Impressioni d’uso sulla montatura equatoriale Vixen SXP

L’opinione di Luca Billeri riguardo la montatura equatoriale Vixen SXP

Ho da poco tra le mani questa discussa montatura nella sua nuova e lussuosa versione: la Professional. I dati di targa, tratti dal catalogo Vixen 2013, sono i seguenti:

caratteristiche

Interessante il confronto con la “rivale” CGEM: peso della testa equatoriale di 11 kg contro i 20 della CGEM e capacità di carico fotografico di 16 kg contro 18.

 

PREMESSA

Non sono un operatore commerciale, non sono un tecnico di laboratorio, sono un astrofilo con media competenza, fotografo deep principiante, osservatore di lunga data. Il mio primo telescopio è stato il Vixen 102M su montatura Vixen GP di cui ne sono sempre stato soddisfatto e che mi ha fatto innamorare del marchio. Successivamente ho sostituito la GP con la Celestron CGEM dopo l’acquisto del C9¼, e devo dire, che ad eccezione del peso della montatura, sono pienamente soddisfatto della CGEM sotto ogni aspetto. Adesso, per la realizzazione di una postazione fissa presso l’associazione Astronomical Centre in cui utilizzerò la CGEM, mi sono dotato della nuova Sphinx SXP per il setup leggero da balcone ed itinerante.

Foto

 

PRIME IMPRESSIONI

L’imballo della Vixen Sphinx SXP è più compatto della Celestron ma al suo interno non manca nulla, ci sono anche i contrappesi che nella CGEM sono invece alloggiati insieme al treppiede.

Dopo averla montata, messe di fianco l’una all’altra la differenza di dimensioni è notevole: il cavalletto della Vixen è più basso di 10 cm (entrambi alla minima estensione) e, insieme alla testa più compatta, la slitta porta telescopio risulta essere più bassa di 15 cm circa rispetto alla CGEM. Non è né un pregio né un difetto, ma una caratteristica. Ad esempio con un newton risulta più comodo, con un rifrattore lungo più scomodo. Personalmente preferisco la compattezza di questa soluzione perché vorrò usarla anche dal balcone di casa dove lo spazio è veramente misero e con la CGEM per passare da una parte all’altra devo fare il contorsionista passando sotto il cavalletto…

Altra differenza immediata è il peso generale dell’insieme: CGEM con treppiede pesa 40 kg circa ed ingombra di più, la Sphinx arriva a malapena a 15 kg per cui per spostare l’intero setup non occorrono sforzi eccessivi (quando dopo una serata osservativa bisogna riporre il tutto e portarlo alla macchina, la schiena ringrazierà!). Certo che la compattezza della Vixen fa venire qualche dubbio sulla sua capacità di sostenere adeguatamente i tubi oltre 20 cm, ma ho letto in giro per la rete che c’è chi ci monta sopra addirittura un C11 per visuale ed effettivamente il peso è compatibile con la capacità di carico dichiarata dalla casa: vedremo.

Rispetto alla CGEM si nota una maggiore fluidità nei movimenti. Con le frizioni allentate i movimenti su entrambi gli assi sono veramente fluidi e morbidi, molto di più rispetto a quelli della Celestron, specialmente il movimento in declinazione. C’è da dire che, e vado a ricordo, che anche i movimenti della mia vecchia EQ6 erano più fluidi della CGEM, ma non quanto quelli della Sphinx.

Il serraggio delle frizioni è morbido e graduale, sulla CGEM invece è più duro e per fissare gli assi occorre fare un maggiore sforzo. Questo si paga quando bisogna allentare le frizioni poiché nella CGEM bisogna vincere il meccanismo con uno sforzo maggiore e si passa da totalmente frenato a libero, mentre quello della Sphinx è molto più graduale e richiede meno forzo.

Concludendo, così a prima vista, la qualità percepita è notevolmente migliore nella Sphinx che nella CGEM, ma a primo impatto sembrano due montature che si posizionano su due fasce di carico diverse: la Celestron quella dei 20 kg e la Vixen quella dei 10 kg.

 

PROVA SU CAMPO

Setup per visuale

C9¼ con diagonale da 2” e torretta binoculare Baader MaxBright con due oculari Vixen LVW

Setup fotografico:

C9¼ a f/5.6, Canon EOS 350D con in parallelo il cercatore guida Tecnosky da 60 mm

Bilanciamento

I contrappesi richiesti per bilanciare sono minori nella Sphinx. Per bilanciare il C9¼ sulla Sphinx sono necessari 5,5 kg a 36 cm, mentre sulla CGEM servono 8 kg a 42 cm dal fulcro.

