Jupiter (Saturn) and How to Observe It

Il catalogo della Springer è una vera manna per l’astronomo dilettante, vi si trovano infatti decine di titoli dedicati a tutti gli aspetti dell’astronomia pratica, dalla strumentazione, all’osservazione degli oggetti del Sistema solare e del cielo profondo, all’imaging digitale fino ai fenomeni meteorologici. I titoli (quasi tutti in inglese, pochissimi in italiano) sono raccolti in due collane, la Patrick Moore’s Practical Astronomy Series e la Astronomer’s Observing Guides. In quest’ultima troviamo in particolare due manuali dedicati all’osservazione dei giganti del Sistema Solare, Giove e Saturno, entrambi firmati rispettivamente dai coordinatori della Jupiter Section e della Saturn Section dell’ALPO, l’Association of Lunar and Planetary Observers: si tratta di Jupiter and how to observe it and l’analogo Saturn and how to observe it, il primo a cura di John McAnally, il secondo di Julius Benton. Per noi italiani in particolare questi due libri riempiono in parte il vuoto lasciato dall’esaurimento del manuale della Sezione Pianeti UAI, che è stato per molti anni un punto di riferimento in questo campo, ora trasferito, ma in una forma meno accattivante, sul sito dell’associazione (http://pianeti/uai.it).

La struttura dei manuali è simile, una parte generale dedicata alle caratteristiche fisiche dei sistemi di Giove e Saturno, compresa una disamina delle peculiarità dei satelliti, una parte dedicata alla strumentazione, una alle metodologie osservative vere e proprie e una all’imaging. Trattandosi di manuali scritti da chi è direttamente coinvolto, da molti anni, in questo genere di osservazioni (piuttosto che essere soltanto una raccolta di guidelines prese da varie fonti) i capitoli di tipo metodologico sono scritti con grande cura e riflettono le modalità con cui viene effettuata la raccolta dei dati osservativi da parte dell’ALPO, benché entrambi i libri siano molto validi anche per chi segua programmi osservativi di altre associazioni, come la BAA.

jupiterGiove è il pianeta che presenta la maggiore dinamicità atmosferica e quindi sia le maggiori opportunità di osservare e riprendere fenomeni interessanti (si pensi soltanto alla continua evoluzione delle cellule anticicloniche o al recentissimo SEB fading-revival) sia i maggiori problemi osservativi. Come osserva giustamente McAnally il rilevamento dei transiti al meridiano centrale di Giove è probabilmente il maggior contributo che l’astronomo non professionista può dare allo studio di Giove, essendo strettamente correlato alla velocità delle correnti atmosferiche e quindi alla cinematica del sistema.  A seguire, la misura della latitudine dei dettagli, della loro intensità e del loro colore, oltre naturalmente alla registrazione della loro forma ed evoluzione. Per gli osservatori visuali il disegno costituisce ancora il mezzo principale con cui registrare le osservazioni, anche se negli ultimi anni nel campo dell’alta risoluzione si assiste a una costante diminuzione dei visualisti puri e a un contemporaneo aumento degli imagers, ma il libro sembra maggiormente rivolto ai primi, forse perché il primo approccio allo studio dei pianeti è di solito visuale, l’imaging costituendo in genere il passo successivo, anche se ciò non vieta di continuare le osservazioni tradizionali che garantiscono la continuità e il confronto con quelle del passato.

saturnSaturno si presenta decisamente meno attivo rispetto a Giove, il suo aspetto è maggiormente statico e i cambiamenti avvengono con maggiore lentezza e riguardano prevalentemente la posizione, il colore e l’intensità delle bande e delle zone, mentre manca la folla continuamente mutevole di cicloni, anticicloni e vortici che caratterizza Giove. Tuttavia le tempeste che si sviluppano di tanto in tanto e gli spot chiari e scuri testimoniano di un pianeta attivo che vale la pena di seguire anche al telescopio. E poi ci sono gli anelli, naturalmente, spesso considerati solo come test strumentale ma anche questi soggetti a vari cambiamenti di intensità e colorazione che gli astronomi hanno documentato nel corso dei secoli.

 

 

 

Da queste pubblicazioni emerge chiaramente la possibilità, anche per chi è dotato di mezzi ottici modesti, di raccogliere dati di carattere scientifico che vadano al di là della semplice contemplazione all’oculare dei corpi planetari. L’osservazione attiva dei pianeti è un’attività di grande valore educativo da cui si può imparare moltissimo ma che purtroppo è oggi snobbata dalla gran parte degli astrofili, attirati da più facili occupazioni o da osservazioni soltanto occasionali.

 

 

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