Barlow apocromatica Tecnosky 3x

di Raffaello Braga

Nel mese di aprile 2013 abbiamo già pubblicato il test della Barlow apocromatica a tripletto Tecnosky 2x con barilotto da 31.8 mm, a questa si aggiunge ora la nuova 3x.

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Il tubo di questa Barlow è lungo 99 mm, pesa 133 grammi e si inserisce nel portaoculari per 30 mm, ciò che ne rende pratico l’utilizzo coi diagonali sia da 31.8 mm (anche a prisma) che da 2 pollici. Il design è simile alla 2x già descritta, con serraggio a vite e anello in ottone, ottima opacizzazione e trattamento antiriflessi multistrato su tutte le superfici aria/vetro.

Il gruppo ottico è formato da un doppietto negativo rivolto verso l’obiettivo e da un doppietto positivo verso l’oculare. La funzione di questo doppietto è quella di correggere l’eccessiva divergenza dei raggi luminosi che attraversano il primo doppietto (divergenza che è tanto maggiore quanto minore è la lunghezza focale della Barlow) e le aberrazioni che, sempre a causa della corta focale, sarebbero altrimenti eccessive. Di queste aberrazioni la più fastidiosa nell’utilizzo pratico è la cromatica laterale.

I due doppietti della Barlow, cui si accede svitando il barilotto inferiore. Il bordo delle lenti è annerito e tutte le superfici aria/vetro sono multitrattate.

I due doppietti della Barlow, cui si accede svitando il barilotto inferiore. Il bordo delle lenti è annerito e tutte le superfici aria/vetro sono multitrattate.

Testando la Barlow  – termine in questo caso improprio trattandosi di un quadrupletto – con diversi oculari di uso comune (ortoscopici, ED, Plossl, Koenig) ho verificato che l’amplificazione dichiarata è molto vicina a quella reale, piccole variazioni essendo del tutto normali dipendendo dalla posizione del field stop rispetto alla battuta della Barlow.

Nel test su oggetti terrestri e celesti l’ho paragonata a due altre Barlow, un vecchia Vixen 3x (fine anni ’90 del secolo scorso) e una 3x cinese senza marca, reperita su ebay. La Barlow Tecnosky e la Vixen si sono dimostrate di qualità paragonabile, ciò che dimostra nei fatti come per ottenere in una Barlow corta le stesse prestazioni di una Barlow “lunga” (la Vixen ha un tubo di 140 mm) un semplice doppietto non sia più sufficiente. La Barlow “no-brand”, invece, pur non potendosi dire corta (115 mm) generava però un colore laterale evidente, con l’immagine che si degradava a metà strada tra il centro e la periferia del campo visivo di un 25 mm ED, un problema che non attribuirei solo alla focale minore rispetto alla Vixen.

La Barlow Tecnosky tra le due Barlow di confronto, la Vixen (a sinistra) e una 3x senza marca (a destra).

La Barlow Tecnosky tra le due Barlow di confronto, la Vixen (a sinistra) e una 3x senza marca (a destra).

La Barlow 3x Tecnosky ha mostrato una leggera vignettatura del campo di oculari da 32 mm (CA 52°), vignettatura assente scendendo a focali di 25 mm (CA 60°) con le quali, a differenza delle Barlow 3x a doppietto, la pupilla d’uscita resta in una posizione abbastanza comoda.

In definitiva un ottimo accessorio, particolarmente indicato per l’uso coi diagonali.

La Barlow inserita in un diagonale a prisma

La Barlow inserita in un diagonale a prisma

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