Rifrattore Vixen 100EDsf

di Raffaello Braga

Lo strumento descritto nel seguito, il Vixen 100EDsf, è un rifrattore apocromatico ED fabbricato in Cina per conto della Casa giapponese Vixen Co. (www.vixen.co.jp) ben nota a tutti gli appassionati di osservazioni astronomiche. Si tratta di un 100 mm f/9, per molti versi simile agli analoghi strumenti Skywatcher e Celestron, tutti prodotti nell’ambito della stesso gruppo industriale (Synta Optical Technology Co. Ltd.).

Vixen 100 ED

Figura 1 – Il tubo ottico, col cercatore e il flip mirror. Per la foto il tubo è stato messo su una AZ-3, sufficiente a reggere il tutto unicamente nelle osservazioni a basso e medio ingrandimento.

TUBO OTTICO

Il design di questo rifrattore è molto accattivante ed è quello classico a cui la Vixen ci ha da sempre abituati, tubo bianco in alluminio e finiture di colore nero e rosso (figura 1). Il peso dell’ottica intubata, comprensiva di anelli, barra a coda di rondine e cercatore 9×50 è di poco meno di 4 kg, molto simile a quello del Celestron XLT 100ED, lo strumento che ho usato come paragone. Col fuocheggiatore completamente rientrato la lunghezza del tubo è di 70 cm ai quali vanno aggiunti 13.5 cm di paraluce.

 

 La cella dell'obiettivo

Figura 2 – La cella dell’obiettivo

 

La robusta cella dell’obiettivo (figura 2) è in alluminio nero anodizzato, filettata sul tubo. Una ghiera trattiene la lente frontale nella cella. Come in tutti (o quasi) i rifrattori apocromatici tra i due elementi dell’obiettivo vi è un anello spaziatore invece dei tre foglietti a 120° che separano il crown e il flint degli obiettivi di tipo Fraunhofer. La cella non è collimabile ma all’esame col Cheshire l’obiettivo è apparso perfettamente centrato, e il tipo di inserimento della cella sul tubo nonché la realizzazione della stessa sono sufficienti ad evitare disallineamenti accidentali.

Il fuocheggiatore è un Crayford senza demoltiplica, con un movimento un po’ duro ma ben gestibile e dotato di vite di frizione/blocco. Come nel Celestron XLT il diametro del tubo mobile è di 56 mm con un’escursione di 135 mm, ma a differenza dello strumento “americano” nel Vixen è possibile inserire completamente gli accessori da 2 pollici, che nel primo incontrano invece uno “scalino” oltre il quale non possono andare (si veda il mio test sul sito web di Telescope Doctor www.telescopedoctor.com). La lunghezza del tubo (senza considerare il flip mirror a corredo) è sufficiente a mettere a fuoco in visione diretta con molti oculari, ma se si aggiunge una barlow di lunga focale è necessario usare una prolunga in quanto l’estrazione del fuoco risulta eccessiva.

L’estremità del fuocheggiatore reca un portaoculari da 2 pollici dotato di due viti di fermo, soluzione economica che si ritrova anche su altri strumenti cinesi di questa categoria: sarebbe quindi bene sostituirlo con qualcosa di più performante che eviti di “punzonare” oculari e altri accessori. Con il tubo ottico viene fornito di serie un diagonale con estremità da 31.8 mm dotato di flip mirror che permette di passare rapidamente dalla visione diretta a quella angolata. L’accessorio è dotato di un movimento molto fluido con posizioni di stop ben definite, non introduce decentramenti e si fa apprezzare particolarmente nell’uso con le macchine fotografiche (vedi figura…). L’unica precauzione da prendersi riguarda l’uso delle barlow lunghe, per le quali occorre verificare che l’estremità del tubo della lente non vada a urtare lo specchio. Oltre che da diagonale il flip mirror funge anche da prolunga per l’osservazione diretta, benché non sia sempre necessaria: con la maggior parte degli oculari è stato infatti possibile mettere a fuoco in visione diretta utilizzando direttamente l’estremità da due pollici. Lo specchietto è di qualità ordinaria e ad alto ingrandimento ha mostrato un leggero astigmatismo; per non penalizzare la qualità dell’obiettivo è bene sostituirlo con un deviatore certificato che non introduca aberrazioni.

Figura 3 – Il flip mirror permette di disporre contemporaneamente della visione angolata e di quella diretta, particolarmente utile quando si tratta di fotografare dopo aver centrato il soggetto nell'oculare. Lo specchio è manovrato da una manopolina laterale.

Figura 3 – Il flip mirror permette di disporre contemporaneamente della visione angolata e di quella diretta, particolarmente utile quando si tratta di fotografare dopo aver centrato il soggetto nell’oculare. Lo specchio è manovrato da una manopolina laterale.

Oltre al flip mirror vengono forniti un cercatore 9×50 di elevata estrazione pupillare (non ho avuto alcuna difficoltà ad apprezzarne il campo pur indossando gli occhiali) e una valigia imbottita per il trasporto.

