Vixen Sphinx SXP: impressioni d’uso

di Luca Billeri

Ho da poco tra le mani questa discussa montatura nella sua nuova e lussuosa versione: la Professional. I dati di targa, tratti dal catalogo Vixen 2013, sono i seguenti:

caratteristiche

Interessante il confronto con la “rivale” CGEM: peso della testa equatoriale di 11 kg contro i 20 della CGEM e capacità di carico fotografico di 16 kg contro 18.

 

PREMESSA

Non sono un operatore commerciale, non sono un tecnico di laboratorio, sono un astrofilo con media competenza, fotografo deep principiante, osservatore di lunga data. Il mio primo telescopio è stato il Vixen 102M su montatura Vixen GP di cui ne sono sempre stato soddisfatto e che mi ha fatto innamorare del marchio. Successivamente ho sostituito la GP con la Celestron CGEM dopo l’acquisto del C9¼, e devo dire, che ad eccezione del peso della montatura, sono pienamente soddisfatto della CGEM sotto ogni aspetto. Adesso, per la realizzazione di una postazione fissa presso l’associazione Astronomical Centre in cui utilizzerò la CGEM, mi sono dotato della nuova Sphinx SXP per il setup leggero da balcone ed itinerante.

Foto

 

PRIME IMPRESSIONI

L’imballo della Vixen Sphinx SXP è più compatto della Celestron ma al suo interno non manca nulla, ci sono anche i contrappesi che nella CGEM sono invece alloggiati insieme al treppiede.

Dopo averla montata, messe di fianco l’una all’altra la differenza di dimensioni è notevole: il cavalletto della Vixen è più basso di 10 cm (entrambi alla minima estensione) e, insieme alla testa più compatta, la slitta porta telescopio risulta essere più bassa di 15 cm circa rispetto alla CGEM. Non è né un pregio né un difetto, ma una caratteristica. Ad esempio con un newton risulta più comodo, con un rifrattore lungo più scomodo. Personalmente preferisco la compattezza di questa soluzione perché vorrò usarla anche dal balcone di casa dove lo spazio è veramente misero e con la CGEM per passare da una parte all’altra devo fare il contorsionista passando sotto il cavalletto…

Altra differenza immediata è il peso generale dell’insieme: CGEM con treppiede pesa 40 kg circa ed ingombra di più, la Sphinx arriva a malapena a 15 kg per cui per spostare l’intero setup non occorrono sforzi eccessivi (quando dopo una serata osservativa bisogna riporre il tutto e portarlo alla macchina, la schiena ringrazierà!). Certo che la compattezza della Vixen fa venire qualche dubbio sulla sua capacità di sostenere adeguatamente i tubi oltre 20 cm, ma ho letto in giro per la rete che c’è chi ci monta sopra addirittura un C11 per visuale ed effettivamente il peso è compatibile con la capacità di carico dichiarata dalla casa: vedremo.

Rispetto alla CGEM si nota una maggiore fluidità nei movimenti. Con le frizioni allentate i movimenti su entrambi gli assi sono veramente fluidi e morbidi, molto di più rispetto a quelli della Celestron, specialmente il movimento in declinazione. C’è da dire che, e vado a ricordo, che anche i movimenti della mia vecchia EQ6 erano più fluidi della CGEM, ma non quanto quelli della Sphinx.

Il serraggio delle frizioni è morbido e graduale, sulla CGEM invece è più duro e per fissare gli assi occorre fare un maggiore sforzo. Questo si paga quando bisogna allentare le frizioni poiché nella CGEM bisogna vincere il meccanismo con uno sforzo maggiore e si passa da totalmente frenato a libero, mentre quello della Sphinx è molto più graduale e richiede meno forzo.

Concludendo, così a prima vista, la qualità percepita è notevolmente migliore nella Sphinx che nella CGEM, ma a primo impatto sembrano due montature che si posizionano su due fasce di carico diverse: la Celestron quella dei 20 kg e la Vixen quella dei 10 kg.

 

PROVA SU CAMPO

Setup per visuale

C9¼ con diagonale da 2” e torretta binoculare Baader MaxBright con due oculari Vixen LVW

Setup fotografico:

C9¼ a f/5.6, Canon EOS 350D con in parallelo il cercatore guida Tecnosky da 60 mm

Bilanciamento

I contrappesi richiesti per bilanciare sono minori nella Sphinx. Per bilanciare il C9¼ sulla Sphinx sono necessari 5,5 kg a 36 cm, mentre sulla CGEM servono 8 kg a 42 cm dal fulcro.

