Antares Elite 105 f/15: ritorno alle origini

di Piergiovanni Salimbeni – (pubblicato sulla rivista LE STELLE- anno 2007)

Con l’arrivo dei doppietti a bassa dispersione di produzione cinese sono quasi totalmente svaniti i gloriosi rifrattori acromatici di lunga focale che, per anni, hanno accompagnato decine d’appassionati di osservazioni lunari e planetarie in Italia, consentendo anche a molti amatori evoluti lo studio delle stelle doppie attraverso quei meravigliosi accessori, ormai sconosciuti ai giovani astrofili, definiti micrometri filari.

Piergiovanni Salimbeni con lo Sky Instrument 105 F/15

 
Gli astrofili quarantenni ricorderanno, senz’altro, con un poco di nostalgia i mitici Zeiss Telementor,  i Polarex Unitron e soluzioni prettamente nostrane che, spesso, erano progettate con estrema puntigliosità e precisione dai  costruttori ottici italiani, per consentirne in vista di qualche ricerca di astronomia amatoriale.

L’azienda italiana Sky Point ha deciso di importare una serie di strumenti dell’azienda canadese Sky Instruments composti da un doppietto acromatico prodotto in Giappone e  forieri di ottime prestazioni.  Noi abbiamo deciso di testare la versione più spinta, ossia il 105mm dotato di una lunghezza focale pari a 1575mm in grado di sviluppare un rapporto focale pari ad f/15.

 

RAPPORTO FOCALE

Un doppietto acromatico è formato da due lenti che sono dotate di vetri dalla diversa composizione con dispersione dissimile: la lente convergente di tipo crown che compone l’obiettivo “classico” dell’Antares Elite, dovrebbe essere composta da ossido di calcio, ossido di potassio e da silice, mentre la lente posteriore, conosciuta dagli amatori come “flint” , oltre al silice, dovrebbe contenere sia ossido di piombo che ossido di calcio.
Purtroppo, attualmente è quasi impossibile  ottenere dai produttori la “ricetta” precisa con la quale hanno creato il proprio strumento, tuttavia, trattandosi di un doppietto di Fraunhofer  spaziato in aria  e con quattro differenti raggi di curvatura, riteniamo che la composizione potrebbe essere la consueta usata dai costruttori nel corso degli anni, seppur il sistema di lavorazione ed il trattamento anti-riflesso siano in continua evoluzione.

L’utilizzo di  due uniche lenti, comporta la presenza d’abberazione cromatica che non dovrebbe essere giudicata come un  mero difetto costruttivo, ma come una  vera e propria peculiarità  derivante dalla sproporzione fra la dispersione alle varie lunghezze d’onde delle due lenti.

Per contenere questo problema  esiste una regola d’oro che tutti i progettisti ed auto-costruttori tengono bene a mente in vista della progettazione del proprio strumento, e tale comandamento dell’ottica è così formulato:

un primo piano sul cercatore

F=1.12XD^2

Il focheggiatore si è dimostrato abbastanza fluido e consono al prezzo di acquisto di questo strumento

che esposto in termini pratici significa che per ridurre il residuo cromatico facendo uso di un doppietto acromatico, la lunghezza focale deve essere almeno pari al diametro al quadrato.

Per tale motivo, un rifrattore di 10cm dovrebbe, quanto meno, possedere un rapporto focale pari a f 11.2, valore ben superato dallo strumento in prova, trattandosi di un  F/15.

Ricordiamo  che, comprensibilmente, oltre a tale regola, interverranno  altri innumerevoli fattori, come la qualità delle ottiche, la loro lavorazione, la loro composizione, la presenza di un trattamento in grado di eliminare o ridurre la deviazione dei raggi sfasati, l’uso di ottimi oculari e cosi via.

Esposta in tale maniera, potrebbe anche darsi che l’astrofilo, dopo aver letto queste semplici considerazioni, si convinca a progettare un rifrattore acromatico di 20 cm con un rapporto focale pari ad almeno f/22.4 ma questo comporterebbe un grave disagio a causa dell’ingombro generato.
Personalmente abbiamo avuto la fortuna di osservare con alcuni di questi  rifrattori progettati da validi costruttori italiani di 13 e 15cm dotati di un lungo rapporto focale, ma il peso, l’ingombro ed il grande investimento per una montatura specifica, facevano tutto sommato cadere la bilancia a sfavore delle incredibili immagini forniti.

Seppur anche questo 10cm non sia dei più compatti, riteniamo che tale diametro sia ancora sfruttabile dall’astrofilo medio, il quale potrà ottenere con una spesa inferiore  le prestazioni di un blasonato apocromatico, a patto di seguire delle regole ben precise.

