Rifrattore Skywatcher Black Diamond 120 ED

Volgendo la mente al passato ricordo il periodo in cui gli appassionati di osservazione lunare e planetaria, desideravano acquistare un rifrattore  acromatico da 100mm per ammirare i dettagli più ostici del suolo lunare o le strutture delle bande giovane. Tale strumento era considerato come “definitivo.”

l’amico Federico Caro durante una delle varie osservazioni effettuate con lo Skywatcher 120 ED Black Diamond


Ancor meno erano i  fortunati in grado di acquistare, a prezzi molto elevati,  i  rifrattori apocromatici che rimanevano, per lo più,  fra i desideri concepiti, sfogliando e risfogliando i cataloghi aziendali o le riviste di settore.

Attualmente, grazie alla produzione cinese, la situazione è migliorata:  un amatore è in grado di acquistare dei validi strumenti, senza dover sostenere una spesa elevata.
Uno fra essi è  il rifrattore  Skywatcher Black Diamond 120ED che attualmente è proposto ad un prezzo pari ad euro 1660 euro, ossia  un costo paragonabile a quello proferito per acquistare un rifrattore acromatico di 10cm, negli anni 90.

Della  linea Black Diamond  fanno parte  tre telescopi a rifrazione: un 80mm con una lunghezza focale pari a 600mm, un 100mm con un lunghezza focale pari a 900mm e lo strumento oggetto di questa recensione, un 120mm dotato di una lunghezza focale pari a 900mm, che presenta quindi un rapporto focale pari ad F/7.5. A partire dal 2011 saranno disponibili anche in Italia, i nuovi astrografi da 150mm dotati di 5 lenti (tripletto +  doppietto che funge da spianatore di campo)

Lo strumento è custodito in una valigia di materiale metallico, dotato di una  sagomatura interna in materiale espanso  per proteggero da eventuali urti.

La dotazione di serie prevede una coppia di anelli, un cercatore 8×50, un diagonale da 2 pollici ed un oculare di due pollici da 28mm di focale.

OTTICA

Lo Skywatcher 120 ED Black Diamond è dotato di un doppietto spaziato in aria. L’elemento positivo Crown è prodotto da SCHOTT, una fra le più note produttrici di strumenti ottici per uso medicale.
Il sistema di lenti è ottimizzato con un rivestimento  anti-riflesso MHC  “Metallic High-Transmission Coatings”. Il costruttore ne dichiara una trasmissione della luce prossima al 99.5%. Questa asserzione è impossibile da verificare attraverso una mera osservazione visuale. Visto il modesto costo di produzione, questo dato mi pare molto ottimistica. In ogni modo, posso confermare che questo rifrattore  ha dimostrato di fornire una più che buona luminosità consentendomi di osservare Marte ad oltre 300 ingrandimenti e fornendo una immagine tutto sommato, ancora luminosa.

V’è da dire che ho quasi sempre fatto uso di oculari monocentrici (3 lenti )o al massimo ortoscopici, come sarebbe utile fare per questo genere di osservazioni planetarie.

 

MECCANICA

Per contenere il prezzo di acquisto il costruttore ha dovuto economizzare sulla meccanica; infatti, lo SkyWatcher 120ED Black Diamond, se paragonato a concorrenti ben più costosi non si distingue di certo  per le sue finiture.

il paraluce, purtroppo, è solo svitabile e non estraibile, alcuni  diaframmi interni , inoltre, non mi sono parsi perfettamente circolari,  il tubo ottico è d’acciaio, mentre la vernice, mi è parsa abbastanza sottile oltre che priva di uno strato di  smalto trasparente.  Fortunatamente l’interno del tubo ottico è ben opacizzato e non mi è parso di notare alcun riflesso neppure analizzandone l’interno  durante le ore pomeridiane.  Gli anelli , invece, sono  sotto-dimensionati e ad essi imputo parte delle vibrazioni rilevabili nell’uso pratico.

