Rifrattore apo tripletto 90 mm Tecnosky

di Raffaello Braga

Dopo il 115/800 ecco un altro rifrattore apo tripletto marchiato Tecnosky. Il diametro dell’obiettivo è di 90 mm e la lunghezza focale di 600 mm, dunque un f/6.7. Come il 115 anche questo è un NPN ma qui l’elemento centrale è in Ohara FPL-53, che con un numero di Abbe pare a 95 è oggi uno dei materiali più impiegati per la costruzione di obiettivi apocromatici di alte prestazioni.

Il tubo del rifrattore col cercatore miniguida Tecnosky 50/160

Il tubo del rifrattore col cercatore miniguida Tecnosky 50/160

L’intubazione è in fibra di carbonio, un materiale che sta prendendo sempre più piede nella costruzione degli astrografi sia per la sua leggerezza che per il basso coefficiente di dilatazione termica longitudinale, ciò che garantisce la stabilità del fuoco sui sensori digitali durante le pose fotografiche. Sui meriti e demeriti della fibra di carbonio rispetto al più diffuso alluminio si è scritto moltissimo e probabilmente si continuerà a scrivere, e su questo argomento in rete si può leggere di tutto, comprese affermazioni completamente antitetiche. La mia personale opinione è che su strumenti così piccoli il saving in termini di peso rispetto all’alluminio sia del tutto trascurabile mentre dal punto di vista termico il vantaggio in termini di stabilità del fuoco dipende fortemente dalle condizioni ambientali. Di certo la fibra di carbonio è un isolante termico e questo fatto può essere un vantaggio o uno svantaggio secondo le condizioni e il luogo da cui si osserva. Non è detto, comunque, che sia necessariamente uno svantaggio, basti pensare al fatto che per secoli i rifrattori sono stati costruiti in legno (per giunta rivestito di resine per una migliore conservazione) un materiale che certamente non è un buon conduttore di calore, ottenendo tuttavia ottimi strumenti perfettamente fruibili in tutte le condizioni. Tornerò sull’argomento con un articolo ad hoc, per ora mi limito a riferire che nell’uso notturno ho notato che nel tubo ottico in esame le immagini erano più stabili, a parità di ingrandimento, che nell’acromatico Tecnosky 90/500 intubato interamente in metallo  che ho avuto a disposizione in contemporanea durante il test, soprattutto in presenza di rapide escursioni termiche dopo il tramonto del Sole.

Torniamo alle caratteristiche costruttive. La lunghezza del tubo con paraluce completamente retratto è di 50 cm, il peso con anelli e barra, senza accessori, è di 4026 grammi.

Il tubo ottico su GPD2. Lo strumento ha una bella finitura, regolare e priva di difetti. Il diagonale da 2 pollici è necessario per mettere a fuoco, quelli da 31.8 mm non sono infatti sufficienti.

Il tubo ottico su GPD2. Lo strumento ha una bella finitura, regolare e priva di difetti. Il diagonale da 2 pollici è necessario per mettere a fuoco, quelli da 31.8 mm non sono infatti sufficienti.

La cella dell’obiettivo non è collimabile, nel senso che una volta filettata sul tubo la sua inclinazione non può essere modificata, mentre sono presenti le solite viti radiali per rendere coincidenti gli assi ottici delle tre lenti. All’esame col collimatore Takahashi e col Cheshire l’obiettivo è risultato comunque sufficientemente centrato, anche se non proprio alla perfezione.

L'obiettivo mostra un marcato trattamento antiriflessi di colore blu-verdastro. La cella non è regolabile.

L’obiettivo mostra un marcato trattamento antiriflessi di colore blu-verdastro. La cella non è regolabile.

All’altra estremità del tubo si trova un fuocheggiatore a cremagliera molto solido e con un movimento morbido e regolare, senza scatti e senza irregolarità, provvisto di demoltiplica. La resistenza allo scorrimento ed eventuali giochi si possono correggere tramite una coppia di dadi posta nella parte inferiore vicino alla vite di blocco. L’estremità del tubo fuocheggiatore può accogliere oculari da 2 pollici e tramite la solita riduzione, oculari da 31.8 mm. Il serraggio del 2 pollici è ottimo in quanto avviene con tre robuste viti a 120° che agiscono su un largo anello in ottone, mentre il riduttore a 1.25 pollici possiede una sola vite, pur serrando anch’esso tramite un anello. Sul fuocheggiatore trova posto la basetta per l’innesto dei cercatori con attacco standard. Al tubo è possibile applicare direttamente lo spianatore opzionale Tecnosky.

SAMSUNG

Il fuocheggiatore completamente estratto. Anche così resta molto backfocus.

Questo rifrattore ha un backfocus notevole: una volta estratto completamente il tubo fuocheggiatore – per complessivi 83 mm – restano ancora 80 mm dall’estremità del portaoculari da 2 pollici al fuoco. Ciò comporta da un lato la necessità di una prolunga per raggiungere il fuoco non solo in visione diretta ma anche coi deviatori da 31.8 mm, dall’altro la possibilità di usare i visori binoculari Baader senza correttori di tiraggio, a patto di collegarli direttamente allo scafo dei diagonali a prisma T2 della stessa casa (non ho fatto invece la prova col Maxbright a specchio).

Il fuocheggiatore è a cremagliera, con vite di blocco e dadi per regolare la resistenza allo scorrimento.

Il fuocheggiatore è a cremagliera, con vite di blocco e dadi per regolare la resistenza allo scorrimento.