Perché? Ci sono due motivi e dipendono dalla particolare disposizione dei motori della Vixen. Infatti questi sono tutti dalla stessa parte rispetto all’asse di declinazione e fungono anch’essi da contrappeso. Inoltre, così facendo, la distanza dall’intersezione degli assi alla piastra porta telescopio sulla Sphinx è di 12 cm, sulla CGEM è di 19 cm. Questo vuol dire che a parità di peso, la leva che si ha sulla CGEM è maggiore ed è quindi necessaria una maggiore leva esercitata dall’asta contrappesi per bilanciare il tubo ottico. Questo si può ottenere allontanando i pesi verso la fine dell’asta, se possibile, oppure aumentando il carico. Tutto questo si traduce in una maggiore inerzia in ascensione retta da cui maggiore probabilità di oscillazioni. Un plauso quindi alla soluzione Vixen che ha così ottimizzato il peso generale del setup e ridotto le inerzie, non a discapito della capacità di carico. Infine il bilanciamento risulta più facile, e quindi più preciso, nella Sphinx in quanto la fluidità degli assi è maggiore, specialmente per l’asse di declinazione.

Solidità e capacità di carico

La stabilità di entrambe le montature con C9¼ è ottima, lo smorzamento delle vibrazioni è paragonabile in entrambe le montature, con un leggerissimo vantaggio della CGEM che sembra smorzare un bel colpetto sulla culatta in 2 o 3 oscillazioni meno rispetto alla Vixen. Non so se attribuire la “colpa” al treppiede o alla testa equatoriale, fatto sta che aumentando l’estensione delle gambe le oscillazioni aumentano maggiormente sulla Sphinx che sulla CGEM. Direi che il treppiedi HAL-130 è un buonissimo prodotto, leggero e poco ingombrante, adatto all’astrofilo itinerante, ma non è granitico come il cavalletto della CGEM che è sicuramente più massiccio, oltre che più alto e quindi più comodo con uno SC.

Con il setup fotografico del test invece non ci sono assolutamente problemi, entrambe le montature non fanno una piega e risultano sovradimensionate per lo scopo.

Precisione di puntamento ed inseguimento

Talvolta uso il telescopio da un balcone che si affaccia a sud ed ho una visione molto limitata del cielo in quanto lo zenit mi è precluso dal balcone del piano superiore e le luci cittadine riescono a far scomparire anche le stelle più luminose. L’allineamento con la CGEM è sempre stato abbastanza difficoltoso: allineamento grossolano della montatura a nord (il muro di casa non è parallelo alla direzione est-ovest per cui devo inclinarlo un poco, a occhio, rispetto alla perpendicolare) e per l’altezza mi fido della scala graduata della montatura. Eseguendo l’allineamento devo scorrere l’elenco delle stelle proposte fino a trovare quelle poche visibili e poi allineo. Fatto l’allineamento a tre stelle la precisione del GoTo non è perfetta, e puntando un pianeta lo posso ritrovare tramite il cercatore ben allineato, ma puntando un oggetto debole che a occhio nudo non si vede, diventa una operazione molto complessa se non viene centrato nell’oculare, e talvolta questo non accade.

Con la Sphinx, puntando la montatura a occhio come per la CGEM, dopo 2 stelle di allineamento la precisione è già molto buona, dopo la terza l’oggetto è centrato nell’oculare ed devo solo confermare la corretta posizione, dopo di che tutti gli oggetti vengono centrati perfettamente.

Invece, con entrambe le montature, una volta effettuato un allineamento preciso alla polare, con la CGEM con l’allineamento assistito, con la Sphinx con cannocchiale polare, la precisione di puntamento del GoTo risulta ottima, direi però a favore della Sphinx, specie quando si puntano oggetti da Est a Ovest e viceversa, dove la CGEM ha mostrato maggiori imprecisioni e con un oculare a media focale (17 mm) non sempre l’oggetto è risultato inquadrato. Cambiando l’oculare con uno a focale maggiore (22 mm o 42 mm) l’oggetto era inquadrato al bordo. Cosa che non è accaduta con la Sphinx che non ha mai sbagliato un colpo: oggetti sempre al centro o quasi di un oculare a media focale.

Non so se imputare questo vantaggio della Sphinx alla precisione meccanica della montatura o ad un migliore software di puntamento, ma propendo per la prima ipotesi. La Sphinx, come tutte le produzioni Vixen, è interamente costruita ed assemblata in Giappone e tarata in fabbrica prima dell’imballaggio, il che si riflette sulla precisione complessiva di questo supporto. La Celestron invece è fabbricata in Cina ed è probabilmente soggetto a maggiori variazioni qualitative da un esemplare all’altro.

Per quanto riguarda l’inseguimento senza autoguida per uso fotografico riporto questi scatti di 5 minuti effettuati col C9¼ ridotto a f/5.6 tramite AlanGee Mark II, senza correzione PEC.

M57 60secondi 800iso
M57. 60 secondi a 800 ISO

La foto è stata effettuata con la montatura non perfettamente allineata al polo, infatti è presente una rotazione di campo evidente sui bordi, con l’allineamento della montatura fatta con 6 stelle di riferimento. Nonostante il pessimo allineamento al polo la montatura ha seguito l’oggetto puntato.

La prova con autoguida è stata superata con successo al primo tentativo, ho usato PHD guiding con la QHY5 guidando con ST4. Montatura riconosciuta subito, calibrazione terminata con successo al primo tentativo. Bellissimo vedere i pulsanti direzionali dello starbook illuminarsi agli impulsi dell’autoguida, capendo così le correzioni apportate e costatando la presenza del segnale dalla camera!

