Rifrattore Skywatcher Esprit 150 ED

di Piergiovanni Salimbeni

Nell’estate del 2011, Auriga, distributore italiano dei prodotti Skywatcher, mi informò dell’arrivo di un rifrattore ED da 150mm di diametro. Da quel giorno in avanti, attesi, buono buono, la presentazione ufficiale nell’ottobre 2011 in occasione della fiera autunnale dell’astronomia di Erba.

 

Il rifrattore Skywatcher ESPRIT 150ED F/7

Tale data fu anche un’ occasione per riunire diversi collaboratori di Astrotest: il sottoscritto, Raffaello Braga, e Federico Caro. Tuttavia un conto era ammirare il nuovo rifrattore “Made in China” all’interno di uno stand, un conto era puntarlo verso il cielo stellato.


La mattina del mio arrivo ad Erba chiamai immediatamente Valerio Zuffi di Auriga chiedendogli se potevamo avere la possibilità di provarlo in anteprima.
”Piergiovanni – mi disse – abbiamo quell’unico esemplare che è già molto richiesto dalle riviste e da clienti di lunga data. Ad ogni modo concedimi qualche settimana e ti prometto che lo darò in pasto ai tester di Astrotest.it”.

Detto fatto! Passo ora ad esporre le mie impressioni.

 

TUBO OTTICO

Lo Sky-Watcher 150 ED ESPRIT presenta un design moderno ed essenziale. Il tubo è bianco, in alluminio, con finiture nere. Il peso dell’ottica intubata, comprensiva di anelli, barra tipo Losmandy, diagonale e cercatore angolato 8×50, è pari a circa 16kg: un peso notevole dovuto in parte anche al grosso tripletto da 150mm di diametro che rappresenta il cuore del sistema

Con il focheggiatore ed il paraluce estratti la lunghezza del telescopio è di 1130mm, quando si richiude per custodirlo nella grande valigia di alluminio, la lunghezza si ridimensiona a un valore più accettabile, 920mm. In definitiva il telescopio è facilmente trasportabile anche in autovetture di media grandezza.

 

un primo piano sul focheggiatore

L’obiettivo è montato in una cella di alluminio nero anodizzata che viene fissata al tubo ottico tramite una filettatura. Una ghiera trattiene la prima lente frontale nella cella
L’obiettivo è un tripletto definito ED che presenta un rapporto focale pari ad F/7 e quindi una corrispondente lunghezza focale di 1050mm. Un’analisi con il metodo del cartoncino ha mostrato un’ottica centrata e sia le lenti che i trattamenti antiriflesso sono apparsi omogenei e puliti, senza anelli di Newton, spesso presenti in strumenti di fattura più economica.

Ben visibile la cella del tripletto da 150mm

Il modello da noi testato è da considerarsi un prototipo, i produttori cinesi sono infatti usi a cambiare frequentemente le specifiche dei loro prodotti e questo modello in particolare sarà presentato al pubblico nei prossimi mesi con un focheggiatore più performante di quello in dotazione. In ogni caso anche il modello del prototipo si è rilevato affidabile, recando un sistema di tipo Crayford da 3 pollici dotato di demoltiplica 1:10.

Personalmente non ho molto apprezzato il sistema di blocco a “timone” visibile nella immagine qui sotto,che non mi è sembrata la soluzione più rapida per un corretto bloccaggio. Oltretutto, a livello estetico, rovina l’armonia dell’insieme.

particolare sul serraggio ” a timone”

Il diagonale a specchio da due pollici fornito in dotazione

Il tubo mobile ha una escursione di 100mm. Per chi volesse osservare in visione diretta, senza l’interposizione del diagonale, è necessario acquistare un tubo di prolunga, meglio se da 2 pollici di diametro per evitare qualsiasi vignettatura. Nella fornitura è compreso un raccordo/riduttore da 2” a 31.8mm per fare uso della maggior parte degli accessori presenti sul mercato.