L’interno del tubo ottico è praticamente identico a quello del Celestron XLT in quanto a numero (3), tipologia e fissaggio dei diaframmi interni e tipo di opacizzazione, molto efficace in entrambi i casi.

OBIETTIVO

L’obiettivo è un “classico” (ormai si può dire così) doppietto apocromatico ED dotato di un elemento in vetro a bassissima dispersione (di solito è il crown). Obiettivi di questo tipo qualche volta vengono definiti “semiapocromatici” per distinguerli dai tripletti caratterizzati da una correzione più spinta, apprezzabile soprattutto in campo fotografico; tuttavia il termine sarebbe da riservare a obiettivi con una correzione migliore rispetto all’acromatico classico ma ancora costituiti da vetri comuni (flint + crown nelle loro numerose varianti) mentre i doppietti alla fluorite (naturale o sintetica) o comunque costituiti da un elemento a dispersione bassissima, sono – per impieghi visuali – a tutti gli effetti apocromatici purché il rapporto focale sia sufficientemente alto, com’é il caso del Vixen e dei suoi cugini a f/9.

Questi strumenti spiccano per l’ottimo compromesso tra le caratteristiche e il numero di vetri impiegati, e il rapporto focale, compromesso che rende trascurabile l’aberrazione cromatica, facilita la lavorazione dell’obiettivo entro le tolleranze richieste dall’osservazione astronomica e massimizza il contrasto nell’osservazione planetaria. Non si deve infatti dimenticare che anche per i rifrattori apocromatici, e in special modo per i doppietti, è più facile correggere le aberrazioni cromatiche e geometriche se il rapporto focale non è troppo spinto, ragion per cui a parità di diametro e di vetri è sempre preferibile lo strumento con la focale maggiore. I tripletti apocromatici molto aperti, oggi tanto di moda, sono essenzialmente degli astrografi e – con poche, rilevanti eccezioni – non offrono vantaggi significativi rispetto ai doppietti ED come quello qui esaminato quando si tratti di osservare

Luna, Sole e pianeti.

Il fatto di essere un f/9 – che sarebbe un buon valore anche per un acromatico di Fraunhofer a dispetto dei warnings che si leggono abitualmente su questo argomento – garantisce dunque per il Vixen ED100SF un’ottima correzione dei colori e allo stesso tempo un buon contenimento delle aberrazioni di Seidel. Doppietti con queste caratteristiche venivano venduti a prezzi proibitivi ancora dieci o quindici anni fa (Vixen e Takahashi alla fluorite) prima che i cinesi si attrezzassero per produrre ottiche di qualità, mentre oggi, fortunatamente, un buon apocromatico da 10 cm è davvegolarità. Assenti pure gli anelli di Newton.

Figura 4 – Una targhetta sul tubo riporta le caratteristiche dell'ottica

Figura 4 – Una targhetta sul tubo riporta le caratteristiche dell’ottica

 

PROVA SUL CIELO

Per prima cosa ho effettuato il consueto star test utilizzando Gamma Orionis. Il risultato della prova è stato analogo a quello ottenuto con altri rifrattori ED di buona qualità che ho potuto esaminare: la figura di diffrazione, perfettamente rotonda, mostrava anelli nitidi e ben definiti in intrafocale, meno in extrafocale dove il centro dell’immagine era occupato da una zona di luminosità uniforme (cfr Suiter pag. 256). Sfocando leggermente in intrafocale appariva un bordino magenta e in extrafocale uno verdino, entrambi assolutamente normali per questo tipo di obiettivi. L’aberrazione sferica è risultata ben corretta come pure l’astigmatismo. Un evanescente alone bluastro, appena percettibile, circondava le stelle più luminose (Sirio, Capella) ma nessun colore si è mostrato al bordo della Luna piena o attorno all’immagine di Saturno. Facile da trovare e perfettamente definito il punto di miglior fuoco.

Rispetto al Celestron XLT 100ED il Vixen ha mostrato un miglior bilanciamento tra le due immagini intra ed extrafocali, meno dissimili tra loro rispetto a quelle fornite dal Celestron, benché nell’esame delle immagini a fuoco i due strumenti siano apparsi praticamente indistinguibili.

In definitiva un’ottica molto buona che non ha avuto difficoltà a raggiungere il limite di Dawes su stelle doppie strette e che ha mostrato tutte le sue potenzialità con doppie sbilanciate, grazie alla quasi totale assenza di luce diffusa: Rigel, Theta Aurigae, Zeta Orionis erano tutte ben risolte nonostante la differenza di luminosità tra le componenti. I colori delle stelle sono sempre apparsi molto saturi e anche ad alto ingrandimento le centriche rimanevano assolutamente pure, senza il color shift giallo-verde che è comune negli acromatici. In una notte molto calma è stato possibile notare l’allungamento dell’immagine di diffrazione della doppia Omega Leonis (sep. 0.75″ nel 2011), un test molto severo per un 100 mm (e per l’occhio dell’osservatore, vedi figura 4).