Come telescopio guida è stato usato il cercatore/guida Tecnosky da 60mm, una focale non proprio adatta per guidare 1440mm, ma mi accontento ugualmente…

M13. 120 secondi a 400 ISO
M13. 120 secondi a 400 ISO

STARBOOK TEN

Abituato con il NexStar+ Celestron ed insospettito da tutti i commenti negativi sulla versione precedente dello Starbook (quello blu) avevo timori di rimanere deluso, invece ho constatato che è di una semplicità d’uso disarmante! Accendi, imposti per la prima volta i settaggi preferiti, inserisci fino a 10 località con coordinate e nome del luogo, facilissime da richiamare all’avvio evitando quindi di immettere latitudine e longitudine ogni volta che si cambia sito osservativo, ed hai finito di fare tutto, o quasi.

starbook

La filosofia a cui Celestron o Skywatcher ci hanno abituato è diversa: all’avvio, dopo aver impostato ora, data e luogo, ti chiede che tipo di allineamento vuoi fare, ti suggerisce le stelle più opportune e ti guida nell’allineamento. Per un principiante, ma anche per chi non si ricorda il nome di tutte le stelle, a volte per individuare le stelle suggerite nella volta celeste è necessario ricorrere ad un atlante. Io personalmente ho una applicazione sul telefono e quando faccio l’allineamento ricorro a quello per sapere quale stella mi sta suggerendo. Con lo Starbook Ten questo problema è superato.

Una volta acceso e scelto il luogo preimpostato dalla lista (ora e data se li ricorda) appare la mappa stellare. Non ci chiede di fare nessun allineamento ed è l’utente che decide se necessario farlo o no. Si sceglie una stella dalla mappa (navigare nella volta celeste è semplice e veloce), si clicca enter e parte il GoTo. La stella non sarà centrata nell’oculare per cui si muove il telescopio fino a puntarla e si preme “align”. Fine. Si può ripetere questa cosa fino a 20 punti di allineamento, ma già con 3 punti con distanza maggiore di 10° tra loro la precisione è notevole, sufficiente per centrare tutti gli oggetti in un oculare a lunga focale.

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Altra comodità sul puntamento è la seguente: puntando un oggetto col GoTo, se questo non è nel campo inquadrato di solito non si ha idea di dove spostarsi per centrarlo. Con lo Starbook invece si perché la mappa stellare, opportunamente ingrandita, mostra la porzione di cielo intorno all’oggetto per cui siamo sicuri in quale direzione spostarsi, una volta capito dove realmente sta puntando confrontando la vista all’oculare con la mappa. Bella comodità! Che però risulta inutile dopo l’allineamento con almeno 3 stelle, perché l’oggetto cercato viene centrato senza problemi.

Ci sono due modalità per consultare la mappa: Scope mode e Chart mode. Principalmente differiscono in questo: in Chart mode navigando sulla mappa si sposta simultaneamente il telescopio comandando la montatura, in Scope mode invece per far muovere la montatura, una volta spostato il cursore sulla mappa si preme Enter per iniziare il GoTo.

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Per il resto il funzionamento delle pulsantiere è il medesimo: 9 tasti tra cui Menù, Clear, M per Messier, Stars per i nomi delle stelle ecc.  analogamente alla piattaforma NexStar,  per cui è altrettanto intuitiva. L’add-on dello Starbook Ten fornisce un’anteprima fotografica dell’oggetto scelto, con tutte le caratteristiche quali magnitudine, coordinate ecc.

Poi ci sono una tante altre funzioni, ma conoscere queste è già sufficiente per apprezzare la validità del prodotto. Sono molto soddisfatto, nessun trauma passando dal NexStar a Starbook, anzi solo migliorie!

Ultima nota sullo Starbook Ten: esiste una espansione hardware che permette di aggiungere la possibilità di usarlo come autoguida integrata, visualizzando sul display la stella guida e comandando la reflex, oppure di usarlo come registratore di filmati per oggetti planetari, filmati che vengono salvati su una Secure Digital Card pronti per essere rielaborati successivamente sul computer coi programmi appositi.

STAR BOOK TEN Specifications

CPU 32bit RISC Processor 324MHz SH7764
Display 5” TFT color LCD WVGA (800×480 pixels), with backlighting
Electricity Terminal DC12V EIAJ RC5320A Class4
Autoguider Port 6 pole 6 wired modular jack (for external unit)
LAN Port 10Base-T
Mount Connector Port D-SUB 9 Pin male plug
Extension Slot For an optional Extension unit  (Autoguider)
R.A & DEC Display R.A.: 1sec. increment, DEC: 0.1 minute increment
Power Source DC12V (Power is supplied from the mount side)
Poser Consumption About 0.25W (Stand alone unit)
Dimensions 169mm x 154mm x 30mm
Weight 14.11 oz (400g) excluding the cable and optional extension unit
Celestial Object Database 272,342 (SAO:248997, NC Objects: 784; IC Objects: 5386; Messier Objects:109*; 7 Planets; 1 quasi-planet, the Moon and the Sun) *M40 is a missing number. M91 and M102 are also listed as NGC4548 and NG5866 in the database
Menus and Major Functions Automatic GoTo Slewing; Sidereal tracking and different tracking rates for the Sun , Moon, planets, comets, and artificial satellites; Backlash compensation; VPEC; Permanent PEC; Autoguider application; Night Vision Screen; Bilingual interaction; Brightness control, Hibernate control; Built in Speaker; LAN connection updating
RA Coordinate Display STAR BOOK Full Color LCD screen ; 0.1 min increments
DEC Coordinate Display STAR BOOK Full Color LCD screen ; 1.0 are min. sec increments

