Recensione del telescopio VIXEN VMC 110L

Un piccolo telescopio catadiottrico uscito sul mercato qualche anno fa e non più in produzione. Uno di quei telescopi super discussi e criticati nel mondo dell’astrofilia. Nel test che ho eseguito e nelle modifiche che ho dovuto apportare a questo catadiottrico non posso che confermare lo scetticismo e le critiche che quest’ottica ha maturato nel tempo fino poi a sparire dal mercato e a non essere attualmente più in produzione. Diversa la storia del modello da 200mm che sembra aver avuto un maggior successo e favore dagli astrofotografi.

Il modello esaminato dichiarato VixenOriginalMaksutov è un Cassegrain di tipo Klevtsov, ossia un complesso catadiottrico che monta un gruppo ottico correttore in prossimità dello specchio secondario ed un primario sferico di precisione. La criticità di quest’ottica già sul progetto iniziale che dovrebbe garantire un’ottima correzione sferica e di campo, consiste nel fatto che sono implicate varie superfici e gruppi ottici oltre ad essere presente un’ostruzione davvero notevole dovuta al secondario e agli spider di sostegno.

 

CARATTERISTICHE TECNICHE

Sistema ottico:  VixenOriginalMaksutovCassegrain           

Apertura              110mm

Lunghezza focale             1035mm

Rapporto Focale              f 9.4

Magnitudine limite          12

Potere separatore           1.05″

Diametro del tubo           119mm

Lunghezza del tubo         360

Diametro focheggiato    31,8mm

Peso      2.1kg

Prezzo sul mercato:  Circa 200 euro.

 

Insomma qual è il senso di un simile telescopio? Teoricamente la planarità di campo e l’utilizzo proficuo come potente teleobiettivo o astrografo. La compattezza  e leggerezza.

La presenza di un flipmirror consente di shiftare dalla posizione osservativa a quella fotografica, ma il sistema adottato genera una differenza nel punto di fuoco oltre che nella collimazione,motivo per cui il modello esaminato l’ho impostato in visione diretta.

Il Vixen VMC 110 montato su una Eq5
Il Vixen VMC 110 montato su una Eq5

La costruzione è buona con le solite finiture bianco/rosse della Vixen ed una targhetta blu ove si indicano le caratteristiche ottiche dello strumento.

Purtroppo la manopola che agisce sul meccanismo del flipmirror è in materiale plastico e come ho potuto verificare copre pure una delle tre coppie delle viti di collimazione, motivo per cui sfilarla è un rischio piuttosto concreto che si possa rompere la plastica che va ad inserirsi sul meccanismo a scatto con la quasi matematica certezza che alla terza volta che collimate lo strumento la manopola si rompa e rimaniate bloccati in visione dritta o a 45 gradi. Potevano  visto il pregio del marchio Vixen adottare una manopola quantomeno con un rinforzo metallico interno. 

Il tubo ottico è in alluminio, molto leggero,  e dispone di due coppie di fori per montare sia la slitta originale che una per  treppiede  fotografico. All’interno emerge lo specchio sferico dotato di un’alta riflettività, il tubo di focheggiatura minuscolo  (quindi scordatevi oculari grandangolari) e il supporto del secondario con 4 spider curvi per non generare i classici spikes in visuale e in fotografia su stelle e oggetti puntiformi. L’annerimento del tubo è standard, ma migliorabile.  In fondo alla culatta del telescopio ci sono due gommini che coprono due coppie di viti di collimazione, l’innesto per oculari e accessori, la filettatura T2 e sulla sinistra la manopola che regola il flipmirror. Questa come ho già detto va rimossa per accedere all’ultima coppia di viti di collimazione.

Su queste viti ne ho sentite e viste di tutti i colori, modifiche, sostituzioni ecc ecc. In realtà non c’è alcun bisogno di sostituirle, la mancata tenuta della collimazione è analoga a qualsiasi meccanismo che si trova in altri strumenti a riflessione, qui il problema è dato dalle gommine che coprono le viti che una volta reinserite possono andare a spostare di qualche frazione di giro le stesse se non serrate a dovere. Motivo per cui è sufficiente tagliare per metà della loro lunghezza questi tappini neri onde evitare qualsiasi interferenza sulla meccanica.

