Sfida: sei telescopi per l’osservatore lunare

In questi ultimi mesi dell’anno molti astrofili alle prime armi mi hanno chiesto quale configurazione ottica fosse più adatta alle osservazioni lunari.
Dopo qualche indugio ho deciso di scrivere questo articolo, pur consapevole di dover, per forza di cose, addentrarmi in un settore alquanto delicato.
Già il mero titolo potrebbe destare perplessità: a rigor di logica, infatti, sembrerebbe oltremodo presuntuoso consigliare quale sia il migliore strumento per l’osservazione del nostro satellite naturale poiché esistono molti fattori che influenzano la scelta e le potenzialità di un telescopio come il costo, la bontà dell’ottica, il sito osservativo, il seeing, l’acuità visiva, gli oculari, l’esperienza ed altro.

Oltre ai sopraccitati, sussistono inoltre dei limiti di budget soggettivi: non tutti, infatti, possono concedersi l’acquisto di un rifrattore apocromatico da quindici centimetri o di un Cassegrain da quaranta centimetri, per questo ed altri motivi ho deciso di testare degli strumenti compresi in una fascia di prezzo che considero adeguata sia per l’astrofilo alle prime armi che per quello esperto.

 

Quale strumento scegliere?

Trentacinque anni or sono l’appassionato osservatore lunare, al momento dell’acquisto, poteva scegliere tra poche configurazioni ottiche. Usualmente, dopo aver considerato il rapporto prezzo- prestazioni la scelta pendeva verso il classico strumento a lente da sei centimetri .
A quei tempi, dove le Web Cam, le camere CCD, il GPS ed altre tecnologie erano un mero sogno, i possessori di un rifrattore acromatico da dieci centimetri o di uno Schmidt Cassegrain da venti centimetri erano invidiati e assediati da amici “meno otticamente dotati” per assaporare le potenzialità dei loro strumenti di lusso.
Attualmente il contenimento dei costi di produzione (del made in China) e la meccanizzazione delle fasi costruttive, hanno concesso la creazione di strumenti dalle varie configurazioni e dagli ampi diametri a un prezzo accessibile seppur contro un lieve sacrificio. Purtroppo o per fortuna i nostri fratelli d’oltreoceano posso ancora godere di prezzi inferiori a quelli stabiliti sul mercato italiano, ma questi sono problemi che dovrebbe trattare un economista ed ahimè io non lo sono.

Tralasciando le velate polemiche consiglierei all’astrofilo prima di acquistare il suo primo strumento di verificare, oltre al prezzo di acquisto, anche la configurazione che reputa ottimale per le sue osservazioni.

In questa fotografia sono visibili due esemplari del noto rifrattore apocromatico alla fluorite Takahashi FS128, uno è di mia proprietà, l’altro è dell’amico Federico Caro. Per molti astrofili sono considerati, ancora adesso, tra i migliori strumenti per l’osservazione lunare e planetaria