Se ci si vuole svincolare totalmente dall’uso del PC, di ulteriori alimentatori e si vuole una soluzione compatta che faccia tutto e non si ha già un portatile ci si può fare un pensiero, ma se si ha già un notebook o un netbook allora l’esborso non credo sia giustificato.

 

CONCLUSIONI

In definitiva posso ritenere la Sphinx SXP un prodotto ottimo sotto tutti i punti di vista: qualità meccanica, qualità software, semplicità, leggerezza, capacità di carico, linea (anche l’occhio vuole la sua parte), al pari della CGEM a parte la pesantezza di quest’ultima (volendola confrontare con la EQ6 ci sarebbe da ridire anche sull’estetica di quest’ultima).

Dal confronto, secondo la mia opinione, le due montature ne escono alla pari: la Sphinx offre maggior leggerezza e precisione, la CGEM costa la metà ma i carichi che possono gestire sono paragonabili (un pizzico di più la CGEM, ma nell’ordine di 2 kg al massimo, che in fotografia però possono fare la differenza, complice però un treppiede più robusto; si può caricare di più optando per la versione DX).

A chi la consiglio: agli amanti del marchio Vixen, a coloro che vogliono fare un upgrade della montatura da GP-DX o EQ-5/GT. A coloro che soffrono di mal di schiena nel trasportare una CGEM o EQ6 ma non vogliono rinunciare alla capacità di carico che queste offrono, a coloro che sono soddisfatti del loro strumento e non intendono cambiarlo con uno più grande (io non la userei con un C11, inutile avere una montatura leggera per usarla con un telescopio molto pesante anche in visuale)

A chi la sconsiglio: a chi vuole usarla una postazione fissa (inutile lo Starbook Ten a questo punto, si va col PC), a chi pensa di aumentare nel tempo le dimensioni del proprio telescopio, a chi cambia spesso setup colto da attacchi di strumentite (questo è un investimento da lungo periodo), a chi aborrisce un planetario di concetto, a chi ritiene che si debba pagare un tot al kg di carico (in questo caso la Sphinx è estremamente sconveniente!!)

Spero con questa mia esperienza di rendere la Sphinx e il nuovo Starbook Ten oggetti meno oscuri, di essere stato sufficientemente obiettivo nelle valutazioni, e di aver reso una testimonianza utile a chi può essere interessato. Nell’associazione di cui faccio parte anche un altro astrofilo ha una Sphinx SXD2 con Starbook Ten. In futuro vorrei riportare anche le sue considerazioni, migliorando quelle che sono le mie sensazioni e facendo ulteriori confronti e prove, in modo da arricchire questa prova rendendola più “professionale” ed utile possibile.

Luca Billeri – Ottobre 2013

Link recensione su Sky@Night http://www.vixenoptics.co.uk/PDFs/Product%20Reviews/SXP%20Review%20Sky%20at%20Night.pdf

 

Recensione della montatura altazimutale Vixen Porta

L’opinione di Piergiovanni Salimbeni sulla piccola montatura altazimutale Vixen Porta

Nel 2006 scrissi, sulla rivista di Astronomia LE STELLE, una recensione relativa alla prima versione della Vixen Porta. Potete trovare le mie impressioni leggendo questo articolo 

Attualmente sono disponibili due versioni di questa montatura: la Vixen Porta II e la Mini Porta. Quest’ultima differisce, per le minori dimensioni, il peso e la capacità di carico di 4.8Kg.

Oltre ad essere disponibile singolarmente è anche possibile acquistarla in kit con differenti tubi ottici, dal costo e dalle dimensioni differenti: VMC 80, A80Mf ,A80M, ED80SF, ,R130Sf, VMC110L . Il montaggio, come nel caso del modello precedente, è velocissimo: si tratta del classico supporto che si sposta con una mano e che si può porre al riparo, in brevissimo tempo, dopo la sessione osservativa.

Caratteristiche tecniche dichiarate dalla Casa Madre

Sistema Altazimutale
Treppiede In alluminio a 2 sezione, estensibile da 90cm sino a 130cm
Peso 5.7KG treppiede incluso
Capacità di carico meno di 5kg (?!)
Movimenti verticali e orizzontali Sistema di frizionamento bloccabile, rotazione tramite movimenti ruota dentata (120 denti)
Collegamento dei telescopi Attacco a coda di rondine con passo Vixen-Manfrotto
Accessori in dotazione Due manopole per i moti micrometrici, chiavi a brugola in dotazione

Similmente alla Vixen Porta prima serie, anche la Vixen Porta II possiede un design semplice e pulito, la vernice a buccia di arancia, si è dimostrata abbastanza resistente, nel corso dei mesi, seppur, ovviamente non sia riuscita a resistere ai graffi nell’uso naturalistico.

