Meade Maksutov-Cassegrain 178

di Piergiovanni Salimbeni – (pubblicato sulla rivista LE STELLE Anno 2005 – gennaio 2005)

Un primo piano del Meade Maksutov Cassegrain 178

Lo scopo di questa recensione è di analizzare le prestazioni della configurazione ottica del Meade Maksutov-Cassegrain 178, di 178 mm di diametro prodotta dall’azienda americana Meade.

L’occasione è ghiotta per sollevare un problema che molti hanno affrontato durante la fase di reperimento di informazioni. Cercando notizie sullo strumento fra astrofili o nei gruppi di discussione presenti su internet si può verificare come oltre l’ottanta per cento di chi discute delle prestazioni di un telescopio non lo ha mai realmente posseduto o addirittura non lo hai mai utilizzato, neppure per qualche minuto. Mentre chi l’ha provato, di frequente tende ad essere prevenuto, non approfondendo personalmente dei fatti che gli paiono già inconfutabili perchè influenzati  dai giudizi di altre persone che  preannunciano, in meglio o in peggio, le reali prestazioni. Così nascono delle classiche “leggende metropolitane” che sono dure a morire.

Potrà sembrare strano ma ogni strumento è un caso a sé stante, e le impressioni che ne derivano dipendono direttamente, oltre che dall’esperienza dell’osservatore, anche dal campo d’utilizzo a lui più congeniale.
Per questo motivo, lo ribadisco,  è molto difficile, eccetto rari casi di indubbia qualità, trovare uno strumento in grado di  fornire le medesime prestazioni o di presentare le stesse identiche aberrazioni rispetto ad  un altro esemplare.

Questa sorta di, oserei dire,  “dipendenza psicologica” è ben evidente in molti astrofili che tendono ad osannare o a condannare un telescopio, esclusivamente in base a quanto appreso per “sentito dire”, rimanendo successivamente influenzati nel corso delle loro analisi.
Per questo motivo, chi scrive, essendo uomo  ed in primis appassionato, si è sforzato di cancellare totalmente il know-out raccolto nel corso degli anni  nei confronti di questo strumento, per valutarlo in modo il più possibile imparziale e obiettivo.

 

CONFIGURAZIONE OTTICA

Sin dalla sua prima uscita il Maksutov Meade fece parlare molto di sé. Giunto sul mercato durante il regno degli Schmidt Cassegrain, questo strumento pareva un compromesso fra questi ed i più costosi rifrattori semi apocromatici venduti dalla stessa casa. Molti astrofili, però,  non vedevano di buon occhio un sistema catadriottico così spinto, ben 2670 mm di focale, dotato di un campo ridotto, anche se la Meade lo garantiva come capace di prestazioni paragonabili a quelle di un rifrattore apocromatico dal diametro di poco inferiore.

L’ottica di questo strumento è formata da un menisco leggermente divergente, da uno specchio primario asferico con rapporto focale pari ad f/2.5 e da uno specchio secondario sferico ottenuto alluminando la parte interna del menisco correttore. Quest’ultimo specchio è in grado di moltiplicare la focale dello specchio primario di un fattore pari a sei raggiungendo cosi un rapporto focale spinto, pari ad F/15.

 

Il sistema LX 200GPS sul quale è montata l’ottica da 178mm di diametro

Lo specchio primario possiede un diametro di  218 mm: questo permette di evitare la vignettatura che si verifica altri Maksutov-Cassegrain che invece  possiedono un primario sottodimensionato che non è in grado di intercettare tutto il fascio ottico proveniente dal menisco.

Sono presenti, come visibili nello schema esposto qui di seguito,  anche  una serie di diaframmi interni al paraluce dello specchio primario in  grado di bloccare i raggi luminosi parassiti prima che possano raggiungere il fuoco primario. In questo modo è possibile ottenere immagini più contrastate ed un fondo cielo scuro, privo di fastidiosi riflessi.
L’ostruzione dello specchio secondario è pari a 0.28, ma il paraluce conico, avendo un diametro che ho misurato essere pari a 68 mm, porta il rapporto d’ostruzione a 0.38, un valore simile a quello di un comune Schimdt Cassegrain.

