Rifrattore apocromatico 115mm f7 Tecnosky

di Raffaello Braga

Si tratta di uno strumento prodotto da Kunming United Optics e presente in Europa sotto diversi marchi; l’importatore italiano è Tecnosky che lo ha gentilmente fornito per la nostra prova (il tubo è normalmente venduto senza montatura).

Il rifrattore ha 115 mm di apertura libera e 800 mm di focale, e si inserisce nella folla di rifrattori apocromatici che ormai da tempo ha invaso il mercato, distinguendosi tuttavia per alcune caratteristiche che lo rendono particolarmente allettante. 115 mm di diametro iniziano infatti ad essere più interessanti dei soliti 4 pollici in termini di potere risolvente, la focale di 800 mm è abbastanza lunga da consentire un buon sfruttamento dell’obiettivo in alta risoluzione ma non troppo da penalizzare l’osservazione e la fotografia del cielo profondo, soprattutto con lo spianatore di campo dedicato. E’ meno pesante e costoso di un 130 mm – che è invece uno strumento di un certo impegno – si trasporta con facilità e almeno per l’uso visuale non necessita di montature particolarmente impegnative, essendo sufficiente una EQ5/GP.

Figura 1 – Il rifrattore apocromatico 115mm f7 Tecnosky sulla mia CGEM

 

Tubo Ottico

Il tubo è di colore bianco e possiede un’ottima finitura senza sbavature o imperfezioni. Il blocco del fuocheggiatore, di colore nero, possiede riduzioni a 3.0, 2.0 e 1.25 pollici mentre all’altra estremità del tubo il paraluce retrattile è chiuso da un tappo in alluminio nero filettato. Le dimensioni sono:

  • lunghezza max 87 cm
  • lunghezza min 71 cm
  • diametro paraluce 13.9 cm
  • estrazione fuocheggiatore: 10 cm

Figura 1A – Ancora il rifrattore equipaggiato per l’osservazione del Sole in luce bianca. Il cercatore non è fornito di serie.

peso con cercatore 50mm (non in dotazione): 7.9 kg

Una volta completamente rientrato il paraluce, il tubo diviene sorprendentemente corto e trasportabilissimo e anche alla massima lunghezza lo strumento si fa apprezzare per la notevole compattezza che ne permette la gestione anche su montature non necessariamente robustissime: durante le prove la Celestron CGEM si è mostrata adeguata sia per l’uso visuale che fotografico, ma se quest’ultimo aspetto non interessa una Vixen GP è sufficiente, come pure l’altazimutale T-Sky con adeguata contrappesatura e un treppiede robusto e ben piantato.

Figura 2 – Dettaglio del fuocheggiatore, che ha mostrato di poter reggere senza problemi anche accessori piuttosto pesanti. L’estrazione del tubo è quella necessaria per mettere a fuoco con il prisma Cool Ceramic, il visore binoculare e il correttore 2.6x.

Il fuocheggiatore mi è parso robustissimo e perfettamente adeguato alla vocazione fotografica dello strumento. Una prima riduzione porta all’estremità filettata da 3 pollici che può accogliere lo spianatore di campo apposito per questo tubo e per quello da 130 mm della stessa serie. Una seconda riduzione porta all’estremità portaoculari da 2 pollici e una terza a quella da 1.25. Gli accessori fotovisuali possono pertanto essere ruotati rispetto al tubo in corrispondenza di ciascuna inserzione, le due maggiori (blocco fuocheggiatore al tubo e riduzione da 3 a 2 pollici) potendo inoltre essere fermate con tre grani a 120°. L’estremità da 2 pollici reca tre viti di fermo a 120° che agiscono su un anello metallico, ciò assicura un serraggio perfetto e il mantenimento dell’assialità degli accessori. Non così l’estremità da 31.8 mm, la quale possiede una sola vite. Le connessioni tra le varie sezioni sono apparse meccanicamente molto ben realizzate e prive di giochi. Il tubo mobile del fuocheggiatore Crayford può essere estratto per 10 cm, con un movimento morbido sia della corsa grossolana che della demoltiplica 1:10, ed è provvisto di vite di blocco e di un grano per la regolazione della frizione.

