Filtri TeleVue Bandmate Mars A & B

di Raffaello Braga

L’osservazione planetaria visuale è oggi praticata solo da una minoranza di appassionati, surclassata dall’imaging digitale, e fa perciò doppiamente piacere il fatto che almeno un paio di brands continuino a proporre attraverso i loro cataloghi dei filtri visuali di contrasto di elevata qualità ottica. Questo genere di filtri è utilissimo per evidenziare selettivamente i diversi dettagli delle atmosfere e delle superfici planetarie, anche se leggendo i vari forum di astronomia pare che non tutti ne abbiamo compreso il corretto utilizzo. Ai tradizionali filtri colorati che da sempre fanno parte dell’armamentario dell’osservatore di pianeti, nell’ultimo decennio si sono affiancati dei filtri sviluppati con tecnologie avanzate e che permettono di selezionare alcune finestre dello spettro visibile in cui i dettagli planetari risultano maggiormente contrastati. Di alcuni di essi ci siamo occupati in questo articolo mentre ora ne prenderemo in considerazione un paio progettati dall’americana Tele Vue specificamente per l’osservazione del pianeta Marte, che al momento della stesura di queste note (aprile 2014) si presenta in opposizione al Sole e splende di magnitudine -1.4 tra le stelle della Vergine.

I due filtri in questione sono i TeleVue Bandmate Mars di tipo A e B.

MarsA

MarsB

Il substrato dei filtri è il comune vetro ottico BK-7, lo stesso usato ad esempio per i prismi deviatori e per quelli dei visori binoculari. Il filtraggio è ottenuto per deposizione in alto vuoto secondo la tecnologia dell’Ion-Beam Sputtering, a proposito della quale il lettore interessato può trovare qualche utile riferimento in questa pagina. Il risultato è un filtro che permette il passaggio del verde e del rosso bloccando le altre regioni dello spetto in modo più o meno selettivo. Come si vede dalle foto a corredo del test, il tipo A risulta in questo caso meno selettivo del B e possiede differenti depositi dielettrici sulle due facce del vetro, mentre il B possiede un singolo deposito su una faccia mentre sull’altra è presente un trattamento antiriflesso.

La tonalità dei due filtri a confronto: il Mars A è quello a destra, la sua tinta è intermedia tra quella del filtro giallo e quella del filtro arancio.

La tonalità dei due filtri a confronto: il Mars A è quello a destra, la sua tinta è intermedia tra quella del filtro giallo e quella del filtro arancio.

I filtri sono montati nella classica cella in alluminio anodizzato da avvitare al barilotto degli oculari da 31.8 mm.

Il Mars B risulta percettibilmente più scuro del Mars A.

Il Mars B risulta percettibilmente più scuro del Mars A.

Guardando la superficie dei filtri sotto certi angoli, questa risulta riflettente in modo simile, ma meno marcato, a quanto fanno certi filtri nebulari come gli O-III. Durante l'osservazione è bene quindi schermarsi dalle luci circostanti altrimenti le riflessioni di queste nell'oculare potrebbero dare fastidio.

Guardando la superficie dei filtri sotto certi angoli, questa risulta riflettente in modo simile, ma meno marcato, a quanto fanno certi filtri nebulari come gli O-III. Durante l’osservazione è bene quindi schermarsi dalle luci circostanti altrimenti le riflessioni di queste nell’oculare potrebbero dare fastidio.

Tele Vue non fornisce la curva di trasmissione dei filtri, così, per curiosità, usando un piccolo spettroscopio didattico a reticolo ho provato a fotografare gli spettri per ottenere un’indicazione approssimativa delle loro “finestre” ottiche, i risultati sono riassunti nelle fotografie qui sotto:

Spettro continuo

Spettro continuo

 

Spettro del filtro Mars A: è evidente un "buco" nel verde e la rimozione di tutto il blu al di sotto dei 470 nm.

