Tecnosky Aspherics vs Baader Planetarium zoom

di Raffaello Braga

Eccoci di nuovo a parlare di oculari zoom, che evidentemente riscuotono un sempre maggior interesse da parte degli appassionati, soprattutto da parte di chi cerca di riunire in un solo “pezzo” il maggior numero di possibile di focali, un approccio particolarmente utile per chi usa i Cassegrain e i loro derivati: ad esempio con il classico Schmidt-Cassegrain da 20 cm di diametro uno zoom 8 – 24 mm permette ingrandimenti da 83 a 250x, utili nella maggior parte delle occasioni. Alle focali più alte il campo apparente non potrà essere enorme per via dei vincoli imposti dal progetto, ma in questo caso basterà affiancare allo zoom uno o due wide field ben scelti. Con una lente di Barlow le possibilità si estendono ulteriormente verso gli alti ingrandimenti. Da Tecnosky ho avuto in prestito lo zoom asferico deluxe 8 – 24 mm, un oculare relativamente nuovo, esteticamente e meccanicamente molto ben realizzato, più degli altri zoom di produzione cinese di cui ho già avuto occasione di trattare. Ne ho quindi approfittato per metterlo a confronto con il Baader Mark III, considerato un po’ l’oculare di riferimento tra gli zoom più diffusi.

1a

L’oculare Tecnosky pesa 377 grammi (il Baader, in versione 31.8 mm, pesa 344 grammi) e nella parte centrale, gommata per facilitare una presa sicura, ha un diametro di 59 mm. Nella parte superiore un paraluce estraibile permette di posizionare l’occhio alla distanza ideale dalle lente esterna. Quest’ultima ha un diametro libero di 25 mm mentre il gruppo ottico negativo mobile nel barilotto inferiore ha un’apertura di 20 mm. Tutte le superfici aria/vetro sono rivestite con strati multipli antiriflesso di colore verdastro. Il barilotto che si inserisce nel portaoculari ha un diametro di 31.8 mm, ma in dotazione vi è anche un barilotto da 2 pollici. L’oculare è interamente in alluminio anodizzato, senza parti in plastica.

1b

Sul corpo dell’oculare è incisa la scala delle focali, da 8 a 24 mm con indicazioni intermedie in corrispondenza di 12, 16 e 18 mm, senza click stop (a differenza del Baader) ma con un movimento morbidissimo e regolare tra le due focali estreme, più ancora che nello zoom Vixen.

Il campo apparente dichiarato è di 43° alla focale massima e 66° alla focale minima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONFRONTO COL BAADER MARK III

L’oculare Tecnosky è stato oggetto di un serrato confronto col Baader Mark III, già descritto in questo articolo al quale pertanto rimando il lettore, benché per questo confronto abbia usato un esemplare differente di mia proprietà.

both

Tecnosky Aspherics vs Baader Planetarium zoom

 

Per prima cosa ho voluto misurare l’ingrandimento fornito dai due oculari col mio rifrattore Tecnosky 102/714 e da questo ricavare il campo apparente per confrontarlo con quello dichiarato. Allo scopo ho ricreato, utilizzando un po’ di raccordi astronomici, un apparecchio oggi desueto, ma molto utile, descritto in Lunettes et Telescopes di Danjon e Couder: si tratta del cosiddetto dinàmetro di Ramsden, un piccolo microscopio che serve per misurare il diametro del cerchio di Ramsden, detto anche cerchio oculare, che non è altro che l’immagine della pupilla d’entrata. Un tempo, infatti, le lunghezze focali delle lenti obiettive e oculari erano note solo approssimativamente e stava all’utilizzatore del telescopio determinare l’ingrandimento esatto fornito da ciascun oculare dividendo il diametro dell’obiettivo per quello del cerchio suddetto. Il dinàmetro consisteva in un oculare che veniva focalizzato sul cerchio e contemporaneamente su una scala graduata e tarata che serviva per fare la misura.

