Il discount degli oculari

“The eyepiece barrel undercut is one of the worst inventions in modern astronomy.” 

Nel corso della mia carriera (si dice così ?) di astrofilo ho perso il conto di quanti oculari ho posseduto tra comprati, scambiati, rivenduti e, in qualche caso, riacquistati. Il driver di questo tipo di mania, per me come per altri, è raramente la vera e propria necessità, più spesso è solo la curiosità, il desiderio di provare qualche “pezzo” nuovo e di confrontarlo con quelli che già si possiede, e una volta terminato il divertimento rimettere in circolazione l’agognato pezzo per passare al giocattolo successivo. Di questo infinito viavai rimangono vittime qualche volta anche gli oculari che avremmo pensato di non rivendere mai più e che invece a un certo punto prendono comunque la strada dei mercatini, seguiti a distanza di tempo dagli immancabili pentimenti  :-( 

C’è da dire che ormai da qualche anno di vere, autentiche novità nel campo degli oculari non se ne vedono e stiamo invece assistendo alla riproposizione ad nauseam dei soliti progetti, al più con qualche miglioria o un semplice restyling. Le sorprese, piuttosto, derivano dalla scoperta di oculari di schema magari tradizionale ma che a un costo stracciato uniscono prestazioni davvero insospettate  8-O 

Alcune di queste sorprese le ho avute cercando oculari privi di barilotto con scanalatura, quell’inutile solco che dovrebbe servire a evitare la caduta dal portaoculari. Si tratta di una caratteristica che risale a quando la maggior parte dei diagonali astronomici era di qualità inferiore rispetto a quelli attuali e gli astrofili prediligevano perciò l’osservazione diretta senza deviatori: una volta infilato in un tubo ottico a fuoco posteriore e puntato verso l’alto, l’oculare rischiava effettivamente di cadere a terra se le viti di serraggio non erano avvitate fino in fondo, e il solco ovviava a questo rischio. A partire dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso gli oculari con barilotto scanalato iniziano perciò a diffondersi a macchia d’olio coinvolgendo quasi tutti i produttori e gli schemi ottici fino a diventare una caratteristica standard e, allora, molto apprezzata.

UNa pubblicità MEADE del 2002: gli ocualri in catalogo hanno ancora il barilotto liscio, a differenza dei TeleVue qui sotto, che all'epoca presentavano già la scanalatura.

Una pubblicità MEADE del 2002: gli oculari in catalogo hanno ancora il barilotto liscio a differenza dei TeleVue che all’epoca presentavano – già da un pezzo – la scanalatura. All’inizio del nuovo secolo anche Vixen e Baader reclamizzano oculari col barilotto scanalato (ad esempio gli LV e gli LVW, ma non gli ortoscopici) cui presto si aggiungono altri produttori.

Nel frattempo, però, il mercato degli accessori cambia e fa un salto di qualità, non solo iniziano a diffondersi i portaoculari con serraggio ad anello al posto delle semplici viti – e che poi evolveranno in sistemi molto sicuri come il Baader Click-Lock e gli autocentranti in genere – ma soprattutto divengono finalmente disponibili dei deviatori di ottima fattura, sia a specchio che a prisma, che non fanno più rimpiangere l’osservazione diretta, eliminando perciò la principale motivazione che aveva portato a realizzare i barilotti scanalati, divenuti in questo modo obsoleti. Anzi, più che obsoleti, diciamo pure controproducenti, perché il maledetto solco finisce per fare da ostacolo sia al serraggio sia all’estrazione dell’oculare dalla sua sede. Inoltre chi come me usa moltissimo i visori binoculari sa bene che la corretta sovrapposizione delle immagini dipende in modo critico da come gli oculari vengono serrati nei due tubi del visore, e gli oculari con scanalatura, in base alla mia esperienza, tendono più degli altri a generare immagini sdoppiate.

Basta leggere le discussioni su CN (ad esempio questa e questa) per toccare con mano il disagio di tanti astrofili di fronte a questa inutile caratteristica, metabolizzata al punto, però, che ancora non si intravede una via d’uscita e nessuno è in grado dire se in futuro ci si deciderà finalmente ad eliminarla. Purtroppo buona parte del mio parco oculari ha il barilotto fatto in quel modo, e anche volendo sostituire almeno i pezzi che uso di più con altri dal barilotto liscio, ho scoperto che di questi ne esistono molto pochi, un problema soprattutto dei grandangolari, e quindi il più delle volte ho dovuto desistere per mancanza di alternative adeguate, anche sotto il profilo delle prestazioni ottiche. 

