Recensione degli oculari Pentax XW

Prima di informare i lettori sulle prestazioni di questa serie di oculari devo premettere alcune considerazioni generiche che ritengo essenziali per un utilizzo e una scelta corretta di questi importanti accessori.

L’oculare è un piccolo ed a volte complesso sistema ottico che permette di ingrandire le immagini ottenute dagli obbiettivi del nostro telescopio /binocolo; per questo motivo la resa e le prestazioni di un oculare sono direttamente proporzionali alla configurazione ottica dello strumento utilizzato.

Un telescopio  in grado di fornire immagini prive di aberrazioni soltanto sull’asse ottico non migliorerà le proprie prestazioni ai bordi del campo anche osservando con degli oculari molto corretti, così come un oculare ben corretto nell’aberrazione cromatica non eliminerà quella di un rifrattore acromatico a corta focale. Chiarita la incapacità degli oculari di correggere in maniera totale i difetti intrinseci di ogni telescopio dobbiamo ora comprendere che tipi di accessori prediligere per le nostre osservazioni.

Attualmente sul mercato esiste una svariata serie di configurazioni ottiche  che rende ancor più difficoltosa la scelta, rispetto a solo dieci anni fa. Chi ama osservare la Luna e i pianeti potrà optare per un discreto numero di oculari  in configurazione  Plossl che, a secondo della cura nella costruzione e nella qualità delle lenti utilizzate, offrono delle differenze anche notevoli. Generalmente però questi accessori possiedono un discreto campo (in media pari a 50°) e una buona correzione dell’aberrazione cromatica ma una ridotta estrazione pupillare specialmente nelle focali più corte, nonché  una resa imperfetta ai bordi.  Fra i Plossl più conosciuto dagli astrofili posso citare decine di marche  Celestron , Meade , Sky-Watcher, etc., etc, mentre tra i più performanti i Televue e i  fuori produzione Clavè.    

Oltre alla classica configurazione a quattro lenti sono presenti  anche molte versioni “ibride” dotate di cinque e più lenti le quali possono giustificare il prezzo di acquisto se comprate per essere utilizzate con telescopi dalla ottima qualità.  Ad esempio, molto validi, erano i rimpianti  super Ploss della Masuyama , oculari che ritenevo ottimi sotto tutti i punti di vista.
Le aziende, inoltre, a corredo dei propri telescopi, vendono alcuni oculari in versione Kellner più economici dello schema a quattro lenti Ploss ed alcuni oculari a tre lenti derivati appunto dai Kellner come ad esempio gli SMA, della Celestron, il 25 mm presente nel corredo standard  di molti telescopi venduti dalla casa americana, che offrono ancora adesso un buon rapporto prezzo- prestazioni.

Non conviene spendere cinquecento euro per un oculare  per abbinarlo a un telescopio dal costo inferiore, sempre che non abbiate intenzione, in breve tempo, di sostituirlo con uno più performante.

Se si prediligono le osservazioni ad alta risoluzione, stelle doppie, studio dei dettagli planetari, ecc, è consigliabile utilizzare oculari ortoscopici di Abbe  che offrono delle ottime  prestazioni al centro del campo, una opzione economica potrebbe anche essere la reperibilità sul mercato dell’usato degli oculari in versione Ramsden, che non sono corretti come gli accessori appena citati ma, essendo formati da sole due lenti, forniscono un contrasto davvero notevole ad un prezzo adeguato.

Per gli osservatori del profondo cielo sono raccomandabili i cosiddetti oculari grandangolari (wide field) con circa 60 gradi di campo e gli ultra angolari (ultra wide field) che, in certi modelli, esibiscono ben oltre  80 gradi di campo.

Questi piccoli gioielli dell’ottica sono costruiti in varie configurazioni, che concedono stupende visioni degli ammassi del cielo profondo e di altri oggetti estesi ad alti ingrandimenti, purtroppo a volte  il loro prezzo supera quello di un telescopio dalla media apertura dotato di montatura equatoriale.

Ovviamente queste considerazioni sono suscettibili di variazioni, teoricamente  ho  analizzato in maniera sintetica quali siano i migliori oculari nei vari campi specifici, in pratica però vi possono essere altri fattori che ci potrebbero far prediligere uno schema ottico rispetto ad un altro.  Ad esempio chi porta gli  occhiali preferirà l’utilizzo di  oculari dalla ampia estrazione pupillare rispetto ai comuni Plossl, mentre i  proprietari di costosi rifrattori apocromatici a campo  piano, prediligeranno sistemi molto più corretti. Configurazioni a parte, un ottimo oculare, a parità di telescopio, fornirà sempre risultati migliori rispetto ad uno molto economico, anche se sarà testato nel settore specifico di questo ultimo.

Non discuterò’ sui massimi ingrandimenti raggiungibili dai vari telescopi perché ci vorrebbe lo spazio di una intera recensione e sfocerei nelle pure considerazioni pratiche dato che ogni telescopio è uno strumento a sé e ritengo che  non si possano  presagire le prestazioni con formule generiche.

Dopo questa  lunga premessa è giunto finalmente il momento di parlare degli oculari Pentax. gli XW , successori della nota serie XL, sono oculari a grande campo, possiedono infatti un campo apparente di settanta gradi, coadiuvati da una notevole  estrazione pupillare di  20 mm e composti da vetri ED  che promettono, almeno sulla carta, una estrema puntiformità sino ai bordi. A detta dei progettisti, inoltre, il trattamento multistrato antiriflesso colore verde smeraldo Pentax SMX concede  una trasmissione massima della luce superiore al 98%. Ma dato che non esistono oculari perfetti, o almeno  io non ne ho ancora provati (forse il Docter UWA 12.5 mm?) ho analizzato per alcune settimane questi accessori Made in Japan nelle seguenti focali:  un 40 mm con barilotto da 50.4 mm e un 20 mm, un  10 mm ed un 3.5 mm  con il classico formato da 31.8 mm per verificare se i progettisti siano stati in grado di contenere al meglio le aberrazioni ed altri difetti intrinseci di questi accessori astronomici. Alcuni oculari sono stati forniti da mhzoutdoor, altri sono di mia proprietà, acquistati nei primi anni del 2000.

Per  verificare  le prestazioni ma anche i  difetti, è  stato indispensabile testarli con una configurazione ottica ad hoc e dato che gli XW sono stati sviluppati appositamente  per l’utilizzo con rifrattori apocromatici a corta focale , con un campo piano , ho quindi deciso di utilizzare il “vecchio” rifrattore  Pentax  SDHF uno strumento apocromatico  molto corretto di 75 mm di apertura e 500 mm di focale dotato di un doppietto a dispersione ultra-bassa e di una lente che funge da  spianatore di campo.