La montatura è composta da materiale metallico, mentre di foggia economica appaiono le piccole manopole di plastica in dotazione.

Personalmente le ho sostituite con le manopole flessibili, in dotazione alle vecchie montature equatoriali Vixen Great Polaris d’anni or sono, ,che sono decisamente più robuste. Del resto, il costo d’acquisto, tutto sommato contenuto, è evidenziato anche dalla dicitura “Made in CHINA “presente a chiare lettere sulla montatura. A quanto pare i giapponesi hanno commissionato ai cinesi la costruzione della montatura e dei suoi accessori, un po’ come altri prodotti marchiati Vixen.

Ma quanto regge? 

Il peso della Vixen Porta II è di poco superiore ai 5 Kg. La sua capacità di carico dovrebbe essere migliorata, rispetto ai 5kg, sostenibili dalla vecchia Vixen Porta. Tuttavia, sul sito ufficiale, scorrendo fra le caratteristiche di questa montatura altazimutale, si legge che essa è in grado di sostenere un carico inferiore ai 5KG, un peso paragonabile a quella della MiniPorta! Dovrebbe trattarsi senza alcun dubbio di un errore di trascrizione.

La mia curiosità, in merito alla sua capacità di carico, mi ha portato, nel corso dei vari mesi, a testarla con tubi ottici differenti.
Alla fine, come evidenzierò, la questione del peso non è la più importante, dato che vi sono altri elementi da tenere in considerazione.
Oltretutto, a causa della sua conformazione, il costruttore dichiara che non è possibile montare i tubi ottici dal diametro superiore ai 160mm.

Come funziona?

La Vixen Porta II è dotata di un sistema “slow motion” regolabile attraverso due grani che fungono da frizioni. Sotto la gomma nera, posta alla base della montatura, per proteggere i tubi dagli urti improvvisi, sono presenti due chiavi a brugola che servono per le varie regolazioni. Infatti, è anche possibile, smontare la piastra a coda di rondine (passo Manfrotto-Vixen), per regolarla in una posizione più comoda, quando si utilizza il supporto per sostenere i binocoli astronomici, gli spottingscopes ed altro ancora.

Il compromesso della leggerezza.

Il treppiede regolabile è molto leggero ma anche la causa principale, della maggior parte delle vibrazioni. il pomello di plastica che fissa il vassoio porta-accessori circolare, non mi parso molto affidabile. Tuttavia, grazie alla presenza dei fori di fissaggio è possibile acquistare separatamente il robusto vassoio metallico triangolare in dotazione alle montature equatoriali della stessa casa. Come accessorio opzionale è disponibile un raccordo per collegarla ai comuni treppiedi fotografici ed un piccolo treppiede da tavolo.

Estetica e Meccanica

La motorizzazione per la Vixen Porta II, disponibile da JMI-
(foto cortesia http://www.jimsmobile.com/buy_acc_altaz.htm )

La testa della Vixen Porta II è protetta con uno strato di vernice bianca ottenuta con vari passaggi  a buccia d’arancia, fa bella mostra di sé, inoltre, il logo rosso dell’azienda, contornato da una circolare mappa celeste blu, sulla quale è impressa la dicitura “Altazimuth Mount”.

Il funzionamento meccanico è alquanto semplice, esistono due corone composte da 120 denti che consentono lo spostamento dello strumento. Il movimento micrometrico si attua ruotando le due manopole estraibili. Questo sistema è utile per l’osservazione ad ingrandimenti medio-alti, sia nell’uso astronomico che naturalistico.
Esiste, inoltre, la possibilità di collegare le manopole in due posizioni differenti, questo consente e il loro rapido spostamento nella sede più confortevole per manovrare il telescopio.

La struttura della testa è simile ad una grossa lettera L. La sede d’aggancio delle piastre è affidata a due manopole, una più grande ed una di sicurezza, che è mi è parsa fornire un’ottima presa.

Per i più “tecnologici, esiste anche una bellissimo kit di motori fornito dalla JMI.

Vixen Porta Handle (foto cortesia http://www.mcgill.com.sg/shop/ )

Oltre all’ovvia possibilità di spostare il telescopio micrometricamente, è possibile vagare fra le Costellazioni facendo pressione sul braccio della montatura o sul tubo ottico (modus operandi sconsigliabile)

Ovviamente è anche possibile utilizzare i grani di regolazione per fissare o per rendere più fluidi i i due movimenti.

Anche in questo caso, sarebbe utile fare uso di una maniglia collegabile alla testa, per evitare di fare leva sul tubo ottico o ancor peggio sul tubo del focheggiatore.

Durante questi mesi ho scoperto l’esistenza di una “Vixen Porta Handle” veramente efficace nonchè esteticamente piacevole

Dopo un anno di utilizzo.