L’interno del VMC, qui dopo l’inserimento di una fodera di velluto nero per contenere i riflessi.Nel complesso la costruzione è buona ma il meccanismo del flipmirror a mio parere è totalmente inadeguato e impreciso.

L’ottica:

Il cuore dello strumento è dato dal correttore posto a distanza ravvicinata dal secondario e distanziato di pochi millimetri. Come si vede nelle foto lo strumento è stato analizzato a fondo poiché inviatomi da un amico astrofilo per un controllo. Le ottiche erano scollimatissime, ma c’è da dire che con le tante superfici ottiche interposte, basta davvero spostarsi di poco dalla collimazione ideale per avere un drammatico decadimento della qualità d’immagine.

L’interno del VMC, qui dopo l’inserimento di una fodera di velluto nero per contenere i riflessi.Nel complesso la costruzione è buona ma il meccanismo del flipmirror a mio parere è totalmente inadeguato e impreciso.

Lo schema ottico del VMC ove si vedono anche le gomme che vanno a coprire le viti di collimazione

 

Lo schema ottico del VMC ove si vedono anche le gomme che vanno a coprire le viti di collimazione

 

Il correttore incorporato con lo specchio secondario, sin dalla produzione risulta non annerito ai bordi ed in osservazioni effettuate con il set up standard ho notato numerosi riflessi, dovuti sia alla mancanza di un paraluce sul secondario sia alla mancanza di diaframmi interni.L’anello che distanzia la lente dal secondario è inoltre totalmente lucido.

La prima prova sul campo ha evidenziato una pesante scollimazione, presenza di coma, abnorme sferica e immagini planetarie, stellari e lunari non leggibili. Impietoso il confronto con il TS Apo  115/800 che uso attualmente.  Giove si mostrava come una macchia sfocata anche a bassi ingrandimenti, circondato da un alone diffuso come se fosse immerso nella nebbia.

La luna  era più dettagliata in un vecchissimo acro Paimax 50/500 che tra l’altro non è mai stato un campione in termini di correzione.  Mi sono messo così a gestire la collimazione utilizzando la stella Antares.

Munito di certosina pazienza ho impiegato più di due ore per venirne a capo e avere una collimazione quantomeno decente a conferma di quanto sia complesso collimare uno strumento del genere. Il margine di errore che il VMC consente è davvero minimo.  Con l’ottica collimata il discorso è cambiato per  fortuna. 

Sono riuscito ad osservare le principali bande di Giove ed il transito di uno dei suoi satelliti, ma la definizione di immagine è rimasta sempre bassa e nettamente inferiore a quella offerta da un Mak da 102mm e ancor meno di quella di un Mak 127 Skywatcher.

Al reticolo di Ronchi si è confermata la presenza di una notevole aberrazione sferica con frange convesse e concave al variare della posizione di fuoco. La figura di diffrazione mostra oltre che a un importante spot centrale dovuto alla pesante ostruzione 4 baffi scuri radiali dovuti agli spider. A fuoco per fortuna i dischi stellari sono regolari con colori ben saturi, ma è emerso ad alto ingrandimento un lieve cromatismo laterale dovuto sicuramente al correttore posto sul secondario.

Immagini al reiticolo di Ronchi in Extra focale. Test a 10 linee per mm eseguito su Antares
Immagini al reiticolo di Ronchi in Extra focale. Test a 10 linee per mm eseguito su Antares

 Si evidenzia la presenza di una notevole aberrazione sferica, in questo caso ottica fortemente sotto corretta nonostante il gruppo ottico correttore presente nello schema ottico.

Scoraggiato dalle prestazioni visuali della prima sessione osservativa sono passato a modificare il gruppo ottico correttore e l’interno del tubo, annerendo tutto il  perimetro del correttore e rivestendo l’interno del tubo con una pellicola di velluto nero dati gli abbondanti riflessi che ho riscontrato in osservazioni diurne e sulla luna.