Poiché ho la fortuna di dilettarmi anche di microscopia, avevo a disposizione un vetrino per la taratura degli oculari micrometrici che ho impiegato per questa prova usando una scala millimetrata con divisioni ogni 0.05 mm osservate attraverso un oculare astronomico di lunga focale. Presi i due zoom, in corrispondenza di ciascun indice di focale ho misurato il diametro del cerchio di Ramsden ottenendo l’ingrandimento effettivo, come risulta dalla seguente tabella (la colonna F/f riporta l’ingrandimento atteso dividendo la focale dichiarata dell’obiettivo per quella riportata sul barilotto degli zoom):

FOCALE

F/f

INGRANDIMENTO MISURATO

   

TECNOSKY

BAADER

8 mm

89.3

88.7

88.7

12 mm

59.8

68.0

61.9

16 mm

44.6

52.6

46.4

18 mm

39.7

40.8

 

20 mm

35.7

 

36.4

24 mm

29.8

29.1

30.9

Dall’esame della tabella appare immediatamente che nel Tecnosky gli ingrandimenti alle focali estreme sono in accordo sia a quelli attesi sia a quelli forniti dal rivale Baader (piccole discrepanze di una o due unità si devono considerare come fisiologiche) mentre nelle focali intermedie il Tecnosky fornisce un ingrandimento percettibilmente superiore. L’origine della differenza risiede nel fatto che sul barilotto dell’oculare le stampigliature non sono state posizionate correttamente, con l’eccezione di quelle estreme. Si tratta di un inconveniente non grave, comunque, visto che l’intervallo di focali coincide in pratica con quello del Baader.

Dopo aver determinato l’ingrandimento sono passato a misurare il campo reale inquadrato nel sopracitato rifrattore facendo uso del metodo della deriva, e dal campo reale è stato poi facile passare a quello apparente moltiplicandolo per l’ingrandimento. Anche se questo modo di procedere è rigorosamente valido solo per oculari privi di distorsione, i valori ottenuti sono comunque indicativi e riassunti, per tre focali, nella tabella seguente:

FOCALE

CAMPO DICHIARATO

CAMPO MISURATO

 

TECNOSKY

BAADER (*)

TECNOSKY

BAADER

8 mm

66°

68°

69°

71°

16 mm

   

53°

56°

24 mm

43°

50°

44°

45°

 (*) dato ricavato dal sito di Teleskop-Service

Come si può vedere, il campo apparente misurato è leggermente superiore a quello di specifica alla focale minore mentre, solo nel Baader, è percettibilmente inferiore alla focale maggiore. Il Baader, in particolare, a 24 mm mostra un diaframma di campo molto confuso e sfumato verso l’interno, ciò che ha determinato qualche incertezza nel corso delle misurazioni.

Dopo aver calcolato il campo apparente sono passato a un confronto sulle immagini di diffrazione di Altair. Prima di riassumere i risultati è bene premettere che mentre il Tecnosky è quasi totalmente corretto per la distorsione lineare a tutte le focali, il Baader lo è molto meno, soprattutto alla focale minore, mentre il progettista ha avuto un occhio di riguardo per la distorsione angolare che nell’osservazione astronomica è più importante. Benché il Baader sia reclamizzato anche per l’uso terrestre con gli spotting scopes, in realtà a questo fine il Tecnosky sembrerebbe preferibile, e viceversa il Baader per quanto riguarda l’impiego in astronomia, anche se la distorsione angolare del Tecnosky non risulta comunque particolarmente fastidiosa e la si nota soprattutto alle focali minori e in prossimità del bordo del campo, mentre alle focali maggiori è meno avvertibile.