 In ogni modo, non ho  dimenticato di utilizzare gli XW con un classico catadriottico commerciale di 203 mm per vedere come si comportano con telescopi dal campo curvo, infine non  è mancata  una comparativa con degli ottimi oculari ortoscopici Abbe della Zeiss e dei comuni Ploss marchiati Celestron, per verificare come si comportano, nell’osservazione pratica, oculari dal sistema ottico differente.

 

Prime impressioni

Lo scafo dei Pentax XW appare  elegante e robusto, il paraluce estraibile che svolge anche le funzioni di scafo protettore dello schema ottico si è rilevato  molto comodo da utilizzare e facilmente regolabile. La grandezza di questi oculari, che  può impressionare i novelli utilizzatori di questo sistema,  è data, oltre che dalla presenza di molteplici lenti, anche dalla totale impermeabilizzazione (JIS classe 4) che per ovvi motivi non  ho deciso di collaudare.

E’ proprio lo schema a più lenti che è foriero di pregi ma anche di difetti. i primi consistono nella quasi totale riduzione delle aberrazioni geometriche, dell’ottimo campo visivo e della comodissima estrazione pupillare anche per i portatori di occhiali, di contro non sono in grado di annullare totalmente i riflessi interni, la luce diffusa le immagini fantasma e l’effetto di parallasse che si evidenzia in varie misure quando discostando l’occhio dall’asse ottico, l’immagine si sottrae alla  nostra vista.

LUNA

Sono riuscito a usare tutte le focali a mia disposizione, intervallandoli fra il rifrattore Pentax e lo Schmidt Cassegrain da otto pollici e confrontandoli con gli altri oculari.
Il contrasto è risultato di poco superiore nei Takahashi ABBE , l’ho notato soprattutto  osservando gli intrecci delicati delle rime lunari, come ad esempio la rima  Merseneus ma, nell’uso prolungato, ho preferito di gran lunga il Pentax di 10 mm, in concerto con il catadriottico: la comodità nell’osservazione e l’ampio campo osservabile erano senz’altro più appaganti e non ci mi rimpiangere quel poco contrasto in più degli ortoscopici. Confrontati inoltre con i Plossl della Celestron, si poteva percepire in maniera vistosa la migliore trasmissione della luce degli XW.

 In una serata di luna piena  ho  poi verificato l’aberrazione cromatica laterale, l’effetto di parallasse , la luce diffusa e le immagini fantasma.

 

 

Aberrazione cromatica laterale

Effetto di Paralasse

Luce diffusa

Immagini fantasma

Distorsione

40 mm

Sul bordo estremo del campo, colore azzurrino.

Presente.

Presente ma contenuta

Presente ma contenuta  su Luna e Pianeti

Impercettibile

20 mm

Sul bordo del campo, colore giallo-verde

Presente ma contenuta

Presente ma contenuta

Presente ma contenuta su Luna e pianeti

Assente

10 mm

Sul bordo estremo del campo, colore giallo-verde

Presente ma contenuta

La più contenuta delle 4 focali testate

Presente ma contenuta su Luna, assente osservando i pianeti

Assente

3.5 mm

Sul bordo estremo del campo, colore azzurrino

Presente in maniera superiore alle altre focali

Presente

Contenuta

Assente

 

 

 

 

 

 

 

 

Estrazione pupillare

Astigmatismo

Curvatura

Coma

Distorsione

40 mm

Ottima

Vedi nota nell’articolo.

Assente

Impercettibile

Impercettibile

20 mm

Ottima

Impercettibile

Assente

Presente ai bordi del campo

Assente

10 mm

Ottima

Assente

Assente

Il più corretto

Assente

3.5 mm

Buona

Assente

Assente

Quasi assente.

Assente

 

 

 

 

 

Assente

 

 

Come potrete verificare dalla tabella  ho ottenuto delle prestazioni leggermente differenti a secondo delle focali testate, in ogni modo, questi oculari seppur ottimi sono affetti da una lieve aberrazione cromatica laterale che si nota al bordo estremo del campo. In questo caso, l’oculare più corretto è stato  il 10 mm che ha ostentato un lievissimo colore giallo-verde del bordo lunare,  proprio nei pressi del barilotto esterno. Anche le immagini fantasma, osservando il disco lunare erano presenti , in ogni caso sono più performanti  rispetto a ciò che si osservava, ad esempio,  negli oculari  Erfle di qualche anno fa, lo stesso dicasi per la luce diffusa. Insomma, ci sono lati positivi e negativi ma questi ultimi paiono ridursi anno dopo anno e la configurazione ottica studiata dalla Pentax mi pare per ora un ottimo  punto di riferimento.

Un bel primo piano sugli oculari Pentax XW

Quello che non mi è piaciuto molto è stato l’effetto di parallasse dell’oculare da 3.5 mm, se negli altri era abbastanza  contenuto e facile da evitare attraverso una corretta posizione del occhio nei pressi dell’asse ottico, con l’oculare dalla corta focale, bastava un lieve spostamento del viso per vedere scomparire la superficie lunare.

Non ho invece riscontrato pregi  considerevoli nella visione planetaria (Marte e Saturno) da farmeli preferire agli ottimi  ortoscopici della Zeiss che in questo caso mostravano immagini più secche e contrastate.

 

Per quanto riguarda le osservazioni del cielo profondo non  ho nulla da eccepire: le  immagini paragonate agli altri oculari sono risultate molto luminose con una ottima puntiformità sino ai bordi  ed un campo quasi totalmente fruibile, oserei dire pari al 98%,se si eccettua l’oculare da 20 mm dalle prestazioni lievemente inferiori. La curvatura era nella maggior parte dei casi assente o impercettibile,  ottima invece l’estrazione pupillare. Non  ho osservato astigmatismo mentre chi esaminava  gli oculari con  me  lo ha percepito in maniera lieve all’interno degli oculari da 40 e da 20 mm; ritengo quindi che sia un difetto dovuto più alla vista umana che all’oculare, che mi è parso molto corretto.

 

Inutile dire quale sia stata la visone del doppio ammasso di Perseo e delle Pleiadi attraverso  il rifrattore Pentax da 75 mm, le immagini erano sì meno luminose di quelle mostrate dal Celestron di 203 mm ma le stelle erano somiglianti a punte di spillo ed immerse in un ampio campo corretto, tale da non farmi rimpiangere un qualsiasi ottimo binocolo alla fluorite dal diametro di poco superiore.

In alcune serate dalla discreta trasparenza, abbiamo atteso il sorgere di Orione con il catadiottrico, un diagonale da 50,4 mm e l’oculare Pentax XW 40 mm. M42, il cuore del Cacciatore era stupendo: il ventaglio della nebulosa era tessuto da una miriade di dettagli e superando il grado di campo osservabile potevamo spaziare nelle regioni circostanti. Nella regione interna del trapezio, oltretutto, erano visibili le quattro stelle principali più altre due.  Posso solo ricordare  di aver percepito, mesi or sono, delle simili caratteristiche unicamente  dopo aver osservato all’interno di un ottimo Televue Panoptic da 35 mm, ma  non avendo a disposizione l’oculare americano per una comparativa non possso evidenziarne le differenze tranne ricordarmi una estrazione pupillare inferiore ed una maggiore presenza di luce diffusa.