Nella serata successiva dopo aver finemente collimato lo strumento e aver curato tutto il tragitto del fascio ottico proteggendolo da riflessi indesiderati ho notato un netto miglioramento sulla capacità del VMC di mostrare dettagli.

Giove a parità di seeing rispetto la sera precedente si è mostrato nitido con le principali bande e la macchia rossa ben visibile,   Saturno mostrava tutto il suo anello con la divisione di Cassini. Purtroppo era sempre presente un po’ di luce diffusa dovuta al residuo di sferica importante che caratterizza questo modello, ma in modo meno marcato rispetto al set up iniziale.

Sulla Luna ho ottenuto immagini buone con un contrasto più che discreto e una luminosità elevata, ma la risoluzione di immagine e i dettagli visibili sono confrontabili con quelli offerti da un buon rifrattore da 70mm, il quale vince in termini di contrasto e finezza dei dettagli.

Stelle doppie ad alto ingrandimento per fortuna si mostrano nitide con dischi di Airy regolari seppur interrotti dagli spider del secondario in modo simmetrico. Ho notato anche la presenza di una certa cromatica laterale dovuta al gruppo ottico correttore. Sono stati impiegati per le osservazioni oculari ortoscopici della Fujiama, lenti di altissima fattura ottica esenti da cromatismo e aberrazioni varie.

Foto in proiezione afocale della  Luna. Si nota bene la presenza del  residuo di cromatica laterale
Foto in proiezione afocale della Luna. Si nota bene la presenza del residuo di cromatica laterale

Concludendo: non mi è ben chiaro cosa volesse ottenere da questo progetto la Vixen quando il VMC è stato immesso nel mercato. La bassa qualità ottica ed il residuo abbondante di sferica non lo rendono consigliabile neanche ad un principiante.

Se collimato alla perfezione può essere utilizzato come un buon teleobiettivo  per impiego diurno, ma anche qui  trovo di gran lunga superiori come correzione e qualità ottica i vari Makdella Meade e  della Skywatcher da 102/127mm di diametro.  In ambito astronomico il mio voto globale su una scala da 1 a 10  è un 5 dato con molta generosità. Pessimo il sistema  “FlipMirror” e assai scomoda la gestione della collimazione. Il prezzo di circa 200 euro seppur molto concorrenziale,  non lo rende competitivo in termini di prestazioni con un buon rifrattore Acromatico da 102mm o un buon Newton da 130_150mm di diametro.

 

 

Recensione del rifrattore TS – Tecnosky 115/800 APO Triplet Fpl 51

Lo strumento che sto attualmente impiegando per le mie osservazioni visuali e fotografiche è un tripletto dichiarato APO e commercializzato da vari brand tra i quali Teleskope Service serie TS photoline e Tecnosky serie V1 e V2 (quest’ultima analoga alla serie attuale TS Photoline ).
Lo strumento è uscito sul mercato oramai qualche anno fa, ho analizzato sia la recente versione della TS Optics sia la prima versione della Tecnosky conosciuta come V1. Per raggiungere l’apocromaticità utilizza un vetro a bassa dispersione FPL51 accoppiato ad altri due vetri di non pervenuta caratteristica chimica.
E’ doveroso segnalare come la correzione cromatica non sia sempre dipendente dall’impiego di tre lenti o due, o dall’impiego del vetro FPL51 o FPL53, ma piuttosto questa è la risultante di una molteplicità di fattori e scelte ottiche. Ho testato ad esempio tripletti in FPL51 nettamente più corretti di tripletti o doppietti ED in Fpl53.
Esaminando alcuni esemplari di questa versione TS/TEcnosky ho trovato differenze qualitative in termini di ottica e di meccaniche sinceramente abbastanza evidenti.

 

 

Costruzione:

Lo strumento oggetto di questa recensione tecnica è un rifrattore da 115mm di apertura libera e 800 di focale (F6,95), dichiarato APO ed all’uscita sul mercato pare che esistesse una versione fotografica ed una visuale ma, onestamente per cosa si distinguessero non ne ho attualmente idea poiché ottiche  e meccaniche sembrano essere le medesime. C’è chi sostiene che la versione fotografica disponga di un campo meglio corretto in termini di curvatura, mentre quella visuale una puntiformità di immagine superiore.

