Telescopio solare Lunt LS50THa

di Raffaello Braga

In occasione della prova del Daystar Quark versione “Combo” ho ricevuto da Skypoint srl anche questo piccolo telescopio solare per una valutazione in parallelo. Chi acquista il Quark spesso lo fa per poter osservare il Sole in H-alfa con rifrattori “ordinari” che rispetto ai telescopi solari hanno il vantaggio costare molto meno a parità di diametro. Tuttavia il Quark è un prodotto concepito secondo la filosofia del “quick/ cheap/ easy/ fun”, come lo stesso produttore onestamente dichiara, e pur avendo una flessibilità di utilizzo notevole non può sostituirsi del tutto a un vero e proprio telescopio solare o a un rifrattore specificamente ottimizzato per l’osservazione del Sole con un filtro a banda molto stretta.

Il Lunt LS50THa è l’erede del più piccolo 35 mm che tanta fortuna ha conosciuto. Il “luntino” ha un obiettivo da 50 mm f/7 e un etalon interno – non frontale – con tuning a pressione e banda passante dichiarata inferiore a 0.75 Å. Il tubo, lungo 37 cm e pesante 2 kg, possiede una fascia alla quale è possibile collegare direttamente uno stativo fotografico, una barra per montature standard e un cercatore solare. Quest’ultimo, secondo me, non è necessario, per puntare il Sole è sufficiente sfruttare la forma dell’ombra del tubo muovendolo finché non assume la dimensione minima, oppure guardare direttamente nel BF da una certa distanza finché non si vede il disco solare all’interno dell’apertura.

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Il Lunt 35, che era un gran bello strumentino, aveva però un punto debole: il portaoculari costituito da un fuocheggiatore elicoidale rotante con una limitatissima escursione del fuoco, ciò che lo rendeva adatto per le osservazioni visuali ma che in fotografia faceva penare un po’. Si poteva in parte ovviare all’inconveniente svitando l’accessorio e collegandosi direttamente al filetto T2 ricavato sul diagonale, ma poi occorreva comunque ingegnarsi per mettere a fuoco la reflex o il CCD (le riprese in afocale presentavano invece meno problemi).

Nel Lunt 50 il costruttore è riuscito a peggiorare le cose inserendo un fuocheggiatore non rotante tra il tubo e il diagonale. Non ci sarebbe nulla di male se il fuocheggiatore fosse di fattura adeguata, ma purtroppo si tratta di un modello economico di fabbricazione cinese che – nell’esemplare esaminato ma anche in altri – possiede sia un gioco trasversale che inclina il diagonale sia un gioco nel senso della rotazione. Per l’osservazione visuale l’inconveniente, benché fastidioso, non pregiudica l’utilizzo del telescopio, ma la fotografia diventa impossibile.

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Ho rimediato, almeno parzialmente, serrando il fuocheggiatore nella posizione completamente rientrata e sostituendo il portaoculari originario con uno fuocheggiante, che però deve essere di basso profilo altrimenti non si riesce più a fotografare

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Sui forum ho letto di qualcuno che ha sostituito il fuocheggiatore originario con uno meglio costruito, ma occorrerebbe un adattatore al filetto M35x0.5 che si trova sul  retro del tubo.

Il tuning avviene agendo su una manopola lunga 9 cm che contiene un pistone che va a comprimere l’aria nella cavità dell’etalon: comprimendo (o espandendo) l’aria il suo indice di rifrazione cambia ed è possibile settare precisamente la banda passante del filtro. Ho trovato il tuning semplice e immediato e facilmente adattabile alle variazioni della pressione atmosferica. Secondo il manuale il sistema di tuning permette di usare lo strumento da -150 a +3000 m  s.l.m.

Il telescopio mi è piaciuto moltissimo, almeno come qualità dell’immagine. Il tuning perfetto e un’ottica evidentemente molto valida davano luogo a un disco solare contrastatissimo e di dettaglio uniforme su tutto il campo, elemento da non trascurare quando si osservi il Sole senza inseguimento.

Diaframmando l’obiettivo del mio rifrattore a 50 mm ho confrontato, a parità di ingrandimento, le immagini fornite dai Quark cromosfera a quelle date dal Lunt 50, trovandolo molto simile al Combo ma con meno luce diffusa. Però nel Lunt, come ho detto, la qualità d’immagine si manteneva più uniforme e la visione del disco solare nella sua totalità era decisamente più appagante. Naturalmente con 50 mm di apertura l’alta risoluzione è fuori discussione ma se non si hanno pretese eccessive il Lunt offre prestazioni visuali di tutto rispetto e con un po’ di fantasia lo si riesce anche ad adattare per le riprese CCD, nel mio caso sfruttando la PGR Chameleon:

 

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