Skywatcher Explorer 130PDS

di Raffaello Braga

Lo Skywatcher Explorer 130PDS è un piccolo riflettore newtoniano da 130 mm f/5 ottimizzato per uso fotografico. Fa parte di una serie di strumenti simili con aperture da 130 a 300 mm e rapporto focale di f/5 (f/4.8 per il 250 mm). Qui esaminiamo l’ottica intubata del più piccolo, il 13 cm, che ha una lunghezza complessiva di 600 mm (la lunghezza focale è di 650 mm) un diametro di 16 cm e un peso sui 3.5 kg.

 

Il piccolo e compatto riflettore 130 f/5.

Il piccolo e compatto riflettore 130 f/5.

 

INTUBAZIONE

L’intubazione è risultata abbastanza curata per uno strumento di questa fascia di mercato, con opacizzazione efficace e cella del primario molto robusta, fornita di viti di regolazione e di blocco che non premono direttamente sullo specchio. Questo è trattenuto nella cella da tre clips e viene fornito col consueto e comodo cerchietto nero che ne identifica il centro. All’esame visivo la superficie riflettente è apparsa perfettamente omogenea. Il retro dello specchio primario è chiuso da un cartoncino nero, che si può rimuovere per facilitare l’adattamento termico dell’ottica.

L'interno del tubo. La qualità dell'assemblaggio è più che sufficiente a sfruttare l'ottica.

L’interno del tubo. La qualità dell’assemblaggio è più che sufficiente a sfruttare l’ottica.

Il secondario è incollato ad un supporto di tipo standard fissato al tubo da quattro barre molto sottili e dotato del solito sistema di tre brugoline per la regolazione dell’inclinazione. Una delle barre è risultata leggermente inclinata offrendo una maggiore superficie alla luce in entrata, e nonostante la presenza di viti di fissaggio grandi e ben manovrabili non c’è stato verso di correggere il difetto, comunque molto lieve.

All’esame con l’oculare da collimazione il secondario è apparso ben posizionato rispetto al tubo  e al portaoculari ma anche brutalmente scollimato, probabilmente a causa del trasporto (anche una delle viti di blocco del primario è arrivata storta). Con un asse minore di 45 mm lo specchio (se non si contano le quattro razze di sostegno) determina un’ostruzione del 35% sul diametro utile, che è di 128 mm, un valore normale per un newton a f/5.

Il tubo è provvisto di anelli e barra a coda di rondine.

La parte posteriore della cella del primario, con le viti zigrinate per la collimazione e le tre viti di fermo.

La parte posteriore della cella del primario, con le viti zigrinate per la collimazione e le tre viti di fermo.

 

FUOCHEGGIATORE

Il fuocheggiatore è un ottimo Crayford con demoltiplica, necessaria su uno strumento così aperto e quindi dalla fuocheggiatura molto critica, soprattutto in fotografia. E’ dotato di vite di blocco e di tre coppie di viti di collimazione, una delle quali accessibile solo previo smontaggio del sistema di manopoline. Il fuocheggiatore è risultato posizionato correttamente rispetto all’asse del tubo e il movimento della parte mobile è risultato morbidissimo e senza scatti. L’estremità portaoculari è da due pollici e per consentire la messa a fuoco con tutti gli accessori e i corpi macchina, con o senza lenti di proiezione, viene fornita una prolunga dello stesso diametro e poi un ulteriore prolunga/riduttore a T2/31.8 mm.

Il fuocheggiatore Crayford è provvisto di demoltiplica 1:10. Per mettere a fuoco è necessaria una prolunga.

Il fuocheggiatore Crayford è provvisto di demoltiplica 1:10. Per mettere a fuoco è necessaria una prolunga.

 

COLLIMAZIONE

Su un riflettore a f/5 la collimazione è un po’ critica ma comunque non difficoltosa e si esegue con le consuete procedure. Personalmente faccio uso di un collimatore laser Hutech o di un oculare Cheshire, ma soltanto dopo aver correttamente posizionato il secondario includendovi l’offset. Un buon metodo per farlo è descritto in questo articolo di Sky&Telescope. La collimazione così raggiunta non sarà tuttavia sufficiente e dovrà essere rifinita tramite lo star test (meglio se su una stella artificiale) ad un ingrandimento di almeno 200x in quanto ingrandimenti inferiori non sono sufficienti a garantire un buon allineamento di questo riflettore.

