa.

 

STAR TEST

Il lavoro svolto dai progettisti americani è nel complesso ottimo. Lo star test ha evidenziato una buona correzione complessiva, è presente soltanto una leggera sottocorrezione visibile però solo agli alti ingrandimenti, mentre sotto i 250x la differenza fra la macchia del secondario in intra-focale e quella in extra-focale è impercettibile. Da questo punto di vista è stato il miglior star test che mi è capitato di effettuare su un telescopio di questo tipo, e anche il disco di airy si è mostrato facilmente  a medi ingrandimenti, disturbato unicamente dal tremolio della turbolenza. Pur avendo un rapporto di ostruzione quasi simile al telescopio preso come oggetto di confronto

 

 

Lo schema ottico: Cortesia MEADE

 

MIRROR SHIFT

Purtroppo la perizia profusa nella progettazione del sistema ottico è stata in parte vanificata dall’assemblaggio del sistema di messa  fuoco. Lo spostamento dello specchio  primario in fase di fuocheggiatura del modello da me testato è circa di 35 secondi d’arco, decisamente troppo anche per l’osservazione visuale.  Sono presenti quindi dei giochi notevoli. Fortunatamente la Meade, conscia di questo difetto, ha deciso di dotare il telescopio di un sistema di blocco dello specchio primario che avviene attraverso la rotazione di una manopola, coadiuvandolo con un sistema di fuocheggiatura elettrico.
Ho anche avuto modo di testarlo con un fuocheggiatore esterno della William Optics che ha fornito similmente al sistema elettrico ottime prestazioni. L’unico problema riscontrato, per essere pignoli, nasce a causa della vite che fissa la manopola del sistema di blocco che con l’utilizzo intenso tende a svitarsi, vanificando cosi la funzione di fissaggio. Per questo motivo è utile fornirsi di qualche brugola in pollici attraverso le quali sarà possibile anche il rifissaggio” mensile delle viti che fissano le due ventole al tubo ottico che potrebbero svitarsi per le micro-vibrazioni.

TURBOLENZA INTERNA

Come anticipato sono presenti due ventole in grado di agevolare l’ambientazione termica del tubo. Lo strumento è stato testato in varie serate durante i mesi di ottobre e di novembre, durante le quali ho portato all’esterno dell’abitazione il Meade insieme con un Celestron da 8”. Uscendo di tanto in tanto, ho notato, come, senza l’aiuto della ventola, il Maksutov-Cassegrain impiegasse ben più di tre ore a raggiungere l’equilibrio termico. Non oso pensare cosa potrebbe accadere nelle gelide serate invernali. Il divario rispetto al Celestron di 203mm, però, migliora sino a invertirsi nel Maksutov da 178 mm che, con le ventole attivate riesce ad essere utilizzabile in meno di una trentina di minuti, contro i 70-90 minuti dell’antagonista.

A prima vista questa sensibilità alla turbolenza interna mi ha meravigliato, in quanto l’intubazione mi è parsa di ottima qualità.  Osservando con più attenzione il tubo ottico  è stato possibile svelare l’arcano: è presente una  pesante flangia di metallo che ha la funzione di bilanciare il tubo nei sistemi a forcella. Questo anello di metallo è anche il diretto responsabile del notevole peso in proporzione alla dimensione degli obiettivi.
Bilancia alla mano, infatti, il tubo ottico pesa quasi 10 kg, se poi si calcola l’utilizzo del fuocheggiatore elettrico, di un diagonale da 50.8 mm e di un oculare dello stesso diametro, si possono sfiorare anche i 12 kg. Quindi anche in questo caso il peso non dipendeva solo dalle dimensioni del menisco, come spesso si sente dire durante le discussioni fra astrofili.
Il rimedio esiste e non sappiamo se la Meade preveda una versione OTA (solo tubo ottico) priva di flangione. Sul sito ufficiale della Casa, il peso del solo tubo ottico è di 25 libbre che pare confermare quindi quanto da me riscontrato.

Primo piano sul trattamento antiriflesso “Multi-Coated” di casa Meade

COME RIMEDIARE ?

In realtà un “cura dimagrante” per questo Meade esiste ed è stata eseguita dall’ing. Paolo Lazzarotti di Astromeccanica. Troverete nel box qui sotto, grazie ai suoi preziosi consigli, una dettagliata spiegazione sulla rimozione della flangia metallica. L’operazione è però sconsigliata in quanto è necessario una buona dose di esperienza, soprattutto in fase di rimontaggio del sistema! Leggetelo per mero scopo informativo, e basta.

In ogni modo, la cura dimagrante post-flangia è in grado di diminiuire il peso di questo Maksutov di quasi 5 chilogrammi, consentendo cosi l’utilizzo con le più comuni montature commerciali tipo  la Vixen Great Polaris.

la rimozione della flangia

SISTEMA SOLARE

Una volta acclimatato lo strumento, il Maksutov ha fornito immagini molto contrastate e luminose, ma l’immagine ottenuta  non è identica a quella fornita da un rifrattore apocromatico di diametro di poco inferiore, caso mai è “simile” ma con una ”variazione sul tema” che ci preme evidenziare.