Sfatare i luoghi comuni

La fama dei rifrattori apocromatici può essere vera solo se la si giudica in base ad esigenze che reputo soggettive: l’alto costo, infatti, non permette a tutti gli astrofili l’acquisto di uno di questi stupendi strumenti ed eccettuando i “piccoli rifrattori compatti, un apocromatico da quindici centimetri è trasportabile con alcune difficoltà: se amate le immagini contrastate e la loro purezza vi consiglio di acquistare senza indugio uno di questi telescopi a lente, ma a volte uno strumento più compatto e ostruito può darvi delle grandi soddisfazioni, offrendovi al contempo un’ottima trasportabilità e un notevole risparmio economico.
Oltretutto l’alto contrasto della superficie lunare concede l’utilizzo di strumenti che presentino anche un’ ostruzione alquanto pronunciata, similmente ai classici Schmidt Cassegrain commerciali.
Durante il corso degli anni ho avuto la possibilità di confrontare molti telescopi, dalle configurazioni completamente diverse l’uno dall’altra e la conclusione alla quale sono giunto è che le prestazioni sono direttamente proporzionali alla qualità ottica e non alla mera configurazione ma soprattutto dipendono dall’acuità visiva dell’osservatore.
Un telescopio riflettore con delle ottiche lavorate in maniera eccelsa sarà migliore di un rifrattore commerciale, ma non dimentichiamo che un astrofilo esperto sarà in grado di discernere i domi a basso profilo anche in un telescopio da otto centimetri, un neofita, invece, incontrerà enormi difficoltà pur osservando con un Netwon a bassa ostruzione da venti centimetri. Consiglio sempre più’ alle “giovani leve” che si dedicano soltanto all’astrofotografia di migliorare la loro esperienza visiva perché è un valore aggiunto anche per conoscere, molto bene, ciò’ che fotografano….inutile stupire con foto mozzafiato della superficie lunare se non si conosce il nome, le caratteristiche e l’origine geologica delle strutture fotografate.

Mia moglie e un telescopio che ho amato e che avrei voluto potesse partecipare alla prova: Il Maksutov Meade da 7″, nella versione solo OTA e senza contrappeso interno. Peccato averlo venduto cinque anni fa.

Nessuno sa meglio di voi quale strumento possa soddisfarvi: non fatevi influenzare dagli improbabili slogan pubblicitari che garantiscono i mille ingrandimenti per un centoquattordici millimetri o dalle enfatiche e logorroiche discussioni che intercorrono spesso fra astrofili, al massimo ponderate le varie scelte e tenetevi informati leggendo articoli sulle riviste specializzate e magari qui su astrotest.it e binomania.it

Ritengo, oltretutto, che la miglior scelta sia di confrontare alcuni telescopi durante una stessa sessione osservativa, similmente ai test oggetto di questo articolo organizzato proprio per non dare adito ad incertezze. Di fatto un newtoniano da venticinque centimetri potrebbe dare prestazioni più brillanti rispetto ai rifrattori apocromatici sopraccitati in una serata dal seeing perfetto ma se non potessimo confrontarli nello stesso istante, sarebbe azzardato giudicare le loro peculiarità.
Se un nostro conoscente avesse osservato all’interno di uno Schmidt Cassegrain da ventitré centimetri in una serata vellutata di due anni fa forse non avrebbe mai acquistato il suo rifrattore da dieci centimetri e se io avessi tentato l’osservazione della Luna con un Cassegrain da trenta centimetri in una serata dal seeing pessimo, mi sarei senza dubbio orientato verso un rifrattore da otto centimetri.

La sfida

Dopo una lunga premessa, sono finalmente giunto a descrivere la prova comparativa effettuata. Ho analizzato sei telescopi in due serate diverse: una dal seeing ottimale e una con un seeing alquanto pessimo.

Gli strumenti

Gli strumenti oggetto della sfida sono: due Schmidt Cassegrain corrispettivamente di venti e di ventitré centimetri. (C8 e C9 1/4) un Maksutov Cassegrain da quindici centimetri, un rifrattore acromatico da dieci centimetri, un vetusto ma ancora performante Maksutov Netwon da quindici centimetri e un blasonato rifrattore apocromatico da 128 mm di diametro. La prova riguarderà unicamente le prestazioni ottenute osservando in visuale: non saranno oggetto di questa prova la montatura , la motorizzazione ed altro. Ho utilizzato per tutti gli strumenti gli stessi accessori ( oculari ortoscopici Baader, Takahashi, Circle-T e Oculare Docter 12.5 mm UWA)

Gli strumenti sono stati collimati nell’arco della sessione osservativa per trarre da essi il massimo delle prestazioni. Analizzerò’ solo la resa ottica con la speranza di aver osservato in strumenti che rappresentano la media della produzione commerciale attuale.