Il backfocus misurato dalla battuta dell’adattatore da 2 pollici (con tubo fuocheggiatore completamente rientrato) è di 15 cm. Lo strumento va pertanto a fuoco senza problemi con tutti gli accessori standard a patto di usare il diagonale, mentre per la visione diretta occorre una prolunga di almeno 5 cm di lunghezza. Con il visore Baader Maxbright e il diagonale Baader T2 a prisma è possibile mettere a fuoco impiegando almeno il correttore di tiraggio 1.7x.

Il baffling e l’opacizzazione interna sono apparsi eccellenti.

Il tubo viene fornito di una coppia di anelli a base piatta con fori filettati, di una barra a coda di rondine e di una eccellente valigia imbottita per il trasporto

Figura 3 – Il blocco fuocheggiatore estratto dal tubo dopo aver allentato i grani di tenuta.

OBIETTIVO

Figura 4 – L’obiettivo mostra una marcata colorazione bluastra dovuta al trattamento antiriflessi. La polvere non è originale, ma è quella depositatasi dopo qualche settimana di osservazione a Milano.

L’obiettivo è un tripletto spaziato in aria del tipo NPN di 115 mm di apertura utile e 800 mm di focale dichiarata, nel quale l’elemento centrale a bassa dispersione è un Ohara FPL-51. Questo vetro possiede un numero di Abbe rispetto alla riga “e” (giallo-verde) di 81.14, si tratta quindi di un vetro cosiddetto “ED” ma meno pregiato rispetto, ad esempio, al FPL-53 (94.49). La correzione del colore si colloca dunque tra i doppietti e i tripletti con FPL-53, migliore dei primi ma un po’ peggiore dei secondi, dipendendo tuttavia anche da altri fattori come il rapporto focale e le caratteristiche degli altri due vetri. Se questo tripletto, come altri analoghi, si possa o meno definire apocromatico può essere materia di discussione, visto che non esiste accordo sul significato di questo termine applicato alle ottiche astronomiche (la definizione originale di Abbe, nata nell’ambito della microscopia, sarebbe comunque troppo stringente). Sul web si trovano poi definizioni di ogni sorta, tutte in qualche modo arbitrarie, e dunque il modo corretto di approcciare il problema consiste nel metterlo in relazione alle proprie esigenze. Chi fa alta risoluzione, ad esempio, è certamente più tollerante in fatto di aberrazione cromatica residua rispetto a chi fa fotografia del cielo profondo, dal momento che l’alta risoluzione si può fare tranquillamente anche coi rifrattori acromatici, e quindi uno strumento che per i primi potrebbe essere definito “apocromatico”, nel senso di mostrare uno spettro terziario poco o nulla evidente, potrebbe non esserlo per i secondi. Tornando al nostro rifrattore esso ricade esattamente in questo caso: fotografando stelle blu-azzurre, come le Pleiadi, l’aberrazione cromatica residua è presente anche se molto contenuta (si nota invece poco o nulla fotografando stelle bianche) mentre in alta risoluzione è quasi assente se non forzando parecchio gli ingrandimenti su soggetti molto critici come il bordo della Luna piena o Venere al crepuscolo, notandosi allora un tenue e sottilissimo bordo magenta che risulta maggiormente presente in condizioni di seeing mediocre o scarso a causa del focus shift determinato dalla turbolenza, il quale evidenzia lo sferocromatismo residuo. Nessun colore spurio si è invece palesato nell’osservazione di Giove, dei dettagli lunari lungo il terminatore e del Sole in luce bianca; dal punto di vista di chi fa osservazioni in alta risoluzione l’obiettivo si può dunque certamente definire apocromatico nel senso di cui sopra.