I dettagli percebili  rispetto ad un rifrattore apocromatico  di 130 mm utilizzato per confronto sono a volte superiori, grazie al maggior potere risolutivo e le immagini sono leggermente più luminose. Permettono inoltre, l’utilizzo di filtri planetari rispetto ad un più piccolo apocromatico di 102 mm che si situa nelle stessa fascia di prezzo. E’ quasi sempre  presente una lieve micro-turbolenza che si discosta dalla “calma piatta” visibile nelle stesse condizioni atmosferiche nei telescopi a rifrazione. Potrei affermare, sintetizzando, che nell’osservazione dei dettagli planetari il Meade è più performante in particolari situazioni (dettagli con grande contrasto es: anelli di Saturno e Luna) mentre  un rifrattore apocromatico è sfruttabile in tutte le situazioni oltre che mostrare al meglio i dettagli dal debole contrasto (atmosfera di Giove, etc etc).
Ma anche nel caso dei rifrattori apocromatici, l’intubazione e il metodo di spaziatura delle lente sono importanti nella prevenzione o nella generazione di una elevata turbolenza interna.

Per ciò che concerne le osservazioni lunari, complice anche una rara serata dall’ottimo seeing, il Meade da 7″ ha superato le prestazioni fornite dal catadriottico di 203 mm di confronto il quale era simile, sino ai 200 ingrandimenti, eccetto un maggior luce diffusa, Da quell’ingrandimento in poi sino ai 400x il Maksutov americano ha fornito delle immagini ottime, contrastate, che a tratti svelavano particolari fini, visti con fatica  nel catadriottico non a causa della risoluzione, ma a causa del minor contrasto. Ricordo con piacere la visione delle rime interne al cratere Gassendi, visibili con più facilità, cosi come il materiale lavico da impatto presente nel cratere Tolomeo e decine di microcrateri che avevamo percepito unicamente in rare serate di calma atmosferica attraverso un Celestron 9 ¼.

L’ingrandimento  ottimale medio utilizzato durante i due mesi con il C8 era pari a 200 ingrandimenti, quello con il Meade era di quasi 300 ingrandimenti.

 

alcune immagini ottenute facendo uso di una comunissima WebCam (Vesta PRO)

 

CIELO PROFONDO

In questo caso, penso di andar contro la maggior parte dei commenti sentiti su questa configurazione ottica. Ritengo che questo Maksutov Meade non sia poi cosi pessimo nella osservazione degli oggetti del cielo profondo, la fotografia è ovviamente un discorso a parte.
Il problema del campo ridotto in realtà oltre che causato dal lungo rapporto focale è dato anche dagli oculari utilizzati. E’ ovvio quindi che gli astrofili dotati di un ottimo parco oculari potranno svolgere proficue osservazioni del cielo profondo rispetto ai possessori di telescopi dal rapporto focale inferiore ma utilizzati con oculari con un piccolo campo di vista.

Utilizzando infatti un ottimo oculare Nagler della Televue da 31 mm di diametro dotato di ben 82 gradi di campo ho avuto la possibilità di osservare – seppur il campo, all’atto pratico, risultasse un po’ vignettato – l’intera struttura del doppio ammasso di Perseo, M81 ed M82 e le parti esterne della nebulosa di Orione. Oltretutto, l’immagine fornita era molto più corretta e puntiforme rispetto al Celestron da 8 pollici di nostra proprietà e a quella di un newton di produzione cinese, che mostrava si più campo, ma anche un coma eccessivo. Insomma si è in grado quasi sempre, di abbracciare campi pari a 0.8° senza grossi problemi, fattore che consente di osservare la maggior parte degli oggetti del cielo profondo.

Anche il contrasto mi è stato di aiuto quando era necessario osservare dettagli fievoli come deboli galassie o la varie strutture della nebulosa di Orione. Per chi volesse migliorare ancora queste prestazioni è disponibile un riduttore di focale in grado di abbassare la focale a 2 m.

E’ quindi ovvio che purché ben accessoriato anche le prestazioni su ammassi stellari, ammassi globulari sia di tutto rispetto. Il telescopio, in proporzione al suo diametro ed alla sua lunghezza focale ci è parso oltretutto molto luminoso, soprattutto con l’utilizzo di un ottimo diagonale a specchio da 50.8 mm che con gli oculari sopraccitati, e pur diminuendo il campo apparente non mi ha mai fatto rimpiangere strumenti dal diametro di poco superiori.

CAMPO REALE INQUADRATO

E’ il reale campo angolare di cielo osservabile attraverso il sistema oculare-telescopio.
Il campo reale (CR) è connesso al campo apparente (CA) tramite l’ingrandimento del telescopio (I) mediante la semplice CR=CA/I.

Vediamo qui di seguito qualche confronto effettuato durante i nostri test osservativi

Meade Oculare utilizzato Campo apparente Ingrandimento ottenuto=
 focale del telescopio                                      __________________   ingrandimento
focale dell’oculare
Campo reale=                                     Campo apparente di vista
__________________  
Ingrandimento ottenuto
178 mm
2670 lunghezza focale
Televue Nagler 31mm 82° 2670/35mm=76.28X 82/76.28=1.07°
  Televue Nagler 12mm 82° 2670/12=222.5X 82/222.5=0.36
         

 

 

Celestron Oculare utilizzato Campo apparente Ingrandimento ottenuto=
 focale del telescopio                                      __________________   ingrandimento
focale dell’oculare
Campo reale=                                     Campo apparente di vista
__________________  
Ingrandimento ottenuto
203mm
2000 lunghezza focale
Oculare Ultima 35mm 49° 2000/35:57.14 49:57.14=0.85
  Oculare Ortoscopico Japan Optic 12mm 45° 2000:12:166,6X 45:166.6=0.27