Però almeno gli oculari che uso col visore mi sono deciso a cambiarli, stufo di dover lottare coi serraggi per sovrapporre le immagini. I Takahashi Abbe ed LE, di cui già possiedo diverse focali, farebbero, tra gli altri, al caso mio avendo il barilotto liscio, come pure i Vixen SLV, ma completare i pezzi singoli per ottenere delle coppie da usare coi visori comporterebbe uno sforzo economico ingiustificato, considerando che mi interessano solo le osservazioni in alta risoluzione per le quali faccio uso di un moltiplicatore di focale che rende il cono di luce molto stretto, e ciò rende superflui gli oculari di elevata correzione ottica. A dire la verità anche gli ottimi zoom Vixen non hanno la scanalatura, e infatti col visore non danno problemi di merging, ma li ho trovati un po’ scomodi per questo utilizzo oltre al fatto che aggiungono un bel peso al visore Mark V che è già pesante di suo, e quindi dei due che avevo uno l’ho venduto.

Non mi è rimasto allora che curiosare sulla baia, dove ho trovato un certo numero di pezzi di prestazioni dignitose a un costo molto interessante da usare sia in coppia, avendo il barilotto liscio, sia singolarmente. Qualcuno lo descrivo nel seguito sperando di fare cosa gradita a chi, disponendo solo di un budget limitato, voglia farsi una buona dotazione di oculari senza mettere a repentaglio il conto in banca. 

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N. 1 & 5 – Oculari di Plössl, senza marca, tra i tantissimi che affollano ebay. Il 12.5 mm l’ho acquistato in Italia, il 10 mm da un rivenditore inglese, il costo non supera i 20 euro ciascuno, un buon investimento quando si tratta di acquistare a coppie. Sono del tipo simmetrico – due doppietti uguali – con barilotto annerito, niente parti in plastica, filettatura per i filtri e un basso paraluce. Le lenti non sono annerite sui bordi ma a ciò si rimedia facilmente (non che sia indispensabile, ma insomma sarebbe una miglioria) e possiedono un coating monostrato sulle superfici aria/vetro. Prestazioni dignitosissime, con immagini incise e di colore naturale, lenti limpide e poca luce diffusa. Forse non li userei con un obiettivo a f/4 o f/5 – ci sono i Tele Vue o gli Abbe Taka, per questo – ma per l’impiego col visore, che in alta risoluzione porta lo strumento ben oltre f/10, sono ottimi e non fanno rimpiangere oculari molto (ma molto…) più costosi ;-) Confesso di non aver mai avuto gran simpatia per gli ortoscopici di Plössl di produzione cinese, ma dopo aver provato questi mi sono in parte ricreduto. Come regola generale, comunque, coi Plössl conviene non scendere sotto i 10 mm perché a differenza degli Abbe possiedono un’estrazione pupillare più scarsa a parità di focale.

N. 2 – Di questi Erfle da 66° di campo – molto comodi da usare con gli occhiali – ne ho due coppie, da 15 e 20 mm di focale rispettivamente, che esemplificano il tipo di oculari che ho dovuto sostituire per via del barilotto. E’ un peccato, perché da f/12 in su sono ben corretti sulla maggior parte del campo, ma se l’handicap sul barilotto non interessa allora costituiscono senz’altro un ottimo investimento.

N. 3 – Plössl di tipo simmetrico da 30 e 40 mm di focale che impiego col Daystar Quark e lo Sky-90. Sono marchiati Orbinar e commercializzati dalla nota azienda tedesca Seben. Pagati sulla baia 13 euro l’uno (ma adesso sono aumentati   :mrgreen: ) costituiscono uno dei migliori acquisti che abbia mai fatto, ovviamente in relazione al prezzo. Nitidi, con il field stop ben a fuoco, un bel coating bluastro. Le lenti sarebbero da annerire al bordo, ma date le dimensioni è un’operazione semplicissima. Sono oculari facili da smontare e da pulire, se serve, e si possono usare come lenti di ingrandimento ben corrette.

N. 4 – Il mitico “Super” da 3.6 mm, derivato dal Kellner e uno dei miei oculari preferiti per l’osservazione diurna di Venere, al punto da indurmi a venderne uno di pari focale e di gran marca che avevo acquistato precedentemente a un costo dieci volte più alto. Buona estrazione pupillare, multicoating, ottima la nitidezza al centro del campo. Anche in questo caso meglio non scendere troppo col rapporto focale. 

N. 6 – Due Bertele di produzione russa identici a quelli marchiati INTES. Sono i miei oculari preferiti per l’osservazione del Sole in luce bianca col visore e lo Sky-90, l’estrazione pupillare è però scarsa e costringe a levare gli occhiali. In generale, tra gli oculari da microscopio si trovano molti pezzi che si possono utilizzare con profitto anche in astronomia, eventualmente rifacendo il barilotto del diametro giusto oppure usando un adattatore.