Il blocco è effettuato tramite due classiche viti di fermo, una soluzione più consona a strumenti di basso costo. Di serie è inoltre presente un diagonale a specchio da due pollici. L’accessorio è identico a quelli in dotazione a tutti i telescopi della serie Black Diamond ED. La collimazione del diagonale è risultata soddisfacente e durante la osservazioni degli oggetti del cielo profondo ha dimostrato di mantenere una ottima luminosità senza indurre astigmatismo rispetto alla visione diretta e questo è sintomo di una buona lavorazione degli specchi.
Oltre al diagonale da due pollici viene fornito un cercatore 9×50 dotato di 4 viti di collimazione. La sua estrazione pupillare è buona ma personalmente ritengo più immediato il classico sistema di collimazione a tre viti. Il lato positivo consiste nella maggior capacità di mantenere l’allineamento anche con urti accidentali, grazie ai molteplici punti di fissaggio

Sulla destra E’ visibile il cercatore a 90° dotato di 4 viti di collimazione

Concludono la gamma di accessori presenti nella scatola un oculare da due pollici e da 26mm di focale e il doppietto che funge da spianatore di campo, che merita un maggior approfondimento.

L’interno del tubo ottico è ben annerito, sono presenti vari diaframmi interni che si sono rivelati efficaci durante il test su campo. I diaframmi interni sono perfettamente circolari, migliori di quelli presenti sugli esemplari 120ED Black Diamond e in definitiva la cura proferita nella realizzazione pare decisamente superiore. Interessante la soluzione di dotare l’interno del paraluce di un materiale scuro opaco, che pare garantisca maggiore durata rispetto alla comune verniciatura.

 

OBIETTIVO

Usualmente i progettisti cinesi sono alquanto restii a fornire le caratteristiche tecniche delle proprie realizzazioni, sia per i telescopi che per i binocoli. Non mi è dato di sapere, infatti, quale sia la linearità nei rapporti di dispersione dei vetri che compongono questo obiettivo. L’unica informazione abbastanza sicura è che l’obiettivo a tripletto fa uso di un vetro a bassa dispersione Ohara FLP-53 e di due elementi in vetro Schott. Rispetto ai classici doppietti mostra, come è ovvio, una correzione cromatica decisamente più spinta rispetto agli ED a doppietto, visibile soprattutto nella ripresa fotografica. Lo schema a tripletto migliora anche le aberrazioni geometriche in asse e fuori asse e lo sferocromatismo. Di contro a parità di lavorazione ottica i doppietti risultano leggermente più luminosi.

Anche se diversi progetti di apocromatici a tripletto hanno utilizzato e utilizzano l’olio come mezzo rifrangente interposto tra le lenti dell’obiettivo (serie Zeiss APQ, Starfire di Astro Physics, TEC, GPU), una scelta ispirata all’impiego dell’olio da immersione in microscopia, in questo caso il costruttore ha optato per una semplice spaziatura in aria che riduce i problemi di realizzazione della cella anche se aumenta i tempi di cool-down.

 

Il trattamento anti-riflesso dell’obiettivo esibisce lo stesso colore verde presente anche nella serie Black Diamond, ma con un’intensità leggermente diversa dovuta forse a una differente formulazione.

Lo spianatore di campo in dotazione allo Sky-Watcher 150ED

Data la vocazione fotografica dello strumento è presente uno spianatore di campo che si avvita alla culatta del telescopio. Il fissaggio avviene svitando l’anello di raccordo del porta-oculari che va sostituito con un anello dotato di filettatura. Non ho avuto la possibilità di fare un test fotografico approfondito, tuttavia, come visibile nelle immagini della Nebulosa di Orione e delle Pleaidi, la resa ai bordi è ottima e pare svolgere molto bene la sua funzione.