Spettro del filtro Mars A: è evidente un “buco” nel verde e la rimozione di tutto il blu al di sotto dei 470 nm.

Spettro del filtro Mars B: gran parte del verde e quasi tutto il blu sono stati rimossi, eccetto due strette finestre nel blu-violetto.

Spettro del filtro Mars B: parte del verde e quasi tutto il blu sono stati rimossi, eccetto due strette finestre nel blu-violetto.

Per confronto questo è lo spettro del filtro arancio Baader Planetarium.

Per confronto questo è lo spettro del filtro arancio Baader Planetarium. La differenza col Mars B è minima, ma quest’ultimo risulta un po’ più nitido agli elevati ingrandimenti.

Per mettere alla prova i due filtri li ho montati in una slitta rotante alternandoli con due filtri colorati Baader Planetarium rispettivamente giallo (495+ nm) e arancio (570+ nm) e osservando le differenze di resa cromatica e di dettaglio tra questi e i filtri TeleVue anche in confronto all’osservazione in luce integrale.

I quattro filtri a confronto: in alto due Baader giallo e arancio, in basso i Tele Vue Mars A e B.

I quattro filtri a confronto: in alto due Baader giallo e arancio, in basso i Tele Vue Mars A e B.

Per il test ho fatto uso del mio Takahashi Mewlon 210, di un oculare zoom Vixen al lantanio, che nonostante lo schema complesso possiede un buon contrasto nell’osservazione planetaria e permette di cambiare rapidamente ingrandimento senza dover mettere e togliere oculari diversi, e di un prisma diagonale Baader Zeiss. Ho utilizzato diversi ingrandimenti compresi tra 250x e 300x e durante l’osservazione il seeing è sempre stato buono, avendolo stimato di grado II, a tratti III, sulla scala di Antoniadi.

L'aspetto di Marte all'inizio del test dei due filtri TeleVue, secondo la mappa visuale UAI.

L’aspetto di Marte verso la fine del test dei due filtri TeleVue, secondo la mappa visuale UAI disegnata da Mario Frassati in orientazione telescopica. Usando il prisma diagonale il nord risultava però in alto.

Tra i dettagli scuri, di colore bruno, spiccavano Syrtis Major al meridiano centrale preceduta dal M. Tyrrhenum verso il lembo precedente mentre il S. Saebeus iniziava ad emergere al lembo seguente. A nord Boreosyrtis era il dettaglio più cospicuo, a sud del quale si intravedeva Nilosyrtis, Ismenius Lacus e qualche delicata trama andando verso occidente. Al lembo seguente emergevano il Mare Acidalium e il Niliacus Lacus. Brillantissima, invece, la zona di Hellas, immediatamente evidente anche alla prima occhiata, come pure le nubi e le nebbie al lembo precedente. La calotta nord (NPC) era piccola ma ben definita, tuttavia non luminosa come Hellas, e qualche nube alta si intravedeva anche al lembo seguente.

Senza filtri Marte presentava una tinta arancio-rosata ben definita su cui sia le macchie d’albedo sia le zone brillanti risaltavano con evidenza. Le macchie d’albedo apparivano grigiastre, la calotta polare e Hellas bianchi, le nubi al terminatore bianco-bluastre. Passando al filtro giallo il pianeta assumeva un colore più marcato, il rosa scompariva e il contrasto aumentava preservando tutti i dettagli visibili, compresi quelli al lembo. La NPC perdeva un po’ di luminosità ma risaltava maggiormente rispetto alla visione senza filtri grazie al maggior contrasto presentato dalle zone scure circostanti. Il filtro giallo determina una perdita trascurabile di luminosità e quindi è particolarmente utile per chi osserva con telescopi piccoli.

