Sul valore e prezzo del Vintage: Brevi considerazioni e riflessioni sui telescopi classici

La mia è una passione e come tale irrazionale. Una lunga passione risalente alla prima metà degli anni 70 del secolo passato quando felice proprietario prima di un Towa 60/700 e poi di un Tosco 76/1250, agognavo gli strumenti di vittoriana epoca. Per la verità, coltivo la passione del vintage o del classico, non solo per i telescopi, ma anche per i libri, i quadri, i mobili, le penne, le auto…  

Ho scritto che la cosa è irrazionale poiché passione, ma in verità, vi è dell’indiscusso non solo fascino irrazionale, ma spesso un approccio progettuale e costruttivo, più meditato, più orientato alla qualità intrinseca e alla durabilità di questi beni. 

Meditavo da qualche tempo di condividere alcuni spunti e consigli sul tema, soprattutto, stilare una sorta di vademecum utile a orientarsi nella giungla dei telescopi – ma non solo -.

Una recente inserzione su Astrosell circa la vendita di un bel tubetto giapponese da 50 mm di buon blasone, mi ha invogliato la produzione di questo breve, incompleto e personale articoletto. 

Iniziamo subito con un importante distinguo circa alcuni termini:

  • Valore
  • Prezzo (di vendita)
  • Prezzo (di acquisto)
  • Spread
  • Piazza
Il classico Vixen 102 100, negli ultimi 10 anni le sue quotazioni sono crollate del 50% - da 600 € a 300 €, per la versione più recente
Il classico Vixen 102 100, negli ultimi 10 anni le sue quotazioni sono crollate del 50% – da 600 € a 300 €, per la versione più recente

 Il valore, in economia è il concetto che identifica la quantità di denaro alla quale un bene o un servizio possono essere scambiati (rispettivamente ceduto ed acquisito dal venditore e dal compratore).Il valore è l’oggetto tipico delle operazioni di stima (talvolta espresse con la produzione di una perizia), con le quali si cerca in genere di determinare il più probabile valore venale in comune commercio… Il criterio soggettivo per determinare il valore di un bene è riferito al mercato/piazza di scambio e lo intende precisamente come quella quantità di denaro al quale è possibile che domanda e offerta si incontrino perfezionando lo scambio; il valore di un bene è cioè il prezzo al quale è possibile che sia rispettivamente venduto ed acquistato, ovvero il punto d’incontro della domanda e dell’offerta. Il valore, (tuttavia) non è affatto coincidente con il prezzo, che rappresenta solo la quantificazione iniziale dell’offerta da parte del venditore, bensì è il frutto della composizione della curva della domanda con quella dell’offerta. Tale composizione può essere del tutto teorica e potrebbe anche non produrre, nei fatti, uno scambio (Wikipedia). Il “Valore sentimentale”, non viene considerato in questo articolo, poiché risultante da variabili troppo soggettive e irrazionali.

performante ma relativamente comune Towa 50 700 transato dall'autore a 80 € - nella versione prodotta da Asahi pentax, il valore supera si attesta sui 150 € -foto dal web -
performante ma relativamente comune Towa 50 700 transato dall’autore a 80 € – nella versione prodotta da Asahi pentax, il valore supera si attesta sui 150 € -foto dal web –

Il prezzo di vendita è composto di diversi fattori come la storicità dei prezzi di acquisto – transazioni andate a buon fine – percezioni, reazioni e aspettative – che ha l’utenza interessata all’acquisto.

Il prezzo di acquisto è il risultato dello scambio effettivamente avvenuto. Esso è soggettivo, poiché spesso (almeno nel nostro caso) risultato di una negoziazione e della motivazione degli attori coinvolti.

Lo spread è la differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto.

Infine La piazza  è il luogo ove avvengono gli scambi

Ora, i nostri mercatini, fanno molta confusione circa le tre definizioni sopra citate e assistiamo spesso, troppo spesso, a un uso e abuso di prezzi richiesti totalmente “scentrati” (magari citando fonti non molto affidabili) a tutto danno di un mercato, anzi di una nicchia di mercato, già complesso e molto articolato.

Come quindi orientarsi ?

Di seguito un elenco di raccomandazioni e suggerimenti (non in ordine di importanza) risultato di diversi decenni di transazioni, fregature e soddisfazioni

 

 

