Oculari Pentax XL vs Vixen LVW

di Raffaello Braga (pubblicato su Coelum n. 35, novembre 2000 – www.coelum.com)

Da quando l’astronomia è diventata un hobby di massa vi è stato un proliferare smodato di  telescopi di tutti i tipi e dimensioni, per tutti i gusti e per tutte le tasche. Basta guardare le  inserzioni pubblicitarie per rendersi conto di come l’astronomia sia ormai un business commerciale attorno al quale si intrecciano grandi interessi economici e una concorrenza “spietata” tra i vari costruttori e importatori. Particolarmente intenso è lo sforzo dei fabbricanti per diversificare il più possibile le proposte commerciali e andare incontro ai gusti della clientela. Vent’anni fa, ad esempio, si iniziava a fare astronomia col rifrattore da 60 mm o col “114” e si passava poi ai rifrattori da 76-108 mm o ai Newton da 150-200, sostanzialmente a causa della limitatezza di proposte commerciali nel settore, soprattutto in Italia. Oggi le cose sono molto cambiate, al punto che si possono acquistare telescopi persino al supermercato: solo tra Meade e Celestron, per citare i produttori più attivi, l’acquirente italiano può oggi scegliere tra più di cinquanta telescopi diversi… Gli accessori, e soprattutto gli oculari, hanno seguito lo stesso trend dei telescopi. Una volta esistevano solo gli Huygens, qualche Ramsden, i Kellner e, sopra tutti, gli ortoscopici. Gli astrofili più fortunati arrivavano a possedere i Plössl Clavé o i grandangolari come gli Erfle.

E oggi? Gli Huygens, i Ramsden e i Kellner finiscono di norma tra gli “oggetti inutili” (eppure sono stati usati per quasi due secoli dai più grandi osservatori di tutti i tempi e con risultati straordinari), i Clavé vengono considerati fossili da collezione e gli Erfle sono stati soppiantati da progetti molto più ambiziosi. Aprendo un catalogo di accessori, l’astrofilo viene letteralmente aggredito dalle sigle e dalle configurazioni ottiche più disparate: Kellner “migliorati” (MA, SMA, RKE), Super Plössl, Ultima, SWA, UWA, Nagler, Panoptic, Explorer, Ultrascopic, Abbe, XL, XP, LV e chi più ne ha più ne metta. Sia chiaro che alcuni di questi disegni riflettono effettivi progressi nella qualità dei materiali e nella progettazione, progressi che sarebbe sciocco ignorare. Posso garantire, per esperienza personale, che la visione del Velo del Cigno in un Tele Vue Nagler, la delicata trama di certi paesaggi lunari in uno Zeiss Abbe o i fini dettagli delle macchie solari in un Pentax XL sono realmente qualcosa di straordinario (col telescopio giusto, naturalmente). In molti altri casi, invece, i nuovi disegni aggiungono poco o nulla a quanto gli oculari tradizionali sono in grado di fare, soprattutto nell’osservazione ad alta risoluzione, e servono solo a rimpolpare i cataloghi. Nonostante questo la ricerca di oculari sempre più perfetti e costosi sta diventando un’autentica mania tra gli astrofili e i costruttori hanno pensato bene di approfittarne sfornando progetti che, almeno sulla carta, promettono meraviglie.

Ho dunque provato qualcuno di questi “mostri” di alte prestazioni mettendo a confronto i Pentax XL e i Vixen LVW. Ho scelto alcune focali che ritengo essere le più rappresentative, e che purtroppo è stato difficile far coincidere. I risultati ottenuti sono comunque indicativi delle differenze esistenti tra le due serie.

I Pentax XL sono giunti sul mercato italiano più di due anni fa assieme ai rifrattori apocromatici della stessa casa, mentre i Vixen LVW sono un’acquisizione più recente, probabilmente sviluppata dalla Vixen come risposta commerciale ai Pentax. Entrambi gli schemi hanno da 5 a 8 lenti, multitrattate su tutte le superfici, e un’estrazione pupillare minima di 20 mm. Il campo apparente è per tutti di 65°, eccetto per l’XL 28 che ha un campo di soli 55°, appena superiore a quello di un Plössl. Nei Pentax la parte superiore del barilotto si può avvitare o svitare in modo che la distanza tra l’occhio (o gli occhiali) dell’osservatore e la lente più esterna risulti ottimale per una visione confortevole. Nei Vixen questo non è possibile, ma la grande estrazione pupillare fa sì che questa possibilità di regolazione non sia strettamente necessaria. Il barilotto degli oculari esaminati è da 31,8 mm, è filettato internamente per accogliere i filtri standard e possiede una scanalatura per evitare cadute accidentali dal tubo fuocheggiatore.

