Baader Planetarium LaserColli Mark III

di Raffaello Braga

I collimatori laser, croce e delizia di tutti i possessori di riflettori newtoniani: sulla loro utilità o completa inutilità si scontrano opposte scuole di pensiero, esperienze, filosofie. Quel che è chiaro a tutti è che per assolvere alla loro funzione i collimatori devono a loro volta essere collimati, e che anche nel caso in cui questa condizione sia soddisfatta la loro utilità dipende criticamente dall’inserzione nel portaoculari del telescopio.

Sul mercato si trovano collimatori per tutte le tasche ma i più economici non danno garanzie e sarebbero da evitare, vuoi perché proiettano un dot rosso troppo sfumato o di forma irregolare, vuoi perché nascono a loro volta scollimati e richiedono una messa a punto tutt’altro che semplice e di dubbia stabilità.

Assumendo di disporre di un collimatore di buona fattura, la sua posizione nel portaoculari è il fattore più importante di cui tenere conto. In linea di principio una volta effettuato il serraggio il collimatore dovrebbe occupare la stessa posizione occupata dagli oculari e dunque la sua posizione non dovrebbe rappresentare una criticità, ma chiunque abbia provato a ruotare un collimatore sul suo asse longitudinale mentre è inserito nel portaoculari di un newton o abbia provato a inserirlo e reinserirlo diverse volte sa bene che è difficile mantenere il punto rosso nella stessa posizione al centro del primario.

La prima cosa di cui occorre accertarsi prima di usare un collimatore è senz’altro l’ortogonalità del fuocheggiatore rispetto al tubo (o la sua assialità nel caso di un cassegrain), la seconda consiste nell’impiegare un portaoculari che determini un serraggio perfettamente riproducibile e tale da mantenere l’asse del collimatore parallelo all’asse del fuocheggiatore senza inclinarlo e senza traslarlo. Da quest’ultimo punto di vista solo i portaoculari autocentranti (e nemmeno tutti) garantiscono questa condizione, mentre gli altri…. dipende dal tipo e dal numero dei punti di serraggio e dall’ordine in cui vengono chiusi. Baader ha dotato il suo LaserColli di due riferimenti che devono corrispondere alla vite di serraggio oppure al punto di mezzo tra le viti, se sono più di una, sia nel caso in cui il serraggio avvenga tramite un anello sia in quello in cui le viti premono direttamente sul barilotto. Tuttavia ritengo che per poter sfruttare il LaserColli avendo la certezza di minimizzare gli errori ci voglia, come ho già scritto, un portaoculari autocentrante.

Il LaserColli inserito in un portaoculari autecentrante Baader da 1.25", che garantisce una riproducibilità perfetta dell'inserzione del dispositivo. Altro portaoculari che ho testato non si sono dimostrati altrettanto precisi.

Il Baader Planetarium LaserColli Mark III inserito in un portaoculari autecentrante Baader da 1.25″ che garantisce una riproducibilità perfetta dell’inserzione del dispositivo. Altri portaoculari che ho testato non si sono dimostrati altrettanto precisi.

 

Beh, ma alla fine anche ammesso che tutte le condizioni di assialità siano rispettate, il collimatore laser è utile o no ? La mia opinione è che il collimatore, per quanto bene sia costruito – e il LaserColli Mark III è certamente molto ben fatto – non può sostituire la collimazione eseguita sulle stelle, naturali o artificiali che siano. Ma ciò non significa che sia inutile, tutt’altro. Nel mio caso, ad esempio, poiché osservo da una città fortemente inquinata (Milano) mi trovo a dover smontare le ottiche dei miei strumenti – un newton e un Dall-Kirkham – con una certa frequenza per pulirle dalla polvere, e in fase di riassemblaggio il laser mi aiuta moltissimo se non a collimare perfettamente almeno ad andarci molto vicino, evitandomi di perdere troppo tempo nello star test per ottenere una centrica perfetta partendo da immagini con una coma eccessiva.

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Il dot rosso come appare all’interno del riferimento posto al centro dello specchio primario del mio piccolo newton. Come si può vedere le sue dimensioni sono tanto piccole da permettere una collocazione molto precisa.

 

Uno dei “vanti” del collimatore Baader, stando alle stesse dichiarazioni del brand tedesco ma che ho verificato di persona, è la ridottissima dimensione del punto rosso proiettato, ciò che lo renderebbe idoneo anche all’uso con gli Schmidt-Cassegrain nei quali il secondario convesso determina un allargamento del punto fino a renderlo una macchia confusa e inutilizzabile. Effettivamente il punto è piccolo, molto più piccolo, ad esempio, di quello proiettato dal pur ottimo collimatore Hotech, e anche di forma più regolare.

Il punto rosso proiettato dal laser ha una dimensione compresa tra 1 e 2 mm.

Il punto rosso proiettato dal laser ha una dimensione di poco superiore al millimetro.