Ho maggiormente apprezzato le galassie nell’Orsa  Maggiore attraverso l’oculare da  20 mm, ma questo effetto è da imputare al fondo cielo mediamente inquinato che non mi ha permesso di sfruttare la luminosità elevata del 40 mm.

 

Gli oculari Pentax XW da 14 mm di Elio Biffi, utilizzati sul suo binocolo Oberwerk XL ED da 70 mm

E con i binocoli?

Pubblico volentieri le impressioni dell’amico e collaboratore Elio Biffi, grande appassionati di Pentax XW che utilizza, compara da anni, osservando con i suoi  binocoli preferiti.

” Gli oculari Pentax XW sono oculari a grande campo con un ottimo contenimento delle aberrazioni cromatiche e geometriche, li apprezzo molto, con i miei binocoli per la loro trasparenza, la loro luminosità e la resa neutra dei colori. Seppure lo schema ottico sia complesso forniscono un’ottima nitidezza, paragonabile a oculari con meno campo e piu’ specifici per le osservazioni in alta risoluzione.

Tra i difetti posso citare, la presenza della scanalatura nel barilotto che potrebbe dare alcuni problemi con i morsetti dei binocoli e l’ampio diametro dello scafo ottico che, potrebbe non consentire alle persone con una distanza interpupillare inferiore ai 65 mm di osservare con comodità.

Elio Biffi

 

In sintesi

Ritengo che gli oculari Pentax XW, seppur non siano un progetto recente, abbiano dimostrato ancora una volta di essere  molto performanti  nella visione degli oggetti del cielo profondo e data la loro comodità nella osservazione e il contenimento dei riflessi (se si eccettua secondo noi la focale più piccola) li consiglio vivamente anche ai possessori di telescopi a campo curvo (Maksutov, Schmidt Cassegrain ecc, ecc) per impareggiabili visioni della superficie lunare e solare.

 

 

I Pentax XW ( 20 mm, 14 mm , 10 mm,  7 mm, 5 mm, 3.5 mm) sono  attualmente disponibili con prezzi a partire da euro 369 sul sito on-line di mhzoutdoor

 

Test degli oculari Explorer Scientic serie LER 52

 Explore Scientific è un’azienda americana che dalla seconda metà degli anni 2000 produce materiale astronomico in genere, anche se è particolarmente rinomata per le numerose serie di oculari (sono addirittura 7!).

Introduzione

 Explore Scientific è un’azienda americana che dalla seconda metà degli anni 2000 produce materiale astronomico in genere, anche se è particolarmente rinomata per le numerose serie di oculari (sono addirittura 7!).

Quest’oggi in prova abbiamo alcuni pezzi della serie LER 52, precisamente il 3, il 4.5 e il 6.5 mm. L’intera serie è in realtà una famiglia decisamente numerosa, ben 9 focali, tutti con barilotto da 31.8 mm ad eccezione del 40 mm che è da 2”.

Fig. 1 - Gli oculari oggetto del test
Fig. 1 – Gli oculari oggetto del test

 

 

 

Aspetto esterno e caratteristiche

 Gli oculari hanno una costruzione molto sopraffina. Il corpo è anodizzato nero e in parte ricoperto da una fascia di gomma antiscivolo, è presente una pratica conchiglia in gomma (ripiegabile) e il barilotto è in alluminio tornito e con conicità di sicurezza.

La serie LER 52 è quella maggiormente votata per le osservazioni ad alta risoluzione, ha un campo apparente pari a 52° in tutte le sue focali, appartiene alla categoria dei Long Eye Releaf (elevata estrazione pupillare), il che li rende, oltre che molto comodi, adatti ai portatori di occhiali.

Una caratteristica che contraddistingue gli oculari di questo marchio è la costruzione impermeabile con l’interno riempito in gas inerte (Argon nel caso specifico della serie LER 52).

Lo schema ottico è a 6 elementi in 3 gruppi; i primi 2 gruppi costituiscono un classico oculare simmetrico mentre il terzo gruppo ha una funzione telenegativa. Tutti gli elementi sono trattati multistrato con trattamento esclusivo EMD e presentano fianchi anneriti.

Pesi: 195g il 3mm, 190g il 4.5mm e 225g il 6.5mm.

 

Il test in pratica

 Possiedo questi tre oculari dalla primavera del 2019, con i quali ho condotto numerose osservazioni.

Iniziamo dalle caratteristiche comuni come la comodità osservativa; Explore Scientific dichiara un’estrazione pupillare di 15 mm che personalmente sembrano addirittura pessimistici.

52° di campo apparente al giorno d’oggi possono far sorridere dal momento che persino le OEM cinesi di bassa levatura sfornano oculari super wide come se non ci fosse un domani, con qualità decorose e prezzi stracciati… Tuttavia non tutti gli astrofili prediligono i larghi campi apparenti. Inoltre in tutti e 3 gli esemplari ho apprezzato la neutralità cromatica, caratteristica non comune anche quando si analizzano oculari molto costosi.

Si parte col 3 mm che è il più estremo, che – accoppiato al mio rifrattore da 5” e 910 mm di focale – esprime 303 x, un potere molto al di là di quanto prescrive la regola del “diametro in mm x 2” per determinare il massimo ingrandimento; ciò relega questo oculare alle “occasioni speciali” determinate dall’astro da osservare e soprattutto dall’eventuale seeing eccellente.

In tema di osservazioni planetarie Saturno durante l’opposizione 2019 (sfavorevole a causa della bassa declinazione) è stato convincente soltanto in alcune occasioni sfoggiando bordi definiti e dettagli godibili ma l’ingrandimento in rapporto alla luce disponibile è comunque elevato. Giove è risultato più problematico in quanto sopporta ancora meno gli ingrandimenti al punto che è sempre preferibile un’immagine più piccola e contrastata piuttosto che una grande ma più debole.

Durante l’apparizione serotina di Venere nel 2020 ho usato il LER 3 relativamente spesso, apprezzando una falce nitidissima con tanto di accenni di disuniformità di albedo.