I trattamenti anti-riflesso sugli elementi ottici sono differenti: è presente un trattamento con MgF2 sulla lente corretrice, un trattamento “standard” di alluminatura sullo specchio primario, mentre sul secondario è disponibile come opzionale un trattamento più efficace che fa parte del sistema “Ultra High Trasmission Coating” e che dovrebbe fornire una maggiore riflessione e luminosità dell’intero sistema.

Il menisco è  decisamente spesso e composto di vetro BK7. La cella è dotata di un sistema di visti push and pull, ma la collimazione non è banale in quanto il secondario non è seaprato dal menisco. Per questo la Casa madre consiglia in caso di necessità di rinviarlo presso il loro laboratorio. Sconsiglio quindi l’astrofilo alle prime armi di procedere da solo alla collimazione, che necessità di una buona dose di pazienza e di esperienza rispetto ai M-C con il secondario a sé stante.

Per l’intubazione è stato utilizzato il medesimo diametro del cugino Schmidt-Cassegrain da 203 mm, allungando unicamente il tubo in fase di lavorazione. Di fatto, quando montato sulla forcella, non è possibile metterlo in posizione verticale. si sarebbero forse potuti allungare i bracci della forcella ma a scapito della stabilità dell’insieme.

Inizio ora a rispondere per punti  ad una lunga serie di quesiti come già anticipato nella premessa.

 

STAR TEST

Il lavoro svolto dai progettisti americani è nel complesso ottimo. Lo star test ha evidenziato una buona correzione complessiva, è presente soltanto una leggera sottocorrezione visibile però solo agli alti ingrandimenti, mentre sotto i 250x la differenza fra la macchia del secondario in intra-focale e quella in extra-focale è impercettibile. Da questo punto di vista è stato il miglior star test che mi è capitato di effettuare su un telescopio di questo tipo, e anche il disco di airy si è mostrato facilmente  a medi ingrandimenti, disturbato unicamente dal tremolio della turbolenza. Pur avendo un rapporto di ostruzione quasi simile al telescopio preso come oggetto di confronto

 

 

Lo schema ottico: Cortesia MEADE

 

MIRROR SHIFT

Purtroppo la perizia profusa nella progettazione del sistema ottico è stata in parte vanificata dall’assemblaggio del sistema di messa  fuoco. Lo spostamento dello specchio  primario in fase di fuocheggiatura del modello da me testato è circa di 35 secondi d’arco, decisamente troppo anche per l’osservazione visuale.  Sono presenti quindi dei giochi notevoli. Fortunatamente la Meade, conscia di questo difetto, ha deciso di dotare il telescopio di un sistema di blocco dello specchio primario che avviene attraverso la rotazione di una manopola, coadiuvandolo con un sistema di fuocheggiatura elettrico.
Ho anche avuto modo di testarlo con un fuocheggiatore esterno della William Optics che ha fornito similmente al sistema elettrico ottime prestazioni. L’unico problema riscontrato, per essere pignoli, nasce a causa della vite che fissa la manopola del sistema di blocco che con l’utilizzo intenso tende a svitarsi, vanificando cosi la funzione di fissaggio. Per questo motivo è utile fornirsi di qualche brugola in pollici attraverso le quali sarà possibile anche il rifissaggio” mensile delle viti che fissano le due ventole al tubo ottico che potrebbero svitarsi per le micro-vibrazioni.

TURBOLENZA INTERNA

Come anticipato sono presenti due ventole in grado di agevolare l’ambientazione termica del tubo. Lo strumento è stato testato in varie serate durante i mesi di ottobre e di novembre, durante le quali ho portato all’esterno dell’abitazione il Meade insieme con un Celestron da 8”. Uscendo di tanto in tanto, ho notato, come, senza l’aiuto della ventola, il Maksutov-Cassegrain impiegasse ben più di tre ore a raggiungere l’equilibrio termico. Non oso pensare cosa potrebbe accadere nelle gelide serate invernali. Il divario rispetto al Celestron di 203mm, però, migliora sino a invertirsi nel Maksutov da 178 mm che, con le ventole attivate riesce ad essere utilizzabile in meno di una trentina di minuti, contro i 70-90 minuti dell’antagonista.