Le aberrazioni riscontrate allo star test a f/7 sono riassunte qui sotto:

FOCALE

ABERRAZIONE

TECNOSKY

BAADER

24 mm

Cromatica –>

quasi assente

quasi assente

 

Curvatura –>

minima

minima

 

Astigmatismo –>

sensibile

sensibile

16 mm

Cromatica –>

minima

assente

 

Curvatura –>

sensibile

minima

 

Astigmatismo –>

minima

minima

8 mm

Cromatica –>

minima

minima

 

Curvatura –>

minima

minima

 

Astigmatismo –>

assente

assente

Guardando questi risultati, anche se puramente qualitativi, non si può non concludere che i progettisti di questi zoom hanno fatto un lavoro davvero egregio, sfornando due oculari che come correzione complessiva non hanno nulla da invidiare a molti oculari a focale fissa.

La trasmissione luminosa è stata valutata in termini di magnitudine limite raggiunta sulle sequenze di alcune stelle variabili. Come confronto per entrambi gli zoom ho impiegato un Plössl TeleVue made in Japan da 8 mm e ho cercato di quantificare la perdita di luce determinata da uno schema ottico relativamente complesso come quello degli zoom, rispetto al più semplice Plössl, sfruttando la mia esperienza di variabilista visuale. Il risultato è stato molto lusinghiero per il Baader, il cui multicoating si è dimostrato tanto efficace da limitare a circa 1 decimo di magnitudine il deficit di trasmissione luminosa rispetto al Plössl, deficit che comunque andava cercato con molta cura, provando e riprovando, mentre il Tecnosky ha sofferto un pochino di più perdendo “qualcosa” appena oltre 0.1 magnitudini. Si tratta di perdite molto piccole, praticamente inavvertibili se non cercate appositamente, che testimoniano dei notevoli progressi compiuti dalla tecnologia dei rivestimenti ottici negli ultimi decenni. D’altra parte, però, nonostante questi progressi è ancora vero che con un oculare “semplice” – purché a sua volta ben trattato – si vede di più….

I due zoom mostrano n trattamento antiriflessi molto simile, benché quel del Baader sembra, a vista, un pochino più efficace.

I due zoom mostrano un trattamento antiriflessi molto simile, benché quello del Baader (a destra) sembri, a vista, un pochino più efficace.

La protezione dai riflessi interni è risultata analoga per entrambi gli zoom e anche la luce diffusa, valutata portando al bordo del campo la Luna piena, è apparsa molto ben contenuta.

Come accennato sopra, nello zoom Baader il diaframma di campo non è sempre nitido, alla focale maggiore appare indistinto, mentre nel Tecnosky è nitido a tutte le focali.

La parfocalità non è perfetta in nessuno dei due zoom testati: nel Baader la focalizzazione varia di circa 1 mm tra gli estremi, mentre nel Tecnosky è necessario un aggiustamento del fuoco circa doppio. Personalmente attribuisco poca o nessuna importanza a questa caratteristica, in fin dei conti tutti telescopi sono dotati di fuocheggiatore, ma in sede di test mi sembra giusto riferirne.

L’estrazione pupillare è sufficiente a poter osservare indossando gli occhiali anche alla focale minore, corrispondente al campo più ampio; comodamente nel Tecnosky e con un po’ più di difficoltà nel Baader.

Entrambi gli oculari hanno mostrato una modesta aberrazione sferica della pupilla d’uscita – altrimenti nota come effetto kidney bean – alla focale minore, cioè in corrispondenza dell’amplificazione maggiore fornita dal gruppo ottico negativo, percepibile di giorno ma in pratica trascurabile di notte. E’ bene ricordare che questa aberrazione non ha niente a che vedere con l’aberrazione sferica longitudinale che determina una perdita di nitidezza.