Il tubo è esteticamente molto gradevole e proporzionato, all’esame visivo la finitura del materiale è apparsa ottima, omogenea e priva di difetti. A corredo Tecnosky fornisce due robusti anelli neri e una slitta di tipo standard. L’interno del tubo possiede un’ottima finitura opaca e tre diaframmi a lama di coltello ben dimensionati.

L'estremità da due pollici possiede un serraggio robustissimo con anello in ottone e spinta su tre punti.

L’estremità da due pollici possiede un serraggio robustissimo con anello in ottone e spinta su tre punti.

L'jnterno del tubo, ben opacizzato.

L’jnterno del tubo, ben opacizzato.

PROVA SUL CIELO

La prima luce del rifrattore è stata sul pianeta Venere, vecchio chiodo fisso di chi scrive: una volta corretta la dispersione atmosferica per mezzo di un oculare di Ramsden l’immagine del pianeta è apparsa bianchissima e priva di colori spuri. La sera del primo dicembre 2013 mostrava ben visibili le due calotte settentrionale e meridionale che rendevano particolarmente brillanti le cuspidi della falce, molto ben definite nonostante una certa turbolenza atmosferica. A nord un filtro blu scuro metteva in evidenza una lieve ombreggiatura (collare) che s’infittiva andando verso il terminatore.

Ottime le prestazioni dello strumento nell’osservazione del Sole, della Luna e di Giove, precisamente quanto ci si aspetterebbe da uno strumento ben corretto di questo tipo. Durante l’osservazione della Luna e di Venere ho avuto a disposizione per confronto un Maksutov Cassegrain Skywatcher da 127 mm di diametro (120 mm di apertura effettiva) e ho trovato le prestazioni dei due strumenti ben paragonabili tra loro, soprattutto nella percezione del dettaglio lunare. Nel complesso, però, ho trovato maggiormente contrastate e meno disturbate dalla turbolenza le immagini fornite dal rifrattore, tanto che rispetto al Maksutov è stato più facile distinguere il cratere sommitale del domo di Kies e le Rimae Pitatus I e II, che il catadiottrico mostrava con minore continuità.

Per curiosità ho voluto confrontare quest’obiettivo anche con l’acromatico da 90 mm f/5.5, già recensito su Astrotest. L’ovvia differenza è naturalmente l’assenza di colori spuri attorno alle immagini fornite dal tripletto, mentre dal punto di vista del dettaglio percepibile osservando Giove, Venere e la Luna i due strumenti sono apparsi paragonabili benché per mostrare gli stessi particolari l’acromatico avesse bisogno di un seeing migliore. Ciò è dovuto non solo al rapporto focale più spinto dell’acromatico, che lo rende più sensibile all’errore di defocus rispetto a un obiettivo classico, ma soprattutto al fatto che l’errore sul fronte d’onda dovuto alla turbolenza (interna ed esterna) si somma a quello dovuto al cromatismo del doppietto abbassando percettibilmente il contrasto e la definizione, e solo in condizioni di seeing molto buono il filtraggio dello spettro secondario con un Fringe Killer, un SemiApo o un filtro verde porta il dettaglio lunare nell’acromatico allo stesso livello del tripletto, con l’ovvia differenza data dal colore impartito dal filtro e da un po’ di luce diffusa. In condizioni di seeing non ottimali l’acromatico soffre decisamente di più, soprattutto nell’osservazione planetaria nella quale comunque l’acromatico non raggiunge la definizione d’immagine visibile nel tripletto allo stesso ingrandimento. Nell’osservazione del Sole con prisma Baader Cool Ceramic e filtro Continuum, invece, i due strumenti sono apparsi indistinguibili nella maggior parte delle occasioni. Infine può essere interessante riferire che mentre il Maksutov sopra citato e l’acromatico fornivano immagini all’incirca della stessa tonalità, il tripletto ha mostrato una dominante gialla particolarmente evidente nell’osservazione lunare.

Lo star test ha mostrato a fuoco un disco di Airy regolare, senza luce diffusa intorno, con un anello interrotto dalla turbolenza e un punto di miglior fuoco un po’ critico ma ben definito e facilmente identificabile. Lo strumento ha infatti mostrato senza difficoltà a 167x la duplicità di Pi Aquilae, le cui componenti di mag. 6.34 e 6.75 sono separate di soli 1.4 secondi, appena il 5% in più del limite di Dawes di un 90 mm perfetto. A 550nm il reticolo di Ronchi ha evidenziato frange quasi perfettamente diritte, in definitiva un’ottica molto buona.

Come test fotografico ho eseguito una foto delle Pleiadi al fuoco diretto, pochi secondi senza guida e senza correttore dal centro di Milano, usando un raccordo 2”/T2 tra il tubo e una Canon EOS 1000D. Come si può notare dall’immagine in negativo qui sotto, per la maggior parte del campo le stelle conservano una discreta puntiformità, evidenziando un allungamento verso il bordo.

Negativa di una breve posa non guidata delle Pleiadi, senza spianatore, con Canon EOS 1000D.

Negativa di una breve posa non guidata delle Pleiadi, senza spianatore, con Canon EOS 1000D.

 CONCLUSIONI

Il rifrattore apo tripletto 90 mm f/6.7 di Tecnosky è uno strumento più che soddisfacente, di buona fattura ottica e meccanica,  adatto sia all’osservazione e alla fotografia del cielo sia a quella di panorami terrestri (per la qual cosa conviene però schermarlo dalla luce del Sole altrimenti il tubo diviene subito caldissimo). Le dimensioni ridotte lo rendono facilmente trasportabile e il peso contenuto permette di gestirlo su montature non necessariamente robustissime.

Ringrazio Giuliano Monti di Tecnosky per aver messo a disposizione lo strumento testato.

 

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