Maksutov-Gregory Bresser 127-1900

di Raffaello Braga

Aggiornamento aprile 2016: dalla data di pubblicazione di questo articolo lo strumento è stato modificato e non corrisponde più esattamente a quello descritto nel seguito.

Si parla molto poco degli strumenti Bresser, distribuiti da Meade Europe che li commercializza in un classicodesign bianco con finiture nere e rosse. Della gamma Bresser ho potuto provare solo pochissimi strumenti e non in modo tanto approfondito da poterne riferire in questa sede; il Maksutov-Gregory Bresser 127-1900 è il primo di questo brand che ho potuto invece testare a fondo con una certa continuità, essendo che l’ho acquistato per me stesso. Avendo avuto anche due analoghi Skywatcher 127/1500 sono stato in grado di fare anche un confronto tra le due ottiche “rivali”.

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Come si vede dalle fotografie il tubo ottico è esteticamente ben realizzato. Senza accessori è lungo 39 cm e pesa 3300 grammi. Viene fornito con un pointer red dot, diagonale a specchio da 31.8 mm e oculare Super Plossl da 26 mm. Le viti di fissaggio del red dot si possono riutilizzare per i cercatori con attacco standard, cosa che ho fatto installando un Tecnosky Sharpguide 50. Occorrerebbe una basetta specifica da fissare ai due fori distanti tra loro 30 mm, ma con la basetta Tecnosky ho visto che è sufficientemente stabile anche il fissaggio su un foro soltanto. Il tubo si installa sulle montature tramite una barra standard tipo Vixen, protetta di lato da una lamina metallica e fissata al tubo tramite quattro viti che sporgono leggermente all’interno senza però intercettare il cono di luce.

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Il menisco è protetto da un coperchio di plastica con chiusura a pressione (invece che con un coperchio metallico filettato) e mostra un trattamento antiriflessi di colore blu-rossastro. Una ghiera lo trattiene solidamente nella sua cella. Al centro del menisco si trova la consueta macchia alluminata dei Gregory circondata dal paraluce. L’apertura libera è di 131 mm e l’ostruzione complessiva, misurata in relazione all’apertura effettiva (vedi oltre) e tenendo conto del paraluce, è del 31 %.

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La parte posteriore dello strumento. Le viti a vista non sono quelle per la collimazione, che sono invece nascoste sotto le protezioni vicino al visual back.

All’altra estremità del tubo troviamo il primario in una cella costituita da due sezioni. La più interna serve a fissare al tubo lo specchio, il meccanismo di messa a fuoco e le viti di collimazione, quella più esterna reca il portaoculari e fornisce una sorta di protezione aggiuntiva. Purtroppo quest’ultima parte è in plastica, anche se molto robusta, e tutto l’insieme ha probabilmente un’inerzia termica maggiore rispetto alla soluzione Skywatcher che è invece in alluminio.

Posteriormente lo strumento termina con un filetto di tipo SC al quale è avvitato un portaoculari da 31.8 mm molto spartano e che è consigliabile sostituire subito. Fortunatamente lo stesso filetto serve per poter collegare qualunque accessorio con questo passo, ad esempio un visual back da 1.25 o da 2 pollici, un diagonale SC o un riduttore al filetto T2 maschio al quale a sua volta è possibile collegare diagonali, portaoculari, CCD, macchine fotografiche e fuocheggiatori rotanti, secondo le necessità. Anche se ho verificato che lo strumento si può usare benissimo con gli oculari da 2 pollici senza vignettature previo inserimento di un diagonale, occorre tenere conto che così facendo il fuoco si sposta molto in fuori e la focale aumenta di conseguenza.

Il visual back originario, molto essenziale.

Il visual back originario, molto essenziale.

Adattatore Baader SC/T2

Adattatore Baader SC/T2

Portaoculari Baader da 31.8 mm

Portaoculari Baader da 31.8 mm

Visual back da 2 pollici inserito sul filetto SC

Visual back da 2 pollici inserito sul filetto SC

Diagonale Baader T2 collegato direttamente al filetto T2.

Diagonale Baader T2 collegato direttamente al filetto T2.