  • Comparare sempre diverse fonti di transazione (giusto per citare i più conosciuti, io preferisco da tanto tempo, Astromart e Cloudy Nights) e quando possibile, riuscire a conoscere i prezzi di acquisto del determinato modello
  • Attenzione alle aste e market place (e-bay etc) si possono fare buoni affari ma, più spesso, è il luogo di grandi fregature (via Astrosell, ho venduto 2 anni fa, 4 rifrattori: Towa da 50 mm, Royal Astro da 60mm e 76 mm e un Polarex Unitron 102mm, ritrovati poco dopo su E-bay a cifre inaudite
San Giorgio Morais 190mm, un pezzo unico dal valore di svariate decine di migliaia di € - foto dell'autore -
San Giorgio Morais 190mm, un pezzo unico dal valore di svariate decine di migliaia di € – foto dell’autore –
  • Diffidare di “esperti”, certamente nostrani, ma non solo, che comprano e vendono spesso i loro strumenti, i quali sono sempre stranamente molto rari e “particolarmente ben riusciti” e denigrano a marciame, quelli venduti da altri utenti. Questi furbetti, sono frequentatori di forum, hanno bisogno di sostegno e di “suddittanza” più che di astronomia e strumentite e pontificano su valori e prezzi sempre e unicamente a loro totale vantaggio. Sono preparati mediamente ma, talvolta, sentenziano di pezzi mai posseduti e provati e nemmeno visti. Insomma, siate voi i veri esperti, conta solo la vostra opinione e la vostra soddisfazione, soprattutto, diffidate di chi vi dice di fidarvi, non affidatevi a nessuno, me compreso. Informatevi, siate critici e incrociate le informazioni. Solo così la verità e la buona fede vengono a galla.
  • Ricorrete al vintage, solo se avete la irrazionale passione per il tema – se cercate di fare speculazione economica, non avventuratevi nella cosa, soprattutto se siete profani e in ogni caso, davvero solo un marchio è in grado di mantenere nel tempo il suo prestigio e valore immutato – se cercate “solo” un buon strumento prestazionale, rivolgetevi ad altro – oggi, il mercato orientale abbonda di ottimi strumenti offerti a prezzi più chiari, (empiricamente, lo spread adottato in tutte le piazze è circa il 50% del consumer price) facilmente confrontabili e di facile reperibilità
  • Takahashi TS 50 - il valore si attesta sui 1.200 € per questo esemplare con ottiche Horiguchi (stesse di Goto e Royal Astro) Raro, ben fatto ma sovrastimato  nelle prestazioni e prezzo vs altri
    Takahashi TS 50 – il valore si attesta sui 1.200 € per questo esemplare con ottiche Horiguchi (stesse di Goto e Royal Astro) Raro, ben fatto ma sovrastimato nelle prestazioni e prezzo vs altri
  • Non tutto il vintage è sinonimo di qualità e di rarità: story telling aziendale, reperibilità, blasone del marchio, originalità del pezzo, provenienza, qualità dei diversi modelli etc, sono le variabili chiave che orientano. Vi sono poi marchi (pochi, anzi solo uno per la verità) che molto più di altri, trascende e va oltre non solo il mero utilizzo, ma anche la “strumentite” più o meno acuta e porta con se un ‘eredità di oltre un secolo di visione, qualità, innovazione e nomi di progettisti e ricercatori da far impallidire chiunque
  • Se non siete “esperti”, non vi avventuratevi in marchi e modelli d’importante blasone e quindi prezzo, fatevi le ossa con brand e modelli di poche centinaia di € al massimo
  • Verificate sempre la fonte di chi vende; la sua “storia”, motivazione, serietà, autorevolezza – se volete vendere considerate sempre la piazza di riferimento e quindi la piattaforma adeguata per la transazione e assicuratevi di avere adeguata credibilità e autorevolezza in questa
  • Chiedete sempre a più e più “esperti” pareri e quando possibile, perizie e rivolgetevi possibilmente a chi conosce davvero gli strumenti per averli acquistati, provati e transati (magari dopo diversi anni).
Zeiss Jena, è come Jimi Hendrix tra i chitarristi, niente e nessuno potrà mai eguagliare la sua ledership e il suo blasone - un esemplare come questo 110 mm rappresenta uno stabile e sicuro investimento
Zeiss Jena, è come Jimi Hendrix tra i chitarristi, niente e nessuno potrà mai eguagliare la sua ledership e il suo blasone – un esemplare come questo 110 mm rappresenta uno stabile e sicuro investimento
  • Siate cauti con i maneggioni, ovvero da chi smonta, assembla, riassembla, adatta, “migliora”, inventa e poi rivende. Da chi applica prezzi troppo convenienti (io ne fui vittima pochi mesi fa con un Towa 339 cui fortunatamente, mi furono rifondati i soldi alla restituzione del tubo, che dovetti spedire ad altro utente diverso da quello cui pensavo di avere comprato… – Oppure da chi acquista e poi rivende parti smontate per guadagnare qualche soldo in più, oppure ancora da proposte transative, strane ed innovative (“vendo per conto di un amico – vendo io, ma spedisce un altro – affitto e comodato d’uso (…?) –
  • Mai, mai, mai, dimenticare il punto 1
  • un rifrattore da 3 pollici come questo Mizar rappresenta una ottima scelta ad un prezzo non superiore a 250 €
    un rifrattore da 3 pollici come questo Mizar rappresenta una ottima scelta ad un prezzo non superiore a 250 €

Tranne i casi di palese truffa, nella maggior parte dei casi, non vi è nulla d’illegale e/o di moralmente inadeguato nell’acquistare a un prezzo maggiorato un pezzo che v’interessa, oppure quanto scritto nel punto 10, ma, se si possono evitare fregature e delusioni e si contribuisce un pochino a normare ed armonizzare il mercato perché non farlo ?

Altresì, i soldi, sono e restano solo soldi, fatevi orientare dal cuore, niente vi darà maggiore soddisfazione di acquistare quanto voi veramente desiderate…

 

 

 

 

Cinque 4″ Refractor shootout. Un’approfondita e meditata comparativa

Vincenzo Rizza, dello Staff tecnico di www.astrotest.it ci trasporta con maestria e esperienza in una comparativa sul campo tra cinque rifrattori da quattro pollici. Li ha avuti, accarezzati, amati e ci ha osservato per anni ed ora ha finalmente deciso di divulgare la sua esperienza in questo articolo molto interessante.

“E’ questo il vero strumento di studio per quegli astrofili che intendono di applicarsi seriamente all’esplorazione del Cielo, penetrando nelle più recondite plaghe, scrutando i più remoti sistemi, ammirando le più splendide meraviglie, inquantochè un cannocchiale dell’apertura di 108 mm, munito di oculari finoa a 250 ed anche 280 ingrandimenti, permette di osservare tutto quanto di più interessante offre  il Firmamento, di verificare de visu, quasi tutte le scoperte dell’astronomia moderna, di spaziare, insomma, largamente si nel campo siderale che ne planetario…” (C. Flammarion “Le Stelle e le curiosità del cielo” 1904)

Basterebbe questa citazione per comprendere perché il rifrattore da 4 pollici è così importante e riceve da sempre ampi consensi!

Non approfondirò di Beer e Madler e il loro Merz da 95 mm e nemmeno di Sue French  e il suo AstroPhisics105 o John Mallas con il PolarexUnitron102 e Sthephen J. O’Meara col TV Genesis 100, non voglio farlo perché sarebbe un elenco ingiusto verso tanti altri (più o meno famosi) che hanno saputo trarre grande vantaggio dal rifrattore da 4” e poi, per re-invitarvi  a farlo da soli …

Così come mi limiterò alla  citazione di fascinose evocative aziende come:Clarck, Merz, Fraunhofer, Bardoux, Secretan, Steinheil, Jaegers, PolarexUnitron, La Filotecnica Salmoiraghi, Brandt, D&G, Goto, Takahashi, Astrophisics, Nikon, Carton, Pentax, Astro Royal, Vixen… e tante altri, più o meno note e che hanno saputo, chi più, chi meno, dare un significativo contributo alle ottiche rifrattive dai 3 ai 6 pollici.

 Citazione a parte, lassù nell’Olimpo, (un pò come Jimi Hendrix tra i chitarristi elettrici) la Zeiss Jena, (quella Vera) unica, inarrivabile sotto il profilo del tritticco: storicità-capacità innovativa-standard qualitativo.

