Filtri solari Baader Planetarium Astrosolar e Euro EMC

di Raffaello Braga

Avvertenza – L’osservazione del Sole comporta dei rischi per la vista e per la strumentazione di cui l’osservatore deve essere consapevole. L’utilizzo dei filtri solari deve avvenire secondo le istruzioni fornite dal costruttore e/o dal rivenditore. L’autore dell’articolo non si assume alcuna responsabilità per danni a persone o cose che dovessero derivare dall’uso dei filtri solari qui descritti.

Ho già avuto occasione di intrattenermi sull’Astrosolar, il materiale filtrante per osservazioni solari in luce bianca che Baader Planetarium commercializza da quasi vent’anni. Il successo ottenuto da questa pellicola costituita da un supporto polimerico (non un mylar, come erroneamente qualcuno scrive ancora oggi) metallizzato da anteporre all’obbiettivo del telescopio, è stato tale da rivoluzionare l’approccio degli astrofili all’osservazione della nostra stella. Qualcuno si ostina ancora a produrre dei filtri in vetro a basso costo, ma il divario prestazionale tra questi e l’Astrosolar è tale da far preferire i primi solo come dotazione di strumenti destinati all’uso pubblico, per i quali il fattore resistenza/facilità di pulizia è rilevante; negli altri casi, soprattutto per l’imaging in alta risoluzione, l’Astrosolar è decisamente preferibile: oltre al costo abbordabile, alla elevata qualità d’immagine e alla possibilità di essere utilizzato per farsi da sé il proprio filtro, questo materiale restituisce anche un Sole neutro, quindi bianco, preservandone tutto lo spettro dall’UV all’IR.

Diverse aziende producono delle celle metalliche per poter montare il materiale filtrante in un supporto un po’ più robusto del cartone casalingo. Un esempio sono le celle EURO EMC, commercializzate da Teleskop Service in parecchi diametri. Ho avuto occasione di usarne diverse per rifrattori, riflettori e catadiottrici e le ho trovate molto ben fatte; attualmente uso la cella da 146 mm per il mio acromatico 150 f/5 e quella da 96 mm per il Takahashi Sky-90.

In questi filtri la pellicola è serrata tra due corone circolari in alluminio che all’occorrenza si possono aprire per sostituire l’Astrosolar nel caso dovesse rendersi necessario. La cella si fissa alla parte anteriore del tubo tramite quattro viti che si inseriscono in altrettanti dadi rivestiti da cilindri di plastica e che sporgono posteriormente dal telaio. Le viti possono fare presa tanto sulla superficie esterna del tubo (è il caso dei riflettori e dei catadiottrici) che su quella interna (paraluce dei rifrattori), dipende dal diametro libero del filtro e da quello del tubo a cui vanno adattati. L’installazione può essere un tantino laboriosa perché il filtro va posizionato in modo che il centro dell’apertura libera sia sull’asse ottico (a meno che il diametro dell’obiettivo non sia minore dell’apertura nel qual caso si può tollerare un montaggio leggermente eccentrico); occorre pertanto aggiustare la posizione dei gommini lungo le guide finché non siano tutti alla stessa distanza dall’asse ottico.

Le celle EURO EMC sono disponibili con aperture libere di 44, 54, 64, 76, 96, 120, 146, 178, 207, 253, 315, 363, 421 mm. Una volta scelto il diametro di interesse occorre però verificare il range di diametri a cui si possono adattare, tenendo presente che per i catadiottrici non si potrà sfruttare l’interno del tubo per mancanza di spazio. Anche coi riflettori, secondo me, è meglio usare un filtro da fissare all’esterno. Nei diametri maggiori il peso della cella inizia ad essere non più trascurabile e potrebbe costringere a un bilanciamento del tubo diverso da quello usuale.

Anche Baader Planetarium produce dei supporti specifici per l’Astrosolar™. Secondo il brand tedesco queste celle compensano la dilatazione differenziale tra la pellicola e la sua cella metallica mantenendo la prima libera da tensioni che potrebbero degradare la qualità dell’immagine.. 