A prima vista questa sensibilità alla turbolenza interna mi ha meravigliato, in quanto l’intubazione mi è parsa di ottima qualità.  Osservando con più attenzione il tubo ottico  è stato possibile svelare l’arcano: è presente una  pesante flangia di metallo che ha la funzione di bilanciare il tubo nei sistemi a forcella. Questo anello di metallo è anche il diretto responsabile del notevole peso in proporzione alla dimensione degli obiettivi.
Bilancia alla mano, infatti, il tubo ottico pesa quasi 10 kg, se poi si calcola l’utilizzo del fuocheggiatore elettrico, di un diagonale da 50.8 mm e di un oculare dello stesso diametro, si possono sfiorare anche i 12 kg. Quindi anche in questo caso il peso non dipendeva solo dalle dimensioni del menisco, come spesso si sente dire durante le discussioni fra astrofili.
Il rimedio esiste e non sappiamo se la Meade preveda una versione OTA (solo tubo ottico) priva di flangione. Sul sito ufficiale della Casa, il peso del solo tubo ottico è di 25 libbre che pare confermare quindi quanto da me riscontrato.

Primo piano sul trattamento antiriflesso “Multi-Coated” di casa Meade

COME RIMEDIARE ?

In realtà un “cura dimagrante” per questo Meade esiste ed è stata eseguita dall’ing. Paolo Lazzarotti di Astromeccanica. Troverete nel box qui sotto, grazie ai suoi preziosi consigli, una dettagliata spiegazione sulla rimozione della flangia metallica. L’operazione è però sconsigliata in quanto è necessario una buona dose di esperienza, soprattutto in fase di rimontaggio del sistema! Leggetelo per mero scopo informativo, e basta.

In ogni modo, la cura dimagrante post-flangia è in grado di diminiuire il peso di questo Maksutov di quasi 5 chilogrammi, consentendo cosi l’utilizzo con le più comuni montature commerciali tipo  la Vixen Great Polaris.

la rimozione della flangia

SISTEMA SOLARE

Una volta acclimatato lo strumento, il Maksutov ha fornito immagini molto contrastate e luminose, ma l’immagine ottenuta  non è identica a quella fornita da un rifrattore apocromatico di diametro di poco inferiore, caso mai è “simile” ma con una ”variazione sul tema” che ci preme evidenziare.

I dettagli percebili  rispetto ad un rifrattore apocromatico  di 130 mm utilizzato per confronto sono a volte superiori, grazie al maggior potere risolutivo e le immagini sono leggermente più luminose. Permettono inoltre, l’utilizzo di filtri planetari rispetto ad un più piccolo apocromatico di 102 mm che si situa nelle stessa fascia di prezzo. E’ quasi sempre  presente una lieve micro-turbolenza che si discosta dalla “calma piatta” visibile nelle stesse condizioni atmosferiche nei telescopi a rifrazione. Potrei affermare, sintetizzando, che nell’osservazione dei dettagli planetari il Meade è più performante in particolari situazioni (dettagli con grande contrasto es: anelli di Saturno e Luna) mentre  un rifrattore apocromatico è sfruttabile in tutte le situazioni oltre che mostrare al meglio i dettagli dal debole contrasto (atmosfera di Giove, etc etc).
Ma anche nel caso dei rifrattori apocromatici, l’intubazione e il metodo di spaziatura delle lente sono importanti nella prevenzione o nella generazione di una elevata turbolenza interna.

Per ciò che concerne le osservazioni lunari, complice anche una rara serata dall’ottimo seeing, il Meade da 7″ ha superato le prestazioni fornite dal catadriottico di 203 mm di confronto il quale era simile, sino ai 200 ingrandimenti, eccetto un maggior luce diffusa, Da quell’ingrandimento in poi sino ai 400x il Maksutov americano ha fornito delle immagini ottime, contrastate, che a tratti svelavano particolari fini, visti con fatica  nel catadriottico non a causa della risoluzione, ma a causa del minor contrasto. Ricordo con piacere la visione delle rime interne al cratere Gassendi, visibili con più facilità, cosi come il materiale lavico da impatto presente nel cratere Tolomeo e decine di microcrateri che avevamo percepito unicamente in rare serate di calma atmosferica attraverso un Celestron 9 ¼.

