Oculari Tele Vue DeLite vs Delos

di Raffaello Braga

Dopo il successo dei Delos, che hanno riscosso un apprezzamento quasi unanime, il progettista ottico di Tele Vue ha pensato di ridisegnare questo schema in una versione un po’ meno impegnativa sia come prestazioni sia come costo, sfornando la serie DeLite – per ora costituita da sole tre focali – che si aggiunge all’ormai affollatissimo parco oculari dell’azienda americana, costituito quasi per intero dai successori del primitivo schema Nagler (= oculare positivo + lente di Smyth). Rispetto ai Delos, i DeLite hanno 10° di campo apparente in meno – 62° contro 72° – e un peso che è circa la metà, conservando però l’estrazione pupillare di 20 mm e il caratteristico barilotto a scivolamento. Ho avuto in prestito da Skypoint le tre focali al momento disponibili, vale a dire 7, 11 e 18.2 mm, tutte made in Japan, per una prova con vari strumenti e un confronto con due Delos.

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CARATTERISTICHE COSTRUTTIVE

I tre oculari differiscono soltanto per la focale, le dimensioni e il peso, essendo le altre caratteristiche di progetto le medesime: campo apparente di 62°, estrazione pupillare di 20 mm e barilotto da 31.8 mm. Come nei Delos, il paraluce è estraibile e può essere bloccato nella posizione più comoda per l’osservatore (posizione che si può recuperare grazie a due riferimenti) quella che corrisponde ad osservare il campo nella sua interezza, né più vicino né più lontano. L’utilizzo del paraluce a scivolamento non è chiarissimo:

“To loosen and move it, grasp a grip ring with each hand and twist the lower grip ring to the left. When the eyeguard is sufficiently loose you can slide it up the barrel. To tighten, again grasp both grip rings and twist the lower portion of the eyeguard housing to the right.”

perché di primo acchito non si capisce quale sia il “barrel” da far scivolare. Occorre dunque afferrare le due bande gommate e ruotare verso sinistra quella inferiore; a questo punto mentre con una mano si tiene l’oculare per la banda gommata superiore con l’altra si tira il barilotto (la parte che si infila nel portaoculari), si regola l’altezza del paraluce e lo si blocca girando verso destra la banda inferiore.

Il barilotto inferiore reca una scanalatura, ma a differenza di molti altri oculari tra la sezione superiore e quella inferiore non c’è un brusco gradino ma sono raccordate gradualmente: ciò da un lato consente una presa più sicura nei (pochi) portaoculari (ancora esistenti) con serraggio a vite, dall’altro evita che il barilotto s’inceppi laddove la chiusura è effettuata da un anello; tuttavia, personalmente, avrei preferito un barilotto liscio, trovando la scanalatura inutile e anacronistica. Il barilotto è filettato per i filtri ma la zona recante la filettatura non è annerita, caratteristica che invece è ormai diffusa anche in oculari abbastanza economici.

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I pesi degli oculari sono i seguenti:

7 mm: 210 g
11 mm: 203 g
18.2 mm: 215 g

contro i 397 g del Delos da 10 mm e i 477 g di quello da 6 mm: il saving non è dunque poco e rende i DeLite particolarmente adatti all’uso in binoculare.

PRESTAZIONI OTTICHE

Per l’esame di questi oculari ho impiegato un newton a f/5, senza correttore di coma, un rifrattore apocromatico a f/5.6 (anche questo senza correttore) e uno a f/7.5.

Le istruzioni che accompagnano i DeLite riportano che gli oculari sarebbero privi di distorsione lineare – “…while achieving the best sharpness, linearity (freedom from pincushion distortion) and ghost suppression over the entire field for any speed (f/#) telescope.” – sarebbero cioè ortoscopici, ma in base alle mie prove non è esattamente così: sia a f/5 che a f/9 tutti gli oculari manifestano una certa distorsione a cuscinetto, modesta nel 11 e nel 7 mm, più evidente nel 18.2 mm. Quella che invece è stata ottimamente corretta, diciamo pure soppressa, è la distorsione angolare, che nell’uso astronomico è poi quella che conta di più: se ne nota appena un accenno solo nel 18.2 mm.

Sul newton a f/5, privo di correttore di coma, l’immagine della Luna nel 11 mm è nitidissima al centro e tale rimane per il 70% della distanza tra il centro e il bordo del campo apparente (DCB, nel seguito), non si notano luce diffusa, riflessi interni e immagini fantasma. In prossimità del field stop alla coma dell’ottica principale si sovrappone una certa curvatura di campo mentre proprio sul bordo si nota un po’ di aberrazione cromatica laterale.

Il 18.2 mm presenta un campo un po’ meno corretto in cui le immagini restano nitide per poco più del 60% della DCB, poi curvatura di campo, cromatica laterale e un poco di distorsione angolare contribuiscono a degradare l’immagine via via che ci si avvicina al bordo. Se si prescinde dalla coma dello specchio il degrado è però molto contenuto – niente a che vedere con i wide field cinesi di basso costo – e direi che nella visione di ampi campi stellari l’oculare fornisce, anche senza correttore di coma, prestazioni senz’altro accettabili. Non ho provato l’oculare con un f/4 ma ritengo che in questo caso l’utilizzo del correttore sia imprescindibile. Portando la superficie illuminata della Luna appena fuori dal campo visivo si nota un debole riflesso diffuso che tuttavia non impedisce di scorgere le stelle a ridosso del disco lunare dalla parte non illuminata dal Sole.