La Pentax ha sviluppato gli XL per i propri rifrattori a campo piano (gli apo Pentax di corta focale incorporano infatti un correttore di campo) ed è con uno di questi strumenti (il 75 SDHF) che li ho provati. La resa dei Vixen con lo stesso telescopio ha dimostrato – ma si sapeva che sarebbe stato così – che anche questi sono stati concepiti per lo stesso scopo. Questo non vuol dire che non si possano usare con telescopi a campo curvo (Cassegrain, Maksutov-Cassegrain, ecc.) ma semplicemente che con questi strumenti la correzione delle aberrazioni extrassiali potrebbe non risultare altrettanto soddisfacente.

Stranamente, per poter utilizzare i Pentax XL sui rifrattori della stessa casa occorre un diagonale dedicato (DP-317) o – per la visione diretta – dei raccordi appositi. Nessun problema, invece, per l’uso coi telescopi di altre marche, sia americane che giapponesi. Il test è stato effettuato sulla falsariga di quanto ho scritto in appendice al mio articolo sugli oculari (vedi Coelum n. 31) e i risultati sono esposti in tabella. Dato che questa mi pare abbastanza autoesplicativa, mi limiterò a qualche breve commento.

Il primo riguarda l’effetto di parallasse, cioè la sparizione repentina dell’immagine nel momento in cui si sposta l’occhio dall’asse ottico dell’oculare. È una caratteristica comune agli oculari di grande estrazione pupillare e per qualche osservatore potrebbe risultare fastidiosa. Prima dell’acquisto (visti i costi di questi accessori) è quindi opportuno tenerne conto.

La seconda cosa che vorrei portare all’attenzione del lettore riguarda il test sulla presenza delle immagini fantasma, condotto osservando la Luna piena in una serata limpidissima. Nessuno degli oculari esaminati ha passato indenne il test, e ciò vuol dire che nonostante i progressi compiuti dall’industria ottica negli ultimi dieci anni, la costruzione di oculari complessi esenti da riflessi è tutt’altro che banale e rappresenta ancora oggi una sfida per le case costruttrici. In quasi tutti gli oculari era inoltre presente un po’ di aberrazione cromatica, confinata al bordo del campo e assolutamente non fastidiosa.

Infine, un test su Luna, Giove e Saturno (non riportato in tabella) ha dimostrato che gli oculari provati sono in grado, nonostante l’elevato numero di lenti, di fornire ottime immagini della Luna e dei pianeti, incise e dettagliate, pur non aggiungendo nulla a quanto si può osservare nei migliori, e assai meno costosi, ortoscopici (per il confronto ho usato gli Unitron). Nel caso dell’osservazione lunare e del cielo profondo, il discorso cambia un po’ perché qui entrano in gioco il grande campo apparente, l’estrema correzione ai bordi, la panoramicità dell’immagine e l’estrazione pupillare, quindi l’uso di questi oculari produce una visione senz’altro più gradevole di quella che si ottiene con campi apparenti più piccoli e oculari meno pregiati. Ad esempio, ho provato i Pentax XL con un rifrattore apocromatico Astro-Physics da 155 mm nell’osservazione del Sole e degli ammassi globulari, riscontrando sempre prestazioni straordinariamente buone, entusiasmanti, con immagini nitide e fruibili praticamente fino al bordo del campo.

Ottimi oculari, in definitiva, panoramici e ben corretti (avrei qualche riserva solo nei confronti del Pentax XL 7 a causa della luce diffusa) e senz’altro tra i migliori pezzi d’ottica oggi a disposizione dei dilettanti. I prezzi, purtroppo, sono molto elevati, tutti oltre il mezzo milione di lire. Per alcuni Vixen si arriva a più di 700.000 lire, quanto un piccolo telescopio completo. Sono quindi accessori destinati innanzitutto a chi dispone di strumenti di prestazioni elevate, da valorizzare adeguatamente. Secondo me, però, anche per chi possiede telescopi di uso più comune e con un campo abbastanza corretto (penso soprattutto agli Schmidt-Cassegrain) può valere la pena di averne almeno uno nella cassetta degli “attrezzi”.

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