Figura 4

ACCESSORI

Il parco accessori fornito di serie è estremamente scarno: un cercatore 6×30 di scarsa utilità, la prolunga e il riduttore di cui si diceva più sopra, un mediocre oculare “Super” da 25 mm di focale con barilotto in plastica e un set di chiavi per la regolazione.

PROVA SUL CIELO

La prova sul cielo ha dato risultati davvero lusinghieri per questo telescopio di piccolo diametro, basso costo e apparentemente senza troppe pretese. L’ottica ha mostrato infatti un residuo di aberrazione sferica abbastanza contenuto e una buona lucidatura, con poca luce diffusa, e solo una traccia quasi impercettibile di astigmatismo. Queste caratteristiche si sono tradotte in immagini di diffrazione molto pulite nonostante gli anelli brillanti, e direi persino sorprendenti nel caso di alcune stelle doppie come Izar, Porrima e la doppia-doppia della Lira. Saturno a 186x (Barlow 2x Tele Vue e oculare OR Vixen da 7 mm) mostrava una bella immagine sulla quale si potevano distinguere con facilità tutti i dettagli principali, inclusi l’anello C e l’ombra degli anelli sul pianeta. Paragonato fianco a fianco con un Celestron XLT ED da 100 mm devo ammettere di essere rimasto un po’ sorpreso: il piccolo riflettore – che costa meno di un terzo dell’apocromatico – non ha per nulla sfigurato rispetto allo strumento a lenti, e nell’osservazione di Saturno ha mostrato quasi gli stessi dettagli pur se con minore facilità, dimostrando comunque di poter reggere ingrandimenti pari al valore massimo teorico (260x). Anche nell’osservazione del Sole a 65x, con filtro Astrosolar visuale a piena apertura lo strumento se l’è cavata benone fornendo un’immagine contrastata e dettagliata, benché in questo caso il divario col rifrattore – strumento solare per eccellenza – fosse più evidente.

Data la focale di soli 650 mm, per raggiungere gli ingrandimenti massimi è stato necessario impiegari oculari speciali di focale cortissima (2.5 – 4 mm) o lenti di Barlow. Il basso rapporto focale preclude l’uso delle Barlow corte più economiche, anche se acromatiche: provando per curiosità la Barlow TS 2x le immagini erano inaccettabili, con aberrazione cromatica assiale e aberrazione sferica introdotte proprio dalla Barlow. Questo strumento ha mostrato di lavorare bene solo con le Barlow lunghe come la Orion Deluxe 2x o quelle specificamente progettate per telescopi aperti, come le Tele Vue.

Giove ripreso con il riflettore oggetto del test, in proiezione con un oculare Plossl da 8 mm.

Giove ripreso con il riflettore oggetto del test, in proiezione con un oculare Plossl da 8 mm.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONCLUSIONI

Questo piccolo newton mi ha fatto davvero un’ottima impressione. Oltre all’uso come astrografo lo consiglierei più in generale a chi desidera un telescopio “tuttofare” compatto e trasportabile per l’osservazione di ampi campi stellari o la stima delle stelle variabili (con un oculare grandangolare da 2 pollici si può arrivare ad avere 4 gradi di campo reale) ma capace di dare qualche bella soddisfazione anche nell’osservazione ad alto ingrandimento del Sistema Solare senza i limiti dovuti allo spettro secondario dei rifrattori acromatici “rich-field”.

Come accessori, oltre ad una serie di oculari di ottima fattura (un f/5 non lavora bene con tutti i progetti) e a una altrettanto ottima lente di Barlow, direi che un correttore di coma è d’obbligo per fotografare mentre lo è meno per le osservazioni visuali. Un foglio di Baader Astrosolar, qualche filtro (un Neodymium, un UHC e un Contrast Booster, per esempio) e i raccordi per la fotografia in proiezione (il portaoculari è già dotato di filetto T2 per le riprese al fuoco diretto) possono completare la dotazione. Come montatura suggerirei come minimo una EQ3 o CG4 per impiego visuale (in alternativa una robusta montatura altazimutale in grado di gestire comodamente almeno 5-6 kg di carico) oppure, se si desidera fare fotografie, una Vixen GP o una Celestron CGEM.

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