Recensione del telescopio Schmidt Cassegrain Celestron Nextar 6 SE

Questo catadriottico di medio diametro è , equipaggiato delle migliori ed attuali innovazioni, sia informatiche che ottiche: lo SkY Align, il Next Remoteed il notissimo StarBright XLT

 Articolo comparso sulla rivista LE STELLE, anno 2006

Un primo piano sul nuovo Celestron Nexstar 6 SE

Osservando l’intenso colore arancione dello scafo ottico di questo nuovo Schmidt Cassegrain non posso non volgere la mente al passato, richiamando alla mente il design del classico Celestron 8, che negli anni 80, faceva, appunto, bella mostra di sé sfoggiando una tonalità simile. L’azienda ha deciso di rendere omaggio al proprio passato, facendo uso di un colore simile, ma creando una linea di telescopi tecnologicamente avanzati: tale iniziativa mi è parsa l’ideale incontro fra ciò che ha fatto storia e ciò che sarà futuro.

Questo catadriottico di medio diametro è,  infatti, equipaggiato delle migliori ed attuali innovazioni, sia informatiche che ottiche: lo SkY Align, il Next Remoteed il notissimo StarBright XLT. Passiamo ora a descrivere le caratteristiche di questo strumento, che ho avuto il piacere di testare per un paio di mesi.


Configurazione ottica.

Il Celestron Nexstar 6 SE è uno Schmidt Cassegrain dal diametro di 150mm, che fornisce, di conseguenza, un rapporto focale pari a F/10. Le ottiche sono ottimizzate di serie con il trattamento StarBright XLT che, oltre a consentire una maggior trasmissione delle ottiche, è stato specificatamente progettato per offrire le migliori prestazioni nella ripresa fotografica.

Il tubo ottico è molto compatto, ben rifinito e, grazie all’innovativo sistema a sgancio rapido, consente, in pochi secondi, di separare la piastra universale che lo sostiene dalla forcella mono-braccio. Questa caratteristica consente di montare il Celestron Nexstar 6 SE sulle comuni montature equatoriali. La lastra correttrice, nella mera analisi visuale, si è rilevata perfetta, priva di difetti o striature, con un trattamento uniforme.  Sulla sommità del supporto dello specchio secondario sono ben visibili le tre viti a croce, indispensabili per collimare questa configurazione ottica.

I progettisti  sono stati molto previdenti ed hanno creato un bordo a sbalzo che evita, che  i più maldestri, operando distrattamente con il cacciavite, righino la lastra correttrice. Per onore di cronaca tengo a precisare che lo strumento mi è stato consegnato perfettamente collimato. Tale esemplare presentava, oltretutto, un contenutissimo spostamento dello specchio primario durante la  fase di messa a fuoco visibile solo agli alti ingrandimenti: un risultato eccellente per un telescopio commerciale. In parte questa peculiarità potrebbe dipendere oltre che dal nuovo pomello e dalla nuova vite interna che attua la traslazione dello specchio, anche dal peso inferiore dell’ottica rispetto al più comune diametro di 203 mm. Tuttavia, durante le molteplici ore d’utilizzo, talvolta, ho verificato, un tenue scostamento dalla precisa messa a fuoco, dovuta ai continui spostamenti del tubo ottico, durante la fase automatica di puntamento.

La lastra correttrice del  Celestron Nexstar 6 SE

 

Gli accessori

D’utilità sopraffina mi è parso lo star pointer, accessorio quanto mai azzeccato in uno strumento automatizzato qual è il piccolo Celestron Nexstar 6 SE Questo compatto puntatore s’installa e si collima con molta facilità e, grazie ad un piccolo pomello, è possibile regolare l’intensità del led rosso in base alle proprie esigenze. Non è necessario, infatti, fare uso di un cercatore ottico in uno strumento simile, dato che, tranne, casi disperati è sempre possibile scorgere delle stelle luminose per la prima fase d’allineamento.
Di discreta qualità l’oculare Celestron X-Cel di 25mm, solo sufficiente il diagonale, che non mi ha convinto per la sua resa ottica e che ha alterato, oltretutto, la prima analisi allo star test, risultata poi molto confortante in visione diretta, senza alcuna interposizione.