La Luna è stata senza dubbio il campo di battaglia più provante per questo 3 mm in quanto il nostro satellite naturale ne ha messo a nudo i 2 principali difetti: il primo è la distorsione, pronunciata al punto che sembra di osservare il fondo di una scodella! Il secondo è ancora più ostico poiché con la Luna a mezza luce (con il terminatore d’ombra che attraversa perfettamente il campo) si genera un riflesso interno che “slava” la parte in ombra, segno che in tema di opacizzazione interna qualcosa ha fatto cilecca… Un vero peccato perché la nitidezza è veramente di livello al punto che i “craterlets” all’interno di Plato, Fracastorus e Beaumont sono comodamente alla portata. Ancora di maggiore effetto sono le terrazzature all’interno di Copernicus e Tycho, specie quest’ultimo si è palesato in un’immagine mozzafiato pochi giorni prima della redazione di questa recensione…

Concludendo, non lo promuovo a pieni voti ma mi piacerebbe provarlo con un telescopio di maggiore diametro e con focale analoga/similare al mio (ad esempio un rifrattore Apo da 140…150mm) per verificare se con una superiore riserva di luce possa dare qualcosa in più.

 

Fig. 2 – Il LER 3mm montato su un diagonale dielettrico da 31.8mm
Fig. 2 – Il LER 3mm montato su un diagonale dielettrico da 31.8mm

 

Il 4.5mm è decisamente più ordinario e gestibile, esprimendo poco più di 200x. Giove tiene bene la miriade di dettagli da sempre ostici e poco contrastati. L’assenza di dominanti lo rende un’oculare ottimo a tal scopo e – in caso di osservazioni prolungate –  la comodità osservativa gli fa prendere le distanze nei confronti di oculari ortoscopici di corta focale e questo vale anche per Saturno.

La Luna è un ottimo terreno di caccia per questo oculare in quanto conserva la notevole nitidezza già vista nel 3mm ma con una distorsione sopportabile e l’assenza della lattiginosità quando il terminatore taglia il campo (a dire il vero un OR4 Fujiyama mostra la parte in ombra più nera) ne completano il mix “letale”.  Osservando i domi di Kies e Arago Alfa si intravvedono i rispettivi crateri sommitali, tanto nel LER 4.5 che nel OR4 e ciò non può che giovare positivamente sul rating finale dell’Explore Scientific, decisamente elevato.

Passando al 6.5 mm si nota immediatamente la parfocalità con il 4.5; non è infatti necessario rifocheggiare.

Il 6.5 mm abbinato al mio strumento sviluppa 140x, pochi per il planetario; Giove e saturno sono nitidissimi e “scolpiti” ma troppo piccoli al punto che non rendono giustizia… E’ evidente che questo oculare ha bisogno di un telescopio di focale maggiore. Anche la Luna non delude assolutamente: il contrasto è da riferimento, la prova della mezza luce viene superata brillantemente e la distorsione è sopportabilissima. Anche se siamo a corto di ingrandimenti spaziare i mari e le grandi formazioni lunari è veramente gratificante, anche se i piccoli particolari osservabili ad elevati ingrandimenti diventano una scommessa ma ciò non toglie che il 6.5 è decisamente il migliore dei 3 oculari testati.

 

La prova in pillole

Pregi

  • Nitidezza
  • Costruzione curata
  • Prezzo allettante
  • Comodità osservativa
  • Parfocalità (4.5 e 6.5mm)

 

Difetti

  • Distorsione elevata (3mm)
  • Riflessi interni (3mm)
  • Distorsione avvertibile (4.5mm)

 

 

Conclusioni

 Gli oculari Explore Scientific LER 52 – almeno nelle focali testate – sono ottimizzati per osservazioni hi-res e che privilegiano la comodità osservativa e la nitidezza unitamente a un campo apparente non più che  ordinario. Il 3mm è il pezzo più “border line” con qualche pecca non proprio trascurabile ma nonostante tutto merita attenzione, le altre 2 focali recensite mi sono sembrate maggiormente ottimizzate e per questo prive di riserve. Se poi aggiungiamo che il costo ammonta a 69€ a pezzo, credo sia un peccato lasciarseli scappare.

 

Recensione Barlow Tecnosky 2x e 3x

Roberta Porta descrive la sue opinione dopo aver utilizzato le barlow Tecnosky 2x e 3x. Pregi e difetti e una bella comparativa sul campo…

Tecnosky è una nota azienda di import/export di materiale astronomico.

Oggi tratteremo il test di 2 lenti di Barlow da 2x e 3x entrambe con barilotto da 31.8 mm.

 

Aspetto esterno e caratteristiche

 L’aspetto di entrambe è molto rassicurante, la realizzazione è monolitica in alluminio e i porta oculari presentano la linguetta in ottone e il serraggio a singola vite.

Fig. 1 – Le due Barlow Tecnosky oggetto del test
Fig. 1 – Le due Barlow Tecnosky oggetto del test

 

La 2x ha una lunghezza complessiva di 80 mm, un pescaggio di 35 mm  con barilotto liscio.

La 3x è invece lunga 100 mm, ha un pescaggio di 30 mm e il naso presenta la scanalatura di sicurezza. 

Le 2 Barlow si differenziano anche nell’ottica: 3 elementi in 2 gruppi per la 2x, 4 elementi in 2 gruppi per la 3x; naturalmente ottiche fully multi coated.

L’opacizzazione interna è molto ben curata in entrambe, la 3x presenta un diaframma lungo il cammino ottico. Entrambe possono montare filtri da 31.8mm

 

 Qualche premessa

Le lenti di Barlow sono sistemi tele-negativi atti ad allungare (solitamente si va dal raddoppio in su) le focali native degli strumenti principali, senza apportare aumenti di ingombro degli di nota. Grazie a questo accessorio gli osservatori visualisti possono ottenere alti ingrandimenti pur utilizzando oculari di focale intermedia mentre gli astroimager otterranno il rapporto di riproduzione desiderato per le loro camere planetarie.

Le lenti di Barlow otticamente sono in genere molto semplici: per ottenere un’acromaticità più che decorosa sono solitamente sufficienti 2 elementi.

Purtroppo la storia insegna che se l’intubazione non è effettuata a regola d’arte e la progettazione presenta qualche lacuna, il risultato finale sarà non del tutto soddisfacente. Proprio a tal scopo i progettisti ricorrono sempre più spesso all’utilizzo di 3 o più elementi e/o all’utilizzo di un elemento in vetro ED inseguendo risultati prossimi alla perfezione, dal momento che non sarebbe contemplabile compromettere l’immagine eccellente offerta da un telescopio di alto bordo con una Barlow perfettibile.

Oltre l capitolo ottica non è trascurabile l’intubazione, con particolare attenzione al contenimento dei riflessi interni, specie se si osserva la Luna o altri astri luminosi; troppe volte mi sono imbattuto in lenti di Barlow otticamente indiscutibili ma complessivamente poco performanti proprio per via della generazione di riflessi interni dovuti ad un’opacizzazione migliorabile. Per decenni le uniche Barlow 2x commerciali che gli astrofili consideravano soddisfacenti da tutti i punti di vista sono state la Tele Vue, la Celestron Ultima e la Meade 140 Apo (le prime 2 le ho provate, la terza l’ho avuta) mentre al giorno d’oggi per fortuna abbiamo una scelta ben maggiore. Un vero peccato che nessuna delle 2 consenta lo smontaggio dell’intero gruppo ottico, vuoi per operazioni di pulizia che per poterlo avvitare al naso di una torretta binoculare utilizzandolo come OCS di gran pregio.

