Ritorno alle origini: montatura Vixen GPD2

di Raffaello Braga

(Nota: dalla pubblicazione di questo articolo -2014 – sono ritornato un’altra volta a un sistema Go-To. Sfortunatamente chi desidera un supporto equatoriale con una certa capacità di carico, oggi non trova altro che montature dotate di puntamento automatico, a meno di non farne realizzare o modificare appositamente una.)

Dopo più di due anni di utilizzo ho ceduto a malincuore la mia Celestron CGEM, montatura che mi ha dato grandi soddisfazioni, ma non ne potevo proprio più di dipendere dall’elettronica per osservare il cielo: è una gran comodità ma finisce per renderti schiavo. Ho quindi deciso di tornare a usare una montatura con le sole funzionalità di base, quelle del resto con cui ho fatto astronomia per quasi quarant’anni, tanto più che osservando prevalentemente Sole e pianeti alla fin fine del GoTo non ho strettamente bisogno. L’unica cosa che mi serve veramente è l’inseguimento siderale, i moti micrometrici manuali per quelle volte in cui non mi interessa disegnare o riprendere ciò che osservo, e i cerchi graduati per trovare Venere durante il giorno.

La decisione di cambiare è stata però difficile perché il mercato non offre molto da questo punto di vista: tutte le montature di alta gamma su cui avevo messo gli occhi e per le quali sarei anche stato disposto a spendere una certa somma sono ormai indissolubilmente legate ai GoTo e mancano perciò di moti micrometrici manuali e/o dei cerchi graduati, ritenuti obsoleti. Inoltre ho dovuto scartare quelle di colore scuro che al Sole si scaldano troppo, ciò che provoca diversi inconvenienti. A parte le solite montature cinesi che vanno per la maggiore (ma non tutte consentono l’inseguimento manuale) non ho trovato molto tra cui scegliere e ho dovuto considerare una Vixen e la scelta è caduta sulla GPD2, che offre una capacità di carico un po’ superiore alla mia vecchia GP, sulla quale gli 8 Kg del mio Mewlon rappresentano un po’ il carico limite.

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Sulla carta la Vixen GPD2 eredita le caratteristiche della vecchia e rinomata GP-DX: corone e viti in bronzo lavorate ad alta precisione (Vixen dichiara un’accuratezza doppia rispetto alla GP2), assi in acciaio inossidabile, un carico nominale di 10 kg per uso fotografico, cannocchiale polare illuminato, cerchi graduati, ecc.

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La montatura è ben rifinita ma non quanto la vecchia GP-DX, che esteticamente era meglio curata.

Tuttavia, memore dei pareri negativi che si erano diffusi in passato su questa montatura (pare che Vixen abbia avuto qualche difficoltà a tener dietro alla rivoluzione cinese), mi sono messo a cercare in rete qualche notizia più recente imbattendomi in un paio di recensioni molto positive, una delle quali soltanto del giugno 2013, che mi hanno indotto a fare il passo, peraltro economicamente molto meno pesante di quello che avevo messo in preventivo.

Dopo circa un anno di utilizzo posso dire che mi è andata quasi bene e di essere abbastanza soddisfatto dell’acquisto. Il quasi e l’abbastanza sono dovuti ai quei piccoli dettagli sui quali le vecchie montature Vixen di vent’anni fa erano un po’ più curate: ad esempio nella nuova GPD2 mancano i noni sui cerchi graduati (il catalogo dice che sono opzionali…)  anche se l’indice è sufficiente a trovare gli oggetti in un oculare a grande campo, e in generale si ha l’impressione di una minore rifinitura e precisione, esteticamente parlando, rispetto alla vecchia GP-DX. Nel mio esemplare era presente anche un gioco nella sede dell’albero della vite senza fine di declinazione: per fortuna uno dei pregi della GP, e delle sue discendenti e imitazioni, è quello che anche una persona con poca propensione ai lavori manuali come il sottoscritto può metterci mano per fare manutenzione se necessario (in rete si trovano anche parecchi tutorials) e così è stato facile eliminare l’inconveniente.

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Ho trovato invece molto regolari i movimenti degli assi (quello in declinazione un filo più duro ma ancora in misura accettabile), sufficientemente rifiniti i dettagli, trascurabile il backlash in Dec, un po’ meno quello in AR, che ho dovuto ridurre. Non praticando per ovvi motivi la fotografia a lunga posa, ho potuto fare a meno di preoccuparmi dell’errore periodico.

A differenza della sorella minore GP2, che viene fornita senza nessun accessorio (nemmeno un contrappeso!) la GPD2 oltre ai cerchi graduati monta di serie il cannocchiale polare (il cui illuminatore viene fornito smontato e se serve va posizionato sull’asse di AR), una livella a bolla e due contrappesi da 1.9 e 3.7 kg. Il treppiede va acquistato a parte.

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Come motorizzazione sto usando i miei vecchi MT-1 (ancora perfettamente funzionanti a quasi vent’anni dal loro acquisto) e la nuova pulsantiera DD-3, che sostituisce la vecchia DD-1. La pulsantiera viene fornita con un pacco batterie per otto batterie alcaline tipo D, altrimenti si può usare l’apposito (ma da acquistare a parte) alimentatore da rete o un qualunque altro alimentatore da 8 – 12 V e 1 A, tenendo presente che la pulsantiera richiede un connettore – positivo al centro rispetto alle vecchie pulsantiere – di un tipo poco comune e di difficile reperibilità. Anche l’alimentatore originale Vixen, infatti, è dotato di un adattatore intermedio, che fortunatamente si può trasferire anche su altri apparecchi (attualmente uso una powertank Celestron).

La pulsantiera DD-3. Funziona bene ed è ergonomica ma il salto da 2x al 32x, per effettuare gli spostamenti in AR e Dec, è un po' troppo ampio, un 16x come nella vecchia versione sarebbe stato preferibile.

La pulsantiera DD-3. Funziona bene ed è ergonomica ma il salto da 2x al 32x, per effettuare gli spostamenti in AR e Dec, è un po’ troppo ampio, un 16x come nella vecchia versione sarebbe stato preferibile.

Una volta installato il tubo del Takahashi Mewlon 210 sulla GPD2 (oltre 9 kg con diagonale, visore Baader Mark V e due zoom Vixen) i movimenti della montatura rimangono fluidi e regolari e l’inseguimento è perfetto, senza problemi di vibrazioni sia usando il motore che il movimento micrometrico manuale, soprattutto se si ha l’avvertenza di sbilanciare leggermente il telescopio verso ovest. Rispetto alla CGEM la GPD2 è ovviamente un po’ più sensibile al vento, quindi in serate ventose può essere difficile fare imaging in alta risoluzione, ma del resto in queste circostanze il seeing difficilmente è buono, quindi non è un handicap importante.

Buona montatura, quindi, di costruzione semplice ma robusta e dotata di moti fluidi e precisi. Peccato che la concorrenza delle montature cinesi con GoTo ne abbia limitato la diffusione, ma per gli astrofili all’antica come il sottoscritto credo si tratti di un buon investimento rispetto alle tante cineserie sul mercato.

 

R.B. (29/08/2014)

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