Dal punto di vista della costruzione meccanica tutti e due gli oculari sono realizzati con una certa cura rispetto agli zoom di fascia più economica e fanno un’ottima impressione, ciononostante non sono esenti da pecche. Nel Tecnosky la corsa del paraluce twist-up è molto limitata, e come si è visto sopra le focali intermedie sono state indicate con scarsa precisione. Nell’esemplare di Baader che ho usato per la prova, alla focale di 8 mm è presente lo stop (siamo a fine corsa) ma non il “click” che trattiene l’oculare in corrispondenza di quel valore, difetto che invece non c’era nell’esemplare esaminato assieme agli altri Hyperion. Gli altri stop erano comunque ben definiti e senza giochi. Nella configurazione da 31.8 mm, inoltre, il Baader ha una base molto larga che va a intercettare le viti di serraggio di alcuni portaoculari e che talvolta rende scomodo l’utilizzo delle altre. Meglio quindi usarlo col barilotto da 2 pollici, se si può. Ancora, il Tecnosky ha il barilotto da 1.25″ liscio, mentre il Baader conserva la desueta scanalatura antiscivolo che può determinare qualche difficoltà di serraggio con certi portaoculari ad anello.

La vite del portaoculari del Lunt 35 va a toccare la base dello zoom Baader, che quindi non si riesce a infilare fino alla battuta.

La vite del portaoculari del Lunt 35 va a toccare la base dello zoom Baader, che quindi non si riesce a infilare completamente fino alla battuta.

 

PROVA SUL CIELO

Nell’osservazione del paesaggio lunare ad alto ingrandimento non sono riuscito a notare differenze davvero significative tra i due oculari. Concentrandomi su alcuni minutissimi e difficili dettagli all’interno di Clavius, tuttavia, non sono riuscito a scacciare l’impressione che il Baader fornisse un contrasto lievemente maggiore pur non mostrando alcun particolare in più rispetto al Tecnosky, che dava un’immagine un pochino più morbida. Una piccola differenza l’ho invece sicuramente riscontrata eseguendo una comparazione con il già menzionato Plössl Tele Vue da 8 mm, un oculare terribilmente scomodo ma anche straordinariamente nitido: pur non rivelando alcun dettaglio ulteriore rispetto agli zoom, i più difficili tra questi dettagli apparivano immediatamente evidenti e “staccati” nel Plössl rispetto agli altri due, i quali richiedevano invece di aguzzare un po’ di più la vista e di “smanettare” più a lungo con la demoltiplica del fuocheggiatore. Differenze minime, è vero, ma tuttavia presenti e che giustificano la preferenza degli osservatori di Luna e pianeti per gli oculari di schema tradizionale. 

Un altro dettaglio interessante che ho utilizzato si trova sul fondo del cratere Alphonsus. Lungo il suo “meridiano centrale”  corre un rilievo del terreno che all’alba locale è il primo a ricevere luce dal Sole.  A ridosso del picco centrale questo rilievo forma inizialmente un debolissimo ventaglio di luce che si apre verso sud, a malapena visibile nell’oscurità circostante. Contemporaneamente il blocco di roccia indicato dai due trattini nella figura sottostante, inizia ad emergere dal buio come un debolissimo puntino di luce, visibile soltanto aguzzando la vista. Mi sono concentrato su questo bello spettacolo, in una serata di buon seeing nonostante la scarsa altezza della Luna sull’orizzonte, e per quanto abbia cercato qualche differenza tra i due oculari nella resa di questi dettagli davvero al limite della percezione, non mi è riuscito di trovarla. Stesso risultato l’ho ottenuto osservando il terreno dolcemente ondulato di Ptolemaeus mentre emergeva pian piano dalla notte lunare.

Alphonsus_resized

Non ho infine notato differenze di resa tra i due oculari in termini di luce diffusa attorno alla Luna, mentre portandola appena fuori dal campo mi è parso che nel Baader ci fosse un po’ meno chiarore di fondo, ma anche in questo caso si è trattato di una differenza – ancora una volta – davvero minima. Per queste osservazioni ho usato il newton a f/5, strumento che entrambi gli zoom hanno mostrato di gradire pur di mantenere i dettagli osservati presso il centro del campo. Tra i due zoom il Baader ha mostrato un campo corretto, a questo rapporto focale, lievemente più esteso del Tecnosky, ma a rapporti focali maggiori i due oculari divenivano via via più simili.