Consiglio ai lettori di Astrotest.it di utilizzare degli accessori più performanti rispetto a quelli forniti di serie, dato che, come sarà esposto fra breve, l’ottica di questo catadriottico è di tutto rispetto. Comoda la piccola bolla adesiva, che finalmente consente di verificare la messa in bolla del treppiede, anche se, si può correre il rischio di perderla, essendo fissata in maniera precaria.

Il treppiede si estende con molta rapidità,  la base della montatura è  fissata ad essa tramite tre piccole manopole , mentre  la classica vite sotto il basamento, che serve anche spingere lo spaziatore, che funge anche da scompartimento porta-oculari, completa la fase di montaggio. Cronometro alla mano il Celestron Nexstar 6 SE si assembla in meno di cinque minuti e la sua leggerezza è tale che si può portare all’esterno senza alcuna difficoltà.

 

Ottica e star test

Molto bello il design con la forcella mono-braccio, da notare la sede laterale per alloggiare la pulsantiera

Lo star test dell’esemplare da me analizzato si è rilevato molto favorevole: le immagini di diffrazione in intra-focale ed in extra-focale erano molto simili, eccetto una lievissima sotto-correzione della sferica in extra-focale. Non ho rilevato alcuna tensione della lastra correttrice, mentre la sensibilità  rilevata con lo snap test ha avvalorato una più che buona lavorazione ottica, per uno strumento prettamente commerciale ed entry-level. Il metodo Starbright, inoltre, fornisce davvero una marcia in più rispetto alle ottiche non-trattate, del testo me ne ero accorto qualche mese fa, osservando contemporaneamente in un CPC 8 ed in un C 9 ¼ di prima generazione,che esibivano una luminosità quasi simile.

Prova su campo

Sin dalle prime ore d’utilizzo, come anticipato, sia per l’estrema leggerezza del sistema che per la sua compattezza, mi è parso lo strumento ideale per le osservazioni visuali quando si ha poco tempo a disposizione o si possiede una pigre indole, tale da evitare il benché minimo sforzo nel puntare o ricercare gli oggetti celesti.
Ovviamente il sistema mono-braccio di resina sintetica (leggete plastica) mi è parso il meno indicato per reggere grandi accessori e per la fotografia a lunga posa.  Chi scrive è abituato a fare uso di montature molto sovradimensionate rispetto alla focale ed al peso del sistema ottico utilizzato, ergo, tali considerazioni potrebbero essere rivalutate, dall’astrofilo neofita che voglia scoprire il piacere della fotografia lunare con brevi tempi di posa tramite la propria reflex digitale,oppure tramite le comunissime webcam. Ricordo ai lettori, che  comunque  è disponibile una testa equatoriale dedicata.

Nell’uso prettamente visuale, l’assestamento delle vibrazioni è più che buono, meglio, ad esempio, di ciò che consentivano  le montature mono-braccio di anni fa. Il tubo molto compatto e leggero, ovviamente  offre un valido aiuto con la sua  estrema leggerezza.

Molto comoda l’integrazione della pulsantiera, compreso il cavo, all’interno del supporto altazimutale che, oltre a rendere moderno il design di tale strumento,  consente  di non lasciare cavi esterni,  quando lo strumento è collocato in casa e magari attorniato da pargoli o animali domestici curiosi.

L’alimentazione è delegata ad otto batterie A-A che dovrebbero fornire una resa, dichiarata dalla casa, di circa 8 ore. In realtà abbiamo notato che la sua reale autonomia si attesta in circa quattro ore continue ed intense d’utilizzo, ergo, ho  preferito fare uso di un trasformatore a 12V, durante  le osservazioni dal giardino di casa, mentre, per le uscite in montagna, mi sono avvalso di una una comunissima batteria per autovetture.
I motori, nella fase di puntamento, sono notevolmente veloci e forniti d’innumerevoli impostazioni (5°/sec, 3°/sec, 1°/sec, 64x, 16x, 8x, 4x, 1x, 0.5x ) anche se abbiamo notato un lieve ritardo nella risposta del motore che regola l’asse verticale soprattutto con il tubo rivolto a pochi gradi dalla linea dell’orizzonte e allorquando era installato uno sdoppiatore binoculare.