Lo spianatore montato sul tubo del fuocheggiatore con il raccordo di prolunga con filettatura T

Avvalendomi di una reflex Canon 5D MARK II ho scattato qualche fotografia al cielo diurno. In fase di controllo dei file raw ho notato soltanto una lievissima vignettatura, eliminabile rapidamente in posto produzione, che mostra, la quasi perfetta illuminazione del formato fotografico 24x36mm. Nessun problema, quindi, con le più comuni Reflex APS-C o APS-Nikon.

Visibile ai bordi soltanto una lievissima vignettatura, scattando con reflex digitale da 35mm ( formato leica 24x36mm )

un scatto singolo, non elaborato, della Nebuolosa di Orione-

uno scatto singolo delle Pleaidi- vedesi dati a fine articolo

Da notare l’ottima correzione dell’aberrazione acromatica

E’ proprio nella ripresa fotografica che avre,i però, apprezzato un sistema diverso di blocco del focheggiatore.

 

Scatto originale, foto non elaborata, la sfocatura in primo piano è data da un ramo

 

PROVA SUL CIELO

Per questa prova mi sono avvalso della collaborazione di Federico Caro, ottimo ed esperto osservatore che fa parte dello staff di Astrotest e ha osservato per anni con un esemplare di Zeiss Apq 130. Federico, inoltre, è molto esigente per ciò che concerne la qualità delle immagini planetarie fornite da uno strumento, e quindi il suo apporto “critico” è stato molto prezioso.

Per utilizzare a fuoco diretto gli oculari è necessario fare uso di un tubo di prolunga

Il telescopio è stato montato su una montatura N-EQ6, ottimizzata con piastra e barra in acciaio marca Geoptik. Il treppiede è un pesante e robusto Berlebach Planetary: a 200 ingrandimenti colpendo il treppiede le vibrazioni si assestano in 2 secondi, colpendo il tubo ottico le vibrazioni si smorzano in circa 3.5-4 secondi.
La prestazione variava naturalmente al variare degli accessori montati. Tra le altre cose Federico ha portato con sé per il test il cofanetto degli oculari ortoscopici ABBE ZEISS prima serie. Nel corso degli anni, infatti, ho imparato che durante la fase dello star testing e nell’osservazione planetaria è preferibile fare uso di oculari di ottima qualità e dotati di pochi elementi. Per tale motivo, seppur con un po’ di scomodità, come visibile nelle Figure 13 e 14, abbiamo preferito osservare in visione diretta Procione e Gamma Orionis e successivamente vari pianeti: Venere, Giove, Marte e nei giorni successivi anche la Luna.

Federico Caro durante una fase dello Star Test

Gli oculari utilizzati sono stati un TMB monocentrico Made in Germany da 6mm (175X) e un oculare Abbe Zeiss da 4mm (262X) . In entrambi i casi la figura di diffrazione in intra-focale è risultata rotonda con anelli nitidi e ben definiti, insomma, la classica immagine che si definisce “da manuale”. In extrafocale compariva una zona centrale di luminosità uniforme e con l’oculare da 4mm, osservando Procione, si percepiva un evanescente colore spurio verdastro sull’ultimo anello. Nulla di trascendentale e forse dovuto oltre che allo schema ottico ed al rapporto focale anche alla turbolenza ed alla posizione della stella, ancora piuttosto bassa.

durante il test è stato anche possibile fare una comparativa con un esemplare di Sky-Watcher ED 120 Black Diamond

L’osservazione del pianeta Venere ha mostrato una perfetta apocromaticità visuale, ovviamente facendo uso di oculari di pregio. Provando ad utilizzare degli oculari cosiddetti “Planetary” a schema complesso abbiano notato la presenza, ad alti ingrandimenti, di colori spuri non imputabili al telescopio né all’atmosfera. Venere alle 16.30 di pomeriggio ha mostrato delle ombreggiature e un disco planetario netto, un’immagine veramente affascinante.