Una volta riflesso dal secondario (4x) del mio Takahashi Mewlon il puntolino diventa una macchietta di circa 3 mm di diametro, ancora usabilissima per una collimazione grossolana. Nonostante le istruzioni a corredo del LaserColli stressino l’utilità del dispositivo per collimare gli Schmidt-Cassegrain insistendo sulle ridotte dimensioni del dot, la mia opinione su questo è del tutto differente: il cassegrain e i derivati si collimano sul cielo e possono tranquillamente fare a meno del LaserColli e di qualunque apparecchio similare. Il suggerimento di Baader a rendere la collimazione più precisa marcando il centro del secondario, inoltre, non porterebbe secondo me al risultato che viene prospettato. Mi trovo invece d’accordo con quanto riporta, più realisticamente, il sito di Hotech:

“Commercially made SCTs all have slight optical and mechanical alignment errors. The error typically is in the centering of the secondary mirror. As the result, when a laser is installed and emitted from the focuser, the beam will seldom return dead center, even though star testing would indicate perfect collimation.”

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Il dot rosso fortemente ingrandito

 

Nonostante ciò il laser è comunque utile, come accennavo più sopra, a riportare approssimativamente in asse le ottiche di un cassegrain o di un SC dopo lo smontaggio. Nei cassegrain provvisti di crociera il laser permette inoltre di posizionare il centro della croce, e di conseguenza il secondario, nella posizione corretta sull’asse del tubo senza dover marcare il centro dello specchio.

Soprattutto, però, il LaserColli ha dimostrato un’ottima riproducibilità nella posizione del punto rosso sulla griglia di collimazione, vale a dire che mettendo e togliendo più volte il collimatore usando lo stesso serraggio e lo stesso orientamento, il punto viene a cadere sulla griglia sempre nella stessa posizione. Ciò implica che una volta collimato lo strumento con lo star test basta togliere l’oculare, inserire il laser e segnare sulla griglia la posizione del punto rosso per ritrovare la collimazione in qualunque momento semplicemente agendo sulle viti di regolazione del secondario fino a riportare il punto nella posizione predefinita, sempre che si usi il medesimo collimatore e il medesimo serraggio. Si tratta di una caratteristica importante soprattutto per chi come me osserva prevalentemente di giorno (Sole, Mercurio, Venere) quando mancano le stelle per controllare l’allineamento delle ottiche (a Milano le stelle mancano anche di notte, ma questo è un altro discorso…).

Ancora, il laser è utile per collimare i diagonali, quando ciò è possibile, e infine si può usare in coppia con una lente di Barlow, giusta gli insegnamenti di Nils Olof Carlin (https://www.cameraconcepts.com/barlowed%20laser%20collimation.pdf): con questo sistema ho ottenuto una collimazione quasi perfetta del mio newton a f/5, ma anche qui un piccolo ritocco effettuato tramite lo star test è stato comunque necessario.

Il laser impiegato in modalità "barlowed", inserito in una barlow zoom Baader che sporge all'interno del fuocheggiatore grazie a un sistema di prolunghe filettate. Lo "schermo" su cui proiettare l'anello scuro è stato ricavato su un filtro per oculari al centro del quale è stato incollato un anello salvabuchi.

Il laser impiegato in modalità “barlowed”, inserito in una barlow zoom Baader che sporge all’interno del fuocheggiatore grazie a un sistema di prolunghe filettate. Lo “schermo” su cui proiettare l’anello scuro è stato ricavato su un filtro per oculari al centro del quale è stato incollato un anello salvabuchi.

Il LaserColli si può collimare: sollevando la parte gommata si scoprono tre vitine che agiscono radialmente sul laser. Il dispositivo mi è giunto quasi perfettamente collimato ma ho preferito comunque intervenire per eliminare il “quasi” e ottenere un laser perfettamente centrato. L’operazione è semplice. Una prima correzione, grossolana, si può fare direttamente sul solo collimatore mettendogli un tappo per oculari di cui si sarà segnato con precisione il centro: si vede dove cade il laser e con un cacciavite da orologiaio si agisce sulle vitine fino a portare il punto rosso al centro del tappo. Usando una prolunga (ad esempio una Barlow a cui è stato tolto il gruppo ottico) e facendo cadere il punto un po’ più lontano dal dispositivo questa prima regolazione diventa più precisa. Successivamente occorre una regolazione più fine che nel mio caso ho effettuato usando un rifrattore. Ho inserito il collimatore in un portaoculari fuocheggiabile, assolutamente necessario per questo tipo di intervento, e ruotando il laser (senza toccarlo direttamente ma agendo sul portaoculari) ho regolato le viti finché il punto rosso, il cui riflesso inizialmente descriveva un piccolissimo cerchio sull’obiettivo del rifrattore, non rimaneva fisso durante la rotazione. La collimazione è più precisa se si attenua la luminosità del laser con un filtro neutro o rosso fino a ridurlo proprio a un puntolino, eliminando quel po’ di luce diffusa che lo rende meno definito, ed effettuando l’operazione in un ambiente poco illuminato.

Carlin, nell’articolo citato sopra pubblicato su Sky&Telescope, sostiene che il collimatore laser non è comunque più preciso del Ceshire: personalmente su questo punto non sono d’accordo perché anche l’uso del Ceshire presenta dei trabocchetti, sui quali magari tornerò in un altro scritto.

In conclusione il LaserColli Baader Planetarium mi sembra un oggetto molto valido di cui senz’altro mi sento di consigliare l’acquisto.

R.B. (febbraio 2015).

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