Newton Vixen GP-E R150S

di Raffaello Braga (pubblicato su Coelum n. 20, maggio 1999 – www.coelum.com)

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Dopo qualche test di telescopi rifrattori è ora il turno di un riflettore newtoniano. Il Newton è uno strumento universale, mai passato di moda nonostante l’imperversare di altre configurazioni ottiche. Dagli anni ’80 ha sofferto un po’ della concorrenza degli Schmidt-Cassegrain, ma praticamente tutti i produttori di telescopi ne hanno mantenuto qualche modello nei rispettivi cataloghi. In Italia si trovano parecchi newtoniani commerciali, dal classico 114 agli equatoriali Meade, che arrivano a 40 cm di diametro, agli ottimi Newton di produzione russa. Qui consideriamo il Vixen GP-E R150S, con un diametro di 150 mm e una lunghezza focale di 750 (f/5). Assieme al fratello minore GP-E R135S rappresenta una mezza novità per il mercato italiano, nel senso che viene proposto ad un prezzo significativamente inferiore rispetto alla precedente versione GP R150S. L’ottica, però, è esattamente la stessa.

MONTAGGIO

L’imballaggio del telescopio è molto razionale e ne garantisce la perfetta incolumità durante trasporti e sballottamenti vari. Il montaggio si effettua in pochi minuti e può richiedere un po’ di pazienza e di concentrazione solo ai neofiti assoluti. Il treppiede in legno è corto, molto stabile e quando è completamente estratto si trova all’altezza giusta per essere impiegato da una persona di media statura. Benché sia utilizzabile rimanendo in piedi, è a nostro avviso consigliabile osservare seduti, sia per prevenire il mal di schiena sia perché la comodità è requisito indispensabile per osservare con profitto. Se si rendesse necessario si può ruotare il tubo fino a far assumere al portaoculari la posizione più conveniente. Sul treppiede trova posto la montatura equatoriale GP-E, una Great Polaris (descritta in Coelum n. 18) fornita senza cerchi graduati e senza cannocchiale polare, disponibili a parte nel kit upgrade (Lit 358.000). Questa scelta, assieme alla sostituzione del treppiede in alluminio con quello in legno (che però, secondo noi, non è affatto inferiore per robustezza e stabilità) consente all’importatore di vendere il telescopio
a meno di tre milioni di lire. Sull’effettiva utilità del cannocchiale polare e dei cerchi graduati ciascun potenziale acquirente deve fare le proprie considerazioni. A nostro avviso se il telescopio è destinato all’uso visuale e alla fotografia della Luna e dei pianeti, il cannocchiale polare serve a poco o nulla, anche perché se si rendesse necessario uno stazionamento accurato questo si potrebbe raggiungere con il metodo di Bigourdan. Il cannocchiale polare, insomma, semplifica la vita ma non è indispensabile. Un discorso differente meritano i cerchi graduati. Essi sono necessari per trovare i pianeti durante il giorno e per puntare di notte astri invisibili nel cercatore. In quest’ultimo caso esiste un’alternativa, che sarebbe lo star hopping, cioè il puntamento di un oggetto tramite stelle-guida, metodo che presuppone l’uso di un buon atlante stellare e la conoscenza del campo reale inquadrato dal cercatore e da un oculare a lunga focale. I cerchi graduati della GP, per la verità, sono piccoli e nonostante la presenza del nonio sono di uso non troppo agevole. In definitiva, se le osservazioni diurne non interessano si può fare a meno anche dei cerchi graduati. Comunque, il kit upgrade si installa in pochi minuti e anche se viene fornito senza istruzioni per il montaggio non vi sono dubbi sulla destinazione dei singoli pezzi. L’unica regolazione da fare è quella per l’allineamento del cannocchiale polare secondo le istruzioni riportate nel manuale. Se non sussistono problemi economici, un’alternativa al kit è costituita dallo Stellar Guide Vixen (molto consigliabile, in relazione al prezzo) e dallo Skysensor 2000. Il telescopio viene fornito con due contrappesi, da 1,9 e 3,7 kg. Quest’ultimo da solo è sufficiente a bilanciare il tubo quando non si usano accessori pesanti, altrimenti occorre infilare sull’asta anche l’altro contrappeso.