Figg. 2 e 3 – Check riflessi interni ottimamente contenuti, considerando che la parte iniziale accoglie l’oculare
Figg. 2 e 3 – Check riflessi interni ottimamente contenuti, considerando che la parte iniziale accoglie l’oculare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il test in pratica

 Le 2 Barlow in prova sono state utilizzate con un rifrattore Tecnosky 130 LT Apo. Entrambe superano brillantemente sia lo star test che lo snap test, anche se volendo essere pignoli la 3x presenta immagini in intra ed extrafocale con dominanti cromatiche differenti, nonostante che l’immagine a fuoco sia ottima e correttamente acromatica.

Per osservazioni impegnate ho sempre utilizzato oculari con schema semplice, come ortoscopici di Abbe, Ploessl o SP; è bene – quando si utilizza la Barlow – evitare oculari con molte lenti, pena attenuazioni eccessive delle immagini e/o introduzione di qualche flare indesiderato. Tuttavia utilizzo sovente la 3x abbinata a un oculare Antares Speers-Waler da 13.4mm per riprese video in afocale effettuate con lo smartphone che utilizzo a scopo divulgativo e nonostante l’estrema complessità del treno ottico l’immagine è soddisfacente.

Tornando in tema di osservazioni ho provato a confrontare oculari singoli con combinazioni oculare più Barlow, nella fattispecie:

 

1 – LER 3 Explore Scientific vs. OR7 Baader GO+ Barlow 2x (300x)

2 – OR4 Fujiyama vs. K12 T-Japan+Barlow 3x (227x)

3 – OR4 Fujiyama vs. SP12.4 Meade+Barlow 3x (227x)

4 – LER 4.5 Explore Scientific vs. OR9 Unitron+ Barlow 2x (200x)

5 – PL5 Meade vs. OR16.8 University+Barlow 3x (182x)

6 – SP6.4 Meade vs. SWA13.8 Meade+Barlow 2x (145x

 

Fig. 4 – Solisti… e complessi
Fig. 4 – Solisti… e complessi

 

 

 

 

 

 

 

1 – Ho trovato più gradevole l’immagine offerta dal singolo LER 3mm osservando la falce di Venere e un Saturno con seeing in stato di grazia, tuttavia la combinazione OR+Barlow si è ripresa la rivincita sulla Luna offrendo un’immagine più secca e priva di distorsione che invece perseguita marcatamente l’Explore Scientific 3.

2 e 3 – L’ortoscopico Fujiyama HD non si batte, poche storie! Il glorioso Kellner T-Japan tiene bene la scia su Venere, sulla Luna e sulle doppie deboli ma se l’oggetto è un pianeta il Fuji prende il largo in quanto il K12 vintage è trattato monostrato e i riflessi sono una piaga. Anche l’SP 12.4 Meade serie 4000 sfoggia prestazioni di tutto rispetto e con una buona comodità osservativa.

4 – Una lotta durissima combattuta colpo su colpo! L’OR9 con Barlow 2x costituisce da sempre un’accoppiata azzeccatissima in tutti i frangenti ma non si resta insensibili alla comodità osservativa del LER 4.5. L’Explore Scientific tiene bene anche nelle osservazioni lunari con dettagli al limite, tipo la rima Burg.

Giove è pari.

 5 – Prevale di un soffio il PL5 che sfoggia un campo un poco superiore e immagini secchissime sia sulla Luna che si Giove e Saturno. L’accoppiata Super Ortho 16.7 e Barlow 3x presenta una colorazione più neutra rispetto al Meade PL 3000 la cui serie soffre storicamente di una leggera dominante magenta.

6 – I soli 145x che la focale da 900mm garantisce a entrambe le combinazioni sono l’unico fattore che non rende loro giustizia nell’osservazione planetaria. Sia il Meade SP 6.4 (prima serie a 5 lenti) che l’SWA sempre di casa Meade ma “anni 90”, per l’occasione accoppiato alla Tecnosky 2x, dispensano nitidezze estreme. Campi lunari superlativi.

 

La prova in pillole

Pregi

  • Prestazioni ottiche ineccepibili
  • Robustezza
  • Prezzo molto concorrenziale
  • Compattezza (2x)

 

Difetti

  • Manca la scanalatura di sicurezza (2x)
  • Ottica non smontabile

 

Conclusioni

 Si trattano 2 pezzi decisamente ben realizzati e con prestazioni globali decisamente elevate. Il prezzo particolarmente invitante (75€ la 2x, 80€ la 3x) le rende pressoché irrinunciabili

 

Recensione della torretta revolver Geoptik

L’opinione di Roberto Porta sulla torretta multi-oculari di Geoptik,.Le torrette multi oculari sono dei dispositivi che prevedono il montaggio di più oculari permettendo all’astrofilo il passaggio da un ingrandimento all’altro con una semplice rotazione.

 Geoptik è un produttore italiano di materiale astronomico. L’accessorio oggi in prova è un componente decisamente atipico, una torretta multi – oculari. Le torrette multi oculari sono dei dispositivi che prevedono il montaggio di più oculari permettendo all’astrofilo il passaggio da un ingrandimento all’altro con una semplice rotazione.

Fig. 1 – vista superiore del revolver Geoptik
Fig. 1 – vista superiore del revolver Geoptik

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aspetto esterno

 Il revolver ha un aspetto massiccio e rassicurante, realizzato completamente in metallo trasmette un senso di robustezza. Sono molto curati anche i 4 porta – oculari, tutti dotati di 2 viti di bloccaggio in nylon e linguetta salva oculare all’interno. Sia il naso che i porta – oculari sono da 31,8 mm; l’interno del naso ha una buona zigrinatura anti – riflessi che purtroppo non presenta la filettatura per i filtri.

Fig. 2 – vista inferiore
Fig. 2 – vista inferiore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un po’ di storia

Sin dagli anni 80 i sistemi multi – oculari sono sempre esistiti nei parchi accessori dei costruttori più raffinati ma non hanno mai fatto parte dell’oggettistica di massa. La maggior parte di essi incorporava un deviatore prismatico a 90° con disposizione radiale dei porta – oculari, solitamente 4. Siccome era un accessorio un po’ d’elite erano molto ben assemblate e di conseguenza i prezzi erano elevati. Se ne trovavano nei cataloghi Polarex, Celestron, Meade, Zeiss e Takahashi mentre oggi solo TEC ne ha a listino una analoga.