GIOVE: abbiamo osservato il pianeta Giove sia in visione diretta che facendo uso di un visore binoculare Baader. Il gigante gassoso ha mostrato vari dettagli: SEB, STB, NEB, NTB, NNTB, la Grande Macchia Rossa, vari festoni e barges. Una comparazione veloce fianco a fianco con il mio esemplare di rifrattore Skywatcher 120ED ha mostrato che i dettagli più flebili, come ad esempio i barges nella NEBn, molto impalliditi in questi ultimi mesi, erano visibili con maggior facilità nel tripletto da 150mm. Laddove il piccolo rifrattore mostrava delle ombreggiature, nel 150ED si notavano delle sottili bande. Se dovessi quantificare rapidamente e matematicamente, direi che nell’Esprit 150 si vedeva almeno il 15-20% di dettagli in più.

Utilizzando un oculare Abbe Zeiss da 4 mm col 120ED (225X) e un Baader Genuine Ortho col 150 (210X) abbiano notato entrambi che il fondo cielo era più scuro nello SkyWatcher ED 150 nonostante l’ingrandimento leggermente minore. Il pianeta Giove, inoltre, ci è parso mostrare bordi più netti e con una presenza meno invasiva di luce diffusa.

Nei giorni successivi l’utilizzo del visore binoculare unito all’ottimo diametro mi ha consentito di ottenere delle immagini del pianeta davvero entusiasmanti. Se dovessi esemplificare direi che il 150 mostrava gli stessi dettagli visibili nel mio Celestron C9.25 ma con il maggior contrasto derivante dal sistema a rifrazione. Immagino che si sarebbe potuto ottenere di più usando un visore binoculare più pregiato tipo il Baader Zeiss Mark IV.

Il visore binoculare della Baader ha fornito interessanti visioni degli oggetti del sistema solare

MARTE: All’una del mattino del 1 di Marzo 2012, Marte mostrava vari dettagli, una immagine, piccola, luminosa, ma molto definita..

SATURNO : una levataccia all’alba mi ha consentito di ammirare Saturno, sempre affascinante. La facilità con cui si vedevano la Cassini, gli anelli A e B, la NEB, il passaggio dell’anello sul pianeta e l’ombra del pianeta sugli anelli era davvero considerevole. La grande luminosità dello strumento e il buon potere risolutivo ci hanno permesso di vedere, oltre alle classiche ombreggiature ai poli anche degli evanescenti dettagli nella zona tropicale, una visione incantevole che abbiamo dovuto interrompere per far fronte ai nostri impegni lavorativi. Il rifrattore ha retto alla perfezione un oculare Televue Nagler da 4mm ed un più economico TS Planetary da 3.2mm (328X), seppur l’immagine nel TMB da 6mm fosse decisamente più “secca” e realistica.

LUNA : anche in questo caso lo Skywatcher 150 ED Esprit ha mostrato tutte le sue potenzialità: ben visibile la doppia rima all’interno del Cratere Petavius, visibile senza difficoltà la rima in Alphonsus, Ptolemaues era costellato da una miriade di micro-crateri, anche nei pressi del Ghost Crater e non presenti nell’atlante di Antonin Rukl. Durante l’osservazione non ho notato alcun colore spurio, neppure ad alti ingrandimenti e su strutture che presentano un albedo elevato. Ancora una volta ho apprezzato la resa del telescopio con il visore binoculare, col quale a tratti pareva di sorvolare la Luna con un deltaplano a pochi chilometri di altezza.

Il contrasto esibito nell’osservazione lunare era decisamente superiore alle immagini fornite dal mio ottimo esemplare di C9.25. Il problema è che sulla luna tale fatto si evidenzia solo in poche circostanze e per pochissimi dettagli, come ad esempio delle rimae ostiche come la Sheephanks o per le formazioni di alcuni domi lunari al terminatore, dove il contrasto conta più della risoluzione.

