TMB Planet Hunter: recupero di un rottame

Due anni fa io e l’amico Piergiovanni ci eravamo messi in cerca di un TMB Planet Hunter, un rifrattore acromatico di 80 mm di diametro e 900 di focale di cui avevamo letto mirabilia su un libro di Neil English e in qualche discussione sul forum di CN; non che ci servisse veramente visto che i telescopi non ci mancavano, ma insomma eravamo curiosi. Impossibilitati a trovarlo perché dopo TMB Optical anche l’erede del progetto, Astro-Professional, ne aveva cessato la produzione, ci eravamo rassegnati a prendere dei classici Vixen 80/910. Il mio, purtroppo, mi era arrivato in condizioni disastrose, col flint montato in posizione frontale e un evidente astigmatismo. Una volta rimesso in sesto scoprii che non era comunque quello che volevo e lo rivendetti.

L’anno scorso vidi finalmente un annuncio su UK Astro B&S di un Planet Hunter versione AP e mi affrettai ad acquistarlo pagandolo anche caruccio (alla cosiddetta ansia-da-non-possesso, altrimenti chiamata strumentite,  è infatti difficile resistere). Giunse in un imballo a prova di bomba da un venditore che almeno da questo punto di vista fece le cose per bene. Ma purtroppo coi rifrattori da 8 cm devo avere una sfiga particolare perché anche questo si rivelò in condizioni tutt’altro che ottimali, nonostante le assicurazioni del seller.

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Il tubo era stato violentato forandolo per mettervi una basetta per cercatori, che di norma andrebbe invece sul blocco fuocheggiatore; quest’ultimo era fortunatamente intatto ma le viti originali che lo fissavano al tubo non c’erano più, sostituite da altre e per di più arrugginite. Ma quel che è peggio l’obiettivo era stato smontato: i sigilli della ghiera erano rotti, le lenti erano sporchissime, uno spaziatore mancava, un altro era finito al centro delle lenti e di conseguenza le immagini di diffrazione presentavano coma, astigmatismo e luce diffusa. Naturalmente, come spesso succede quando si prende una sòla (anche Pier ne avrebbe di belle da raccontare… ;-) ) il venditore ha fatto lo gnorri sostenendo di avermi dato un tubo in condizioni immacolate e dando la colpa al trasportatore (!).

Passata la tentazione iniziale di buttarlo in discarica (lo strumento è infatti riciclabile essendo costituito di due soli materiali, alluminio e vetro) non mi è rimasto allora che rimboccarmi le maniche. Rimettere a posto un obiettivo così malmesso non è difficile se si ha un po’ di esperienza, ma oltre agli attrezzi giusti ci vuole la pazienza di un santo perché alcune messe a punto – ad esempio la correzione della coma – vanno fatte per tentativi e inoltre occorre servirsi di una stella artificiale per controllare il risultato finale, è impensabile ritrovare di notte la corretta disposizione delle lenti facendo la spola tra la scrivania e il balcone, togliendo e rimettendo ogni volta il tubo sulla montatura, puntando una stella, inseguendo, ecc. e d’altra parte la disposizione degli anelli di Newton, visibili illuminando fortemente il crown, va bene per una prima regolazione approssimata ma non è abbastanza sensibile per quella fine, basti pensare che una variazione di spessore laterale di 1 centesimo di millimetro è già percettibile allo star test. Dunque:

  1. ho pulito le lenti, per quanto ho potuto, col liquido Baader e le cartine Tiffen
  2. dapprima ho usato come spaziatori dei pezzetti di un foglio di alluminio ma poi ho preferito rifarli più piccoli e identici agli originali, che erano in materiale plastico
  3. ho trovato la posizione reciproca delle lenti che annullava l’astigmatismo, marcandola sul bordo, poi
  4. ho regolato la dimensione e la posizione degli spaziatori e la pressione della ghiera sulla lente frontale fino ad eliminare la coma, le tensioni e qualunque traccia di cromatismo anomalo.

Un lavoraccio che mi ha portato via qualche pomeriggio (piovoso) ma alla fine le prestazioni dell’obiettivo sono tornate ad essere quelle originarie, in particolare la correzione del cromatismo, davvero sbalorditiva per un acromatico a f/11 e migliore rispetto a quella degli obiettivi ED della stessa Astro-Professional (che hanno però un f/ più basso).

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L’obiettivo come si presenta ora dopo il rimontaggio, in condizioni quasi indistinguibili da quelle di fabbrica.

Morale. Quando si acquista un rifrattore usato bisogna SEMPRE chiedere garanzia che l’obiettivo non sia mai stato tolto dalla sua cella: difficilmente chi non ha esperienza nella manutenzione di queste ottiche è in grado di rimontarle correttamente. E se qualcuno vuole fare il furbo è bene sapere che gli obiettivi smontati si riconoscono facilmente per uno o più dei seguenti indizi:

  1. i sigilli di collante sulla ghiera frontale sono rotti
  2. c’è dello sporco tra le lenti (sulle superfici esterne del flint e del crown è invece normale che ci sia)
  3. le superfici interne delle lenti non sono uniformemente pulite o trasparenti
  4. ci sono impronte digitali sui bordi delle lenti
  5. ci sono dei graffi sulle lenti
  6. uno o più spaziatori sono stati spostati o mancano del tutto o sono diversi tra loro
  7. se le lenti sono spaziate da un anello questo si trova in posizione eccentrica
  8. allo star test si vede della coma al centro del campo
  9. allo star test le centriche tendono a formare degli spettri colorati non imputabili alla dispersione atmosferica

Qualche precisazione. Il punto (1) è ovvio ma in caso di incertezza si può verificare con una lente di ingrandimento.

I punti da (2) a (4) sono pure ovvi perché in fabbrica gli obiettivi a lente vengono assemblati in ambienti a contaminazione controllata da tecnici che indossano guanti, indumenti puliti e mascherina, qualunque assemblaggio “domestico” lascia invece qualche traccia dietro di sé.

I punti (5) e (6) denunciano interventi davvero molto maldestri e grossolani, facili da riconoscere.

I punti da (7) a (9), invece, potrebbero anche essere dovuti a un assemblaggio approssimativo in fabbrica, non necessariamente al precedente proprietario che ha usato il crown per accendere il fuoco sotto il barbecue (ammesso che con un obiettivo a f/11 sia possibile, non ho mai provato).

Quando ho ricevuto a casa il Planet Hunter e l’ho tirato fuori dalla scatola mi sono così arrabbiato che ho intrapreso il restauro solo per rivenderlo e recuperare qualcosa del salasso, non volevo più saperne. Ma poi provandolo e riprovandolo durante la messa a punto mi sono accorto che l’obiettivo, pur di piccolo diametro e nonostante le traversìe subite, forniva immagini entusiasmanti di Giove, della Luna  e delle stelle doppie, superiori a quelle che mi aspettavo, e allora mi sono ricordato di quello che Giovanni Schiaparelli chiamava “il principio fondamentale dell’astronomia pratica”, e cioè che un astronomo non può credere d’aver cavato tutto l’utile possibile da uno strumento se non ne abbia studiato tutte le qualità e specialmente tutti i difetti, e a tutti abbia posto rimedio. Ho quindi deciso di tenermi il miracolato.

R.B. (marzo 2015)

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