Rifrattore 102ED Tecnosky

di Raffaello Braga

Nel catalogo della Kunming United Optics figurano un certo numero di rifrattori apocromatici e semiapocromatici che ritroviamo nei listini online di diversi rivenditori europei. Tecnosky di Felizzano (AL) commercializza, tra gli altri, quest’ottimo rifrattore 102ED f/7 che ho acquistato per me medesimo. Come molti astrofili usi a portarsi uno strumento in vacanza anch’io cercavo qualcosa di compatto da impiegare durante i soggiorni in montagna. I primi anni mi portavo un Maksutov da 127 mm, ottimo strumento per guardare il Sole, la Luna, Venere e un po’ di stelle doppie ma con un campo troppo limitato per le osservazioni terrestri e i panorami stellari. Sono poi passato a un 90 mm acromatico e a un 80ED, strumenti che però non mi hanno completamente soddisfatto, di qui la scelta di un 102 a doppietto di focale relativamente corta (714 mm) dunque ancora ben trasportabile, essendo un tripletto perfettamente inutile per i miei scopi.

tubo

Il rifrattore Tecnosky 102ED sulla mia Vixen GP, un po’ sovrabbondante per questo tubo ma ancora facilmente trasportabile. Come si vede dalla foto il fuocheggiatore può reggere anche accessori pesanti, in questo caso un prisma di Herschel Baader e un oculare zoom asferico Tecnosky.

Acromatico o apocromatico ?

L’aberrazione cromatica residua costituisce un eterno tormentone che riempie le pagine delle riviste e dei forum e su cui se ne leggono di tutti i colori. La definizione di apocromatismo sviluppata da Ernst Abbe – molto stringente perché pensata per gli obiettivi da microscopia che hanno più lenti degli obiettivi astronomici e permettono dunque di ottenere correzioni cromatiche e sferiche molto elevate – in campo astronomico è stata sostituita da requisiti più elastici basati sulle idee dei singoli progettisti. Una definizione che ha ottenuto un certo consenso è quella elaborata a suo tempo dal compianto Thomas Back, vale a dire:

  • Strehl > 0.95 a 550 nm
  • Strehl comunque maggiore di 0.8 dal fuoco C al fuoco F
  • non più di un quarto di lunghezza d’onda di aberrazione sferica dal fuoco C al fuoco F
  • non più di mezza lunghezza d’onda di aberrazione sferica nel violetto (g)

ma come ho già avuto modo di scrivere ad nauseam qui e su vari forum, è perfettamente inutile adottare una definizione rigorosa pretendendo che abbia validità universale: nella pratica un rifrattore apocromatico è semplicemente un telescopio a lenti che mostra uno spettro secondario o terziario significativamente ridotto rispetto a un obiettivo acromatico di pari lunghezza focale: “quanto” ridotto dipende dai progetti e dai materiali impiegati e così troviamo sul mercato strumenti tutti definiti come apocromatici ma con le correzioni cromatiche più diverse, alle quali concorre anche il tipo di trattamento antiriflessi adottato, che in più di un caso può dare un “aiutino” di cui spesso l’utilizzatore è inconsapevole… E nemmeno tra i cosiddetti “semiapocromatici” – altra definizione che vuol dir tutto e nulla e che è facile inventarsi di sana pianta – troviamo uniformità di prestazioni, come si può constatare paragonando tra loro obiettivi tutti etichettati “ED” ma costruiti con vetri differenti.

Il tipo di correzione ottica richiesta dipende dall’uso che si farà del telescopio, e dal punto di vista del cromatismo gli utilizzatori più esigenti sono indubbiamente gli astrofotografi. Per le osservazioni in alta risoluzione, invece, si può essere molto più tolleranti: la Luna, il Sole, i pianeti e le stelle doppie si sono studiati per secoli con strumenti semplicemente acromatici ottenendo risultati straordinari, per questo settore dell’astronomia pratica non vi è quindi bisogno di lenti speciali ma è invece più importante privilegiare il diametro dell’obiettivo, purché l’indice di aberrazione cromatica non sia troppo basso.

Caratteristiche costruttive

Il tubo di questo rifrattore è lungo 59 cm col paraluce retratto e 71 cm col paraluce estratto, il peso con gli anelli e la barra in dotazione è di 4700 grammi, che può ridursi un poco utilizzando anelli più leggeri. Il colore è bianco lucido  – decisamente preferibile al nero in uno strumento come questo adatto anche alle osservazioni diurne – col consueto logo Tecnosky.

Il fuocheggiatore condivide caratteristiche che ormai si vedono sempre più spesso negli strumenti di fabbricazione orientale: è un Crayford di colore nero, ottimamente rifinito, con portaoculari da 2 pollici e riduttore da 31.8 mm, dotato di movimento morbido su sei cuscinetti a sfera e ben demoltiplicato, con viti per la regolazione dell’attrito e per il blocco del tubo mobile quando si usano accessori pesanti. L’estrazione massima è di 83 mm, come si legge dalla scala graduata incisa, e il fuoco si trova a 165 mm dalla battuta del tubo mobile sulla parte fissa: c’è quindi backfocus in abbondanza anche per usare un visore binoculare (con diagonale corto, s’intende) eventualmente con una minima correzione di tiraggio. L’intero blocco fuocheggiatore si può ruotare di 360° rispetto al tubo ottico.

fok

Il serraggio degli accessori da 2 pollici avviene tramite tre viti a 120° che agiscono su un anello di ottone, ciò garantisce una presa solida e sicura. Purtroppo il riduttore da 31.8 mm non è allo stesso livello, porta una vite soltanto che determina una piccola inclinazione degli accessori inseriti.