Il fuocheggiatore in dotazione è un  Crayford a pignone da due pollici. Nelle mere osservazioni visuali possiede una buona precisione, anche quando si utilizzano accessori astronomici pesanti  come un diagonale da due pollici ed il  visore binoculare. Giudico sufficiente la fluidità e molto utile il pomello della demoltiplica  che permette  di diminuire le vibrazioni e di correggere con sufficienza il fuoco anche ad ingrandimenti medio-alti.

La montatura Vixen GPDX ha dimostrato di sostenere egregiamente il modesto peso di questo tubo ottico

Per ciò che concerne l’uso fotografico attraverso questo rifrattore, la mia esperienza si fonda unicamente su una serie di alcuni scatti ottenuti, a fuoco diretto, collegando un corpo macchina Canon 5D MARK II. Grazie anche alla presenza del comodo live view 10x della Reflex, non ho avuto particolari problemi nel fotografare il disco lunare.

Il cercatore 7×50, di sufficiente qualità ottica,  mi è parso utile, soprattutto per  la ricerca degli oggetti deboli sotto i cieli inquinati, rispetto al classico 6×30, anche se, ormai, la maggior parte degli appassionati fa uso di montature con puntamento automatico.

La vite di serraggio che fissa il supporto del cercatore al tubo ottico è   sottodimensionata. Potrebbero capitare degli sganci improvvisi,  se non si ha l’accortezza di controllarne, talvolta, la tensione ,soprattutto quando il telescopio è puntato allo zenit.
E’ possibile rimediare, con una nuova filettatura ed una vite dal passo più grande.

Non avendo un paraluce estraibile, questo rifrattore risulta abbastanza lungo, circa un metro, mentre il suo peso supera di poco i 5kg.

Ho utilizzato questo strumento sulla mia montatura equatoriale NEQ6 e  su una GPDX e  ritengo possa essere supportato anche da montature dal carico inferiore. Aggiornerò, a breve, questa recensione con le mie impressioni relative all’uso con una montatura altazimutale di casa Sky-Watcher: la HADZ

Nell’uso pratico, sulla montatura NEQ6, dotata di colonna deep Sky, l’assestamento delle vibrazioni   a 200x si attesta su  3 secondi, mentre con una Vixen GPDX,  dotata di treppiede Baader AHT, le vibrazioni scendono a 2 secondi: merito dell’ottimo lavoro svolto dal teutonico treppiede in legno.

Ricordo ai lettori che tali prestazioni possono variare anche  in base tipo di terreno su cui è installato il telescopio, nonché al peso degli accessori utilizzati.

 

STAR TEST

Ho eseguito,  sulla stella Deneb, in una serata contraddistinta da un buon seeing lo star test. La mia postazione è sub-urbana, si trova sulle Prealpi Lombarde a 520m slm. Mi sono avvalso di un eccellente oculare  ortoscopico Zeiss ABBE di 4mm , senza l’interposizione di un diagonale.

Le figure di  diffrazione apparivano abbastanza simili, anche se mi è sembrato di notare un po’  di aberrazione sferica.  Aumentando gli ingrandimenti, con la interposizione di una  lente di Barlow Zeiss 2X, si notava anche una leggera tonalità verde degli anelli, che non era visibile con la stella a fuoco.
Questo doppietto mi è parso molto buono, soprattutto se lo  si analizza in base al prezzo di acquisto.
Lo Snap Test ha dimostrato un punto di fuoco abbastanza univoco, sia a medi ingrandimenti che ad ingrandimenti superiori ai 300X.

Un particolare sul focheggiatore dotato di demoltiplica.

 

LUNA E PIANETI

La superfici lunare, sempre a fuoco diretto ed attraverso un oculare Zeiss Abbe  da 12mm è risultata secca ed incisa. Durante le varie sere, in cui ho usato questo rifrattore, ho cercato, attraverso un oculare Zeiss Abbe di 4mm, dei dettagli lunari che ritengo, oltre che molto interessanti anche abbastanza ostici da osservare con strumenti di tale diametro.