Si dovrà, infatti, fare uso di una solida montatura, noi ci siamo avvalsi di una Synta EQ6, lo strumento dovrà essere perfettamente bilanciato in entrambi gli assi e per alcuni tipi di osservazione si dovrà fare uso di un ottimo diagonale a specchio per non dover rimanere sdraiati quando si punta il tubo ottico nei pressi dello zenith.
Esistono poi altri piccoli trucchetti ch,e con una spesa modica, consentono di ridurre fortemente le vibrazioni prodotte da un tubo di tale lunghezza.
Personalmente, siamo soliti fare uso di piccoli sacchetti di sabbia che vengono posizionati lungo il tubo, in grado di assorbire le vibrazioni, sono perfetti i bracciali e le cavigliere pesistiche dotate, oltretutto di una fascia in velcro per il fissaggio e che si trovano, per una manciata di euro, nei maggiori supermarket italiani.

Questi, in definitiva, sono i difetti e le accortezze da rammentare se si vorrà entrare nel mondo dei rifrattori acromatici di lunga focale.

L’Antares Elite 105 mm è disponibile anche in altre due versioni: aperto ad f/10 ed aperto a f/13.Il modello oggetto di questo test, è lungo ben…che diventano con il fuocheggiatore totalmente estratto.
Tale accessorio ha avuto bisogno di una precisa  taratura per consentirci l’uso allo zenith con pesanti accessori, abbiamo anche provato ad agganciare una “vecchia ed artigianale” slitta porta filtri per lo studio dell’albedo lunare.

Tutto sommato, anche in rapporto al prezzo d’acquisto c’è parso che questo sistema di fuocheggiatura, quando ben regolato, attraverso le innumerevoli viti, è grado di lavorare egregiamente durante le mere osservazioni visuali; sempre di valido aiuto il sistema di demoltiplicazione della messa a fuoco, in grado di ovviare alle maggiori vibrazioni provocate da un tubo cosi lungo, nelle regolazioni ad alti ingrandimenti.

Il tubo pur essendo ingombrante è sicuramente leggero, tanto da consentire di essere montato con facilità da una sola persona. Il cercatore di serie è risultato molto luminoso e facilmente collimabile, grazie anche alle viti sovra-dimensionate che ne consentono la rapida collimazione con il tubo ottico principale. Avremmo preferito un paraluce estraibile che consentisse, una diminuzione della lunghezza, quando non viene utilizzato, ma il costruttore ha preferito fare uso di un sistema fisso.
Nel complesso,  questo telescopio ha un design spartano ed essenziale, intendiamoci.. c’è tutto, ma senza quei fronzoli estetici che spesso fanno unicamente lievitare il prezzo di acquisto mantenendo invariate le prestazioni ottiche: pare un telescopio per chi apprezza di più la sostanza che la forma.

Uno strumento così spinto non poteva che generare un ottimo star test, durante le varie sessioni osservative un paio d’astrofili che hanno partecipato al test, avevano notato come  seppur l’immagine di diffrazione fosse perfetta, quasi da manuale, nella mera osservazione del bordo lunare si palesava un lieve alone bluastro, tale presenza era però imputabile alla media qualità degli oculari che stavano utilizzando, dissimili a quello di eccellente  qualità attraverso il quale siamo soliti fare l’analisi stellare.  Un altro fattore da considerare, spesso sottovalutato dagli astrofili alle prime armi è il seeing: la turbolenza, infatti è in grado si spostare ancor di più le frequenze sfasate sopraccitate, tale condizione potrebbe creare un aumento del residuo cromatico proprio durante lo star test e  che potrebbe generare una inesistente abberazione sferica. Abbiamo evidenziato, infatti, che anche in un telescopio dal rapporto focale così spinto in presenza di forte turbolenza si palesa sia durante lo star test che durante le mere osservazioni visuali un lieve spettro secondario invisibile in condizioni normali.

In condizioni atmosferiche perfette non abbiamo notate tracce di coma e di astigmatismo pur portando l’immagine di diffrazione al bordo esterno del cerchio di minima abberazione.

Da qui si evince il solito sunto, secondo il quale con telescopi molto performanti vi è bisogno d’ ottimi accessori per far funzionare al meglio l’intero complesso ottico, ma anche di perfette condizioni atmosferiche, Cosi come è vano comprare un diagonale lavorato ad un 1/12 di lambda per usarlo su un rifrattore economico cosi è impensabile rimanere soddisfatti nel campo dell’alta risoluzione facendo uso, si di un buon strumento, ma di pessimi oculari, ricordiamo infatti che  soprattutto questi accessori  difettano di abberazione cromatica laterale.
Abbiamo evinto come il rifrattore Antares Elite abbia apprezzato l’uso di oculari ortoscopici di alta qualità, fornendo delle immagini lunari e planetarie veramente molto nitide e contrastate. Grazie alla loro conformazione ottica che consente un ottima correzione sferica e cromatica siamo stati in grado di ottenere un campo perfettamente piano per oltre 45°, un fattore impossibile da ottenere a parità di obiettivo simile dotato però di una  apertura focale pari alla metà.

I telescopi a lunga focale sono sempre molto affascinanti

L’uso di un diagonale a specchio è stato necessario nelle osservazioni prossime allo zenith, dato che, facendo uso di una colonna fissa, atta a sorreggere la Eq6, non era possibile beneficiare di una maggiore altezza.