L’allineamento è molto veloce: in meno di 5 minuti è possibile iniziare delle proficue sessioni osservative. La prima volta il sistema chiederà la posizione del sito osservativo, la data, l’orario ed il fuso orario, infine sarà possibile optare per vari tipi di allineamento: Il velocissimo SkyAlign, il puntamento automatico a 2 stelle, il puntamento stellare  e l’allineamento con gli oggetti del sistema solare. Per maggiori informazioni consiglio di rileggere la recensione relativa al Celestron CPC 8, ove sono illustrate tutte le opzioni di puntamento.

Confermo unicamente che il sistema da noi prediletto, per la sua immediatezza e che abbiamo utilizzato durante quasi tutte le nostre osservazioni è stato lo SKYALIGN che trasforma  il Nexstar 6 SE in un impareggiabile strumento “fast-view”.

Il funzionamento è elementare: sulla pulsantiera compare l’avvertimento di scegliere tre stelle di riferimento (non occorre conoscere i loro nomi!) premendo “ENTER” si attiva la modalità di trascinamento veloce dei motori, che consente di inquadrare  con velocità la stella desiderata, infine il sistema, diminuendo automaticamente  la velocità dei motori, chiederà di allineare con precisione la stella di nostra preferenza che poi dovrà essere confermata premendo il tasto “ALIGN”. Si dovrà  poi ripetere tale iter per altre due stelle ed infine il sistema, dopo un brevissimo periodo di tempo, richiesto per compiere i calcoli d’allineamento, confermerà la buona riuscita dell’operazione.

Nel corso delle varie serate, il  Celestron Nexstar 6 SE con l’oculare in dotazione, che fornisce 60X, non ha mai fallito il bersaglio: l’oggetto celeste era sempre visibile nel parte centrale del campo esibito. Soltanto “saltellando” dalle costellazioni situate a sud, a quelle a nord e viceversa, si percepiva una perdita di precisione, rivelata dalla visione dell’oggetto prescelto ai  bordi del campo dell’oculare. In questo caso era però sufficiente centrare nuovamente l’oggetto, attraverso i comandi della pulsantiera per ottenere nella ricerca successiva una migliore precisione. Un’operazione ancor più efficace consiste nella sostituzione di una stella, in precedenza utilizzata come allineamento, con una nuova. Di fatto ho ottenuto i migliori risultati avvalendomi sempre  di una stella nei pressi dell’ultimo oggetto celeste puntato.

il diagonale economico in dotazione al Nexstar 6che consiglio di sostituire con un valido accessorio da due pollici

Devo ricordare, inoltre, che per consentire al sistema automatizzato di operare al meglio delle proprie possibilità è doveroso curare il livellamento del treppiede facendo uso della piccola bolla in dotazione. Inoltre,  se la fase d’allineamento avverrà con un oculare capace di fornire un maggiore ingrandimento rispetto  a quello fornite dall’oculare di serie, potrete osservare per molto tempo,  senza avvertire la necessità di apportare delle regolazioni.

Il database è davvero infinito, ed è impossibile, sia a causa del medio diametro dello strumento che della qualità dei cieli, sempre maggiormente inquinati dalle luci artificiali, osservare tutto ciò che esso contiene: 40.000 oggetti, più altri 200 personalizzabili dall’utente. Comodissima la funzione “TOUR” che consente di osservare rapidamente tutti gli oggetti celesti più interessanti.
Grazie all’ottima pulsantiera ed al sistema “user friendly” il felice possessore di questo piccolo telescopio potrà osservare con profitto, nei limiti dell’apertura, decine e decine di oggetti celesti, magari nella breve pausa serale nel dopo-cena.