Osservando la Luna dopo il primo quarto nel cielo limpido di febbraio 2011 usando una batteria di oculari Baader Hyperion, ho potuto apprezzare la notevole nitidezza delle immagini, con un contrasto altissimo e l’assenza di colori spuri attorno ai picchi montuosi siti oltre il terminatore, fortemente illuminati dal Sole ma ancora circondati dall’ombra.

L’esame dell’immagine di Saturno ha messo in evidenza più i limiti della piccola apertura che quelli del design ottico. La scarsa inclinazione degli anelli non ha permesso di andare oltre la visibilità dell’anello A, del B e della Cassini alle anse. Nettissimi il passaggio dell’anello sul pianeta, la NEB, l’ombra del pianeta sugli anelli (appena accennata) mentre il piccolo diametro (del telescopio) ha permesso solo di “intravedere” la tempesta in atto nella NTrZ, senza distinguerne però nettamente la forma e l’estensione. Ho osservato quattro satelliti, facilmente visibili anche a ridosso del pianeta grazie alla mancanza di luce diffusa. Saturno è un pianeta che sopporta bene anche gli ingrandimenti più elevati, e infatti l’obiettivo ha retto perfettamente i 250x con oculare zoom Tecnosky e Barlow TS 2.5x, evidenziando la possibilità di poter arrivare tranquillamente a 300x in condizioni di seeing favorevoli mantenendo ancora una buona incisione dell’immagine.

Ho poi puntato Venere in diverse occasioni in pieno giorno, apprezzandone la fase dai bordi nettissimi, le zone polari brillanti e l’ombreggiatura al terminatore, ma senza poter utilizzare il pianeta come test di cromatismo a causa della bassa declinazione durante il mese di marzo, che determinava colorazioni spurie di origine atmosferica.

Ovviamente bellissimo il Sole, che si trova nel terreno di caccia più consono ai rifrattori, soprattutto in questa primavera 2011 in cui l’attività solare va crescendo in modo significativo. Con filtro Astrosolar™ visuale a tutta apertura l’immagine del disco solare è apparsa contrastatissima, con la granulazione molto evidente e tanti minutissimi dettagli nella penombra delle macchie. Uno strumento di questa classe meriterebbe senz’altro di essere utilizzato con un buon prisma di Herschel, che purtroppo al momento della prova non era disponibile.

 

Figura 5 – L'immagine di diffrazione (esageratamente ingrandita) di Omega Leonis come appariva nel Vixen ED100Sf la sera del 5 marzo 2011: le due componenti della stella sono separate di 0.75", circa la metà del limite di Rayleigh dello strumento (1.40") e a 375x (seeing 8 scala di Pickering) l'allungamento del disco di Airy è appena percettibile.

Figura 5 – L’immagine di diffrazione (esageratamente ingrandita) di Omega Leonis come appariva nel Vixen ED100Sf la sera del 5 marzo 2011: le due componenti della stella sono separate di 0.75″, circa la metà del limite di Rayleigh dello strumento (1.40″) e a 375x (seeing 8 scala di Pickering) l’allungamento del disco di Airy è appena percettibile.

 

CONCLUSIONI

Il Vixen ED100Sf è dunque un ottimo rifrattore apocromatico con un obiettivo in grado di soddisfare anche gli appassionati più esigenti, particolarmente indicato per l’osservazione del Sole, della Luna e delle stelle doppie ma già in grado di dare qualche soddisfazione anche nello studio delle superfici planetarie, soprattutto dopo aver acquisito una certa esperienza. L’intubazione, per quanto ben realizzata, è tuttavia in linea con quella di altri prodotti cinesi e benché sia sufficiente a sfruttare l’ottica (flip mirror a parte) è comunque possibile migliorarla sostituendo il fuocheggiatore originario (o anche solo l’estremità portaoculari) con qualcosa di più performante.

Grazie al rapporto focale di f/9 con questo strumento si possono utilizzare anche oculari relativamente economici, benché per non sacrificare la qualità dell’ottica mi senta di raccomandare almeno degli ortoscopici giapponesi e/o dei grandangolari di provata qualità (Baader Hyperion, Vixen LVW, Pentax XW, ecc.).

Per sfruttare l’ottica in modo adeguato ad alto ingrandimento è consigliabile una montatura equatoriale alla tedesca: una EQ3-2 motorizzata, ad esempio, è già sufficiente ma una Vixen GP (è il supporto che ho usato durante le prove) sarebbe ancora meglio. Dato il peso limitato del tubo, trasportabile senza troppi problemi, il possessore del Vixen ED100Sf può essere interessato a una montatura altazimutale da usare ad esempio in occasione delle vacanze: a basso ingrandimento persino una AZ-3 sopporta bene questo tubo ottico, ma per un uso un po’ più confortevole è consigliabile una Vixen Porta o superiore.

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