Il vetro FPL-51 possiede un coefficiente di espansione termica inferiore rispetto al FPL-53 (131 contro 145) il che si traduce in minori deformazioni, e quindi aberrazioni, nei transitori termici. Durante le prove ho constatato che un delta di temperatura di circa 20°C richiede poco meno di un’ora per un acclimatamento perfetto, l’elemento ED si trova infatti chiuso tra le altre due lenti e isolato da un minimo spessore d’aria. Anche se verrebbe la tentazione di accelerarne il raffreddamento aprendo subito il tappo dell’obiettivo, è meglio astenersi dal farlo per non sottoporre il vetro a stress termici troppo violenti. Con clima molto freddo, prossimo a 0°C, ho infatti notato lo sviluppo di aberrazione sferica, astigmatismo e deformazioni della centrica durante il transitorio, dovuti alle tensioni cui è soggetto il vetro di per sé e da parte della cella; è un fenomeno normale che ho osservato anche in rifrattori acromatici di diametro paragonabile.

Collimazione

Figura 5 – I grani che regolano la concentricità delle lenti nella cella.

Un tripletto apocromatico a f/7 è poco tollerante ai decentramenti rispetto a un rifrattore classico, pertanto se si vuole usare questo strumento in alta risoluzione, in particolare nell’osservazione delle stelle doppie, l’asse ottico dell’obiettivo e quello meccanico del fuocheggiatore devono essere coincidenti, come nell’esemplare qui descritto.

La cella è inserita sul tubo con tolleranze molto strette e quindi un eventuale piccolo decentramento è più probabile che sia da attribuirsi agli accoppiamenti meccanici del fuocheggiatore. Se si presentasse la necessità c’è un po’ di margine per intervenire ruotando le due sezioni maggiori (quella di inserzione del blocco fuocheggiatore sul tubo e quella che porta alla riduzione da 3 pollici) rispetto al tubo e tra loro fino a trovare la posizione ottimale, che si può poi fissare tramite le apposite terne di grani; questo si può fare di giorno con l’oculare Cheshire. E’ bene evitare i piccoli decentramenti che possono essere inoltre introdotti da un serraggio non ottimale degli accessori, dai visori binoculari (che non sempre conservano perfettamente la collimazione) e da eventuali giochi meccanici, tutti dettagli a cui è necessario prestare attenzione, e questo è vero in generale per tutti gli obiettivi più aperti di f/9.

Lungo il bordo la cella possiede otto (!) terne di grani che servono a traslare l’asse ottico di ogni singola lente rispetto all’asse meccanico della cella in modo che siano tutti concidenti, mancano invece le classiche tre coppie di viti per correggere l’angolazione dell’obiettivo, e pertanto se la cella fosse inclinata rispetto al tubo sarebbe necessario rimandare lo strumento all’importatore per gli interventi del caso.

Tecnosky controlla comunque la collimazione al banco ottico prima della spedizione di ogni esemplare, e la valigia fornita a corredo è sufficientemente robusta da prevenire inconvenienti. Dalle prove effettuate sull’esemplare esaminato (trasporti, colpi e colpetti vari) è emerso che la collimazione è molto stabile.

PROVA SUL CIELO

La Luna crescente ha offerto un primo banco di prova per testare le capacità dell’obiettivo in alta risoluzione. Per prima cosa ho verificato la qualità dell’immagine aumentando via via gli ingrandimenti e constatando che l’incisione dei dettagli, in particolare al confine delle ombre, rimaneva inalterata fino a oltre 300x, con buona visibilità anche dei dettagli meno contrastati e con assenza di colori spuri. Utilizzando il binoculare Baader Maxbright con correttore 1.7x portato a 1.94x e una coppia di TMB Planetary II da 6 mm (259x) erano nettamente visibili molti dettagli del terreno accidentato all’interno dei crateri Ritter e Sabine, il sistema delle Rimae Triesnecker inclusa la rima V e il ramo della I che la interseca. Al “quadrivio” della rima II verso Hyginus A erano nettamente riconoscibili alcuni craterini d’impatto il più piccolo dei quali è indicato nella figura 7. Anche la rima Fracastorius si intuiva nei punti indicati in figura 8.