Con il filtro Mars tipo A il pianeta diventava nel complesso più arancione e perdeva leggermente di luminosità. Rispetto al filtro giallo la regione di Hellas appariva rimpicciolita di circa il 20%, la NPC si riduceva a una macchietta quasi puntiforme ma ancora evidente, meno appariscenti invece le nubi al lembo, in particolare al lembo seguente. Notevole, invece, l’aumento di contrasto delle regioni scure, ad esempio i contorni di Syrtis Major diventavano molto più marcati e iniziavano a mostrare delle irregolarità e delle frastagliature. La linea del Sinus Saebeus, anche se visibile un po’ di scorcio, mostrava un contrasto più marcato con Deucalionis Regio rispetto al filtro giallo. Nel complesso l’immagine era molto gradevole e nonostante le zone chiare risultassero meno evidenti l’aspetto del pianeta era però ancora molto equilibrato, col giusto risalto ai dettagli più scuri e alle loro sfumature. 

Col filtro arancio Baader nubi e nebbie scomparivano quasi del tutto, la NPC si vedeva appena e non era più visibile al primo colpo d’occhio, occorreva cercarla: ma questo era un effetto atteso e del tutto normale. Hellas appariva pure notevolmente rimpicciolita, mentre i dettagli scuri si osservavano con grande evidenza. Ad esempio Syrtis Minor e Lybia si vedevano senza difficoltà e la regione sotto la NPC si popolava di nuovi dettagli. Passando rapidamente, con l’aiuto della ruota portafiltri, dal filtro arancio al Mars tipo B e viceversa, di primo acchito sembrava che i due filtri mostrassero immagini identiche e ben paragonabili, con lo stesso livello di dettaglio. Osservando attentamente, soprattutto aumentando l’ingrandimento verso i 300x, si notava però che il Mars B era un po’ più luminoso e più nitido laddove occorreva cercare i dettagli fini, e nonostante la luminosità leggermente superiore mostrava però meno luce diffusa attorno al disco del pianeta, ciò che nel Mewlon si notava in particolare osservando gli spikes generati dal supporto del secondario.

Dai 250 ai 300x i filtri arancio e Mars B portavano la luminosità del pianeta, come appariva nel Mewlon 210, vicino al minimo tollerabile senza ancora penalizzare il contrasto: si guadagnava un po’ di luce eliminando il prisma dal percorso ottico e sostituendo lo zoom con degli Huygens da microscopio, ma col sopraggiungere di velature alte nel corso della prima notte di prove è stato necessario “scendere” al Mars tipo A.

CONCLUSIONI

Per osservazioni generiche di Marte e volendo aumentare il contrasto dell’immagine senza perdere quasi nulla per strada i filtri Baader giallo e Tele Vue Mars tipo A sono l’ideale. Il Mars A esalta di più i dettagli scuri conferendo al pianeta una tinta “marziana” molto piacevole e certamente paragonabile a quella che nell’immaginario collettivo viene normalmente associata al “pianeta rosso” e può dunque fornire un valido aiuto per osservazioni pubbliche del pianeta ove occorra mostrare all’osservatore occasionale l’aspetto generale del pianeta senza chiedergli sforzi eccessivi. Per chi è interessato al disegno di Marte può essere consigliabile iniziare senza filtri o al massimo col giallo, per tracciare il confine delle zone brillanti, e passare successivamente al Mars tipo A per completare i dettagli delle macchie scure. Il vantaggio del Mars A è quello di assorbire poca luce ed è quindi particolarmente adatto all’uso con strumenti dell’ordine dei 10 – 15 cm di apertura, come ho avuto modo di verificare con un piccolo newtoniano da 130 mm.

Per chi disponga di telescopi di media e grande apertura il filtro Mars tipo B permette una visione più dettagliata delle macchie di albedo ad ingrandimenti elevati, ai quali è necessario garantirsi una visione il più possibile nitida e priva di luce diffusa.

Si ringrazia Skypoint srl (www.skypoint.it) per aver messo a disposizione i due filtri testati.

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