Perché? Ci sono due motivi e dipendono dalla particolare disposizione dei motori della Vixen. Infatti questi sono tutti dalla stessa parte rispetto all’asse di declinazione e fungono anch’essi da contrappeso. Inoltre, così facendo, la distanza dall’intersezione degli assi alla piastra porta telescopio sulla Sphinx è di 12 cm, sulla CGEM è di 19 cm. Questo vuol dire che a parità di peso, la leva che si ha sulla CGEM è maggiore ed è quindi necessaria una maggiore leva esercitata dall’asta contrappesi per bilanciare il tubo ottico. Questo si può ottenere allontanando i pesi verso la fine dell’asta, se possibile, oppure aumentando il carico. Tutto questo si traduce in una maggiore inerzia in ascensione retta da cui maggiore probabilità di oscillazioni. Un plauso quindi alla soluzione Vixen che ha così ottimizzato il peso generale del setup e ridotto le inerzie, non a discapito della capacità di carico. Infine il bilanciamento risulta più facile, e quindi più preciso, nella Sphinx in quanto la fluidità degli assi è maggiore, specialmente per l’asse di declinazione.

Solidità e capacità di carico

La stabilità di entrambe le montature con C9¼ è ottima, lo smorzamento delle vibrazioni è paragonabile in entrambe le montature, con un leggerissimo vantaggio della CGEM che sembra smorzare un bel colpetto sulla culatta in 2 o 3 oscillazioni meno rispetto alla Vixen. Non so se attribuire la “colpa” al treppiede o alla testa equatoriale, fatto sta che aumentando l’estensione delle gambe le oscillazioni aumentano maggiormente sulla Sphinx che sulla CGEM. Direi che il treppiedi HAL-130 è un buonissimo prodotto, leggero e poco ingombrante, adatto all’astrofilo itinerante, ma non è granitico come il cavalletto della CGEM che è sicuramente più massiccio, oltre che più alto e quindi più comodo con uno SC.

Con il setup fotografico del test invece non ci sono assolutamente problemi, entrambe le montature non fanno una piega e risultano sovradimensionate per lo scopo.

Precisione di puntamento ed inseguimento

Talvolta uso il telescopio da un balcone che si affaccia a sud ed ho una visione molto limitata del cielo in quanto lo zenit mi è precluso dal balcone del piano superiore e le luci cittadine riescono a far scomparire anche le stelle più luminose. L’allineamento con la CGEM è sempre stato abbastanza difficoltoso: allineamento grossolano della montatura a nord (il muro di casa non è parallelo alla direzione est-ovest per cui devo inclinarlo un poco, a occhio, rispetto alla perpendicolare) e per l’altezza mi fido della scala graduata della montatura. Eseguendo l’allineamento devo scorrere l’elenco delle stelle proposte fino a trovare quelle poche visibili e poi allineo. Fatto l’allineamento a tre stelle la precisione del GoTo non è perfetta, e puntando un pianeta lo posso ritrovare tramite il cercatore ben allineato, ma puntando un oggetto debole che a occhio nudo non si vede, diventa una operazione molto complessa se non viene centrato nell’oculare, e talvolta questo non accade.

Con la Sphinx, puntando la montatura a occhio come per la CGEM, dopo 2 stelle di allineamento la precisione è già molto buona, dopo la terza l’oggetto è centrato nell’oculare ed devo solo confermare la corretta posizione, dopo di che tutti gli oggetti vengono centrati perfettamente.

Invece, con entrambe le montature, una volta effettuato un allineamento preciso alla polare, con la CGEM con l’allineamento assistito, con la Sphinx con cannocchiale polare, la precisione di puntamento del GoTo risulta ottima, direi però a favore della Sphinx, specie quando si puntano oggetti da Est a Ovest e viceversa, dove la CGEM ha mostrato maggiori imprecisioni e con un oculare a media focale (17 mm) non sempre l’oggetto è risultato inquadrato. Cambiando l’oculare con uno a focale maggiore (22 mm o 42 mm) l’oggetto era inquadrato al bordo. Cosa che non è accaduta con la Sphinx che non ha mai sbagliato un colpo: oggetti sempre al centro o quasi di un oculare a media focale.

Non so se imputare questo vantaggio della Sphinx alla precisione meccanica della montatura o ad un migliore software di puntamento, ma propendo per la prima ipotesi. La Sphinx, come tutte le produzioni Vixen, è interamente costruita ed assemblata in Giappone e tarata in fabbrica prima dell’imballaggio, il che si riflette sulla precisione complessiva di questo supporto. La Celestron invece è fabbricata in Cina ed è probabilmente soggetto a maggiori variazioni qualitative da un esemplare all’altro.

Per quanto riguarda l’inseguimento senza autoguida per uso fotografico riporto questi scatti di 5 minuti effettuati col C9¼ ridotto a f/5.6 tramite AlanGee Mark II, senza correzione PEC.