Cratere TOLOMEO:  al suo interno erano visibil,i con estrema facilità, tutti i craterini interni DA, DB M il Ghots Crater B e il cratere A (Ammonius) . In un momento di calma atmosferica, facendo uso di una lente di barlow  2X  ho percepito  l’hummocky material, (materiale depositato dagli impatti meteorici) nella zona nei pressi del microcratere S.

La qualità di questo doppietto concede, nella osservazione lunare, di fare uso di ingrandimenti superiori alla classica formula che suggerisce l’uso di un ingrandimento massimo pari a 2.5 volte  il diametro dell’obbiettivo espresso  in millimetri.

Cratere ALPHONSUS: ho osservato il micro-cratere M  e buona parte della rima centrale, seppur le condizioni di illuminazione non fossero  particolarmente favorevoli.

Ho anche interposto una “datata” lente di barlow  Celestro Ultima 2X al visore binoculare William Optics sul quale erano montati gli oculari “economici” della  dotazione standard. L’immagine era ovviamente tridimensionale e poco “affaticante per gli occhi”.

Data l’economicità degli oculari,  e le varie superfici ottiche coinvolte, l’immagine possedeva un contrasto inferiore  alla visione ottenuta soltanto  con un oculare ortoscopico della Zeiss (in visione diretta)  Spesso chi fa uso di un visore, si limita a chiudere un occhio per verificare la differenza, ma questo è un procedimento errato e fuorviante delle reali differenze.
Farò un aggiornamento a breve, dato che ho da poco acquistato un visore binoculare più performante.

Pianeti

I rifrattore di buona fattura sono in grado di mostrare i dettagli planetari, nei limiti del loro potere risolutivo, molto più agevolmente, rispetto ad un telescopio a riflessione o misto anche dal diametro superiore. Ciò sta a significare che  quel poco che si vede, si vede quasi sempre bene!

Per questo genere di osservazioni la  mia regola aurea prevede  di interporre fra il pianeta ed il sottoscritto, meno lenti possibili. Per tale motivo, anche questa prova è stata effettuata facendo uso di oculari monocentrici TMB , ortoscopici Genuine Baader e Zeiss Abbe.

Nella maggior parte delle serate, osservando Marte, ho beneficiato di  una immagine molto nitida,  luminosa, di un fondo cielo scuro, e di nessun residuo cromatico, se si eccettua un lieve colorazione calda, che faceva la vera differenza fra questo strumento ed un telescopio rifrattore dal prezzo di molto superiore.

Spesso i risultati forniti da uno strumento possono essere “Offuscati” dalla qualità e dallo schema ottico degli oculari utilizzati, per non parlare poi di chi usa diagonali prismatici di bassa qualità.
Di fatto facendo uso di schemi recenti, come ad esempio gli oculari planetary della William Optics,
Ho potuto notare, confrontandoli con gli Zeiss abbe o i genuine ortho, la presenza di un lieve alone intorno ai pianeti, soprattutto intorno a Marte ed a Venere nonché  una minor capacità di mostrare i dettagli planetari   con maggiore nitidezza. Sto parlando di osservazioni fatte per ore e non di impressioni scaturite dopo 10 minuti o durante uno star party.

Anche  in questo caso, il visore binoculare, seppur mi abbia fatto  apprezzare un’ottima tridimensionalità,  non ha mai potuto fornire il contrasto ottenuto con un solo  caro e classico oculare ortoscopico. Le mie impressioni sono però ben differenti  quando  utilizzo  i telescopi ostruiti di medio-grande diametro, ma avrò modo di scriverne in un’altra circostanza.

Saturno: il 22 marzo del 2010, seppure questo pianeta non mi  abbia consentito di osservare il sistema di  anelli in maniera favorevole, dato che la loro apertura era compresa soltanto fra i 2.7° e i 1.9° ho sfruttato la sua opposizione.

Con ingrandimenti compresi fra i 200 ed i 300X ho sempre percepito la SPR  (regione polare sud) e la SEB (banda equatoriale sud anche in presenza di turbolenza.