Questa doverosa e lunga premessa per introdurre, dal lontano 1974, il mio amore per la storia della Astronomia “romantica”,  i rifrattori in generale ed i rifrattori da 4 pollici in particolare. Ognuno di noi, poi, ha delle preferenze e tali, non sempre devono essere giustificate e/o supportate dalla tecnica e dalla teoria e quindi, spudoratamente, confesso che il mio cuore batte esclusivamente per l’osservazione visuale e soprattutto per i doppietti classici e possibilmente lunghi…

Da-sinistra: United Optics, TAL, Vixen, Takahashi, Polarex - Unitron
Da-sinistra: United Optics, TAL, Vixen, Takahashi, Polarex – Unitron

Di questo amore e per conto della mia Associazione, ho creato un evento divenuto iconico tra gli appassionati: la NLT, acronimo di Notte dei Lunghi Tubi, nella quale ci si diverte con un pizzico di spirito goliardico e ironico, testando appunto gli amati rifrattori.

La storica locandina della NLT con la cornice della meravigliosa Abbazia Mirasole
La storica locandina della NLT con la cornice della meravigliosa Abbazia Mirasole

Non faccio ricerca, non riduco dati, non faccio osservazioni sistematiche, così come non sono un collezionista e non compro telescopi solo per testarli. La mia declinazione di fare Astronomia strumentale è tuttavia, lo ammetto, un insieme superficiale di tutto questo ed ha sempre un approccio classico-romantico.  Ho posseduto e possiedo molti rifrattori, più di quanto me ne servano e qualche anno fa, ho posseduto per diversi anni, cinque rifrattori da 4 pollici contemporaneamente. Non chiedetemi il motivo, leggetelo sopra, semplicemente, sono arrivati…

  • Il Vixen 102/1000 è stato un benchmark per due decenni almeno, nella mia carriera ne ho posseduti credo quattro o cinque,  lo standard qualitativo, altalenante, ma sempre da buono a eccellente (soprattutto i primi esemplari con doppietto Carton e con cella collimabile). Intubamento essenziale e funzionale, buon annerimento interno, ma migliorabile, focheggiatore da 31,8 mm discreto ma pure migliorabile
Il mitico Vixen 102
Il mitico Vixen 102

 

 

  • Il Tal 100/1000 della NPZ Novosibirsk, nella sua prima versione la R, è uno dei migliori 4 pollici che ben conosco ed è il rifrattore che più di tutti (con il Takahashi) possiede una spiccata “personalità”. Il rifrattore, ha un intubamento molto solido e spartano, focheggiatore da 31,8 mm davvero imbarazzante e con una corsa di appena tre centimetri, diaframmatura e annerimento interno del tubo appena sufficiente. Gli cambiai inevitabilmente il focheggiatore corredandolo di un Crayford micrometrico da 2 “e gli dovetti rifare i diaframmi e l’annerimento interno. Del Tal, ho posseduto anche la versione “luxury” RS, con intubamento migliorato (a parte il paraluce lucido in plastica) e ottiche dal trattamento verdino, ma, subito venduto poiché non performante come il primo.

    Il TAL 100 RS è il primo da sinistra
    Il TAL 100 RS è il primo da sinistra

     

 

  • L’United Optik by Kung Ming c 102/1100, dalla brandizazzione multipla, è una copia moderna del Vixen, con un doppietto di alta qualità, multi – trattato e una intubazione tanto fashion ed efficiente, quanto anonima. Dotato di paraluce retrattile, focheggiatore Crayford micrometrico da 2”funzionale, molto buona la diaframmatura e annerimento interno- Recentemente l’azienda ha lanciato lo splendido “cugino” 102/1100 con ottiche ED e di cui si parla molto bene

 

  • Il Polarex Unitron 102/1500, altro benchmark che fa impazzire gli americani. Qualità ottica altalenante, da buono (difficile stabilire il fornitore delle ottiche, ma solitamente sono quelle dal trattamento verdino) a eccellente (anche qui, i primi esemplari degli anni 50/primi 60 e caratterizzati dalla assenza di trattamento antiriflesso e/o tenue azzurro-violetto, forniti dalla Nihon Seiko, il mio è tra questi)
L'affascinante Polarex Unitron 102/1500
L’affascinante Polarex Unitron 102/1500

 

  • Il Takahashi FS 102/800 nella rara versione NSV dal tubo accorciato per visioni con torrette binoculari senza correttori di tiraggio, focheggiatore da 2”, trattamenti migliorati e paraluce retrattile, è un altro benchmark ancora. Preferisco il più tradizionale tubo precedente, ma il doppietto Fraunhofer alla fluorite minerale fornito dalla Optron by Canon, è lo stesso ed è ottimizzato per l’osservazione visuale. L’FS 102, resta a mio parere il migliore APO visuale da 4”mai prodotto, industrialmente, incluso i precedenti FC in versione Steinheil (per ammissione della medesima azienda e buona pace di chi, ostinatamente e per convenienza, sostiene più o meno autorevolmente il contrario) e i più recenti TSA e FC nella varie versioni. Negli anni, ho avuto modo di confrontarlo (nella versione precedente) anche con: Pentax SDF 105/703, AP Traveler 105 e persino col raro e costosissimo doppietto Pentax a F 9,5 e tanti altri meno blasonati, uscendone sempre vincente sotto il profilo del contrasto, secchezza, lucidità delle immagini e sopportabilità agli alti ingrandimenti. Il solo rifrattore che, storicamente gli contende il primato e di cui posso dire per esperienza diretta, è il Vixen 102 Fluorite a F9 (stessa ottica Optron, ma in versione Steiheil e che probabilmente compensa con la focale un pelino più lunga, l’apposizione dell’elemento alla fluorite posteriormente). Un FS 102 a F10/12/15 è il mio sogno proibito
Il Takahashi NSV 102
Il Takahashi NSV 102

Per anni, ho spremuto i cinque guys appena citati, anche in contemporanea (vivo in una villetta a schiera è ho la fortuna di avere spazio per buona pace della comprensiva ed amabile consorte) e queste le mie conferme-conclusioni:

