Fuocheggiatori Tecnosky Titanium

di Raffaello Braga

Da diversi anni ormai la qualità dei fuocheggiatori montati di serie sui telescopi mass-market, in gran parte di produzione cinese, è migliorata considerevolmente: se si pensa a come erano costruiti i fuocheggiatori dei telescopi che andavano per la maggiore anche solo vent’anni fa, c’è solo da rallegrarsi. Oggigiorno a parte gli strumenti davvero più economici o quelli per principianti assoluti, nella maggior parte dei casi questi accessori meccanici permettono di sfruttare la qualità dell’ottica sia in visuale che in fotografia senza grossi problemi: ad esempio i telescopi dedicati espressamente agli astrofotografi vengono oggi equipaggiati di serie coi movimenti a demoltiplica, perfino nel caso di strumenti di piccolo diametro. E’ quasi superfluo constatare come i costruttori cinesi, una volta acquisita l’esperienza e la tecnologia in grado di produrre ottiche di buon livello, abbiano rivolto con successo la loro attenzione anche alle parti meccaniche dei telescopi, raggiungendo buoni livelli di robustezza e precisione.

Dopo un periodo di forte diffusione dei fuocheggiatori di tipo Crayford (non mi occupo qui dei sistemi in dotazione ai riflettori Cassegrain e ai loro derivati) assistiamo ora a un ritorno di quelli in cui il movimento del tubo mobile avviene tramite una cremagliera. Tra questi ho avuto modo di provare due esemplari della serie Titanium importati e commercializzati da Tecnosky, uno per catadiottrici Schmidt-Cassegrain e l’altro per i rifrattori Skywatcher.

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La prima cosa che colpisce è l’impressione di notevole robustezza, di parti meccaniche costruite solidamente. Ciò si traduce in un certo peso, di 1063 e 1345 grammi per la versione SC e rifrattore rispettivamente, qualcosina in più dei corrispettivi Baader Steeltrack, tuttavia non tanto da porre problemi di bilanciamento. Le finiture sono ottime, i pezzi tagliati e smussati con precisione e anodizzati con cura.

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Il corpo del fuocheggiatore può ruotare a 360° rispetto alla parte che viene fissata, tramite filetto SC o viti, al corpo del telescopio. La posizione viene fissata tramite una vite e la rotazione è morbida e priva di giochi e di eccentrici. La versione per rifrattore Skywatcher ha una flangia, lato telescopio, con un diametro esterno pari al diametro interno dei tubi dei rifrattori da 80 e 100 mm di diametro. Nei rifrattori da 120 mm è sufficiente inserire il fuocheggiatore nella riduzione originaria e fissare con le solite viti.

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Il tubo mobile è mantenuto in asse da otto cuscinetti a sfera che evitano giochi e disassamenti. Una manopolina zigrinata di facile presa posta nella parte inferiore agisce sulla robusta cremagliera in bronzo bloccandola solidamente, ciò che può servire quando si usano accessori pesanti anche se durante le prove che ho fatto il tubo ha mostrato di reggere tranquillamente un prisma di Herschel Baader nel quale avevo inserito due Hyperion da 8 mm di focale. Per uso visuale quindi non vi sono problemi. La resistenza allo scorrimento del tubo mobile si può invece regolare tramite un grano posto vicino alla manopola.

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Il Titanium in un 100ED Celestron. Il montaggio è facilissimo, basta togliere il fuocheggiatore originale e con le stesse viti fissare quello in figura.

Rispetto ai fuocheggiatori originali montati sui rifrattori Skywatcher, il Tecnosky Titanium è un pochino più corto, il che permette di recuperare un po’ di backfocus: ad esempio impiegando il prisma di Herschel Baader con un rifrattore 120ED, il correttore di tiraggio 2.6x è appena sufficiente a mettere a fuoco usando il visore Maxbright, mentre col fuocheggiatore Tecnosky c’è un po’ più di margine.

Il fuocheggiatore Titanium inserito nella flangia di raccordo di un 120ED Skywatcher. Il montaggio non è stato indolore perché le viti originali SW sono di burro e la testata si rovina facilmente, occorre un cacciavite a stella piuttosto largo.

Il fuocheggiatore Titanium inserito nella flangia di raccordo di un 120ED Skywatcher. Il montaggio non è stato indolore perché le viti originali SW sono di burro e la testata si rovina facilmente, occorre un cacciavite a stella piuttosto largo.

Gli accessori inseriti nei fuocheggiatori vengono stretti da anelli in ottone. Ho trovato molto buono il serraggio dell’estremità da 2 pollici mentre per quella da 1.25″ sarebbe preferibile un serraggio in due punti. Morbide e precise, infine, le demoltipliche.

La versione per rifrattore SW ha un diametro leggermente inferiore a quello del fuocheggiatore originale, cioé rimane un po’ di gioco col tubo: infatti avvitando una della viti il fuocheggiatore si inclina in direzione opposta. Questo fatto si può sfruttare per correggere o perfezionare la collimazione, talvolta non precisissima, di questi rifrattori, soprattutto dei 120ED.

CONCLUSIONI

I Tecnosky Titanium esaminati costituiscono due ottime realizzazioni meccaniche destinate ad astrofili esigenti, in particolare a chi si dedica all’imaging digitale, ma ad un costo più abbordabile rispetto a componenti simili realizzati negli USA.

Ringrazio Giuliano Monti di Tecnosky srl che mi ha prestato i due fuocheggiatori.

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