Successivamente sono arrivate le torrette a revolver che, non contenendo parti ottiche, sono meno costose; si va dal costruttore americano Lacerta per arrivare alla Q-Turret di Baader Planetarium completa di oculari forniti a corredo, passando per questa Geoptik.

 

Fig. 3 – la torretta revolver installata su un rifrattore e con 4 oculari montati
Fig. 3 – la torretta revolver installata su un rifrattore e con 4 oculari montati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il test in pratica

 Il revolver Geoptik pesa a secco 380g che diventano facilmente 600 installando 4 oculari di piccole dimensioni; se ne evince che tale accessorio è destinato a strumentazioni di un certo livello in quanto telescopi entry-level potrebbero accusare criticità al focheggiatore e seri problemi di bilanciamento e stabilità.

Il backfocus richiesto è irrisorio, nell’ordine di pochi cm, al punto di non precluderne l’utilizzo anche con i Newton, anche se i telescopi che sono più adatti a ospitare il revolver restano quelli a fuoco posteriore come i catadiottrici, i Cassegrain e i rifrattori.

L’utilizzo è estremamente intuitivo: una volta decisi i 4 oculari con i quali si intenderà osservare si installa il tutto sul diagonale astronomico, si bilancia lo strumento e il gioco è fatto!

I diagonali più adatti all’utilizzo del revolver sono quelli da 31.8 in quanto quelli da 2” sono troppo ingombranti e il naso non si inserisce fino in battuta. Naturalmente il revolver non ha una posizione univoca e può essere disposto verso destra o verso sinistra a seconda di quale sia il vostro occhio “dominante”.

La rotazione del revolver non è particolarmente morbida, una volta azionata bisognerà attendere il “click” che ne vincola il corretto posizionamento.

. 4 – oculari con il barilotto troppo profondo toccano la parte interna dello statore
. 4 – oculari con il barilotto troppo profondo toccano la parte interna dello statore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per passare da un oculare all’altro si ruota la parte superiore per 90 gradi e, se non si utilizzano oculari parafocalizzati, sarà necessario ritoccare la messa a fuoco.

Ho trovato 2 difetti che personalmente reputo fastidiosi ma fortunatamente rimediabilissimi: in primis manca la filettatura per i filtri, vorrà dire che il filtro desiderato lo avviteremo al naso del diagonale… Un secondo appunto lo farei ai porta – oculari che hanno un profilo troppo basso, al punto che la maggior parte degli oculari  hanno un barilotto lungo a sufficienza per toccare la parte statica, strisciando durante lo switch. Un rimedio potrebbe essere il ricavare dei distanziali partendo da un tappo da 31.8 oppure l’acquisto di distanziali pre costruiti presso un negozio di materiale astronomico.

La prova in pillole

Pregi

  • Qualità costruttiva
  • Robustezza
  • Prezzo accessibile

 

Difetti

  • Manca la filettatura filtri
  • Portaoculari troppo ribassati

 

Conclusioni

 Centocinquanta euro per una comodità irrinunciabile credo proprio siano ben spesi. Sicuramente consigliata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comparativa oculari ortoscopici T-Japan: Volcano Top VS Meade S. 2

Una bella comparativa tra oculari ortoscopici firmata da Giuliano Tallone

 

Gli ortoscopici “Tani” o “T-Japan” sono tra I più conosciuti oculari di questo genere, anche se ormai non più in produzione: per molti anni sono stati un “must” per gli osservatori planetari, e considerati poco sotto I migliori oculari ortoscopici come gli Zeiss. Approfittando della mia abbondante dotazione di ortoscopici di varie tipologie, ho deciso di mettere a confronto diretto due serie “cugine”, entrambe di fattura “T-Japan”: da una parte i classici Volcano Top” che erano venduti sotto diversi marchi tra i quali University Optics negli USA e Unitron in Italia, e dall’altra gli ormai attempati Meade Series 2 OR venduti negli anni ’70 e ’80.

Ero curioso di vedere se la notoria qualità costruttiva e soprattutto ottica giapponese si era mantenuta identica negli anni, o se ci fossero differenze tra le due serie. Dei Meade Series 2 possedevo ed ho potuto provare il 4, 6, 9, 12.5 e 25 mm, mentre dei Volcano Top i 4, 6, 7, 9 e 12.5 mm. Ho deciso quindi di confrontare le focali identiche, mettendo fianco a fianco i 4, 6, 9 e 12.5 mm dei due tipi, in modo di avere una verifica diretta. Per la prova ho utilizzato il Carl Zeiss Jena C110/750, quindi aperto ad F/6,8, e come “target”, considerando la vocazione planetaria di questi oculari, la Luna e Giove che tra l’altro sono soggetti particolarmente ostici per un doppietto Fraunhofer così aperto.

Ecco la visione di insieme delle due serie, dei Meade dovrebbe esistere anche un 18 mm e dei Volcano Top anche il 18 mm e il 25 mm.

Costruzione e meccanica
Entrambe le serie sono ben costruite, ma i Series 2 sono più “massicci” e di apparenza più solida. I Volcano sono più leggeri, ma costruiti sempre con ottimi materiali. I Meade hanno anche una parte del corpo dell’oculare zigrinata, che rende comoda l’impugnatura. E’ da rilevare che nell’adattatore William Optics 2”/1,25” che uso sul fuocheggiatore Zeiss M52 i Series 2 entrano perfettamente “a filo”, mentre i Volcano Top sono leggermente più stretti e quindi “ballano” un po’, e costringono a stringere abbastanza la vite di serraggio, con il rischio di inclinare l’asse dell’oculare, con potenziale peggioramento dell’allineamento degli assi ottici e quindi della resa finale. Ciò nonostante nella prova non mi è parso che i Volcano soffrissero di un peggioramento dell’immagine a causa di questo fatto. Ho notato però che in alcune focali (in particolare nel 12,5 mm) il campo visivo risultava “spostato” rispetto quello inquadrato dal Meade, in particolare questo effetto è visibile o comunque si nota osservando la Luna. Le focali più lunghe che ho confrontato delle due serie non sono assolutamente parafocali, mentre il 9 mm e il 6 mm non richiedono che minimi spostamenti di fuoco alternandoli, essendo quasi parafocali.

 

Le scritte paiono piuttosto resistenti in entrambe le tipologie, anche se va valutato che i Meade hanno probabilmente 30-40 anni e le scritte non sono incise sul corpo del barilotto ma stampate. Nonostante ciò esse sono quasi tutte ben conservate. Nei Volcano – che però ho comprato nuovi in un “fine serie” e quindi sono molto più “giovani” – le scritte sono incise sul corpo dell’oculare e quindi presumibilmente sono maggiormente resistenti. Il barilotto è liscio nei Meade mentre alcuni dei Volcano (da ciò che si legge sono queste le versioni più recenti) hanno incisa sul barilotto una scanalatura per evitare che sfuggano dal porta oculari, all’altezza della vite di fissaggio di quest’ultimo.