  • I rifrattori di buona qualità ottico/meccanica da 4 pollici sono “MAGICI” danno ampie soddisfazioni sia in ambito planetario (i soliti 3 pianeti) lunare, solare e cielo profondo (dove la cosa più importate è avere un cielo davvero molto, molto buio)
Cosa dite? Sono un maniaco dei quattro pollici?
Cosa dite? Sono un maniaco dei quattro pollici?
  • Allo star test, (fatto soprattutto in luce policromatica, ovvero senza filtri e con tutti i limiti soggettivi e qualitativi e la severità del test specifico) e al reticolo di ronchi, effettuato con e senza diagonale prismatico(che come noto essendo sovra corretto per natura, può essere più vantaggioso, su alcuni rifrattori vs uno specchio) e/o diagonali a specchio, soprattutto con stelle arancio-rosse come Capella, Betelgeuse, ma anche di ben altro colore come Vega, Altair, e la Polare stessa (confesso che ci perdevo ore ed ore di osservazioni e di consultazione del “Suiter”)ebbene, a tale test, tutti i rifrattori manifestavano la vocazione per il visuale comportandosi meglio con le stelle giallognole e rossastre. Il Tal e il Takahashi, dimostravano sulle stelle di questa classe spettrale, più familiarità, traducibile in maggiore contenimento della devianza cromatica residua (davvero tenuissima nel Giapponese) e assenza della diafana “nebbiolina sfocata” quando si focalizza la stella se di prima magnitudine. Questo imputabile alla correzione policromatica del giapponese e probabilmente CDE per il russo. Tutti i rifrattori evidenziavano una correzione da ottima a eccellente, per l’aberrazione più insidiosa per un rifrattore, ovvero, la sferica. La palma in ordine va a: Tal,Takahashi, Polarex, Vixen, U.O. Il Tal, corredato di filtro giallo verde, per ridurre a zero la lettura falsificata dovuta al residuo cromatico, aveva anche ad ingrandimenti elevati (250X) immagini intra -focali ed extra -focali assolutamente  virtualmente identiche anelli perfettamente interpretabili e con impercettibile luce diffusa tra loro e una lucidatura (forse) un pelino superiore agli altri credo al pari del Takahashi. il Takahashi, forniva immagini di diffrazione bellissime e “naturalissime” bianchissime, il residuo cromatico, davvero  appena percettibile sfocando, il disco di Airy, secco ed inciso.
    Per la approfondita lettura del test, il Takahashi, non necessitava di filtro alcuno, un soffio di sovra correzione(traducibile in immagini in extra  – focale leggermente meno secche e incise che in intra -focale e secondo alcuni autori, voluta ed auspicabile) era visibile ad ingrandimenti elevati, il nero tra i dischi della stella era percettibilmente più scuro che negli altri rifrattori, contenutissima la luce diffusa, nessun segno di astigmatismo. Il Vixen sembrava avere immagini più luminose del Tal e un pelo di cromatica secondaria superiore oltre un accenno  a 250x di sovra – correzione, idem l’UO con immagini (forse) ancora più luminose del Vixen, per il resto sembravano due rifrattori identici. Il Polarex aveva il controllo della cromatica secondaria inevitabilmente superiore a tutti gli acromatici più corti e solo ai medesimi massimi ingrandimenti utili per la lettura approfondita del test (250x) esibiva l’accenno di sovra – correzione credo quantificabile al Takahashi, ma non ne sono sicuro. Inoltre, la stella sfocata appariva sempre più stabile e dal profilo più marcato. Nessuna traccia di rugosità per tutti i rifrattori e da notare uno spot centrale nella macchia di diffrazione nel Vixen (peraltro tipico e riscontrato sempre in questo rifrattore ed anche diversi altri). Tutti i rifrattori avevano una focalizzazione  perfetta, un pelo più tollerante nel Polarex (imputabilmente alla focale più lunga) la stellina a fuoco assumeva la tipica adimensionalità che solo le buone lenti sanno restituire. Tutti, avevano un elevato controllo delle aberrazioni geometriche (nella coma, il Polarex, era il migliore) e praticamente assente l’astigmatismo, solo, nello U.O. l’ovalizzazione del disco di Airy, non era perfettamente circolare già dai 150 X, come negli altri tubi. Il Polarex infine, sembrava si acclimatasse più velocemente di tutti i fratelli, all’opposto, il Takahashi, necessitava di maggiore tempo, solitamente 15/30 minuti ma talvolta anche di più.
Da sinistra: Polarex Unitron, Takahashi, Vixen, TAL, United Optics
Da sinistra: Polarex Unitron, Takahashi, Vixen, TAL, United Optics

 

  • Le immagini più “belle” le fornivano in ordine: Takahashi-Polarex, Tal, U.O., Vixen. Il Polarex, in assoluto e sempre, offriva immagini stabili-serene-consolatorie-fedeli-rassicuranti, nel cielo profondo era probabilmente quello che preferivo, sebbene il Takahashi, nella sua gelida perfezione, fosse “obiettivamente” migliore. Corredato del focheggiatore da 2,7” AstroPhisichs prima e 2” Crayford dopo (l’AP è andato ad San Giorgio Morais 190) le spazzolate della vita Lattea in estate con il Plossl Meade prima serie da 56 mm di focale, dal Kellner 42mm SW e dal vecchio UniversityOpticsErfle 32mm le immagini offerte dal Polarex erano “mistiche”.  La visione di M42 era meno “lucida” e trasparente del Takahashi, con oculari dallo schema multi – lente, ma si eguagliava e anzi diveniva stranamente più godibile con l’utilizzo di ottimi oculari dallo schema semplice come i Konig, gli Erfle e persino i Kellner. Aggiungo che anche economici Plossl simmetrici, sembravano meglio dei più sofisticati costosi asimmetrici quintupletti . Per M42 e la sua complessa e vasta area, il cielo davvero buio della Valsassina e la pulizia delle lenti ben lucidate anche di solo 4” di apertura, sono un connubio ineguagliabile anche per strumenti a specchio ben più grossi. La totale assenza di coma contribuisce a rendere, contrariamente alla opinione di molti, questi rifrattori a lungo fuoco eccellenti strumenti per il cielo profondo. Là dove il Takahashi primeggiava (le nebulose diffuse e una manciata di galassie) e il Polarex doveva lavorare con gli oculari per tentare di, eguagliarlo, il medesimo si prendeva la rivincita rendendo il confronto difficile con le nebulose planetarie (M1 ed M57 in primis) e fornendo immagini spiccatamente più godibili con la maggioranza delle stelle doppie e in virtù della restituzione di immagini sempre più ferme e stabili e di facile lettura.