OTTICA INTUBATA

Il tubo ottico si colloca sulla montatura tramite un innesto a coda di rondine al quale sono fissati gli anelli che stringono il tubo. Questo rende il montaggio facile e sicuro, e nel caso sussistano problemi di spazio permette di tenere separati tubo e montatura e di assemblarli rapidamente per l’osservazione. Il tubo è di colore bianco, pesa 3,7 kg, è lungo 70,5 cm e ha un diametro di 176 mm.  La sua opacizzazione interna è molto efficace. All’estremità superiore è chiuso da un tappo che reca due finti fori eccentrici per l’osservazione del Sole, che in questo tipo di strumenti, dato il rapporto focale di f/5, è bene che avvenga solo con un filtro a piena apertura in mylar o vetro. Un’etichetta in lingua inglese, collocata dove non la leggerà mai nessuno (perché diametralmente opposta al portaoculari) avvisa di non osservare il Sole senza il filtro apposito e che l’uso del telescopio da parte di bambini deve avvenire solo sotto la supervisione di un adulto (ammesso che l’adulto a sua volta sappia usare il telescopio…). Non ci è piaciuto del tutto il cercatore: a differenza dei cercatori di altre marche, infatti, questo 6×30 acromatico costituisce un problema per chi porta gli occhiali, perché non si riesce ad abbracciare l’intero campo visivo. Peccato. La qualità ottica, invece, è nella media e l’innesto a coda di rondine è semplice e rapido.

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Lo specchio primario è montato in una cella robusta e ben realizzata e nell’esemplare esaminato non presentava irregolarità di sorta. Lo specchio è, naturalmente, un paraboloide, in quanto, essendo aperto a f/5, questa forma è necessaria per compensare l’aberrazione sferica, che altrimenti renderebbe lo strumento inutilizzabile. La Vixen garantisce una correzione sul piano focale di un ottavo di lunghezza d’onda, un valore superiore a quello di molti telescopi commerciali, newtoniani e non. Lo specchio viene successivamente sottoposto ad una quarzatura durissima che assicura l’inalterabilità dell’alluminatura per molti anni di uso intensivo del telescopio.

All’altra estremità del tubo si trova il secondario, il cui asse minore misura 49 mm, corrispondenti ad un’ostruzione del 33%, appena inferiore quindi a quella degli Schmidt-Cassegrain Celestron (34%). Il supporto del secondario è registrabile con il solito sistema di tre viti a croce e si collega al tubo tramite un’unica barra metallica fissata sul fuocheggiatore, di progetto piuttosto insolito. La messa a fuoco di questo telescopio, infatti, così come quella del GPE R135S, avviene per traslazione dello specchio secondario. Il tubo portaoculari (all’esterno) e il sostegno del secondario (all’interno) sono attaccati ad una slitta che trasla lungo la direzione dell’asse ottico. Traslando essa porta con sé il secondario che, allontanandosi o avvicinandosi al primario, sposta il fuoco nel punto desiderato. Il movimento, che nel telescopio provato era un po’ duro ma regolare, è comandato da una manopolina. La controslitta, fissata al tubo, porta una graduazione in millimetri, mentre la slitta reca un indice e un nonio decimale che permettono di leggere con precisione la posizione del fuoco, ciò che si rende molto utile per riprese fotografiche e CCD. Durante la traslazione dello specchio la collimazione rimane assolutamente inalterata. Questo sistema ha vantaggi e svantaggi. Da un lato consente di estrarre il fuoco a piacimento, un requisito indispensabile per fare fotografia al fuoco diretto con corpi macchina di qualunque tiraggio: dall’altro rende la messa a fuoco piuttosto delicata, più di quanto non sarebbe utilizzando un fuocheggiatore elicoidale. Questo può comunque essere installato successivamente, sfruttando la filettatura su cui si inserisce il tubo portaoculari, che può essere inserito e tolto a piacere. La stessa filettatura può servire per collegare un corpo macchina direttamente alla slitta del fuocheggiatore.