Il vecchio ma tutt'oggi performante Maksutov Cassegrain Intes MK-66, è un valido strumento per l'osservazione lunare

Il vecchio ma tutt’oggi performante Maksutov Cassegrain Intes MK-66, è un valido strumento per l’osservazione lunare

La location

Il sito scelto per l’osservazione è posto a 510 metri sul livello del mare. Hanno partecipato un paio di amici esperti visualisti e un ristretto gruppo di “curiosi”.

La preparazione

La serata presentava un seeing ottimo che ho stimato per tutta la durata dell’osservazione del secondo grado della scala di Antoniadi. Ho subito notato come gli inesperti stimassero le prestazioni dei telescopi dalla grandezza dei loro tubi: se avessi fatto vedere loro un Dobson lavorato ad un lambda ed aperto ad f/4 avrebbero sicuramente predetto delle prestazioni eccezionali.
Gli astrofili esperti, invece, stavano pregustando mentalmente le prestazioni del Takahashi FS 128 mentre il proprietario del Makustov Newton velava sorrisini di soddisfazione per l’interesse destato da alcuni astrofili verso questa configurazione ottica.

Le prime impressioni

Il Takahashi FS 128 alla fluorite ha mostrato immagini da manuale: la superficie lunare era contrastatissima e le differenze di albedo incredibilmente incise. Il fondo cielo appariva di un nero cupo e non ho avuto problemi di perdita nella definizione dell’immagine pur raggiungendo i quattrocento ingrandimenti ( solo un ovvio calo di luminosità).
I due Schmidt Cassegrain, teoricamente, avrebbero dovuto fornire delle prestazioni quasi identiche, ma il ventitré centimetri (che spesso mi ha stupito nel corso degli anni) forse grazie alla sua famosa configurazione del primario ha rivelato un contrasto superiore rispetto allo strumento da otto pollici. L’ottima serata e il seeing perfetto mi hanno concesso di osservare micro-dettagli non presenti nel seppur ottimo Atlas of the Moon di Antonin Rukl e non visibili nell’apocromatico da tredici centimetri.

La mia secondogenita Ester e il rifrattore Takahashi FS 128, perfetto per le osservazioni in alta risoluzione

In alcuni istanti agli osservatori esperti è parso di sorvolare letteralmente i crateri piroclastici di Alphonsus , lo spettacolo era accompagnato da una micro turbolenza che rendeva ancor più suggestiva l’immagine. Sarebbe stato interessante testare lo Schmidt Cassegrain da ventitré centimetri con il Meade Maksutov 178: purtroppo l’ho venduto anni fa all’amico Guido De Gaetano, magari quando testeremo altri strumenti, si potrà fare questa sfida.

Per ciò che concerne i due telescopi russi (ormai fuori produzione) devo confermare la ormai nota bontà delle loro ottiche: il Maksutov Newton da quindici centimetri era in grado di rivaleggiare con l’apocromatico, lo Schmidt Cassegrain da venti, favorito anche dalla calma atmosferica svelava qualche dettaglio in più rispetto al Maksutov Cassegrain da quindici centimetri ma i dettagli lunare erano meno nitidi e contrastati. Le considerazioni appena esposte possono valere in linea generale per le impressioni avute tra gli osservatori esperti.

I “curiosi” invece, hanno mostrato una difficoltà maggiore soprattutto nell’ osservazione dei micro-dettagli e nella capacità di percepire particolari fini quando il seeing degenerava per qualche minuto. Mediamente, hanno apprezzato molto di più il contrasto dei rifrattori che non la maggior risoluzione degli specchi. Durante il corso della serata , insegnando loro una valida metodologia, sono stati in grado di migliorare la loro capacità di osservativa. Come ben sapete,però, osservatori si diventa dopo ore ed ore al telescopio e non basta di certo un rifrattore apocromatico da tredici centimetri a trasformare un osservatore occasionale in un cacciatore di domi e di impercettibili rime lunari.