    L’eccezione era data dalle suggestive doppie dalla bilanciatura cromatica lontana e allora ecco ancora il Takahashi primeggiare. La sequenza polare e gli ammassi globulari, sono un ottimo test per verificare la trasparenza delle lenti, sempre naturalmente a parità di treno ottico posteriore. Difficile in questo campo, decretare il vincitore, la trasparenza assoluta della fluorite e il moderno trattamento antiriflesso, vinceva facendo vedere stelline più deboli e andando maggiormente in profondità a parità appunto di schema oculare (TV ultrawide, Plossl assimetrici e persino certi Ortho). Poi, senza fretta, con meditata riflessione (anzi rifrazione) ecco che arrivava il fastidioso Polarex che eguagliava le performance del blasonato giapponese grazie all’utilizzo di umili oculari di schema Kellner. Tutti gli altri rifrattori, sulla categoria di oggetti sopracitati si eguagliavano al punto di fare fatica a distinguerli. Unica nota degna da riferire, la maggiore nerezza di fondo cielo del Tal e la maggiore luminosità, dell’UO.

    La famosa tabella- guida empirica dell'aberrazione cromatica, in realtà ci sarebbe molto da scrivere su questa e sulla relativa tollerabilità soprattutto in certi diametri
    La famosa tabella- guida empirica dell’aberrazione cromatica, in realtà ci sarebbe molto da scrivere su questa e sulla relativa tollerabilità soprattutto in certi diametri
    Il Sole permette soddisfacenti osservazioni non solo casuali ma anche di serio studio (es il calcolo del n° di Wolf) anche con piccoli rifrattori e anche di corta-media focale relativa (anche qui, contrariamente alle convinzioni di molti). In questo campo, i miei cinque tubi erano davvero indistinguibili. Il massimo ingrandimento utile a causa della turbolenza, difficilmente superava i 100X e a questi ingrandimenti, tutto quello che c’era di visibile, era ben visibile.  Facole, macchie, brillamenti e grani. Contrasto e incisione dipendevano molto di più dal filtro astrosolar usato, dal  prisma di Herschel, e dagli oculari ancora una volta.

    La mappa con i famosi craterini di Plato
    La mappa con i famosi craterini di Plato

    La Luna,  “LEI”, mi viene spontaneo articolarla al femminile stante il glorioso passato mitologico e deistico assimilandola alle sensuali divinità femminili, alla fertilità e in generale al femminino sacro, incluso le lontane origini del culto mariano… Ebbene, si sa, Lei è benevola con tutti gli strumenti, non tradendo le sue origini appunto. La Luna, la definisco una meretrice sacra, si accoppia a tutti… JRiesco a trarre soddisfazioni anche col minuscolo ma perfetto rifrattorino da 25 mm F 10 (CA 10, un ultra Conrady…). Stante il suo altissimo contrasto e generosità di dettagli osservabili, il rischio di ebrezza se non sbornia con il nostro satellite naturale, è altissimo, qualora e come la maggior parte dei tester, ci si concentra sui soliti dettagliatissimi e contrastatissimi crateri e rimae e terrazzamenti etc, etc, etc. Posso garantire che testare, side by side, rifrattori di qualità e di pari apertura ad esempio su: Copernico, la tripletta Alphonso-Tolomeo – Arzachel, gli appennini e centinaia di altre morfologie, oltretutto  in condizione di luce radente-favorevole, banalizza-appiattisce le sottili differenze eventuali dei nostri amati rifrattori. Soprattutto, come detto sopra, può falsificare il nostro senso critico. D’altra parte, e all’opposto, osservare le medesime morfologie in un solo strumento ci appaga sempre acriticamente! Quindi l’alternativa, nel side by side, è andare alla caccia di domi e crateri e rimae e dettagli “insignificanti”, osservando in condizioni di fase e di luce sfavorevole, cercare “ponti lunari” e differenze di albedo “colorati” e altri dettagli non così comuni e immediati. Andare certamente oltre il Rukl, e (ri)scoprire: “cose che noi umani…” J Proprio e paradossalmente per la facilità di costumi, per godere di Selene, non si dovrebbe approfittare subito di LEI, anzi, la si deve “cercare-corteggiare” scoprirla lentamente e con rispetto e valorizzando i suoi lati interiori e non accessibili così smaccatamente ai più. Tutto ciò premesso, innegabilmente, LEI, è sempre stata stata più godibile nel Takahashi, sebbene, come detto,tutte le ottiche mostravano le medesime caratteristiche. Tuttavia,nel doppietto alla fluorite queste, risaltavano meglio con una maggiore incisione, trasparenza e contrasto e senza alcuna dominante cromatica. La individuazione poi, dei craterini di Plato ad esempio, era la medesima e dipendeva molto più dal seeing della nottata e dal treno ottico adottato che dall’obiettivo. Le sinuosità del mare Procellarum, le increspature inverosimili di Maitan e Marius, le zone d’ombra, le decine di domi, le sinuose rime minori e impercettibili e dai nomi a me sconosciuti, erano SEMPRE più visibili e godibili attraverso il contrasto data dalla cristallinità glaciale della fluorite. Al secondo posto, preferivo le immagini restituite dall’incredibile Tal, che denotava una capacità di contrasto talvolta sensibilmente superiore ai suoi concorrenti acromatici, incluso il Polarex e che eguagliava,non infrequentemente, (sapore e tonalità a parte) il doppietto alla Fluorite. Notevole era la sopportabilità ad ingrandimenti “stupidi” ben oltre i 400x del Tal e del Takahashi, ma anche del Polarex, nei quali l’immagine non voleva sapere di “rompersi” consentendo sempre una ottima focheggiatura.


    I Pianeti osservabili con moderata soddisfazione dalla stragrande maggioranza degli astrofili, diciamo la verità, sono solo quattro: Venere, Marte, Giove e Saturno, ma si riducono a due e forse solamente a uno per un rifrattore da 4” e per astrofili “normali e giovani”. Parlo ovviamente di Giove. Di Venere, ci ho sempre capito molto poco e con poca soddisfazione. Osservavo preferibilmente col Takahashi, in virtù della netto controllo della cromatica secondaria;  le fasi, la luce di Ashen, la dicotomia e la luminanza delle cuspidi. Marte: necessita di diametri maggiori per avere certezza e riconoscibilità delle maggiori caratteristiche, ma sopporta ingrandimenti elevati ed è insensibile alla deriva cromatica secondaria di buoni rifrattori che rispettano e/o si avvicinano alla regola empirica del “Sidwick”.