Il tubo è internamente ben opacizzato e con diaframmi posizionati correttamente. All’esame con il telescopio di collimazione Takahashi l’ottica è risultata quasi perfettamente centrata.

L’obiettivo mostra un bel trattamento antiriflessi di colore rosso violaceo. Il doppietto è spaziato in aria, l’elemento a bassa dispersione è in vetro H-FK61 che ha un indice di rifrazione di 1.498 a 550 nm e un numero di Abbe di 81.61 (d).

obiettivo

Come accessori vengono forniti una robusta valigia rigida imbottita, basetta per cercatore, anelli e barra standard.

 

Prestazioni

Dello strumento in questione ho letto sul web pareri contrastanti, quelli meno favorevoli motivati dal fatto che il telescopio mostra un residuo di cromatismo nell’osservazione di oggetti brillanti, ad esempio il bordo della Luna o stelle di prima grandezza. Trattandosi di un doppietto nel quale l’elemento ED ha le caratteristiche summenzionate questa cosa non dovrebbe meravigliare più di tanto. Evidentemente, invece, molti utilizzatori non sanno ancora bene cosa aspettarsi quando acquistano uno strumento di questo tipo.

Il rifrattore mi ha colpito per la notevole correzione ottica: le immagini di diffrazione di stelle di seconda o terza grandezza sono molto regolari, sia a fuoco che in posizione extra e intrafocale, con disco centrale rotondo e nitido, anelli nitidi, poca luce diffusa e un punto di fuoco molto ben definito. Da questo punto di vista è paragonabile al Celestron XLT 100ED, il mio apocromatico preferito, un f/9 con elemento a bassa dispersione in FPL-53, dunque un paragone più che lusinghiero. La differenza rispetto al Celestron sta ovviamente nello spettro secondario, che nel 102 f/7 è solo un po’ inferiore a quello di acromatico a lungo fuoco molto ben corretto, mentre nel Celestron – non solo per il vetro ma anche per via del rapporto focale più favorevole – va un po’ cercato apposta e sulla maggior parte dei corpi celesti nemmeno si nota. Caratteristiche simili a quelle del 102/714 le ho potute riscontrare anche nel modello da 80 mm di diametro, si tratta dunque di ottiche davvero ben fatte.

L’osservazione del Sole, della Luna, di Saturno e di Marte ha confermato la qualità dello strumento, che regge ingrandimenti anche molto alti in relazione al diametro senza che la nitidezza dell’immagine abbia a soffrirne, luminosità a parte. Ad esempio ho osservato Venere in pieno giorno, con disco di soli 11″ di diametro e in buone condizioni di seeing, constatando un’eccellente nitidezza fino a 260x, sia in luce integrale che attraverso filtri blu e rossi. A questo ingrandimento inizia a palesarsi, anche contro il fondo cielo diurno, un leggero residuo cromatico che tuttavia non ha bisogno di filtraggi. Molto “secche” e nitide anche le immagini delle stelle doppie che ho esaminato.

Con una focale di appena 71 cm questo rifrattore permette di avere, con gli oculari giusti, più di tre gradi e mezzo di campo che fanno molto comodo per spazzolare la Via Lattea e osservare molti oggetti del cielo profondo con un dettaglio certamente superiore a quello permesso dai piccoli apocromatici da 70 – 80 mm.

Il tubo corto, anche se non leggerissimo, ne permette l’uso su quasi tutte le montature equatoriali o altazimutali: sia la Celestron CG4 che la Vixen Porta II, ad esempio, si sono rivelate adeguate allo scopo ed essendo a loro volta abbastanza leggere permettono di salvaguardare la trasportabilità dell’insieme.

 

Conclusioni

La serie di rifrattori di cui fa parte il rifrattore 102ED f/7 assieme ai suoi fratelli minore (80/560) e maggiore (110/770) offre una correzione cromatica paragonabile, o superiore, a quella dei migliori rifrattori a lungo fuoco, rinomati per le loro immagini nitide e incise, in tubi che risultano però notevolmente più compatti, versatili (leggi: adatti anche per astrofotografia) leggeri e trasportabili. Chi non dovesse ritenere importanti queste caratteristiche può risparmiare acquistando un Fraunhofer classico come l’ottimo Tecnosky 102/1100 che ho già recensito su queste pagine o un altro doppietto di caratteristiche similari, che però, in base alle mie prove, avrà uno spettro secondario un po’ più evidente rispetto al 102 ED. Se invece si è allergici all’aberrazione cromatica esistono solo due possibilità: girare alla larga dai rifrattori – soluzione molto più logica e intelligente che acquistarli per poi lagnarsi del colore residuo – o procurarsi un obiettivo molto ben corretto, anche in termini di coma e curvatura di campo, il quale, a parità di focale, risulta però necessariamente più costoso di un ED come quello in esame.

 

 

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