Figura 6 – regione di Ritter e Sabine. I due crateri indicati erano visibili con grande facilità (Lunar Orbiter IV)

Ho usato estesamente lo strumento per l’osservazione di Venere a ingrandimenti compresi tra 180x e 267x durante l’elongazione ovest 2012-2013. Seeing permettendo l’immagine del pianeta è sempre stata molto nitida, con una minima evidenza di colorazioni spurie (magenta) durante le osservazioni diurne a causa della turbolenza. I pochi dettagli presenti nel periodo ottobre-novembre 2012 (bande scure sul disco) si sono sempre visti con una certa facilità a 240x utilizzando un filtro blu scuro Baader, col quale il telescopio restituiva immagini molto incise e contrastate.

Figura 7 – La regione di Triesnecker. E’ indicato il più piccolo craterino ancora riconoscibile come tale nel rifrattore a 259x (Lunar Orbiter IV)

Giove alto nel cielo di novembre e in condizioni di seeing ottimale ha permesso di sfruttare ingrandimenti di oltre 200x, mantenendo un’immagine gradevole, nitida e contrastata. Durante il transito di Ganimede del 21 novembre il disco del satellite si stagliava nettissimo sulla SPR a 259x nel visore binoculare. Tanti i dettagli nella EZ e nella EB, abbordata a nord da diversi grandi festoni ben visibili già a 172x con visore e una coppia di ortoscopici da 9 mm. Netto anche l’hollow della GRS e il colore di quest’ultima, mentre un po’ al limite è risultato l’ovale BA.

Molto soddisfacente anche l’osservazione del Sole con prisma Baader Cool Ceramic, filtro Baader Continuum e visore binoculare con correttore 2.6x (necessario per raggiungere il fuoco) benché non sia certo necessario un apocromatico per godere dello spettacolo della fotosfera. Con questo setup la focale contenuta permette di apprezzare l’intero disco del Sole facendo uso di una coppia di Plossl da 32 mm.

Figura 8 – Una sottilissima porzione di Rima Fracastorius, visibile con difficoltà aguzzando la vista.

Lo star test ha confermato la buona correzione dell’ottica, caratterizzata da immagini di diffrazione intrafocali ed extrafocali molto simili (l’intrafocale con anelli più netti) e senza evidenze di aberrazioni significative salvo un minimo residuo di astigmatismo nelle notti più fredde di dicembre. A fuoco il disco Airy, perfettamente circolare, è apparso circondato da uno o due anellini di luminosità uniforme; eccellente anche il risultato dello snap test. Con un Baader Hyperion Aspheric da 36 mm di focale si ottengono poco più di tre gradi di campo perfettamente fruibili fin quasi al bordo, ove dominano le aberrazioni dell’oculare.

La sera del 3 dicembre 2012 ho preso qualche scatto delle Pleiadi dal centro di Milano con una Canon EOS 1000D al fuoco diretto del rifrattore, senza correttore e senza guida. La prova ha mostrato che anche al bordo del campo la puntiformità delle immagini è comunque accettabile nonostante l’assenza del correttore, che può migliorare ulteriormente il risultato.

Figura 9 – Negativo delle Pleiadi riprese da Milano, senza guidare, con una Canon EOS 1000D. Nonostante l’assenza del correttore di campo, al bordo del sensore APS-C la forma delle immagini stellari non è grossolanamente alterata.

CONCLUSIONI

Le prove condotte sullo strumento esaminato sono state tutte più che soddisfacenti e hanno messo in evidenza l’ottima realizzazione ottica e meccanica di questo rifrattore. Il tubo viene fornito senza accessori, a parte gli anelli e la barra standard, e quindi consiglierei di aggiungere un cercatore, un diagonale di elevata qualità, una prounga da 2 pollici di 8 cm di lunghezza e un riduttore da 2 pollici a 31.8 mm con serraggio in due o tre punti.

Lo strumento viene proposto a un prezzo di assoluta convenienza che fino a non molti anni fa sarebbe stato inimmaginabile per un apocromatico di questo livello.

Per ulteriori informazioni e per conoscere i prezzi di questo telescopio visitare il sito del rivenditore.

 

I commenti sono disattivati