    Qui, Il Polarex senza elementi negativi nel treno ottico e con non troppo scomodi oculari ancora fruibili senza stancare l’occhio, permetteva  i 250x facilmente facendolo preferire (insieme al Takahashi) nettamente rispetto agli altri tubi. La lettura delle maggiori macchie del pianeta erano poi, sempre, più godibili nel Tal rispetto agli altri due cugini giapponese e cinese.
    Il Polarex Unitron è un ottimo strumento "marziano"
    Il Polarex Unitron è un ottimo strumento “marziano”

     



    Il Takahashi, era in grado di leggere le principali caratteristiche del pianeta con la medesima “piacevolezza” del Polarex, ma con “sapore” diverso, non era contrasto e incisione ma forse “tavolozza cromatica…”

    Visione realistica di Marte in un buon rifrattore da quattro pollici
    Il Polarex Unitron è un ottimo strumento “marziano”

    Su Saturno, il Takahashi, vinceva largamente su tutti,  l’algidità e la brillantezza degli anelli, era più spiccata e gradevole, la divisione di Cassini aveva un’incisione secca e nerissima così come le elusive due bande e la percezione di minore luminosità dei poli, le ombre degli anelli sul disco erano più percettibili che in tutti gli altri rifrattori. Mi stupiva e favoriva ancora una volta la capacità del Tal a sopportare utili ingrandimenti anche di 300X con immagini, nel complesso più godibili forse del Polarex e certamente del Vixen e dell’UO e appena al di sotto del giapponese alla Fluorite. La migliore visibiltà dei principali satelliti era, a favore del Takahashi e del Polarex (con oculari Kellner e talvolta Huygens Zeiss Jena) e,quando possibile il medesimo treno ottico all’oculare,  a seguire dall’U.O. 


    Giove: il suo bastardo basso contrasto, la sua mutevolezza, il suo ricco corredo di bande e festoni “colorati”, grandi pennacchiature, la danza dei satelliti medicei, fanno del pianeta, il pianeta test per antonomasia, soprattutto per un rifrattore. Tutte queste caratteristiche, negli anni, le ho potute apprezzare più o meno godibilmente e certamente erano alla portata dei miei guys da 4”.
    Alcune delle strutture gioviane visibili in un rifrattore da quattro pollici
    Alcune delle strutture gioviane visibili in un rifrattore da quattro pollici


    Si ignora però un aspetto, proprio il suo contrasto, consente lettura apprezzabile in un 4” a lente nel range di ingrandimenti che va dai 100x ai 200x, NON OLTRE. Chi afferma il contrario, pur accettando e rispettando tutte le opinioni, afferma una “bullshit”… Ora, 150 ingrandimenti non sono molti per capire significative differenze in ottimi rifrattori siano essi apo o acro ! La capacità maggiore di contrasto del Takahashi e la sottile maggiore deriva calda del Tal (oltre al suo maggiore contrasto tra gli acromatici) facevano per questo pianeta, i miei rifrattori preferiti. A seguire il Polarex e quindi Vixen e UO (senza differenze questi ultimi due). Tutte le intricate volubili caratteristiche, erano ugualmente visibili in tutti, ma, certamente più godibili nei primi due. Il Tal, poi accoppiato all’eccellente simmetrico russo da 6,5mm e al Clavè da 8mm, mi rendeva una immagine della macchia rossa ancora più godibile che nel Takahashi, sempre davvero troppo “bianca e algida” per i miei gusti. In tutte le sue opposizioni e in innumerevoli notti, le occasioni per usare 200x e oltre, erano rarissime e sempre meno godibili le sue caratteristiche che con PU all’oculare, non oltre di 0,6 mm !

 

  • Concludendo, di cosa ho avuto conferma: più che la configurazione ottica, apo o acro, Cde o Cef, F 10 o F 15, importa la QUALITA’, di lavorazione, la sua attenta figurazione, la sua lucidatura, il contenimento delle aberrazioni geometriche e della aberrazione sferica, l’intubamento, la diaframmatura, il treno ottico oculare. La temuta aberrazione cromatica secondaria NON inficia assolutamente l’osservazione del cielo profondo e moooolto minimamente quella planetaria. NOTA PER GLI “ESPERTI”: – quando il rifrattore rispetta i criteri empirici di Sidwick o meglio ancora quelli di Conrady, il tenuissimo diafano aloncino nebbioso azzurrino-violaceo, (nel quale talvolta “affoga” Giove e orla la Luna), ha caratteristiche di ottica geometrica, che pregiudica SOLO nella teoria, ma al quale il nostro occhio è del tutto insensibile-cieco non compromettendo la lettura dei particolari più fini. Lo ripeterò, sino alla nausea,allo scopo di sfatare miti e credenze molto più importante è la qualità intrinseca di lavorazione del doppietto, rispetto al diametro, alla tipologia, natalità, trattamento antiriflesso, focale…Poi ancora, ho ben compreso e avuto riconferma che i nostri strumenti, devono giustificare e legittimare il nostro acquisto e il possesso e quindi, la “realtà” è più come la si percepisce che come la si sente. Sono ovvero più efficaci le percezioni, le interpretazioni della realtàcome essa la viviamo in base alle opinioni, fedi, credenze, cultura, rispetto a come la leggiamo con i nostri cinque sensi, in questo caso l’occhio-la vista. Poi, ci sono quegli appassionati ed anche “esperti” che comprano un rifrattore per testarlo e soprattutto farlo sulla base del contenimento dell’aberrazione cromatica. Tralasciando gli esami di laboratorio e le analisi quantitative di cui francamente non me ne importa nulla, se il nostro sensore coinvolto in questo caso, è oltretutto FISIOLOGICAMENTE soggettivo, beh…

 

Sapevo che cinque rifrattori da 4” erano troppi anche per me e sapevo che prima o poi qualcosa avrei venduto. Il primo a lasciarmi è stato l’anonimo University Optics, poi, l’amatissimo Tal R (pensando, sbagliandomi, che il Vixen-Carton fosse più raro e difficilmente l’avrei ritrovato). Poi, dopo un anno, vendetti anche il Vixen. A quel punto ero convinto che MAI mi sarei potuto sbarazzare del Takahashi e del Polarex Unitron. Il solo pensiero mi faceva penare, ma si stavano minacciosamente affacciando all’orizzonte:

il Vixen Fluorite 90/810 e lo Zeiss AS 110/1650 che avrei poi intubato mirabilmente e poi ancora un rarissimo tubo originale tutto in ottone dello Zeiss Asesten by Hans Gordon,E -type 110/1660.

Ma questa è un’altra storia….