Sotto un cielo sub-urbano con magnitudine prossima alla quinta ho ammirato con molto profitto, M1, M13, M29, M31, M33, M35, M36, M37,  M37, M42 il doppio ammasso di Perseo e la nebulosa planetaria M57, situata nella costellazione della Lira: questi ci sono parsi gli oggetti più ammalianti concessi da soli 150mm di diametro. In ogni modo, è stato possibile percepire anche una dozzina di galassie, ed una serie innumerevole di stelle doppie.

Molto piacevole la visione della superficie lunare, avvenuta utilizzando uno sdoppiatore binoculare della William Optics che, grazie alla sua leggerezza, non ha inficiato particolarmente il sistema di inseguimento dei motori,seppur in questo caso, nella fase di ricerca degli ammassi stellari, vagando nel cielo, il  Celestron Nexstar 6 SE abbia perso un poco la sua notevole precisione.

Alcune levate all’alba mi hanno concesso di  ammirare il pianeta Saturno, che esibiva quasi tutti i dettagli osservabili all’interno dell’oculare utilizzato nel fratello maggiore d’otto pollici, con una differenza di luminosità esigua. Facendo uso del visore binoculare appena citato, ho paragonato la bellezza della visione ottenuta a quella  visibile in un rifrattore ED di 100mm d’ultima generazione,  seppur il fondo cielo risultasse leggermente più chiaro nel catadriottico, un sintomo intrinseco in tale schema ottico  fatto risaltare anche dalla ostruzione dello specchio secondario che è di ben 55mm. Ho calcolato l’ingrandimento massimo utile per tali visioni in circa 200 ingrandimenti.

Un’interessante funzione di questo nuovo telescopio è data dalla possibilità di comandare l’esposizione della propria fotocamera reflex attraverso la pulsantiera, ovviamente le nostre asserzioni sul peso e la stabilità poc’anzi citate, permangono, seppur mi sia parsa una caratteristica molto interessante, che va a sommarsi alla dotazione di serie del trattamento Starbright XLT, all’aggiornamento via internet della memoria flash e del controller dei motori, insomma, pare che i progettisti di Celestron, abbiano voluto dotare “il piccoletto” di vari confort.

In sintesi, giudichiamo questo telescopio utile per tutti gli astrofili che hanno poco tempo a disposizione da dedicare alle osservazioni. Non mi è parso un sistema molto valido per la fotografia a lunga posa, tuttavia, chi già possedesse una montatura equatoriale, potrebbe servirsi della forcella mono-braccio e delle potenzialità del sistema SkyAlign per ottenere delle proficue sessioni visuali.

L’ottica è molto luminosa, in proporzione al diametro e la compattezza del telescopio sono davvero eccellenti. Fattori negativi? Oltre al  lieve backlash di uno dei motori che ho avuto modo di riscontrare  nell’esemplare testato, cito l’impossibilita di montare alcuni diagonali da due pollici che potrebbero toccare contro la base e l’assoluta incapacità di avvalersi  manualmente del telescopio nel caso in cui dovesse venire a mancare l’alimentazione.

Recensione del telescopio Schmidt Cassegrain Celestron CPC 8

L’opinione di Piergiovanni Salimbeni su uno dei telescopi piu’ venduti al mondo, il C8, in questo caso in una moderna versione computerizzata

(pubblicato nel 2005 sulla Rivista LE STELLE)

Prima di pronunciarmi sul  nuovo puntamento automatico assistito dal Gps, mi pare quanto meno doveroso, descrivere le prestazioni e le innovazioni, apportate al classico tubo ottico d’otto pollici.
Esteticamente parlando si distingue dai modelli precedenti per un nuovo scafo ottico più tondeggiante nella zona dello specchio primario, di un nuovo pomello di fuocheggiatura e di un tappo, che protegge il supporto del secondario, dal design più moderno.

Un primo piano sullo Schmidt Cassegrain Celestron CPC-8 di casa Celestron

Estraendolo si notano le classiche tre viti di regolazione, che  permettono, attraverso un cacciavite a croce, la collimazione dello strumento.  Anche il coperchio che protegge la lastra correttrice è stato modificato: due piccole estremità ai bordi, forniscono una presa ottimale rispetto ai modelli precedenti, anche se durante la fase di chiusura si deve porre attenzione alle due guide situate all’interno del coperchio.