Piergiovanni Salimbeni durante la prova pratica

CIELO PROFONDO: riferire le prestazioni del rifrattore da 150mm nel deep sky è un po’ problematico perché a parte una comparazione con il catadiottrico di casa Celestron non ho potuto compiere confronti significativi. Quanto riportato nel seguito deriva perciò unicamente da impressioni, ricordi ed annotazioni ottenute in passato avute utilizzando vari telescopi a riflessione di medio diametro. Una cosa che posso confermare in tutta sicurezza, però, è che le galassie M81 ed M82 erano più luminose e contrastate nel rifrattore rispetto al C9.25: le galassie erano come intagliate nel cielo ed apparivano anche più luminose. A dispetto della norma per tali prove mi avvalgo sempre degli ortoscopici che ritengo più contrastati degli oculari multi-lente: spesso ciò che si vede chiaramente in un TMB Mono o in uno ZEISS Abbe si percepisce soltanto in un oculare grandangolare, provare per credere.

E’ stato anche molto divertente navigare senza motori, inquadrando velocemente vari ammassi stellari: M35, M3, M37, M38, il doppio ammasso di Perseo, facendoli poi “esplodere” aumentando repentinamente gli ingrandimenti con un oculare Baader Zoom 8-24 Mark III. Uno spettacolo che bisognerebbe senz’altro ripetere sotto un cielo scuro d’alta montagna.

In sintesi posso confermare che in linea di massima questo rifrattore da 150mm potrebbe fornire la medesima soddisfazione, nella percezione degli oggetti del cielo profondo, di quella ottenibile con uno specchio da 25 cm, circa, usufruendo però di un contrasto significativamente superiore.

 

CONCLUSIONI

Il telescopio SkyWatcher 150 ED ESPRIT ha dimostrato nelle prove sul cielo una qualità ottica decisamente buona e anche una buona intubazione, seppur migliorabile. Nella ripresa fotografica, inoltre, lo spianatore svolge alla perfezione il suo lavoro. Ancora trasportabile, il tubo ottico si installa su montature alla portata dell’amatore medio: è dunque uno splendido strumento tuttofare. Purtroppo, essendo il prezzo ancora in fase di definizione non ci possiamo esporre per ciò che concerne il suo rapporto prezzo-prestazioni.

 

Le impressioni di Federico Caro

“Lo strumento, grazie al paraluce retrattile ed all’ampio back focus di cui dispone si presenta estremamente compatto; mi ha dato inoltre l’impressione di essere realizzato con notevole cura dei particolari. La diffusa montatura EQ6 si è dimostrata più che all’altezza per un uso visuale del telescopio con un tempo di smorzamento delle vibrazioni di circa due secondi o poco più.

L’immagine di Giove, rispetto a quella fornita dal 120ED, è parsa più nitida, luminosa e ricca di dettagli (circa un 10-15% in più), ma anche più nervosetta e caratterizzata da una dominante cromatica più freddina, nonché bisognosa di continui aggiustamenti della messa a fuoco. Anche il background si è mostrato più scuro rispetto al 120ED. Lo star test ha evidenziato un’ottica ben corretta, con buona somiglianza tra le immagini intra- ed extrafocale. Solo in extra focale si è potuta rilevare la presenza di luce diffusa tra gli anelli, laddove in intrafocale si mostravano più netti e divisi ciascuno da uno spazio ben scuro. Sempre in extra focale si è notato cero residuo di cromatismo non corretto, soprattutto in prossimità dell’anello più esterno. In ultimo, sempre relativamente allo star test, mi è parso di notare un impercettibile allungamento dell’immagine di diffrazione fuori fuoco con l’asse maggiore che, da intra ad extra focale, si invertiva.”

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata il 15 Giugno del 2012 . Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Astrotest in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Astrotest non vende telescopi. Per tale motivo, per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, si prega di contattare direttamente il  distributore ufficiale Auriga Srl.

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