 

SAN GIORGIO MORAIS, rifrattore 190/2850. La vera e definitiva storia

Questa è la storia del salvataggio, dall’oblio, di uno dei rifrattori “marziani”, più famosi al mondo (dopo i due Merz Schiapparelliani, il Clarck di Lowell, l’Henry di Antoniadi, il Cooke di Cerulli e Maggini

Su reiterato invito e insistenza del caro amico Francesco Toni e Piergiovanni Salimbeni, e di altri ancora, per tributare e ringraziare Marco Scardia, Maurizio Sirtori e Fausto Giacometti e per amore della verità; questa è la storia del salvataggio, dall’oblio, di uno dei rifrattori “marziani”, più famosi al mondo (dopo i due Merz Schiapparelliani, il Clarck di Lowell, l’Henry di Antoniadi, il Cooke di Cerulli e Maggini.)
Il SAN GIORGIO MORAIS, 190 mm , focale 2850 mm appartenuto a Glauco De Mottoni y Palacios.
Della San Giorgio e di De Mottoni, il web racconta molto: http://uranialigustica.altervista.org/sangiorgio/telescopi/index.htm

http://www.astronomianews.it/index.php?p=nuovo_orione&num=238

http://www.astropa.inaf.it/astronomer/de-mottoni-y-palacios-glauco

e quindi non mi dilungherò.
Vorrei soltanto ricordare un episodio particolare avvenuto nel 1986.
Quell’anno fu pubblicato il libro di W. Ferreri e Sinigaglia “Il libro dell’astronomo dilettante” Ed Curcio,  a pag 62, nella foto A era ben riconoscibile il telescopio San Giorgio Morais con una breve didascalia e nient’altro (foto B). Quella foto, che mai ho dimenticato, la divoravo ogni qualvolta mi recavo a Genova per lavoro (viaggiavo frequentemente all’epoca). Ricordo anche le ore spese a cercare invano nelle solari terrazze della città con la speranza di intravedere il bel tubo.
 Alla morte di De Mottoni, il SGM passò di mano al dott. Marco Scardia, astronomo di Merate, noto studioso di stelle doppie, discepolo del Nostro e soprattutto generosissimo e lungimirante nostro benefattore. Il rifrattore fu per anni custodito presso l’abitazione privata di Marco e poi, avendo perduto il fuocheggiatore originale, fu ricoverato presso il laboratorio dell’ArassBrera  per la sostituzione e ammodernamento del moto orario della seducentissima montatura equatoriale Zeiss.
Nel 2014, mentre lavoravo nel settore editoriale, mi recai, durante un imprecisato giorno di primavera, presso lo spazio espositivo del complesso polifunzionale di via Piranesi 10, a trovare un partner editore.
Per caso, notai il cartello dell’Open Care riportante la targa del laboratorio dell’Arass e immediatamente ricordai di aver letto del lavoro del grande Nello Paolucci e del restauro del mitico Merz da 22 cm di Brera. Da lì a pochi minuti, ero già in officina. L’accoglienza fu molto cordiale e inferiore solo allo stupore di vedere la grande macchina del Merz da 49 cm, ormai in fase di quasi ultimato restauro (per un accidentale furto ho perso tutte le foto di quell’evento e delle successive reiterate visite in Arass.)
Paolucci, laconico, mi disse che ultimato il telescopio, esso avrebbe avuto un futuro incerto e probabilmente sarebbe tornato nei sotterranei di Merate. Violenta e contestuale fu la visione che ebbi . Febrilmente, meditavo che simile meraviglia, avrebbe dovuto essere l’Icona dell’imminente esposizione universale del 2015 ! La prima cosa che feci, congedandomi, fu di telefonare a Cesare Baroni e da li, nacque il nostro progetto andato a finire come molti ormai sanno: https://www.binomania.it/phpBB3/viewtopic.php?f=144&t=6380&p=64080#p64080
In Arass, vi era anche un fedele piccolo compagno del 49 cm, il nostro protagonista da 19 cm, di cui però, Aluccia, non sapeva molto se non il nome del proprietario e che era li, sepolto anch’esso da anni.

Inevitabilmente non catalizzò la mia attenzione, ma le cause di cui appena sopra, mi fecero dopo pochi mesi, ripensare.
Prendemmo contatto quindi Scardia il quale gentile e lungimirante, ci diede in comodato d’uso la meravigliosa scultura, raccontandoci del passato meno glorioso, ma ugualmente importante. Questo caso di “serendipity”, mi ha sempre accompagnato nelle cose vere e forti che percepisco emotivamente.
Il “De Mottoni” divenne così uno dei protagonisti fondamentali della nostra Expo ad Opera:
https://www.7giorni.info/eventi-spettacoli/milano-metropoli/all-abbazia-mirasole-di-opera-l-evento-di-expo-in-citta-dalla-terra-al-cielo.html

https://www.mi-lorenteggio.com/2015/11/26/Archivio41610/44575/

Finito Expo, restituimmo molto del materiale espositivo ai proprietari e sponsor e anche i religiosi premostratensi, abitanti dell’Abbazia si dispersero tra la Francia e l’Italia. L’Abbazia diventò nuovamente deserta al Polifunzionale di Opera.
Pochi mesi dopo, il bando di gestione della bella struttura fu vinto dall’OnLus ARCA e da lì a poco, Cesare ed io ci proponemmo, forti del successo della nostra Expo, con un altro progetto.
https://www.uai.it/pubblicazioni/astronews/tag/glauco%20de%20mottoni%20y%20palacios.html
Grande fu da subito ancora l’accoglienza, ma io non ero soddisfatto.
Non sopportavo il destino del “De Mottoni” relegato come lo scheletro di un dinosauro nel nostro piccolo museo e ancora non avevo digerito la medesima inevitabile sorte per il Merz da 49 cm al Museo della Scienza. Volevo quindi rendere operativo il prestigioso obiettivo San Giorgio, rimetterlo sotto Marte e il cielo, fare intorno a lui un nuovo telescopio, mantenendo intatta la struttura originale.

Parlai al consiglio direttivo del progetto dell’epoca, della mia associazione, e quella volta, l’accoglienza fu tiepida e anzi osteggiata. Decisi di fare per conto mio, decisi che mi sarei sobbarcato tutti gli oneri operativi ed economici e poi, si sarebbe visto…
Per mesi, l’unico che m’incoraggiò a distanza e che era costantemente informato, oltre che foriero di consigli, fu l’amico (romantico eremita) Francesco Toni (ironicamente definito principe di Achropolis a Monfestino.)

oltre oceano per sostenere i loro rifrattori da sei e otto pollici.
Possedevo da anni una straordinaria colonna fattami da Davide Dal Prato , Francesco, mi vendette il fuocheggiatore Astro Phisics da 2,7 inch, avevo poi un raro rifrattorino “Goto” vintage da 40 mm foc 400 che avrei utilizzato come cercatore.

