Skywatcher 150 f5 refractor

di Raffaello Braga

In pochi settori dell’hobbistica circolano tante leggende metropolitane come in quello dell’astronomia amatoriale. Non si tratta soltanto di quelle che in inglese si chiamano “common misconceptions” o “astronomy myths”, vere e proprie credenze fasulle che si tramandano da generazioni nel nostro (piccolo) mondo di osservatori del cielo; circolano infatti anche molti pregiudizi che pur smentiti dai fatti risultano però praticamente impossibili da sradicare perché ripetuti a pappagallo attraverso Internet e quindi amplificati a dismisura. A farne le spese sono soprattutto telescopi e accessori che vengono etichettati in base alla presunta destinazione d’uso o qualità, spesso solo per sentito dire e senza averci guardato dentro nemmeno una volta.

Qualche tempo fa mi sono procurato un rifrattore acromatico da 150 mm f/5, il noto Skywatcher “Startravel” col tubo nero, con l’intenzione di equipaggiarlo per le riprese solari in luce H-alfa, sulla scia di quanto hanno fatto con successo molti altri astrofili. Si tratta infatti di un tubo relativamente economico che si trova nell’usato per soli 300-350 euro, una spesa modesta in relazione al diametro: poiché il filtraggio (etalon, blocking filter, ERF frontale) richiede invece un esborso di denaro considerevole, poter partire risparmiando sull’ottica è già molto. Anche se i rifrattori acromatici tipo Fraunhofer non sono ottimizzati in H-alfa, il diametro relativamente generoso del cinesone compensa largamente questo piccolo handicap. Il mio esemplare ha un’ottica molto valida a 550 nm, con immagini di diffrazione sorprendentemente regolari, anche più di diversi apocromatici cinesi che ho avuto modo di usare.

Prima di modificare lo strumento per l’uso a cui è destinato ho voluto divertirmi un po’ puntandolo sugli oggetti del Sistema Solare per verificarne le effettive potenzialità a dispetto del rapporto focale molto forzato e all’apparenza sfavorevole.

Il tubo sulla mia Vixen SXD2. Di solito lo uso senza paraluce per non appensantire ulteriormente la parte anteriore. Per mettere a fuoco il Monorail TS necessita di una prolunga da 2 pollici di almeno 5 cm.

Il tubo sulla mia Vixen SXD2, senza paraluce per non appesantire ulteriormente la parte anteriore. Poiché lo uso anche di giorno per osservare i pianeti interni e, in montagna, il paesaggio, ho rivestito il tubo nero originario con una pellicola bianca da carrozzerie, altrimenti sotto il Sole diventa bollente rovinando irrimediabilmente le immagini. Per mettere a fuoco con l’ottimo fuocheggiatore Monorail TS è necessaria una prolunga da 2 pollici di almeno 5 cm di lunghezza.

UNA PESSIMA FAMA

Se chiedete in giro cosa si pensa del “cinesone” come strumento per le osservazioni ad alto ingrandimento certamente vi risponderanno che è il telescopio meno adatto per vedere la Luna e i pianeti: infatti viene di solito bollato come “spazzolone per il profondo cielo” e usato per osservare ammassi aperti e nebulose diffuse, spesso con l’ausilio di un visore binoculare previa – horribile dictu – mutilazione del tubo perché si possa raggiungere il fuoco senza correttori (salvo che la lunghezza ottica del visore non consenta comunque di farne a meno) oppure in coppia con un altro tubo a formare un binoscopio.

Questa fama non è del tutto ingiustificata – alcuni vecchi esemplari di quest’ottica in cui ho guardato non avevano una qualità proprio entusiasmante – ma è solo una parte delle potenzialità del cinesone: non bisogna dimenticare che è pur sempre un rifrattore da 15 cm, un obiettivo che qualche decennio fa avrebbe fatto la gioia degli osservatori di pianeti, oggi tanto schizzinosi su ogni minimo accenno di aberrazione cromatica. A proposito di quest’ultima ho già avuto occasione di scrivere che i suoi effetti non sono poi così deleteri come generalmente si ritiene (i grafici della MTF con cui si suole mostrare gli effetti dell’AC sul contrasto sono infatti pessimistici perché non tengono conto della selezione sulla luce operata dall’osservatore) e magari con l’aiuto di un filtraggio – pagando il prezzo costituito dalla rinuncia ai colori “naturali” – anche un rifrattore con un indice di aberrazione cromatica così basso (0.85 quando il minimo sindacale sarebbe 3) si può impiegare con profitto in alta risoluzione, nei limiti delle sue capacità e senza chiedergli prestazioni da apocromatico.