N. 7 – Oculare plasticoso, privo di coating, che reca l’indicazione K ma è in realtà un R. Si trova sulla baia, in due negozi del Regno Unito. Nonostante la realizzazione ultraeconomica, al centro del campo mostra immagini nitidissime grazie ai vetri limpidi e allo schema semplice; appena fuori dal centro l’aberrazione cromatica è subito evidente ma si può volgere la cosa a proprio vantaggio quando si tratta di osservare pianeti e stelle doppie bassi sull’orizzonte.

 

Per quanto di buona realizzazione un oculare economico resta pur sempre un oculare economico, come si vede confrontando il coating dei due 12.5 mm descritti sopra con quello di Takahashi Abbe.

Per quanto di buona realizzazione un oculare economico resta pur sempre un oculare economico, come si vede confrontando il coating dei due Plossl da 12.5 mm descritti sopra con quello di un Takahashi Abbe (a destra) di pari focale. Però sul cielo le prestazioni non sono molto dissimili, il Takahashi vince nettamente solo a bassi rapporti focali o su oggetti molto luminosi per i quali l’abbattimento della luce diffusa è particolarmente importante.

 Vi sono naturalmente molti altri oculari da 31.8 mm di diametro con le caratteristiche di cui sopra, mi sono limitato a riportarne solo alcuni, lascio al lettore il piacere di scoprirne da solo degli altri, basta cercare nei siti giusti…  ;-) 

Anche se afflitto dall’imperversante moda del “vintage” che determina la sopravvalutazione ingiustificata di vecchi oculari senza alcun pregio particolare (fatte poche e dovute eccezioni), nel mercato dell’usato astronomico si trovano pure delle occasioni interessanti. I miei “fornitori” preferiti sono Cloudynights UK AstroBuySell, dai quali provengono un buon numero dei “piccolini” in mio possesso, oculari a due lenti, schema Ramsden o Huygens, da 23.2 o 24.5 mm di diametro. Sono tutti fuori commercio e di solito facevano parte delle dotazioni dei vecchi telescopi giapponesi o americani oppure dei microscopi biologici dei tempi andati, prima che anche in quest’ambito prendessero piede i grandangolari (si veda a proposito anche questo articolo). In quest’ultima veste sono eccellenti, di gran lunga migliori di quelli da telescopio, e li uso regolarmente per l’osservazione planetaria col mio Takahashi Mewlon. Quelli da telescopio invece sono di qualità piuttosto variabile, in genere gli R o SR sono migliori degli H o degli HM, ad esempio i due R 9 mm con la T cerchiata che uso col visore sono formidabili e provvisti di un nitidissimo crocifilo.

piccoli

Con un po’ di fortuna questi piccoli oculari si trovano ancora e permettono di risparmiare qualche soldino, ma occorre tenere presente che vanno usati con una Barlow o comunque con strumenti non più aperti di f/8 (Ramsden) o f/15 (Huygens e varianti). Col diametro di 24.5 mm si trovano anche degli ortoscopici di Abbe, come gli Zeiss, e degli ortoscopici di Plössl, ad esempio i Vixen, ma il loro acquisto non è sempre conveniente rispetto a un buon oculare da 31.8 mm di produzione attuale.

Vecchi Zeiss da telescopio, trovati sulla baia o su Astrosell ad un costo ancora accettabile. Non bisogna aspettarsi miracoli da questi accessori, però, nonostante il glorioso brand, e occorre valutare attentamente la loro convenienza a meno di non volerli prendere solo per togliersi uno sfizio. Confesso però che l'osservazione della Luna nell'Huygens da 40 mm, col telescopio giusto naturalmente, è un'esperienza che almeno una volta nella vita bisognerebbe fare  .

Vecchi Zeiss da telescopio, trovati sulla baia o su Astrosell ad un costo ancora accettabile (da sinistra a destra, due ortoscopici da 10 e 16 mm, e un Huygens da 40 mm). Non bisogna aspettarsi miracoli da questi accessori, però, nonostante il brand prestigioso, e occorre valutare attentamente la loro convenienza a meno di non volerli prendere solo per togliersi uno sfizio. Confesso però che l’osservazione del terminatore lunare nell’oculare di Huygens da 40 mm – col telescopio giusto, naturalmente – è un’esperienza che almeno una volta nella vita tutti dovrebbero fare.

Morale. Anche in astronomia è vero che “chi più spende meno spende”, ma questa non è una ragione valida per non spendere  meno tutte le volte che si può.

(luglio 2015)

 

 

 

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