E’ stato, inoltre, un piacere notare come i progettisti abbiano perfezionato la cella che contiene il cercatore: essa si avvale, d’un sistema, formato da due viti più una molla, che consente una rapida installazione ed un veloce allineamento con lo strumento principale.

Un particolare sulla lastra correttrice: da notare il nuovo trattamento XLT- Starbright

Le superfici ottiche si sono rilevate perfette e prive di striature, di segni o disomogeneità, il nuovo trattamento  XLT starbright, dona una piacevole colorazione rossastra; la lastra correttrice è composta di vetro Crown dal diametro di 203mm, mentre il primario è costituito da uno specchio in Pyrex. Il suo spostamento durante la fase di messa a fuoco si è rilevato molto ridotto, rispetto a quello notato utilizzando altri telescopi commerciali dalla medesima configurazione ottica; questo, in parte, dovrebbe dipendere dalla struttura a triangolo che funge da guida dello specchio primario che è regolabile per mezzo di tre viti, poste nei pressi del pomello di fuocheggiatura. I modelli precedenti, di contro, poggiavano unicamente sul paraluce interno creando alla lunga un inadeguato assestamento delle componenti.

In uno strumento di tal classe non avrei giudicato di certo superfluo un sistema rapido di blocco del primario coadiuvato da un fuocheggiatore elettrico, che avrebbe donato un tocco di classe in più a questo nuovo telescopio di casa Celestron.
Lo star test ha evidenziato soltanto una lieve abberazione sferica, assenti, invece, l’astigmatismo e l’aberrazione cromatica della lastra correttrice.

La lastra correttrice non ha presentato alcuna tensione, mentre la sensibilità rilevata nello snap test ha avvalorato una buona  lavorazione ottica.
Nel caso in cui si osservi in una serata con un alto tasso d’umidità, essa si depositerà sulla lastra correttrice, vanificando le osservazioni. Ho risolto il problema, durante il mese d’agosto,  costruendo un  paraluce ricavato da un tappetino di gomma che si utilizza per riporre gli stivali o gli ombrelli bagnati nel baule della propria auto. Costo totale dell’operazione? Inferiore ai 15 euro.

 

FORCELLA E TREPPIEDE

La forcella è notevolmente sovra-dimensionata rispetto al tubo ottico che pare “soffocare” fra le grosse braccia che lo contengono. E’ superfluo confermare che le vibrazioni sono ben contenute, anche valendosi di pesanti accessori. La distanza fra il tubo ottico e la base computerizzata della forcella, permette inoltre di montare un fuocheggiatore Crayford in concerto con un diagonale a specchio di due pollici: siamo però a pochi millimetri dalla base della montatura. Il pannello di controllo incorporato, è dotato di due porte “Aux”, dell’ingresso di un’eventuale autoguida, dell’interfaccia del controllo remoto tramite personal computer, dell’ingresso della pulsantiera e della presa di alimentazione a 12 V che spesso, osservando dal giardino di casa, abbiamo alimentato con un comodissimo trasformatore per scanner.
Nella dotazione è compreso un cavo per il collegamento con la presa accendi-sigari delle autovetture. C’è parso, ben dimensionato, anche il pulsante d’accensione.

Un particolare sull’attacco della forcella del CPC

Il nuovo sistema di cuscinetti a sfera, che muove l’asse dell’azimuth, è molto dolce e preciso, oltre ad essere un compromesso fra  rigidità e compattezza ed ha funzionato con precisione durante l’arco dei mesi. Si è rilevata molto comoda anche la maniglia per lo sbloccaggio degli assi, anch’essa sovra-dimensionata e ben manovrabile, pur utilizzando dei pesanti guanti invernali. Lo spostamento in declinazione non è stato oggetto d’innovazioni, eccetto l’impugnatura di blocco gemella di quella appena citata. Non sono però  presenti né i pomelli per lo spostamento micrometrico dello strumento senza l’utilizzo dell’elettronica né i cerchi graduati.
Il CPC a mia disposizione era nella semplice configurazione altazimutale. E’ ovviamente disponibile una piastra equatoriale per la ripresa fotografica.