Le celle Baader sono di tre tipi. In uno, denominato ASTF e progettato specificamente per i telescopi astronomici, la cella è metallica ma il materiale filtrante è fissato a un anello di plastica che possiede un coefficiente di dilatazione simile a quello della pellicola e assorbe la dilatazione differenziale con la cella. Nel tipo denominato ASSF, pensato per gli spotting scopes ma anche per piccoli telescopi, la costruzione è meno sofisticata, tutta la cella è infatti in plastica e quindi i problemi di dilatazione differenziale dovrebbero risultare attenuati. Infine esiste un modello specifico con celle appositamente sagomate per l’impiego sui binocoli. E’ anche possibile acquistare i filtri tipo ASTF dotati di pellicola fotografica (ND 3.8) anziché visuale.

Ho provato un ASTF 80 e un ASSF 130 con un rifrattore acromatico TMB da 80 mm f/11.2, un newton da 130 mm e un Maksutov Bresser 127 mm f/15. Non sto a descrivere il contenuto delle scatole e le varie fasi di montaggio perché non ne ho nessuna voglia (il lettore interessato può scaricare il materiale illustrativo dal sito web dell’importatore italiano, la Unitronitalia di Roma) mi limiterò perciò solo a qualche considerazione supplementare.

A differenza dei filtri EMC i Baader posseggono delle graduazioni di riferimento in corrispondenza delle guide lungo le quali vanno posizionate le viti che si collegano ai dadi gommati di serraggio, e questo aiuta parecchio nel fissaggio in asse al tubo. In ogni cella sono ricavate due serie di guide ove collocare gli ancoraggi, secondo il diametro del tubo a cui fissare il filtro. Le guide che non si usano devono essere tappate usando gli inserti in plastica nera forniti di serie, per evitare che il Sole vi passi attraverso.

Come per gli EMC anche per i Baader sono disponibili vari diametri liberi ciascuno col proprio clamping range, sull’interno o sull’esterno del tubo, che va verificato accuratamente prima dell’acquisto. I diametri liberi disponibili sono:

80, 100, 120, 140, 160, 180, 200, 240, 280 mm per il modello ASTF
50, 65, 80, 100, 115, 130, 150 per il modello ASSF.

c’è quindi parecchia scelta, ma stranamente tra gli ASTF manca il diametro di 130 mm, quello dei diffusissimi Maksutov da 5 pollici, molto usati proprio nell’osservazione solare: occorre pertanto usare il 120 mm sacrificando un centimetro di apertura o, meglio, ripiegare sul modello ASSF che funziona altrettanto bene. Mancano inoltre i diametri maggiori, dai 300 mm in su.

Il sistema di serraggio dei Baader è analogo a quello degli EMC ma ci sono solo tre dadi gommati per fare attrito col tubo telescopico anziché quattro; però coi filtri vengono fornite anche tre strisce di tessuto che si fissano da una parte alle viti della cella e dall’altra al tubo tramite dei pezzetti di velcro e dovrebbero costituire un ancoraggio “di sicurezza” nel caso un colpo di vento riuscisse a vincere l’attrito tra i gommini e il tubo esponendo l’osservatore alla luce solare diretta. Anche se l’idea è buona la sua realizzazione lascia però a desiderare. La mia esperienza, infatti, è che dopo un po’ di montaggi e smontaggi del filtro le controstrisce in velcro non restano più fissate al tubo perché l’adesivo cede, lasciando però dietro di sé uno sgradevole residuo giallo che deve poi essere rimosso con un solvente.

Per ovviare al problema conviene allora realizzare un’unica striscia in velcro lungo la circonferenza del tubo in corrispondenza della distanza di fissaggio delle strisce in tessuto. Comunque la mia esperienza è che se si regolano bene le tre viti gommate in modo che facciano presa saldamente sul tubo, non c’è bisogno di un ulteriore ancoraggio, come del resto si fa anche coi filtri EMC. 

Nel complesso i filtri Baader sono meno “grezzi” degli EMC. Ad esempio la cella è dipinta di bianco, per limitare il riscaldamento, le circonferenze esterna ed interna posseggono degli orli in rilievo che servono a proteggere meglio la pellicola, i dettagli delle varie parti sono in generate più curati.