Del resto quasi tutte le maggiori realizzazioni in questo campo, quando ancora si costruivano rifrattori per gli astronomi professionisti, hanno indici di CA molto bassi e spettri secondari molto evidenti, ma il grande diametro permetteva di comunque di ottenere risultati rimarchevoli. Mettendo fianco a fianco, ad esempio, il cinesone e il mio Takahashi Sky-90 – apocromatico alla fluorite (vera) portato a f/8.8 col correttore apposito che elimina quasi del tutto anche quel poco di cromatismo residuo – non c’è storia: il cinesone mostra più dettagli sia su Sole e Luna sia su Marte e Saturno, senza contare il fatto che col 150 riesco a osservare a 300x ottenendo ancora immagini sufficientemente luminose e contrastate, un ingrandimento invece decisamente eccessivo per il piccolo apo: sarà pure aberrato ma i 6 cm di diametro in più del cinesone rispetto al Taka si fanno sentire. Solo nell’osservazione di Giove ho trovato più gradevole l’immagine fornita dal Takahashi, benché il 150 si sia difeso bene considerando il rapporto d’apertura molto forzato.

Ma vediamo più in dettaglio qualcuna delle osservazioni che ho fatto.

PROVA SU STRADA

Sole

Inserendo nel percorso ottico un filtro verde Solar Continuum, che ha una stretta banda passante attorno a 540 nm, si sopprime del tutto lo spettro secondario e le immagini della fotosfera solare restituite dal 150 diventano indistinguibili da quelle di un vero apocromatico o da un riflettore, a qualunque ingrandimento. Personalmente preferisco il Sole al naturale, cioé bianco (perché il Sole è bianco, non giallo o arancio come crede qualcuno) e allo scopo di solito uso un newtoniano modificato senza alluminatura; tuttavia, una volta “filtrato”, il 150 mostra esattamente gli stessi dettagli del newton, anzi qualcosa in più avendo un diametro leggermente superiore. Aggiungo che impiegando filtri più leggeri come l’ottimo Lumicon W11 o il verde Baader 500 nm, lo spettro secondario fa capolino al bordo del disco solare ma il dettaglio sulla superficie resta lo stesso che col Continuum. Senza filtri, invece, la visione è comunque dettagliata ma attorno alle macchie si forma un inevitabile alone bluastro.

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La AR 12581 ripresa col 150 mm, Chameleon mono e filtro Baader Continuum.

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La granulazione solare ripresa in luce bianca col cinesone.

La granulazione solare ripresa in luce bianca col cinesone.

Luna

Essendo praticamente monocromatico (sì, lo so, non è del tutto vero ma visualmente i colori della Luna sono molto tenui e si colgono meglio in fotografia) il paesaggio lunare si può filtrare tranquillamente senza perdere nulla del dettaglio, anzi incrementando il contrasto tra le zone di luce e di ombra, e ciò è vero anche usando uno strumento del tutto privo di AC. Allo scopo basta un filtro giallo carico, come il Baader, il summenzionato W11 o il Baader Contrast Booster, che però col 150 f/5 non è del tutto efficace essendo l’obiettivo davvero molto aperto anche per questo filtro piuttosto “pesante”. Tuttavia ho osservato senza filtri lungo il terminatore a 300x e anche se attorno alle ombre si notava un po’ di colore spurio, il dettaglio c’era tutto, nulla si perdeva. Ma si sa che la Luna è un astro generoso e sempre disposto a concedere molto. Qui sotto ho raccolto alcune immagini lunari riprese con lo strumento.

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La regione intorno a Plato. Per questa e le foto successive è stato impiegato un filtro verde Baader.

 

La testa del cobra nella regione di Aristarchus.

La regione Aristarchus – Herodotus e la testa del “cobra”

IL bellissimo quartetttoformato da Schickard, Wargentin, Nasmyth e Phocylides.

Il bellissimo quartetto formato da Schickard, Wargentin, Nasmyth e Phocylides.

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Gassendi. Questo cratere è sempre spettacolare ed è un ottimo target per testare la risoluzione dei telescopi: i solchi presenti sul suo fondo hanno infatti una larghezza media di 0.5 secondi d’arco.