Sulla carta è un rifrattore con un’apertura che consente ottime prestazioni visuali e fotografiche grazie al contenimento del cromatismo e la lunghezza focale non eccessiva, caratteristiche unite ad una correzione cromatica di livello e superiore secondo il costruttore ai doppietti in FPL53.

Le prime versioni TS e Tecnosky  (provenienti da una delle tante OEM Cinesi ) montavano una cella ottica a compensazione di temperatura , come ho potuto verificare personalmente, di dubbia qualità e stabilità.

Le versioni successive e più recenti montano sempre una cella a compensazione, ma meglio progettata e come ho riscontrato negli esemplari esaminati, non vi sono stress e/o tensionamenti ottici.

Il focheggiatore gigante da 3”  che equipaggiava le prime versioni è stato sostituito attualmente da uno più rubusto e accurato con meccanismo misto crayford e pignone.  Rispetto al primo modello quello attuale ha una messa a fuoco molto precisa e anche se il movimento è più duro, questo modello regge meglio i carichi fotografici mantenendo il consueto meccanismo di rotazione a 360°. Il focheggiatore appartenente alle prime versioni ho notato come nel tempo perdesse di fluidità e soprattutto come la demoltiplica diventasse più rigida con la tendenza a ruotare a scatti, i cuscinetti a sfera non mi son piaciuti per niente, molto meglio il fok attuale.

L’ottimo focheggiatore che equipaggia il 115/800 TS photoline.
L’ottimo focheggiatore che equipaggia il 115/800 TS photoline.
L’obiettivo del 115 TS Photoline, esente da qualunque imperfezione estetica.
L’obiettivo del 115 TS Photoline, esente da qualunque imperfezione estetica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mentre l’ultima versione presenta una bella verniciatura bianca in stile William Optics, leggermente martellata, le prime versioni di cui possiedo un esemplare Tecnosky che ho completamente rivisto, hanno una verniciatura a dir poco agghiacciante per i miei gusti e a quanto pare numerosi astrofili se ne sono lamentati. Il tubo bianco presenta gocciolature enormi che creano un effetto rugiada o condensa..come se lo strumento  fosse stato tenuto all’esterno in una fredda notte invernale, in pratica a me sembra più uno strumento che è stato rovinato da un maldestro verniciatore, peccato siano stati prodotti in serie numerosissimi esemplari con questa finish cosmetica

Mentre l’ultima versione presenta una bella verniciatura bianca in stile William Optics, leggermente martellata, le prime versioni di cui possiedo un esemplare Tecnosky che ho completamente rivisto, hanno una verniciatura a dir poco agghiacciante per i miei gusti e a quanto pare numerosi astrofili se ne sono lamentati. Il tubo bianco presenta gocciolature enormi che creano un effetto rugiada o condensa..come se lo strumento  fosse stato tenuto all’esterno in una fredda notte invernale, in pratica a me sembra più uno strumento che è stato rovinato da un maldestro verniciatore, peccato siano stati prodotti in serie numerosissimi esemplari con questa finish cosmetica.

L’attuale versione TS Photoline con accanto uno Skywatcher  80ED.
L’attuale versione TS Photoline con accanto uno Skywatcher 80ED.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’interno del tubo è ben annerito e presenta tre diaframmi ben calibrati e correttamente montati. Paraluce retrattile e tappo metallico. Ben concepiti gli anelli montati sulla classica barra standard in stile Vixen.

Il peso si attesta attorno ai 7kg con cercatore anelli e diagonale mentre risulta estremamente compatto con paraluce retratto e quindi estremamente trasportabile anche con una comoda borsa imbottita, nel mio caso una Geoptik. Lo tiene bene per osservazioni visuali anche una comune eq5 mentre per le riprese serve almeno una Heq5.