In linea generale la Vixen Porta II ha dimostrato di reggere alla perfezione i tubi corti e compatti come i piccoli Maksutov Cassegrain o i piccolo rifrattori apocromatici.

Tuttavia, nel corso dei mesi, ho deciso di apportarvi alcune modifiche.
Per prima cosa, giudicando troppo debole il treppiede di serie, l’ho sostuito con uno più robusto ma ancora trasportabile, che era in dotazione alla mia montatura equatoriale Vixen Great Polaris degli anni 90, triangolo porta-accessori compreso.
In questo caso, con l’aiuto anche di tre piedini in gomma spessa i centimetri, ho diminuito di circa la metà lo smorzamento medio misurabile con vari strumenti: Meade etx 125mm OTA; Vixen 80M, Docter Aspectem 80-500 ED.

Inoltre, dopo varie ore di utilizzo, a causa dell’assenza delle viti di fissaggio, le manopole in plastica tendono a deformarsi o ancor peggio a sganciarsi durante le operazioni di spostamento. Non trattandosi di manopole lunghe possono anche sorgere diversi problemi facendo uso di rifrattori a lunga focale (che di fatto sarebbero sconsigliati su una montatura simile).
Per tale motivo, le ho sostituite con un paio di manopole flessibili più lunghe, sempre marchiate Vixen.

Nella foto sono visibili le lunghe manopole flessibili acquistabili separatamente.

Giocando con i “giochi”

Nel mese di Luglio 2011 ho osservato il pianeta Giove per varie ore, facendo uso di un tubo ottico Meade EtX 125 , dotato di il visore binoculare. In questo caso, il peso sostenuto dalla montatura era di poco superiore ai 4 Kg. Purtroppo, dopo qualche ora di utilizzo, ho iniziato a riscontrare un gioco di vari mm, sull’asse verticale. Presupponendo che sotto il logo Vixen si trovassero delle viti di regolazione, sono stato costretto a forare il logo al centro e ad estrarlo. Sotto di esso, come è visibile nelle foto qui di seguito, sono presenti delle viti di fissaggio che regolo almeno una volta al mese. fattore variabile al peso dello strumento montato.
Ritengo quindi che Vixen dovrebbe consentire all’utente di accedere a queste viti in maniera rapida ed immediata.

Le viti che stringolo il movimento verticale

Un altro problema che ho riscontrato, nel corso dei mesi, deriva dai grani che servono per frizionare i movimenti. In determinati casi, infatti, sarebbe utile, smollare la frizione per avere un movimento fluidissimo per poi bloccarlo quando si occorre. Ad esempio, questo fattore è utile in caso di utilizzo di strumenti molto sbilanciati (come è il caso dell’ETX 125 OTA) , oppure nel caso in cui si voglia puntare un oggetto con maggiore velocità, senza dover, ogni volta, estrarre la chiave a brugola cercando al buio, la testa dei due grani.

Ho risolto velocemente il problema, come visibile in queste due immagini, con un paio di leve di bloccaggio, facilmente reperibili nella ferramenta più rifornite.

Le due leve di bloccaggio che vanno a sostituire gli scomodi grani in dotazione.
questo e’ un intervento che consiglio a tutti i proprietari della vixen porta

In definitiva: quali strumenti è in grado di reggere la Vixen Porta II?

Ora molti di voi si staranno chiedendo sino a che punto è possibile spingersi con la Vixen Porta II.

In primis confermo che è più importante badare alla lunghezza del tubo ottico che al suo peso. Il rapporto leva, infatti, è foriero di alte vibrazioni, soprattutto quando si presta poca attenzione alla fase del bilanciamento del tubo ottico.

Infatti, è risultato, molto più stabile un compatto Maksutov Cassegrain da 127mm, rispetto ad un classico rifrattore acromatico da 80mm di diametreo e con focale aperta a F/11.

Oltre a ciò, se il telescopio è dotato di un sistema di messa a fuoco poco fluida e non demoltiplicata, le vibrazioni saranno fastidiose, ogni qualvolta si focheggera. Anche se pare impossibile, le vibrazioni sono più contenute, facendo uso di un rifrattore Sky-Watcher 120ED Black Diamond, dotato di messa a fuoco demoltiplicata, rispetto a quando osservo con un rifrattore acromatico , vintage, di 80mm diametro , che possiede un vecchio focheggiatore a cremagliera decisamente poco fluido.

A destra: E’ visible Federico Caro con il suo esemplare di Sky-Watcher 120ED Black Diamond installato sulla Vixen Porta II

Osservazioni in alta risoluzione

Mi sento di sconsigliare l’uso della Vixen Porta II qualora si volessero ottenere delle proficue osservazioni con tubi ottici di lunga focale, seppur di soli 80mm, 90mm. Lavora molto bene,invece, con i piccolo Makstuov Cassegrain da 90-127mm, gli spottingscopes ed i recenti rifrattori da 66-80mm di corta focale.