 

Un altro cratere sempre molto spettacolare e facile da riprendere con qualunque telescopio, Clavius

Clavius, un enorme circo sempre molto spettacolare e anchen facile da riprendere con qualunque telescopio

Venere

Senza filtri, in piena luce del giorno, il pianeta si presenta vagamente giallastro (lo stesso colore mostrano anche le stelle bianche di notte) invece che bianco, perché è quello il colore per cui l’obiettivo è più corretto e l’occhio umano focalizza la luce: è una caratteristica di tutti i rifrattori acromatici, aperti o no. Tuttavia Venere non si osserva mai senza filtri, perché altrimenti nulla si vedrebbe, e perciò applicando di volta in volta un filtro giallo, uno rosso, uno blu scuro e uno verde, anche il cinesone mostra un pianeta nitido e ben definito fino ad almeno 250x (sull’uso dei filtri nell’osservazione di Venere si consiglia di leggere questa pagina). L’obiettivo non è corretto per tutti questi colori, come si è detto, ma Venere presenta dettagli grandi (grandi relativamente al diametro apparente) e sfumati e dunque anche se si perde un po’ in risoluzione poco importa. Anche in luce integrale e contro lo sfondo chiaro del cielo, tuttavia, il pianeta è ben definito, solo nel cielo del crepuscolo appare circondato da un evidente alone colorato. Inutilizzabile, invece, il filtro viola, il più usato per mettere in evidenza gli “UV markings” dell’atmosfera venusiana, in corrispondenza di questo colore l’obiettivo – e più in generale tutti i rifrattori acromatici – è davvero troppo aberrato.

Marte

Nonostante l’altezza sull’orizzonte non proprio generosa, il cinesone ha mostrato un Marte bello e dettagliato ad ingrandimenti attorno a 270 – 300x – limite imposto più dal seeing che dall’ottica – evidenziando con facilità e senza bisogno di filtri tanto le regioni scure quanto la calotta, le nubi e le nebbie bianco-azzurrastre al terminatore. Guardando con attenzione attorno al lembo del pianeta, si nota un debole collare rossastro dovuto al colore rosso non correttamente focalizzato (ho notato questa stessa caratteristica anche nell’acromatico Skywatcher 120 f/8.3) ma non mi è parso che disturbasse l’osservazione perché il bordo e il terminatore rimanevano comunque perfettamente nitidi. Come nel caso di Venere anche Marte necessita di filtri colorati per vedere bene tutti i dettagli e il 150 ha mostrato di gradire sia i filtri rosso e arancio sia il filtro blu.

Giove

Come ho accennato più sopra questo pianeta è quasi sempre deludente attraverso i rifrattori acromatici molto aperti perché il suo colore sembra fatto apposta per esaltare lo spettro secondario; inoltre i suoi dettagli, variamente colorati secondo il dominio di appartenenza, sono impietosi nel mostrare anche il più piccolo deficit di MTF. Si può filtrare verso il verde, ad esempio col W11, ma il risultato è poco entusiasmante, per non dire brutto, perché completamente innaturale. Anche i miei filtri di contrasto – il Contrast Booster e il SemiApo – non hanno potuto farci nulla. Il pianeta mostra comunque parecchi dettagli – le bande equatoriali e temperate, le regioni polari, la GRS, festoni nella EZ – quindi non è che non ci si diverta ed è sempre meglio di un rifrattore più piccolo, ma non bisogna pretendere troppo, per osservare Giove è di gran lunga preferibile un buon riflettore sui 20 – 25 cm di diametro.

Saturno

Qui è tutta un’altra musica perché Saturno ha complessivamente un colore giallino-verdognolo che corrisponde da vicino a quello per cui l’obiettivo è maggiormente corretto: a 300x e senza l’ausilio di alcun filtro la visione del pianeta è entusiasmante, nitida e contrastata, con la Cassini ben visibile lungo tutto lo sviluppo degli anelli e il cosiddetto “minimo” di Encke e l’anello C evidentissimi alle anse senza bisogno di cercarli appositamente aguzzando la vista (e magari scatenando la fantasia). Ben visibili anche diverse bande sul globo, tra cui la EB, e cinque satelliti. L’immagine guadagna ulteriormente in definizione interponendo, se proprio si vuole, il Lumicon W11.