Essendo l’Astrosolar un prodotto noto e arcinoto, il test delle celle è consistito semplicemente nell’esporle all’ambiente durante l’osservazione per evidenziare eventuali differenze di comportamento tra le Baader e le EMC, ciò che vado a illustrare per mezzo delle fotografie che ho realizzato.

Il filtro EMC montato sul paraluce dello Sky-90. Si vedono le quattro viti grandi che servono a fissare la cella sul tubo e quattro viti piccole che serrano le due corone metalliche. Per aprire il filtro occorre rimuoverle tutte, la procedura è un po' lunga ma semplicissima. Il filtro viene montato un po' lasco nel frame così da  assorbire senza danni le dilatazioni della cella.

Il filtro EMC montato sul paraluce dello Sky-90. Si vedono le quattro viti grandi che servono a fissare la cella sul tubo e i dadi delle quattro viti piccole che serrano le due corone metalliche. Per aprire il filtro occorre rimuoverle tutte, la procedura è un po’ lunga ma semplicissima. La pellicola viene montata un po’ lasca nel frame (si notino le pieghettature) così da assorbire senza danni le dilatazioni della cella.

Le viti con le boccole gommate fermano la cella contro il paraluce. Occorre serrarle bene ma non eccessivamente per non dover forzare durante lo smontaggio.

I dadi gommati che fissano la cella al tubo. Occorre serrarli bene perché la cella non cada o venga via in seguito a un colpo di vento, ma non eccessivamente per non dover poi forzare durante lo smontaggio.

 

Il filtro arriva inserito in un robusto supporto in materiale sintetico, coperto da un cartone rigido e robusto. In dotazione una chiave a brugola per la regolazione del serraggio. A differenza dei filtri Baader non occorre effettuare alcuna operazione di assemblaggio.

Il filtro arriva inserito in un supporto in materiale sintetico coperto da un cartone rigido e robusto. In dotazione c’è una chiave a brugola. A differenza dei Baader, per gli EMC non è necessaria alcuna operazione di assemblaggio, il filtro è già pronto all’uso, occorre solo adattarlo al diametro del tubo allentando le viti e regolando la posizione dei dadi dotati di gommino.

 

La scatola dell’ASSF 130. La cella col filtro è protetta da un cartone rigido che ne assicura l’integrità durante il trasporto. I vari componenti vanno assemblati seguendo le istruzioni.

La scatola del Baader ASSF 130. La cella col filtro è protetta da un cartone rigido che ne assicura l’integrità durante il trasporto. I vari componenti vanno assemblati seguendo le istruzioni.

Tolta la protezione superiore il filtro si vede il filtro contenuto in una busta di plastica trasparente.

Tolta la protezione superiore ecco il filtro contenuto in una busta di plastica trasparente.

A corredo dei filtri sono date delle strisce di tessuto a uncino che vanno a fissarsi su dei pezzetti di velcro adesivi (asole) da mettere sul tubo.

A corredo dei filtri sono date delle strisce di tessuto a uncino che vanno a fissarsi su dei pezzetti di velcro adesivi (asole) da mettere sul tubo.

Sfortunatamente dopo un po’ attacca-stacca l’adesivo perde le sue caratteristiche, i velcri restano attaccati alle strisce e sul tubo resta solo l’adesivo che lascia un evidente residuo colloso. Dunque è meglio fare a meno di questo ausilio oppure modificare il sistema di ancoraggio delle strisce.

Sfortunatamente dopo un po’ di attacca-e-stacca l’adesivo perde le sue caratteristiche, i velcri restano attaccati alle strisce di tessuto e sul tubo resta solo l’adesivo che lascia un evidente residuo colloso, che va tolto con un solvente. Dunque è meglio fare a meno di questo ausilio oppure modificare il sistema di ancoraggio delle strisce.

 

Il filtro ASTF 80 una volta montato. Col filtro vengono dati due set di gommini di diametro diverso, quello idoneo va selezionato in base alla tabella dei clamping range.

Il retro del filtro ASTF 80 una volta montato. Col filtro vengono dati due set di gommini di diametro diverso, quello idoneo va selezionato in base alla tabella dei clamping range. Il frame esterno è metallico ma il materiale filtrante è agganciato a una cella più piccola che dovrebbe dilatarsi come la pellicola.

  

Il filtro ASTF 80 montato sul mio TMB.