L’Obiettivo e lo Star Test:  si tratta di un tripletto prodotto dalla Kunming Optical in Cina. Ad una prima ispezione in entrambe le versioni le lenti ed i trattamenti sono perfetti, con la differenza che la versione V1 Tecnosky monta uno strano sistema di compensazione della temperatura. Il tripletto che dispone di numerose triadi di grani per la collimazione degli elementi poggia su di una ghiera circolare con tre punti di appoggio metallici a 120° per compensare in teoria le dilatazioni termiche, ben visibile nella foto il sistema di compensazione. I grani che agiscono sui tre elementi sono invece affogati con una colla siliconica. Insomma o avete la fortuna di averlo collimato bene o sono dolori poiché sarà molto difficile poter agire sul sistema.

 

In foto: la ghiera metallica su cui poggia il tripletto della prima versione.
In foto: la ghiera metallica su cui poggia il tripletto della prima versione.
Il tripletto del 115 prima versione e la cella ottica su cui sono dovuto intervenire per ripristinare una adeguata collimazione.
Il tripletto del 115 prima versione e la cella ottica su cui sono dovuto intervenire per ripristinare una adeguata collimazione.
Il tripletto alla fine del mio intervento.
Il tripletto alla fine del mio intervento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La versione TS più recente monta il tripletto in modo più intelligente e standard, tanto è vero che non ho avuto problemi di collimazione e stress ottici.

Nella mia versione Tecnosky,  ho notato come su una stella artificiale ,ingrandita 300x e poi su Antares e Regolo, gli anelli di diffrazione fossero fuori asse a segnalare coma e stress meccanico, oltre che ad un astigmatismo deciso. A fuoco le immagini stellari presentavano due anelli di diffrazione parziali e tutti su di un lato a conferma di quanto evidenziato.

Il cromatismo per fortuna ben corretto e praticamente non rilevabile se non su stelle bianche molto luminose e fuori  fuoco!

La versione TS invece ha mostrato una collimazione perfetta, una totale assenza di stress meccanici ed un ottima correzione sferica, ma un cromatismo residuo molto più evidente anche a fuoco. Non so se abbiano cambiato la tipologia di vetri  o la spaziatura degli elementi.

Purtroppo agendo anche sui grani di collimazione non sono riuscito a collimare lo strumento poiché questi in gran parte erano incollati e la ghiera di blocco era così serrata da impedire qualsiasi spostamento e regolazione degli elementi ottici.

Per ovviare al problema di stress ottico del mio 115 Tecnosky V1 ho dovuto quindi smontare tutto. La ghiera di blocco era affogata nella colla e per poter svitare il tutto ho dovuto impiegare un solvente scolla tutto e addirittura qualche colpo deciso di martello sulla ghiera, operazione rischiosa ma l’unica per rendere poi operativo il tripletto. I grani affogati nella colla siliconica sono stati difatti un altro grosso problema, per poterli togliere alcuni erano letteralmente spanati complicando ancora di più il tutto.

In poche parole un disastro di cella. Dopo un paio di giorni son riuscito ad accedere al tripletto senza danni. Ho potuto detergere gli elementi, controllare la spaziatura, annerire a dovere i bordi lente come si vede in foto e poi rimontare il tutto invertendo quella stupida ghiera metallica deformabile e facendo poggiare le lenti su tre spaziatori di velluto a 120°.

Le prove eseguite poi sul cielo mi hanno dato la possibilità di collimare finalmente alla perfezione il tripletto.

Lo star Test con tripletto montato a dovere ha evidenziato un’ottima correzione sferica e cromatica, confrontandolo con un WO FLT 110 TMB (uno dei migliori apo prodotti  in  questo diametro) è emerso praticamente  lo stesso grado di correzione cromatica e sorprendentemente una migliore correzione sferica con anelli di diffrazioni bene evidenti e regolari anche in extra focale dove invece il TMB perdeva un po’…

Al reticolo di Ronchi, di cui allego la foto di uno scatto eseguito sulla stella Antares , emerge un’ottima lavorazione con frange ben dritte e regolari, giusto un lieve residuo di sferica si può dedurre da una lieve quasi impercettibile convergenza delle frange.