Il treppiede dovrebbe essere in grado di sostenere anche strumenti dal diametro superiore, compatto, include un facilissimo sistema di montaggio.
In soli quattro passaggi è possibile distenderlo, allargare le leve pieghevoli e montare un triangolo spaziatore in materiale plastico  che funge anche da porta-oculari: in questo caso avremmo preferito una maggior “capacità di carico” giacché ci sono parsi riduttivi i tre fori per i semplici oculari di 31.8mm.  La sezione circolare centrale, inoltre, è inficiata dalla barra di fissaggio del treppiede.

L’unico elemento che ritengo veramente inopportuno è la posizione della bolla che, al posto d’essere inserita nei pressi della forcella è stata sistemata sulla base superiore del treppiede, inficiando il suo utilizzo a forcella montata.

In questo modo la messa in bolla del treppiede non è così agevolmente attuabile. Chi terrà montato il telescopio, dovrà ogni volta prestare attenzione al terreno ove risiederà il CPC, durante le osservazioni, oppure dovrà dotarsi di una piccola bolla aggiuntiva fissandola nei pressi della base della montatura.

Il montaggio della parte superiore del telescopio è discretamente rapido: un sistema dotato di viti con pomelli permette il lesto fissaggio del telescopio, prima, però, si dovrà centrare la filettatura che ospita il perno centrale e ruotare la base sino a quando sarà possibile inserire le viti nelle filettature poste alla base della forcella. Specialmente le prime volte si dovrà porre attenzione a come inserire la sede centrale della montatura nella grossa vite che fuoriesce dalla base del treppiede. Forse una doppia maniglia ai lati, rispetto ad una sola avrebbe giovato.

Il telescopio montato, a causa delle sue dimensioni, potrebbe demoralizzare le persone più minute. In realtà la presenza di materiali leggeri quali plastica ed alluminio consentono serenamente di sollevare lo strumento senza troppo sforzo.

SISTEMA SKY ALIGN

Passo ora a descrivere il cuore del CPC che rappresenta la vera novità di casa Celestron.
Lo Sky Align, diretto successore del sistema Nexstar,  è in grado di rilevare le coordinate del luogo d’osservazione attraverso il sistema GPS. Collegandosi a tre satelliti acquisisce, infatti, le informazioni necessarie a calcolare, con uno scarto di pochissimi metri, la posizione dalla quale opera, quantificando nel contempo il tempo universale. Dando la preferenza a questo  prima sistema d’allineamento, apparirà, sul display della pulsantiera di comando, un testo scorrevole che consiglierà all’utente, di  centrare tre oggetti celesti.

Dopo aver inquadrato il primo, all’interno del cercatore si premerà il tasto ENTER: il CPC inviterà ad utilizzare un’altra volta le frecce per centrare l’oggetto all’interno dell’oculare, in questo caso, la velocità dei motori diminuirà automaticamente. E’ ovvio che, maggiore sarà la precisione proferita, migliore sarà la capacità di puntamento. Come seconda stella dovrete sceglierne una  abbastanza distante rispetto alla prima, utilizzando le stesse modalità. Dopo aver ripetuto il procedimento per la terza stella, il sistema si allineerà con molta precisione.

Attraverso il sistema “auto-two star align” sarà possibile allineare il telescopio utilizzando una sola stella di riferimento che sarà disponibile da un menù visionabile dalla pulsantiera e scorrevole tramite i tasti up e down (che sono rispettivamente i tasti 6 e 9  della pulsantiera). Dopo averla centrata all’interno del cercatore, il telescopio sceglierà automaticamente la seconda stella: l’operatore dovrà unicamente  centrarla con precisione all’interno del campo dell’oculare.