Telescopi misti o a rifrazione? Beh, io prediligerò’ sempre le lenti, poi esistono, ovviamente, i compromessi, e il Celestron C8 è un ottimo compromesso, almeno per le osservazioni lunari

Seconda serata osservativa con seeing scarso

Ho voluto testare gli strumenti in una serata dal seeing pessimo, proprio per verificare le prestazioni degli strumenti in condizione al limite.
I problemi principali che sono immediatamente balzati all’occhio degli osservatori sono stati i seguenti:
Difficoltà di ambientamento dei due Maksutov russi con un punto a sfavore per il Maksutov Newton che, seppur provvisto di ventola, ci ha costretto a posticipare le osservazione di un’altra mezz’ora. Lo Schmidt Cassegrain da ventitré centimetri si è ambientato quasi un’ora prima. Avrei ovviamente potuto usare il sistema di raffreddamento Geoptik che possiedo da anni, ma volevo essere sportivo e non usare trucchetti.

Impossibilità di percepire i dettagli più fini con i due Schmidt Cassegrain a causa della turbolenza che inficiava le immagini.
Questa circostanza mi permette di aprire una breve parentesi riguardo alla ormai datata diatriba fra rifrattoristi e possessori di strumenti a specchio. Solitamente il proprietario di un rifrattore da dieci o da tredici centimetri afferma di aver optato per l’acquisto di uno strumento a lente proprio per la sua capacità di essere utilizzato anche sotto pessime condizioni di seeing. Cercherò’ ora di porre alcune precisazioni teoriche ma soprattutto pratiche:, è risaputo che un ottimo rifrattore possieda un contrasto migliore degli strumenti a specchio , oltretutto in un rifrattore ad esempio da dieci centimetri in presenza di forte turbolenza si vedrà meglio ma non si vedrà affatto di più. La questione quindi è meramente soggettiva: se ambite a percepire i più’ fini micro-dettagli lunari, investite sul diametro, se amate percepire una immagine poetica e contrasta come un filo d’acciaio adagiato sopra un velluto nero, acquistate uno strumento a rifrazione.

Le prestazioni con cattivo seeing

Dopo aver risolto il problema dell’ambientamento termico ho cominciato a porre l’occhio all’oculare per stabilire quale tra gli strumenti oggetto della prova fornisse la miglior immagine:anche in questo caso il Takahashi FS 128 risultava nuovamente il vincitore sia per il contrasto, sia per la tranquillità dell’immagine, in più la minuziosa lavorazione dell’ intubazione e i diaframmi interni mostravano una scarsa sensibilità alle variazioni termiche avvenute con il passare del tempo. Il costo proibitivo però rafforzato dall’ingombro e dall’obbligatoria presenza di una montatura pesante ed impegnativa mi ha anche fatto apprezzare il vecchio acromatico da 10 centimetri rilevatosi molto più pratico da ambientare e da utilizzare. Chi potesse spendere una cifra superiore potrebbe vagliare l’acquisto di un apocromatico da dieci centimetri, che manterrebbe le doti appena citata intensificate dall’ottima bontà ottica.

Tra gli strumenti a specchio quello che risentiva meno degli effetti della turbolenza è stato il Maksutov Cassegrain. un perfetto mix tra diametro, contrasto e ostruzione.
Soprattutto in queste condizioni meteorologiche l’esperienza è stata fondamentale: gli osservatori più abili sfruttando i rari momenti di calma sono stati in grado di percepire dettagli impossibili agli occhi degli osservatori inesperti, (es: dettagli superficiali dei domi nei pressi di Birt, micro-crateri all’interno di Plato) anche quando utilizzavano strumenti teoricamente più performanti ed insensibili alla turbolenza( rifrattore da 128 mm e 102 mm)

Gli astrofili negli “Anta” come me, si ricorderanno senz’altro dei Maksutov Newton della Intes Micro che- ambientazione termica a parte – si è dimostrato in grado di rivaleggiare con rifrattori apocromatico dal diametro di poco inferiore

 

 

 

 

 

 

Suggerimenti per il futuro osservatore lunare

Dovendo giungere a una conclusione posso affermare che:
l’osservatore esperto è in grado di ottenere il meglio dal proprio strumento qualunque esso sia con un seeing ottimo che scadente rispetto a un osservatore poco pratico,ergo: meno ore davanti a Notebook e CCD e osservate, osservate, osservate!