 

Nella foto  accanto si vedono vari star test tra cui è presente anche quello del 115 per gentile cortesia di Teleskope Austria.com
Nella foto seguente  si vedono vari star test tra cui è presente anche quello del 115 per gentile cortesia di Teleskope Austria.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prova sul Cielo:  Ho iniziato utilizzando una diagonale da 2” e dei grandangolari da 34 e 28mm. Scorrazzando nel cielo estivo devo ammettere che raramente ho avuto una visione così bella. Le stelle si presentano dotate di una puntiformità esemplare, mai viste così neanche col mio vecchio FLT TMB design della William Optics. Sembrano punte di spillo, gioielli incastonati in un cielo nero come la pece, totale assenza di luci diffuse, contrasto altissimo. Anche stelle brillanti come Vega e Altair non evidenziavano residui cromatici.

Le stelle doppie sono meravigliose da osservare. Immagini nettamente superiori a quelle offerte da un equinox 120 (un cliente scomodo per qualsiasi rifrattore con cui lo si confronti)  che avevo in contemporanea.

Su pianeti come Giove  e Saturno ho utilizzato oculari ortoscopici di qualità ed ho avuto immagini che parevano disegnate su un libro di Astronomia.

Dettagli impressionanti per un’apertura così piccola! La macchia rossa appariva ben definita e di colore arancio mattone. Numerose le bande visibili e anche su Saturno performance davvero elevate.

Divisione di Cassini visibile su tutto l’anello, bande nette, variazioni di colore evidenti, incupimento della regione polare ecc  ecc….sembrava di osservare con un 20cm a specchio in una fortunata serata di calma atmosferica con la differenza che io ho osservato dal balcone di casa in periferia Fiorentina.

La Luna che è uno spettacolo con tutti i telescopi qui lo è ancora di più.

Rime difficili, craterini, faglie, tutto ciò di più fine si osserva senza problemi con una profondità notevole.

Lo strumento ha retto senza problemi i 300x.  Giusto a questi poteri di ingrandimenti rispetto a strumenti a specchio si nota una lieve dominante giallo ocracea.

 L’osservazione del cielo profondo grazie alla puntiformità delle stelle ed alla saturazione dei colori è davvero emozionante. Nebulose  diffuse, ammassi stellari, globulari sono il pane quotidiano per questo strumento nonostante  siano solo i 115mm di apertura. Ho risolto globulari luminosi nel Sagittario con poteri di ingrandimento attorno ai 150x.

Nel periodo del test avevo un CPC11 xlt, beh sulla Luna il CPC vinceva grazie ai 28cm di diametro ma nella globalità il 115 era vincente su tutto il resto:  puntiformità, contrasto, saturazione, potere risolutivo, stabilità di immagine.

La versione TS è ovviamente più fotografica e mostra un residuo di cromatismo più evidente, ma è anche intubata meglio delle prime versioni.

Nel mio ho impiegato un moonlite ed ho riverniciato il tubo in carrozzeria di un bel nero lucido, motivo per cui è attualmente uno strumento totalmente customizzato.

In foto la versione V1 da me totalmente rivista ed equipaggiata con focheggiatore moonlite.
In foto la versione V1 da me totalmente rivista ed equipaggiata con focheggiatore moonlite.

 

 

 

 

 

 

 

 

Astrofotografia col 115/800

Uno strumento del genere però è un cavallo nato per correre sui campi delle riprese fotografiche deep sky grazie al rapporto focale ancora veloce, all’alto contrasto ed alla generosa apertura unita all’assenza di ostruzione centrale, prerogativa dei rifrattori che li rende a mio parere imbattibili. E’ necessario però per sfruttare appieno le sue qualità un riduttore spianatore. Allego qualche foto eseguita con il TS 115 Photoline eseguita dal bravo astrofotografo e amico Stefano Tognaccini, per rendersi conto delle potenzialità di questo strumento.