Ovviamente la molto maggiore età media delle due serie gioca a sfavore dei Meade nella prova, in quanto si tratta di oculari molto usati e con molti anni, mentre i Volcano sono quasi nuovi come detto. Di ciò bisogna tener conto nel valutare i risultati osservativi.

Ottica e trattamenti antiriflesso
Questi oculari dovrebbero essere tutti Ortoscopici di Abbe con design di quatto lenti in due gruppi (1-3). Non avendoli però mai smontati (per il momento) non posso esserne certissimo.
Il campo visivo apparente dichiarato dai costruttori è di 45° per i Meade Series 2, che nelle pubblicità del 1979 sono definiti “excellent 4-element high resolution optics … razor sharp 45° field”. Per i T-Japan Volcano Top dovrebbe essere all’incirca uguale. E’ curioso che i Meade “Series 1” ortoscopici commercializzati negli anni precedenti (catalogo del 1975 e 1977) sono somigliantissimi ai “Volcano Top”…

I trattamenti sono definiti come “Multi-Coated” per i Meade Series 2. Per i T-Jap VT il 12,5 mm che ho riporta la sigla “MC”.

Confronto al telescopio
Le osservazioni sono state effettuate in una sera di seeing medio, intorno a III della scala Antoniadi, (5/10 con momenti di 6/10), e trasparenza elevata.
Partiamo dai 12,5 mm, le focali più lunghe tra quelle considerate nella prova, che sullo Zeiss forniscono 60 ingrandimenti. Per entrambi l’estrazione oculare è dignitosa, quasi comoda considerando il genere di oculare, ma non faccio testo perché non porto occhiali e non patisco neanche gli oculari più “estremi”, che non mi infastidiscono. Il campo apparente è leggermente superiore nel Meade Series 2, circa 2-3° direi, anche se non l’ho misurato precisamente.

L’apparenza iniziale, il “colpo d’occhio”, dà l’impressione che il Volcano sia decisamente più nitido ed inciso sulla Luna, mentre il Series 2 ha un aspetto più “slavato”. Il colore è di un bianco puro sul Volcano, mentre l’altro sembra essere più avorio-crema. Il cromatismo, che sugli oggetti luminosi non può mancare col doppietto acromatico, è quasi assente nel Volcano, appena percepibile sul bordo esterno del nostro satellite. Più rilevante è invece, sempre nella stessa area, nel Meade, e una notevole areola violetta si stacca dalla Luna verso il cielo. Giove appare in entrambi molto simile, anche qui con un bell’aloncino violetto… Il cielo appare più scuro, direi proprio nero, nel Volcano, un po’ meno contrastato nell’altro.

Dal punto di vista dell’incisione, che poi è il vero discrimine per gli ortoscopici, parlando della resa al centro del campo visivo, il Volcano dà una impressione di maggiore contrasto sulla Luna, davvero “razor sharp” come si dice, anche se con il basso numero di ingrandimenti forniti sul telescopio della prova – che ha una focale di soli 750 mm – è difficile arrivare a distinguere le differenze tra i due oculari su dettagli che comunque appaiono molto piccoli. Su Giove i due oculari sembrano ancora più simili, e già mostrano diversi dettagli sulla SEB e sulla NEB,  il seeing solo discreto.

Ho verificato la correzione ai bordi dei due oculari, che è pressoché perfetta, nitidissima fino al limite del campo, per il Volcano che mi è sembrato da questo punto di vista decisamente notevole. Sulla Luna questa qualità è particolarmente apprezzabile perché tutto il campo è perfettamente corretto. Non altrettanto si può dire per il Meade, che a partire da circa l’80% del campo vede l’immagine degradare notevolmente fino ad essere completamente “impastata”. in questa parte del campo visivo il fuoco non si riesce a raggiungere in alcun modo, l’immagine è completamente inintellegibile. Si paga quindi in questo modo (e caro!) il maggior campo apparente, che di fatto per questa ragione non ha alcuna utilità.

Nel Volcano non sono visibili immagini fantasma o riflessi particolari. Nel Meade invece osservando Giove appare in alcune posizioni dell’occhio una immagine fantasma di dimensioni circa doppie rispetto a quelle del pianeta, dovuta forse al differente trattamento antiriflesso o a una peggiore opacizzazione dell’interno.

Passiamo ora ad esaminare i 9 mm. Il campo apparente è identico in entrambi, e dovrebbe corrispondere ai 45° dichiarati. Per entrambi l’estrazione oculare è ancora accettabile e pari a doversi millimetri. Anche qui l’impressione iniziale sulla Luna è che il Volcano sia più nitido ed inciso, con il concorrente che presenta un aspetto sempre un po’ “slavato”. Il colore è di nuovo bianco sul Volcano, e più avorio-panna per il Meade. Il cromatismo pare identico nei due oculari, con un aloncino violetto sul solo bordo esterno del nostro satellite, che però per il maggiore ingrandimento rispetto ai precedenti (83x) disturba meno in quanto spesso osservando il bordo è fuori campo. Guardando Giove i due oculari si somigliano molto come resa, e presentano all’incirca la stessa aberrazione cromatica e lo stesso aspetto generale. Anche qui il cielo appare più scuro nel Volcano.

Il contrasto e il livello di dettaglio sulla Luna sembra molto simile in entrambi i casi. Su Giove i due oculari sembrano ancora più simili, con una leggera prevalenza del contrasto e del livello di dettaglio sul Meade. Ho provato a confrontarli in questo caso anche con il Series 2 Meade MA 9 mm, sempre T-Japan ma di diverso disegno ottico (Modified Achromat, con solo tre lenti in due gruppi, 1-2), che contro ogni mia aspettativa ha una resa molto simile agli altri due. Ne ho tre diverse versioni (di cui ho parlato in un precedente post), che si equivalgono nell’osservazione.

Anche in questo caso ho confrontato la correzione ai bordi dei due oculari OR, che non perde qualità fino a circa il 90% del campo per il Volcano che lascia qualcosa solo proprio nella vicinanza del bordo campo. In questo caso sembrerebbe essere una aberrazione sferica, perché focheggiando leggermente questa parte estrema del campo va a fuoco, ma diversamente dal resto. Molto peggio performa il Meade, che già a partire da circa il 60% del campo vede l’immagine degradare fino ad essere completamente fuori fuoco a partire da 3/4 del campo visibile. Anche qui cambia la messa a fuoco, ma si riesce a raggiungere anche se ai limiti del campo è molto lontana da quella del centro campo (probabilmente aberrazione sferica). In entrambi i “9 mm” non sono visibili immagini fantasma o riflessi particolari né osservando la Luna né osservando Giove.