In una calma mattina di settembre ho osservato Giove, alto nel cielo del crepuscolo, con seeing I, quindi ottimo. Alternando rapidamente i due oculari non ho notato differenze significative nell’aspetto del pianeta, in termini di dettaglio e di contrasto, tra l’uno e l’altro, anche se mi è parso che il Baader fornisse una tinta un po’ più neutra. Si è trattato solo di un’impressione, però, e come tale va considerata. Purtroppo al momento dell’osservazione le longitudini gioviane rivolte verso la Terra non erano particolarmente ricche di dettagli.

Nell’osservazione del Sole in H-alfa, infine, i due oculari hanno mostrato gli stessi particolari della cromosfera e delle protuberanze, ma anche in questo caso, com’era accaduto per il cratere Clavius, il Baader mi è parso avere un piccolissimo margine sul Tecnosky in termini di definizione. Si è trattato di una sensazione non quantificabile ma costantemente presente durante le osservazioni, anche se alla prova dei fatti i dettagli visibili in entrambi gli zoom erano esattamente gli stessi.

 

CON LE BARLOW

Ho provato entrambi gli oculari con la Barlow Zoom Baader, che a detta della Casa produttrice è stata progettata appositamente per l’oculare 8 – 24 mm. La Barlow si avvita al barilotto da 1.25″ sfruttando il distanziatore in dotazione, altrimenti andrebbe a urtare il gruppo ottico inferiore dell’oculare. Misurando l’amplificazione fornita da questa Barlow ho ricavato i seguenti valori:

a 24 mm: 2.18x

a 8 mm: 2.13x

in pratica con questa Barlow l’oculare diventa (circa) un 3.8 – 11 mm, espandendone considerevolmente le possibilità. La correzione delle aberrazioni con la Barlow è molto buona per quelle geometriche ma meno per la cromatica laterale, che aumenta un pochino, e per la luce diffusa che diviene evidente portando la Luna al bordo del campo. Però osservandola lungo il terminatore col newton a f/5 si nota che l’immagine, da perfetta solo in una zona limitata attorno al centro del campo senza Barlow, diventa molto buona fino a circa 2/3 della distanza tra centro e bordo con la Barlow, e il field stop in corrispondenza della focale maggiore diviene finalmente nitido e definito.

Anche il Tecnosky funziona egregiamente con questa Barlow (avvitandola al barilotto come si fa col Baader) ma la luce diffusa aumenta molto e così pure l’effetto di parallasse; si ottengono prestazioni nettamente migliori con una buona Barlow ordinaria, possibilmente non troppo forte: ad esempio con la Tele Vue giapponese 1.8x, si ottiene un’immagine lunare bellissima, corretta su quasi tutto il campo – eccetto che per la distorsione – con un contrasto paragonabile a quello dato dallo stesso oculare senza aggiuntivi ottici, con poca luce diffusa e solo un modesto effetto di parallasse.

 

CONCLUSIONI

La prova comparativa ha decretato una sostanziale parità tra i due oculari testati. La lievissima superiorità del Baader, in termini di incisione dell’immagine, rispetto al Tecnosky si è rivelata davvero molto sottile e praticamente ininfluente in quasi tutte le osservazioni. Occorre tenere presente che gli zoom, benché ormai si possano considerare qualitativamente paragonabili agli altri oculari a focale fissa e di schema similare, non sono certo destinati ai puristi dell’immagine, i quali continueranno a preferire oculari più semplici. Negli altri casi uno zoom può essere una scelta alternativa a più oculari singoli, pur non potendosi sostituire, soprattutto nelle lunghe focali, ai grandangolari.

In definitiva chi è interessato a usare lo zoom sia per le osservazioni astronomiche che per quelle terrestri dovrebbe a mio avviso considerare il Tecnosky per l’ottima correzione complessiva e l’ortoscopicità, chi prevede un impiego esclusivamente astronomico potrebbe invece preferire il Baader.

Il prezzo di listino (ottobre 2014) è di 170 euro per il Tecnosky e 225 euro per il Baader.

 

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