L’ingrandimento  ottimale medio utilizzato durante i due mesi con il C8 era pari a 200 ingrandimenti, quello con il Meade era di quasi 300 ingrandimenti.

 

alcune immagini ottenute facendo uso di una comunissima WebCam (Vesta PRO)

 

CIELO PROFONDO

In questo caso, penso di andar contro la maggior parte dei commenti sentiti su questa configurazione ottica. Ritengo che questo Maksutov Meade non sia poi cosi pessimo nella osservazione degli oggetti del cielo profondo, la fotografia è ovviamente un discorso a parte.
Il problema del campo ridotto in realtà oltre che causato dal lungo rapporto focale è dato anche dagli oculari utilizzati. E’ ovvio quindi che gli astrofili dotati di un ottimo parco oculari potranno svolgere proficue osservazioni del cielo profondo rispetto ai possessori di telescopi dal rapporto focale inferiore ma utilizzati con oculari con un piccolo campo di vista.

Utilizzando infatti un ottimo oculare Nagler della Televue da 31 mm di diametro dotato di ben 82 gradi di campo ho avuto la possibilità di osservare – seppur il campo, all’atto pratico, risultasse un po’ vignettato – l’intera struttura del doppio ammasso di Perseo, M81 ed M82 e le parti esterne della nebulosa di Orione. Oltretutto, l’immagine fornita era molto più corretta e puntiforme rispetto al Celestron da 8 pollici di nostra proprietà e a quella di un newton di produzione cinese, che mostrava si più campo, ma anche un coma eccessivo. Insomma si è in grado quasi sempre, di abbracciare campi pari a 0.8° senza grossi problemi, fattore che consente di osservare la maggior parte degli oggetti del cielo profondo.

Anche il contrasto mi è stato di aiuto quando era necessario osservare dettagli fievoli come deboli galassie o la varie strutture della nebulosa di Orione. Per chi volesse migliorare ancora queste prestazioni è disponibile un riduttore di focale in grado di abbassare la focale a 2 m.

E’ quindi ovvio che purché ben accessoriato anche le prestazioni su ammassi stellari, ammassi globulari sia di tutto rispetto. Il telescopio, in proporzione al suo diametro ed alla sua lunghezza focale ci è parso oltretutto molto luminoso, soprattutto con l’utilizzo di un ottimo diagonale a specchio da 50.8 mm che con gli oculari sopraccitati, e pur diminuendo il campo apparente non mi ha mai fatto rimpiangere strumenti dal diametro di poco superiori.

CAMPO REALE INQUADRATO

E’ il reale campo angolare di cielo osservabile attraverso il sistema oculare-telescopio.
Il campo reale (CR) è connesso al campo apparente (CA) tramite l’ingrandimento del telescopio (I) mediante la semplice CR=CA/I.

Vediamo qui di seguito qualche confronto effettuato durante i nostri test osservativi

Meade Oculare utilizzato Campo apparente Ingrandimento ottenuto=
 focale del telescopio                                      __________________   ingrandimento
focale dell’oculare
Campo reale=                                     Campo apparente di vista
__________________  
Ingrandimento ottenuto
178 mm
2670 lunghezza focale
Televue Nagler 31mm 82° 2670/35mm=76.28X 82/76.28=1.07°
  Televue Nagler 12mm 82° 2670/12=222.5X 82/222.5=0.36
         

 

 

Celestron Oculare utilizzato Campo apparente Ingrandimento ottenuto=
 focale del telescopio                                      __________________   ingrandimento
focale dell’oculare
Campo reale=                                     Campo apparente di vista
__________________  
Ingrandimento ottenuto
203mm
2000 lunghezza focale
Oculare Ultima 35mm 49° 2000/35:57.14 49:57.14=0.85
  Oculare Ortoscopico Japan Optic 12mm 45° 2000:12:166,6X 45:166.6=0.27
         

 

 

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