Salendo ancora di ingrandimenti troviamo la coppia di 6 mm, che hanno un campo pressoché identico e che sono tra l’altro sostanzialmente parafocali. In questo caso le differenze tra i due oculari sono minime, un po’ in tutte le prove. L’aspetto generale è simile, meno nitido e “razor sharp” che con le focali inferiori – probabilmente a causa del seeing della serata non certo ottimale. Il solito cromatismo del doppietto acromatico è leggermente meno evidente nel Volcano Top, ma a queste focali non infastidisce assolutamente.

Il dettaglio all’osservazione sulla Luna (ci ho perso parecchio tempo, cercando particolari diversi come rime, ombre e piccoli crateri, paragonando “in parallelo” i due oculari) sembra assolutamente paragonabile nei due, che a volte sembrano essere proprio lo stesso oculare (e forse…). Ho paragonato questi due al Baader Genuine Ortho 6 mme al TS OR 6 mm, per quanto riguarda la risoluzione sulla Luna e su Giove. Il Baader stacca in pulizia dell’immagine e contrasto entrambi (Volcano e Meade Series 2), mentre il TS è leggermente inferiore a tutti gli altri tre. Si tratta comunque di ottimi oculari in tutti e quattro i casi, le differenze sono minime anche se percepibili.

 

 

 

 

 

 

Su Giove a sud della SEB ho osservato altre due bande sottili, meglio osservabili con il Volcano che le “stacca” meglio dalle zone circostanti. Il limite del seeing della serata non permetteva di andare oltre, ma nei momenti migliori il Volcano sembrava far distinguere meglio contrasti di intensità e colore tra le diverse parti delle bande. Il cromatismo non sembra influenzare molto la risoluzione del telescopio, che sembra notevole soprattutto considerando il diametro di soli 11 cm! In questo caso il Baader non sembrava così superiore come sulla Luna.
Il Meade OR 6 mm mostra una immagine fantasma guardando Giove simile a quella osservata anche in altre focali. Il Volcano non mostra nessuna, e il fondo cielo è nettamente più scuro, segno di ottima opacizzaz one interna.

Infine i 4 mm, che sullo Zeiss C 110/750 arrivano a 187 ingrandimenti. Ho provato anche a “forzare” anche se con seeing non eccezionale, con le barlow Meade 2x Acro #140 Series 4000 e la barlow Baader della Q-Turret 2,25x (che arriva a 420 ingrandimenti, quasi quattro volte il diametro del telescopio…), approfittando dei pochi momenti di maggiore stabilità dell’immagine.

Del Meade 4 mm avevo sottomano due esemplari, che stranamente avevano campo apparente leggermente diverso (circa 2-3° direi, ma percepibile), con uno dei due avente campo pressoché identico al Volcano, e l’altro campo un poco inferiore. Nel confronto a parte questo particolare non ho trovato quasi nessuna differenza tra i due Meade, esteticamente identici (anche se uno ha perso l’etichetta… ed è quasi venduto).

La estrazione oculare è limitata ma ancora accettabile, ovviamente se non si portano occhiali, e non “estrema”, soprattutto nel Volcano che è percepibilmente più comodo.
Come al solito il Volcano Top dà una impressione generale di maggiore nitidezza (che non ho osservato solo nel 6 mm come detto, che pare identico al “cugino” più vintage) e un colore della Luna più bianco, mentre i Meade sembrano più “panna”. Il cromatismo in questo caso è poco percepibile, anche su Giove, e leggermente maggiore nel Meade. Il Meade ha solo un accenno di immagine fantasma su Giove, che si nota solo in poche posizioni dell’occhio e tende a scomparire immediatamente (nelle altre focali, dove segnalata, è più persistente).



Il livello di risoluzione anche in questo caso è pressoché identico, sia sulla Luna sia su Giove, e le differenze sono poco evidenti e non a senso unico (qualche volta sembra meglio l’uno, qualche volta l’altro). Su Giove il Meade sembra rendere qualcosa di più in termini di contrasto. Per “mettere alla corda” queste focali più corte probabilmente serve una serata con seeing decisamente migliore, e forse in quel caso le eventuali differenze potrebbero emergere con maggiore chiarezza.

 

Per curiosità ho provato insieme a questi due anche un Bushnell OR 4 mm Japan vintage, che è risultato avere un campo apparente più ampio e sembrerebbe anche in termini di risoluzione di essere addirittura migliore degli altri due… Anche qui approfondimenti e prove in serate di seeing migliore vanno assolutamente effettuati, ma la cosa è molto promettente. Ne ho anche un altro da 24,5 mm di diametro degli anni ’60 o forse anche addirittura ‘50, si preannuncia una ulteriore serata decisamente interessante…

Come detto nonostante il seeing non certo ottimo ho provato a tirare un po’ gli ingrandimenti sulla Luna, nei momenti (pochi) migliori. Bè…. WOW! Nonostante il limiti dell’atmosfera l’immagine resta nei pochi momenti di calma moooolto dettagliata, non perde nulla in termini di risoluzione, e si capisce che l’ottica è davvero di grande qualità! Penso che in condizioni più favorevoli ci si potrà davvero divertire. Anche in questo caso i due T-Japan cugini da 4 mm (e anche quelli da 6 mm) sono del tutto paragonabili.

Prezzi
A proposito di prezzi, i Volcano Top mantengono un valore elevato sull’usato, anche perché chi li ha se li tiene, e si vedono poco nei mercatini, direi tra i 55 e i 90 euro (anche se un buon affare è sempre possibile). I miei li ho trovati pochi anni fa  nuovi da un ottico svizzero che aveva penso gli ultimi disponibili del mondo… E mi ha scucito più di 100 euro l’uno.  I Meade Series 2 si vedono pochissimo in giro (se ne trova ogni tanto qualcuno su Ebay negli USA), ma come gli altri ortoscopici di altre marche mantengono comunque un buon valore nell’usato.

Conclusioni
In conclusione, i Volcano Top sembrano in media primeggiare sui parenti più vintage, ma le differenze non sono così grandi – soprattutto nelle focali corte – e anche i secondi rimangono ottimi oculari. Vista l’età ultradecennale va considerato sempre che anche la conservazione più o meno attenta e lo stato d’uso contano. Le pochissime impressioni pubblicate anche negli USA su questi oculari Meade ormai “storici” dicono più o meno le stesse cose, anche se i giudizi a volte sono contrastanti (difficile dire se per effettive differenze di qualità nella produzione o piuttosto nella conservazione delle ottiche), ma comunque in genere vengono valutati positivamente. Non tutto ciò che è vintage è di buona qualità, ma in questo caso si tratta di oculari certamente consigliati, e il marchio T-Japan non mente! Almeno questa è la mia opinione, e comunque mi sono divertito a provarli


Alla prossima…