Una lente non richiede grandi periodi di assestamento termico, risente pochissimo della turbolenza focale, consentendo anche di osservare  in quelle serate in qui, il pianeta fa, all’improvviso, capolino fra le nuvole.

Questa, ad esempio, è una  situazione molto ostica per il mio C9.25 che richiede parecchio tempo per ambientarsi e risente dei rapidi cambi di temperatura durante le sessioni osservative ma che, mostra, ovviamente maggiori dettagli e sfumature di colore.

Marte: durante  il mese di aprile a causa del  suo diametro, compreso fra i 9.2” ai 6.9”  ho mostrato il pianeta ad un paio di amici, poco avvezzi all’osservazione planetaria. Sono stati in grado di percepire ciò che da un esperto era identificabile come la  Sirtis Major ed il Mare Acidalium

Nei giorni successivi, osservando con il mio amico Federico Caro, abbiamo più volte notato  alcune  sfumature sotto la calotta polare sud e la struttura ramificata nei pressi di Solis Lacus.

Venere: nello stesso periodo primaverile, il pianeta mostrava  una fase quasi totalmente piena ed un diametro di circa 11”. La sera dell‘8 di aprile, ho seguito con interesse la congiunzione con il pianeta Mercurio che presentava un diametro di 7.4”  ed era situato a soli 3° di distanza dal pianeta Rosso. A 250X, ,  ho osservato la sua piccola falce, che era inficiata da un cromatismo imputabile alla rifrazione atmosferica.

Nella stessa sera lo Schmidt Cassegrain di 235mm , usato come paragone, non era in grado di mostrare con incisione la fase, dato che la turbolenza generava una immagine sfuocata e tremolante.

Per chi fosse curioso di sapere le differenze nell’uso visuale con un telescopio a rifrazione giapponese di pare diametro ma dal costo superiore, (FS 128) posso dire che lo Sky-Watcher 120ED presenta una lieve tonalità giallina, visibile soltanto durante una comparazione, un fondo cielo leggermente meno scuro e, in determinate situazioni, un piccolo alone intorno ai pianeti più luminosi, visibile unicamente con la visione distolta.

I telescopi dal costo superiore hanno maggiori pregi soprattutto per ciò che concerne la meccanica, spesso sopraffina, precisa e raffinata che consente con maggiore facilità e precisione la ripresa fotografica e con camere CCD.

In ogni modo per chi volesse iniziare a fotografare con un rifrattore di 120mm con poca spesa, l’importatore  è disponibile un  riduttore spianatore dedicato agli strumenti ED Skywatcher
Non avendo avuto la possibilità di testarlo non posso dare maggiori indicazioni sulla sua resa, nonché  la tolleranza fornita da questo accessorio.

 

CONCLUSIONI

Ritengo questo rifrattore, un valido strumento per l’appassionato osservatore lunare e planetario che vive in un luogo poco adatto ai telescopi a riflessioni di medio-grande diametro.  Il suo miglior pregio è senza dubbio il doppietto a corredo.

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata il 16 Agosto del 2011 . Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Astrotest in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Astrotest non vende telescopi. Per tale motivo, per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, si prega di contattare direttamente il  distributore ufficiale ,Auriga Srl.

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Info su Piergiovanni Salimbeni

Si è laureato presso la Università Statale di Milano con una tesi riguardante i danni da inquinamento elettromagnetico. Collabora da oltre 12 con varie riviste di Astronomia, fotografia e Natura. (L’Astronomia, Nuovo Orione, Le Stelle, La Rivista della Natura, Fotografare) Ha fondato nel 1997, insieme a Raffaello Lena Il GLR GROUP. Geological Lunar Researches Group. Nel 2001 ha pubblicato il libro “Osservare la Luna” edito dalla Sirio SRL di Milano. Ha ideato nell’anno 2005, www.binomania.it, un portale italiano dedicato al mondo dei binocoli. Si dedica, inoltre, alla fotografia di paesaggio organizzando mostre, workshop e corsi individuali. Pubblica sul sito www.landscapephotography.it la maggior parte delle sue immagini.
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