Oculari zoom Tecnosky

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di Raffaello Braga

PREMESSA

Tra gli astrofili gli oculari zoom godono da sempre di una cattiva fama: la pretesa di riunire in solo oculare un numero indeterminato di oculari a focale fissa comporterebbe tali e tanti compromessi progettuali da determinare un apprezzabile degradazione di prestazioni rispetto agli oculari normali e da rendere gli zoom buoni al più per le osservazioni con i cannocchiali terrestri. In questo c’è (o, meglio, c’era) del vero, come vedremo, ma non più di tanto, al punto che secondo me un buon oculare zoom può entrare oggi a pieno diritto nella valigia portaccessori dell’astrofilo.

 

CARATTERISTICHE

Tra i vari zoom in commercio (ce n’è uno quasi per ogni marca, la maggior parte fabbricata in Estremo Oriente) ho esaminato quelli importati da Tecnosky di Felizzano (AL) e reclamizzati come adatti anche alle osservazioni in alta risoluzione. Si tratta di uno zoom 7.2 – 21.5 mm (nel seguito zoom A) e di un 9 – 27 mm (nel seguito zoom B). Il primo lo ritroviamo anche con altri marchi (TS, Lunt, ecc.). Entrambi gli oculari appaiono meccanicamente ben realizzati e soprattutto di dimensioni e peso contenuti e quindi il loro utilizzo non pone problemi di bilanciamento. Il diametro del barilotto inferiore è quello solito di 31.8 mm ma solo nello zoom A è filettato per accogliere filtri colorati o di altro tipo, per lo zoom B è necessario fare uso di una prolunga filettata. L’escursione del fuoco richiesta dagli zoom Tecnosky è del tutto simile a quella di altri oculari a schema complesso. Il barilotto possiede un paraluce estraibile, molto comodo per proteggersi dalle luci parassite e per posizionare l’occhio alla giusta distanza dalla lente superiore. L’estrazione pupillare, benché superiore a quella degli ortoscopici e dei Plössl di corta focale, non è però sufficiente a poter apprezzare tutto il campo visivo indossando gli occhiali quando si utilizzano le focali più corte, che corrispondono al campo apparente maggiore, mentre invece non sussistono problemi per le focali medie e lunghe.

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La focale dichiarata varia con continuità da 7.2 a 21.5 mm nello zoom A e da 9 a 27 mm nello zoom B, ruotando una ghiera di facile presa (dopo aver ben fermato l’oculare nel portaoculari). Esistono naturalmente dei riferimenti intermedi: 10 e 13.5 mm nello zoom A, 13.2 e 17.7 mm nello zoom B. Entrambi gli intervalli di focali risultano ben fruibili con la maggior parte dei telescopi in commercio, e per alcuni risultano sufficienti a sfruttare completamente le possibilità del telescopio. Per strumenti a focale molto corta, come i piccoli rifrattori apocromatici, è opportuno invece associare all’oculare una buona lente di Barlow per ampliare verso l’alto le possibilità di ingrandimento.

Per lo zoom A il campo apparente dichiarato va da 55° alla focale minore, cioé un campo appena superiore a quello di un Plössl ordinario, a 40° alla focale massima, un valore vicino anche se inferiore a quello di un ortoscopico. Il campo effettivo mi è parso leggermente minore di quello dichiarato ma comunque di poco. Il bordo rimane quasi perfettamente nitido lungo tutto l’intervallo di focali, una caratteristica molto apprezzabile, mentre invece variando l’ingrandimento è necessario di ritoccare leggermente la fuocheggiatura. Per lo zoom B il campo corrispondente alla focale minore è invece di 60°.

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PROVA SUL CIELO

Veniamo ora alle prestazioni, valutate con un rifrattore apocromatico ED a f/9 e un Maksutov a f/15.zoom 4

Zoom A: la correzione delle aberrazioni geometriche e cromatiche è risultata pressoché completa lungo tutto l’intervallo delle focali dal centro al bordo del campo visivo: le immagini stellari, lunari e planetarie restavano cioé assolutamente inalterate fino a ridosso del field stop, una caratteristica davvero rimarchevole considerando che pochissimi oculari a focale fissa possono vantare una correzione paragonabile. Unica aberrazione residua una leggerissima distorsione a cuscinetto al bordo. Ho notato anche un po’ di luce diffusa e un’immagine fantasma al centro portando il bordo della Luna piena appena fuori dal campo, una caratteristica comune a quasi tutti gli oculari complessi.

Un progetto molto buono, dunque, e magari un tantino conservativo nel senso che il progettista avrebbe forse potuto allargare un po’ di più il campo apparente anche se a prezzo di qualche aberrazione al bordo, che del resto viene tollerata in quasi tutti gli oculari di uso più comune.

Zoom B: nel complesso le prestazioni sono risultate paragonabili a quelle dello zoom A, ma il campo apparente leggermente più ampio si paga con un leggero astigmatismo e una leggera aberrazione cromatica al bordo in corrispondenza della massima estensione del campo, aberrazioni che risultano meno presenti alla focale massima e comunque non superiori a quelle di un Super Plössl . Ottimi nitidezza e contrasto come nello zoom A.