Il portaoculari ha un diametro di 31,8 mm e possiede una vite di fermo. La slitta del fuocheggiatore, a sua volta, può essere bloccata in qualunque posizione. Il 150 viene fornito con pochi fronzoli: cercatore (il quale, chissà perché, viene considerato un accessorio), ripiano portaaccessori per il treppiede, oculare Vixen OR 12,5 di buona qualità, chiavi a brugola. All’acquirente consigliamo di aggiungere una buona lente di Barlow (raccomandatissime le Tele Vue, perché progettate per telescopi molto aperti), due oculari da 5 e 32 mm e, magari in un secondo tempo, un oculare grandangolare tipo Pentax XL, Vixen LVW, Tele Vue Radian o simili, più i consueti raccordi per fotografia al fuoco diretto e in proiezione. Tra gli accessori opzionali che la Vixen produce appositamente per questo strumento e per il 135, vi sono un moltiplicatore di focale, che porta quest’ultima da 750 a 1500 mm, e un riduttore che la accorcia fino a 652 mm, entrambi per uso astrofotografico.

 

COLLIMAZIONE

La collimazione del GP-E R150S si effettua come per tutti gli altri telescopi newtoniani. Trattandosi di un f/5 il coma è piuttosto evidente appena fuori dall’asse ottico e quindi una collimazione precisa è assolutamente indispensabile. Altra conseguenza del rapporto focale è la necessità di usare oculari ben corretti, come gli ortoscopici, i Plössl et similia. Noi abbiamo impiegato degli OR Vixen e Unitron, dei Plössl Heyford e dei Vixen LVW, ottenendo con tutti dei buoni risultati. L’allineamento delle ottiche risulta facilitato dall’impiego di un oculare di corta focale a cui siano state tolte le lenti oppure da un oculare Cheshire, lo stesso che si usa per collimare i rifrattori. Con quest’ultimo accessorio la collimazione risulta tanto precisa che non è necessario effettuate ritocchi esaminando le immagini stellari. L’allineamento del secondario è l’operazione più delicata, perché uno degli svantaggi del sistema di fuocheggiatura è che l’asta che regge il sostegno dello specchio tende a flettersi quando si agisce sulle viti. La posizione dello specchio va perciò controllata solo dopo aver tolto il cacciavite. Il primario, dal canto suo, ha una cella a tre coppie di viti che agiscono in senso opposto: una “tira” e l’altra “spinge”, per cui quando si allenta una vite l’altra va stretta e viceversa. Dopo aver individuato su quale coppia occorre agire bisogna ricordarsi che le altre due coppie vanno regolate della stessa quantità ma in senso opposto, altrimenti si creano delle tensioni che possono ripercuotersi sulle prestazioni del telescopio. All’inizio ci vuole un po’ di pratica, soprattutto se si è principianti, ma poi l’operazione diventa facile e quasi automatica e si può fare in pochi minuti direttamente sul cielo.

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PRESTAZIONI

Le prestazioni sull’asse ottico di un riflettore newtoniano dipendono da diversi fattori, non solo dal diametro dell’obiettivo. Più importante di tutto è la qualità dell’ottica, che determina la nitidezza delle immagini di diffrazione e la capacità di raggiungere o meno i limiti di risoluzione che sono previsti dalla teoria. Secondariamente si deve prendere in considerazione l’ostruzione, che abbassa leggermente il contrasto degli oggetti estesi come ad esempio i pianeti, la forma del sostegno del secondario che può dare origine a luce diffusa e ai cosiddetti spikes, l’efficacia dell’alluminatura e dell’opacizzazione, la criticità della fuocheggiatura. Cominciamo da quest’ultima. Essa dipende dal rapporto focale, nel senso che quanto più aperto è l’obiettivo tanto più delicata diventa l’operazione di messa a fuoco. Chi è abituato a usare strumenti a f/10 o f/15 la prima cosa che nota passando ai riflettori (o anche ai rifrattori) a f/4 o 5 è la minore profondità di fuoco, che richiede un po’ di tentativi prima di arrivare ad ottenere un’immagine perfettamente nitida. Si tratta naturalmente di una caratteristica intrinseca degli obiettivi aperti, non certo di un difetto. Il sistema di fuocheggiatura del Vixen R150S non comporta nessun problema da questo punto di vista, occorre solo “prenderci la mano” e farsi un po’ di esperienza fino a raggiungere la necessaria perizia. Questo è particolarmente importante in fotografia, perciò è bene procurarsi qualche ausilio che renda l’operazione più precisa, tipo il focal point o prodotti similari. Si può anche considerare l’utilizzo di un tubo fuocheggiatore elicoidale a basso profilo da inserire sulla slitta e che può aiutare ad ottenere una fuocheggiatura molto fine. Altro punto da considerare è l’ostruzione. L’importanza di questo fattore nelle osservazioni planetarie, in quanto può determinare una caduta di contrasto, viene spesso enfatizzata dimenticando che la qualità dell’ottica viene prima di ogni altra cosa ed è di gran lunga la più importante.

