Dieci mesi col 150 f/5

(rev. 2 del 30/4/2017)

Sono passati sette mesi dal mio articolo sul rifrattore acromatico 150 mm f/5 Skywatcher e nel frattempo ho notato che l’interesse verso quest’ottica è cresciuto, tanto da farlo sparire rapidamente dai mercatini dell’usato ;-) . In questi dieci mesi di intenso utilizzo ho avuto modo di spremerlo per benino e posso quindi pubblicare un aggiornamento delle mie esperienze con questo tubo. A breve farò altrettanto col Takahashi Mewlon 210, col quale ho acquisito ormai una buona esperienza.

Per prima cosa devo rimarcare un punto che ha maggiore importanza di quanta gliene avevo attribuita nell’articolo precedente: se si vuole usare il cinesone in alta risoluzione è necessario sostituire il fuocheggiatore originale. In particolare se si possiede un esemplare ben corretto dall’aberrazione sferica, come il mio, il punto di fuoco è così preciso che si rischia di non trovarlo se non si dispone della demoltiplica, soprattutto considerando che l’obiettivo ha una profondità di fuoco davvero minima. Visto che lo strumento può reggere ingrandimenti relativamente alti a dispetto dell’aberrazione cromatica, non poterli sfruttare a causa di una messa a fuoco approssimativa è un vero peccato.

Se si vogliono fare le cose per bene, durante l’installazione del fok bisognerebbe anche infilare un Cheshire nell’estremità portaoculari precedentemente dotata di un autocentrante – non bisogna fidarsi dei comuni serraggi dotati di una sola vite, anche se agisce su un anello – e mentre si stringono le viti di fissaggio guardare i riflessi che si formano sulle lenti dell’obiettivo (leggere prima qui) e fare in modo che al termine dell’operazione risultino il più possibile concentrici. Questo è necessario in quanto l’obiettivo non è dotato di viti di collimazione e quindi bisogna cercare di ottenere un centraggio decente agendo sull’altra estremità del tubo. Bisogna andare per tentativi trovando l’inclinazione migliore del blocco fuocheggiatore ma alla fine si dovrebbe raggiungere una situazione accettabile, con i tre riflessi che devono risultare se non perfettamente almeno quasi perfettamente sovrapposti.

Poiché assieme al cinesone ho posseduto in contemporanea il rifrattore Takahashi Sky-90, di cui ho riferito in altro articolo, ho avuto modo di fare una piacevole scoperta. L’Extender-Q 1.6x, un moltiplicatore di focale che corregge l’aberrazione sferica e sferocromatica dello Sky-90 e attenua la coma, funziona splendidamente anche col cinesone: la poca sferica residua sparisce del tutto e l’errore cromatico nel rosso risulta attenuato. Ho quindi rinunciato per ora a vendere questo accessorio (il tubo ottico del Taka nel frattempo è partito per altri lidi). Per rispettare la distanza di lavoro del gruppo ottico negativo ho interposto il prisma Baader-Zeiss ai raccordi originali dell’extender. Peccato che l’Extender da solo costi quasi come il tubo ottico del 150….

L'extender-Q Takahashi fa molto bene anche al cinesone, meglio di qualunque Barlow ordinaria. Qui è installato davanti al prisma Baader-Zeiss a cui seguono i raccordi necessari a rispettare la distanza di lavoro ottimale.

L’extender-Q Takahashi fa molto bene anche al cinesone, meglio di qualunque Barlow ordinaria. Qui è installato davanti al prisma Baader-Zeiss a cui seguono i raccordi necessari a rispettare la distanza di lavoro ottimale.

 

Nel test del 150 ero stato piuttosto severo nel giudicarne le prestazioni osservando Giove. Altre prove condotte in condizioni osservative più favorevoli mi hanno fatto in parte ricredere e apprezzare un Giove ben dettagliato e assolutamente godibile come si vede da questo disegno

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Se si osserva col visore binoculare – nel mio caso il Baader Mark V – non c’è bisogno di un filtro di contrasto per l’aberrazione cromatica perché la perdita di luce determinata dal visore attenua considerevolmente l’alone colorato (a cui l’occhio è meno sensibile) e poi la visione binoculare aiuta moltissimo la percezione dei dettagli. In visione monoculare, invece, l’immagine più brillante può richiedere l’utilizzo di un Baader SemiApo o un giallo W8 (un W12 sarebbe eccessivo). Certo con un 150 f/5 bisogna rinunciare alla paletta di colori che mostra un apocromatico – per non dire un buon riflettore – ma direi che sarebbe fuori luogo pretendere di più. Confrontato col mio Mewlon 210 il cinesone resta indietro come luminosità e come resa dei colori, mentre come dettaglio la differenza tra i due strumenti si nota soprattutto col CCD e un po’ meno in visuale a causa del seeing, ma l’immagine più brillante fornita dal riflettore rende molto più semplice distinguere i dettagli più minuti, soprattutto usando il visore.

Il 150 f/5 è stato equipaggiato con un D-ERF frontale per l’osservazione e l’imaging della cromosfera solare col Daystar Quark. Il diametro libero del filtro è di 104 mm. La mia esperienza con questo setup è finora soddisfacente ma non quanto mi aspettavo. Il filtro frontale di rigetto serve sia a evitare che la radiazione solare danneggi il dispositivo di osservazione (in questo caso il Quark) sia a limitare il surriscaldamento interno del tubo ottico e il conseguente deterioramento del seeing. Tuttavia i benefici del D-ERF si notano solo in parte, un po’ perché in qualche modo influisce sul rendimento del Quark, un po’ perché l’obiettivo del rifrattore è perfetto nel verde ma non nel rosso, dove è leggermente sottocorretto, e alla fine le prestazioni del cinesone nell’imaging solare sono risultate solo leggermente superiori a quelle che ottenevo col mio apocromatico da 102 mm senza D-ERF. Qualche immagine interessante sono comunque riuscito ad ottenerla.

AR12645 Hc

AR12650_20170410Hb

AR12644_20170403_1544_d

Prom20170403b

Impossibile invece utilizzare il cinesone a piena apertura per le riprese in luce Ca-K (390-398 nm) a queste lunghezze d’onda l’obiettivo a f/5 è troppo aberrato e non si riesce nemmeno a mettere a fuoco, occorre diaframmarlo. Riducendo l’apertura a 80 mm sono infatti riuscito a ottenere risultati incoraggianti.

Il disco solare ripreso il 30/4/2017 col rifrattore diaframmato a 80 mm.

Il disco solare ripreso il 30/4/2017 col rifrattore diaframmato a 80 mm.

CONCLUSIONI

Non ho molto da aggiungere a quanto ho già scritto qui sopra e nel test del tubo ottico. Può anche darsi che mi sia capitato un esemplare particolarmente ben riuscito ma sono piuttosto convinto che la cattiva fama di questo telescopio sia dovuta a un altrettanto cattivo utilizzo. Con gli accessori giusti e se si ha la pazienza di non fermarsi alla prima impressione e fuggire terrorizzati alla vista dello spettro secondario, il 150 f/5 si rivela uno strumento potente, versatile e di facile trasporto che vale certamente i soldi che costa.

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