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Osservando Giove col Maksutov e lo zoom A ho potuto apprezzare un’immagine molto contrastata e dettagliata, con colori saturi e un bordo planetario molto netto da cui, la mattina del 6 luglio 2010 alle 02:51 UT, spuntava il satellite Europa come una protuberanza luminosa nettamente distinta dal pianeta maggiore. L’immagine non aveva nulla da invidiare a quella fornita da un ottimo Plössl usato per confronto. Una differenza, molto lieve ma percepibile, l’ho invece notata confontando lo zoom, a parità di ingrandimento, con un ortoscopico Kasai da 12.5 mm: pur non mostrando altri dettagli oltre a quelli già visibili nello zoom, nell’ortoscopico l’immagine era leggermente più definita e anche un po’ più luminosa, il che non deve stupire considerando il minor numero di lenti e di superfici aria-vetro del vecchio ma sempre valido progetto Abbe. Dubito, tuttavia, che tale differenza potesse essere notata da un osservatore planetario soltanto occasionale. Nonostante ciò lo zoom si faceva apprezzare per il suo utilizzo più flessibile, permettendo di adattare velocemente l’ingrandimento alle condizioni di osservazione, alla luminosità del pianeta e al contrasto dei dettagli superficiali.

Stesso discorso si può fare anche per lo zoom B, che ho apprezzato soprattutto nell’osservazione del Sole col 100ED a causa del seeing diurno continuamente mutevole che costringeva a ritoccare spesso l’ingrandimento. Nei momenti di calma l’oculare permetteva di zoomare rapidamente sui gruppi di macchie più interessanti per apprezzarne i dettagli.

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Il 22 giugno 2012 ho paragonato la visibilità dei satelliti di Saturno, in particolare di Enceladus, tra questo oculare e la mia batteria di ortoscopici giapponesi, per valutare l’effetto della luce diffusa attorno al pianeta. Lo zoom B mostrava agevolmente Tethys (mag. 10.6) e Rhea (mag. 10.1) mentre con molta fatica ho visto Enceladus (mag. 12.1) che risultava meglio percepibile, anche se solo a tratti, negli ortoscopici. Buonissima però la nitidezza del pianeta e in definitiva ampiamente tollerabile la luce diffusa.

Nell’osservazione della Luna ho notato come le buone prestazioni in termini di nitidezza e abbattimento dei riflessi fossero in parte da imputare al pesante trattamento multistrato, oggi una caratteristica comune su gran parte degli oculari astronomici ma non priva di conseguenze: paragonando infatti i due zoom (ma anche alcuni oculari ED a focale fissa di ultima generazione) con dei Pl össl Clavé ho notato come nei primi la superficie lunare apparisse molto più gialla rispetto a quella mostrata dai Plössl, di tonalità più chiara e tendente al bianco.

Infine veramente ottime le prestazioni nell’osservazione del Sole in H-alfa con un Lunt 35, con immagini ben nitide e contrastate allo stesso livello di quelle fornite dalla mia serie di Baader Hyperion e persino migliori di quelle ottenibili con i Celestron X-Cel LX, non altrettanto incise. Immagino, ma non ne ho conferma, che queste differenze siano imputabili in parte al design e in parte ai trattamenti antiriflesso impiegati. Non è un caso che la Lunt Solar Systems abbia in catalogo proprio lo zoom A, sotto altro nome, come accessorio raccomandato per i propri strumenti.

 

USO CON LE BARLOW

Provando gli zoom A e B con diverse lenti di Barlow (Tele Vue 2x e 3x, Orion 2x Deluxe) ho notato l’assenza di aberrazioni grossolane, di vignettatura e di parallasse, anche utilizzando Barlow corte, una caratteristica davvero molto pregevole che estende ulteriormente le potenzialità di questo oculare: con una Barlow 3x, ad esempio, lo zoom A fornisce un intervallo di focali da circa 2.4 mm a 7.2 mm, che completa quello di progetto. L’amplificazione effettiva può essere però diversa da quella dichiarata sulla Barlow, ma questo è un problema che si evidenzia anche con gli oculari a focale fissa.

 

CONCLUSIONI

Entrambi gli oculari Zoom Tecnosky sono realizzati con cura e si difendono molto bene nelle osservazioni ad alta risoluzione, in cui rivaleggiano con i migliori Plössl . Gli oculari sono usciti a testa alta anche dal confronto con gli ortoscopici giapponesi, rispetto ai quali compensano il lieve deficit in nitidezza e luminosità con una maggiore flessibilità di utilizzo e una maggiore comodità d’uso anche alle focali corte.

Gli ingrandimenti che si ottengono da questi oculari soprattutto se impiegati con una buona lente di Barlow, consentono di sostituire un intero parco di oculari a focale fissa, eccezion fatta per quelli a grande campo o elevata estrazione pupillare. Si tratta perciò di compagni ideali per i telescopi trasportabili quando non si voglia viaggiare con troppi oculari al seguito.

Si ringrazia Tecnosky srl di Felizzano (AL) per aver messo a disposizione gli oculari testati.

(Raffaello Braga – ultimo aggiornamento ottobre 2012)

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