Nebulosa Testa di cavallo col TS 115/800. Camera Sbig st7xme L8x480sec rgb 60+60+80min. Stefano Tognaccini Courtesy.
Nebulosa Testa di cavallo col TS 115/800. Camera Sbig st7xme L8x480sec rgb 60+60+80min. Stefano Tognaccini Courtesy.
M57 col TS 115/800: rgb 2h  con asi 224mc H-alpha camera Sbig st7xme 1h. Stefano Tognaccini Courtesy.
M57 col TS 115/800: rgb 2h con asi 224mc H-alpha camera Sbig st7xme 1h. Stefano Tognaccini Courtesy.
Mineral  Moon  TS115/800 somma di 90scatti 250 ms. iso 160 Canon 40D. Stefano Tognaccini Courtesy.
Mineral Moon TS115/800 somma di 90scatti 250 ms. iso 160 Canon 40D. Stefano Tognaccini Courtesy.
Galassia nel Leone: TS115/800 Camera Sbig st7xme L8x480sec rgb 60+60+80min. Stefano Tognaccini Courtesy.
Galassia nel Leone: TS115/800 Camera Sbig st7xme L8x480sec rgb 60+60+80min. Stefano Tognaccini Courtesy.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Concludendo:  Le prime versioni mostrano una qualità ottica ed un livello di collimazione molto variabile da strumento a strumento, ma se ben collimati sembrano essere superiori e meglio corretti delle versioni attuali che sono meglio intubate e più idonee per le riprese fotografiche.  Globalmente promuovo a pieni voti questo tripletto, uno strumento che se ben collimato e intubato è in grado di rivaleggiare con APO ben più costosi, ma ad una frazione di costo degli stessi. L’imprevedibilità però delle produzioni cinesi nel bene e nel male si fa sentire.

Cosa mi è piaciuto di più: L’elevata qualità ottica e nitidezza di questo tripletto.

Cosa mi è piaciuto di meno: L’orrenda verniciatura delle prime versioni e la cella ottica a compensazione di temperatura.

Per chi fosse interessato resto a disposizione per migliorie sulle prime versioni  TS e Tecnosky.

Il costo attuale della sola ottica intubata con anelli, barra vixen e riduttore a 31.8 è di circa 1300-1500 euro a seconda delle promozioni in corso.

 

 

Vixen Circle V Ortho… o Plossl?

L’opinione di Davide Sigillò sugli oculari Vixen Circle V

Una diatriba ed un dubbio che spesso è stato discusso su molti forum di astronomia amatoriale è relativo a questa serie di Ortoscopici sotto brand Vixen e Celestron che furono prodotti a cavallo tra gli anni 80 e 90.
I famosi Circle V così chiamati per il tipico cerchio che circonda il simbolo Vixen stampato sui barilotti cromati.
Finalmente anche se già lo avevo chiarito in un mio vecchio articolo relativo al 5mm posso confermare lo schema ottico di tutta la serie, soprattutto grazie ad un amico astrofilo Cosimo Lentini che mi ha consegnato una valigetta con tutta la serie circle v (escluso un 4mm pressochè introvabile) per una mia ottimizzazione e annerimento di tutte le lenti.
Onestamente possedendo un 5mm mi aspettavo di trovare lo stesso schema ottico di Plossl su tutte le focali anche se dichiarati come Ortho, ma desidero ribadire che si definisce Ortoscopico qualsiasi schema ottico che fornisce una uniforme e regolare correzione di tutte le aberrazioni su tutto il campo ottico. Ragion per cui si può considerare ortoscopico qualsiasi oculare con le dette caratteristiche. La differenza risiede in una cosa: il raggiungimento dell’ortoscopicità di un campo visivo è stato ricercato da vari ottici: tra cui Ernt Abbe secondo lo schema 1+3 e da George Simon Plossl secondo lo schema 2+2, entrambi presenti in questa mitica serie, Kelner secondo lo schema che riporta il suo nome e così via…



 Dal mio lavoro di ottimizzazione e smontaggio è emerso con mia sorpresa come il 40mm ed il 25mm siano degli Abbe puri secondo il classico schema della piano convessa che precede il tripletto cementato. Qui ho trovato delle pecche nel 40mm ove la piano convessa non era annerita per niente e nel 25mm una blanda o assente opacizzazione dei filetti interni. Stranamente nel 25 per la prima volta trovo un annerimento della piano convessa.