Avvalendomi di un oculare di 8mm hosempre ottenuto un  buon allineamento anche con il semplice metodo a due stelle non automatico, che si differenzia dai primi perché dovrà essere l’astrofilo a preoccuparsi di dirigere le due stelle conosciute portando a termine le  varie fasi di puntamento.

il cuore del sistema CPC SERIES

Tengo a precisare che il CPC ha dimostrato di “scovare” gli oggetti celesti anche utilizzando due stelle molto vicine fra loro, come la  stella polare e Mizar nella vicinissima costellazione dell’Orsa Maggiore. E’ ovviamente preferibile scegliere due stelle “antagoniste” nel cielo, come solevo fare nel mese di luglio, utilizzando Arturo e Deneb.
Esiste anche l’allineamento ad una stella che indubbiamente non è preciso come gli altri due sistemi.
Ritenigo molto utile, anche l’opzione “Solar System Align” che permette di allineare il CPC attraverso un pianeta, la luna od il sole.

Per problemi di sicurezza il sole non è presente nella modalità standard di visualizzazione. Si deve quindi uscire dal menù d’allineamento solare premendo il tasto “UNDO” che funziona similmente al tasto “ESC” o al sistema “CTRL+Z” dei personal computer.

Premendo il tasto “MENU” si dovrà selezionare  “UTILITIES MENU”, premendo “ENTER” si attiverà in seguito l’opzione  “SUN MENU. Infine sarà possibile utilizzare anche il sole come sistema d’allineamento.
Il CPC, puntando il nostro astro, spesso senza badare, come premesso, alla messa in bolla del treppiede, ha sempre mostrato Venere e Saturno non solo nel cercatore ma anche nel campo di un oculare wide angle  di 30mm che utilizziamo spesso in questo genere di ricerca diurna.

L’ultimo sistema d’allineamento è specifico per la piastra equatoriale ed è suddiviso in “EQ NORTH ALIGNMENT” ed “EQ SUD ALIGNEMENT” per permettere le osservazioni in entrambi gli emisferi.
Prima di tutto si dovrà collocare il tubo in modo tale che i riferimenti d’Altitudine “ALT” possano combaciare fra loro, si dovrà poi ruotare il telescopio verso il meridiano per iniziare la vera fase d’allineamento.

Il database installato nel cuore del CPC comprende oltre 40.000 oggetti, esclusi 99 spazi liberi personalizzabili, utili nel caso in cui sia necessario archiviare delle comete o degli asteroidi. Esso comprende: il catalogo NGC, il catalogo Messier, il catalogo IC, il catalogo di Caldwell, quello delle galassie di Abell, i pianeti, gli asterismi, le costellazioni, 25 oggetti per la ripresa CCD ed il catalogo SAO.
Nel caso in cui si volesse puntare il telescopio in un punto specifico, si potranno inserire manualmente le coordinatore.
Le velocità disponibili sono sufficienti ma non complete come in altri sistemi motorizzati: si parte dai 3° al secondo, sino ad arrivare dopo alcune opzioni, ad una velocità di 64X. Forse siamo pignoli, ma avremmo preferito qualche possibilità in più. Soprattutto nella fase di puntamento, ove 8°- 10° al secondo sarebbero molto graditi per  velocizzare la fasi di allineamento.

 

PROVA SUL CAMPO

Utilizzando  per oltre tre mesi il CPC ho rivalutato la nostra proverbiale “indifferenza” nei confronti dei telescopi equipaggiati con il  puntamento automatico che, se non concedono al neofita di imparare a destreggiarsi personalmente fra le costellazioni, permettono di osservare, in poco tempo, decine e decine di oggetti, anche sotto cieli  non particolarmente bui.

La ricerca attraverso il cercatore, anche se di 50mm, è spesso infruttuosa a causa dell’inquinamento luminoso. Con il CPC ho  potuto osservare  decine di tenui galassie che,  seppur rintracciabili attraverso lo star hopping, richiederebbero un tempo notevolmente superiore per essere ammirate. Oltretutto, fra le varie funzioni fornite dal nuovo telescopio americano, esiste la possibilità di pianificare un tour degli oggetti disponibili; scegliendo una specifica costellazione  è invece possibile ammirare tutti gli oggetti presenti nel database che sono ad essa associata.
Di questa tecnologia, ne hanno tratto beneficio anche i colleghi astrofili, che  rincasavano soddisfatti dopo aver osservato un maggior numero d’oggetti rispetto a quanto siamo soliti mostrare loro.