M57 60secondi 800iso

M57. 60 secondi a 800 ISO

La foto è stata effettuata con la montatura non perfettamente allineata al polo, infatti è presente una rotazione di campo evidente sui bordi, con l’allineamento della montatura fatta con 6 stelle di riferimento. Nonostante il pessimo allineamento al polo la montatura ha seguito l’oggetto puntato.

La prova con autoguida è stata superata con successo al primo tentativo, ho usato PHD guiding con la QHY5 guidando con ST4. Montatura riconosciuta subito, calibrazione terminata con successo al primo tentativo. Bellissimo vedere i pulsanti direzionali dello starbook illuminarsi agli impulsi dell’autoguida, capendo così le correzioni apportate e costatando la presenza del segnale dalla camera!

Come telescopio guida è stato usato il cercatore/guida Tecnosky da 60mm, una focale non proprio adatta per guidare 1440mm, ma mi accontento ugualmente…

M13. 120 secondi a 400 ISO

M13. 120 secondi a 400 ISO

 

STARBOOK TEN

Abituato con il NexStar+ Celestron ed insospettito da tutti i commenti negativi sulla versione precedente dello Starbook (quello blu) avevo timori di rimanere deluso, invece ho constatato che è di una semplicità d’uso disarmante! Accendi, imposti per la prima volta i settaggi preferiti, inserisci fino a 10 località con coordinate e nome del luogo, facilissime da richiamare all’avvio evitando quindi di immettere latitudine e longitudine ogni volta che si cambia sito osservativo, ed hai finito di fare tutto, o quasi.

starbook

La filosofia a cui Celestron o Skywatcher ci hanno abituato è diversa: all’avvio, dopo aver impostato ora, data e luogo, ti chiede che tipo di allineamento vuoi fare, ti suggerisce le stelle più opportune e ti guida nell’allineamento. Per un principiante, ma anche per chi non si ricorda il nome di tutte le stelle, a volte per individuare le stelle suggerite nella volta celeste è necessario ricorrere ad un atlante. Io personalmente ho una applicazione sul telefono e quando faccio l’allineamento ricorro a quello per sapere quale stella mi sta suggerendo. Con lo Starbook Ten questo problema è superato.

Una volta acceso e scelto il luogo preimpostato dalla lista (ora e data se li ricorda) appare la mappa stellare. Non ci chiede di fare nessun allineamento ed è l’utente che decide se necessario farlo o no. Si sceglie una stella dalla mappa (navigare nella volta celeste è semplice e veloce), si clicca enter e parte il GoTo. La stella non sarà centrata nell’oculare per cui si muove il telescopio fino a puntarla e si preme “align”. Fine. Si può ripetere questa cosa fino a 20 punti di allineamento, ma già con 3 punti con distanza maggiore di 10° tra loro la precisione è notevole, sufficiente per centrare tutti gli oggetti in un oculare a lunga focale.

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Altra comodità sul puntamento è la seguente: puntando un oggetto col GoTo, se questo non è nel campo inquadrato di solito non si ha idea di dove spostarsi per centrarlo. Con lo Starbook invece si perché la mappa stellare, opportunamente ingrandita, mostra la porzione di cielo intorno all’oggetto per cui siamo sicuri in quale direzione spostarsi, una volta capito dove realmente sta puntando confrontando la vista all’oculare con la mappa. Bella comodità! Che però risulta inutile dopo l’allineamento con almeno 3 stelle, perché l’oggetto cercato viene centrato senza problemi.

Ci sono due modalità per consultare la mappa: Scope mode e Chart mode. Principalmente differiscono in questo: in Chart mode navigando sulla mappa si sposta simultaneamente il telescopio comandando la montatura, in Scope mode invece per far muovere la montatura, una volta spostato il cursore sulla mappa si preme Enter per iniziare il GoTo.

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Per il resto il funzionamento delle pulsantiere è il medesimo: 9 tasti tra cui Menù, Clear, M per Messier, Stars per i nomi delle stelle ecc.  analogamente alla piattaforma NexStar,  per cui è altrettanto intuitiva. L’add-on dello Starbook Ten fornisce un’anteprima fotografica dell’oggetto scelto, con tutte le caratteristiche quali magnitudine, coordinate ecc.

Poi ci sono una tante altre funzioni, ma conoscere queste è già sufficiente per apprezzare la validità del prodotto. Sono molto soddisfatto, nessun trauma passando dal NexStar a Starbook, anzi solo migliorie!