La messa a fuoco avviene per spostamento dello specchio primario, azionato tramite un nottolino in stile Meade ETX. Il movimento è risultato morbidissimo e senza giochi ma con un po’ di deriva d’immagine (circa 25”) superiore a quella dei due Skywatcher che ho avuto e che potrebbe  infastidire il purista, anche se ho constatato che non ha alcun effetto apprezzabile sulle immagini (ho visto comunque catadiottrici ben più impegnativi di questo con deriva d’immagine del doppio o anche più). Può eventualmente essere un problema durante le riprese CCD ma a ciò si può ovviare con un portaoculari fuocheggiabile non rotante come il Tecnosky.

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La collimazione si effettua sullo specchio primario (il menisco è fisso) dotato di tre coppie di viti a cui si accede dopo aver rimosso delle protezioni in gomma. Bisogna agire sulle viti grandi con una brugola metrica da 4 mm. All’arrivo lo strumento era leggermente scollimato ma è stato facile ottenere un centraggio perfetto: questo sistema di collimazione è infatti più semplice e veloce rispetto alla procedura macchinosa richiesta dal 127 Skywatcher che impone di agire su sei viti secondo una sequenza prestabilita.

Una delle coppie di viti per la collimazione.

Una delle coppie di viti per la collimazione.

L’apertura effettiva del 127/1900 Bresser è di 125 mm senza diagonale e 127 mm con diagonale da 31.8 mm, dunque praticamente identica a quella dichiarata, mentre – come è ormai noto – i Maksutov Skywatcher hanno un’apertura reale attorno a soli 118 – 120 mm, la quale dipende inoltre dalla posizione dello specchio primario. La focale nominale del Bresser è di 1900 mm (f/15) ma il costruttore non specifica a quale posizione del fuoco corrisponda.

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Il tubo non ha un vero e proprio manuale di istruzioni ma viene fornito con un fascicolo pensato per la totalità della linea Bresser con informazioni non specifiche per questo modello. Carina però l’idea di fornire un piccolo planetario in plastica per identificare stelle e costellazioni, un CD con il software Stellarium e la mappa di un satellite del Sistema Solare che in base ai nomi riportati accanto ai crateri potrebbe essere la nostra Luna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROVA PRATICA

Nelle fredde notti di gennaio 2014 lo strumento ci ha messo più di un’ora e mezza per liberarsi completamente dalle piume di calore una volta portato fuori da un ambiente riscaldato, una caratteristica di tutti Maksutov privi di ventilazione forzata. E’ quindi consigliabile portarlo all’esterno col dovuto anticipo o lasciarcelo permanentemente purché adeguatamente protetto dall’umidità e dalla luce del Sole. La prova sul cielo è stata effettuata usando una montatura altazimutale Vixen Porta II e un’equatoriale GPD2. La Vixen Porta si è dimostrata perfettamente adeguata a gestire questo corto tubo ottico.

Lo strumento reca diverse etichette e adesivi che mettono in guardia l'utilizzatore dall'osservazione del Sole senza protezione.

Lo strumento reca diverse etichette e adesivi che mettono in guardia l’utilizzatore dall’osservazione del Sole senza protezione.

Primo target è stato ovviamente il pianeta Giove, alto in cielo un paio d’ore dopo il tramonto, sul quale si scorgevano quasi gli stessi dettagli visibili nel rifrattore Skywatcher 120ED usato per confronto. La differenza più appariscente tra i due strumenti stava nel contrasto complessivo, nettamente a favore dell’apocromatico anche se, avendo i due strumenti un potere risolutivo quasi identico, le bande visibili erano ugualmente ben separate in entrambi. I festoni bluastri nella EZ erano molto evidenti nel 120ED mentre nel Maksutov bisognava aguzzare un po’ la vista per coglierli, e anche alcuni WOS che si vedevano alla prima occhiata nel rifrattore, diventavano invece più difficili nel catadiottrico. L’apocromatico mostrava inoltre un’immagine più netta e con colori più saturi e permetteva di raggiungere ingrandimenti più alti. Inserendo nel Maksutov il visore binoculare la percezione dei dettagli aumentava considerevolmente, ma questo è un effetto soggettivo; comunque lo strumento raccoglie abbastanza luce da permettere l’uso del visore senza problemi.