Per i possessori di rifrattori da 10cm e 12cm, posso unicamente dire che la Vixen Porta II potrebbe essere un veloce sostituto della vostra montatura principale, ogni qualvolta avete poco tempo a disposizione e volete dare “uno sguardo fugace alla luna ed ai pianeti “
In tale caso, oltre alle modifiche che ho apportato, trovo molto utile, fare uso di tre spessore di gomma da posizionare sotto il treppiede e di alcune cavigliere di sabbia da montare sul tubo ottico nel pressi del focheggiatore e da stringere, intorno, alle gambe di alluminio. In ogni caso le vibrazioni non risultano mai inferiori ai 4 secondi.

il Rifrattore 120ED Black Diamond F7.5: un peso un po’ eccessivo per la piccola vixen porta II, ma tutto sommato ancora gestibile a medio bassi ingrandimenti grazie all’uso di un treppiede piu’ robusto

.

Osservazioni astronomiche a medio-bassi ingrandimenti:

Con le modifiche che ho apportato, sono, tuttavia, in grado compiere delle discrete e soprattutto rapide, osservazioni (a bassi ingrandimenti) degli oggetti del cielo profondo anche con il rifrattore Sky-Watcher 120ED.

Osservazioni naturalistiche digiscoping e caccia fotografica.

Swarovski ATM 80HD, Canon S95 , Red Dot e Vixen Porta Ii: un interessante Kit per il digiscoping

Se la si paragona alle classiche montature altazimutali, presenti nel settore della fotografia naturalistica, la Vixen Porta II è contraddistinta da un ottimo rapporto prezzo-prestazioni. Ovviamente si deve cercare di cammuffare un poco quel bianco sgargiante e proteggerla da eventuali graffi od urti, ma in determinati casi, per determinate sessioni osservative o fotografiche, potrebbe rivelarsi un sostituto decisamente economico.

Osservazione con i binocoli 

Con la barra opzionale, un po’ troppo cara secondo la mia opinione, è possibile installare anche i binocoli per uso astronomico e terrestre. Abbastanza sottodimensionata per il Docter Aspectem 80-500ED è risultata insufficente con i più pesanti binocoli cinesi 23-41×100.

Pare ovvio, quindi, che lo spostamento del baricentro, soprattutto verso l’esterno, apportato dall’uso della la flangia opzionale, diminuisce in parte il carico massimo utile che la Vixen Porta II è in grado di reggere quando si collegano gli strumenti all’attacco a coda di rondine.

Rimane, in ogni caso, una valida opzione per i piccoli binocoli angolati da 70-77mm. Regge alla perfezione i binocoli, a visione diretta, da 70-80mm, ma in questo caso, se utilizzati nel mero uso astronomico, si dovrebbe acquistare il raccordo specifico per collegarla ad un treppiede fotografico molto più alto di quello di serie.

Vixen Porta II e Docter Aspectem 80-500 ED

 

In definitiva.

La Vixen Porta II è ideale per molti tipi di osservazione, ne cito qualcuno

1) Per sfruttare al meglio il vostro piccolo ma performante rifrattore apocromatico da 66mm-80mm
2) Quando non avete la voglia o il tempo di installare il vostro ingombrante telescopio primario.
3)Se sentite il bisogno di osservare il cielo anche in vacanza, ma avete sempre problemi di spazio nella vostra autovettura
4) Se volete iniziare a prendere confidenza con le tecniche del digiscoping ma non potete spendere 600 euro per una montatura specifica
5) Se vivete in un appartamento dotato di un piccolo balcone
6) Se possedete anche un piccolo binocolo angolato da affiancare al vostro compatto Maksutov da 100-130mm..
7) (….)

 

Suggerimenti al costruttore.

Dato che il treppiede è facilmente sostituibile, qualora fosse necessario, direi che tutte le semplci modifiche che ho attuato, in questi mesi, potrebbero essere già presenti di serie, senza alcun costo aggiuntivo.

In definitiva, non è la miglior montatura altazimutale presente sul mercato, non è in grado di reggere alla perfezione 6-7Kg, come molti venditori vogliono farci intuire, tuttavia svolge il suo lavoro di piccolo supporto per piccolo strumenti in maniera più che buona.

Recensione del treppiede in legno By Alemanno ( con modifiche)

L’opinione di Piergiovanni Salimbeni su un treppiede in legno, economico e facilmente modificabile per adattarlo alle montature astronomiche

Quando si osserva il cielo è indispensabile possedere almeno un paio di montature. Il sottoscritto fa uso, principalmente, di tre supporti: una NEQ6 dotata di colonna, una recente Vixen Porta II, molto utile per le osservazioni grab and go e per finire una Vixen GP d’annata

il treppiede Tecnix adattato ad una testa equatoriale Vixen GP

Seppur la Great Polaris sia ancora un valido supporto, il treppiede di alluminio, fornito di serie, non era molto apprezzato dagli astrofili a causa della sua scarsa capacità di assorbire le vibrazioni. Per tale motivo, durante il mese di Luglio 2011, avendo ripreso le osservazioni planetarie con un rifrattore da 120mm, ero quanto mai sicuro di sostituire il treppiede di serie con uno , più robusto, di legno.

un particolare sui puntale in dotazione

Com’è risaputo, nel settore dei treppiedi in legno vi sono molteplici alternativ: dalla nostrana Geoptik, sino ad arrivare al noto Baader AHT o all’eccellente Berlebach Planetary.
Purtroppo la qualità si paga e questi supporti hanno dei prezzi, in media, che raggiungono i 500 euro. Giacchè la mia intenzione era quella di ottenere un supporto economico da lasciare in giardino, non volevo dotare la vecchia Vixen Gp di un treppiede cosi pregiato. Di contro, però, volevo godere di una buona solidità che mi consentisse di compiere delle valide osservazioni in alta risoluzione.