Ultima nota sullo Starbook Ten: esiste una espansione hardware che permette di aggiungere la possibilità di usarlo come autoguida integrata, visualizzando sul display la stella guida e comandando la reflex, oppure di usarlo come registratore di filmati per oggetti planetari, filmati che vengono salvati su una Secure Digital Card pronti per essere rielaborati successivamente sul computer coi programmi appositi.

STAR BOOK TEN Specifications

CPU 32bit RISC Processor 324MHz SH7764
Display 5” TFT color LCD WVGA (800×480 pixels), with backlighting
Electricity Terminal DC12V EIAJ RC5320A Class4
Autoguider Port 6 pole 6 wired modular jack (for external unit)
LAN Port 10Base-T
Mount Connector Port D-SUB 9 Pin male plug
Extension Slot For an optional Extension unit  (Autoguider)
R.A & DEC Display R.A.: 1sec. increment, DEC: 0.1 minute increment
Power Source DC12V (Power is supplied from the mount side)
Poser Consumption About 0.25W (Stand alone unit)
Dimensions 169mm x 154mm x 30mm
Weight 14.11 oz (400g) excluding the cable and optional extension unit
Celestial Object Database 272,342 (SAO:248997, NC Objects: 784; IC Objects: 5386; Messier Objects:109*; 7 Planets; 1 quasi-planet, the Moon and the Sun) *M40 is a missing number. M91 and M102 are also listed as NGC4548 and NG5866 in the database
Menus and Major Functions Automatic GoTo Slewing; Sidereal tracking and different tracking rates for the Sun , Moon, planets, comets, and artificial satellites; Backlash compensation; VPEC; Permanent PEC; Autoguider application; Night Vision Screen; Bilingual interaction; Brightness control, Hibernate control; Built in Speaker; LAN connection updating
RA Coordinate Display STAR BOOK Full Color LCD screen ; 0.1 min increments
DEC Coordinate Display STAR BOOK Full Color LCD screen ; 1.0 are min. sec increments

Se ci si vuole svincolare totalmente dall’uso del PC, di ulteriori alimentatori e si vuole una soluzione compatta che faccia tutto e non si ha già un portatile ci si può fare un pensiero, ma se si ha già un notebook o un netbook allora l’esborso non credo sia giustificato.

 

CONCLUSIONI

In definitiva posso ritenere la Sphinx SXP un prodotto ottimo sotto tutti i punti di vista: qualità meccanica, qualità software, semplicità, leggerezza, capacità di carico, linea (anche l’occhio vuole la sua parte), al pari della CGEM a parte la pesantezza di quest’ultima (volendola confrontare con la EQ6 ci sarebbe da ridire anche sull’estetica di quest’ultima).

Dal confronto, secondo la mia opinione, le due montature ne escono alla pari: la Sphinx offre maggior leggerezza e precisione, la CGEM costa la metà ma i carichi che possono gestire sono paragonabili (un pizzico di più la CGEM, ma nell’ordine di 2 kg al massimo, che in fotografia però possono fare la differenza, complice però un treppiede più robusto; si può caricare di più optando per la versione DX).

A chi la consiglio: agli amanti del marchio Vixen, a coloro che vogliono fare un upgrade della montatura da GP-DX o EQ-5/GT. A coloro che soffrono di mal di schiena nel trasportare una CGEM o EQ6 ma non vogliono rinunciare alla capacità di carico che queste offrono, a coloro che sono soddisfatti del loro strumento e non intendono cambiarlo con uno più grande (io non la userei con un C11, inutile avere una montatura leggera per usarla con un telescopio molto pesante anche in visuale)

A chi la sconsiglio: a chi vuole usarla una postazione fissa (inutile lo Starbook Ten a questo punto, si va col PC), a chi pensa di aumentare nel tempo le dimensioni del proprio telescopio, a chi cambia spesso setup colto da attacchi di strumentite (questo è un investimento da lungo periodo), a chi aborrisce un planetario di concetto, a chi ritiene che si debba pagare un tot al kg di carico (in questo caso la Sphinx è estremamente sconveniente!!)

Spero con questa mia esperienza di rendere la Sphinx e il nuovo Starbook Ten oggetti meno oscuri, di essere stato sufficientemente obiettivo nelle valutazioni, e di aver reso una testimonianza utile a chi può essere interessato. Nell’associazione di cui faccio parte anche un altro astrofilo ha una Sphinx SXD2 con Starbook Ten. In futuro vorrei riportare anche le sue considerazioni, migliorando quelle che sono le mie sensazioni e facendo ulteriori confronti e prove, in modo da arricchire questa prova rendendola più “professionale” ed utile possibile.

Luca Billeri – Ottobre 2013

Link recensione su Sky@Night http://www.vixenoptics.co.uk/PDFs/Product%20Reviews/SXP%20Review%20Sky%20at%20Night.pdf

 

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