In linea generale quindi a parità di strumentazione, conta tantissimo l’esperienza e l’aquità visiva.

Da un punto di vista prettamente strumentale, consiglio come primo acquisto, un rifrattore acromatico da dieci centimetri o il classico Sky-Watcher 120 ED. I rifrattori da 4 e 5 pollici sono degli strumenti tutto-sommato economici ma che grazie alla loro grande capacità di ambientarsi rapidamente, di essere poco sensibili alla turbolenza offrono quasi sempre immagini contrastati e riposanti. Ponete in questo caso un occhio di riguardo alla casa produttrice e all’aberrazione cromatica. Anche un Maksutov Cassegrain da 150 – 180 mm potrebbe essere un ottimo compromesso tra la compattezza del tubo e il contrasto delle immagini, soprattutto se si osserva da zone di campagna o in pianura dove la turbolenza è limitata rispetto alle zone montane o in riva al mare.
Per chi potesse investire qualche centinaia di euro in più, consiglierei un Newton artigianale con una ostruzione del venti percento oppure un bel Maksutov Netwon da 150 mm – 178 mm , (da reperire sul mercato dell’usato) limitato unicamente dalla sua scarsa propensione all’adattamento termico in condizione critiche.

Forse i vecchi acromatici Vixen 102, saranno un po' anacronistici e surclassati dai nuovi Ed cinesi, tuttavia, la loro costruzione e lavorazione è ancora eccellente e seppur presentino un po' di aberrazione cromatica sono dei grab and go, perfetti per l'osservazione lunare.

Forse i vecchi acromatici Vixen 102, saranno un po’ anacronistici e surclassati dai nuovi Ed cinesi, tuttavia, la loro costruzione e lavorazione è ancora eccellente e seppur presentino un po’ di aberrazione cromatica sono dei grab and go, perfetti per l’osservazione lunare.

Gli Schmidt Cassegrain oggetto della comparazione sono, invece, utili all’astrofilo che desidera affrontare anche le osservazioni del cielo profondo, il loro maggior pregio è la compattezza unita alla discreta capacità risolutiva, i loro maggior difetti, sono la forte ostruzione (0.34 in media) e lo spostamento dello specchio primario in fase di messa a fuoco. In loro aiuto vengono, però, le più’ recenti torrette binoculari che offrono delle immagini meravigliose della superficie lunare, aiutando anche il sistema occhio-cervello a percepire dettagli nel mare agitato della turbolenza atmosferica.

Due mie esemplari di Celestron C8 che usato spesso negli anni passati per osservare la luna

Due mie esemplari di Celestron C8 che usato spesso negli anni passati per osservare la luna

Ricordo, inoltre, che avendo osservato con strumenti commerciali prodotti in larga scala, le singole prestazioni potrebbero discostarsi lievemente dallo standard ottico-costruttivo, è sempre consigliata, quando possibile, una prova prima dell’acquisto.
Come vedete i fattori di scelta sono notevoli, spero quindi di avervi fornito qualche indicazioni in più.

La prossima volta vi parlerò’ della mia esperienza riguardante l’osservazione di Giove con il Takahashi FS 128 e un classico Celestron C8.