Una ripresa di Saturno attraverso il filtro Lumicon W11 in una serata di ottimo seeing guastata però da spessi veli che hanno impastato tutto. Si notano comunque diversi dettagli interessanti sia sul globo sia sugli anelli.

Una ripresa di Saturno attraverso il cinesone con il filtro Lumicon W11 in una serata di fine luglio 2016 con ottimo seeing ma guastata da spessi veli che hanno creato un po’ di luce diffusa. Si notano comunque diversi dettagli interessanti sia sul globo sia sugli anelli. Visualmente il minimo di Encke era evidentissimo a 300x, persino senza filtri.

 

Stelle doppie

L’immagine di diffrazione molto regolare ha permesso al 150 di arrivare senza difficoltà al limite di Dawes (0.8”) ma occorre tenere presente che la luce diffusa dallo spettro secondario attorno alla centrica rende un po’ più difficile la separazione di stelle doppie strette con grandi differenze di luminosità tra le componenti rispetto a un acromatico lungo o a un apocromatico. I colori delle stelle sono anche un po’ meno “puri” perché i blu e gli azzurri risultano un po’ attenuati, i bianchi assumono una lievissima tinta giallognola e le stelle arancioni – ad esempio Antares, Arturo o la primaria di Izar – mostrano qualche punta di rosso vivo in condizioni di seeing ballerino. Si può in parte ovviare al primo inconveniente interponendo un filtro polarizzatore o un neutro leggero così da attenuare o eliminare la luce diffusa, purché la componente secondaria non sia troppo debole. Nel complesso ho trovato comunque divertente usare il 150 anche in questo campo di osservazione e ho passato ore piacevoli separando diverse stelle doppie “ostiche” nelle costellazioni dell’Aquila e dello Scudo.

DIAFRAMMATURA ? NO, GRAZIE!

So che alcuni utilizzatori del cinesone usano diaframmare l’obiettivo per osservare ad alto ingrandimento ma la mia esperienza col 150 f/5 e altri rifrattori simili (ad esempio la versione a f/8) è che questa pratica non serve a nulla, ha l’unico effetto di togliere luce e cancellare i dettagli e quindi è assolutamente da evitare. Se proprio lo spettro secondario da tanto fastidio (ma allora che senso ha usare un rifrattore del genere ?) è meglio filtrare che perdere dettagli: Virginio Schiaparelli, con l’equatoriale di 49 cm di diametro e indice di 0.74, sosteneva di non avere mai riscontrato alcun vantaggio nel ridurre l’apertura libera e preferiva invece usare filtri gialli e rossi (il suo rifrattore era corretto CE quindi era una scelta sensata) e anche Antoniadi usava il rifrattore di Meudon (83 cm con indice di 0.6) a piena apertura. Personalmente uso la diaframmatura soltanto nell’imaging solare in H-alfa in quanto i filtri Daystar devono lavorare con rapporti focali attorno a f/30, in questo caso l’apertura del cinesone viene leggermente ridotta e la focale portata a oltre tre metri e mezzo. 

L’unico caso in cui la diaframmatura può essere davvero di qualche utilità è quando il bordo dell’obiettivo presenta dei difetti di lavorazione che è opportuno mascherare, ma fortunatamente il mio cinesone non ne ha bisogno perché le lenti sono state lavorate in modo omogeneo e il bordo è perfetto.

PRATICITA’ – O IMPRATICITA’ – D’USO

Come sanno i suoi utilizzatori, il 150 f/5 ha un peso modesto e si può usare tranquillamente su una GP o similari, ma è sbilanciato verso l’obiettivo e occorre compensare mettendo peso dall’altra parte, che può essere costituito da un cercatore da 50 mm, un oculare e un diagonale da due pollici. Altrimenti bisogna tenere il tubo il più indietro possibile e l’osservazione può pertanto risultare difficoltosa se non si può alzare adeguatamente il treppiede o la colonna perché l’oculare viene a trovarsi molto in basso. Per fortuna almeno il paraluce si può togliere e io di norma non ne faccio uso.

L’obiettivo è trattenuto in una cella non collimabile, e ciò significa che con questo tipo di strumenti, aperto a f/5, bisogna avere un pizzico di fortuna non essendo permessa alcuna tolleranza: non solo l’obiettivo deve essere squared-on ma anche il fuocheggiatore deve essere bene in asse e il tubo mobile non si deve inclinare nemmeno alla massima estrazione. E’ vero che probabilmente io sono tra i pochissimi che usano lo strumento anche in alta risoluzione e perciò me ne preoccupo, ma forse per la maggior parte degli utilizzatori del cinesone questo aspetto è poco importante.