 

CARATTERISTICHE TECNICHE:

  • Tipologia: oculare a 4 elementi
  • Schema: Ortoscopico di Plossl e Abbe
  • Focali esaminate:40mm 25mm 18mm 20mm 12mm 9mm 7mm 6mm 5mm 4mm.
  • Campo apparente: 48°
  • Numero elementi:4 in due gruppi
  • Trattamento ottico:  Multy Coated
  • Passo: 31,8mm
  • Produzione: Japan anni 80-90

La focale da 25mm, un Abbe puro ma con difetti di opacizzazione ben visibili.
 
 
 
 
 
 
 

La prova sul campo: che dire…
Sono oculari che conoscevo bene, e superate le pecche dei riflessi interni ben visibili soprattutto nello schema plossl ed in special modo nelle focali da 20mm, 9mm che negli esemplari esaminati tra l’altro non appartengono alla prima produzione Vixen,  giù a scendere fino al 4mm, posso affermare come le immagini siano pure e ben bilanciate.
Il 40mm  è un meraviglioso e rarissimo Ortoscopico con barilotto da 2″ e un campo che si aggira sui 52 gradi abbondanti, stracorretto e super contrastato. Meraviglioso per bassi ingrandimenti con qualsiasi strumento. Stelle punta di spillo, cielo scuro e nessun riflesso oltre il field stop specie dopo l’annerimento eseguito.

Dalla focale di 18mm fino ad arrivare al 4mm si ha uno schema di tipo Plossl con due doppietti asimmetrici, tanto è vero che invertendo i gruppi l’immagine a differenza dei doppietti speculari si deteriora notevolmente.


Il 25mm a mio parere il migliore ed il più corretto di tutta la serie.

 

Meraviglioso, un oculare perfetto per comodità osservativa e purezza delle immagini. Nessun difetto se non un campo un po stretto ma peculiarità degli ortoscopici. Ho avuto una visione della Luna con questo oculare unito ad un APO William Optics Fluorostar da 110 mm a dir poco stupenda.
Dal 18mm scendendo a tutte le altre focali intermedie ed arrivando al 5mm secondo me qualche pecca la si trova…molti i riflessi nella versione di fabbrica che ha un blando annerimento e opacizzazione interna, osservando pianeti e luna specie nel 5mm. Le immagini sono comunque in asse molto buone e contrastate ma non al livello delle focali che utilizzano lo schema puro di Abbe.

Il 5mm: anche qui medesimo schema di Plossl, riscontrato in tutte le focali dal 18mm compreso fino al 4mm!

 

 

 

 

 

 

Il 12,5mm dopo il 40mm e 25mm è la mia migliore scelta della serie. Focale da sempre affascinante, un field stop nettissimo ed un contrasto pazzesco. Splendida l’osservazione di stelle doppie e Luna.
Una volta anneriti e opacizzati le cose sono migliorate notevolmente. Meraviglioso osservare con il 7mm 6mm luna, pianeti e stelle doppie…immagini purissime e contrastate. Li ho confrontati con degli ultima plossl e dei T japan i quali sì, possedevano un campo maggiore ed un miglior contenimento della cromatica laterale uscendo dall’asse ottico, ma il contrasto ed i dettagli visibili erano alla fine gli stessi.
Il 5mm presenta qualche immagine fantasma e una cromatica laterale piuttosto accentuata, confrontato con un Radian ed un Baader Genuine Ortho di analoga lunghezza ne è uscito palesemente sconfitto, pur offrendo immagini di tutto rispetto e ad alto contrasto. Il 4mm che provai anni fa ricordo aveva una estrazione pupillare proibitiva e analoghe prestazioni delle focali maggiori.


Concludendo: sono oculari splendidi, oramai da collezione, se si chiude un occhio per la cromatica laterale riscontrata negli schemi Plossl e i difetti di opacizzazione siamo comunque ai vertici in termini di contrasto.
Strana la scelta della Vixen di produrre focali lunghe in schema ortoscopico di Abbe e focali corte utilizzando lo schema Plossl e per di più all’interno della medesima serie! Il motivo? francamente non ne ho idea, ma le produzioni successive hanno mostrato come per le focali corte lo schema di Abbe sia il migliore..forse una fase sperimentale in un periodo in cui l’astronomia ottica offriva oculari di livello e continua ricerca.
Chi fosse interessato a migliorie su questa serie può contattarmi liberamente.