Visual Lunar and Planetary Astronomy

Quando ero più giovane io e gli altri astrofili che frequentavo abitualmente non avevamo a disposizione la varietà di strumenti e accessori che si vedono oggi nelle mani dei dilettanti. Avevamo meno, la maggior parte di noi il riflettore da 114 mm, il rifrattore da 60 o, i più fortunati, l’80/1200. Gli astrofili più esperti costruivano o si facevano costruire gli strumenti dagli artigiani del settore e pochi potevano permettersi un SC Celestron o Meade. Gli oculari che allora andavano per la maggiore erano gli H, gli HM, qualche Ramsden e poi, al “top di gamma”, gli OR e gli Erfle o i Koenig.

Forse perché avevamo meno eravamo però più inclini a sfruttare al massimo i nostri poveri mezzi, e così ci si dedicava con passione all’osservazione visuale della Luna e dei pianeti, impegnandoci quanto più potevamo: si disegnava, si prendevano appunti, si confrontavano le osservazioni, si cercava di imparare il più possibile.

Oggi questa cultura si è persa quasi del tutto, prima la strumentite dilagante ha spostato l’interesse dal cielo agli strumenti che si usano per osservarlo, poi il diffondersi dei CCD ha completato l’opera e così siamo rimasti in pochi a fare alta risoluzione visuale ad un certo livello, anche se il recente risveglio d’interesse per la misurazione delle stelle doppie ha portato nuova linfa a questo “ramo secco” dell’astronomia amatoriale.

In questa desolazione fa piacere la pubblicazione di un libro per planetofili visualisti a firma di Paul Abel, esperto osservatore britannico, astronomo, matematico, divulgatore e conduttore televisivo. Gli ultimi manuali di questo genere risalivano al 1994, anno in cui videro la luce il Planet’s Observer Handbook di Fred Price e Osservare i pianeti, il manuale della sezione Pianeti UAI a cura di Marco Falorni e Paolo Tanga. Poi più nulla, mentre i cataloghi degli editori si riempivano di libri di astrofotografia.

Abel (2)

Visual Lunar and Planetary Astronomy è un compendio di ciò che l’osservatore visuale, armato di un modesto telescopio, può osservare alla superficie della Luna e dei pianeti. Non solo vi troviamo una descrizione dell’aspetto telescopico dei pianeti – descrizione tanto più preziosa in quanto l’autore è egli stesso osservatore espertissimo e collaboratore assiduo della British Astronomical Association - ma anche indicazioni sulle tecniche di disegno, la raccolta dei dati qualitativi e quantitativi (transiti e posizioni), la creazione di planisferi, l’uso dei filtri, le procedure standard adottate dalle associazioni. Fa piacere trovare riprodotte in questo libro le opere di quel bravo – e a mio avviso insuperato – disegnatore che è il nostro Mario Frassati, autore di una mappa di Mercurio redatta in base alle osservazioni effettuate da casa con uno Schmidt-Cassegrain da 8 pollici (poi dicono che gli SC non sono strumenti adatti per i pianeti…) e che una volta pubblicata sul prestigioso JBAA è divenuta lo standard di riferimento per gli osservatori visuali. Anche Abel tuttavia se la cava benone, e i suoi disegni di Giove, Urano e Saturno, in particolare, non temono confronti.

Concludo questa breve recensione con un pensiero dell’autore tratto da pag. 34 e col quale mi sento personalmente in sintonia (il grassetto è mio):

“for some people telescopes and flashy equipment are of more interest than actual observing. The important thing is that you find a telescope you can use when you want to, and you come to understand in its abilities and limitations. Don’t be put off by the goading of other people to obtain some enormous light bucket. It’s easy to fall into the trap of buying ‘bigger and better’ (aperture fever, as it come to be known), when that happens you will spend most of your time learning to use a new telescope rather than sharpening your observing skills

Dunque un libro che non dovrebbe mancare nella biblioteca di ogni serio astronomo dilettante e che raccomando senza riserve.

R.B.  (2 ottobre 2013)

 

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