Il filtro ASTF 80 montato sul mio TMB.

 

PROVA SUL CAMPO

Il primo test del Baader ASTF 80 non è andato troppo bene nonostante le promesse. Questo è l’aspetto del filtro dopo un quarto d’ora di osservazione:

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Come si può vedere il materiale filtrante è teso come un tamburo e all’oculare si notava una perdita di nitidezza contenuta ma avvertibile. Smontato il filtro per sostituire l’Astrosolar (vedi oltre) e avuto cura di rimontarlo un po’ più lasco, il problema si è attenuato considerevolmente, tuttavia in base alle caratteristiche dichiarate questo intervento non avrebbe dovuto essere necessario.

Il modello ASSF 130, che costruttivamente è meno sofisticato dell’altro, si è comportato però decisamente meglio, direi anzi benissimo. Ho esposto al sole, per un confronto, questo filtro e il 146 mm EMC, entrambi inizialmente in questo stato:

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cioé con la pellicola priva di tensionamenti. Dopo esposizione al Sole estivo questo era l’aspetto del 130 ASSF:

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assf

vale a dire con la pellicola in condizioni ottimali, né tesa né lasca, mentre l’EMC mostrava una pellicola decisamente più tensionata anche se non del tutto tesa:

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Ho condotto le prove in estate, con temperature ambientali dai 15° (al mattino in montagna) ai 34° (al pomeriggio in città).

Tutti i filtri descritti si smontano con facilità (nel caso dei Baader bisogna seguire le istruzioni) per sostituire, se ve ne fosse la necessità, il materiale filtrante, ad esempio per rimpiazzare il grado visuale (ND 5) col grado fotografico (ND 3.8).

I componenti del filtro ASTF. L'Astrosolar è fissato con del nastro biadesivo a un cerchio di palstica bianca appositamente sagomato il quale a sua volta viene fissato per mezzo di un anello nero.

I componenti del filtro ASTF. L’Astrosolar è fissato con del nastro biadesivo a un cerchio di plastica bianca appositamente sagomato il quale a sua volta viene fissato per mezzo di un anello nero.

Mentre negli EMC la pellicola è semplicemente serrata a sandwich tra i due anelli, nei Baader è agganciata al frame in plastica tramite un biadesivo, quindi durante l’operazione di sostituzione dell’Astrosolar conviene averne di ricambio per poter rimpiazzare quello che viene via assieme alla pellicola stessa.

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CONCLUSIONI

La domanda che il lettore si farà a questo punto è se vale la pena o meno di procurarsi uno di questi filtri quando l’Astrosolar si presta così bene a farseli da sé. La risposta, secondo me, è nella frequenza con cui si osserva e si fotografa il Sole. Nel mio caso è un’attività quotidiana – meteo permettendo – a cui dedico parecchio del mio tempo di astrofilo e con tutti gli strumenti che possiedo; per anni ho usato filtri autocostruiti con colla e cartone ma vista la frequenza di utilizzo dovevo continuamente ripristinarli, e d’altra parte avendo poca manualità non me la sento di trafficare con materiali più robusti del cartone come ad esempio il legno. Celle più rigide come quelle che ho descritto permettono invece di mettere e togliere il filtro quante volte si vuole, di trasportarlo senza che si danneggi e ripagano della spesa con una maggiore resistenza e durata e con la facilità con cui si può sostituire il materiale filtrante. Un osservatore soltanto occasionale, invece, può sicuramente risparmiare dei soldi costruendosi un filtro seguendo le indicazioni della Casa tedesca scaricabili da questa pagina.

Tra i prodotti qui esaminati le mie preferenze vanno al Baader ASSF, leggero, ben realizzato e con un ottimo rapporto prestazioni/costo. Sui medi e grandi diametri questo tipo non è però disponibile e in questo caso la scelta più conveniente è costituita dagli EMC, ma bisogna fare i conti col peso e quando fa caldo potrebbe essere necessario allentare un po’ la pellicola per evitare che diventi tesa. Chi fa imaging del Sole in alta risoluzione dovrebbe stare attento a non sacrificare l’apertura del telescopio – soprattutto se è già ostruito – e prendere un filtro uguale al diametro dell’obbiettivo o leggermente più grande. 

 

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