Il fuocheggiatore originale di tipo R&P andrebbe sostituito subito con qualcosa di meglio, io ho installato un Monorail del tipo descritto in questo articolo: ha un buon rapporto qualità/prezzo (non avrebbe senso installare un fuocheggiatore di più alte prestazioni) e fa egregiamente il proprio dovere pur necessitando di prolunghe per poter mettere a fuoco.

Il tubo nero originale oltre a non piacermi si scalda al Sole durante le osservazioni diurne guastandole completamente e quindi ho provveduto a rivestirlo con una pellicola bianca lucida, ma per un uso esclusivamente notturno se ne può fare certamente a meno.

Ho usato il cinesone con un certo numero di diagonali. I risultati peggiori li ho avuti con un dielettrico taiwanese di ottima qualità (99%, 1/10 d’onda) probabilmente perché lo scattering che è una caratteristica di questi diagonali incrementa la diffusione della luce secondaria. Le immagini migliori me le ha date invece il prisma Baader-Zeiss, ma anche il più economico Baader T2 e persino un Vixen vulgaris si sono comportati molto bene nonostante il rapporto focale un po’ critico. Per quanto riguarda le Barlow col cinesone funzionano bene solo le migliori, ottime immagini le ho avute dalla Baader VIP (un’apocromatica di progetto Zeiss) e dalle TeleVue Powermate 2.5x e 5x. Le Barlow economiche funzionano invece decisamente peggio.

CONCLUSIONI

Da quanto sopra dovrebbe essere chiaro che il 150 mm f/5 non è un telescopio adatto all’osservatore appassionato di pianeti, tuttavia questo non vuol dire che non possa essere usato se alcune condizioni sono verificate. E’ ovvio che non potendo far nulla per modificare l’aberrazione cromatica originaria, bisogna che questa sia l’unica aberrazione di rilievo, e che tutte le altre  – sferica, astigmatismo, ecc. – siano state ben corrette, altrimenti davvero il telescopio va bene soltanto per spazzolare la Via Lattea. Si legge spesso che le ottiche cinesi di basso rapporto focale sono soltanto mediocri, ma come si è visto è invece possibile trovarne anche di ben fatte.

ADDENDUM – Dopo la pubblicazione dell’articolo mi è stato chiesto quali sarebbero a mio avviso i filtri da considerare per usare il 150 f/5 in alta risoluzione. Premetto che il filtraggio trova la sua massima utilità nell’osservazione della Luna – per evitare i fastidiosi bordi bluastri attorno ai crateri a ridosso del terminatore – e di Giove, mentre negli altri casi, secondo me, se ne può fare tranquillamente a meno con l’eccezione di Venere per i motivi che ho spiegato più sopra. Il filtro meno invasivo è il Baader SemiApo, non sopprime del tutto il cromatismo residuo ma lo riduce a un livello ampiamente tollerabile. La cosa mi ha sorpreso perché in base alle mie prove il filtro era risultato maggiormente efficace con gli acromatici lunghi, ma tant’è; inoltre il SemiApo sacrifica poca luce ed è quello che altera di meno i colori. Il Contrast Booster – altro motivo di sorpresa – si è dimostrato invece del tutto inefficace e inferiore al SemiApo sia in termini di luminosità sia di nitidezza e di luce diffusa. Vai a sapere il perché, ho il sospetto che lavori male con un f/5 infatti inserendolo a valle di una lente di Barlow ho notato un leggero miglioramento. Non ho provato invece il Fringe Killer da solo (il SemiApo è dato dall’unione di FK e Neodymium-Skyglow).

Per quanto riguarda invece i classici filtri colorati – di cui raccomando usare solo i migliori in commercio – il giallo e il giallo-verde offrono il massimo contrasto nell’osservazione della Luna e di Saturno, soprattutto il giallo-verde (o W11). Per il Sole il SemiApo è sufficiente, se si desidera riprendere la fotosfera col CCD è invece più consigliabile il Baader Continuum o in alternativa un verde W56 o W58, naturalmente a valle di un filtro solare da anteporre all’obiettivo o di un prisma di Herschel già provvisto di filtri neutri di sicurezza.

UPDATE: il test è stato aggiornato in data 30/4/2017 (seguire questo link).

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