Il 7 mm è senz’altro il migliore dei tre, in controtendenza con la maggior parte degli oculari di questo tipo nei quali le focali più corte risultano anche le più problematiche, soprattutto in termini di cromatica laterale: qui invece tutte le aberrazioni sono risultate ottimamente corrette e a f/5 le immagini risultano nitide come al centro del campo per l’80% della DCB.

La differenza tra Delos e DeLite in termini di dimensioni, e soprattutto di peso, è rilevante. A causa della divergenza del fascio ottico determinata dal gruppo di lenti inferiore, il gruppo positivo deve essere molto grande e quindi il corpo dell'oculare molto largo, una caratteristica comune a tutti gli oculari di quel tipo.

La differenza tra Delos e DeLite in termini di dimensioni, e soprattutto di peso, è rilevante. A causa della divergenza del fascio ottico determinata dal gruppo di lenti inferiore, il gruppo positivo deve essere grande e quindi il corpo dell’oculare risulta piuttosto largo.

Rispetto ai Delos da 10 e 6 mm, i DeLite da 11 e 7 mm a f/5 offrono la medesima correzione dell’aberrazione cromatica laterale e della distorsione angolare ma i Delos risultano meglio corretti in termini di curvatura, quasi completamente soppressa, e attenuano maggiormente la coma dell’ottica principale, tanto che persino a ridosso del field stop le immagini sono un po’ meno aberrate di quelle fornite dai DeLite nonostante i Delos possiedano un campo apparente maggiore (72°).

Paragonando la visione della Luna e di Venere fornita dai DeLite con alcuni oculari ortoscopici di Abbe e di Plössl, ho constatato che mentre il 18.2 mm è praticamente indistinguibile da un Abbe T-Japan da 18 mm, le focali di 7 e 11 mm restavano un filo meno nitide rispetto agli orto usati per confronto: in condizioni di seeing non perfetto questa nitidezza inferiore – che va cercata appositamente se la si vuol vedere – si palesa come se l’oculare aumentasse leggermente la sensibilità alla turbolenza, mentre con immagini fermissime è quasi inavvertibile. Paragonando però l’11 mm con uno Zeiss Abbe da 10 mm, quest’ultimo, nonostante fornisse un ingrandimento leggermente più alto mostrava una superiorità in termini di contrasto difficile da ignorare; si tratta naturalmente di un confronto molto severo il cui esito non deve meravigliare.

Passando da f/5 (newton) a f/7.5 (apocromatico da 80 mm di diametro) tutte le aberrazioni si sono drasticamente attenuate, conservandosi solo la cromatica laterale che fa capolino proprio sul field stop, e una minima curvatura di campo. Ho potuto inoltre apprezzare l’ottima correzione dell’astigmatismo extrassiale in tutte e tre le focali. Ho invece notato che la parfocalità non è stata perfettamente realizzata, tra il 7 e il 18.2 mm, ad esempio, è assolutamente necessario rifuocheggiare, mentre invece i due DeLite da 7 e 11 mm sono risultati quasi parfocali coi due Delos di confronto.

Infine, in nessuno dei DeLite ho notato la presenza di aberrazione sferica della pupilla d’uscita, nemmeno durante le osservazioni diurne quando la pupilla è più contratta, mentre i Delos sono risultati un po’ più sensibili alla posizione dell’occhio, che va mantenuta con l’aiuto del paraluce scorrevole.

Non mi è parso di notare dominanti di colore particolarmente pronunciate, ma ho avuto però l’impressione che i DeLite fornissero immagini leggermente “calde”, soprattutto rispetto agli schemi ottici più semplici e in linea con quanto si osserva nei grandangolari cinesi. E’ un’impressione soggettiva e come tale va considerata.

CONCLUSIONI

I Tele Vue DeLite mi sono piaciuti molto, la realizzazione meccanica molto curata, l’ampio campo corretto e l’eccellente trattamento antiriflessi ne fanno degli ottimi oculari per un uso generico e non necessariamente limitato al deep sky, come ho potuto constatare osservando la Luna col mio Mewlon 210. Peccato per la distorsione lineare che pregiudica un po’ l’utilizzo del 18.2 mm nelle osservazioni terrestri, ma del resto, come ho già avuto modo di spiegare, la coperta della distorsione è corta e se la si tira troppo da una parte non ne resta più per l’altra.

Nonostante il giudizio positivo sui DeLite, chi avesse in programma di fare un investimento in oculari di elevate prestazioni farebbe bene a mio avviso a considerare in alternativa i Delos, perché attualmente (novembre 2015) il delta costo coi DeLite risulta concorrenziale in rapporto alle prestazioni sul campo, soprattutto se si considera che i Delos offrono un’autentica “immersione” nei panorami stellari che è al di là delle possibilità dei DeLite. Dove questi ultimi risultano decisamente preferibili è nell’impiego coi visori binoculari in virtù del peso dimezzato rispetto a quello dei Delos.

RINGRAZIAMENTI: a Skypoint srl (Mauro Narduzzi) per il prestito dei DeLite e all’amico Vincenzo Valente per quello dei Delos.

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