Al momento della prova del Vixen R150S i nostri “pianeti da test” non erano disponibili, perché troppo vicini al Sole, e la Luna era quasi nuova, quindi abbiamo dovuto accontentarci di Marte. Ma questo non è un buon soggetto per testare le ottiche in alta risoluzione, sia per l’evanescenza dei suoi particolari superficiali sia perché questi cambiano di visibilità da un’opposizione all’altra e non costituiscono pertanto un riferimento sicuro e costante come lo sono la Divisione di Cassini o gli ovali chiari su Giove. L’unica cosa che possiamo dire è che il pianeta esibiva un buon contrasto e un colore deciso, con chiaroscuri ben marcati e buona visibilità del confine della calotta polare e delle nubi al terminatore. L’immagine ricordava quella vista attraverso un buon rifrattore da 10 cm, forse un po’ meno contrastata ma più luminosa. Abbiamo valutato in 250× (con Barlow Vixen 3× e Orto Unitron da 9 mm) il massimo ingrandimento sfruttabile per osservazioni planetarie in condizioni di seeing medio. Si può quindi dire che il telescopio ha passato bene anche questa prova: speriamo in futuro di avere l’occasione di dare un’occhiata agli anelli di Saturno con questo strumento e nel caso non mancheremo di riferirne.

Si diceva della qualità dell’ottica. L’abbiamo valutata tramite il classico star test condotto su Procione e su Polluce. Sfuocando in intrafocale ed extrafocale gli anelli di diffrazione sono apparsi circolari, nitidi e (al centro del campo) concentrici In un OR 5 (150×) il coma era evidente già a metà tra il centro e il bordo del campo visivo, mentre a basso ingrandimento (23× con un Plössl 32) si notava più che altro al bordo del campo. L’aberrazione sferica è risultata molto modesta e si è manifestata solo come una leggera sottocorrezione. Astigmatismo, errori zonali, rugosità e tensioni erano assenti. Si notava l’ombra della barra che sostiene il secondario ma, stranamente, questa non dava poi luogo a  baffi nell’immagine a fuoco. Anzi, il disco di Airy era rotondo e ben definito, circondato da un paio di anellini concentrici immersi in poca luce diffusa, molto meno di  quella che si osserva in uno Schmidt-Cassegrain, la cui ostruzione è solo di poco superiore. Com’era prevedibile l’operazione di messa a fuoco era un po’ delicata ma non ha comportato problemi di sorta. Avremmo forse preferito un movimento un po’ più morbido della slitta del fuocheggiatore. A 214× (OR 7 + Barlow 2×) le vibrazioni del telescopio, provocate da un colpetto sulla cella del primario, si smorzavano in 1,5-2 secondi, un tempo molto buono che dimostra l’adeguatezza della montatura GP al tubo del telescopio. A proposito di Barlow, la corta focale obbliga all’impiego di questo accessorio nelle osservazioni ad alta risoluzione. La Barlow deve essere di prima qualità perché, al pari degli oculari, le sue prestazioni sono tanto più critiche quanto più aperta è l’ottica con cui è accoppiata.