Più volte ho spiegato la metodologia d’allineamento a persone digiune d’astronomia pratica, e questi sono riusciti, nella maggior parte dei casi, in maniera rapida ad allineare lo strumento senza  usufruire del nostro aiuto.

La pulsantiera è ben dimensionata e facile da utilizzare anche con i guanti invernali. L’illuminazione (regolabile) è valida, le lettere del  display  sono grandi e ben leggibili, forse  è un po’ lento il sistema di scorrimento automatico delle parole, ma questa è una pretesa molto soggettiva.
Il pomello del sistema di fuocheggiatura, che mostra la rotazione per la messa a fuoco all’infinito è più ergonomico di quelli precedenti, i movimenti sono dolci e precisi: anche ad alti ingrandimenti, durante lo star test non abbiamo evidenziato uno spostamento del primario tale da inficiare le riprese fotografiche.

La pulsantiera Nexstar

In merito all’ottica del Celestron d’otto pollici c’è poco da dire: conosciuta da molti anni dagli appassionati dei sistemi catadriottici, si è rilevata, nella versione con trattamento Starbright lievemente più luminosa rispetto al  C8 classe 1996 utilizzato come confronto. Ho stimato questo progresso in circa mezza magnitudine, pur consapevoli che il trattamento Starbright apporti maggiori benefici alla sensibilità delle camere CCD rispetto a quella dei nostri occhi; anche il contenimento dei riflessi, durante l’osservazione della luna o dei pianeti e delle stelle più luminosi c’è parso ottimale.

Il contrasto non è ovviamente pari a quello di un rifrattore ma se ben collimato, può  fornire delle immagini di tutto rispetto. Fenomenale l’osservazione lunare con uno sdoppiatore binoculare della stessa Azienda, di cui troverete una recensione sulle pagine di Astrotest.it

Gli accessori compresi nella dotazione standard sono di discreta qualità, anche se uno strumento del genere avrebbe diritto d’essere utilizzato con oculari più performanti. Soprattutto l’uso di un diagonale dielettrico a specchio e di vari oculari Wide Angle ha valorizzato l’osservazione degli oggetti del cielo profondo, mentre una serie di oculari ortoscopici, ci hanno permesso di osservare le più intricate rime lunare, dimostrando ancora una volta che uno Schmidt Cassegrain di otto pollici è in grado di mostrare perfettamente la rima all’interno della Vallis Alpes quando sussistono le ideali condizioni di illuminazione.
Paragonato allo strumento precedente le immagini sono parse più nitide ed anche nell’osservazione diurna abbiamo notato una migliore rappresentazione dei colori, questo potrebbe essere dovuto sia al nuovo trattamento che all’intenso utilizzo del classico C8 in nostro possesso, quindi non possiamo confermarlo in pieno.

I motori sono abbastanza silenziosi e non vi sono vibrazioni rilevanti nella fase d’inseguimento dell’oggetto, neppure a 300 ingrandimenti.

Se dovessi sintetizzare in poche righe potrei confermare che il CPC mi è parso uno strumento intelligentemente progettato, con un ottimo sistema di puntamento automatico, un’efficiente resa ottica ed un ideale compromesso fra robustezza e trasportabilità.
Avrei preferito, almeno un oculare di pregio, un  sistema di fuocheggiatura elettrico(anche opzionale), la presenza di cerchi graduati, la sistemazione della bolla sulla base della forcella, e la  regolazione dello specchio secondario attraverso dei comodi pomoli; pur impegnandomi non sono in grado di trovare altri difetti.|

Schema ottico
Schmidt-Cassegrain
Diametro: 203mm
Lunghezza focale: 2000mm
Ostruzione:0.34
Cercatore:8x50mm
Oculari in dotazione: PL40mm
Altri accessori
Diagonale 31.75mm, visual back, alimentatore 12V
Peso Kg 18Kg forcella+tubo ottico, 8.5Kg treppiede

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata il 16 Aprile 2005. Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Astrotest in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Astrotest non vende telescopi. Per tale motivo, per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, si prega di contattare direttamente il  distributore ufficiale, Auriga Srl.