Acquistai quindi una montatura equatoriale Urania CRT, da Paolo Casarini, apparentemente ben tenuta, ma del tutto inutilizzabile e che per i sei mesi di Expo servì solo a sostenere lo Zeiss AS 110/1650 che nel frattempo acquistai dal grande Domenico Gellera, ex vice presidente dell’Araas Brera. La montatura, quindi, doveva essere restaurata seriamente ma prima dovevo decidere chi avrebbe intubato l’obiettivo.
La scelta ricadde sull’amico Fausto Giacometti che mi suggerì un tubo a due sezioni e diametri diversi per alleggerire la struttura. Portato l’obiettivo da Fausto, egli lo smontò, lo studiò e lo pose nel suo banco ottico per saggiarne, al ronchigramma, la qualità. Il progetto ottico si rivelò di origine sconosciuta (infatti, è un Morais, pezzo unico) e fu definito buono, il risultato in luce policromatica e molto buono in luce rossa. Gli spaziatori, a giudizio di Fausto non erano originali (molto spessi e in metallo) e decise a breve di cambiarli. Il nuovo risultato fu eccellente in luce policromatica e straordinario in luce rossa, in pratica un super CdE, apocromatico nella radiazione più lunga. Purtroppo, foto di quelle esperienze, nel laboratorio “giocomettiano” non ne posseggo più.
Recuperato il lungo tubo, restava il dilemma di chi avrebbe provveduto alla parte più laboriosa e impegnativa, ovvero il restauro, motorizzazione, anabolizzazione e l’assemblaggio dell’Urania, della colonna e la realizzazione di parti accessorie del tubone.
La scelta non poteva che ricadere sul bravo e competente amico Maurizio Sirtori di Brugherio, che si era già distinto nel restauro del tubo di legno dell’originale “De Mottoni” e in tante altre lavorazioni e personalizzazioni che nel corso degli anni, ha fatto per me e tanti astrofili. Descrivere le difficoltà e le soluzioni che proponeva, sarebbe forse noioso ma il tema era riuscire con pochissimo budget a disposizione,  a fare il “miracolo” !
Con il supporto di Plinio Camaiti, Maurizio s’impegnò moltissimo. Il tubo era bellissimo, la struttura tralicciata (il castello) che avvolgeva il tubo era stato ideato e mirabilmente realizzato a prevenzione di eventuali flessioni, il volante in prossimità del fuocheggiatore, rendeva armonioso ed efficiente il tubone e gli donava grazie ed efficienza. Maurizio, inoltre ideò e trasformò un efficiente sistema di carrellazione del telescopio per brevi spostamenti dal luogo del ricovero, al pratone dell’Abbazia luogo di osservazione.


Nel frattempo, sfortunatamente persi il mio lavoro e le priorità divennero altre, ma il consiglio direttivo della mia associazione (ridottosi a tre elementi, nel frattempo,  Cesare Baroni e Vincenzo Grimaldi , oltre al sottoscritto) decise di avvalersi dei pochi soldi residuali di una sponsorizzazione del comune di Opera rimasti nella nostre casse, per saldare l’operato di Fausto e di Maurizio.


La prima realizzazione del telescopio completo, tuttavia non fu altrettanto efficiente: la montatura non inseguiva, inoltre, sembrava sottodimensionata nonostante l’irrobustimento.
Un paio di volte, con la collaborazione di Roberto Boccadoro del Gruppo Astrofili di Brugherio e della sua immensa station wagon, il tubo, la montatura e la colonna fecero la spola Brugherio/Opera.
Il problema non era semplice e probabilmente più di uno. Decisi allora di mettere un’inserzione su Astrosell cercando una monumentale, vecchia e solida montatura che equipaggiava i vecchi Meade riflettori da sedici pollici e che sapevo essere molto ricercata e utilizzata dagli appassionati visualisti  oltre oceano per sostenere i loro rifrattori da sei e otto pollici. 
L’amico Andrea Cuozzo, ora presidente dell’Associazione Astronomica Pavese, mi segnalò che disponibile e molto vicina ad Opera, una montatura dotata di un tubo Newtoniano Meade da sedici pollici. In pochi giorni mi accompagnò a Cecima, presso l’osservatorio planetario di Cà del Monte, dove conobbi il presidente Fabrizio Barbaglia (al quale avevo venduto tanti anni prima un rifrattorino da tre pollici e che mi mostrò fiero, finemente ricoperto di cuoio in puro stile steam punk). Fabrizio, gentilissimo, cordiale, competente, approvò subito il progetto e per poche centinaia di euro mi cedette la montatura.


Fabrizio, era letteralmente sempre in osservatorio, preso a osservare, modificare, migliorare la strumentazione, a ricevere ospiti e nonostante gli impegni, mi promise che sarebbe venuto ad Opera mettere l’occhio nel SGM.   Purtroppo Fabrizio, circa un anno fa,  fu portato via da qui, prematuramente.
Andrea acquistò il tubo (trasformato in seguito, dal solito Sirtori, in dobson) e la nuova montatura fu quindi smontata, anabolizzata, migliorata, abbellita, motorizzata, riverniciata sopra citato “eroe” e solo dopo altre peripezie ed altrettante spole tra Brugherio /Opera, resa definitivamente operativa e funzionale 


Il prestigioso strumento fu quindi…duplicato: l’icona originale fu custodita nel museo con la denominazione  “De Mottoni” mentre il nuovo telescopio, operativo sotto il cielo, fu battezzato “San Giorgio Morais”, abbreviato con l’acronimo “SGM” .
Poi il caro amico Raffaello Braga provvide a una profonda pulizia della cella e delle  prestigiose lenti.
Tali strumenti rappresentano ormai per molti astrofili (conosciuti e non)  una delle attrazioni più significative della nostra suggestiva Abbazia 


Nel breve futuro, sembrerebbe che la lungimirante e generosa amministrazione comunale, provvederà a dare al leviatano operativo una degna sistemazione in territorio comunale, (probabilmente in  uno dei tanti giardini adiacenti la cittadina, a garanzia della massima,meritata funzionalità.
Ma la storia continua…
Questo articolo è pubblicato anche su www.binomania.it