Nell’osservazione pratica non abbiamo davvero nulla da eccepire, la teoria in questo caso non confonde: con tali rapporti focali le immagini lunari e planetarie sono davvero ottime, simili a quelle fornite da un telescopio apocromatico ben più costoso, inoltre, sembrerà strano ma un semplice doppietto acromatico risente meno della turbolenza atmosferica rispetto ad un blasonato sistema multi-lente.  Nell’osservazione lunare abbiamo superato, in una serata vellutata, i 300 ingrandimenti, la perdita di luce era evidente ma ricordiamo con molto piacere la morfologia della Rupes Recta che si può osservare soltanto ad alti ingrandimenti.
Un dettaglio visuale che spesso ci ha fatto impazzire nel corso degli anni è la rima delle Vallis Alpes, che abbiamo raramente ammirato con un rifrattore di 10cm, di fatto, oltre ad un buon potere risolutivo v’è bisogno di una corretta illuminazione e di ottimi oculari che siano in grado di consentire estrema nitidezza, or bene, forse grazie al combaciare di tutti questi fattori, è stato possibile ammirare, fra un leggero micro-tremolio e l’altro a circa 350X la sinuosità della rima, che assumeva le forme di un serpentello grigio scuro che pareva  celarsi nella superficie lunare..una estrema soddisfazione, per chi, visualista da anni, ha quasi sempre ottenuto queste performances con strumenti da almeno 20cm di diametro.

Le immagini a medi ingrandimenti della superficie lunare sono estremamente “Secche” simili a quelle ottenute con un programma di grafica e la maschera di contrasto, tale qualità ci ha ricordato molto la visione offerta da un vecchio Kenko di 90mm f/13 che avemmo la fortuna di provare anni, or sono, sebbene in quel caso la luminosità fosse decisamente inferiore.

Anche l’osservazione nei primi giorni di dicembre, seppur le condizioni di visibilità non fossero ancora ottimali, ha fornito delle belle visioni, con innumerevoli dettagli, visibili dai 200X sino ai 350X ingrandimenti, come ad esempio Miliacus Laucs , Hellas,Mare Cimmerium e Sirenum, inoltre, facendo uso di vari filtri, a partire dai W80 sino a W25 è stato  possibile a volte escludere i dettagli dell’atmosfera, a volte evidenziare maggiormente i dettagli delle regioni desertiche.

Tuttavia, il regno incontrastato di questo rifrattore pare essere l’osservazione delle stelle doppie: è incredibile la facilità con la quale mostra coppie molto sbilanciate anche a bassi ingrandimenti, come ad esempio la notissima Rigel che possiede una compagna posta a 9” che però risulta essere circa 400 volte più debole. Osservata in un  telescopio a riflessione, l’immagine è spesso confusa e la compagna si cela nella luminosità del fondo cielo e della supergigante azzurra, con l’Antares 105mm, invece, l’abbiamo osservata anche in pessime condizioni di seeing, cosa impossibile in un catadriottico di 20cm di diametro. Del resto è noto che un sistema  a riflessione genera un errore doppio sul fronte d’onda proprio a causa del doppio passaggio direzione-riflessione, rispetto alla mera rifrazione ottenibile con il telescopio simili a quello oggetto del test.

Castore nella costellazione dei Gemelli, a circa 350 ingrandimenti, è decisamente stupenda, le due componenti sono ottimamente separate e la puntiformità è ancora notevole. Con un ottimo seeing è stato possibile ammirare alla perfezione ed a ben 400 ingrandimenti la doppia Zeta Orionis che attualmente domina il cielo invernale insieme alla Costellazione di Orione

La capacità di fornire immagini stellari, pressoché perfette sul piano focale e il suo potere risolutivo pari a poco più di 1.2” potrebbe consentire agli amanti di questo genere d’osservazioni, decine e decine di notti piacevoli, senza la paura di dover necessariamente cercare cieli bui come capita agli amanti degli oggetti del cielo profondo.
Queste sono le osservazioni ideali anche dal centro della città. Riteniamo personalmente, che un “purista” delle osservazioni visuali dovrebbe preferire un sistema neutro, privo di diagonali a specchio e quant’altro possa generare un degrado sul fronte d’onda, per tale motivo, sarebbe preferibile investire in un supporto a colonna o in un treppiede sovra-dimensionato. Tali asserzioni, notissime anche agli osservatori lunari e planetari di anni or sono, sono ormai totalmente dimenticate dalle giovani leve, che ambiscono maggiormente alla comodità, all’estetica dello strumento e magari all’uso di una buona webcam, piuttosto che a portare ai limiti estremi concessi dall’uso personale e visuale, il proprio strumento.

Vediamo, inoltre, in questo rifrattore, un valido strumento per le osservazioni solari con i filtri più performanti, attualmente disponibili sul mercato, In sintesi, l’Antares 105 della Sky Instruments non si può certamente definire un telescopio compatto, ma la resa ottica ed il prezzo d’acquisto potrebbero convincere l’astrofilo prettamente visualista a preferirlo ai più costosi rifrattori apocromatici o ad i meno performanti doppietti semi-apocromatici di produzione cinese.

 

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