Per tale motivo, alla fine del mese di luglio, presi contatto con l’ Allemano Instruments un’azienda specializzata nella vendita di prodotti per la edilizia, geotecnica, forestale etc.,etc. Il mio scopo era quello di acquistare ma anche di testare un treppiede in legno specifico per teodoliti.
Questa azienda, possiede un modello in legno denomiato TRP-300L Tecnix.
Il costo di tale treppiede è pari a 130 euro (iva esclusa), una cifra di poco inferiore a quelal di molti treppiedi in materiale metallico acquistabili nel settore astronomico.

Descrizione

un particolare sulla modifica apportata

Il treppiede è composto da parti in legno e materiale metallico, il colore giallo, è forse un po’ appariscente, rispetto al classico colore naturale, tuttavia risulta ben visibile anche di notte. E’ quasi impossibile urtarlo per errore. Di contro, la presenza di smalto neutro lo protegge dall’umidità e dalle intemperie. Del resto il suo impiego è prettamente forestale.

 Pregi e difetti

Il maggior pregio di tale treppiede è il prezzo di acquisto, soprattutto se lo si paragona ai supporti disponibili attualmente sul mercato astronomico.

Il TRP-300-L è un treppiede in legno solido e robusto che viene utilizzato per sostenere stazioni totali, teodoliti, tacheometri). Il treppiede è dotato di una vite da 5/8 ma si possono interporre degli adattatori anche per attacchi fotografici da 1/4.
Il legno che lo compone, molto spesso, è in grado di assorbire in modo ottimale le vibrazioni.

Il difetto principale consiste nell”assenza del classico distanziale a barre che non consente al treppiede di allargarsi sulle superfici lisce. In realtà Alemanno propone un accessorio da posizionare all’interno delle gambe stesse per evitare la loro eccessiva divaricazione/movimentazione.
In topografia si usa soprattutto quando ci si trova su superfici lisce (battuto di cemento, etc.) dove c’è il rischio che i puntali terminali in acciaio, non potendosi ovviamente conficcare nel pavimento, scivolino determinando l’apertura del treppiede e la compromissione della messa in bolla dello strumento. Nessun problema, ovviamente, per chi osserva in un prato.

Personalmente possedendo un vecchio treppiede giapponese, ho deciso di utilizzare il classico distanziatore a tre barre, per migliorarne la stabilità e per montare anche il vassoio triangolare Vixen porta-accessori.

Per chi non volesse investire altri soldi è possibile creare un sistema di fissaggio con tre semplici catenelle, acquistabili in qualsiasi ferramenta.

Nella foto sono visibili gli anelli di alluminio utilizzati per adattare la testa Vixen GP al treppiede

Per adattare la Vixen Gp o cloni non sono, purtroppo, disponibili degli adattatori specifici. Per tale motivo ho chiesto a Luca Mazzoleni di creare delle parti al tornio che permettessero il montaggio della testa equatoriale al treppiede. Nelle foto pubblicate potete vedere il risultato.

L’anello creato al tornio consente di fissare la vite in dotazione alla Vixen Gp al treppiede Tecnix

 

Ho poi provveduto a segare una barra filettata in tre parti ed a fissare il distanziatore al treppiede attraverso dei semplici dadi.

Un metodo rapido e veloce per fissare il distanziatore a corredo con i vecchi treppiedi Vixen.

Prova pratica
Facendo uso di un rifrattore SkyWatcher 120ED Black Diamond, con il vecchio treppiede, a 250 ingrandimenti e dando il classico colpetto al tubo ottico, le vibrazioni si assestano in circa 3 secondi. Con il treppiede in legno TRP-300L Tecnix le vibrazioni sono inferiori al secondo, praticamente inesistenti ed anche difficili da misurare.

Un piccolo suggerimento:per chi osservasse su superfici dure, come pavimenti, asfalto etc etc, con una spesa inferiore ai 4 euro è possibile acquistare dei piedini in gomma per le lavatrici .
E’ anche utile far visita agli artigiani che suolano ancora le scarpe dove potreste acquistare, a poco prezzo, delle componenti in gomma che sono in grado di contenere le vibrazioni ad un costo di molto inferiore ai vari piedini anti-vibrazioni presenti sul mercato.

All’atto pratico, con poca spesa e delle semplici modifiche potrete sostituire il vostro economico treppiede in materiale metallico con uno decisamente più solido.

Il treppiede pronto per le osservazioni