Ovviamente il confronto tra un telescopio ostruito al 31% e un rifrattore ED di apertura quasi identica risulta necessariamente un po’ impari per il povero catadiottrico; a prescindere da questo confronto il Bresser ha fornito comunque una bella immagine del gigante gassoso, colorata, luminosa e dettagliata, soprattutto nelle longitudini della SEB che precedono e seguono la GRS, la quale mostrava un bel colore rosa-salmone tutt’altro che slavato; il bordo del pianeta era inoltre molto netto, con pochissima luce diffusa e con un contrasto che ho giudicato superiore a quello fornito dai due 127 SW.

Evidente anche la differenza con un acromatico cinese da 90 mm: anche se sulla carta i due strumenti dovrebbero quasi equivalersi nell’osservazione planetaria a causa dell’ostruzione del catadiottrico, in pratica l’immagine più brillante fornita da quest’ultimo risultava meglio indagabile, soprattutto impiegando il visore binoculare, e anche più colorata.

La falce di Venere, ancora molto sottile durante la prova, non ha permesso di scorgere dettagli della coltre nuvolosa, evidenziando soltanto un leggero allungamento della cuspide meridionale del pianeta.

Nell’osservazione delle stelle doppie ho verificato il potere risolvente secondo la formula di Rayleigh, trovando che lo strumento separa doppie al limite teorico; anche alcune coppie molto sbilanciate come Alnitak e Rigel sono risultate facilissime da separare. Naturalmente le immagini di diffrazione erano circondate da un primo anello abbastanza brillante e da un secondo visibile a tratti.

Lo snap test ha rivelato un punto di fuoco molto ben definito mentre lo star test ha mostrato un residuo di aberrazione sferica, molto comune in questo tipo di strumenti, ma anche ottiche ben lucidate e con bordi regolari, ciò che spiega le ottime prestazioni del Bresser nell’osservazione planetaria.

Nessun problema, infine, nella messa a fuoco col visore Maxbright e diagonale Baader T2, ma ho comunque preferito dare un aiutino al catadiottrico usando il correttore 1.25x.

Come oculari ho fatto uso di Huygens Zeiss e Ramsden giapponesi, che a f/15 funzionano benissimo offrendo immagini incise e contrastate. Per l’osservazione del Sole, con filtro Astrosolar visuale a piena apertura e visore binoculare, ho fatto invece uso di una coppia di Planetary ED da 25 mm e di due Plossl da 32 mm.

 

CONCLUSIONI

In definitiva un ottimo strumento con un rapporto prestazioni/prezzo molto alto e di sicuro interesse per chi vuole un telescopio piccolo, trasportabile ed economico ma in grado di dare molte soddisfazioni nell’osservazione del Sistema Solare e delle stelle doppie. Ovviamente, come per gli analoghi strumenti Skywatcher, bisogna essere disposti a tollerare le stranezze della produzione cinese in grande serie, sia nella progettazione che nella realizzazione, ma del resto se si vuole qualcosa di perfetto bisogna essere disposti a spendere ben più di 300 euro.

Rispetto al rivale Skywatcher, il Bresser ha evidenziato i seguenti vantaggi:

  • apertura effettiva pari a quella dichiarata
  • collimazione semplice e veloce
  • filetto posteriore compatibile con tutti gli accessori SC
  • barra Vixen fissata al tubo più solidamente

e i seguenti svantaggi

  • maggiore deriva d’immagine, anche se ampiamente tollerabile
  • presenza di parti in plastica dietro lo specchio primario, quindi maggiore inerzia termica
  • focale “nominale” più alta rispetto allo Skywatcher, quindi versatilità minore, soprattutto per le osservazioni terrestri e del cielo profondo
  • necessità di sostituire la basetta del pointer per poter usare i cercatori standard (non ho verificato la compatibilità con i cercatori Bresser)

L’esemplare è stato acquistato su Amazon.it. L’invio comprendeva due cartoni: uno esterno col consueto logo Amazon, e uno più interno, quello originale Bresser, ben attrezzato per tenere saldo lo strumento ed evitare danni durante il trasporto.

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