BOX :consigli generali per l’osservazione lunare

In primis, con strumenti da almeno 20 cm è vivamente consigliato non osservare la luna piena a bassi ingrandimenti e per molto tempo senza un apposito filtro, la luce riflessa non possiede l’intensità di quella emanata direttamente dal sole però è sempre meglio essere cauti, per evitare irritazioni.
Se non possedete un filtro polarizzatore oppure un filtro denso potete fare uso in concerto con il telescopio di oculari dalla corte focale che sviluppando alti ingrandimenti (150X – 200X) vi concederanno di osservare solo una parte del lembo lunare, diminuendo nel contempo la luminosità.
Il secondo suggerimento che vi consiglio di seguire è di utilizzare l’ingrandimento più adatto al seeing riscontrato durante la sessione osservativa.
Molte persone per un motivo puramente psicologico utilizzano alti ingrandimenti convinti di poter discernere maggiori dettagli, ma nelle serate dal seeing scadente sarà meglio osservare con un oculare dalla media focale o utilizzare un diaframma; é risaputo , infatti, che la turbolenza agisce presso i bordi dello specchio e della lente in questo modo diaframmando nel centro oppure ai lati dell’ostruzione si potrà sfruttare l’ottica come se si possedesse uno strumento dall’apertura inferiore, migliorando anche la correzione cromatica nei rifrattori acromatici.

Il caro amico Vincenzo Rizza con il suo amato Takahashi FS 102 e il sottoscritto, in una foto di qualche anno fa, in compagnia del FS 128. Sono strumenti stupendi per osservare la luna

Il caro amico Vincenzo Rizza con il suo amato Takahashi FS 102 e il sottoscritto, in una foto di qualche anno fa, in compagnia del FS 128. Sono strumenti stupendi per osservare la luna

E’ ovviamente risaputa l’infruttuosità di utilizzare oculari che diano come risultato ingrandimenti oltre il doppio dell’apertura espressa in millimetri, ad esempio quattrocento ingrandimenti per un venti centimetri a meno che la serata non sia eccezionale e non sia abbia fra le mani uno strumento dall’eccellente bontà ottica.
Devo ricordarvi, infine, di attrezzare i vostri strumenti con un bel paraluce meglio se artigianale, poiché, attualmente, quelli originali non giustificano il loro alto prezzo e danno prestazioni inferiori rispetto un paraluce auto-costruito e foderato di velluto o di velcro nero.
Se questo sistema non dovesse bastare sarebbe utile l’acquisto di una resistenza elettrica che permetta di condensare il vetro oppure un piccolo ventilatore ad aria fredda. Non utilizzate l’aria calda perché compromettereste l’adattamento termico delle ottiche.
Per finire delle sedie comode ed un parco oculari ben fornito.

Il visore binoculare Baader MaxBright II (oggetto a breve di una videorecensione) è eccellente per osservare la superficie lunare

Il visore binoculare Baader MaxBright II (oggetto a breve di una videorecensione) è eccellente per osservare la superficie lunare

Non è necessario orientarsi su configurazioni ottiche costosissime, per l’osservazione lunare, sono sufficienti degli oculari ortoscopici Plossl o Abbe presenti sul mercato da molti anni. Per chi indossasse gli occhiali è consigliato l’utilizzo degli oculari sopraccitati dai venticinque ai diciotto millimetri di estrazione pupillare, affiancati da una buona barlow per raddoppiare gli ingrandimenti.

Piergiovanni Salimbeni

Piergiovanni Salimbeni

Si è laureato presso l'Università Statale di Milano con una tesi riguardante i danni da inquinamento elettromagnetico e il caso Radio Vaticana. Ha iniziato a collaborare con le riviste di astronomia nel 1997 ed ha fatto parte dello Staff Tecnico della rivista "Le Stelle" diretta da Margherita Hack e Corrado Lamberti, dal 2000 al 2005. Nel 2006 ha ideato www.binomania.it, il sito web dedicato al mondo del binocolo e delle ottiche sportive. Il suo sito personale dove pubblica le sue fotografie di paesaggio è www.piergiovannisalimbeni.com VUOI OFFRIRE UN CAFFE' ALL'AUTORE  CON PAYPAL?  

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