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La 2× Tele Vue e la 3× Vixen si sono dimostrate adatte allo scopo, con una certa prevalenza della Tele Vue. Passiamo alla prova su stelle doppie. Castore, facile, era addirittura spettacolare, grazie anche alla regolarità delle immagini di diffrazione. Non appariva come in un rifrattore, ma la differenza non era abissale, anzi. Facile la compagna della Polare e nessun problema nemmeno per la theta Aurigae e la epsilon Bootis, entrambe molto sbilanciate. Ci siamo meravigliati della facilità con cui il telescopio ha mostrato (a 300×, con Barlow Tele Vue e Plössl Meade 5 mm) le due componenti di zeta Bootis, una doppia molto a ridosso del potere risolutivo dello strumento, per giunta in una serata di seeing non perfetto. Qui la qualità del telescopio si è fatta davvero sentire: tra i due dischetti di Airy era visibile un minutissimo filetto scuro. I dati delle doppie osservate sono riportati in tabella. Il limite di Dawes del GP-E R150S è di 0,8 secondi d’arco. Infine siamo passati ad uno sky tour “manuale” spazzando le costellazioni dei Gemelli, dell’Auriga e del Cancro con un oculare Plössl da 32 mm e con un Vixen LVW da 22 mm (65° di campo apparente). La corta focale del telescopio ha permesso di ottenere visioni spettacolari degli ammassi aperti di queste costellazioni, confermando il carattere “tuttofare” del 150, molto adatto anche a chi si dedica esclusivamente alle osservazioni visuali.

Il test sulla magnitudine limite non è stato eseguito in quanto osservavamo da un sito suburbano un po’ inquinato da luci artificiali e quindi l’esito, qualunque fosse, avrebbe avuto poco senso.

MANUALE

Auriga Srl, importatore ufficiale dei prodotti Vixen, ha confezionato un buona traduzione del manuale originale, non specifico per il 150 ma rivolto più in generale agli utilizzatori dei telescopi della linea Great Polaris. Lo stesso manuale viene perciò fornito anche acquistando solo la montatura in versione GP o GP-E. I testi e le figure sono chiari ed esaurienti, a prova d’imbecille, e spiegano tutto quello che c’è da sapere e le precauzioni da prendere per far durare il telescopio il più a lungo possibile e per usarlo sempre nel modo corretto. Ci sono due punti, però, che dovrebbero essere modificati. A pag. 9 si raccomanda l’impiego dei filtri solari da avvitare all’oculare specificando che l’osservazione del Sole si fa dall’apertura secondaria ricavata nel tappo del telescopio. Ma nel tappo del 150 i due fori sono finti e perciò inutilizzabili. Quindi l’acquirente sprovveduto potrebbe farsi tentare dall’osservazione del Sole a piena apertura, cosa che finirebbe per frantumare il filtro in pochi secondi. Sarebbe opportuno allora inserire un foglietto che spieghi come per questo telescopio l’importatore dispone di filtri a tutta apertura perfettamente sicuri e che solo questi devono essere impiegati. Infine a pag. 16 la figura che indica le viti di collimazione del primario non distingue tra viti grandi e piccole e quindi non si capisce quali vanno allentate e quali vanno strette. Per il resto è tutto chiaro e ben scritto.

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CONCLUSIONI

L’ottica e la meccanica del GP-E R150S devono essere considerate di prim’ordine per un telescopio prodotto in grande serie e non fanno che confermare il nostro giudizio positivo sullo standard di qualità dei prodotti Vixen. Benché il telescopio sia stato progettato ottimizzandolo per l’uso astrofotografico (tradizionale o CCD) in realtà si presta molto bene anche a tutti i tipi di osservazioni visuali, dai pianeti alle stelle doppie al deep-sky. La trasportabilità è eccellente e l’ingombro molto ridotto. Sia l’ottica che la montatura sono notevolmente espandibili con la gamma di accessori fotovisuali, le motorizzazioni sui due assi e i sistemi di puntamento passivi e attivi della stessa Vixen (Stellar Guide, Skysensor 2000). Questo è senza dubbio uno dei maggiori pregi dei telescopi della serie GP. Il prezzo (2.760.000 lire) è perfettamente adeguato alla classe e alle prestazioni dello strumento.

Si ringrazia Auriga srl per aver messo a disposizione lo strumento esaminato.

 

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